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Full text of "Trattato dell'arte della pittura, scultura ed architettura"

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BIBLIOTECA 

ARTISTICA 

VOLUME III. 



TRATTATO 

dell' arte 



PITTURA SCULTURA 

ED 

ARCHITETTURA 

D I 

610, PAOLO LOMAZZI) 

PITTORE 
DEL XVI SECOLO 

2Ù4i>i.H> cn delle JCwrt 

VOLUME III. 





ROMA 1844 

PRESSO SAVERIO DEL-MONTE EDITORE PROPRIETARIO 



ROMA - TIPOGRAFIA DI GIUSEPPE GISMOND!. 



LIBRO SETTIMO 



CAPITOLO I. 

Della virtù e necessità dell 9 istoria , o forma 
che vogliavi dire della pittura. 



Vj\\i anderà discorrendo per i pittori stati non pur a 
questi ultimi tempi dopo la declinazione dell' impero 
romano , ma anco in quei primi felici secoli, che la 
pittura , e tutte le altre arti fiorirono , o mirando le 
opere loro, o leggendo quello che altri ne hanno giù* 
diziosamente scritto , senza dubbio ne troverà molti , 
che quantunque iu alcune parti di questa facoltà fos- 
sero eccellenti, nientedimeno per essere stati privi del- 
la cognizione della forma e delineamento , che nelle 
cose cosi artificiali come naturali si ricerca , sono re- 
stati oscuri , sì che appena un picciol suono del no- 
me loro è arrivato ai posteri. E di certo impossibile 
cosa è che alcuno possa esprimere col pennello, par- 
lando della più soda parte che sia nella pittura per 
manco oscurità invenzione alcuna, se non sa la forma 
esteriore di ciò che ha ritrovato. E di qui ne avvie- 
ne 7 che errandosi per non sapere il principio , molti 
come ho detto pratici sono restati al fine della opera 
loro in vergogna; perciocché è meno apprezzato nella 
pittura dai savj quello che si vede , che quello che 
sotto si gli nasconde come splendore velato da belli 
colori , in quella guisa che nei poemi i versi sono letti 
da noi con diletto, più per i concetti e per la sostanza 
nascosta , che per quella armoniosa legatura di parole 
che esteriormente si sente ali' orecchio. Sicché benis- 



8 LIBRO SETTIMO 

simo vediamo quanto il sapere la forma esteriore di 
ciascuna cosa sia non pur utile , ma necessario nella 
pittura. £ perciò io in questo ultimo libro di tutto il 
trattato , affine che il pittore tutte le volte che ha da 
por mano sopra tavola, o parete, non abbia a gir con 
fatica mendicando questa parte, ho voluto trattarne a 
lungo , mostrando insieme la virtù sua , e necessità. 
Dove se bene non anderò raccogliendo così minutamen- 
te tutto ciò che io ho potuto di questa facoltà inten- 
dere e per studio e per pratica , nondimeno non tra- 
lascerò alcuna delle forme principali di qualunque cosa 
che si possa dipingere , cominciando da Iddio , e ar- 
rivando come per diritta catena sino a Lucifero, ci- 
tando i nomi degli autori onde saranno cavate $ ac- 
ciocché vi si possano anco più diffusamente leggere di 
quello che io alcuna volta riferirò. 



CAPITOLO II. 

Della forma di Dio Padre , Figliuolo , 
e Spirito Santo. 



JL erchè al pittore, fra tutte le cose, più sovente av- 
viene di dipingere Iddio nel modo eli* egli può in que- 
sta vita essere rappresentato da uomini mortali, fa di 
mestiero cercare in questo luogo in qual modo ciò si 
possa convenientemente fare,* ancora che nel vero egli 
essendo infinito, non possa essere dipinto da mano fini- 
ta. Il che volle significare l'oracolo di Serapide, il quale 



CAPITOLO IL 9 

interrogato da Nicocreonte tiranno di Cipro, rispose, 
che Dio era quello, il cui capo fosse il cielo, il ven- 
tre i mari, i piedi la terra, le cui orecchie fossero 
collocate nella sfera del fuoco , e gli occhi nel sole : 
siccome accennò anco con sentenza non molto diversa 
Orfeo in certi suoi versi $ e parimenti Simonide , il 
quale più volte ricercato da Jerone tiranno di Sicilia 
chi fosse Iddio, dopo molto aver taciuto rispose, che 
quanto più ci pensava , tanto più gli riusciva cosa dif- 
ficile, e oscura. 

E lasciando le autorità dei gentili , il Maestro 
delle sentenze air is tesso proposito lasciò scritto, che 
con somma modestia e timore dovevano trattare Id- 
dio. £ seguendo Eusebio, dopo aver lungamente di- 
scorso di Dio, dice sé pensare che quello sia Iddio, 
il quale con lingua non si può esprimere , né con in- 
telletto comprendere. Tuttavia troviamo eh 9 egli si ha 
da rappresentare simile air uomo , come chiaramente 
si raccoglie nella Genesi, dove volendo Iddio, formare 
l'uomo , dice e facciamolo alla nostra sembianza » , 
come espose poi il Salmista , benché oscuramente. Ed 
in diversi luoghi della Scrittura Sacra si leggono at- 
tribuiti varj membri umani ed ornamenti a Dio , dei 
quali gli uni ci vengono a significare diverse potenze, 
che sono semplicissimamente in lui distinte fra sé per 
li sacri nomi; e gli altri sono come certe vie, per le 
quali si diffonde la grazia di esse membra , siccome 
in diversi luoghi delle scritture sacre non oscuramente 
ci si accenna. Onde leggiamo nei Cantici « il capo di 
Dio come il Carmela e le chiome come porpora di re ». 
Degli occhi, delle palpebre , e degli occhi, si dice nei 



10 LIBRO SETTIMO 

Salmi « gli occhi del Signore sopra i giusti , e gli 
orecc/ii suoi nelle loro preghiere », ed altrove « gli 
occhi suoi riguardano nel povero, e le sue palpebre 
interrogano i figliuoli degli uomini » . Della bocca e 
gozzo (che ancora si piglia per tutta la gola), e dei 
denti, si legge appresso Isaia « la mia bocca non in- 
terrogasti » j e nei Cantici « il tuo gozzo è siccome 
vino buonissimo : degno è il tuo del mio diletto da 
bevere, e cibo ai labbri, e denti di esso da rumi- 
nare ». Si gli attribuiscono eziandio le nari, con le 
quali (siccome spesse volte nella legge si trova) « odo- 
rai sacrificj in odore di soavità » . Ed oltre di ciò gli 
omeri , le braccia 7 le mani , eie dita , dei quali si 
legge in Isaia « è fatto il principato sopra gli omeri 
suoi : il braccio del Signore a chi è rivelato » ; e nei 
Canti del real profeta « le tue mani 7 Signore , mi 
hanno fatto 7 e mi hanno plasmato , e vedrò i cieli 
tuoi, e V opera delle tue dita ». Della destra e sini- 
stra , il medesimo dice « disse il Signore al Signor 
mio , siedi alla destra mia » ; e nel Vangelo abbiamo 
die « alla sinistra si collocheranno quelli che saran- 
no dannati nelY ultimo giorno » . Del cuore, del pet- 
tt> , della schiena e parti posteriori , e della faccia 7 
si legge nel libro dei Re « che ha ritrovato David uo- 
mo secondo il suo cuore * j e nell' Evangelio « quel 
petto sopra il quale dormendo Giovanni concepì se- 
creti divini » • Nei Salmi descrive la sua schiena nella 
pallidezza dell 9 oro ; in Geremia « la schiena , e non 
la. faccia mostrerò nel giorno della perdiùon loro »; 
ed a Mosè « vedrai le parti mie posteriori » . Final- 
mente dei piedi canta il Salmista « nebbia sotto i suoi 



CAPITOLO IL i I 

piedi » } il che si accenna anco nella Genesi , ove si 
dice « andare di mezzo giorno » . Nella stessa maniera 
si fa menzione nelle sacre lettere di diversi ornamen- 
ti 7 e vestimenti d' Iddio $ come appresso il Salmista 
« il Signore ha regnato , si è vestito di politezza, e 
circondato di lume come di vestimento » j ed in al- 
iro loco « hai vestito l'abisso come vestimento e co- 
primento suo » ? ed in Ezechiele , parlando Iddio « ho 
sparso il mio vestimento sopra di te 7 ed Ito coperto 
la tua infamia ». Leggesi eziandio di verga, bastone, 
spada , e scudo : come appresso il Salmista « la tua 
verga , ed il tuo bastone mi hanno consolato ; con 
lo scudo ti circonderà la sua verità »;e nel Deute- 
ronomio « la spada della gloria sua » . Ma perchè trop- 
po lungo sarebbe l'andare raccogliendo minutamente tut- 
to ciò die in questo proposito si legge per le sacre 
scritture , questo che si è detto fin qui assai dovrà ba-> 
stare per esempio e norma di quello che ha da osser- 
vare il pittore nel rappresentare Iddio, Avvertendo nel 
resto di non commettere mai eh' egli in qualunque azio- 
ne si veda fare atto vile , ed indecente a tanta mae- 
stà; ma s'è possibile penetrare tanto oltre con P in- 
telletto 7 che si sforzi di rappresentarvi dentro la dei- 
tà , con l'eccellenza, e differenza della forma, statura, 
colore ^ moto , collocazione , e lume degli altri corpi, 
che si fingono intorno a lui, cosa tanto difficile 7 che 
lo stesso Leonardo non potè conseguirla nel Cristo che 
dipinse nel refettorio delle Grazie di Milano. Ma con 
tutto ciò non ha da rimanersi alcuno di procurarla a 
tutto suo studio, siccome fra gli altri hannola espli- 
cata Raffaello, Antonio da Correggio, e Gaudenzio, 



12 LIBRO SETTIMO 

Imperocché così non si vedrà per li tempj cotanto spes- 
so rappresentato Iddio , non solamente privo di mae- 
stà , ma storpiato , e peggio espresso degli altri. Onde 
che in vece di muoverci a divozione e riverenza , ci 
muove a scherno e dispregio dell 9 artefice-, e per ciò 
anco viene a scemar la divozione. Inoltre perchè Id- 
dio non sempre ha da essere rappresentato in un me- 
desimo gesto, ma diversamente secondo la istoria, non 
sarà senza proposito reggersi dietro la intelligenza di 
quegli antichi ebrei, i quali ritrovarono molti nomi, 
come membri di Dio , che tutti diverse cose signifi- 
cano, come ira, furore, compiacenza, dilezione, odio, 
dilettazione , delizia, indignazione, e simili. Per esem- 
pio, il nome Elohim Ghibor significa Dio robusto, che 
punisce le colpe dei cattivi ; Adonai Savaod Dio de- 
gli eserciti ; così Elohim Savaod , non però di guer- 
ra e giustizia , ma di pietà e di consonanza ; Sudai 
onnipotente, e che sodisfa ad ogn'uno, e così seguen- 
do si compiscono i nomi sino a dieci, che per altret- 
tante numerazioni, dette Sephirod 1 sono contenuti, delle 
quali fa menzione nell' Idea del suo teatro Giulio Ca- 
millo , dove dice , che per istromenti, ovvero vesti- 
menti, o esemplari del modello, influiscono in tutte 
le cose create per ciascuno superiore, fino nelle infi- 
me e basse, con certo ordine che non fa a nostro pro- 
posito per ora di raccontare : bastando sapere , che 
secondo che Iddio , rispetto all' istoria, ora va robu- 
sto , or severo , or pieno di maestà , così dee essere 
in vista rappresentato. 

Ora per venire al Salvator nostro Gesù Cristo , 
e vedere qual forma egli avesse in carne umana, ap- 



CAPITOLO IL i3 

pieno si raccoglie da quella epistola scritta da Lentulo 
offiziale di Erode in Giudea , la quale fu trovata in 
certi annali dei romani, dove egli descrive la sua for- 
ma o effigie in questo modo $ e parimenti ancora da 
Gioseffo ebreo vien trattato. « Apparve in questi tem- 
pi un uomo chiamato Gesù, uomo di gran virtù, 
il quale dalla gente è chiamato Profeta di Verità , 
e da 9 suoi discepoli Figliuolo di Dio , il quale risu- 
scita i morti , e sana gl'infermi; uomo di statura 
mediocre e spettabile , di volto venerabile si che chi 
lo guarda conviene che lo ami ; ha i capelli di co- 
lor di noce avellana matura , piani quasi sino air 
orecchie , e dall' orecchie sino alle spalle cerulei e 
crespi i ha lo scriminale in mezzo al capo secondo 
il costume nazareno , la fronte serenissima, la fac- 
cia bella, nel naso e nella bocca non si può cosa 
veruna desiderare j di colore è simile ai capelli, e 
di barba non troppo lunga, ma biforcata in mez- 
zo $ ha aspetto semplice e maturo , gli occhi glau- 
ci , varj , e chiari j nel riprendere è terribile, nell* 
ammonire piacevole , amabile , e lieto , ma sempre 
con gravità; né è stato veduto ridere mai, ma si 
ben piangere ; di statura di corpo è bellissimo , e 
dritto , le mani e le braccia con tutto il corpo sono 
dilettevoli a vedere; nel parlare è grave, tardo, e 
moderato, e spezioso fra tutti i figliuoli degli uo- 
mini ». £ di questo divino simulacro fu felicissima- 
mente espresso in marmo dal singoiar Bonarroti nel 
tempio della Minerva in Roma ignudo con bellissime 
attitudini in piedi , con la croce nelle mani. 

Lo Spirito Santo poi non altrimenti ha da essere 



U LIBRO SETTIMO 

rappresentato aneli 9 egli se non in quelle forme che si 
legge nelle sacre scritture essere apparso diversamente, 
secondo la divinità dei soggetti , siccome bene lo di- 
chiara S. Bernardo, lasciando il cercare, por non con- 
venirsi a questo luogo, da chi egli sia mandato, a qual 
modo , e perchè , e per qual mezzo fosse mandato ; 
dovendoci bastare solamente il sapere a qual teknpo, 
e quante fiate , ed in che modo, ed a quali fosse man- 
dato. La qual cosa secondo esso S. Bernardo si con- 
chiude in queste poche parole, cioè, che egli in quan» 
to die è apparso visibilmente cinque sole volte , si è 
veduto in diverse forme , prima in forma di colomba 
sopra a Cristo battezzato , siccome ne scrive S. Luca 
al III capitolo, e lo espresse Gaudenzio in S. Maria 
di S. Gelso in Milano sopra una tavola in guisa di lu- 
cida nuvola ; la seconda nella trasfigurazione di Cristo, 
come riferisce S. Matteo al XV1I° capitolo, e lo mo- 
strò Raffaello particolarmente sopra una tavola a S. Pie* 
tro Montorio in Roma; la terza in specie di fiato, co- 
me si legge in S. Giovanni al XX° capitolo ; la quar- 
ta in figura di luce di fuoco , il qual splendore e rag- 
gio divino fu dimostrato nell' annunziazione alla Ver- 
gine dalla felice mano di Tiziano in una tavola , che 
da lui fu poi donata a Carlo V imperatore; e la quin- 
ta in sembiante di lingue di fuoco sopra gli apostoli, 
siccome rappresentò Gaudenzio in una tavola a Vigevano» 

Ma quale sia per contemplazione la Santissima Tri- 
nità nell' unita , la descrive Dante nell' ultimo capito- 
lo del Paradiso , dicendo x 

Nella profonda e chiara sussistenza 
Dclt alto lume parvenu tre giri 



CAPITOLO IL iS 

Di tre colorì e cTutia continenza : 

E tun dalt altro , come fri da fri , 
Parea reflesso j c7 terzo parea fuoco 
CJie quinci e quindi igualmente si spiri : 
epu quel che segue. Ma mentre dalla Sacra Bibbia, e 
dai Vangeli potrà il pittore per sé stesso col suo in- 
telletto , secondo le occorrenze , cavare in ogni pro- 
posito tutto ciò che gli farà mestiere, senza che io va-» 
da inculcando qui ogni cosa, farò fine, terminando que- 
sto mio ragionamento della forma di Dib nel diade- 
ma triangolare che sopra il capo si gli dipinge, il quale 
siccome quello che rappresenta anch' egli la Santissima 
Trinità, tutto in sé dee proporzionatamente riguardarsi. 



CAPITOLO III. 

Della forma delle jerarchie, e nove cori degli Angeli^ 
secondo i loro ufficj. 

Lj Angelo, come scrive Damasceno > Alberto, e tutti 
gli altri teologi , é sostanza intellettuale , incorporea , 
sempre mobile , libera di arbitrio , a Dio ministran- 
te , immortale per natura sua. E Dionisio nel libro 
dei nomi divini dice , l' angelo essere immagine di 
Dio, manifestazione di lume occulto, specchio pu- 
ro , splendidissimo , ed immacukto , il quale rice- 
ve tutta ( se è lecito dire ) la bellezza della ben for- 
mata deiformità , e puramente dichiara in sé, quanto 
è possibile , la bontà recondita. Sono gli angeli simili 



16 LIBRO SETTIMO 

fra so in quanto sono immortali , invisibili , ed indis- 
solubili, semplici, separati in persone, incommutabili 
ad altra natura , e per altro non patono che per i su- 
periori ; ma sono dissimili in dono di grazia , e di na- 
tura. Gli ordini loro il santissimo Dionisio, discepolo 
di S. Paolo apostolo, nominò jerarchie, cioè sacri prin- 
cipati } e li distinse in superiore , mezzana , ed infe- 
riore : in modo che la superiore contiene tre ordini, 
cioè Serafini , Cherubini , e Troni ; la mezzana altret- 
tanti , cioè Dominazioni , Potestà , e Virtù j e la in- 
feriore medesimamente tre altri, cioè Principati, Ar- 
cangeli , ed Angeli. E così eziandio da Iamblico , da 
S. Gregorio nei morali, e da Proclo, in nove cori sono 
distinti. 

Ora dovendosi prescrivere la forma di qualunque 
Angelo di questi nove ordini , per poterli rappresen- 
tare intorno a Dio col resto della gloria, così nei tem- 
pj, come altrove , in quella guisa che da alcuni eletti 
da Dio sono talvolta stati veduti; ancora che questa 
speculazione sia opera piuttosto da teologo , non re- 
starò io perciò di darne con alcuni esempj l'ordine , 
avendo sempre innanzi gli occhi la influenza loro ac- 
cennata da divini nomi a ciascun di loro attribuiti , 
ed oltre di ciò l'offizio particolare, per il quale ve- 
niamo a conoscere il principio puro onde sono. 

I Serafini adunque, spiriti più nobili della prima 
jerarchia , che in ebreo vogliono dire incensivi ovvero 
riscaldanti, perchè considerano la virtù d'Iddio, il quale 
conosce in loro come verità , ed il fuoco si gli ascri- 
ve, che non è altro che un amore lucente, vanno rap- 
presentati risplendenti in modo che spargano intorno 



CAPITOLO III. il 

raggi a guisa di Soli, e con sei ali, come quello di 
cui fa menzione il profeta, ed un che apparve a S. Fran- 
cesco con Cristo nel mezzo della croce, rappresentante 
il desiderio suo. Il quale affetto fu dimostrato dal Bo- 
narroti nel cartone ritratto in S. Pietro Montorio in 
Roma (1); da Gaudenzio per D. Antonio da Leva; dal 
Sarto per Francesco Valesio re di Francia ; e dal Mu- 
ziauo, di cui si veggono molte carte in istampa con paesi 
bellissimi e vaghissimi. Ed in questi influisce il nome 
della divina essenza, e prima numerazione, interpre- 
tato corona evvero diadema. I Cherubini, che in ebreo 
significa moltitudine di cognizione, ovvero infusione di 
sapienza , considerano la bontà d'Iddio che li ama con 
carità , ed in loro la terra non è altro che la propria 
stabilità ed immobilità d'essenza j però con molto giu- 
dizio da alcuni sono rappresentati con una faccia di fan- 
ciullo rotonda con otto ali attorno, due di sopra, due 
sotto il mento , e due per orecchia , dinotando le so- 
praddette parti della stabilità, e per la faccia la pu- 
rità della mente , per la quale Iddio ama ed infonde 
la sapienza e cognizione delle cose , che non in altro 
loco del corpo si riservano. In questi per il secondo 
esemplare del modello chiamato Hochmà, cioè sapien- 
za, siccome ruote ovvero forme, come dicono gli ebrei. 
11 secondo nome fabbrica altrettante figure quante idee 
contiene in se, distinguendo il caos dalle creature per 
la sua intelligenza. È ben vero eh 9 eglino talvolta si 
fanno eziandio eoa due sole ali , ed ancora in forma 
di fanciulli iutieri cou le mani e con piedi in diversi 

(i) Questo cartone fu fatto a richiesta del cardinal Sangiorgio, 
col q ut le Michelangelo dimorava, non ancora di ?4 &nui. 
Lomazzo Tr. Voi. HI 2 



18 LIBRO SETTIMO 

atti , forse per qualche altra segreta cagione. £ di Sa- 
lomone anco è scritto, che nel suo tempio ne fece far 
due in piedi dritti, e Tali tutte d oro. Ma tanta licen- 
za si ha preso oggimai ogni pittore, che senza alcun 
certo prescritto , lo figura in quella guisa che più gli 
aggrada , e le più volte contro la verità. I Troni, che 
in greco significa seggia eccelsa ed elevata, dove siede 
chi giudica , considerano l'equità di Dio , che in loro 
siede come equità , e per loro determina i suoi giudi- 
zj. L'acqua in loro non è altro che clemenza e pietà. 
Questi in ebreo sono detti anco Arelim , cioè angeli 
grandi forti e robusti ; e però debbono essere figurati 
non in tutto piacevoli , né anco terribili $ ma pieu di 
maestà , e come giusti in atto rappresentante la vera 
giustizia , la quale appresso i platonici , che forse in ciò 
seguirono la dottrina degli egizj , non si determina es- 
sere più femina che maschio , né più maschio che fe- 
mina , per dimostrare che la giustizia si dee ammini- 
strare senza passione alcuna $ sicché questi angeli dei 
quali parliamo, siccome seggio del divino giudizio, vo- 
gliono così avere del virile, e dell' effeminato, in quella 
guisa che si rappresenta Minerva appresso i greci , ed 
ancora la Giustizia , con alcuni ornamenti d armi che 
benissimo accompagnino la virilità,* siccome di rincon- 
tro conviene accompagnare anco il resto degli abiti che 
tendano al molle , alla clemenza e pietà, senza le quali 
virtù la giustizia non sarebbe perfetta. Per il coro di 
questi angeli influisce il terzo nome attribuito allo Spi- 
rito Santo per la sua numerazione, che significa remis- 
sione e quiete, giubilèo, penitenziale conversione, trom- 
ba grande , redenzione del mondo , e vita del secolo 



CAPITOLO III. 19 

che verrà. £ questi tre ordini , siccome angeli sopra 
celesti, sono riposti in questa superiore jerarckia a con- 
templare l'ordine della divina providenza. Onde per co- 
mandamento loro si fa 7 ed eseguisce ogni cosa dagli 
altri, siccome inferiori* 

Le Dominazioni reggono gli offizj degli angeli , ed 
in loro Iddio signoreggia come Maestà, e l'aere die in 
esse è, non è altro che spirito sottilissimo e penetran- 
te. Per loro influisce il quarto nome , la cui nume- i 
razione è Hesed, cioè clemenza ovvero bontà, che si- 
gnifica grazia, misericordia, pietà, magnificenza, scet- 
tro , e destra mano. Vanno formati belli , piacevoli , 
e pieni di maestà , con vestimento che tirino al lungo 
in alcuua parte , con diadema ovver corona sopra la 
fronte , con scettri in mano, con le faccie non grosse, 
ma gracili e d'aria acuta , d'occhi risplendenti e ma- 
gnanimi , e parimenti con tutte le membra proporzio- 
nate, con le mani e dita svelte, con gli abiti non molto 
ornati, per non avere loro la magnificenza* Ed in que- 
sta forma propriamente rappresenteranno Foffizio loro, 
siccome il saggio pittore per le sue significazioni potrà 
comprendere} avvertendo sempre di fargli la destra ma- 
no libera in segno di comandamento e dominio. Le Po- 
testà raffrenano la potenza dei demonj, ed Iddio le di- 
fende come salvatore. Per loro influisce il quinto nome 
per la sua numerazione , che è potenza, fortezza, se- 
curirà , giudicio , che punisce con stragi e guerre , e 
si accomodano al tribunal di Dio alla cintura, spada, 
e braccio sinistro di esso Dio. Però debbon rappresen- 
tarsi severi in modo, che risplenda per le membra loro 
la fortezza e securità, con berre grosse ne' capelli, con 

2* 



20 LIBRO SETTIMO 

occhi fieri , eoa gesti magnanimi , con proporzione che 
tenda più al virile che alT effeminato, e con abiti sodi, 
e senza ornamento. Giudicarci ancora che si potessero 
rappresentare armati con bellissimo modo , cosi per 
l'offizip che tengono, come ancora per essere preposti 
alla sfera di Marte, essendo che sono attribuiti alla spa- 
da d'Iddio , ed alla cintura. Per il che non senza pro- 
posito si possono fare con cintura , e con palme , in 
segno del raffrenare, e legare le forze diaboliche; ed 
ancora per simbolo delle vittorie che ne ottengono, non 
senza nostra salute. Le Virtù sono quelli a' quali ap- 
partengono tutte le operazioni dei mortali , e nei quali 
Iddìo opera come virtù , e gì' influisce in loro col se- 
sto nome la sua numerazione , cioè ornamento , bel- 
lezza , gloria , piacere , e significa il legno della vita. 
Devonsi formare diversamente, secondo le operazioni di- 
verse , che senza dubbio dalle operazioni nasce l'abito; 
come dal reggere, il diadema ovver corona; dal domi- 
nio, lo scettro; dalla gravità, la toga; dal combattere, 
Tarmi; q dal sacerdozio, abito diverso dal secolare. Pe- 
rò direi che questi angeli , massime operando in loro 
Iddio come virtù, la quale s'intende perii fiore, ov- 
vero odore che esce di qualunque cosa, in tutte le ve- 
stimenta dovrebbero avere il sommo della bellezza, così 
per ornamenti , come per disposizioni , e legamenti ; 
sì che con infinito piacere di chi li riguardasse , cor- 
rispondendo gli abiti alla figura e membra, bellissimi 
e leggiadrissimi venissero a vedersi; con tal discretezza 
però , che essendo varie le virtù loro, si formino egli- 
no altresì varj e distinti di ornamento e bellezza. 
I Principati , ne* quali Iddio regge come priuci- 



CAPITOLO in. 2\ 

pato 7 sono presidenti e preposti a capi di popoli , e 
che hanno cura delle cose pubbliche, come di prìncipi, 
di magistrati , di provincie , e di regni. Onde si legge 
in Daniello « il principe del regno de 9 persiani ne ha 
fatto resistenza ventuno dì , e Gesù figliuolo di Si- 
rach testifica a ciascuna gente esser preposto un an- 
gelo governatore » • Il che eziandio pare che da Mosè 
sia accennato , dove dice « Quando V eccelso divise le 
genti , gli pose i termini secondo il numero degli an- 
geli ». In questi influisce Iddio il settimo nome per la 
sua numerazione , che è trionfo e vittoria ; e si gli ap- 
plica una colonna destra , che significa eternità e giu- 
stizia di Dio vendicante. La forma loro ha da corri- 
spondere alla cura particolare che ciascun di lóro tiene; 
onde essendo i popoli e le nazioni diverse così di na- 
tura , come di abiti e di colori , diversi ancora eglino 
hanno da essere rappresentati. E così in questo coro 
si scorgeranno ad un tempo angeli veloci , snelli, gravi, 
leggiadri , virili , gracili , ornati , gloriosi, belli, onesti, 
stabili , puri , e di ogni altra maniera , secondo che si 
leggono essere i popoli a* quali sono preposti j trasfe- 
rendo sempre quello che è vizio ne* popoli, negli an- 
geli alla virtù prossima e confine , come la volubilità 
alla velocità , l'asprezza alla gravità , la leggerezza alla 
leggiadrìa. Gli Arcangeli sono apportatori delle cose 
maggiori, offeriscono i prieghi e i sacrificj degli uo- 
mini alla presenza d' Iddio , il quale rivela, in loro come 
luce Y e gì' influisce il nome Elohim Savaod , per la 
numerazione Hod, che s'interpreta laude, confessione, 
ornamento , e celebrità ; e si gli attribuisce una colonna 
sinistra. Questi principalmente siccome . ambasciatori , 



22 LIBRO SETTIMO 

ovvero nunzj , hanno d'avere forma corrispondente alla 
maniera e qualità della legazione, co 9 segni esplicanti in 
mano , come per segno di purità il giglio , il quale 
perciò a gran ragione si dipinge in mano a Gabriello 
quando annunciò alla Vergine Maria Y incarnazione del 
figliuolo di Dio , con le vestimenta di puro colore , 
per accompagnar l'effetto ch'era venuto ad eseguire. 
Ma per segno di pace si gli convien l'olivo, comesi 
vede in mano a quello die apparve a' pastori cantando 
il grazioso inno ; e per incontro altro segno a chi an- 
nunzi! guerra , come avean quelli che ad Àbramo ap- 
parvero in forma di pellegrini , denunziando la rovina 
delle cinque città ; e così s'anderà variando e ne' se- 
gni 7 e negli ornamenti , secondo che più converrà al 
soggetto dell'istoria , che si a vera a rappresentare. Im- 
perocché, per esempio, 1 angelo che apparve ad Hermes 
in abito di pastore , e l'ammonì che la Pasqua si do- 
veva celebrare in Domenica, apparve in abito di pastore, 
secondo che scrive Pio Papa (4). È ben vero che in 

(i) Hermas antico aatore, che Origene, Eusebio, e S. Girolamo 
assicurano esser quello che S. Paolo uomina alla Gne della sua epi- 
stola ai romani con queste parole,, Salutate Asyncritum , Phlegon- 
teaiy Hermam et e. „ Fu da qualcuno chiamalo Hermes : e ciò ha 
dato motivo a qualche moderno scrittore d'attribuire il suo libro 
ad un eerto Hermes fratello del papa Pio I; ma tutti i scrittori an- 
tichi lo chiamano costantemente Hermas : e S. Girolamo osserva 
che l'autore di questo libro era greco , e che quest' opera era più 
conosciuta dai greci, che dai latini; e ciò non sarebbe stato se fosse 
Stato composto dal fratello del papa. Questo libro che viene inti- 
tolato il Pastore, fu scritto sotto il pontificato di S. Clemente ai 
tempi di Domiziano, ed è diviso in tre parti, la prima porla per ti- 
tolo/a Visione % la seconda gli Ordini, e la terza le Similitudini. Per 
maggiori notizie vedi Du Pin, Biblfot, degli aut. eccles. 



GAPITOLO IH. 23 

generale vogliono essere tutti di abito succinto, con le 
gambe e braccia libere e sciolte d' impaccio. Ultima- 
mente gli Angeli sono custodi e protettori dell'umana 
generazione , annunziano le cose future di minor mo- 
mento, come di minor gravità che sono degli Arcan- 
geli. Per il che leggiamo che Zaccaria profeta, quando il 
Signore volle liberare il popolo dalla cattività di Ba- 
bilonia , ne vide uno che apprendeva le cose da un 
Arcangelo, il quale medesimamente le aveva anch'egli 
apprese dagli angeli superiori. Ora come nuncj che sono, 
così anco debbono essere rappresentati d'abiti e di ma- 
niere , che accennino in parte ciò che vengono ad an- 
nunziare , come dicemmo pur ora degli Arcangeli ; ma 
di manco bellezza ed eccellenza che gli altri , siccome 
più familiari a noi. Ora per avvertimento generale, ancor 
che tutti gli angeli di qualunque coro in questi guisa 
debbano essere formati , si ha però da osservar sem- 
pre che ciascuno, secondo la natura sua, riguardi con 
gli atti e gesti a Dio , siccome a prima luce ; onde si 
vengano a scorgere diversi atti di divozione. E doven- 
dosi rappresentare tutti con istromenti in mano in atto 
di suonar continuamente , e cantar inni in lode del Si- 
gnore, si avranno a distribuire a ciascun coro certi 
istromenti alla natura sua conformi , perchè ognuno in- 
tende che all' umile , per esempio , non converrebbe 
il tamburo* £ qualunque desidera di farsi esperto pit- 
tore, e giudizioso nel distribuire cotali istromenti ed abiti 
agli angeli , di continuo speculi e rimiri in quelli , che 
principalmente dipinse Gaudenzio intorno a Cristo che 
corona la Madre e Vergine in cielo , in Valtellina in 
Traona $ ed ancora nel gran tiburìo a S. Maria di Sai- 



24 LIBRO SETTIMO 

rono intorno alla Vergine che ascende al ciclo , ne'quali 
egli ha espresso tutto ciò che per grilli , e ravvolgi- 
menti di panni , e di teste , di capelli , e di nuove 
maniere d' istromenti , si può immaginare e rappre- 
sentare in angelo : tanto era felice questo grand" uomo 
in ogni sorta d'invenzione, che veramente egli può dirsi 
mandato giù da Dio stesso per illuminare quest' arte 
della pittura. 

Questi ordini da me descritti con tal ordine sono 
quelli che scrive S. Dionisio , perchè S. Gregorio e 
S. Bernardo pongono i Principati nel secondo coro della 
seconda jerarchia , e le Virtù nel primo della terza. 
£ perchè si assicuri ognuno di rappresentare nella gloria 
maggior numero di angeli che si può, sappia, che quanto 
è certo e risoluto appresso di ciascuno, che sono tre 
jerarchie 7 e nove cori , tanto è incerto il numero degli 
angeli che si trovi in ciascun coro. Benché Daniel pro- 
feta , secondo i settanta interpreti , dice che sono mille 
millenarii , et decies mille , diece millenarj $ dove ri* 
petendo le migliara e migliaia , che sono due numeri 
grandissimi , e ricircolandoli in sé medesimi , percioc- 
ché dice mille millionarii ; et mirias miriades , cioè 
decies mille , decem mille , tacitamente dimostra che 
siano in grandissimo numero. Imperocché il circolo co- 
minciando in sé 9 e finendo in sé , pare che dimostri 
numero incomprensibile. E secondo l'altra traslazione 
s* interpreta un altro numero aneli 9 egli infinito , cioè 
millia millium decies miUies centena millium. Ma Al- 
berto nel suo compendio di teologia scrive, che cia- 
scun coro ha in sé seimila seicento sessantasei legioni ; 
e ciascuna legione ha tanti angeli quante sono legioni. 



CAPITOLO III. 25 

Onde ciascun coro viene ad avere quarantaquattro mi- 
lioni , quattrocento trentacinque migliare, e cinquecento 
cinquantasei angeli. £ moltiplicando il numero per nove 
cori , viene a far la somma di trecento novantanove 
milioni, e nonantadue migliare, e quattro angeli; de'quali 
se ne vorrai il numero di un coro, perchè tanti ne 
caddero, resteranno in nove cori trecento cinquanta- 
cinque milioni , quattrocento ottantaquattro migliare , 
e quattrocento quarantotto angeli $ i quali tutti vogliono 
essere rappresentati con le ali in segno di elevazione 
e di velocità , le quali dal prezzo dell'opera loro Dante 
scrive essere doro. £ questo basti di aver detto in- 
torno a questa parte degli angeli, secondo i nostri teologi, 
lasciando di dire in che maniera gli ebrei li dimandino, 
e come gli speculino. 



CAPITOLO IV. 

Della forma della milizia del cielo. 

v_/ltre i Troni , Cherubini , e Serafini , i quali vicini 
a Dio di continuo con inni il lodano , e senza inter- 
missione il magnificano , e per la nostra salute lo pre- 
gano , Atanasio pone sette altri ordini , i quali con un 
solo nome chiama Milizia del cielo. Il primo ordine 
chiama Dottrinale , dei quali uno fu quello che parlò 
a Daniello , dicendo « Vieni, acciocché t'insegni quelle 
cose , che sono per avvenire al popolo tuo negli ul- 
timi giorni ». Il principale di questo con vesti lunghe 



26 LIBRO SETTIMO 

ha da essere rappresentato , con corona in testa, con 
rami in mano di olivo, e con libri e simili cose in 
mano , ovvero appresso di sé , che siano segno di dot- 
trina e scienza ; conciosiachè l' olivo siccome arbore 
della sapienza è dedicato a Minerva, ed i libri sono 
stronfienti di dottrina , e le vesti convengono alla gra- 
vità dottrinale, ovver profetica. GY ignudi debbono es- 
sere alquanto magri e non puerili, p.?r mostrare che la 
dottrina non sta in corpo grasso. Il secondo ordine è 
detto Protettore ovvero tutelare , di cui eziandio in 
Daniello si legge « Ecco Michele uno dei principi che 
viene in mio ajuto » ; e nelf istesso loco dice « In quel 
tempo si leverà Michele principe magno , il quale si 
sta in favore dei figliuoli del popol tuo ». Di questi 
fu anco quello che guidò Tobia il giovane nel viaggio 
<jhe fece per trovar Gabello debitor del cieco Tobia 
suo padre , al quale ritornò con Sara sua figliuola tolta 
per moglie , e col feie e cuore del pesce , con cui lo 
sanò dalla cecità. La forma loro ha da essere acco- 
modata al loco , al tempo , ed alle persone che pren- 
dono a custodire, come Raffaello in forma di com- 
pagno quando andò a custodire Tobia , mentre che di- 
mandava compagnia sopra la piazza di Ninive per an- 
dare a Rages città di Media a cercar Gabello. U terz'or- 
dme si chiama Procuratorio , del quale è scritto nel 
libro di Giob « se fia Vangelo che parli per lui , sarà 
pregato il Signqre , e diverrà piacevole » j di quest'or- 
dine si dice esser quelli di cui è scritto nell 9 Ecclesia- 
stico , che nel giudicio d 9 Iddio le opere loro sono sin 
dal principio, e che dalla instituzione degli uomini Iddio 
gli diede ordinatamente le parti di quelle opere, che 



CAPITOLO IV. 27 

i principj suoi sono nelle genti loro , che in eterno egli 
adornò le opere sue; e che eglino giammai non so- 
stennero fame né fatica , né cessarono per ciò mai dalle 
opere loro , né alcuno affannerà il suo prossimo infino 
in eterno. A questi si può dare in mano qualche breve 
o segno della memoria della orazione , che per li pec- 
catori fanno alla divina giustizia ; e gli abiti si gli 
possono far diversi , facendogli mostrar gambe e brac- 
cia ora ignude ed or vestite secondo la diversità delle 
cure loro, e le memorie scritte dei peccatori. Il quart'or- 
dine si chiama Ministeriale , di cui S. Paolo agli ebrei 
dice « Eglino -tutti sono spiriti delt amministrazione 
mandati per coloro che si appigliano all'eredità della 
salute ». Queste varierà il pittore, così di abiti 7 come 
di proporzione e forma , secondo il soggetto del mi- 
nisterio. Imperocché le amministrazioni loro possono 
"essere di tutte le maniere conforme alla natura dei me- 
riti di chi le riceve $ come sarebbe , per esempio, chi 
ministra per carità, debbe essere in vista misericordioso 
e piacevole; chi per castità, tutto puerile e sincero; 
e chi per giustizia, maschio ed infra sé considerante, 
sì che chi lo riguarda resti in dubbio di ciò che pensi, 
accomodando sempre a tutti il loro segno particolare. 
Il quinto è detto Ausiliare 7 di cui si legge appresso 
Isaia « uscito è Vangelo del Signore , ed ha percosso 
neW esercito degli assirj cento ottantacinquemila ». 
Questi secondo le maniere dell' ajuto che porgono , ov- 
vero secondo l'offesa , si formeranno con le armi ap- 
partenenti. Onde quello che percosse nel campo di Se- 
nacherib si dipingerà come in un fuoco , con la spada 
in mano , ovvero saette o folgori , o simil' armi che 



28 LIBRO SETTIMO 

solamente al vederle atterriscono. Potrassi anco armare 
della maniera che si è detto armarsi le Potestà supe- 
riori alla sfera di Marte. Cotale si rappresenterà ancora 
quello che uccise i primogeniti di Egitto su la mezza 
notte; e quello che scendendo dal cielo ruppe le quattro 
ruote a Massenzio apparecchiate per straziare il corpo 
di S. Caterina , uccidendo quattro migliara dei circo- 
stanti. Il sesto ordine è nominato Ricettivo delle ani- 
me , del quale si legge appresso S. Luca « T anima di 
Lazzaro per gli angeli fu portata nel seno di Abra- 
mo » ; e nel medesimo loco siamo insegnati, che ci fac- 
ciamo degli amici con le ricchezze aticor che male 
acquistate , acciocché ne possano ricevere negli eterni 
tabernacoli. Oltre alla ciera allegra si daranno loro or- 
namenti grandissimi e ricchi intorno gli abiti , ma va- 
riati e distinti , ed in testa ghirlande di fiori , perchè 
il ricettatore deve presentarsi allegro e vago in tutti 
que' modi che possano dilettare colui che è fatto degno 
del suo ricettacolo. Il settimo ed ultimo chiamasi As- 
sistente , del quale si legge appresso Zaccaria « Questi 
sono due figliuoli deW olio di splendore , i quali sono 
assistenti al signoreggiatore della terra universale ». 
La cui forma, per essere assai nota da sé per l'offizio 
loro j passerò sotto silenzio. 



capitolo v. 

Della forma delle anime beate. 

£5otto i cori degli angeli , e beati spiriti , segue l'or- 
dine animastico , del quale , lasciando l'opinione di al- 



CAPITOLO V, 29 

cuni teologi ebrei 9 che lo chiamano Jssim , cioè or- 
dine d'uomini forti e robusti , per ora seguiremo l'opi- 
nione di Dante , di Cristoforo Landino , ed Alessandro 
Vellutelio suoi espositori. 

Quest' ordine adunque di anime beate , in cui si 
mostra la felicità della Regina dei cieli in forma di 
candida rosa , chiamato Milizia santa , cioè di anime 
beate, che quaggiù hanno militato 9 e vinto il mondo, 
la carne , ed il demonio , in virtù dei sette doni della 
beatitudine , in cotal modo si descrive : che nel mezzo, 
ed in una delle più eccelse foglie della rosa si pone 
Maria 9 intorno a cui risplende il maggior lume della 
Trinità , e vi ci sono infiniti angeli festeggiarti , cia- 
scuno distinto di splendore e modo di festeggiare (per- 
chè quale splende più e qual meno , secondo che più 
e meno è capace del divino amore) 9 e vi risplende 
la divina bellezza , la quale è la vera letizia che sen- 
tono tutti gli altri santi , e principalmente Maria, sic- 
come fra tutte le altre belle bellissima , e più somi- 
gliante a Cristo. Nel segond' ordine delle foglie pone 
Dante ai piedi di Maria la nostra antica madre , ed 
a' piedi di lei nel terz ordine pone Rachele moglie di 
Giacobbe , e digradando d'ordine in ordine l'uria sot- 
to i piedi dell' altra , pone Sara donna di Abramo x 
Rebecca donna d' Isacco , Giuditta vedova , e Ruth 
moglie di Booz che generò Obed padre di Jesse. Da 
questo settimo grado in giù sino al fiore della rosa 
cioè al giallo , pone altre donne ebree che credettero 
in Cristo venturo. Dall'altra parte della rosa, nelle 
supreme foglie di rincontro a Maria mette Giovanni 
Battista ; e siccome sotto lo scanno e seggia di Maria 



30 LIBRO SETTIMO 

colloca quello di Eva , dì Rachele , di Sara , di Re- 
becca , di Giuditta , di Ruth , e delle altre donne ebree 
del vecchio testamento l'uno sotto 1 altro sino al fiore 
della rosa , così dall' altra parte pone sotto lo scanno 
di S. Gio: Battista quello di S. Francesco, di S. Be- 
nedetto , di S. Agostino , e degli altri contemplanti del 
testamento nuovo , V uno sotto l' altro fino al fiore ; 
talmente che tra le ebree che sono sotto di S. Maria, 
ed i contemplanti che sono sotto di S. Gio. Battista, 
si viene a dividere quasi in forma di muro questa rosa 
iti due parti uguali dal fiore in fuori, il quale abbiamo 
veduto essere in forma circolare di splendidissima lucè. 
Alla sinistra di S. Maria Adamo nostro primo padre, 
e dopo lui Mosò primo priucipe del popolo d'iddio, 
e poi gli altri padri , patriarchi , e profeti Abramo , 
Isacco col figliuolo ; ma prima i dodici , Malachia , 
Aggeo , Zaccaria, Amos, Osea, Michea, Giona, Abdia, 
Sofonia, Naum, Abacuc, e Joel, con tutti quelli che 
nel vecchio testamento credettero in Cristo venturo : 
dall' altra parte alla destra di S. Gio. Battista, S. An- 
na madre di Maria, e poi le altre donne ebree, che 
similmente nel venturo Cristo credettero. E così sino 
a mezzo la rosa pone che tutte le sedie siano piene di 
ebrei e di ebree del vecchio testamento, ma dalla mez- 
za in giù sino al fiore è di pargoletti, che senza al- 
cuna elezione eran prima salvati per la innocenza e fede 
de' parenti , e quelli che si saldarono poi per la cir- 
concisione j di modo che le sedie da questa parte sono 
tutte ripiene di quelli, che nei vecchio testamento so- 
no , mediante la passione di Cristo , salvati. Ora dalla 
destra di Maria vi è poi S. Pietro primo apostolo, e 



CAPITOLO V. 31 

dopo lui S. Giovanni evangelista, ai quali segue il re- 
sto de 9 dodici apostoli di Cristo , i quali siccome do* 
dici principi (come dice l'evangelista) siedono sopra 
dodici tribunali, giudicando le dodici tribù d'Israello; 
e neir apocalisse sono distribuiti sopra i dodici fon- 
damenti alle dodici porte della città celeste , e sono 
segnati in dodici pietre preziose, siccome quelli a quali 
è distribuito il mondo, il primo è Pietro , il secondo 
Giovanni , il terzo S. Giacomo maggiore , il quarto 
S. Filippo , il quinto S. Bartolomeo , il sesto S. An- 
drea , il settimo S. Tommaso , l'ottavo S. Matteo , il 
nono S. Giacomo minore, il decimo S. Taddeo, Fun- 
decimo S. Simone cananeo, ed il duodecimo S. Mat- 
tia. Seguono poi gli altri discepoli di Cristo sino al nu- 
mero di settantadue, i quali secondo alcuni soprastan- 
no ad altrettante celesti quinarie, tribù , popoli , na- 
zioni , e lingue. Dopo hanno da seguire i martiri , i 
dottori, ed i confessori del nuovo testamento. Dall' al- 
tra parte alla sinistra di S. Gio. Battista pone Dante 
S. Lucia , intendendo che dopo di lei abbiano da se- 
guire le altre vergini, vedove, e matrone del nuovo 
testamento ; in guisa che da quest' altra parte sino al 
mezzo della rosa sono posti tutti quelli del nuovo te- 
stamento , che hanno creduto in Cristo già venuto, e 
da mezza la rosa in giù i piccioletti salvati in virtù del 
battesimo. Ma le seggie non sono però tutte ripiene da 
questa parte, come dall' altra degli ebrei, perchè sono 
riservate a quelli che devono meritare di andarle a 
riempire. 

Sopra questo beato regno pone il poeta il tribunal 
di Dio , con gli ordini degli angeli intorno, che a scine- 



32 LIBRO SETTIMO 

ra a schiera scendono in esso regno , e tornano a ri- 
salire a lui , come già si è detto. Tutte queste anime 
cogliono esser formate in maniera che riguardino con 
attitudini convenienti , e conformi al dono particolare, 
per il quale furono fatte degne della beatitudine, alFin- 
sù verso Iddio siccome prima luce, a cui perchè con- 
tiene in so il fonte di tutti i lumi , di necessità è die 
siccome a propria patria ovver nido elleno si rivolga- 
no , e si riconoscano del dono concessogli, per il quale 
si sono fatte beate. E però speculando più altamente, 
si hanno da rappresentare in loro i sette doni discen- 
denti da Dio per ordine, in cui più ed in cui meuo, 
secondo che ne è stato capace , come la sottilità di 
contemplare in Aron profeta, in S. Giovanni, e S. Pao- 
lo f la potenza di governare in Mosè , e S. Pietro ; e 
l'animosità in Sansone , Giosuè , e Giuda maccabeo ; 
la chiarezza de' sensi in Abramo, Isacco , ed il figliuo- 
lo ; 1 ardor di amore in Abele, S. Gio. Battista, S. Ca- 
terina, e S. Maddalena prima; 1 acume d'interpretare 
in Esdra, S. Girolamo, S. Gregorio, S, Ambrogio, 
e S. Agostino; e la fecondità di generare con castità, 
virginità , e religione , in S. Maria. E con quest' ordine 
si può procedere mostrando diversamente in altri rami 
altri doni , come la Saturnina , contemplazione e sa- 
cerdozio; la Gioviale, somma giustizia; la Marziale, 
costanza di combattere per Cristo ; la Solare , studio 
d'interpretare le divine cose ; la Venerea, desiderio e 
zelo di amore in tutto ; la Mercuriale , eccellenza di 
azioni , ed esercizj; ed ultimamente la Lunare, virtute. 
Oltre di ciò si ha da esprimere in ciascuna il parti- 
colar dono, per cui principalmente si fece salva, come 



CAPITOLO V. 33 

la contrizione e pentimento in David, la tiarità in S. Mar* 
ta , la costanza in S. Antonio, la pietà in S. Martino, 
l'umiltà in S. Bartolommeo , l'allegrezza in S. Anna , 
il consigliò ne 9 confessori, la semplicità negl' innocenti, 
il fervore nei martiri, e la purità nelle vergini* 

Appresso , acciocché più particolarmente si possa 
discernere dall' altra ciascun 9 anima , così nella gloria 
dov' è , come nei miracoli che fa , ovvero visioni o 
apparizioni , secondo che di ciascuna si trova scritto, 
egli si ha d'avvertire di formare le anime oltre le parti 
già avvertite , co' suoi segni principali in mano ovvero 
appresso , come S. Pietro con le chiavi , e ciascun al- 
tro apostolo con gì' istromenti della passione e mar- 
tirio loro , e così S. Caterina con la ruota , & Seba- 
stiano con le treccie, come bene l'uso il dimostra, e 
segue ancora che tal volta senza misura appresso di 
alcuni che d'altronde non ci possono far conoscere un 
santo , che dai segni. Or coti quali colori le anime in 
quella gloria beata si abbino a rappresentare , di già 
si è detto ; imperocché se non si colorassero , non si 
potrebbero dipingere , essendo elle invisibili , e così la 
rappresentazione dell' immaginata pittura non ci sareb- 
be , la quale però é necessario prima che sia, essendo 
questa di maggiore eccellenza per molte parti che quel- 
la dell' imitazione , come dalle ragioni altrove allegate 
ognuno può facilmente conchiudere. Ed in questa ma- 
niera cotali anime beate con segni sopraddetti in ma- 
no , con le palme e con i diademi in segno della san- 
tificazione loro, hanno da essere dipinte nelle glorie ed 
apparizioni divine , nelle ascensioni, e trionfi della fede 
e religione ; ed ancora nelle istorie dell' ultimo giudi- 

Lomazzo Tr. Voi. Ili. 3 



34 LIBRO SETTIMO 

zio , come le ha in gran parte espresse Michelangelo 
nel cielo del suo giudicio in Vaticano; e similmente 
nei miracoli di esse anime beate e dei santi , operati 
a beneficio dei suoi devoti per la virtù intasagli dal 
sommo Fattore, che si veggono in tante cappelle e ta- 
vole espressi co 9 martirj , flagelli , e tormenti che essi 
patirono per amor di Cristo. Delle quali opere ne sono 
piene tutte le carte dei disegni del divino Raffaello , 
e di molti altri , oltre le pitture loro veramente di- 
vine ed immortali al mondo. 



CAPITOLO VI. 

Della forma di Saturno , primo pianeta 
secondo gli antichi. 



o. 



'ra lasciando le sfere celesti , che sotto il cielo em- 
pireo sono state immaginate dagli antichi, e dopo mol- 
ti tempi da astrologi più moderni , e quella dove è 
immaginato lo zodiaco diviso in dodici segni ed ani- 
mali T ed ancora quella dove sono le 48 immagini del 
cielo con le sue stelle , le quali ha raccolto fra gli al- 
tri Alessandro Piccolomini nella sua Sfera, verrò a par- 
lare di Saturno , che è la settima sfera , il quale in 
molti modi fu formato dagli antichi , secondo i varj 
suoi significati. E prima gì 9 italiani , e massime i latini 
lo fecero con la falce , per avergli al tempo di Giano 
mostrato a coltivare i campi , chiamandolo Stercuzio, 
ed è per ciò che era tenuto Dio del tempo : onde i 



.CAPITOLO VI. 35 

greci e Tutìò e l'altro chiamarono con un medesimo 
nome Chronos. Fu figurato vecchio con un fanciullo 
in mano eh 9 egli divora , per denotare che il tempo 
strugge ogni cosa , eccetto quei quattro figliuoli che 
finsero essergli campati dalle mani , che significano i 
quattro elementi, cioè Giove fuoco. Giunone aria, Net- 
tuno acqua, e Plutone terra, i quali dal tempo non 
possono essere divorati, e però è detto Saturno Theve, 
cioè divoratore. Il che accenna ancora la falce che gli 
posero in mani , con la quale miete e taglia ogni cosa. 
Marciano Gapella lo dipinge che porge con la destra 
un serpente , il quale si morde la coda , il che altresì 
è figura del tempo ; ed appresso soggiunge, che va con 
passo lento e tardo , ed ha il capo coperto d'un velo 
che verdeggia , e le chiome e la barba tutte canute. 
Il velo verde mostra il principio dell'anno quando tutta 
la terra si riveste di erbe, e le chiome bianche il fine 
delF anno quando ogni cosa è ricoperta di nevi e bri- 
ne $ fingesi con tardi passi per il tardo rivolgimento 
che fa la sua sfera rispetto alle altre. £ perchè da Sa* 
turno vengono tristi effetti , siccome tengono gli arabi, 
si finse vecchio pigro, lento, di color pallido, di cor- 
po curvo , magro, venoso, di labbra grosse, di gambe 
sottili , con gli occhi volti a terra , col capo avvolto 
per essere di natura fredda, secca, e melancolica. Al- 
trimenti lo rappresentò, riferente Eusebio, sua sorella 
Dea dei fenicj , chiamata dai sidotij Àstarte , con un 
cimiero che avea quattro occhi , due dinanzi e due di 
dietro, i quali si chiudevano e dormivano a vicenda, 
sicché due ne erano aperti sempre; con quattro ali agli 
omeri, delle quali due stavano distese come se volas- 



36 LIBRO SETTIMO 

se f e due ristrette e raccolte come se stésse ; il che 
significa che sebben dorme , vi vede ancora, ed insie- 
me veglia e dorme , e parimenti che fermandosi vola, 
e volando si ferma, cose che tutte si confanno al tempo. 
L'istessa Àstarte figliuola di Cielo , e moglie e sorella 
sua , come dice il medesimo autore, gli pose in capo 
due ali , volendo per l'una mostrare l'eccellenza della 
mente , ed il senso per l'altra ; portando l'angel mo- 
tore che poi si conosce per il mezzo dei sensi. Mar- 
ciano , quando nelle nozze di Mercurio e di Filogia fa 
che ella ascenda di cielo in cielo , dice che giunse a 
quello di Saturno, e trovò lui che quivi se ne stava in 
loco freddo, agghiacciato, e coperto di brina e di neve; 
e che aveva in capo come per cimiero talora un ser- 
pente , e talora un capo di leone , e tal' altra un capo 
di cignale che scopriva i denti. Onde secondo alcuni 
scrivono, vengono ad essere figurati gli effetti del tem- 
po. Ma gli antichissimi egizj in altro modo lo rappre- 
sentarono per il tempo, il quale avevano Collocato ap- 
presso alla statua di Serapide , cioè con tre teste, una 
di cane , l'altra di leone , e la terza di lupo rapace, 
con i colli insieme congiunti , sì che venivano a for- 
mare insieme un solo corpo intorno, a 9 quali stava av- 
volto un serpente in modo che tutto lo nascondeva, 
col capo verso la destra di Serapide, la quale sotto 
tal nome per il Sole adoravano. E però essendo que- 
sto pianeta autore e padrone del tempo, glie lo po- 
sero sotto la destra mano. Ora il capo di leone accen- 
nava il tempo presente , per essere del passato e fu- 
turo più forte , siccome è il leone fra gli altri animali. 
La testa di cane da man destra denotava il tempo fu- 



CAPITOLO VI. 3T 

turo, che con nuove speranze ci lusinga ? ed il terzo di 
lupo dalla sinistra mostrava il tempo passato, il quale 
rapisce tutte le cose e divora. Altri interpretano di- 
versamente questa statua degli egizj , e vogliono che 
Faste significassero l'insegna , il cerchio la perpetuità, 
e le tre teste i tre figliuoli di Osiri, cioè del leone Er- 
cole , del lupo Macedo , e del cane Anubi» 

Riferisce Macrobio che gli antichi lo fecero anco 
co 9 piedi legati con un filo di lana/ e così lo tenevano 
tutto Tanno , se non che lo scioglievano poi di Decem- 
bre in certi giorni consacrati a lui $ volendo in questo 
modo dimostrare che la creatura nel ventre della ma- 
dre sta legata con nodi teneri e rapili, i quali si sciol- 
gono quando nel nono mese matura il tempo del par- 
to. Da' suoi effetti lo formarono eziandio in diversi mo- 
di 9 come per la lunghezza della vita con la testa di 
cervo e con piedi di camello, stante a sedere sopra una 
catedra ovvero sopra un dragone, con una falce nella 
destra , e nella sinistra una saetta ; seguendo in ciò la 
dottrina di un antico matematico , il quale dice, che 
Saturno è utile alla lunghezza della vita, raccontando 
di certe regioni d'India soggette a Saturno , dove gli 
uomini vivono gran tempo. Medesimamente per la lun- 
ghezza della vita da altri fu figurato vecchio sedente 
sopra una sedia alta 7 con le braccia alzate sopra la 
testa 9 ed in quelle un pesce, ovvero una falce, e sotto 
i piedi un grappo d'uva , con la testa coperta con un 
panuo nero 7 e le vesti parimenti nere e fosche $ fu for- 
mato per la potestà di crescere , fu dipinto vecchio ap- 
poggiato ad un bastone con una falce curva in mano, 
e le vestimento nere. Ma perchè sarebbe opra infinita 



38 LIBRO SETTIMO 

il ricordare ad una ad una tutte le immagini attribuite 
a questo Dio dalla superstiziosa antichità , passeremo 
a ragionare di Giove. 



CAPITOLO VII. 

Della forma di Giove* 

Vjriove signore di tutti gli altri Dei, e padrone della 
sesta sfera , era rappresentato dagli antichi, come nar- 
ra Suida , Eusebio , Porfirio, e molti altri , assiso per 
mostrare che quella virtù , la quale regge il inondo 
e lo conserva, è stabile e ferma , né si muta mai : le 
parti superiori gli si facevano ignude ed aperte per dar- 
ci ad intendere che Iddio si manifesta alle divine in- 
telligenze i e le inferiori vestite, perchè non lo possia- 
mo vedere mentre che soggiorniamo in questo basso 
mondo. Teneva uno scettro nella sinistra mano, per- 
dile siccome in questa parte del corpo sta il membro 
principale , il quale è il cuore , onde vengono gli spi- 
riti che poi si compartono per tutto il corpo , così il 
mondo ha e riceve da Dio la vita , il quale siccome 
re , la dispensa e governa secondo il suo volere. Con 
la destra porgeva un 1 aquila , ed ora una picciola im- 
magine delia Vittoria , per mostrare in qual modo egli 
è così superiore a tutta la gente del cielo, come è l'aqui- 
la a tutti gli uccelli : e di questa forma fu il simu- 
lacro nel porto Pireo degli ateniesi. Ma volendolo (co- 
me fece Orfeo) dipingere in forma di tutto il mondo, 



CAPITOLO VII. 39 

che in sé contenga tutte le cose , si farà il capo con 
la chioma dorata , che rappresenta il cielo sereno or- 
nato di splendenti stelle , dal quale escono due corna 
dorate , che significano uno l'oriente , e l'altro l'occi- 
dente i con gli occhi che denotano il Sole e la Luna; 
col petto largo , e gli omeri spaziosi , che accennano 
1 aria; con due grandi ali in segno della velocità dei ven- 
ti , e per argomento che Dio si fa presto a tutte le 
cose $ col ventre ampio per la grandezza e vastità della 
terra cinta dalle acque del mare $ e con i piedi per 
dimostrar la più bassa parte del mondo , la quale è 
essere nel centro della terra. Un 9 altra statua fecero già 
i romani , la quale era tutta ignuda, eccetto che avea 
intorno una pelle di capra , ed era , come recita Giur 
stino , in un tempio alle radici del monte Palatino , 
chiamata di Giove Axur* I greci ebbero Giove Crea- 
tore , siccome ancora gli egizj , il quale fecero in for- 
ma d'uomo di color ceruleo , che teneva un circolo 
neir una mano , e nell 9 altra una verga regale , ed in 
cima al capo una penna , la quale mostrava che dif- 
ficilmente si può trovare il creatore delle cose, il quale 
è re, come il dimostra lo scettro, perchè sta in sua 
mano dare vita air universo : cosa eh' egli fa mentre 
intendendo in sé stesso si raggira 7 come chiaro ci dà 
a vedere il circolo che tiene in mano. Mandava poi fuo- 
ri della bocca un uovo, dal quale nasceva Vulcano j 
perciocché l'uovo significa il mondo, e Vulcano quella 
virtù che in esso dà vita alle cose. In altro modo lo 
figuravano eziandio in Egitto per il mondo, cioè di un 
uomo con i piedi insieme ritorti , ed annodati , e con 
una veste che lo copriva giù infino a' piedi tutta vari? 



40 LIBRO SETTIMO 

e di colori diversi, il quale sosteneva col capo una gran 
palla dorata , per significare che il mondo è rotondo, 
uè mai muta loco , e che le stelle sono varie e di- 
stinte : ed in un 9 altra maniera, con due circoli l'uno 
sopra l'altro attraversati con un serpente che aveva il 
capo di sparviero. Conciosiachè i circoli sono figura 
della grandezza , e forma del mondo , ed il serpente 
del buon demone conservatore di tutto, e che abbrac- 
cia l'universo con la virtù sua $ e vi aggiunsero il capo 
di sparviero per la sua prestezza grande ed agilità. 

Fu già in Creta , come scrìve Plutarco , un si- 
mulacro di Giove senza orecchie, per avvertire chi ha 
potestà sopra gli altri , ed ha da governare , che non 
dee prestare orecchie a ciò che gli vien detto, né udir 
piuttosto quello che questo ; ma stare fermo e saldo, 
sì che dal diritto non pieghi mai per altrui parole. Per 
il contrario i lacedemoni lo fecero con quattro orec- 
chie , come che Giove oda tutto , ed intenda : il che 
si riferisce alla prudenza di chi ha podestà , il quale 
ha da udire , ed intendere tutto quello che i suoi po- 
poli fanno. Il che accennò parimenti colui che lo fece 
<con tre occhi, volendo dire che Giove vede ogni cosa, 
e niente è a lui occulta. Ebbero gli argivi nel tempio 
di Minerva un suo simulacro con due occhi a' suoi luo- 
ghi , ed un altro nel mezzo della fronte 7 'il quale si- 
gnificava che Giove ha tre regni da guardare , l'uno 
del cielo , l'altro della terra , ed il terzo dell' inferno; 
per cui lo chiama Omero Giove infernale, ed Eschilo 
re del mare. Marciano nelle nozze di Mercurio e di Fi- 
logia , mentre lo induce a convocare a concilio lutti 
gli altri Dei, lo dipinge con una corona regale in capo 



CAPITOLO VII. Ai 

tutta risplendente e fiammeggiante, con un lucido velo 
tessuto già per mano di Pallade , che gli cuopre la 
nuca , e vestito di bianco , se non che di sopra ha un 
manto che sembra di vetro dipinto a scintillanti stelle, 
che nella destra mano tiene due rotonde palle, l'ima 
d oro , e l'altra d'oro e di argento, e nella sinistra una 
lira con nove corde , con le scarpe di verde smeral- 
do , assiso sopra un panno tessuto di penne di pavo- 
ne 7 e che coi piedi calca un tridente. In Egitto, ri- 
ferente Plutarco ,. per adombrare un re dipingevano 
Giove in forma di scettro con un occhio in cima, al- 
ludendo alla potenza dei re, perchè lo scettro è segno 
della grandezza e potenza che hanno sopra gli altri; e 
per l'occhio alla vigilanza che hanno d'avere nel go- 
. verno Loro , mostrandosi giusti in ogni sua azione : ed 
appresso gli ponevano l'immagine della giustizia , mo- 
strando non doversi fare cosa alcuna senza quella. Per 
il che , ad ammaestramento dei giudici ed amministra- 
tori della giustizia, furono fatte già hi Tebe alcune sta- 
tue senza mani per dimostrare che non debbono ac- 
cettare premio che possa indurli a far torto altrui. In 
molti altri modi si trova essere stato formato questo 
Dio da altri popoli, come dagli elei in forma che spa- 
ventava gli uomini spergiuri , con un fulmine stretto 
con ambe le mani, quasi in atto di punir subitamen- 
te gli uomini spergiuri, e si chiamava Giove Spergiuro, 
a cui era dedicata cert' acqua presso a Diana. £ dai 
romani era anche chiamato Veiove come che potesse 
nuocere , ed era fatto, secondo si legge appresso Aulo 
Gellio, in forma di fanciullo con le corna in capo, e 
con le saette in mano in atto di ferire , con una ca- 



42 LIBRO SETTIMO 

pra appresso. Gli arcadi, come scrive Pausania , come 
Dio custode deli 9 amicizia 7 l'avevano di mano di Po- 
licleto , con i coturni ai piedi , con un vaso da bere 
in una mano , ed un tirso nell' altra, e sopra il capo 
un 9 aquila. Gli elei già nomati, gente della Grecia, l'eb- 
bero ancora fabbricato d'oro e di avorio, assiso in seg- 
gia regale con una corona in capo fatta a foglie di oli- 
vo, e nella destra mano una Vittoria coronata, e nella 
sinistra uno scettro di diversi metalli , sopra il quale 
era un' aquila, con le scarpe dorate, ed il manto d'in- 
torno distinto , e lavorato oon diversi animali, gigli , 
ed altri fiori. Nel seggio tutto d oro e di preziose gem- 
me erano scolpiti d'avorio e di ebano molti animali, 
e quattro immagini della Vittoria io sostenevano in vece 
di piedi. Nerone imperatore fece scolpire un Giove Cu- • 
stode, che sedeva sopra un alto seggio con un fulmine 
nella destra , e nella sinistra un' asta. Ma Giove detto 
Statore si rappresentava con l'asta nella destra, e col 
fulmine nella manca , e fu chiamato da Romolo per 
la vittoria ottenuta dei sabini. Giove Labrandeo i po- 
poli di Caria lo facevano solamente con una scure in 
mano (1). Ed il popolo di Seleucia in Siria lo rap- 

(i) Gli abitanti di Milas*, città della Caria, avevano due tem- 
pli dedicati a questo Dio. II primo era nella città , e Giove era vi 
adorato sotto il nome di Osogo, secondo Stratone , o di Ogon, se- 
condo Pausania : l'altro era situato sopra una montagna iu qual- 
che distanza della città , e in luogo chiamato Labranda , donde 
venne dato a Giove il soprannome di Labrandeo. Narrando Plu- 
tarco ( Quaest. grec, (/uà est. 45) l'usurpazione della corona di Li- 
dia fatta da Gtge, dice che questo priucipe essendosi ribellato eo li- 
tro Candaule re di Lidia, fece alleauza con Àrselide di Milasa nella 
Caria , il quale gli condusse un numeroso corpo di carj; Candaule 
fu posto io rotta , ed ucciso in un combattimento insieme col sua 



CAPITOLO VII. 43 

presentavano sotto la forma di una grossa pietra : e 
gli egizj sotto nome di Giove Ammone in forma di 
umbilìco largo di sotto e rotondo , che verso la cima 
iva sottigliandosi e finiva in punta , secondo che rife- 
risce Quinto Curzio , e l'adoravano in un tempio del 
medesimo nome. Nei deserti della Libia Bacco gli driz- 
zò un altare , e l'adorò in forma di montone $ sicco- 
me altri fecero poi , chiamandolo Giove Ammonio. I 
celti 9 gente di Franeia , secondo Alessandro Napoli- 
tano , l'adoravano in forma di un 9 altissima querce $ ed 
i greci gli posero sempre le corna di montone; e qua- 
si universalmente tutti i popoli con l'aquila per il più 
, appresso , siccome uccello a lui dato , onde si finge 
anco che dall' aquila sia tirato il suo carro. Luciano 
scrivendo della Dea Siria dice 7 che nel tempio di co- 
stei era il simulacro di Giove posto a seder sopra due 
tori. Altrimenti fu formato sotto nome di Giove una 
statua ad Antonino Pio , ed a Gordiano , cioè in pie- 
di ignudo 7 con Tasta nella destra , ed il fulmine neli* 
altra { e sotto nome di Leone Conservatore fu fatto a 
Diocleziano diritto, con due saette nella destra, ed un* 

scudiere 9 al quale aveva affidata la scure di Ercole. Questo eroe 
nella sua spedizione coatro, le amazzoni l'avea lolla ad Ippolita, e 
donata ad Onfate. Da queir epoca i re di Lidia , successori di 
quella principessa , sempre la portarono eglino stessi nelle batta- 
glie , e C andatile non violò impunemente una consuetudine che 
era stata in certo modo consacrala dalla religione. Gige % che si 
credeva debitore della ottenuta vittoria al valore di Arselide, gli 
lasciò il possesso della scure , e questo generale, sommamente de- 
siderando di trasmettere le sue gesta alla posterità, la portò nella 
Caria , e ne armò Giove Labrandeo. Sulle medaglie di Milasa si 
vede quella scure a due fendenti, rappreseutata come quella delle 
amazzoui. 



44 LIBRO SETTIMO 

•sta nella sinistra $ ed in altro modo per Conservatore 
dell' universo , con un* asta nella sinistra, e con la de- 
stra che porge una picciola immagine della vittoria. Ed 
Aliloco discepolo di Apelle , dipinse Giove Partorien- 
te, con mitra ed altri ornamenti che portavano in capo 
le donne di 'Lidia , in mezzo di alcune donne che lo 
ajutavano a partorire Bacco , in atto di lagnarsi , con 
molte Dee che tra loro di lui bisbigliavano. 

Dalle operazioni medesimamente di questo Dio gli 
antichi gli attribuivano diverse figure; come per la lun- 
ghezza della vita lo rappresentavano in forma d'uomo 
coronato , coperto di veste crocea , o vogliam dire di 
colore di zaffrano, posto a cavallo sopra un 9 aquila ov- 
vero un dragone , con una saetta in mano 9 con cui 
pareva che trafigger volesse il capo dell' aquila o dra- 
gone ; e per l'accrescimento , della felicità , ricchezze , 
onori , benevolenza , prosperità 9 e vittoria dei nemi- 
ci 9 in forma d'uomo ignudo coronato 9 che tiene le 
mani alzate e giunte insieme in atto supplichevole, as- 
siso sopra una seggia di quattro piedi, la quale è por- 
tata da quattro fanciulli alati ; e per la vita religiosa, 
e per la prosperità della fortuna, chiamandolo figliuol 
di Giove , in figura d'uomo che aveva la testa di leo- 
ne o di ariete , ed i piedi di aquila, vestito di veste 
crocea. Finalmente fu formato in molti altri modi, ed 
adorato sotto diversi nomi, come di Giove Taburio, 
e Giove Labrandeo (1), dall' ajuto porto da lui nelle 
guerre 9 come dice il Boccaccio; di Giove Laprio, Mo- 
lione , Dodonio , al quale in Gaonia nel monte Dodo- 
fi) Vedi la nota a pag. 4?. { 



CAPITOLO VII. 45 

nio fu sacrato un tempio maraviglioso appresso il fonte 
Giove freddissimo , sì che le faci accese estingue , e 
l'estinte raccende (1); di Giove Capitolino dal nome 

(i) Dodona fa città celebro dell' Epiro pel suo oracolo» la sua 
tei va, e la sua fontana : ecco l'origine dell' oracolo, secondo la fa- 
vola. Giove avea fatto dono a sua figlia Teba di due colombe che 
avevano la prerogativa di parlare. Un giorno queste due colombe 
da Tebe volarono in Egitto, per andare una nella Libia a fondare 
l'oracolo di Giove Aimone , e l'altra in Epiro nella selva di Do* 
dona, dove si fermò e disse agli abitatori del paese cbe era inten- 
zione di Giove che in quel luogo vi fosse un oracolo. Questa favola 
è fondata sopra l'equivoco della parola peleiai , che significa co- 
lombe , e donne vecchie. Nella selva di Dodona scorreva appiè di 
una quercia una fontana del medesimo nome , e la sacerdotessa 
ne interpretava il mormorio ; ma in seguito quest' oracolo provò 
delle variazioni. Si pensò di sospendere in aria dei vasi di ottone 
accanto ad una statua dello stesso metallo, parimenti sospesa , e 
che teneva in mano una bacchetta di ottone che aveva nell' estre- 
mità alcune corde mobili. Quando il vento agitava questa figura , 
andava a battere sopra i vasi, che urtandosi l'un l'altro davano un 
suono che durava qualche tempo; e dalla varietà e durata di un 
tal suono veniva pronosticato l'avvenire ; da ciò venne il prover- 
bio, l'ottone di Dodona, per indicare un chiacchierone. Finalmen- 
te rendevano gli oracoli le quercie della selva di Dodona ; vale a 
dire, che i sacerdoti si nascondevano in certe incavature di quelle 
piante per dare le loro risposte ; e siccome le persone che anda- 
vano a consultare l'oracolo stavano sempre per rispetto verso il me- 
desimo in una certa distanza , non si potevano accorgere di que- 
sta superchietia. Apollod. I. i r. 9, Erod. a e. 57, Meta a e. 3, 
Plin. a e. io3, Strab. 17. 

Dodona ha ricevuto il suo nome da una ninfa, che secondo al- 
cuni era figlia dell' Oceano, e di Teti ; secondo Bcateo nel suo li- 
bro delle Genealogie era figlia di Giove e di Europa. Strab. /. 9. 
Essa giaceva appiè del monte Tomaro da cui sgorgano sorgenti ine- 
sauribili* Il tempio di Giove stava sul monte, e vedovasi decorato 
con tutti i suoi portici da innumerabili statue , e dalle offerte di 
quasi tutti i popoli della terra. Secondo Erodoto era questo il tem< 
pio pia antico della Grecia. Plutarco dice che gli antichi storici 

\ 



46 LIBRO SETTIMO 

del tempio a lui eretto e consacrato dai romani nel 

monte Tarpejo , dove era il suo colosso di schinieri 

pretendono che fosse fabbricato da Deucalione immediatamente do* 
pò il diluvio; ma la comune opinione si è cbe venisse eretto da 
JPelasgo , o almeno da' suoi discéndenti. 

La foresta sacra steudevasi tutta all' intorno , e fra le quercte 
di cai era formata , una sola avea nome di divina o di profetica. 
La fontana , di cui parla Noél, cresceva e mancava insensibilmente 
ogni giorno, cosicché al meriggio era secca, a mezza notte abbon- 
dantissima d'acqua. Essa presentava ancora un fenomeno più singo- 
lare, ed era che sebbene le sue acque fossero eccessivamente fredde 
e spegnessero le fiaccole aceete che vi s'immergevano, all'incontro 
accendevano le spente , solamente avvicinate alla fontana. Pomp. 
Mela l. a, Plin. L i, Lucret. de rer. nat. /. 6. 

Le decisioni dell' oracolo erano annunziate da tre sacerdotesse, 
•una delle quali avea nome Peleia\ che significa vecchia e colom» 
hai ed ecco a che si riferisce l'equivoco della parola sa riferita da 
Noél , benché con poca esattezza , equivoco che ha dato origine 
non già alla favola della colomba che dall' Egitto volò in Epiro , 
ma a quella che una colomba dettasse le risposte dell' oracolo. I 
beoti che quest' oracolo consultavano , non ricevevano le risposte 
dalle tre sacerdotesse, ma da qualcuno dei ministri del .tempio; ed 
ecco perché : una volta avendo essi consultato l'oracolo su di un' 
impresa che meditavano di fare , la sacerdotessa rispose, che aves- 
sero a commettere un' empietà , e sarebbero riusciti nel loro in- 
tento. I beoti sospettando eh' ella favorisse i loro nemici la getta* 
.rono sul fuoco, dicendo : se la sacerdotessa c'inganna , merita la 
morte; se dice il vero , facendo così empia azione, obbediamo al- 
l'oracolo. Le altre due sacerdotesse giustificarono la loro sventu- 
rata compagna , e dissero che l'oracolo significava dovere i beoti 
rapire i tripodi sacri del tempio , e portarli in quello di Dodona. 
Nel tempo stésso fu decretato che d'allora in poi esse non avreb- 
ber risposto alle domande dei beoti. 

Oltre i mezzi riferiti da Noél , di cui si servivano le sacerdo- 
tesse per indagare la volontà del Nume , eravi una maniera di 
consultare gli oracoli per mezzo delle sorti, estraendo cioè dei bi- 
gliettinì , o dei dadi da un' urna che li conteneva. Un giorno che 
i lacedemoni avevano scelto questo mezzo per sapere l'esito di 
una loro spedizione, la scimmia del re dei molossi saltò sulla ta- 



A 



CAPITOLO VII. 47 

e pettorali ed elmi fatto fare da Spurio Carrilio (1) 
dopo la vittoria che ottenne dei sanniti, il quale fu sì 
grande 7 che delle reliquie della lima egli fece fare ap- 
presso una sua statua, dove prima era stato quel Gio- 
ve di plastica miniato di sopra die fece Turiano nei 
tempi di Tarquinio Prisco; di Giove Tonante di cui 
era una statua grandissima nel Campidoglio di mano 
di Leocarete (2) , ed una di Briasside (3), oltre mol- 
te altre di Panfilo , di Polide (4) , di Dionisio , e di 

vola , rovesciò l'urna e sparpagliò le sorti. La sacerdotessa spaven- 
tata gridò che i lacedemoni invece di aspirare alla vittoria , do- 
vevano pensare alla lor sicurezza. I deputati tornando a Sparta 
pubblicandovi questa notizia ricolmarono di terrore quel popolo 
si guerriero. 

(t) Fu console insieme a L. Papi rio Cursore l'anno 46 1 di Ro- 
ma. Ebbe un figlio che portò lo stesso nome , e viene ricordato 
come il primo fra romani che ripudiasse la moglie r succedendo 
ciò nel 5t3 di Roma, e a3i avanti G. C. 

(a) Questo greco scultore fu emulo di PolicletkyCefisodoro, e 
di altri famosi. Oltre questa statua di Giove Tonante, fece la sta- 
tua in bronzo d'Isocrate nel vestibolo del tempio di Eleusi, oltre 
molte altre statue in oro ed avorio. 

(3) Scultore ateniese , contemporaneo ed emulo di Scopa, di 
Timoteo, e di Leocarete , in concorrenza dei. quali scolpì il mo- 
numento eretto a Mausolo nelP anno secondo dell' olimpiade cen- 
tesima. La fronte del monumento posta a levante fu scolpita da 
Scopa » da Briasside quella che guarda a settentrione , e le due 
altre da Timoteo y e da Leocarete. Briasside scolpi cinque statue 
di Dei pei rodiani , non nominando altri lavori sparsi per la Gre- 
cia , ed il maraviglioso Apollo fatto per Antiochia, incenerito ai 
tempi di Giuliano l'apostata. Vi fu un' altro scultore nomato Brias- 
side, che Sesostri re di Egitto, soggiogati diversi paesi di Grecia, 
seco condusse nel suo ritorno , e gli ordinò di scolpire magnifica* 
mente il simulacro del suo proavo Osiride* 11 che si dice abbia 
Briasside felicemente fatto. 

(4) Fìtruvio lo loda come primo inventore di macchine di guer- 



48 LIBRO SETTIMO 

Prassitele , die fra le altre ne fece una di avorio in 
casa di Metello; ed oltre il colosso di 30 braccia che 
gli eresse Claudio , ed un altro che era a Taranto di 
mano di Lisippo alto 30 braccia. In Atene era un Gio- 
ve Salvatore, al quale Cefisodoro (1) eresse l'aitare; 
ed un altro bellissimo di mano di Stenide (2) offer- 
to al tempio della Concordia* A Giove Vendicatore fu 
fatto quel mirabii tempio detto Pantheon da Marco 
Agrippa , oggi detto la Rotonda. A Giove Casio fu de- 
dicato già in Pelusio un picciol tempio con la sua sta- 
tua , la quale aveva sembianza di giovane , e stendeva 
una mano con un pomo granato 7 il quale aveva se- 
creta significazione, e rendeva risposta a tutti della di- 
manda fatta. In Alessandria di Egitto ancora fu fatto 
un tempio magnificentissimo a Giove Melichio cioè cle- 
mente 7 con la sua statua j il quale fu parimenti di- 
pinto da alcuni sedente sopra il trono eburneo con lo 
scettro solo in mano. Ma il maggior tempio che Gio- 

ra ; indi qual maestro di Diade e di Cerea ingegneri di Alessan- 
dro Magno, ed autore di un trattato sulle macchine. Non dice pe- 
rò che fosse scultore, o pittore. 

(i) Scultore, figlio, e degno allievo di Prassitele. Viveva 36o 
anni prima di G. C. Sua sorella fu la prima moglie di F orione. 
Le sue opere più considerabili erauo una Minerva nel porto di 
Atene ; un altare bellissimo , nel tempio di Giove Salvatore; una 
Pace che porta al seno una statuetta di Pluto; un gruppo di lotta- 
tori a Pergamo, sei Muse sufi' Elicona; inoltre una Lato ci a, una Ve- 
nere e Diana con Esculapio , le statue di due cortigiano infami , 
Anito di Tegea , e Miro di Bisanzio poetesse. 

(a) Ovvero S tieni de scultore» fratello di Lisistrato, fiorì nel- 
la XIV olimpiade. Plinio , Stradone , e Pausania parlano di luì 
e dicono che fu autore delle egregie opere che Lucullo espugna* 
tore di Sinope portò a Roma; come pure delle statue di Cerere, 
di Giove, e di Minerva poi consacrate nel tempio della Concordia. 



CAPITOLÒ VIL 49 

ve si avesse mai fu quello che era nel monte Olim- 
po, al quale tutta la Grecia portava doni, dove Cipse- 
lo tiranno di Corinto offerse un simulacro tutto d'oro 
sodo* Quivi era anco quella gran statua di porfido (1), 
che di lui fece Fidia (2) ateniese col suo discepolo Co- 

(t) Non di porfido * ma di oro ed avorio. 

(2) Il celeberrimo degli scultori antichi, la erti vita è ravvolta 
di molta oscurità , benché il di lui nome ingrandisse coi secoli. 
Nacque a Carniide ateniese nella settantesima Olimpiade, Secondo 
Dione apprese l'arte da ìppia ; secondo altri, dà Elada scultore* 
che probabilmente forma una sola persona con Agelade maestro 
a Mirane e a Policleto sicionico j i quali cod Fidia trassero l'arte 
greca a quella sublimità , a cui , scesane una volta , non ritornò 
più. Moltissimi greci , anzi tutti » seguivano ancora uno stile, che 
sebbene ricco di molte doti , bello per semplicità ed espressione * 
come quello de' nostri quattrocentisti > sentiva non pertanto di 
qualche secchezza; e questa maniera dicevasi eginetida o vecchio 
stile. Fidia fu dunque il Raffaello della scultura antica, intredu* 
cendd in essa una più franca ed espressiva imitazione della natu- 
ra. Egli comparve in mentre che Atene splendeva di tutta sua lu- 
ce , in mentre la pulitezza dell' attica letteratura dominava più 
che con Tarmi col fascino dell' eloquenza l'intera Grecia. La pri- 
ma sua opera pubblica si fu la statua colossale di Minerva Area* 
che aveva il corpo di legno dorato , il capo, le mani* e i piedi di 
marmo pcntelico, eretta colle spoglie predate nella battaglia di 
Maratona 4 perenne monumento di quella memoranda giornata j 
lavoro probabilmente eseguito dopo quella di Sala mina e Platea.» 
Né Fidia allora poteva contare più di venti anni* Tuttavia venne 
subito riconosciuto il suo merito, e quando si volle innalzare sulP 
acropoli di Atene un Colosso ella divinità protettrice , a Minerva 
Polliade , il di cui cimiero al Capo di Suuio i naviganti scopriva- 
no , venne tanta opera quasi a lui tutta affidata. Fu quasi con* 
temporanea l'altra statua di Minerva a Pellene in Acaia , formata 
d'oro e d'avorio * unione che usatasi anche prima di Fidia. Ma 
prima di Fidia non s'era veduta la maestà e la grazia unita in un' 
opera, la bellezza e la fortezza, l'espressione e la forma; egli fa 
il primo a scolpire si Colossali opere , risplendenti di quanto le 
poteva rendere perfette. Interprete del popolo e suo sacerdote * 

Lomazzo Tr. Voi. HI* 4 



50 LIBRO SETTIMO 

lotete, a petto a cui il tempio come che grandissimo, 

era piccolo ; onde parve all' artefice che male aves- 

cgli in memoria della battaglia di Maratona consacrò in nome de- 
gli ateniesi nel tempio di Delfo tredici statue, cioè di Apollo, 
Minerva , Milziade , ed altri dieci eroi. E così Cintone che teneva 
in allora le briglie dell 1 ateniese reggimento, redimeva con lo scal- 
pello di Fidia l'onore meritato dal padre , illustrava il governo 
suo con tali capilavori. Maggiore dei quali si fu la Minerva Lemma, 
da que' di Lemoo offerta agli amici ateniesi ; opera che segna un* 
epoca nella scultura , ebe parve si bella al medesimo Fidia, che 
per la prima volta scolpiva il scio nome in una statua ; l'imma- 
gine più sublime, secondo Pausania, che abbia avuto Minerva. 
A Cintone successe Pericle nel governo di Atene ; l'amicizia dei 
primo non gli tolse quella del secondo; Aspasia altamente dichia- 
rossi sua protettrice; amò che concorresse a formare la corona, di 
cui una gemma era Socrate^ e la Grecia riveri in Fidia il prin- 
cipe de' suoi scultori. Nella sua scuola formavasi intanto Agora- 
crito ed Ale amene, il quale era il suo prediletto; i due allievi ope- 
ravano a gara , come nel concorso della Venere Urania , in cui fu 
trionfatore Alcamene , perchè Fidia non isdegnava toccare le sue 
Statue, e quindi la Venere Urania più volentieri s'attribuì al mae- 
stro che allo scolare. Checché ne sia , dolente della sconfìtta à'A- 
goracrito , anche a lui ritoccò l'opera , e gli scolpì nei hassiriìic- 
vi della base an' ingegnosa favola ; ma Agoracrilo sdegnato degli 
ateniesi , vendette la sua Venere, che per consiglio di Fidia ave- 
va mutato in una Nemesi , a que' di Ramno, Egli e notevole che 
a compiere questa metamorfosi , bastò mutare la disposizione delle 
chiome, che ai greci perfino le Furie dovevano esser belle. Cir- 
ca taP epoca Pericle chiamò Fidia , che allora contava 48 anni, 
a dirigere tutti i lavori ordinati dal popolo. E qui comincia la 
vita dell' architetto. II Partenone fu la prima opera, che, archi- 
tettata da Ittino e Callicrate , egli dirigesse, adornandola della 
celebre statua di Minerva, e di molle altre sculture, parte da 
lui eseguite , parte nella sua scuola. Severissimo con se stesso , 
meditava a lungo i consigli che lo doveano guidare nella esecuzio- 
ne, domandava perciò tranquillità e tempo; diffidente di sé con- 
sultava il pubblico, e uniformavasi alle sue decisioni; così, quan- 
do interrogò il popolo se dovesse eseguire la Minerva in marmo, 
perchè costerebbe assai meno, gli venne risposto: Il popolo ale- 



CAPITOLO VII. 51 

4e osservato la proporzione del loco $ perchè lo fe- 
ce che sedendo toccava col capo l'alto tetto 7 e vide 

niese non vuole che ricchezza e magnificenza: Straordinario spet- 
tacolo che onora non so più se lo scultore od il popolo; l'uno per- 
chè in tanta altezza di gloria non inorgogliva talmente del suo 
ingegno da non cadere in faccia del vero; l'altro perchè fornito 
di squisitissimo gusto consigliava, o rispondeva così degnamente 
all' artista, non caricandolo di ceppi , ma lasciandogli libero cam- 
po a immaginare opere , per la materia , degne di cosi possente 
repubblica, di Fidia pel lavoro. La figura di Minerva era alta ven- 
iìsei eubiti (circa trentasei piedi e dieci pollici parigini). Se ne sta- 
va protetta dall' egida e vestita d'una tunica fino ai talloni; con 
una mano teneva la lancia , coli' altra una statuina della Vittoria; 
aveva sull' elmo una sfinge simbolo del sapere , e lateralmente 
due grifi ; sopra la visiera stavano otto cavalli in atto di slanciar- 
si alla corsa, immagine della rapidità con cui opera il divino in- 
telletto. Le drapperie erano di oro , e disposte in modo che si po- 
tessero levare senza guastar nulla ; le parti nude d'avorio , ad ec- 
cezione degli occhi formati da due pietre preziose. Sulla parte 
esterna dello scudo , collocato ai piedi della Dea , scorgevasi la 
pugna degli ateniesi e delle amazzoni; sull'opposta quella dei gi- 
ganti e degli Dei; sui calzari la zuffa dei lapiti e dei centauri; 
sul piedistallo la nascita di Pandora ed altrestorie.il popolo ge- 
loso dell' onore veniente da tanto prodigiosa opera, vietò con pub- 
blico decreto a Fidia di apporvi il nome; ma egli deluse l'ingiu- 
sto ordine ritraendo sé stesso nella figura di un vecchio ateniese, 
che scaglia una pietra contro un'' amazzone, e presso di sé Pericle 
similmente ritrasse. Costò il lavoro quaranta talenti d'oro ( circa 
due milioni novecento settantaquattromila lire italiane ). Le scul- 
ture che ornavano i due frontoni del tempio esteriormente rappre- 
sentavano argomenti mitologici ; erano le figure di tutto tondo, e 
poste sulla cornice quasi sopra una specie di teatro, e ora rappre- 
sentavano Minerva che balza armata fuori del cervello di Giove; 
ora la medesima diviuità che all' Attica dona l'olivo : ora le feste 
che a onorare Minerva formavano gli ateniesi ; ora i lapiti e i cen- 
tauri che pugnano , e milP altre cose che lungo sarebbe a dire* 
Compiuto il monumento , i nemici di Pericle si unirono a que' di 
Fidia ; fecero in modo che la ruiua dell' uno fosse quella dell'al- 
tro; comperarono un opera jo di Fidia M il quale dichiarò iunau- 

A* 



52 LIBRO SETTIMO 

chiaramente che se dirizzato l'avesse, sarebbe stato piti 

zi al popolo com' egli si fosse appropriato una parte dell'oro de- 
stinato alla statua di Minerva* Essi volevano nel medesimo tempo 
implicare nella procedura Pericle , il quale previde l'accusa , e 
chiese che l'oro fosse pesato , giacché per suo consiglio i panneg- 
giamenti erano costrutti in modo che si potevano staccare. Cadu- 
ta la prima accusa y i nemici di Pericle chiamarono Fidia sacri- 
lego per aver posto il sno ritratto e quello di Pericle nello scu- 
do di Minerva. Stolta calunnia per cui gli sarebbe stato proibito 
modellare dal vero; ma tale» che se ammessa, lo esponeva alla 
pena di morte ; perciò Fidia rifugiossi in Eleusine. Pericle pau- 
roso di ciò 9 per occupare il popolo in cose importanti , fece de- 
cretare l'esclusione dei megaresi dai porti di Atene e delle città 
sue alleate , si strinse ai corciresl contro Corinto ; e da ciò nacque 
la disastrosa guerra del Peloponneso. Cosi la ridicola accasa di 
Fidia fu la scintilla cbe accese si terribile incendio , così venne 
il proverbio ; come Fidia necessario alla pace : amaro rimprovero 
dei greci ad Atene. Lasciata Megera a motivo della gnerra , e una 
statua incominciata di Giove Olimpico, ei si rìcovrò in Elide nelF 
Olimpiade ottantesimaquinta , ed esegui il famoso Giove Olimpico; 
Il quale era assiso , dell' altezza di 66 piedi e mezzo della nostra 
misura , compresa la base ; occupava quasi tutta l'altezza del tem- 
pio f né avrebbe potato levarsi senza sfondare il tetto ; concepi- 
mento sublime immaginalo per imprimere negli animi un'idea ter- 
ribile della divinità. Preziosissima era la materia, un reo il magiste- 
ro dell' arte, poiché la finitezza estrema degK accessori non nno* 
ceva al grandioso effetto del tutto. Il sommo della espressione 
era la testa, dove si figurava la maestà del pia potente Nume. 
Di tutti i capilavori di scultura creati da quegli antichi ninno fu 
tanto ammirato, eccettuata la Venere di Pressitele, quanto il Gio- 
ve di Fidia. Un' iscrizione gli attribuisce uno dei cavalli, cbe stan- 
no in Roma dinanzi il palazzo di Montecavallo. A Fidia ai attribuì 
sce una statua di Venere Urania collocata in Elide, d'avorio ed oro. 
L'epoca in cut .Fidia fece il Giove Olimpico e morir, restò lunga- 
mente incerta. Molti fanno il Giove Olimpico anteriore alla Miner- 
va del Partenone; dicono che compiuti sotto la sna direzione i tre 
ediftej , cioè il Partenone, il tempio di Eleusi e i Propilei, comin- 
ciassero le sue sciagure , né più finissero se non colla morte ; set- 
co odo Plutarco f per l'accusa dt sacrilegio mori di veneno seller 



CAPITOLO VII. 53 

alto assai del tempio (1). Con tutto ciò questa statua (2), 
come scrive Quintiliano , accrebbe molto di religione 

prigioni ateniesi ; secondo Filocoro accusato di furto, fuggi in Eli- 
de ; sette anni dopo fu dagli elei messo a morte , secondo gli sco- 
liasti di Filocoro , per nuovo furto; Hejrne f Giunio, Levesque se- 
guono Plutarco ; Meursio crede a Filocoro ; Hoffmann, Moreri % 
e Schlotzer si compiacciono di amplificare le reità e le sciagure 
di Fidia , lo asseriscono reo due volte di furto , pel primo esilia* 
to, pel secondo ucciso. Ma si grande artista non poteva essere cosi 
vile; Gèdoyn confonde Plutarco; Boettiger lava il nome di Fi- 
dia di qualunque infamante accusa ; Quatremère de Quincjr ciò 
prova con ogni evidenza; Enterico David finalmente dimostra che* 
Fidia mori in Elide 43 1 anni avanti G. G. di circa 66 anni; non 
prigione nò accusato di furto , ma singolarmente onorato; poiché 
la sua casa e la sua offici uà vennero conservate con religione; ove 
operava si eresse un altare a tutte le divinità , perchè egli , scol- 
pendole , le aveva tutte onorate ; gli elei istituirono i suoi figli 
sacerdoti perpetui di Giove, li chiamarono faidronti f e li inca- 
ricarono di pulire la statua. Tolte al Partenone di Atene quasi 
tutte le sculture che l'adornavano da lord Elgin e trasportate a 
Londra « si fece il confronto della bellezza di tali lavori e quella 
delle altre sculture greche esistenti ; venne provato dapprima che 
quelle opere erano veramente di Fidia ; indi tutti gli artisti chia- 
mati al giudizio , altamente ammirandole, si divisero in molte opi- 
nioni. Canova decise per Fidia, e Canova poteva decidere. De- 
gno di Pericle, del suo secolo* e della Grecia , educò all'arte 
i più grandi antichi , e le sue opere recentemente scoperte coope- 
rarono non poco a compiere la sconfitta del barocchismo. 

(i) In questo tempio medesimo aveaoo gli elei innalzati sei al- 
tari a dodici divinità , di modo che sacrificavasi in un medesimo 
tempo a due sulP ara medesima : cioè, a Giove e a Nettuno sulla 
prima; a Giunone e a Minerva sulla seconda; a Mercurio e ad Apol- 
lo sulla terza; alle Grazie e a Bacco sulla quarta; a Saturno ed 
a Rea sulla quinta ; a Venere e a Minerva Ergane sulla sesta. 

(a) Colotete oltre df essere stato ajuto di Fidia in questa famosa 
statua, si segnalò scolpendo lo scudo d'una Minerva ; ma il suo ca- 
polavoro era un' Esculapio d'avorio , che si vedeva a Cillene. La 
tavola d'avorio e d'oro , sulla quale si deponevano in Elide le co- 
rone pei vincitori , era un' altra sua opera assai preziosa. Egli di- 



&4 LIBRO SETTIMO 

a Giove , per la divina maestà che in essa espresse , 
secondo l'esempio di Omero (1 )• Ma sarebbe fatica in- 
finita andare annoverando tutti i popoli che adorava- 
no statue di questo Dio ; bastando sapere in genera- 
le, come ci narrano i mitologi, die avendo egli cir- 
cuito cinque volte la terra, ordinò a tutti i popoli che 
gli dovessero edificare tempj , e simulacri. £ così in 
tutte le parti del mondo fu adorato sotto diversi no- 
mi , e massime dagli etiopi di Meroc , dagli abitanti 
di Candia , Pireo, Tomole, Ida, Elide , Libia (dove 
era il suo famoso oracolo), Epiro, Lazio, Gnido di 
Licia , Pisa di Macedonia, Lidia, Cizico, nel quale eb- 
be un tempio di pietre, con le commissure di fili d'oro, 
ed una statua di avorio , la quale era coronata da un 
Apolline di marmo , Cilicia , Panfilia, Nasamona, Ga- 
ramantia , Toscana , Spagna , Paflagonia , e da quelli 
che abitarono il monte Meros d'India, i quali soleva- 
no tutti coronar le statue che gli dedicavano, di quer- 
cia , arbore a lui consacrato in segno della vita , la 
quale era creduta esser data da lui ai mortali. E per- 
ciò usavano i romani di dare la corona di quercia a 
chi aveva in guerra difeso da morte un cittadino ro- 
mano : come che ben si dovesse l'insegna della vita a 
colui che era stato cagione altrui di vivere. 

scendeva da Ercole, era nato a Paro, e il suo maestro si nominava 
Pasitele , secondo alcuni. Perciò od ebbe due maestri, o vi furo- 
no due Coloteti scultori. 

(ij Peneno fratello di Fidia interrogavalo dove avesse trova* 
to il modello , e Fidia rispondeva que* versi di Omero : 

Disse : e il gran figlio di Saturno i neri 

Sopraccigli inchinò. Su l'immortale 

Capo del sire le divine chiome 

O ride g giuro , e t remonne il vasto Olimpo* 
(fliad. I, 5-48 532^ 



CAPITOLO Vili. 

Della forma di Marie. 

IVlarte (secondo i gentili) signore della quinta sfera r 
fu tenuto dagli acitani gente di Spagna , come scrive 
Macrobio , che fosse Tistesso ardor del Sole. Onde fe- 
cero il suo simulacro ornato e lampeggiante di raggi 
a guisa di Sole , adorandolo con grandissima riveren- 
za. Gli antichi tutti come Dio della guerra , lo rap- 
presentavano feroce e terribile nelT aspetto, e tutto or- 
nato , con Tasta in mano e con la sferza : talvolta lo 
ponevano a cavallo , e talora sopra un carro , come i 
traci (fra* quali nacque), il quale era (come dice Ome- 
ro) tirato da due cavalli detti il Terrore , e la Tema, 
accompagnato dall' Impeto, dal Furore, e dalla Vio- 
lenza. La qual cosa imitando Stazio, quando introdu- 
ce Giove a chiamar Marte per mandarlo a spargere 
semi di guerra fra gli argivi ed i tebani , per cagion 
dei due fratelli Eteocle e Polinice , i quali contende- 
vano del regno di Tebe , posciachè ha descritto Tar- 
me di questo Dio, che sono un elmo lucido tanto che 
sembra d'avvampare come che abbia un fulmine ar- 
dente per cimiero., la corazza dorata tutta piena di 
terribili e spaventevoli mostri , e lo scudo risplenden- 
te d'una luce sanguinosa ; dice che gli stanno intorno, 
adornandogli il capo , il Furore e Tira j e che il Ter- 
rore regge i freni dei cavalli , davanti i quali va scuo- 
tendo le ali la Fama apportatrice non meno del falso 
che del vero. Alcuni altri antichi gli posero al carro 
quattro cavalli tanto terribili e feroci che spiravano fuo- 



56 MBRO SETTIMO 

co j facendo esso Dio (come scrive Isidoro) col petto 
ignudo , per dinotare che il soldato ha da esporsi in- 
trepidamente a tutti i pericoli della guerra. 

Il paese di Marte lo stesso Stadio nella Tebaide 
così lo descrive * 

Sotto la region del polo Artoo 
Cillenio entrò, a cui comanda Marte $ 
Jvi sta sempre Verno , e oscuri nembi 
Dimostra il Gelo 7 ed Aquilone orrendo 
Crudelmente vi soffia , e con furore 
Ivi viepiù cTogri altro empito mostra j 
Grandine e pioggia ognor dal cielo scendo 7 
A bui non vai rimedio di capelli. 
Né schermo sopra le percosse acerbe 
Di quelle palle : qui Mercurio guarda 
Con meraviglia le diserte selve r 
E gli sterili boschi li teme e trema. 
Segue poi in descrivere con Fistessa felicità la sua abi-r 
{azione e famiglia , dicendo ? 

Cinta è la fiera casa (Togri intorno 
Di gran lastre di ferro , e son di ferro 
Jje porte strepitose 7 i travi e i tetti 
Di ferro incatenati , ove s'offende 
Di Febo il gran splendor contrario a quello 
IT la luce ha timor di quella stanza 7 
Ed il fiero splendor le stelle attrista. 
Primo da stanza tal Impeto sale 7 
Cui la Seelerità subito segue , 
$d amendue son di colore ardente ; 
/ pallidi Timor vengono dietro 
Con F Insidie che sfati nei ferri occulti i 



CAPITOLO Vili. 57 

La Discordia che in mano doppio il ferro 
Si vede ; e queir albergo (f infinite 
Minacele suona : la Virtù, sta in mezzo 
Tristissima ed afflitta 7 e 7 Furor lieto. 
Ivi dimora ancor la Morte armata 
Con sanguinoso volto n e solo in terra 
£ il FUoco , che abbruciato ha le cittadi. 
D'intorno al tempio suo stavano appese 
Jje spoglie delle terre 7 e molte genti 
0i erano state prese f ed i frammenti 
Delle porte dalt armi a terra poste, 
Verano ancora i pezzi delle navi 
Che combattuto avean nel mare irato j 
/ carri rotti , e i lor spezzati arnesi j 

I gemiti | i dolori , ed ogni forza , 
Con tutte le ferite e i danni avuti. 
L'armi stavano in schiera ivi attaccate 
Dei miseri abbattuti, e a terra posti, 

II che non si potea senza cordoglio 
Guardando rimirare * ivi sta Marte, 

Gli danno per sorella Bellona, e la fingono guida della 
sqa carretta $ siccome Stazio poco dipoi dimostra ; 
Orna Vira e 7 Furor le piume e felmo , 
Ed il Timore suo scudier prepara 
4i cavalli le briglie j e innanzi a quelli 
Jja vigilante Fama ognor ripiena 
Di varie cose t non men vere o false 7 
Precede sempre come sua ministra , 
Palando , tuttavia le piume scote 
Con vario mormorar 7 talor timore 7 
El talor grand 9 ardire a molti dando* 



58 LIBRO SETTIMO 

Guida della carretta è poi Bellona 
Di lui sorella , che con Casta e sproni , 
Discinta i crini , i suoi cavalli punge. 

Gli sciti , come racconta Erodoto, volendo ado- 
rare Marte come Dio delle guerre, adoravano una spa- 
da ignuda a lui consacrata. E Pausania dice che i la- 
cedemoni tenevano la statua di Marte legata molto stret- 
ta, parendo loro , di tenere in tal modo quel Dio sì 
che da loro non si partisse mai, onde fossero r poi col 
favor suo sempre vincitori in ogni guerra. Gli antichi 
greci ed italiani, imitando gli egizj e sacerdoti di Mem- 
fi , solevano rappresentare questo Dio per la potenza 
del bene e del mule , e per proprio spavento fra le 
genti in tal forma , cioè , un uomo armato a cavallo 
sovra un leone , che tiene nella man dritta una spada 
nuda dritta , e nella sinistra una testa d'uomo. In al- 
tra forma ancora lo rappresentavano per l'audacia, ed 
animosità , e per la fortuna nelle guerre e risse, fin- 
gendolo in guisa di un soldato armato, coronato, colla 
spada cinta , ed una lancia lunga impugnata nella ma- 
no dritta. I romani, per essere discesi da lui, gli edi- 
ficarono un tempio con la sua statua , dandogli nome 
di Marte Vendicatore , e dinanzi gli avevano collocate 
due di quelle statue che solevano sostentare il padi- 
glione di Alessandro Magno,- e per entro il tempio v'ave- 
vano appesi molti schifi di ferro , come dice Plinio. 
Nel tempio ancora della Concordia v'avevano dedica- 
ta una sua statua fatta di mano di Pisicrate (1); ed 
appresso il circo Flaminio ne tenevano un'altra in for- 

(i) Olire questa slalua , vi era nello stesso tempio , scolpila 
egualmente per mano dì Pisicrate , quella di Mercurio. 



CAPITOLO Vili. 59 

ma di colosso fatta per mano di Scopa (1) : e quan- 
do eglino volevano determinare qualche guerra , a lui 
un altare di gramigna edificavano, sopra cui sacrifica- 

(i) Fu architetto e statuario, e nacque a Paro circa 46o ailQ i 
prima dell 1 era nostra. Riedificò il tempio di Minerva Alea , e fe- 
ce i bassirilievi che ornavano il sepolcro di AI a uso lo re di Caria. 
Infinite sono le opere eh* egli condusse , e il suo nome è quasi 
sempre associato a quello di Prassitele , tanto era il suo merito. 
Adornò delle sue opere varie città della Jonia. Penetrata la ripu- 
tazione dell' artista nella Grecia , in breve l' Attica , la Beozia , 
ed il Peloponneso si riempirono delle sue opere A M egara, nel 
tempio di Venere Praxis o Praticante , eresse tre figure rappre- 
sentanti genj proprj a favorire il culto di Venere , vale a dire 
l'Amore , il Desio, e la Passione, monumento allegorico compiu- 
to da Prassitele. Pare che le sculture della tomba di Ma asolo fos- 
sero una delle sue ultime opere. Plinio cita come esistenti a Ro- 
ma, al suo tempo, un Apollo, uu Marte colossale» oltre che nel 
tempio di Cneo Domi zio una serie di figure rappresentanti Teli, 
Nettuno, Achille, delle Nereidi montate su delfini, e su ^avalli ma- 
rini : bella opera , ehe basterebbe per onorare la sua vita. Scopa 
manteneva presse» di se varj artisti menò rinomati. Tuttavia l'in- 
venzione, e la composizjone di tante opere debbono sorprender- 
ci a ragione. Sono celebri nell' antichità due statue di Scopa t 
i'una era un Mercurio , l'altra una Baccante di marmo pario. Una 
moltitudine di autori antichi ci hanuo trasmesse le lodi che la pub- 
blica voce gli dava , uuendo egli la verità alla grandezza. Cal- 
Ustrato lo chiamava l'artista della verità, forse perchè sapeva esprì- 
mere con estraordinario valore le passioni. La statua di Nìobe e 
quelle anch'esse di parecchi dei suoi figli» offrono rari modelli 
d'un profondo dolore , sempre decente e maestoso ; ma vi si scor- 
ge più sentimento che correzione. La bellezza della statua di Nìo- 
be , aggruppata cou la figlia, è sublime. In quanto concerne l'ar- 
chitettura, la storia non ha conservato memoria che di un solo 
monumento di Scopa, il tempio di Minerva Alea, ch'era uno 
dei più magnifici del Peloponneso , e mostrò con esso nel!' ar- 
chitettura un ingegno inventivo, nobile, elevato; nella scultura 
uno scalpello fecondo, un' immaginazione brillante, una sensi* 
bililà profonda. Pure Lisippo e Prassitele lo superarono. 



60 LIBRO SETTIMO 

vaino sacrificj con quelle cerimonie che si leggono dei 
sacerdoti Salj , che andavano saltando in suo onore ; 
e perciò i romani non ebbero corona più degna , né 
di maggiore onore di quella della gramigna, siccome 
dedicata e consacrata al loro antico padre ; né la da- 
vano se non a chi in qualche estremo perìcolo avesse 
salvato l'esercito tptto , ovvero levatosi l'assedio d at- 
torno. 

À questo Dio fu dedicato per comune parere il 
gallo , a dimostrare la vigilanza de* soldati j l'avoltojo, 
per l'avidità naturale di questo uccello di seguitare i 
corpi morii , andando dietro- gli eserciti $ il pico, per 
ciò detto alle volte Martio , per le molte conformità 
che ha con lui ; e parimenti il lupo , animale rapacis- 
simo , per l'istinto che ha simile ai soldati , d'avere 
sempre le mani pronte alle rapine^ ed eziandio per l'acu- 
tezza della vista , la quale principalmente si ricerca nel 
soldato, acciocché incautamente non inciampi negli agua- 
ti ed insidie de 7 nemici. Finalmente non solo dai ro- 
mani furono eretti tempj a Marte , e consacrate sta- 
tue , o dai traci suoi compatriotti, massime nel monte 
Emo, ma anco dai termodonti, sciti, inglesi, galli, 
idumei , germani , e da quelli che abitavano le con- 
cavità della Siria , Gomagena , Gappadocia, Metagoni- 
tide , Mauritania , ed infinite altre regioni, delle quali 
non è luogo qui di farne catalogo j atteso che si può 
facilmente raccogliere da chi ha scritto dei costumi 7 
e delle religioni delle nazioni, 



CAPITOLO IX. 

Della forma del Sole. 

J.1 Sole, signore della quarta sfera, e che illumina tut- 
te le altre , in molti modi è stato dagli antichi forma- 
to , benché appresso alcuni degli assirj , come si legge 
in Luciano , non si dipingesse* perciocché egli e la Lu- 
na si potevano vedere di quaggiù. Questo pianeta, pri- 
ma che dica alcuna cosa delle sue forme , per essere 
il principale 7 dicono gli antichi che ha il governo e 
1 amministrazione dei cieli , e dei corpi che sotto al 
cielo stanno , ed è signore di tutta la virtù elemen- 
tare $ e la Luna in virtù sua é signora della genera- 
zione , dell' aumento , e scemamento : perciò disse un 
antico astrologo , che la vita s'infonde a tutte le crea- 
ture per mezzo del Sole e della Luna ; ed Orfeo li 
nominò occhi del cielo vivificanti. Il Sole da sé stes- 
so dà lume a tutti 9 e lo dona copiosamente a tutti, 
non solo nel cielo e nelT aere , ma ancora nella ter- 
ra : onde Eraclito lo chiama fonte del lume celeste; 
e molti platonici hanno collocato l'anima del mondo 
nel Sole , come quella che empie tutto il globo del 
Sole , e diffonde i suoi raggi quasi spiriti per tutto , 
distribuendo air universo la vita, il senso , ed il moto. 
E quindi i fisici antichi lo chiamarono il cuore del cie- 
lo ; ed i caldei lo posero in mezzo dei pianeti $ e gli 
egizj in mezzo del mondo. Questo pianeta fra tutti gli 
altri é vera luce dell 9 uno e l'altro mondo , e con la 
sua essenza rappresenta il padre , con lo splendore il 



62 LIBRO SETTIMO 

figliuolo , e col calore lo Spirito Santo. Platone lo no- 
mina figliuolo di Dio; Jamblico immagine della intel- 
ligenza divina ; e Dionisio bella statua di Dio. Questi 
quasi re siede nel mezzo dei pianeti, e vince gli al- 
tri di lume, di grandezza, e di beltà; gì* illumina tutti, 
e gli dona virtù a disponere le cose inferiori , e reg- 
ge i passi loro. E per tenere egli la mezza parte del 
mondo , si come negli animali tutto il corpo, così egli 
tutto il mondo ajuta a vivificare e generare. Egli è an- 
cora misura del tempo, poiché da lui ne viene il gior- 
no e la notte , il freddo ed il caldo , e le altre qua- 
lità del tempo. Dispone il corpo dell' uomo, onde dis- 
sero Omero ed Aristotile , che tali sono i moti no- 
stri , quali li porta ogni giorno il Sole. 

Ora gli antichi principalmente lo finsero re, e gli 
disegnarono altresì una reale stanza , della quale Ovi- 
dio nel secondo del suo maggior volume così parla. 
Era la casa del Sole fabbricata con altissime colonne, 
tutta dorata , e risplendente per la chiarezza del piro- 
po, del quale erano costrutte le mura, sicché lam- 
peggiava più che il fuoco. Il tetto era tutto di avorio, 
e le porte di argento brunito , tutte risplendenti. La 
casa era intagliata di figure di rilievo , sì che l'opera 
soverchiava di gran lunga la materia. Perciocché quivi 
Vulcano vi aveva intagliato i grandi mari che circon- 
dano la Terra, ed ella vi si vedeva figurata in pro- 
pria forma. Era vi intagliato il Cielo, e tutti i Dei ma- 
rini ; Tritone trombetta di Nettuno; Proteo, ed Egeo- 
ne con le grandi braccia (1); Doride mezza nascosta 

(i) Lo stesso che Briareo. Si crede che questo fosse un pi- 
rata » il quale prese il nome dell' isola di Ega , dove aveva la 



CAPITOLO IX. 63 

neir acqua del mare , e mezza fuori con verdi capelli 
al sole. Eranvi scolpiti diversi pesci dissimili l'uno dall' 
altro. Ed oltre ciò vi erano intagliate le città , le ca- 
stella , le selve , e le fiere che stanno sopra la terra; 
ed i fiumi ne 9 quali abitano le Ninfe; i Dei delle ville; 
e le immagini del cielo, sei segni dal lato destro della 
porta , e gli altri sci dal sinistro. Dopo descrive il poe- 
ta anco la maestà reale, ed i suoi baroni , dicendo, 
che quivi stava il Sole vestito, e velato di porpora in 
una seggia rilucente di smeraldi; ed avea dalla destra, 
e dalla sinistra, i Giorni, i Mesi, e gli Anni; e vi ave- 
va ancora il Mondo col Secolo e le Ore, le quali di- 
mostravano come il tempo trascorre in lui : che nella 
seggia di smeraldi vi si vedeva intagliata la Primavera 
con una corona in capo di vaghi fiori, l'Estate con una 
ghirlanda in capo di spighe, l'Autunno tutto lordo e 
tinto di vino , ed il freddo Verno co' capelli arsi dal 
gelo. Quindi dipinge il carro : 

D'oro era tasse , ed il turione (foro , 
D'oro anco il cerchio delle ruote, e quelle 
D'argento aveano i raggi , il cui lavoro 
Contenea in sé mirabil cose belle. 
Sì ricchi gioghi avean sopra di loro 
Sparsi , come nel del le vaghe stelle , 
Fra ricche perle , e bei rubin distinti , 
Risplendenti crisoliti e giacinti. 
E tutto questo che Ovidio finge nel carro del Sole , 
oltre molte altre cose, lo attribuisce Marciano al cor- 
po istesso del Sole, dove così ne fa un ritratto. Ha 

sua residenza. La favola gli attribuisce cento mani , poiché egli 
aveva cento uomini al suo comando. 



64 LIBRO SETTIMO 

Febo una corona in capo di dodici lucidissime gem- 
me i delle quali tre gli adornano la fronte, e sono lin- 
curio , carbonchio, e cerauno? sei glie ne stanno d'am- 
bi i lati delle tempie , che sono smeraldo, scithi, dia- 
spro , giacinto , draconite , ed elitropia 5 le altre tre 
chiamate jeracita , diamante, e cristallo, generate dall' 
agghiacciato verno, sono nella parte di dietro della co- 
rona (1)» La chioma ha cosi bionda che par d'oro; la 
faccia al suo primo apparire si mostra di tenero fati- 
ciullo , poi di feroce giovane , ed ali 9 ultimo di fred- 
do vecchio ; pare il resto del corpo esser tutto fiam- 
ma , ed ha le penne ai piedi ornati di ardentissimi car- 
bonchi- Intorno ha un manto tessuto di oro e di por- 
pora , con la sinistra mano tiene un lucidissimo scu- 
do, e con la destra porge un* accesa face. Ma tornan- 
do al carro , il medesimo Ovidio gli aggiunse i cavalli, 
e dice * 

Intanto Eoo , Piroo , ed Aetone 

Del Sol cavalli alati, e il quarto Flego H 

Con annitrir ardente oltre le stelle 

Si fan sentire perùotendo forte. 
Ora la carretta cosi lucente denota la sua volubilità 
non mai intermessa, col lume che mai non manca nel 
girare di tutto il mondo. Le quattro ruote dimostra- 
no che i quattro tempi già descritti , sono causati dal 
suo girare $ così anco i quattro cavalli dinotano le qua- 
lità del giorno, perciocché Piroó che é il primo si di- 
pinge rosso per il levate del Sole alla mattina rosso j 
Eoo che è il secondo, è dipinto di bianco ed è detto 

(1) Vedi voi II, pag, 433. 



CAPITOLO IX. 65 

splendente, perchè essendosi sparso gin il Sole, ed aven- 
do sgombrato i vapori , è splendente e chiaro ; il terzo 
detto Àetone è figurato rosso , ed infiammato sì che 
tira al giallo , conciosiachè il Sole trovandosi allora nel 
mezzo del cielo , ha la luce ardente ed infiammata j 
Flegone che è l'ultimo viene dipinto di giallo che ten- 
de al nero, per dimostrar la declinazione del Sole ver- 
so la terra. Altri gli hanno dato altri borni, come Ful- 
genzio , che nomina il primo Eritreo rosso , come è la 
mattina il Sole ; il secondo Àtteon , perchè distende 
verso la terra i suoi raggi ; il terzo Lamptos splen- 
dido , perchè nel mezzo giorno molto splende ; ed il 
quarto Filogeo amatore di terra , perchè verso la sera 
cala verso quella* Marziale ne fa menzione solamente 
di due , le quali sottigliezze lasciando , parlerò delle 
altre immagini del Sole. 

Scrìve Macrobio che in certa parte di Assiria era 
un simulacro dorato del Sole senza barba , il quale stan- 
do col braccio alto, teneva nella destra mano una sfer- 
za in guisa d auriga , e nella sinistra il fulmine ed al- 
cune spiche , le quali mostravano il poter suo e quello 
di Giove essere insieme congiunto. Sotto tutti i nomi 
che gli sono stati attribuiti , sempre fu fatto in viso 
senza barba , come cantò Catullo : 
Sol Bacco e Febo sono eternamente 
Giovani , ed ambi han chioma lunga e bionda. 
La chioma bionda significa i raggi risplendenti , e la 
giovinezza ci dà ad intendere che la virtù sua , e quel 
calore che dà vita a tutte le cose create è sempre il 
medesimo , né invecchia mai sì che divenga debole. Si 
gli dà anco in mano una lira da sette corde per il nu- 

Lomazzo Tr, PoL III. 5 



66 LIBRO SETTIMO 

mero dei pianeti , i quali movendosi con quella pro- 
porzione che più si confà a ciascheduno di loro , fan- 
no soavissima armonia , la quale fu con lira posta in 
mano del Sole , perchè stando egli in mezzo dei pia- 
neti, dice Macrobio, che a tutti dà legge ; sicché van- 
no tosto e tardi , secondo che da lui hanno più o me- 
no vigore } e per questo lo fecero capo ancora delle 
Muse , cioè dell* armonia de' cieli. Porta lo scudo a la- 
to , il che rappresenta il nostro emisfero fatto in cir- 
colo ; e le saette perchè , secondo che scrisse Porfirio, 
siccome elle quando dall' arco sono scosse , penetrano 
con gran forza , così i suoi raggi penetrano con la loro 
virtù sino nelle viscere della terra, e là dove è la più 
bassa parte del mondo. Onde, come afferma Servio, 
fu chiamato Dio del cielo, della terra, e dell'infer- 
no. I lacedemoni gli fecero una statua con quattro orec- 
chie , ed altrettante mani , perchè in quella forma lo 
videro combattere per loro , secondo che alcuni dico- 
no 5 e secondo altri per mostrare in tal maniera la pru- 
denza che viene da lui , la quale è tarda al parlare , 
ma bene Sta con le orecchie aperte per udire. I per- 
siani , come dice Lattanzio sopra Stazio , in una spe- 
lonca dove l'adoravano , l' avevano col capo di leone 
vestito nel loro abito , col capo ornato al modo delle 
sue donne , che con ambe le mani teneva a forza una 
vacca per le corna: volendo accennare col capo di leo- 
ne , eh' egli ha maggior forza nel segno del leone, che 
in altro segno , e che gli è tra le stelle come è tra gli 
animali il leone; e sotto figura della vacca intendere 
la Luna , la quale egli stringe nelle corna, perchè spes- 
so gli toglie il lume. Gli assirj per dimostrare la virtù 



. CAPITOLO IX. 67 

e poter suo , soli fra lotti , solevano farlo , come ri- 
ferisce Luciano , con barba lunga ed acuta nel fine , 
con certa cosa in forma di cesta sopra il capo, ripren- 
dendo gli altri che lo facevano senza barba , con una 
corazza al petto , con un' asta nella mano destra, cui 
era .in cima una picciola figura della Vittoria , con la 
sinistra che porgeva un fiore , con un panno agli ome- 
ri che aveva dipinto il capo di Medusa circondato di 
serpenti , con alcune aquile accanto che parevano vo- 
lare , e dinanzi ai piedi una immagine di femmina, che 
dall' un lato e dall' altro aveva due altre immagini di 
femmine , le quali con frezzosi giri annodava un gran 
serpente. Del qual simulacro , Macrobio dice , che la 
barba che pende giù per il petto, significa che di cielo 
in terra il Sole sparge i suoi raggi j la cesta dorata che 
sorge in alto , mostra il celeste fuoco di che si crede 
eh 9 egli sia fatto $ Tasta e la corazza , mostra il vee- 
mente ardore eh' egli porge in Marte, dove che da mol- 
ti è tenuto una is tessa cosa con Marte $ la vittoria ac- 
cenna che il tutto è soggetto a lui $ il fiore dinota la 
bellezza delle cose $ la donna che gli è a piedi , è la 
terra eh' egli illustra dal cielo co' raggi ; le altre due 
donne significano la materia onde sono fatte le cose, 
e la natura che le fa ; il serpente che le annoda , ci 
dimostra la torta via che fa il Sole 5 le aquile , per- 
chè velocemente volano ed in alto, ci danno a divedere 
laltezza e velocità del Sole ,• il panno col capo di Me- 
dusa, impresa di Minerva, c'insegna che la virtù sua col 
mezzo di Minerva rischiara gli umani intelletti, ed in- 
fonde la prudenza Delle menti dei mortali. 

Un altro simulacro del Sole, secondo Pausania, fu 



68 LIBRO SETTIMO 

già iti certa parte di Laconia a lui consacrata, di metal- 
lo, che avea un cimo in capo, e nell'una mano l'arco, ed 
un'asta nell'altra. Gli egizj tra le altre statue che gli eres- 
sero, una ne ebbero che aveva il capo mezzo raso, sicché 
dalla destra parte solamente restavano i capelli , che 
voleva dire, secondo Macrobio, che il Sole alla natura 
non sta mai occulto in modo , che del continuo non 
gli porga qualche giovamento co' suoi raggi $ ed i ca- 
pelli tagliati mostrano che il Sole in quel tempo an- 
cora che noi non lo veggiamo , ha forza e virtù di ri- 
tornare a noi di nuovo 7 siccome i tagliati capelli so- 
gliono rinascere 7 essendovi rimaste le radici. Oltre di 
ciò lo facevano con penne di varj colori , uno fosco 
ed oscuro 7 e l'altro chiaro e lucido che dimandavano 
celeste, siccome quello infernale: perchè il Sole si dice 
stare in cielo quando va per li sei segni del zodiaco 
che fanno il tempo dell' estate , e sono chiamati su- 
periori j e si dice scendere nell' inferno , quando co- 
mincia a camminare per gli altri sei dell' inverno chia- 
mati inferiori : e le penne erano segno della sua velo- 
cità. Sotto il nome di Serapide lo formavano anco in 
guisa d'uomo che portava in capo un moggio , quasi 
volesse dire che in tutte le cose si dee usare la con- 
venevole misura. In Alessandria v nel tempio dedicatogli 
v'era il suo simulacro , fatto di tutte le sorte di me- 
talli e legni così grande , che stendendo le mani toc- 
cava ambi i lati del tempio 5 ed eravi una picciola fé- 
nestra fatta con tal' arte , che il Sole sempre al suo 
apparire , entrando per quella , veniva ad illustrare la 
faccia della statua : il che vedendo il popolo si per- 
suadeva che il Sole ogni mattina venisse a visitare Se- 



CAPITOLO IX. 69 

rapide , ed a baciarlo. Marciano Capclla quando in- 
troduce Mercurio e la Virtù, die vengono da Febo per 
pigliare consiglio del doversi maritare, finge che lo tro- 
vano a sedere sopra un alto e grande tribunale , con 
quattro vasi coperti davanti , nei quali guardava sco- 
prendone uno solamente alla volta : ed erano di di- 
verse forme, e di varj metalli; uno di ferro, da cui 
uscivano vive fiamme, chiamato capo di Vulcano; l'al- 
tro di lucido argento , pieno di serenità e d'aere tem- 
perata, chiamato riso di Giove; il terzo di livido piom- 
bo , nomato morte di Saturno , pieno di pioggia , di 
brina , e di neve ; ed il quarto più vicino a Febo di 
lucido' vetro , contenente in sé tutto il seme che l'aria 
sparge sopra la terra, chiamato poppa di Giunone. Da 
questi vasi or dall' uno , or dall' altro , e quando da 
questo , e quando da quello , secondo che gli faceva 
bisogno , pigliava Febo quello onde aveano poi vita i 
mortali, e talora anco morte. Conciosiachè quando vo^ ; 
leva compartire al mondo la dolce aura dello spirito 
vitale , metteva parte dell' aria temperata del vaso di 
argento con parte del seme che stava nel vaso di ve- 
tro ; e quando poi minacciava peste e morte , vi ag- 
giungeva le ardenti fiamme del vaso di ferro ; o ve- 
ramente l'orrido freddo del vaso di piombo. Onde si 
vede manifestamente che la diversità dei tempi viene 
dalla mano del Sole. Gli egizj innanzi l'uso delle let- 
tere , per il Sole facevano uno scettro regale, e vi met- 
tevano un occhio in cima, che chiamavano ancora oc- 
chio di Giove , come che egli vedesse tutte le cose , 
e le governasse con somma giustizia, perciocché lo scet- 
tro mostra il governo. I fenicj facevano una pietra ne- 



70 LIBRO SETTIMO 

gra rotonda , e larga nel fondo, ma che verso la cima 
si andava assottigliando , la quale , come scrive Ero- 
doto , si vantavano di avere avuto dal cielo. Scrive 
Alessandro Napolitano , che in certo loco mettevano 
una pietra schiacciata e tonda in capo ad una lunga 
verga , e quella adoravano per la immagine del Sole : 
e Pausania riferisce che in Patra citta dell* Acaja, in 
un tempio consacrato a lui , gli fu posta una statua di 
metallo tutta nuda , se non che aveva i piedi vestiti, 
dei quali uno teneva sopra il capo di un bue , perchè 
dicevano i buoi essergli piaciuti, com<? canta Alceo in 
certo inno che fa a Mercurio, e prima di lui Omero. 
I trojani lo figuravano con un piede sopra un topo , 
onde lo chiamavano anco Smintio in memoria dei to- 
pi uccisi da lui, i quali guastavano la raccolta ogn' an- 
no. Di un 9 altra statua si legge in Plinio, fattagli da 
«m. pressitele , la quale non era molto dissimile di signi- 
^ ncato a questa , perchè stava con la saetta sulF arco 
come in aguato per uccidere una lucerta che gli era 
poco lungi. A Napoli gli fu drizzata una statua , che 
oltre alle altre insegne ed ornamenti che a lui si dan- 
no , aveva una colomba sulla spalla , con una donna 
avanti che la guardava fissamente in atto di adorarla} 
ed era Partenope (1) perchè dicevano che questo uc- 

(i) Fu una delle Sirene , la quale, dopo di essersi precipitata 
in mare per la disperazione di non aver potuto incantare Ulisse, ap- 
prodò in Italia , ove fu trovata la sua tomba nell* edificare una 
città che dal suo nome fu poscia chiamata Partenope. Gli abitan- 
ti del paese rovinarono in seguilo quella città , perchè abbando- 
navasi Cuma per ivi stabilirsi; ma, avvertili dall' oracolo clic, 
per liberarsi dai guasti della peste , era lor d'uopo di ristabilire 
la città di Partenope , tosto la riedificarono , e le diedero il no- 



CAPITOLO IX. 74 

cello gli fu scorta quando di Grecia venne ne' campi 
napoletani. 

Scrive Eusebio che era in Elefantinopoli , città 
dell' Egitto , una statua di lui in forma di uomo che 
avea il capo di montone con le corna , tutto di co- 
lor ceruleo , il quale siccome color di mare che rap- 
presenta nel!' universo l'umidità , vuole accennarci che 
la Luna congiunta al Sole nelT ariete , è più umida as- 
sai che negli altri tempi. Alcuni altri dalle sue opera- 
zioni volendo mostrare l'uomo invitto ed onorato che 
conduca al fine le cose cominciate, e scacci da sé le 
novità ed i sogni , e che sia sicuro delle febbri e mali, 
lo formavano colorato , sedente sopra una seggia coti 
un corvo nel seno , con sotto i piedi un globo , e ve- 
stito di veste crocea. E volendo rappresentare un uo- 
mo fortunato , ricco , ed amato da tutti, lo facevano 
in forma di femmina coronata in atto di saltare e ri- 
dere , stando sopra un carro tirato da quattro cavali? 
con uno specchio nella destra mano , ovvero scudo , 
e nell* altra un bastone appoggiato sopra il petto , ed 
in testa una fiamma di fuoco. Gli antichi gli sacrifi- 
carono il lupo , come che il Sole co* suoi raggi , così 
tiri a sé e consumi le umide esalazioni della terra, co- 
me il lupo rapisce e divora i greggi. E Marciano dice, 
che gli fu dato il corvo in segno del vaticinio che di 
lui era creduto venire ; e vi si aggiungeva il cigno per 
mostrare con i contrarj colori delle penne loro , che 
il Sole fa il giorno simile alla bianchezza del cigno 
quando viene a noi , e partendo fa parimenti la notte 

me di Neapolis , presentemente Napoli. Stradone dice che la Si- 
reua Pai l etiope fu sepolta « Dicearchia , iti oggi Pozzuolo. 



72 LIBRO SETTIMO 

negra come è il corvo. Ma Pausania riferisce che in 
Grecia il gallo era riverito come uccello di Apolline, 
perchè cantando annunzia la mattina , ed il ritorno del 
Sole. Omero fe che gli sia consacrato lo sparviero, on- 
de lo chiama veloce nunzio di A polline quando scrive, 
che Telemaco ritornato a casa in Itaca, vede uno spar- 
viero che in aria squarcia una colomba , dal che egli 
pigliò buono augurio di dover liberare la casa sua da- 
gl'innamorati di sua madre. Così in Egitto sotto la im- 
magine dello sparviero intendevano spesso Osiri , che 
è il Sole , sì perchè questo uccello è di acutissimo ve- 
dere, sì ancora perchè è nel volare velocissimo. E Por- 
firio racconta , che dagli egizj non solamente gli era 
sacrato lo sparviero, ma ancora lo scarafaggio, il mon- 
tone , ed il coccodrillo ; il primo perchè già nei primi 
tempi venendo uno sparviero , senza sapersi d' onde , 
portò in Tebe ai sacerdoti un libro scritto a lettere 
rosse , nel quale s'insegnava come e con quanta rive- 
renza si avessero da adorare i Dei, da che nacque che 
gli \ scritto ri delle sacre cose quivi portavano di con- 
tinuo un cappello rosso in capo con un' ala di spar- 
viero. Il secondo era tenuto, siccome leggiamo in Eu* 
sebio , comq vera immagine del Sole, essendo, secon- 
do Eliano , tutti i scarafaggi maschi, onde era coman- 
dato ai soldati che li portassero continuamente scolpiti 
nelle a nella , per avvertirli che bisognava aver l'animo 
virile e non effeminato. Il terzo si gli attribuiva per- 
chè intendevano per il coccodrillo l'acqua dolce, dalla 
quale il Sole purga e toglie Qgni trista qualità co* suoi 
raggi temperati ; per il che solevano i teologi egizia- 
ni , come scrive Eusebio , mettere la statua del Sole 



CAPITOLO IX. 73 

in una nave , la quale era portata da più coccodrilli. 
Gli era anco, o fosse per Dafne, o per altro, dedi- 
cato il lauro , e così sempre glie ne furono fatte ghir- 
lande. Ora egli era chiamato Sole , perchè è solo che 
luce 5 Febo per la splendidezza 5 Licio da Licio tem- 
pio di Delo $ Soconia dai Soriani, come scrive Macro- 
bio, il che è tratto dallo splendore dei raggi detti da 
loro chiome d'oro dell* argitoroso , perchè nascendo , 
per il sommo spazio del mondo viene figurato un cer- 
to arco per la specie bianca e d'argento , dal quale 
scoccano i raggi a guisa di saette risplendenti j Oro sic- 
come grandissimo e sublime gigante, quale tutto dì noi 
lo vediamo , il qual nome gli fu imposto dagli egizj, 
i quali lo fabbricarono di ferro nel tempio di Serapi- 
de , sicché stava sospeso in aria per le calamita che 
vi avevano cTogn' intorno ; oltre rpolti altri nomi , i 
quali ha raccolto Macrobio ne' suoi Saturnali. 

In Licia ed in Delfo era tenuto per oracolo , ed 
in Scizia gli erano sacrati molti tempj , perciocché 
que* popoli T adoravano per unico Dio , sacrificando- 
gli un cavallo. 1/ adoravano parimenti gli eliopoliti 
assirj , e sotto nome di Apolline i rodii , che gli eres^- 
sero quel grandissimo colosso fatto da Carete statua* 
rio (1) , di altezza di settanta cubiti, e di valore tre- 

(l) Scolare di Lìsippa , nato a Lindo, e fioriva verso la CXXI 
olimpiade. Impiegò in questo colosso dodici anni , né stette in 
piedi a motivo di un terremoto che lo rovesciò dopo 56 anni ; 
spezzato, eccitava ancora 1* ammirazione* Un oracolo tolse di 
ristabilirlo , ed i suoi avanzi rimasero nello stesso luogo fino al 
667, Un mercatante giudeo lo comperò , e caricoune novecento 
cammelli del bronzo che ne ricavò. Né fu il solo colosso iutiaJT 
iato da Carete , giacché fece una bella testa colossale che fu col- 
locata nel Campidoglio dal console P» Leutulo. 



74 LIBRO SETTIMO 

cento talenti , che vengono ad essere cento ottanta- 
mila scudi d' oro francesi , ai conto di seicento scadi 
per ciascun talento, secondo Budeo, dal quale furono 
poi detti colossensi 5 ed appresso gì' iperborei 7 ed i 
milesii, particolarmente gli erano sacrati Parnaso 7 Fa- 
scilo , Cinto j e Soratte monti ; e le isole Tenedo , 
e Delo , dove Erisittone gli costrusse quel superbissimo 
tempio , di cui ancora si vede parte delle colonne e 
marmi , col suo colosso di 1 8 cubiti con lettere gre- 
che j Claro , Malloloco in Lesbo , Grineo , Patara 7 
Arephnia , Chusa , Terapna , Cirra , Delfo ov' era il 
suo oracolo , a cui concorreva tutta la Grecia 7 in un 
tempio dipiuto da Aristoclide e Polignoto (1). Gli abi- 



(1) Fu uno dei primi che diede all' arie un notevole perfe- 
zionamento , oude Teofraslo dicevalo inventore della pittura. 
Fu allievo di suo padre Aglaofone , il quale non adoperava che 
quattro colori. Era gentile il carattere delle sue figure ; egli pel 
primo variò V espressione delle teste , dipinse aperta la bocca e 
fece vedere i denti ; ornò le donne di veòti trasparenti e di cuffie 
a varj colori graziosissime nella loro forma , e seppe con molta 
eccellenza tradurre nelle sembianze il carattere morale. A' Lem pi 
di Plinio , ne' portici di Pompeo vi era un quadro di. Polignoto 
rappresentante un soldato coperto con lo scudo. Commessagli da- 
gli ateniesi la decorazione del Pecile di coneerto con Micone , 
egli uou volle prezzo; e questo generoso alto , cui ricusò d'imi- 
tare Micone , lo rese carissimo agli ateuiesi , che gli concessero 
la cittadinanza , e gli Anfizioni decretarono , che in qualunque 
città greca egli si fosse , avrebbe gratuito ospizio. Abbellì Atene 
di molti altri lavori ; e tanta aureola di gloria circondava il suo 
nome , che Blpinice figlia di Milziade consentì a servirgli di 
modello. Era sommo nelle vasle composizioni e nelle battaglie; 
e i suoi capilavori si ammiravano a Delfo nel portico di Losche , 
i quali rappresentavano le più terribili scene che susseguilarouo 
la presa di Troja. Fiorì verso V olimpiade novantesima. 



CAPITOLO IX. 75 

tatorì di Girne gli edificarono un tempio , al quale 
Alessandro Magno offerse la suberba lucerna a guisa 
di arbore 7 che tolse quando espugnò Tebe nel tem- 
pio di Apolline Palatino , di cui Scopa fece una mi- 
rabilissima statua ; ed oltre questi , Eutiosi e Tegira 
cittadi , e generalmente tutti gì' italiani , fenicj 9 cal- 
dei, orsenii , V hanno avuto in riverenza, e gli hanno 
levate statue diverse , delle quali troppo lungo sarebbe 
il dire di quelle sole anco di greci ed italiani più il- 
lustri, che si trovano in Plinio, come quella di mano 
di Leontio che lo fece a guisa di citarista col serpente 
morto $ quella chiamata Apolline Pitio ; e queir altra 
detta Apolline Toscano die fu già nella libreria del 
tempio del Divo Augusto in piedi di cinquanta cubiti; 
e quella di Leocarete nella loggia di Ottavia ; e molte 
altre fatte da Mirone (1) , Beda (2) , Canaco (3) , Li- 
ft) Celebre scultore greco uscito dalla scuola di Agelade , 
e fiori circa l' ottantesima olimpiade. Modellò uomini , satiri , 
ed animali , e molte ssa opere furono trasportate a Roma. I 
poeti latini celebrarono Mirone specialmente per una giovenca 
in bronzo , detta da Virgilio : gloria viva Myronis ; e da Ovi- 
dio : similis verae vacca Myronis opus. Fece tre statue colos- 
sali \per Sarno rappreseli lauti Minerva , Ercole , e Giove , levate 
da Antonio , portate a Roma da Augusto ; però restituite le prime 
due , T ultima consacrò in Campidoglio. Fece uni Ercole per 
Agrigento , rapito da Verre ; fuse in bronzo la statua di Lata 
corriere di Alessandro ; un fanciullo con un vaso d' acqua lu- 
strale ; e Perseo che uccide Medusa , nella rocca di Atene e te. 
Dissero gli antichi Mirone maraviglioso nello scolpire le teste. 
Pure un artista così eccellente ha terminati i suoi giorni in 
estrema povertà. 

(a} Degno allievo , e forse figlio di Lisippo. 
(3) Scultore greco , nativo di Sicione , e fiorente 4 00 ann * 
prima di G. C. Benché allievo di Policlcto , sempre eouservò 



76 LIBRO SETTIMO 

sippo , Bupalo (1), Antermo (2), Pressitele, Scopa, 

nelle sue opere la durezza e crudità dello stile aulico. Le sue 
opere principali erano la stalua di Apollo Didimo, di Apollo Jsme- 
nio , una Venere assisa in oro ed in avorio , la statua del pu- 
gilatore Bicello ; finalmente una delle tre Muse ricordate in un 
epigramma dell' dittologia , attribuito ad Antipatro. Canacofece 
inoltre, coti Patroclo, trentun» statue di bronzo, che furono 
eretto nel tempio di Delfo in onore dei duci greci , vincitori 
degli ateniesi nel combattimento d' Ego Potamo. 

(i) Architetto e statuario, nativo di Chiù, fu figlio di An- 
termo , e fioriva 5\o anni avanti G. C. Commessogli dagli abi- 
tami di Smirne d' eseguire una statua della Fortuna , diede per 
attributo a questa dea il corno di A mal tea , ed il primo imma- 
ginò di rappresentarla col polo sul capo, cioè un* emblema del 
polo , e volle con ciò dare una viva idea delle opere della For- 
tuna , e s' attirò in seguito le più varie e strambe interpreta- 
zioni degli eruditi. Eseguì pure per Smirne la statua delle tre 
Grazie , replicò questo soggetto in altre statue che adornarono 
il palazzo del re Aitalo, Col fratello Antermo scolpì parecchie 
altre statue , le quali tutte erauo vestite conforme all' usanza di 
quei tempi antichi ; se uè vedeva alcuna in Roma ne' templi 
innalzali da Augusto. Teodosio pose a Costantinopoli una Giu- 
none di Bupalo , e a' dì nostri si scoperse in Roma un piede- 
stallo che ha in greco questa iscrizione*: Bupalo fece» 

(a) Fratello di Bupalo e figlio di Antermo, scultori, come Pavo 
' M'tcciade, ed il bisavolo Mala ; e così via via fino alla prima 
olimpiade. Visse sempre unito col suo fratello Bupalo , e nell'isola 
di Delo compirono sì bei lavori, che fitti suberbi dalle lodi , 
sotto alcune statue scolpirono : " Chio è lauto celebre per le opere 
dei figli di Antermo , quanto per la sua possanza! „ In un tempio 
di Dclo fecero una statua di Diana , la quale a chi entrava era 
di sembianze severe, e parea che invece sorridesse agli uscenti. 
È incerto il lor fine : dicesi che pittorescamente invaghili della 
bruttezza d' Ipponace , poeta contemporaneo , fattane una cari- 
catura in marmo , la esponessero ; che il poeta si vendicasse con 
versi satirici tanto acerbi , che disperati si appiccarono. Ma que- 
sta pare una favola , perchè contraddetta da Plinio. Molti altri 
lavori dei due fratelli ornavano le isole della Grecia , e poscia 
in grau parte furono trasportati a Roma. 



CAPITOLO IX. 77 

Eutichide (1 ) , Lisia (2) , Calamide , e Briassifle 7 e 
da colui che fece quel gran colosso lungo trenta cu- 
biti , che da Apollonia portò in Campidoglio Marco 
Lucullo , i quali tutti sempre ebbero avvertenza di 
formarlo con lira per umano e piacevole 7 ed armato 
di saette e di scudo per nocivo (3). Le forme ancora 

(t) Allievo di Lìsìppo , contemporaneo ed emulo di Euticrate, 
di Ccfisodoro , di Timarco , e di P ir orna co» Le principali sue 
opere erano una statua dell' Eurota , un Bacco , ed una statua 
della Fortuna , onorata di culto particolare dai sirj . Avrebbe 
forse vinto Prassitele , ma morte Io colse di sedici anni. Vi fu 
un altro Eutichide pittore. 

(a) Scolpì la famosa quadriga con Apollo e Diana fri un sol 
marmo , consacrali da Augusto in una cappella ornata di colonne 
in onore di Ottavio suo suocero. 

(3) Il più celebre monumento ebe ci rimanga dell' antiebilà , 
essendo appunto la statua di questo Dio, conosciuta col nome 
di Apollo di Belvedere , non vogliamo defraudare il lettore di 
una descrizione piena d'estro di questa famosa statua, dettata 
al chiarissimo archeologo Winckelmann dall' entusiasmo ch'ei con- 
cepiva nel considerarne con gli occhi e con la immaginativa le 
sue straordinarie bellezze. Eccola : " La statua dell' Apollo di 
Belvedere è il più sublime ideale dell' arte fra tutte le opere an- 
tiche , che sino a noi si sono conservate. Direbbcsi che l' artista 
ba qui formato una statua puramente intellettuale , prendendo 
dalla materia quel solo che era necessario per esprimere la sua 
idea , e renderla visibile. Questa mirabile statua tanto supera 
tutti gli altri simulacri di quel Dio , quanto 1' Apollo di Omero 
è più grande degli altri descritti dai susseguenti poeti. Le sue 
forme sollevansi sovra V umana natura, ed il suo atteggiamento 
mostra la grandezza divina che I' investe. Una primavera eterna, 
qual regna ne' beati Elisi , spande sulle virili forme di un' età 
perfetta i piacevoli tratti della ridente gioventù , e sembra che 
una teuera morbidezza scherzi sulla robusta struttura delle sue 
membra. Vola , o tu che ami i monumenti dell'arte , vola col 
tuo spirito sino alla regione delle bellezze eteree , e diventa un 
genio» e prendi una natura celeste per riempiere l'anima tua 



78 LIBRO SETTIMO 

di quésto gran pianeta e degli altri , sono state rap- 
presentate in pittura e scultura da moderni eccellenti 7 
e massime della classe di Michelangelo, di Raffaello, 
di Perino , e del Rosso. Ma per essersi notato tanto 

coli' idea di un bello sovrumano : potrai formartene allora una 
giusta immagine , poiché in quella figura nulla v' è di mortale, 
nessun indizio si scorge dell' umana fralezza. Non vi son nervi 
né vene , che a quel corpo diano delle ineguaglianze e del mo- 
vimento ; ma par che un soffio celeste , simile a fiume che va 
placidissimo , tutta abbiane formata la superficie. Eccolo • egli 
ha inseguito il serpente Pitone , contro di cui ha per la prima 
volta piegato il suo arco , e coli' agii piede lo ha raggiunto e 
trafitto. Il suo sguardo sollevalo in una piena compiacenza por- 
tasi quasi all' infinito bene al di là della sua vittoria. Siede nelle 
sue labbra il disprezzo ; e lo sdegno che in sé racchiude gli di- 
lata alquanto le nari, e fin sull'orgogliosa sua fronte s'innalza; 
ma la pace e la tranquillità dell' anima rimaner sembrano inalte- 
rabili , e gli occhi suoi soh pieni di quella dolcezza che mostrar 
suole , allorché Io circondan le Muse , e lo accarezzano. Fra tutti 
i rimastici simulacri del padre degli Dei , nessuno ve ne ha che 
si avvisi a quella sublimità in cui egli manifestossi alla mente di 
Omero , ma in questa statua del figlio di Giove seppe 1' artefice, 
eguale a quel gran poeta , tutto rappresentarvi , come su d' una 
nuova Pandora , le bellezze particolari , che ad oguuna delle altre 
deità sono proprie. Egli ha di Giove la fronte gravida della Dea 
della sapienza, e le sopracciglia che il voler supremo manifeslan 
co' cenni ; ha gli occhi della regina degli Dei in maniera digni- 
tosa inarcali ; è la sua bocca un* immagine di quella dell' amato 
Branco in cui respirava la voluttà ; la sua morbida chioma, si- 
mile a' teneri pampini , scherza quasi agitata da una dolce au- 
retta intorno al divin suo capo , in cima a cui sembra con bella 
pompa annodata dalle Grazie , e d' aromi celesti profumata. 
Mirando questo prodigio dell'arte tutte le altre opere ne oblio, 
e sovra di me stesso e de' sensi mi sollevo per degnamente esti- 
marlo. Il mio petto si gonfia e s' innalza come quello de'vati dal 
profetico spirito iuvestili , e già mi sento trasportato in Delo* 
e nelle Licie selve, che Apollo onorò di sua presenza; parrai 
già che T immagine eh' io meri formo vita acquisii e molo, come 



CAPITOLO IX. 79 

che basta del comporle 7 le tralascio , lasciando tut- 
tavia contemplare nel sonno all'antico Parrasio la forma 
di Àpolline dipinto da lui in Lindo , quando per ciò 
diceva che egli era disceso dalla sua stirpe , e da 
quella di Ercole , tenendosi per questo arrogantemente 
principe dell' arte. 



capitolo x. 

Della forma di genere. 



|_ja forma di Venere signora della terza sfera si trova 
molto diversa , ma la generale ( lasciando Cupido che 
gli va rappresentato appresso siccome suo figliuolo ) è 
quella , che abbiamo descritta da Àpulejo , dove dice 
che ella era di bellissimo aspetto , di color soave e 
giocondo , e quasi tutta nuda mostrava la sua perfetta 
bellezza ; perciocché non aveva altro d* intorno che un 
velo sottilissimo, che non copriva, ma solamente adom- 
brava le parti sue , le quali stanno nascoste quasi sem- 
pre , ed il vento soave leggiermente soffiando 7 talora 
T alzava un poco gonfiandolo , perchè si vedesse il fiore 
della giovinezza ; talora lo stringeva ed accostava alle 

la bella opera di Pigmalione» Ma come potrò io ben dipingerla 
e descriverla? Io aveva bisogno dell'arte medesima che guidasse 
la mia mano anche ne' primi e più sensibili (ratti che ne ho ab- 
bozzati. Depongo pertanto a pie di questa statua I' idea che ne 
ho data , imitando così coloro che posavano appiè de* simulacri 
degli Dei le corone che non giugnevano a metter loro sul capo,,. 
Winckelmann , Storia delle Arti del disegno* 



80 LIBRO SETTIMO 

belle membra , in modo che quasi più non appariva. 
Il corpo tutto era di bianco celeste , ed il sottil velo 
di color ceruleo, per essere tale il color del mare d'onde 
ella nacque. Dinanzi gli andavano i vezzosi amori con 
ardenti facelle accese in mano $ e dall' un lato aveva 
le Grazie, e dall' altro le bellissime Ore, le quali con 
vaghe ghirlande di fiori in varj modi pareano ador- 
nate ; da una parte la Dea dei piaceri , la quale dal- 
l' una mano tiene Cupido, e dall'altra Aliterò (1). 

(i) Il Contro Amore , o piuttosto amor per amore ; era fi- 
gliuolo di Venere e del Dio Marte. Questo nome tioo si piglia 
nel senso di opposizione o di contrarietà , ma dinota un amore 
reciproco , scambievole. Basta riferire la storia della nascita di 
Antero , per esser convinti della esattezza di questa interpreta* 
zione. Venere , dice Porfirio , dietro i poeti greci , lagnavasi un 
giorno con Temi , perchè Cupidine rimaneva sempre fanciullo ; 
la Dea consultala rispose che il solo mezzo per farlo crescere 
si era quello di dargli un fratello. Allora sua madre gli diede 
per fratello un altro Amore > il quale fu chiamato Antero. Ap- 
pena questo Amore ebbe veduta la luce , suo frale Ilo sentì au- 
mentar le sue forze e dilatarsi le alle , le quali ripigliavano il 
loro antlto staio ogni volta che Antero era lontano da lui. Si 
può agevolmente scorgere che questo secondo Amore è stato im- 
maginato per dinotare che il ritorno fa crescere 1' amorosa pas- 
sione. Antero aveva un altare nella città di Atene , e la circo- 
stanza che lo fé' innalzare è una novella prova che pel Contro 
Amore gli antichi greci intendevano un amore reciproco. L'ate- 
niese Mele te , dice Pausatila , era amato da uno straniero chia- 
mato Timagora , e non gli corrispondeva ; un giorno abbando- 
nandosi alla sua avversione , gli comandò di precipitarsi dall'alto 
della cittadella di Atene. Timagora volle dimostrargli il suo amore 
a costo della propria vita , e si precipitò. Melete veggendo Ti- 
magora morto ne fu si afflitto , che diventato sensibile allorché 
non era più a tempo, salì sullo slesso macigno, si precipitò in 
giù, e peri nello stesso modo. Alcuni stranieri che travavansi al- 
lora in Alene, pigliarono occasione da qucsl' «sventura per in- 



CAPITOLO X. 81 

Altri poi per essere ella nata nel mare dal sangue di 
Gelo 7 la fecero con una conca marina in mano , bel- 
lissima quanto si puote , e con una ghirlanda di rose 
in capo, perchè appunto rosseggiano , e pongono , come 
è proprio della libidine. Altri la finsero ancora che 
nuotasse per il mare , per dimostrare la vita degF in- 
felici amanti essere congiunta con amaritudine, e com- 
battuta da diverse fortune , con spessi naufragj , onde 
Porfirio dice: 

Di tenere nel mar povero e ignudo. 
Ed Ovidio , mentr' ella nuota nel mare , l' induce a 
così dire a Nettuno : 

Ed ho che fare aneli io pur qualche cosa 
Tra guest' onde , se vero è cK io sia stata 
Nel mar già densa spuma , dalla quale 
Ho avuto il nome , eli oggi ancora serbo ; 
perchè Afrodite la chiamano i greci dalla spuma. Vir- 
gilio parimenti fa che Nettuno così risponda a lei , 
quando ella lo prega a voler ormai acquetare la tem- 
pesta del mare, che aveva assalito il suo figliuolo 
Enea : 

Giusto è che né" miei regni tu ti fidi , 
Perchè tu già di questi nata sei. 
Il cliè volendo mostrare gli antichi , la dipingevano 
eh 9 ella quindi usciva fuori , stando in una gran conca 
marina , giovane e bella quanto era possibile , e tutta 

Balzare un altare al Dio Antero, che essi onoravano come il pro- 
tettore di Timagora. Alcuni autori si appoggiano su questo aned- 
doto per riguardare Antero come il Dio vendicatore di un amore 
contro natura. Cicerone de Nat. Deoi\ L 3 e. 23, Porphyr. de 
Divin. Nomin. , Pausania l. i e. 3o , Lil. Gyraldi Hist. Deor. 
Sintagma i3. 

Lomazzo Ti\ Voi III. 6 



82 LIBRO SETTIMO 

ignuda. E le diedero la conca marina, perchè , come 
dice Guba , nel congiungersi col maschio tutta si apre 
e si mostra , per alludere a quello che si fa ne pia- 
ceri amorosi. Fu fatta tutta ignuda, perchè rende ignudi 
coloro che la imitano ; e per mostrare quello a che 
ella è sempre apparecchiata j ed ancora per dare a di- 
vedere , che chi va dietro ai lascivi piaceri , rimane 
spesso spogliato e privo di ogni bene , avendo perso 
le ricchezze, il corpo indebolito, e l'animo macchiato 
sì , che nulla ha di più bello: ed oltre di ciò per farci 
conoscere che i furti amorosi non possono stare occulti 
sempre. Laonde o per questa , o per qual* altra ra- J 
gioire si fosse , Pressitele fece ai gnidi quella sua tanto 
celebrata Venere nuda di marmo bianchissimo , tanto 
bella , che molti vi navigavano per vederla (f) $ di 

(i) P russitele 9 celeberrimo scultore greco , del quale parla- 
rono molti antichi , e tuttavia non ci dissero né Panno della sua 
nascita • né quello della sua fine, né dove sia nato, né dove sia 
morto. Che se sappiamo qualche cosa di lui, lo dobbiamo ali'eru- 
duzione profonda di Enterico Davida il quale seppe col mezzo di 
confronti ingegnosissimi determinare alcune epoche della sua vita. 
Prassitele f secondo lui, nacque in Atene nell'olimpiade LTV; chi 
gli fosse maestro ci é fgnoto , certo si é che di ventisei anni in- 
namorassi di Fritte quando essa alla presenza di tutta la Grecia, 
nelle feste di Eleusi, uscì ignuda dal mare sfavillante di tutta fa 
sua bellezza. Frine gli rispose d'amore, e gì In spiro alcune delle 
sue opere mnravigliose , e forse non poco valse in determinare il 
suo ingegno verso quella maniera che rese con tanta delicatezza 
le dolci affezioni dell' anima , e tanta grazia negli atteggiamenti. 
Le primizie del suo talento vennero consacrate all' amore con un 
Cupido , che donò a Frine ; la quale a vicenda donò questo su- 
blime capolavoro alla sua patria , a Tespra , che Io consacrò in 
un tempio antico dell' Amore , dove lungamente rimase , e con- 
verse gli occhi dell'antichità colta su quella città prima devastata 



CAPITOLO X. 83 

cui, come scrìvono Luciano e Plinio , un giovane di 
qualità divenutone innamorato, si celò una notte nel 
tempio , e la contaminò. E di questo parere vogliono 

dalla guerra , poi dalla sete romana dì preda. Tespia non è pia 
nulla, dice Cicerone, ma serba il Cupido di Pr assito le. Trasportato 
anch' esso a Roma sotto i portici di Ottavia , l'incendio di Roma 
poco dopo il distrusse. Circa la medesima epoca Alessandro si 
preparava alla conquista dell'Asia , e prese seco Lisippo già pro- 
vetto nell'arte» assai maturo in età, e di estesissima fama, io luogo 
di Prassitele che allora cominciava ma con auspicj cosi felici , spro- 
nato alla gloria vicina dall' amore e dalla bellezza, e già soggetto 
di superbia alla Grecia. Probabilmente circa quest' epoca egli fece 
alcuni bassirilievi per 1' ara del tempio di Efeso ; altre due figure 
di Amore, ma in bronzo- Paro nella Propontide possedeva un altro 
Amore di Prassitele , in marmo come quello di 'tespia , ed era si 
bello, che gli antichi nel loro entusiasmo favoleggiarono che di 
esso s' innamorasse Archila rodiano. Si ricordano moltissime ripe* 
tizioui di questa statua, le quali abbastanza ci dicono quanto l'an- 
tichità venerasse l'originale. Durante la sua giovinezza ed i suoi 
amori , getto in bronzo il Satiro o Paùno , posposto al Cupido da 
Frine; collocato in un tempio d' Atene , tanto crebbe in celebrità 
che fu detto Peribóete o il Celebre. La contemplazione assidua 
delle belle forme della sua cortigiana gì' ispirarono le due Veneri 
che illustrarono Coo e Gnido. La prima era vestita , ignuda la se- 
conda , ma di tanta venusta, che per la grazia dei movimenti, per 
la morbidezza del marmo , per 1' animata imitazione del vero , 
veone detto il capolavoro dell' arte greca in tal genere , come 
in un altro il Giove di Fidia. Secondo Plinio , si era Prassitele 
giustificato alla Grecia intera colla grazia di questa Venere della 
sua passione per Frine; nella sorridente espressione del volto avea 
scolpita la sua speranza ; per ciò da tutte le estremità della terra 
naviga vasi verso Gnido per ammirare la statua di Venere , e con 
poetica enfasi manifestarono la loro maraviglia Quintiliano , Mas* 
sima Tirio , Callistrato , Diodoro Siculo , e Cicerone* Per que- 
st' opera il re Ni co me de si proflèrse di pagare a que r di Guido i 
loro considerevoli debiti, ed essi ricusarono. Una terza Venere si- * 
mi I mente in marmo si vedeva nella città di Tespia. Le due statue 
di. Frine sono quasi contemporanee, e riescirono degne della cele- 

6* 



84 LIBRO SETTIMO 

molti che sia la statua per la maravigliosa bellezza che 
si ritrova in lei , la quale è ora in ftoraa 7 che an- 
eli* io ho veduta (1). La quale molti anni sono insieme 
con le principali statue degli antichi e dei moderni fu 
gettata dal cavalier Leone Aretino 7 e mandata al suo 
bellissimo palazzo in Milano per ornarlo. 

À costei fu parimenti , come agli altri Dei , dato 
un carro 7 sopra il quale , oltre la conca marina , ella 

brità del modello. E una di esse, che era di bronzo dorato, Frine 
donolla al tempio di Delfo , e fu posta tra quella di Archidama 
re di Lacedemone, e quella di Filippo padre di Alessandro. Sulla 
base leggevasi .* Frine di Tespia figlia di Epicleo. L' altra statua 
di Frine era in marmo , e que' di Tespia Y eressero nel tempio 
dell' Amore presso la statua di Venere. Una delle più grandi opere 
furono le sculture che ornarono i due frontoni del tempio di Er- 
cole , a Tebe , lunga- pezza dopo il compimento del tempio ; e 
queste sculture rappresentanti le fatiche d'Ercole erano di tutto 
rilievo come quelle del Partenone. Nel tempio di Venere Pra- 
xis esisteva una statua assai antica ed io avorio di tale divinità ; 
Prassitele circondotta con le statue della Persuasione e della Con- 
solazione , così significando la seduzione che trascina alla colpa, 
e il pentimento che resta. Nel tempio di Bacco in Elide vi era allo 
stesso Dio una statua di bronzo descritta da Callistrato, e lodata 
come un capolavoro di prim' ordine. Ai tempi di Plinio, vedevansi 
a Roma di Prassitele una Venere» nel tempio della Felicità; un 
Trittolemo, una Cerere» detta anche Flora, nei giardini Serviliani; 
una buona Fortuna nel Campidoglio j un Sileno , un Apollo, un 
Nettuno , negli edifizj di Asinio Pollione , oltre l' Apollo Sau- 
roctono , ovvero uccisore di lucerle , una delle più eleganti sta- 
tue di Prassitele, e uno dei simboli più curiosi della sapienza 
pagana. Prassitele e Apelle indicano l'epoca più luminosa dell'arte 
fra i greci. Egli ebbe due figli Cefisodoto ed Eubulo suoi allievi, 
(i) Qui Lomazzo vorrà forse intendere della famosa statua , 
conosciuta col nome di Venere de* Medici, la quale nel tempo 
che l' autore la vide esisteva in Roma, non essendo stata traspor- 
tata in Firenze che sotto il Pontificato d* Innocenzo XI. 



CAPITOLO X. 85 

andava diportandosi e per mare e per aria , dove più 
gli aggradiva; benché Claudiano quando finge che Vada 
alle nozze di Onorio e di Maria , portata sopra la 
chioma d'un tritone che con coda sollevata gli fa- 
ceva ombra. E furono i carri dati ai Dei 7 prima per 
maggior sua maestà , poi perchè con quelli si viene a 
dimostrare il rotare delle sfere loro , ed a ciascuno 
accomodare animali di sembiante natura al Dio , che 
li tirino. Sicché quel di Venere è tirato da candidis- 
sime colombe, imperocché elle sono oltramodo lascive; 
ed altre volte dai cigni , siccome scrivono Orazio , 
Ovidio , e Stazio , per la soavità del cantar , per cui 
si accresce grandemente il diletto ne 9 piaceri amorosi. 
Leggesi che appresso de 9 sassoni, questa Dea appo loro 
stava dritta sopra un carro tirato da due cigni , ed 
altrettante colombe , nuda , col capo cinto di mirto , 
con una facella ardente nel petto , con certa palla ro- 
tonda in forma del mondo nella mano destra , e nella 
sinistra tre pomi d' oro $ cui stavano dietro le Grazie 
tutte tre coni le braccia avviticchiate. E come che da 
lei venga non meno il disamare che V amare , Mar- 
cello dopo la vittoria di Sicilia gli edificò un tempio 
fuori di Roma un miglio , acciocché ella togliesse dal-' 
T animo delle donne romane ogni desiderio lascivo : al 
qual tempio andavano le giovanette ad offerir cotali 
figurette di stucco e di pezze. Pausania é autore che 
appresso i tebani furono tre Veneri , a cui diede il no- 
me Armonia moglie di Cadmo ; V una celeste che mo- 
stra l'amor puro e sincero, ed alieno dal congiungi- 
mento dei corpi ; l' altra popolare , che fa 1' amor la- 
scivo e libidinoso ; la terza Apostrofia , che noi pos- 



86 LIBRO SETTIMO 

siamo dire preserva trice, la quale era contraria ai di- 
sonesti desiderj. Alla popolare fece già Scopa una sta- 
tua , la quale , secondo che riferisce Alessandro Napo- 
litano , sedeva sopra un montone , e con un pie cal- 
cava una testuggine. Ed una altresì ne fece Fidia agli 
elei , che stava in pie sopra una testuggine , per mo- 
strare alle donne che a loro tocca la cura della casa, 
e conviene ragionare manco che sia possibile , siccome 
nota Plutarco ne suoi ammaestramenti , per non avere 
la testuggine lingua alcuna , secondo Plinio, Oltre alle 
Grazie , a} agli Amori , scrive Plutarco, che solevano 
gli antichi- aggiungere alla statua di Venere quella di 
Mercurio , per dare ad intendere , che degli amorosi 
piaceri sono dolcissimo condimento le parole piacevoli 
ed accorte , siccome quelle che producono e conser- 
vano T amore fra le persone. Il perchè mettevano tra 
le Grazie che accompagnavano quella Dea una chia- 
mata Pito, dal persuadere (1). X lacedemoni le eres- 
sero già un tempio , e dentro gli posero la sua statua 
tutta armata , in segno della vittoria che ebbero le 
lor donne quando armate uscirono di Lacedemone, e 
distrussero i messenj, come scrive Lattanzio (2), E di 

(i) La* Persuasione. Questa Dea era riguardata come la figliuola 
di Venere, e d' ordinario trovasi nel suo corteggio, o al suo fianco, 
colle Grazie per indicare che in amore debbono esse reciproca* 
meute aju tarsi. Avendo Teseo persuasi tutti i popoli dell 4 Attica 
di unirsi in una stessa città, in quell* occasione introdusse il culto 
di questa Dea* Pito aveva nel tempio di Bacco a M egara una statua 
uscita dalla mano di Prassitele. Fidia V aveva rappresentata sulla 
base del trono di Giove Olimpico, neir istante in cui essa incorona 
Venere. 

(?) Allorché i lacedemoni, dice Lattanzio, stringeano d'assedio 
la città di Messene , una truppa di messenj secietaineute uscì dalia 



CAPITOLO X. 87 

questa Venere armata , finge Ausonio, che Pallade cor- 
rucciata , la sfidasse a venir seco a contesa sotto il giu- 
dizio di Paride , e che ella gli rispondesse : o teme- 
raria ! che di' tu ora di vincermi che sono armata , 
se ignuda già ti superai? I romani formarono Venere 
detta Vittrice , in guisa di donna bellissima con veste 
lunga sino a terra , la quale con la destra mano por- 
geva una breve immagine della Vittoria , e nella si- 
nistra avea certa cosa , a sembianza di quella che ado- 
ravano quelli di Pafo , sotto il nome di Venere , che 
alcuni stimano che fosse uno specchio , perchè Filo- 
strato nella pittura degli amori scrive 7 che le ninfe 
posero una statua a Venere , in premio eh 9 ella le aveva 
fatte nkadri di così bella prole, come sono gli amori, 
e le dedicarono nno specchio di argento con alcuni or- 
namenti di piedi dorati. In altro modo si vede Venere 
Vittrice in una medaglia di Faustina; conciosiachè con 
la sinistra tiene uno scudo appoggiato in terra , che 
ha due picei ole figurette scolpite nel mezzo , e con la 
destra porge una Vittoria. Scrive Pausania 7 che ap- 
presso i sicionj in Grecia era un tempio dedicato a 

città eoa intendimento di portarsi a saccheggiare Sparla , ov'erauo 
rimaste sole le donne cogli uomini incapaci di portar le armi. Si di- 
fesero esse con tanto coraggio, che il nemico fu posto in fuga: ritor- 
navano esse a Sparta cariche delle messeniesi spoglie , allorché i la- 
cedemoni , istrutti del disegno degli assediali, corsero in ajuto della 
loro patria: scorgendo da lungi le loro donne il cui vestimento, come 
lutti sanno, era da quello degli uomini ben poco diverso, le presero 
per nemici, e già disponeansi a combatterle, allorché per trarli dal- 
l' errore, si spogliarono esse , e mostraronsi ignude. Quello spetta- 
colo produsse il suo effetto. Per conservare la memoria del valore 
delle lacedemoni , fu consacralo un tempio ed una statua a Venere 
armata. 



88 LIBRO SETTIMO 

Venere , nel quale non potevano mai più di due donne 
entrare ; e di queste , quella che ne aveva la guardia 
non andava mai per tutto queir anno col suo marito , 
e T altra bisognava ohe fosse vergine ; e tutti gli altri 
poi che ivi andavano a pregare la Dea , stavano di 
fuori : e la statua che vi era dentro di Venere , era 
tutta d' oro , e stava a sedere , tenendo con 1' una 
mano alcuni capi di papavero , e con V altra un pomo, 
con certa cosa sopra il sommo della testa che rap- 
presentava un polo , o vogliam dir ganghero ; dove 
queir altra che fece Tindareo in ceppi , aveva un certo 
velo che usavano portare per ornamento le donne di 
que f tempi ; della quale l' istesso Pausania dice 7 che 
appresso dei lacedemoni sopra il tempio di Venere ar- 
mata era una cappella , ov' ella stava a sedere , chia- 
mata Morfo., con certo velo in capo, e con certi lacci, 
o ceppi die fossero , ai piedi ? per mostrare che le 
donne hanno da essere di fermissima fede verso co- 
loro , a 9 quali si congiungono di nodo maritale. I ro- 
mani avevano un tempio che chiamavano di Venere 
Calva , r e tale era la sua statua , in memoria che per 
il mezzo de' capelli delle donne romane erano stati li- 
berati dai galli in Campidoglio (1); ancora che molto 

(i) Venere sotto nome di Calva, avea in Roma due templi. Il 
primo le fu consacrato in memoria di essersi le romane dame, du- 
rante l'assedio dei galli", tagliati i capegli per farne delle funi , le 
quali servirono al movimento delle macchine da guerra ; il simu- 
lacro di lei era senza capelli. L'altro tempio le fu dedicato in ri- 
conoscenza di avere, per intercessione di lei , le romane dame in 
poco tempo ricuperate le chiome che per un insopportabile prurito 
dovettero farsi tagliare. Anche quesla statua era calva , ma teneva 
uu pettine in mano. ** 



CAPITOLO X. 89 

bea sapessero che a Venere si convengono bellissimi 
capelli , corno scrive Claudiano : 
Venere allora in bel dorato seggio 
Stando a compor le vaghe , e bionde chiome ; 
Avea le Grazie intorno , delle quali 
Sparge C aere di nettare soave 
I dorati capelli $ e quelli F altra 
Distende, e scioglie con F eburneo dente} 
La terza con belF ordine gli annoda 
Con bianca mano , e in vaghe treccie accoglie. 
In Cipro ella fu adorata con la barba , come riferi- 
sce Alessandro Napolitano , e così la sua statua avea 
faccia ed aspetto d' uomo , benché avesse poi intorno 
vesti di donna. Di lei scrive Suida , che anco dai ro- 
mani fu scolpita con un pettine in mano , e con la 
barba al viso per aver liberato le donne romane da 
certo morbo , onde gli erari caduti i capelli $ e dal 
mezzo insù maschio , e dal mezzo ingiù femina , sic- 
come quella che era cagione della universale genera- 
zione degli animali. E di qui gli antichi reputandola 
una istessa cosa con la Luna, solevano sacrificargli gli 
uomini in abito di femmina, e le donne in abito d'uo- 
mo. Fu già nel monte Libano un suo simulacro con 
un manto intorno, che cominciando dal capo lo co- 
priva tutto , nel quale ella sembrava di essere tutta 
sconsolata e dolente , con una mano pure avvolta nel 
manto, che sosteneva la cadente faccia, onde credeva 
ognuno che le lacrime cadessero. E ciò era in memo- 
ria della morte di Adone , per cui scrive Plutarco , 
che anco in Atene in certi giorni sacri , chiamati le 
feste adonie , le donne universalmente per la città di- 



90 LIBRO SETTIMO 

sponevano certe immagini simili ai corpi morti: e quelle 
come fossero persone pur dianzi morte, piangendo por- 
tavano alle sepolture. 

Rappresentarono eziandio gli antichi Venere , per 
la grazia e benevolenza , in forma di donna che aveva 
la testa di augello, ed i piedi di aquila, con una saetta 
in mano $ e per 1' amor donnesco la formavano gio- 
vane nuda coi capelli sparsi , con uno specchio in ma- 
no, ed una catena al collo, cui stava di rimpetto un 
giovanetto che la riteneva per la catena con la mano 
sinistra , e con la destra gli acconciava i capelli , mi- 
randosi T un T altro $ e d' intorno un fanciullo a lato 
che teneva una spada , ovver saetta. In altra forma la 
figuravano per la giocondità , piacevolezza , robustezza, 
e beltà , ed era una giovane con i capelli sparsi e lun- 
ghi , vestita di veste bianca , con un ramo di lauro in 
mano , o un pomo , ovvero con fiori , e nella sini- 
stra un pettine. In Musonio autor greco si legge , che 
già appresso i barbari gli fu fabbricato un tempio con 
la sua statua chiamata Callipigia , dalle belle natiche, 
alludendo a certa favola di due giovani , uno dei quali, 
contendendo due sorelle chi di loro avesse più belle 
nàtiche , diede la sentenza per la maggiore , e tolsela 
per moglie j e P altra fu presa poi dal fratello : in me- 
moria di che sacrarono cotal tempio e statua a Ve- 
nere (1). Altri scrivono eh' ella in Cipro edificò un 
giardino di tutti i frutti ornatissimo , solamente per 
isfogare le sue sfrenate voglie. Fu chiamata con di- 

(i) Vedi Ateneo iaj lettere di Aìcifrone l. 5cj ; Lessing, Win* 
ckelmunn, etc. 



CAPITOLO X. 91 

versi nomi dai romani , ed oltre il nome di Vesta , 
era detta Mirtea , onde gli ergevano 1' altare di mir- 
to , arboscello a lei dedicato per le sue qualità j Ci- 
terea dall'isola Citerà (1), ovvero dal monte Citerò, 
dove fu adorata $ Acidalia dal fonte Acidalio consa- 
crato a lei ed alle Grazie in Orcomene città di Beo- 
zia , dove gli antichi credevano le Grazie sorelle di 
Venere lavarsi; Idalia da Idalio o Idalo, bosco e ca- 
stello neir isola di Cipro a lei dicato ; Espero come 
nome proprio appresso i greci di pianeta , che appare 
non solamente quando il sole tramonta, ma anco quando 
a noi ritorna, come canta Virgilio 

Anzi il dì ( c/iìuso il cielo ) Espero viene j 
Vespertagine da Plauto; e perchè è apportatrice della lu- 
ce, venendo ella innanzi al levar del sole, Lucifero, altri- 
menti dal volgo detta stella Diana j Anadiomène, quale 
la dipinse Apelle , ad esempio di Campaspe (2) , in 
atto eh' esca dal mare , la quale ancorché nella 
parte inferiore fosse dal tempo guasta, Augusto con- 
sacrò nel tempio di Giulio Cesare (3) ; Genitrice , ed 
ebbe un tempio in Roma (4) , nel quale Cesare pose 

(i) Esiodo dice , che vi approdò essa nel giorno della sua na- 
scita, 

(a) Nome di quella cortigiana che Alessandra ebbe la genero- 
sità di cedere ad Apelle , il quale nel dipingerla nuda, per ordine 
di questo principe , se ne era vivamente innamorato, 

(3) Questo celebra tissimo dipinto era a Coo , nel tempio di 
Esculapio, Strabone dice che i romani, avendolo portato in Roma, 
feeero agli abitanti di Coo una rimessa di cento talenti , sul tri- 
buto che pagavan essi alla repubblica * per iudeuniizarli di quel 
capolavoro. 

(4) Cesane t pretendendo di discendere da questa Dea per parte 
di Julo figliuolo di Enea , e per tal motivo allcttando di aveio 



92 LIBRO SETTIMO 

le opere di Timomaco (1 ) $ e fu dipinta anco nel foro 
di Cesare da Arcesilao (2) , e cosi imperfetta fu de- 
dicata al suo tempio , come dice Varrone $ ed Afro- 
dite come la fece Acbemene ateniese , la quale lun- 
gamente stette fuori delle mura di Atene. Ma oltre 
diverse altre forme e figure di questa Dea , che se- 
condo diversi nomi gli furono attribuite , o secondo 
alcuno suo effetto , le quali lungo sarebbe a ricordare 
ad una ad una , ve ne sono alcune che in verun modo 
non debbono essere tralasciate. Fra le quali fu quella 
dipinta da Nicarco (3) fra le Grazie e gli Amori , ed 

per essa una grande divozione , le fece sotto di questo nome Del- 
l' ottava regione di Roma un tempio di marmo innalzare. Plinio 
dice che quel dittatore vi mandò in dono sei scrigni di pietre pre- 
ziose. La consecrazione di quel tempio dovea essere da tutte sorta 
di giuochi accompagnata ; ina non ebbero luogo che dopo la morte 
dì lui , poiché fu ucciso nel tempo dei preparativi. — Nella ce- 
lebrazione di que' giuochi , apparve quella crinita stella , di cui 
burino fatto menzione Virgilio , Plinio , Diotte Cassio , Seneca* 
« pai ecebi altri autori, e che il popolo riguardò siccome l'astro 
di Cesare , e qual pegno della divinità di quel principe. Attui di 
perpetuare la memoria di uti siffatto avvenimento, Ottavio eresse 
a Cesare una statua di bronzo , portante una stella sul capo, e nel 
tempio di fenere Genitrice la consacrò. 

(i) Fu pittore di Bisanzio contemporaneo di Cesare , dal quale 
ebbe commissione di dipingere un Ajaceeà una Medea che gli fu- 
rono pagati ottanta talenti ( ?4» 000 l ,re ) » e questi furono quelli che 
Cesare consacrò nel tempio di Venere Genitrice. Varj epigrammi 
relativi a questi due dipinti trovatisi ne!P Antologia greca, 

(?) Fu scultore e non pittore, fiorente 65 anni circa avanti G. G. 
Visse gran pezza a Roma presso Lucullo che molto lo amava; per 
esso scolpì una Venere Genitrice , per Ottavio cav. romano una 
coppa , il di cui modello in gesso gli fu pagato un talento. Inoltre 
<)' un solo pezzo di marmo fece una leonessa, colla quale giuocavano 
alcuni amorini. 

(3) A questo pittore greco si attribuiscono due quadri, uuorap- 



CAPITOLO X. 93 

un'altra di mano di Nealcete (1); ma la più bella che 
fra gli antichi si trovasse sino a quel tempo fu quella 
che scolpì in marmo Fidia , la quale già si trovò nelle 
opere di Ottavia in Roma. Quelli di Coo ne ebbero 
una di mano di Prassitele vestita , la quale tennero 
più bella di quella , della quale erano possessori, che 
poi fu portata in Gnido , di mano del medesimo mae- 
stro. A Roma nelle anticaglie di Pollione una si trovò 
di mano di Cefisodoro $ ed appresso i samotraci era 
la statua mirabile di mano di Scopa , adorata perciò 
da loro con grandissime cerimonie ; oltre un 9 altra la 
quale superava quella di Prassitele in Gnido 7 la quale 
era tutta ignuda , e stette un tempo nel tempio di 
Bruto appresso il circo Flaminio, come riferisce Pli- 
nio. Dedicò già Vespasiano nel tempio della Pace una 
Venere d' incerto scultore , la quale fu tenuta la più 
bella che mai fosse fatta sino allora ; nei portici di 
Ottavia, un 9 altra che si lavava , fu fatta da Eliodo- 

presentante Venere circondata dalle Grazie, e dagli Amori , Tallio 
le furie di Ercole. Gli antichi citano tali pitture come capi d' opera, 
fi) Questo greco pittore fioriva ?fò anni avanti G. C. Si distiuse 
per le invenzioni spiritose che animarono le sue opere ; dovendo 
rappresentare uua pugna navale fra persiani ed egi&j sul Nilo , di- 
pinse sulla riva del fiume un coccodrillo in atto di divorare un asino 
che sopraggiunge per bere. Furono celebri una sua .Venere, e l'im- 
magine di Anassandra sua figlia. Aperse una scuola fiorente che 
diede alla pittura Pasta, fratello del plastico Egineta- Quando Arato 
liberò Sicione sua patria , volle distrutte tutte le immagini dei ti- 
ranni , fra le quali vi era un magnifico ritratto di Aristrato, collo- 
cato su di un carro, ed incoronato dalla Vittoria, dipinto nella scuola 
di Melante** Jf ealce te corse da Arato , e supplicollo piangendo di 
conservare quel capolavoro , ed Arato acconsentì che si lasciasse 
tutto fuorohè l'immagine del tiranno. Nealceteuon osando sostituirci 
un' altra figura , vi dipinse iuvece una palma. 



94 LIBRO SETTIMO 

ro (1). Ma chi desidera sapere esattamente le statue, 
ovver forme di questa Dea, legga le istorie dei po- 
poli che F adorarono , come degli assirj che furono i 
primi che introdussero il culto di Venere , dei pafi , 
cipriotti , fenicj , citerei , i quali , come n* é autore 
Ageo , furono seguiti dagli ateniesi, e lacedemoni, che, 
come ho detto , 1' adoravano armata ; dei delfi die 
la chiamavano Epitibia , dei coi , di quelli di Ama- 
tunta isola del mare Egeo, e di Memfi citta dell'Egitto; 
dei gnidj , degli abitatori del bosco Idalio, e di Ipepa 
città , ed Erice monte di Sicilia ; di Galedonia , Ci- 
rene , Samo , delle Cicladi, e monti marittimi dell'Asia 
minore ; dei parti , medj , arabi , persj, battilani , ca- 
spj , serici , tebaidi , osasidi , trogloditi , ed altri po- 
poli infiniti : imperocché niuno Dio del gentilesimo fu 
giammai tanto celebrato , né da tante nazioni , quanto 
Venere , come ne fa fede Aristotile parlando dei numi* 
Ma della forma di Amore suo figliuolo , ne scrive 
Orfeo negli Argonauti , seguendo la teologia di Mer- 
curio Trismegisto , dove canta dei principj delle cose , 
e degli eroi alla presenza di Clarone , ponendo il Caos 
innanzi al mondo ed agli Dei. Ora nel seno di esso 
Caos colloca l f Amore figliuolo di Venere celeste , e 
non della volgare , il quale dona i costumi e le ma- 
niere a Cupido, che secondo Apulejo neir asino (Foro^ 
lo forma bellissimo che dorme, con la chioma d'oro , 
con le tempie lattee x con le gote vermiglie , con gli 

(i) Di questo greco statuario, forse eoo temporaneo di Fidia , 
dice Plinio , esisteva nei medesimi portici di Ottavia un gruppo 
rapprese alante una lotta tra Pane ed Olimpo : opera che non aveva 
altra uguale nel mondo , che il siraplegma di Cefisodoro. 



CAPITOLO X. 95 

occhi cerulei , co 9 capelli tutti involti in un modo , 
crespi e sventolanti , per lo cui soverchio splendore 
il lume della lucerna di Psiche si abbagliava., e con 
le ali che per gli omeri biancheggiavano d' una luce 
grande , con le piume tenerine e delicate , che tre- 
molando spuntavano , mostrando una estrema lascivia. 
11 resto del corpo era candido , molle e delicato di 
tal sorta , che Venere non si poteva pentire di averlo 
partorito. £ di questa forma , oltre gli altri rappre- 
sentati in figura anticamente , fu quello già scolpito 
di mano incerta , il quale fu già nella curia della diva 
Ottavia , che ayeva in mano le armi di Giove , e si 
tenea di certo che fosse ài ritratto di Alcibiade ate- 
niese , mentre era fanciullo bellissimo sopra gli altri. 
Fra i moderni , i principali nel far questi Cupidi sono 
stati Raffaello, il Mazzolino, ed il Correggio. Ma in altra 
forma lo rappresenta Francesco Barberino , come ri- 
ferisce il Boccaccio. Perciocché lo fa con gli occhi ve- 
lati con una benda , co* piedi di grifo , circondato da 
una fascia piena di cuori. Ed in altri modi , altri lo 
pinsero cieco o velato , altri con vista acutissima ; e 
parimenti leggiadretto , gracile , fiero , e colorato di 
color di fuoco. , con 1' arco , le saette , ed il turcasso 
dorato, siccome lo dimostrò Mosco poeta greco, tra- 
dotto in nostra lingua dall'Alamanni. Ed il Petrarca 
così lo descrisse : 

Sopra un carro di fuoco un garzon crudo 
Con arco in mano 7 e con saette a fianchi , 
soggiungendo poi 

Sapra gli omeri avea sol due grand 9 ali 
Di color mille , e tutto V altro ignudo. 



96 • LIBRO SETTIMO 

Ed in questa forma fu dipinto dal nostro Tiziano, ap- 
poggiato sopra la spalla di Venere , la quale appresenta 
con le altre stagioni la Primavera , ornata di verde , 
con lo specchio in mano, e li colombi ai piedi di Cu- 
pido ; siccome dal divin Michelangelo fu scolpito ia 
marmo in Roma a Giacomo Galli. 



CAPITOLO XI. 

Della forma di Mercurio. 

Usando gli etnici di formare sotto diversi nomi di- 
verse immagini di un Nume , secondo le cose che gli 
volevano attribuire , nacque che a Mercurio principe 
della seconda sfera , secondo che ora gli attribuivano 
la cura del guadagno , ora della favella , ed ora dei 
furti , diedero diverse forme. Ma la più usitata e vera 
sua immagine era quella, che lo mostrava messaggiero 
degli Dei , e Dio del guadagno^ benché Iride fosse par- 
ticolare messaggiera di Giunone, che annunziava le cose 
cattive. Questa forma era d'un giovane che appena spun- 
tava la barba , con due alette sopra Y orecchie in un 
cappelletto , tutto ignudo , se non che dagli omeri gli 
pendeva di dietro un panno non troppo grande , che 
teneva con la destra una borsa appoggiata sopra il capo 
d' un becco che gli giaceva ai piedi, insieme con un 
gallo, e nella sinistra il cadùcèo , con li talari ai piedi 
che erano le penne , siccome fanno fede Omero , Vir- 
gilio, e molti altri. Gli egizj , che furono i primi a 
formarlo in questa guisa , fabbricarono il cadùcèo in 



CAPITOLO XI. 97 

modo d' una verga diritta con due serpenti intorno Tira 
maschio e V altro femina annodati insieme nel mezzo, 
sì che facevano quasi un arcò dalle parti di sopra del 
corpo $ e venivano a congiungere le bocche nella cima 
della verga , avvolgendo le code intorno alla medesima 
verga di sotto > onde uscivano fuori due picciole ali* 
£ questo era segno di pace, onde solevano portarlo 
gli ambasciatori che arrecavano pace, e perciò erano 
detti caduceatori. Ora le penne in capo significano la 
favella , perchè nel parlar ne volano le parole $ e per* 
che da questo Dio furono trovate le lettere , con la 
musica , geometria , e palestra. Fu ancora formato in 
figura quadrata , e tale era posto per le scuole, come 
fecero gli arcadi , secondo che riferisce Pausania. Ga- 
leno lo disegna giovane bello , fatto non ad arte, ina 
naturalmente allegro in vista , con occhi lucidi sopra 
una quadrata base , mostrando la saldezza della virtù 
ai scolari , die non teme la ingiuria della fortuna* I 
greci altresì, chiamandolo Mercurio Cillenio, cioè senza 
membri, eccetto che la testa, lo facevano alle volte 
come un dado , senz' altro membro fuor che 9 1 capò, 
mostrando in questo , che la forza del parlare non ha 
bisogno di altra parte del corpo. Come a Dio de" mer- 
catanti , ai quali fa bisogno saper ben dire le ragioni 
sue , gli furono poste le ali ai piedi, che significano, 
come dice Fulgenzio , il corso di quelli che trafficano, 
che non stanno mai riposati, ma sempre desti ed eser- 
citati ne negozj loro; e per il gallo si accenna la vi- 
gilanza che si ricerca ne scienziati. In Corinto fu una 
statua di lui fatta di bronzo , la quale sedeva con un 
agnello a lato; ed appresso i tanagrei, popoli della Beo- 
zia , una che portava un montone in collo, perchè in 

Lorna zzo Tr. Koh ///. 7 



98 LIBRO SETTIMO 

tal modo andando attorno alla lor e ittà l' avevano li- 
berata dalla pestilenza. Un' altra ne fu portata d v Ar- 
cadia per offerire al tempio di Giove O lirapico, la quale 
era armata con un elmo in capo , e vestita con una 
breve vesticciuola da soldato , portando un montone 
sotto il braccio. Gli egizj sotto nome di Anubi lo di- 
pingevano col cadùcèo in mano, con la faccia or ne- 
gra , ed ora dorata , che alzava il capo di cane , e 
con la destra scuoteva un ramo di palma : né per altro 
gli fecero il capo di cane , che per mostrar la sagacità 
che da lui viene, essendo il cane sagace al pari di ogni al- 
tro animale. Gli antichi galli per dare a divedere la forza 
dell' eloquenza , lo fecero in tal forma quasi di Ercole, 
il quale adoravano per Dio della prudenza ed eloquen- 
za ; ed era , come riferisce Luciano , un vecchio tutto 
calvo , se non che pure aveva alcuni pochi capelli di 
color fosco , in viso tutto crespo , vestito di pelle di 
leone , che nella destra teneva una mazza 7 e nell'altra 
un arco , con la faretra pendente dagli omeri , ed al- 
l' estremo della lingua attaccate molte catene d' oro e 
di argento sottili, con le quali si traeva dietro per le 
orecchie una moltitudine grande di gente , che lo se- 
guiva volentieri. Apulejo raccontando il giudizio di Pa- 
ride , rappresentato in scena , fa che per Mercurio com- 
parisca un giovane tutto nudo , fuor che il collo an- 
nodato intorno d'un panno che gli pende giù dall'o- 
mero sinistro , bello e vago nelF aspetto , con biondi 
e crespi crini, tra quali erano alcune penne dorate, poco 
da quelli differenti, che a guisa di ali spuntavano fuori, 
e col cadùcèo in mano. Marciano Capella lo descyve 
di corpo bello , giovane , grande , e sodo , il quale co- 



CAPITOLO XI. 99 

mincia a spuntare alcuni pellicci dalle guancie , coperto 
solamente gli omeri , e nel resto ignudo , né fa men- 
zione alcuna d'ali , né di cadùcèo $ ma ben dice, che 
mostra di essere spedito ed esercitato assai nel correre, 
e nella lotta , giuoco ritrovato da lui. Quando lo figu- 
ravano per la ragione , e per quella luce che alla co- 
gnizione delle cose ci è scorta , gli ponevano accanto 
il gallo che significa la vigilanza , la quale deve essere 
negli uomini che attendono alla dottrina, alli quali pare 
che sia cosa degna di biasimo dormendo consumare 
tutta la notte ; conciosiaché questa ragione e luce non 
vuole che stiano così lungamente sepolti nel sonno, ma 
che poscia che sono rinfrancati gli spiriti, ritornino alle 
usate opere , ed alla considerazione delle cose. In cer- 
ta parte dell' Àcaja , autore Pausania , fu già una im- 
magine di Mercurio sopra la via , in forma quadra , 
con la barba e col cappello in capo $ le quali statue 
quadrate , per il capo solo , ed il membro virile di- 
ritto che avevano , mostravano che il Sole , che per 
quelle era figurato, è capo del mondo, e seminator di 
tutte le cose ; e per i quattro lati le quattro parti del 
mondo, ovvero le quattro stagioni, il che significa anco 
la cetra di quattro corde data medesimamente a Mer- 
curio. 

Questo Dio, siccome ambasciatore, è finto andare 
sovente ali 9 inferno a riportare ambasciate da Plutone, 
come si vede appresso di Stazio , dove Plutone adi- 
rato lo manda ai Dei del cielo; adirato perchè la luce 
del giorno era scesa nel suo regno , ove è perpetua 
riotte , quando si aperse la terra per inghiottire Anfia- 
rao nella guerra tebana. Claudiano parimente finge che 

7* 



100 LIBRO SETTIMO 

il medesimo lo manda a Giove a domandargli mo- 
glie ì e per questo vuole Macrobio che Mercurio sia 
il Sole , poiché di cielo scende nell'inferno , e dall'in- 
ferno rimonta in cielo , come fa il Sole. Fra tutte le 
nazioni del mondo non fu mai chi adorasse questo Dio 
con maggiori cerimonie di quello che fecero i galli, 
al quale eressero , oltre molte altre statue , in Alver- 
nia quel famoso colosso t di cui ne fu fabbro Zeno* 
doro , il quale passò di bellezza tutti gli altri colossi 
di quel tempo (1). Gli abitatori di Lisimachia gli fe- 
cero fare da Policleto famosissimo statuario , una sta- 
tua bellissima , che fu poi portata a Roma nel! 9 andito 
di Tito imperatore. Fu anco formato che nutriva Bacco 
nella sua infanzia , siccome fa fede quella bellissima 
statua di rame die fece il primo Cefisodoro, e d'altra 
maniera lo espresse Pisicra te (2); ed altri, secondo 
quello che volevano che significasse. Ma non istarò in 
questo luogo a far menzione di tutti gli ufficj e signi- 
ficazioni di ornamenti , che dagli antichi gli furon dati, 
o degli effetti, secondo i quali diversissime fra loro 
forono le altre statue ed immagini che gli fabbricarono 
gli abitanti di Cilleno monte di Arcadia , dove prima- 
mente fu adorato; gli ermopoliti, i memfiti, i coreni, 
i marmarici , gli elamiti , gì' ircani, gli armeni , gli 
abitatori di Treciri città, i quali lo adorarono formato 



(i) Vibio Avito prefetto dell' Al ver nia fece fondere questo co- 
losso. Dieci anni Zenodoro spese nel lavoro, e guadagnò quaranta 
milioni di sesterzj (quattro milioni di franchi e più). Il mede- 
simo Zenodoro fu l'artefice del famoso colosso di Nerone, 

(a) Dice Plinio , che questa statua esisteva in Roma nel tem- 
pio delta Concordia. 



CAPITOLO XI. 101 

di ferro , sospeso in mezzo il tempio da pietre di ca- 
lamita , e molti altri , de' quali troppo luogo sarebbe 
il dire. Basta che sino al tempo, di S. Paolo , e Bar- 
naba , era tenuto in riverenza appresso dei listri di Li- 
caonia ; conciosiachè per le opere loro miracolose vol- 
lero adorarli , ed offerirgli sacrifici , chiamando Bar- 
naba Giove, e Paolo Mercurio, come prudente ed elo- 
quente i come si legge negli atti degli Apostoli. 



CAPITOLO XII- 

Della forma della Luna. 



l_ja Luna primieramente la dipingevano gli antichi in 
forma di giovane vestita, con due brevi corna in capo, 
perchè la vedevano in cielo cornuta sempre che ella 
era scema , e la ponevano sopra una carretta di due 
ruote per mostrare la velocità sua , ovvero il corso 
diurno , tirata da due cavalli, come dice Isidoro, l'uno 
negro, e 1 altro bianco , perchè ella non solamente ap- 
pare di notte , ma anco di giorno. Altri gli ponevano 
un mulo, come Festo Pompeo, alludendo alla natura 
sua sterile come quella del mulo che non genera ; altri 
due cervi bianchi , sotto nome di Diana, come si dirà 
parlando delle Ninfe dei monti ; ed altri due gioven- 
chi , come dice Claudiano , ed Ausonio Gallo , essere 
stato in Egina città di Grecia in un tempio a lei con- 
sacrato , dove era chiamata Lucina , come ancora la 
noma Orazio , dalla umidità sua, per la quale si mol- 



102 LIBRO SETTIMO 

lifica il ventre della donna , onde facilmente s' apre 
nel partorire. Scrive Pausania, die di lei era una sta- 
tua coperta da un sottilissimo velo , eccetto le mani, 
i piedi , è la faccia che erano di marmo , e stendeva 
T una mano , e con 1' altra portava un accesa face , 
per denotare eh 9 ella era apportatrice della luce ai na- 
scenti fanciulli, porgendo loro ajuto ad uscire dal ven- 
tre della madre (1). Disegnò già Marco Tullio un si- 
mulacro di Diana , che tolse in Sicilia, alto e grande, 
con veste che lo cuopriva tutto sino ai piedi, giovane 
di faccia , e di virginale aspetto , che nella destra mano 
portava una facella ardente , e teneva un arco nella 
sinistra , a cui le saette pendevano dagli omeri. La face 
accesa accennava , eh* ella rilucendo di notte era guida 
ai viandanti , siccome tennero gli arcadi, i quali, come 
scrive Pausania, ne avevano un simulacro di metallo 
che chiamavano di Diana guida e duce: e l'arco con 
le saette mostrava le acute punture dei dolori che sen- 
tono le donne nel partorire , per il che usarono di far- 
gliele quasi sempre. Fu la Luna, sotto il nome di Dia- 
na , adorata come Dea cacciatrice ; onde ne la for- 
marono in abito di Ninfa tutta succinta , con l' arco 
d' oro in mano , e con la faretra piena di saette al 
fianco,- le posero i cani a lato , e le diedero una com- 

(t) La favola dice, che Diana appena ebbe veduta la luce as- 
sistè la madre sua, ed agevolò la nascita del fratello Apollo. I do- 
lori che èssa le vide soffrire durante il parto , le ispirarono av- 
versione sì grande pel matrimonio , che da quel giorno fé' voto 
di serbare la verginità. A tal fine pregò Giove, suo padre, di 
concederle il potere di presiedere ai parti, onde aver mai sempre 
presente i mali cagionati dall' unione dei due sessi. 



CAPITOLO XII. 103 

pagnià di alcune ninfe caccia trici. Gli arcadi , come ri- 
ferisce Pausania, la fecero vestita di una pella di cerva, 
con una faretra piena di strali pendente dagli omeri , 
che con 1' una mano portava una lampada , e con l'altra 
due serpenti $ ed a lato gli stava un cane da caccia* 
Era vestita di pelle di cervo , perchè gli era dedicato; 
né tempio alcuno della Luna si trovò mai appresso gli 
antichi , dove non fossero appese corna di cervi. Cosi 
la dipinge Claudiano per Dea cacciatrice in questi po- 
chi versi : 

Men fera assai , ma più leggiadra e bella 
Diana era , cK in lei gli occhi e le guancic 
Parean di Febo ; lo splendore i e 7 sesso 
Sol chi fosse di lor scoperto avrebbe. 

V ignude braccia di condor celeste 
Splende arde , e sparse dalle spalle al seno 
Scherzando se ne giano i capei sciolti. 

V arco allentato e le quadretta al tergo 
Pendean, e da duo cinti ben ristretta 
La sottil veste con minute falde 

Sin sotto le ginocchia discorrea. 

Nel tempio di Giunone appresso l'arca di Cipse- 
lo fu, secondo Pausania, una figura d'oro di Diana con 
le ali agli omeri , la quale porgeva con la destra un 
dardo , e con la sinistra un leone. Sotto nome di Tri- 
via , ovvero di Ecate, fu anco riputata Dea che aves- 
se cura e stesse alla guardia dei crocicchi delle vie , 
che da diversi luoghi vengono a congiungersi insieme; 
e perciò favoleggiarono i poeti, ch'ella aveva tre fac- 
eie T onde Ovidio dice : 

Vedi che con tre faccie Ecate guarda 



404 LIBRO SETTIMO 

Tre vie , che poi riescon tutte in una. 
Ma Virgilio la domanda Trigemina 7 Trivia, e Trifor- 
me, come ancora la chiama Seneca, volendo cosi mo- 
strare i variati aspetti che di sé ci fa vedere la Luna, 
e che la forza sua non solamente ha forza in cielo do- 
ve la chiamano Luna, ma in terra ove la dicono Dia* 
na , e sin giù nelT inferno ove l'addimandano Ecate e 
Proserpina (1). Imperocché è creduta scender nell'in- 
ferno tutto quel tempo che a noi sta nascosta : e così 
la formarono in tre modi ; il primo era con vesti bian- 
che e dorate , e con la face accesa in mano , dino- 
tandola quando comincia a dare il lume a* mortali, e 
porgere con quello accrescimento alle cose ; il secondo 
era la cesta , nella quale portavano le sue cose sacre, 
dinotando quando ha già la metà di tutto il lume, per 
il quale ogni dì crescendo, si maturano i frutti che con 
le ceste si colgono j ed il terzo era con vesti che ave- 
vano del fosco ,. col lauro ed il papavero , mostran- 
dola quando ha compito il lume, perchè per il lauro 
si mostra la virtù che dal Sole piglia , e per il papa- 
vero la moltitudine di anime , le quali credevano es* 
sere nel suo orbe, quasi che quello fosse una gran cit- 
tà di popolo; conciosiaché il papavero per avere i capi 
suoi tagliati in cima come sono le mura delle città, 
e raccolto in sé un numero grande di minuti granelli, 
figura quasi come un gran numero di persone unite nel- 
la città. Narra Pausania , che in Egina città dei co- 
rintj , Ecate era adorata più ik tutti gli altri Dei , e 
che quivi ella ebbe un simulacro di legno fatto da Mi-» 

(i) Ter reti lustrata agit % Proserpina , Luna, Diana \ 
Ima , suprema, feras, sceptro, fulgore y sagitta. 



CAPITOLO XII. 106 

reme , con una faccia sola, ed il resto del corpo a gui- 
sa di tronco, come che non fosse fatta sempre con tre 
faccie: e credesi che Alcamene (1) primo di tutti gli 
altri tale la facesse agli ateniesi. Delle tre teste adun- 
que che ebbe il simulacro di Ecate , l'una era di ca- 
vallo , l'altra di cane , e la terza di mezz' uomo ru- 
stico secondo alcuni, e secondo altri di cignale, che 
forse meglio si confa a quello che si dice della Luna, 
la quale considerata quando sparge il lume sopra noi 
è chiamata Diana , e cacciatrice , il che si può inten- 
dere per lo cignale, perchè egli sta nelle selve sempre 
e nei boschi ; siccome la testa del cavallo animale ve- 
loce ci dà a divedere eh 9 ella circonda velocemente il 
cielo ; e quella del cane che è la medesima quando a 
noi si nasconde , e perciò fu creduta Dea dell' infer- 
no, e chiamata Proserpina, perchè il cane si dà al Dio 
dell 9 inferno. Un 9 altra statua di lei fu già , come scri- 
ve Eusebio, in Apollinopoli città di Egitto, la quale 
mostrava eh 9 ella non ha luce da sé, ma la riceve dal 
Sóle; perciocché era fatta in forma d'uomo tutto bian- 

(i) Ateniese, uno dei migliori allievi di Fidia. Egli fioriva cir- 
ca il 4^8 prima di Cristo ; ricorderemo di lui la Venere Afrodite, 
in cui si ammirava specialmente il petto , le braccia, e le mani ; 
una statua di Giunone in un tempio situato sulla via che da Fale- 
rea mena ad Atene ; un Vulcano veduto da Cicerone , e Valerio 
Massimo , il quale accennava di zoppicare senza essere deforme ; 
un' altra Venere fatta a gara con Agoracrita , la quale fu preferi- 
ta dagli ateniesi, ma più che pel merito, per essere lo scultore 
ateniese : finalmente il frontespizio posteriore del tempio di Giove 
Olimpico , ove finse i La pi ti battagliami coi Centauri alle nozze di 
Piritoo, e questo è il suo capolavoro. Tanta era la sua riputazio- 
ne , che la sua immagine ebbe luogo in un bassorilievo che orna- 
va la sommila del tempio dì Eleusi. 



106 LIBRO SETTIMO 

co con capo di sparviero : conciosiachè la bianchezza 
mostra che la Luna da sé non ha luce , ma da altri 
la riceve , cioè dal Sole , che gli dà spirto ancora e 
forza , il che significa la testa dello sparviero , perchè 
questo uccello , come di sopra si è detto , è consacra- 
to al Sole. Conforme a questo gli egizj facevano Iside 
vestita di negro, per mostrare eli 9 ella da sé è un cor- 
po fosco ed oscuro ; la qual non era altro che la Lu- 
na , come chiaro si conosceva dalla sua statua fatta 
con le corna , con un cimbalo nella destra mano , e 
nella sinistra un vaso $ e , come dice Servio , da al- 
cuni fu anco tenuta per il genio dell 9 Egitto, e per la 
Terra, e per la natura delle cose che al Sole sta sog- 
getta. Onde nacque che la fecero tal volta tutta piena 
e carica di poppe , e nella destra mano gli posero una 
navicèlla , e nelT altra l'abrotano erba, ed in capo una 
ghirlanda della medesima erba, e la coronavano di un 
serpente. Onde dice Valerio Fiacco : 

II capo ha cinto di serpente , e porta 

Il risonante cimbano con mano. 
E tale altresì la dipinge Ovidio quando la fa apparire 
in sogno a Teletusa fra alcuni altri Dei dell 9 Egitto , 
Anubi , Bubaste , ed Api. 

Ma lasciando le facelle di Cerere, Tarco di Diana, 
i timpani di Cibele , la figura triforme con le corna in 
capo, la cerva con i cimbàli, che nell 9 orbe della Lu- 
na fa vedere a Filogia Marciano , siccome cose che 
ciascune da sé significano la Lana $ Apulejo , mentre 
che egli era asino , dice , che dormendo gli parve ve- 
dere questa Dea , che con reverenda faccia usciva dal 
mare , ed a poco a poco scuopriva tutto il lucido cor- 



CAPITOLO XII. 107 

pò 7 ed aveva il capo ornato di lunga e folta chioma 
lievemente crespa , che per il bel collo si spargeva 7 
cinta da bella ghirlanda di diversi fiori ; e nel mezzo 
della fronte portava certa cosa rotonda schiacciata e li- 
scia , che risplendeva come specchio; e dall' una parte 
e dall' altra gli stavano alcuni serpenti, sopra dei qua- 
li erano alcune poche spighe di grano $ e che la veste 
di diversi colori , era di sottilissimo velo, ora bianca, 
ora gialla e dorata, ora infiammata e rossa; oltre un 9 
altra tutta negra, ma però chiara e lucida, coperta quasi 
tutta da risplendenti stelle , nel mezzo delle quali era 
una Luna tutta risplendente , con attaccati intorno al 
lembo in bellissimo ordine fiori e frutti d'ogni sorta. 
E di più portava nella destra mano certa cosa di ra- 
me fatta in guisa di cimbalo, che scuotendo il braccio 
faceva assai gran fuoco , e le pendea dalla sinistra un 
dorato vaso , cui facea manico un serpente che di ve- 
neno parea tutto gonfio , ed ai piedi avea certo orna- 
mento fatto di foglie di palma. Della qual forma es- 
sendo l'esposizione da sé chiara per l'altre già date , 
senza fermarmi vi verrò a dire come dalle operazioni del- 
la Luna gli antichi , e massime gli egizj , volendo mo- 
strare ne 9 viandanti costanza contro la stanchezza , la 
figuravano in forma d'uomo appoggiato sopra un ba- 
stone , con un uccello sopra la testa, e dinanzi un ar- 
bore fiorito. E per significare l'accrescimento delle co- 
se che nascono nella terra , e la resistenza contra i ve- 
neni , e le infermità puerili , la formavano in atto di 
donna cornuta che cavalcava sopra un toro , o sopra 
un dragone di sette teste , o sopra un braccio che te- 
neva nella mano dritta una saetta, e nella sinistra uno 



108 LIBRO SETTIMO 

specchio, ed in capo due serpenti avviticchiati alle cor- 
na , e ad ogni braccio un serpente circondato , e si- 
milmente ad ogni piede. Ebbero già quelli di Chio una 
statua di questa Dea posta in alto , di cui la faccia a 
chi entrava pareva mesta 7 ed a chi usciva pareva al- 
legra. Un* altra ne ebbero gì* iasei che mostravano con 
grandissima solennità , fatta da Bupalo ed An termo $ ed 
un" altra in Sicione scolpita insieme con Apolline da Di- 
peno e Scillide cretensi (1). 

Finalmente fra tutti gli altri popoli gentili, i tau- 
rici di Scitia gli fabbricarono diverse statue secondo gli 
officj suoi diversi $ e cosi quelli di Efeso , appresso ai 
quali tutta l'Asia fece fare in trecento anni quel mira- 
bilissimo tempio ; del quale ne fu inventore Chersifro- 
ne gnossio , ovvero Arcifrone (2) ; ed A pelle dipinse 

(1) Furono fratelli , e scultori, che sempre operarono uniti. Se- 
condo alcuni nacquero d'un Dedalo scultore in Creta, fiorente ver- 
so la sessantesima Olimpiade , 54<> anni prima di Cristo; altri li 
vogliono puramente discepoli di Dedalo 3 altri né l'uno né l'altro. 
Checchessia , furono i primi che usassero il marmo per la scultu- 
ra , i fondatori della celebre scuola di Sicione, dove vennero chia- 
mati per fare le statue di alcuni Dei, se non cbè il villano pro- 
cedere di quegli abitanti fece loro interrompere varj ed importanti 
lavori, e si ritirarono in Etolia. In breve Sicione afili tta da cru- 
del carestia ricorse ali' oracolo di Apollo, che rispose eh' essa ces- 
serebbe se Dipeno e Scillide terminassero le statue degli Dei* Per- 
ciò scongiurati e donati, onde ripigliassero le imperfette opere» 
cioè le statue di Apollo» Diana, Ercole, e- Minerva in marmo pa- 
ria, le terminarono. Di altri lavori illustrarono le città d'Ambra- 
cia , Argo , Cleone , Tirinto etc. Ebbero fiorente scuola , da cui 
uscirono Tetleo, ed Angelione, Learco di Reggio» Doriclide di La- 
cedemone , e Me do ne suo fratello etc. Le opere tanto de' discepo- 
li , quanto de' maestri , sussistevano ancora al tempo di P ausonia. 

(2) Chersifrone architetto , chiamato Ctesifonle , Arcifrone , 
Cresi/onte etc. nacque a Gnosso in Creta» e fioriva verso il, 55o 



CAPITOLO XH. 409 

Alessandro col fulmine, il coro di Diana fra le ver- 
gini (1), e la pompa di Megabizo sacerdote del tem- 
pio (2). Oltre dì ciò quelli di Nicena, dopo che fu am- 
mazzato Toante re della Taurica, l'adorarono nella sta- 
tua rapita da Ifigenia ed Oreste; avendo cambiato il 
costume dei sacrificj appresso di Àricia: i magnesj po- 
poli di Tessaglia; i cittadini di Pisa dell' Acaja; i per- 

avanti Cristo. Disegnò e cominciò la costruzione del tempio di Efe- 
so, continuato dopo la sua morte dal figlio Metagenete, dopo que- 
sto da Demetrio, e da Peonie Incoraggiato dal voto dei popoli 
jonii dell' Asia , i quali contribuirono tutti alle spese della costru- 
zione, divenne quel tempio una delle sette meraviglie del mondo. 
S'impiegò a edificarlo duecento e venti anni, e fu arricchito con 
quanto si aveva di più prezioso. La sua lunghezza era di 4^5 pie- 
di sopra aao di larghezza, ed era ornato da 197 colonne del più 
bel marmo, dono di altrettanti re. Quanto riferisce S. Paolo (Act. 
*• 19J, della sedizione eccitata dagli orefici di Efeso, che vivevano 
del lucro ricavato dalle statuette di Diana che essi facevano, è mol- 
to acconcio a provare la celebrità del culto reso a questa Dea. Fu 
incendiato , come si sa , da Erostrato (uomo di oscuri natali, che 
immaginò questo delitto per tramandare il suo nome famoso alla 
posterità) 356 anni avanti G. C , e restaurato da Dinocrate. Cher- 
sifrone aveva composto col figliuolo Meta gene te uno scritto , nel 
quale pubblicò il disegno e determinò le proporzioni dell' ordine 
jonico. 

(1) La prima di queste pitture fu dagli efesini pagata venti ta- 
lenti d'oro ; e la seconda era una composizione si bella , che su- 
perava i vèrsi di Ornerò^ che servirono di argomento ; ma queste 
non potevano essere in Efeso nel tempio di Diana che dopo la sua 
riedificazione, mentre lo slesso tempio bruciò nella CVI olimpia- 
de nel giorno stesso che nasceva Alessandro , e d'altronde A pelle 
non usci dalla scuola di Pamfilo che nella olimpiade CXII. 

(3) I Megahiù o Megalóbizi , erano sacerdoti eunuchi di Dia- 
na Efesina; poiché una Dea vergine , dice Strabone, non voleva 
altri sacerdoti. Erano dessi sommamente onorati e rispettati, è di- 
videvano con vergini donzelle l'onore di questo sacerdozio ; ma 
siffatto uso cangiò a norma de' tempi e de' luoghi. 



HO LIBRO SETTIMO 

gameni di Panfilia; gli attici) e cireni, appresso i quali 
si adorava sotto sesso di maschio; i romani nel Tìbur, 
ed Aventino monte; gli sciti che, sotto nome di Sci- 
tia, gli dedicarono quel famosissimo stagno chiamato 
Diana ; i beozj , che gli sacrarono il fonte Gargafio , 
nel quale si finge che Àtteone vedesse Diana con le nin- 
fe ignude ; e gli etiopi di Fenicia 7 i quali , come nar- 
ra Eliodoro , solevano averla in tanta riverenza , che 
fuori di Meroe niuno era riputato degno di sacrificar- 
gli , fuor che la regina del paese, siccome il re al Sole. 
E questo è quanto n' è paruto degno di essere notato 
delle forme della Luna , lasciando addietro le bizzarre 
e strane forme che di lei fecero i bitini, i frigj, i nu- 
midi , e quelli di Coleo , di Calcedonia 7 e di Carta- 
gine; e quella bellissima e mirabile statua che fece Ti- 
moteo (1) 7 così bene intesa, alla quale Aulanio Evan- 
dro ripose il capo , dovendosi porre a Roma nel tem- 
pio di Apolline Palatino. 



CAPITOLO XIII. 

Della forma di Vulcano Dio del fuoco. 



Nella seconda regione, de,U «lenire, Sporta 
alla corruzione e continua variabilità 7 la prima sfera 
sotto la Luna è quella dei fuoco 7 della quale pinsero 

(i) Emulo di Scopa, e di altri illustri artisti, coi quali operò 
intorno al monumento eretto in Alicarnasso dalla regina Artemi- 
sia al suo consorte Mausolo re di Caria. 



CAPITOLO XIII. 111 

gli antichi essere Dio Vulcano , e vollero che da lui 
procedesse la virtù e poter del fuoco. Onde gli fecero 
una statua in forma umana, con un cappello in capo 
di color celeste in segno del ravvolgimento dei cieli, 
appresso i quali trovasi il fuoco vero, puro, e sincero: 
il che non si può dire di quello di qua giù, il quale 
da sé stesso non si mantiene , ma sempre ha bisogno 
di nuova materia che lo nutrisca e sostenti. E quindi 
nacque anco , che si finse Vulcano zoppo, perchè cosi 
sembra la fiamma, la quale ardendo, non ascende per 
il dritto , ma si torce , e quasi si dibatte ora in una 
ed ora in altra parte , perchè non è pura e leggiera 
come le farebbe bisogno ad ascendere al luogo suo. Lo 
fecero di più , negro nel viso , brutto , ed affumicato 
per tutto il corpo , come appunto sono i fabbri ; alle 
volte nudo , ed alle volte né nudo né vestito, ma so- 
lamente con certi stracci intorno. Scrive Eliano , che 
gli egizj gli consacrarono i leoni, per essere questi ani- 
mali di natura molto calda e focosa : ond 9 è che per 
l'ardore che hanno di dentro, temono assai quando veg- 
gono il fuoco ; e fuggono il gallo perchè ba in sé mag- 
gior caldo che non hanno loro. Dice Alessandro Na- 
politano , che in Roma al tempio di Vulcano stavano 
i cani , come custodi e guardiani , che non latravano 
mai se non quando alcuno fosse ito per involare al- 
cuna cosa. E cosi leggiamo ancora, che appresso il Mon- 
gibello in Sicilia, i cani guardavano il tempio di Vul- 
cano , e la sacra selva che vi era d'intorno. Gli egizj 
ebbero appresso di loro una statua di questo Dio, che 
teneva con le mani un topo , perchè dicono, che già 
egli mandò una grandissima copia di topi fra gli ara- 



412 LIBRO SETTIMO 

bi nemici degli egizj , che giù avevano tolto gli archi, 
gli scadi , le briglie de" cavalli , ed altre simili cose, 
per il che gli convenne fuggire: ovvero ancona, secon- 
do Plinio, perchè i topi moltiplicano grandemente quan- 
do i tempi sono asciutti. 

Ma tornando a Vulcano , gli diedero i poeti per 
moglie Venere , perchè la generazione delle cose signi- 
ficate per Venere non si fa senza calore , il quale è 
proprio del fuoco inteso per Vulcano. Fu finto essere 
fabbro 7 e che facesse le saette ad Amore, le armi ad 
Achille, la corona di Arianna, la collana di Armonia, 
le saette ed i folgori co 9 quali furono distrutti i titani, 
le armi che Venere diede ad Enea , e la rete con la 
quale prese Marte colto con sua moglie in adulterio. 
Fu chiamato con altro nome, cioè Mulcibero, e fu te- 
nuto padre di molti figliuoli. Tre fabbri gli furono at- 
tribuiti , chiamati Bronte, Sterope, e Piragmone. £ due 
primi dinotano gli accidenti della saetta, perchè Bron- 
te significa tuono, il quale nasce dalla frazzione e rom- 
per violento della nuvola , nella quale è acceso il va- 
pore,* Sterope significa il baleno, che non è altro che 
il lampeggiare del fuoco, che apparisce nella rotta nu- 
vola j e Piragmone accenna gli stronfienti fabbrili, per- 
ciocché pur significa il fuoco , ed ancora l'incudine. Ma 
Esiodo in vece di Piragmone lo chiama Arpete, a di- 
notar la violenza della saetta , la quale d ogni cosa fa 
strage e rapina , dalla parola greca che vuol dir ra- 
pire. E qualunque desidera di vedere formata questa 
fucina con Vulcano, ed i suoi fabbri , ed altre genti 
intorno , vegga la stampa, che vien fuori di mano del 
Bologna, nella quale si potrà esaminare tutta l'arte che 



CAPITOLO Xni. H3 

sia possibile a mostrare in questo proposito; ed anco 
quella del Mazzolino, dove si vede Marte e Venere che 
si giacciono insieme. 



CAPITOLO XIV. 

Della forma di Giunone Dea dèli' aria, 
e delle sue Ninfe. 

lVXacrobio nel Sogno di Scipione , seguendo l'opinio- 
ne dei più antichi , afferma che Giunone s' intendeva 
l'elemento dell 9 aria, e che sotto il nome di lei que- 
sto elemento fu lungamente adorato. Questa Dea fu fi- 
gurata in diverse maniere, conforme ai diversi effetti 
ed ufficj che gli attribuivano. Imperocché leggiamo, che 
fu chiamata regina dei regni e delle ricchezze ; ed al- 
lora ,. secondo Fulgenzio , si formava col capo velato, 
e con lo scettro in m^no. Perciò tennero ancora ch'el- 
la fosse il medesimo che la Terra , siccome tenevano 
che Saturno fosse il creatore delle cose, ed Opi la ma- 
teria , e per conseguenza ella sua figliuola, nella quale 
ognun sa che stanno i regni del mondo. Perciò era ado- 
rata come signora dei regni,- il che dinotavano con lo 
scettro , e per la medesima ragione per signora delle 
ricchezze $ perciocché siccome nelle sue viscere tiene 
tutti i metalli, il cbé si accenna per lo capo velato, 
codi nella superficie ha le biade, i frutti, e gli armenti, 
ne* quali consistono le ricchezze terrene. E quindi fu 
tenuta anco Dea dei matrimonj, perciocché si contrago 

Lo/nazzo Tr. Vo\ HI. 8 



\\k LIBRO SETTIMO 

gono col mezzo della dote. Ma lasciando di cercar più 
oltre dei nomi suoi , e venendo alla sua forma , ella 
si vede nelle medaglie di Faustina fatta in forma di 
donna di età già perfetta, vestita in abito di matrona, 
che nella destra mano tiene una tazza , e mezz' asta 
nella sinistra ; conciosiachè alle volte di pacifica si è 
mostrata terribile 7 e di quieta feroce , come quando 
nella guerra di Troja ebbe ardire di andare in batta- 
glia contro i trojani insieme con Minerva , come rac- 
conta Omero , il quale così descrìve il suo carro : che 
avea di ferro quel legno che a traverso lo sostiene 7 
le ruote di rame con otto raggi , ed i cerchi che lor 
vanno intorno doro , cinti di sopra di rame , e quel 
corpo onde escono i raggi fregiato di argento , e di 
sopra dove stava la Dea una sedia fatta con correggie 
d'oro e d'argento, il timone di argento, il giogo d'oro, 
e gli ornamenti de cavalli, che allora gli facevano più 
di mestiero che i pavoni, parimenti d'oro. Virgilio me- 
desimamente gli dà il carro , e le armi, quando dice 
eh' ella amava così Cartagine, che vi teneva il suo car- 
ro e le armi. 

Le Ninfe che la servivano furono tenute quattor- 
dici , per alludere ad altrettanti accidenti che per ca- 
gioni diverse si generano nell'aere, come la serenità, l'im- 
peto de 9 venti, la neve, la pioggia, la gragnuola, la tempe- 
sta, la rugiada, i folgori, i tuoni, le comete, l'arco ce- 
leste , i vapori infiammati , i baleni , ed i nuvoli. Tut- 
tavia alcuni ne aggiungono alcune altre, per accennare 
altre cose appartenenti alla terra. Di tutte la più fa- 
miliare , che si gli attribuisca dai poeti, è Iride mes- 
saggiera, che significa l'arco celeste, la quale fu figliuola 



CAPITOLO XIV. 115 

di Taumante, che vuol dire ammirazione, perchè nel 
suo apparire pare maravigliosa per li colorì che mo- 
stra, siccome le ricchezze fanno maravigliare gli scioc- 
chi, le quali cosi tosto se ne vanno come tosto ve- 
diamo sparire Iride. Questa dagli antichi fu figurata in 
abito di donna con veste di colori diversi, e talor gialla, 
tutta succinta per essere più presta ad eseguire li coman- 
damenti di Giunone, alla quale fu poi dato il pavone in 
tutela , per far palesi le qualità dei ricchi , perciocché 
siccome il pavone, come dice il Boccaccio, è un uc- 
cello che grida, così il ricco con altiere voci si vanta: 
e siccome il pavone abita sopra i tetti , e sempre sale 
sopra i più alti luoghi degli edificj, così il ricco sem- 
pre ricerca le preminenze, e non essendogli date se le 
usurpa ; oltre di ciò il pavone è ornato di beile piu- 
me , si diietta di lode, e di maniera si trae a vagheg- 
giare sé stesso , che rivolge in giro l'occhiuta coda, e 
lascia ignude le parti di dietro piene di lezzo. Dal che 
ci vengono significate la porpora dei ricchi, la veste 
d oro , la gloria vana , la superba pompa , e le orec- 
chie inchinate alle adulazioni; onde bene ne nasce che 
la lordura loro, che altrimenti forse sarebbe stata na- 
scosta, si scuopre, e sotto quello splendore appare un 
cuor misero , cruciato da ansiosi pensieri; la dapocag- 
gine , la pazzia , l'inettia dei costumi, le sporcizie dei 
vizj , e molte volte i corpi fracidi dal lezzo. Ma per 
tornare al primo , non solamente a Giunone fu dato il 
pavone, ma ancora, come dice Eliano , certa sorta di 
sparviero ed avoltojo , delle penne di cui gli egizj co- 
ronavano la statua d'Iside. £ per segno di nobiltà, e 
di antichità di casato , le ali di questo uccello , se- 

8* 



116 LIBRO SETTIMO 

condo Alessandro Napolitano , erano da loro attaccate 
nei primi ingressi delle case loro. Marziano Capella vo- 
lendo rappresentare nell' immagine di Giunone le qua- 
lità dell' aria con tutto ciò che quindi si genera, finge 
che ella ha il capo coperto con certo velo lucido e 
bianco, sopra cui ha una corona ornata di preziose gem- 
me , come è il verde scitide , l'affocato cerauno , ed 
il bianco giacinto , postavi da Iside , che ha la faccia 
quasi rilucente , ed assai si assomiglia al fratello , se 
non che egli è sempre allegro , nò si turba mai ; ma 
ella si muta in viso, e mostra alle volte la faccia nu- 
bilosa. Gli dà la veste poi di sotto sembiante al vetro, 
chiara , e lucida, ma il manto di sopra oscuro, e ca- 
liginoso , in modo però che se da qualche lume è 
tocco , risplende. Gli cinge le ginocchia con una fa- 
scia di colori diversi, che talora risplende con vaghez- 
za mirabile, e talora cosi si assottiglia, che la varie- 
tà dei colori piò non appare. Le scarpe fa che siano 
di colore oscuro , e che abbiano le suole così negre, 
che rappresentino le tenebre della notte, benché Esio- 
do , e gli altri poeti le fingano dorate f nella destra 
mano fa che' tiene il fulmine, ed un timpano nella si- 
nistra. 

Scrive Pausania che già in Corinto fu una statua 
grande di Giunone fatta d'oro e di avorio di mano di 
Policleto , la quale aveva una corona in capo , dove 
con mirabile artificio erano intagliate le Ore, e le Gra- 
zie; e nell* una mano teneva un pomo granato, e nell 9 
altra uno scettro , cui stava sopra un cuculo : perchè 
finsero i poeti, che Giove innamorato una volta di Giu- 
none , si cangiò in questo uccello , ed ella da scherzo 



CAPITOLO XIV. 117 

lo pigliò 7 onde egli ebbe poi copia di lei. In Luciano 
si legge 7 che quantunque la Dea Siria tanto riverita in 
Jeropoli città dell 9 Assiria , fosse Giunone , niente di 
meno la statua che era nel suo tempio la rappresen- 
tava non una sola, ma molte; conciofossechè vi si ve- 
deva alcuna cosa di Pallade, alcuna di Venere, di Dia- 
na , di Nemesi, delle Parche , e di altre Deej percioc- 
ché ella stava sedendo sopra due leoni, e nell' una ma- 
no teneva uno scettro , ed un fuso neir altra , ed in 
capo aveva alcuni raggi , ed alcune altre cose che a 
diverse Dee erano attribuite. Di qui cava Luciano, che 
Giunone fu un nume diversamente adorato sotto di- 
versi nomi $ e di qui è che alcuni antichi la fecero di 
corpo mondo e puro, avendo riguardo al corpo della 
Luna. Il che , seguendo Omero, là dove dà a ciascun 
idolo un membro particolare , fa che Giunone abbia 
le braccia bianche e belle ; ed altri gli dedicarono il 
ciglio , siccome conservatore della vista òvver luce , 
che viene da lei per gli occhi. Apulejo quando rap- 
presenta in iscena il giudizio di Paride, in altro modo 
anco la figurò , quando dice , che uscì fuori una gio- 
vane che a Giunone si assomigliava, di faccia onesta, 
col capo cinto di bianco diadema , e con lo scettro 
in mano , accompagnata da Castore e Polluce , i quali 
avevano in capo un elmo col cimiero di una stella. E 
perchè eglino sogliono mostrarsi in aria , apportando 
bonaccia ai naviganti, e Faria vien significata per Giu- 
none , furono a ragione da Apulejo posti in compagnia. 
Questi fratelli, come dice Eliano, solevan formarsi gran- 
di , senza barba , tra loro simili , con veste militare 
intorno , con le spade a lato , con le aste in mano , 



418 LIBRO SETTIMO 

ed in vece delle stelle gli erano ancora poste alcune 
fi a inmette; ma secondo Festo Pompeo portavano i cap- 
pelli in capo. Appresso si coronava Giunone di ghir- 
lande di gigli chiamati rose di Giunone , perchè tinti 
dal suo latte di ventanni bianchi, quando una volta Gio- 
, ve mentre che ella dormiva le attaccò Ercole fanciul- 
lino alle mammelle, acciocché nudrendolo del suo lat- 
te, non lo avesse poi in odio; ma quegli succhiando 
troppo avidamente , destò la Dea , che riconoscendolo 
subito lo ributtò in modo , che il latte si sparse per 
il cielo , e quivi cagionò quella bianca lista che vi si 
vede ( la quale dagli astrologi è detta via lattea ) , e 
parte ne cadde giù in terra, onde rimasero i gigli così 
tinti di bianco. 

In una parte della Beotia fu un tempio a lei con- 
secrato , nel quale era un suo simulacro grande ritto 
in piedi , dov' ella era chiamata sposa, non per altro, 
che per la riconciliazione che quivi fece con Giove 
quando trovò la quercia in loco della nuova sposa che 
si credeva aver presa Giove. Tale fu tenuta altresì nell' 
isola di Samo , per essere quivi stata vergine prima 
che si maritasse con Giove. Onde nel suo tempio era 
un bellissimo simulacro fatto in forma di sposa, con 
quel velo colorito che portavano le spose , che gli cuo- 
priva la faccia. Scrive Tertulliano , che in Argo citta 
della Grecia fu un simulacro di lei cinto con rami di 
vite , che aveva sotto i piedi una pelle di leone, quasi 
dispregio di Bacco , e disonore di Ercole. In Lanuvio 
citta del Lazio era adorata sotto nome di Sospita, che 
noi possiamo dire Salvatrice, come principal nume di 
quel luogo, secondo che recita Tito Livio, la cui sta* 



CAPITOLO XIV. 419 

tua , come scrìve Marco Tullio , aveva una pelle di 
capra intorno , Tasta , ed un picciolo scudo. In certe 
medaglie di Nerva imperatore ella si trova in forma 
di matrona coronata di raggi 7 assisa in alto seggio , 
con uno scettro nella sinistra mano , ed una forbice 
nella destra, la quale chiamavasi la Fortuna del popo- 
lo romano. E perchè tennero che ella fosse inventri- 
ce del matrimonio, la fecero in pie vestita, con capi 
di papavero in mano 7 e con un giogo ai piedi , allu- 
dendo al nodo maritale , col quale credevano eh 9 ella 
congiungesse gli uomini in matrimonio; onde i romani 
gli edificarono un tempio in certo luogo, perciò detto 
vico Giugario. Ma chi volesse cercare esattamente tutte 
le sue forme , non ne troverebbe facilmente il fine , 
massime se cercar volesse quelle che fecero Dionisio 
e Policleto di marmo , delle quali già ne fu una nel 
tempio di essa Dea dentro ai portici di Ottavia, e quelle 
che furono nel tempio di Giunone Lacinia appresso gli 
agrigentini, nel quale fu anco quella tavola di Zeusi (1), 

(i) Nato in Eraclea della Magna Grecia , Vanno 478 prima di 
Cristo. Gli fu maestro Demofilo d'I mera o JSisea di Taso ; visse 
a' tempi di Apollodoro. Questi aperse , Zeusi entrò le porle dell' 
arte: rivali si onorarono entrambi: Apollodoro pubblicamente sé 
vinto confessò, con un verso che diceva; " Zeusi m'ha rapita Par- 
te: e l'ha seco „: Apollodoro intendeva del colorito. Prima di 
Apollodoro i pittori ombreggiavano dipingendo riciso tratti neri o 
bruni talora incrocicchiati , detti da Plinio, incisurae , attraverso 
tinte chiare: le pitture, massime nei vetri, dei secoli XIII, XIV, 
ed anebe XV ne ofTrono l'idea. Apollodoro cavò l'ombre e i chia- 
rì dalle tinte stesse dell'esemplare, crescendole più o meno alle 
contigue in guisa che ne uscirono le degradazioni secondo natu- 
ra : i greci dissero quest' ombreggiare , come Plutarco racconta» 
colorir l'ombra. Così Apollodoro fé' vere le parti cave, e gli scor- 



420 LIBRO SETTIMO 

eh' egli dipinse togliendo le più belle parti di cinque 
vergini scelte fra tutte le più. belle agrigentine; di 
quella di rame fatta da Beda , così eccellente che i 

ti leggieri , trasparenti , e per ciò fu detto il pittor dell' ombra. 
Plinio afferma di Apollodoro : primus gloriam penicillo jure con- 
tulit; e di Zeusi: penicillum ad magnam gloriam perduxit. Questi 
due pittori riformarono Parte al modo stesso de' moderni , allor- 
ché l'ombre piene e trasparenti sostituirono ai -tratteggi del me- 
dio evo, tratteggi che ereditò l'intaglio. Nutrito, come tutti i gre- 
ci, d'Omero, cercò la maestà , la grandiosità dello stile, sicché 
alcuna fiata alle membra segnò contorni troppo robusti , fosser 
di donna. E Plinio lamentava nelle sue figure articolazioni e te- 
ste troppo grosse : deprehenditur tamen grandior {a capitibus ar- 
ticulisque. Da tali testimonianze vuoisi credere che lo stile di Zeusi 
simigliasse a quello di chi scolpì il fregio e le metope del Parte- 
none : largo stile, maschio, grandioso, espressivo, non affatto cor- 
retto. Però la continua lode che ottenne vivente lo fa meritare di 
star di costa a Fidia : e le opere sue, quanto allo stile, di costa 
ai bassirilievi in cui la processione delle panatenee , e alla statua 
dell 1 Ilisso. Dipinse V Elena per la città di Eraclea, giusta Elìano^ 
per Agrigento, giusta Plinio, per Crotona, giusta Cicerone e Dio* 
nigi di Alicarnasso; a tal' uopo studiò il nudo di cinque fanciulle: 
gli ateniesi vollero la ripetizione dell' Elena: Zeusi li satisfe; ma 
prima espose il quadro, esigendo da ciascun curioso una mer- 
cede : ecco i greci intitolarlo Elena meretricia. Il suo Giove in 
trono con tutte le deità fu lavoro imponente : magnìficus est Ju- 
piter ejus in throno % adstantibus diis , nota Plinio. Bellissimo il 
suo Ercole fanciullo: Filostrato giuniore così; " Scherzava nella 
culla il bambino Ereole , quasi che si burlasse del cimento , ed 
avendo preso con ambe le mani l'uno e l'altro serpente da Giuno- 
ne mandati , non si alterava punto né poco in veder quivi la 
madre spaventata e fuori di sé. Già le serpi erano distese in ter- 
ra , non più ravvolte in giro, e le teste loro infrante scuopri va- 
no, gli acuti velenosi denti. Le creste erano divenute cadenti e 
languide in sul morire , gli ocebi appannati , le squamine non 
più vivaci per la porpora e per l'oro , né più lucenti nel moto, 
ma scolorite e livide. Sembrava che Alcmena dal primo terrore 
si riavesse , ma che non si fidasse ancora degli occhi proprj . . . 



CAPITOLO XIV. 121 

romani la posero nel tempio della Concordia. Né starò 
manco cercando in quante altre forme la rappresen- 
tassero, gli altri popoli , come i falisci quando comin- 

Le ancelle stordite , mirandosi , dicevan non so che l'ima al l'al- 
tra» I tebani con armi alla mano erano accorsi in ajuto di Anfi- 
trione , il quale al primo rumore col pugnale sguainato s'era qui- 
vi tratto per intendere e vendicare l'oltraggio. Né ben gi distin- 
gueva s'era ancora atterrito od allegro. Aveva egli pronta alla ven- 
detta la mano ; raffrena vaio il non vedere di chi vendicarsi , e 
che nello stato presente piuttosto abbisognava di chi spiegasse l'o- 
racolo. Scorgevasi quivi Tiresia , che vaticinando presagiva il fa- 
to del fanciullo giacente in- culla. Tutto ciò si rappresentava di 
notte , illuminando la stanza nna torcia, perchè non mancassero 
testimonj alla battaglia 4 di quel bambino,,. Ma la sua centaura ma- 
nifestò sommo in Zeusi l'artificio di assortire parti di corpi diver- 
si * Luciano così : " Venne a Zeusi capriccio , una volta , d'uscir 
dipingendo dalla strada battuta, come quegli che mal volentieri 
o di rado applicava il pennello a cose ordinarie e triviali; e perciò 
risolse di figurare una storia di centauri d'ogni età» e d'ogni sesso. Fe- 
ce adunque in una macchia fronzuta e piena di fiori , una centaura 
con la parte cavallina tutta colcata in terra in modo che sotto alla 
groppa se le vedevano i piedi di dietro* La parte donnesca gentil- 
mente si sollevava appoggiandosi al gomito. I pie dinanzi non istava- 
no distesi, come se giacesse sul fianco; ma l'uno stava come inginoc- 
chiato con l'unghia ritirata in dietro , e come in sé stessa rivolta, 
l'altro all' incontro si alzava posando in terra , giusto come quan- 
do un cavallo fa forza per sollevarsi. Eranle appresso due centau- 
rini , che uno ne teneva nelle braccia , ponendogli la mammella 
muliebre alla bocca, e nutricandolo all' uso umano, l'altro allat- 
tava con la poppa cavallina , come fanno le cavalle i puledri. Nel- 
la più alta parte del quadro scappava fuori come da una vedetta, 
un centauro che era il marito di essa , e verso lei guardava ri- 
dendo , né si lasciava veder tutto , coprendo la metà della parte 
ove era cavallo , e tenendo nella destra un leoncino , pareva che 
lo sollevasse per fare, così burlando, paura ai centaurini. Questa 
pittura ancora nelle altre parti, nelle quali agi' ignoranti dell' ar- 
te non si palesa l'eccellenza e l'industria , era tuttavia condotta 
con somma accuratezza; cioè a dire con tratti e colpi regolatissi- 



122 LIBRO SETTIMO 

ciarono ad essere celebri, che l'adorarono in forma ro- 
busta sopra un carro chiamandola Gurite, i cartagi- 
nesi , prosennesi , argivi , miceni , e gli eliopolitani. 

mi , con mischiaaza e composizione di colori fatta eoa buon di- 
scernimento e con opportuna collocazione e disegno. Oltre a ciò 
erano l'ombre bene intese e mantenuta la proporzione e l'accorda- 
mento in tutte le parti dell' opera. Le quali cose tutte sogliono 
ammirare i professori ebe molto ben le conoscono. Ma quello che 
più palese faceva il valore , l'industria di Zeusl , era che in una 
medesima storia , considerata la diversità , s'era accomodato per 
eccellenza a mostrare , secondo il bisogno, le differenze dell* arte. 
Vedevasi il centauro orrido e torvo , ed alquanto zotico , con la 
zazzera rabbuffata , con la cotenna scabrosa ed ispida non sola- 
mente ov' era cavallo , ma ancora nella parte umana» avendo so- 
pra le spalle rilevale formato il viso , ancorché ridente, tuttavia 
bestiale , salvatico e crudele. Tale era figurato il maschio. La fem- 
mina era fatta a sembianza d'una cavalla bellissima, e quali prin- 
cipalmente sono quelle indomite di Tessaglia ancor non use a por- 
tare. La metà che donna appariva era delineata con vaghezza 
straordinaria , trattene però le orecchie , le quali solo lasciò roz- 
ze e deformi. Ma l'attaccamento e la commessura, ove la parte don- 
nesca si univa e si congiungeva al cavallo, non in un tratto, ma 
a poco a poco scendendo , ed insensibilmente degradandosi , tra- 
passava sì dolcemente dall' una nell' altra parte , che gli occhi 
de' riguardanti non se n'addavano. I centaurini erano di colore 
somiglianti alla madre. Uno di essi però era tutto il padre nella 
rozzezza , e già in età benché tenera aveva aspetto barbaro e 
spaventoso. Ma quel che pareva singolarmente ammirabile era il 
vedere come l'artefice aveva bene osservata la natura ed il co- 
stume , facendo che essi fanciullescamente riguardassero il leonci- 
no senza staccarsi dalla poppa. Avendo Zeusi in questa tavola tali 
cose rappresentate con singolare artificio , gli venne concetta per 
la squisitezza ed eccellenza dell' arte d'avere a far strasecolare 
chiunque la vedeva: e cosi diceva ognuno che sarebbe avvenuto» 
Perchè in verità come poteva altrimenti fare chi si abbatteva in 
così raro spettacolo ? Tutti adunque con applausi alzavano al cie- 
lo quel!' opera, ma per l'invenzione pellegrina e per la novità del 
pensiero , che non era giammai ad alcun altro pittore venuto in 



CAPITOLO XV. 

Della forma delt Oceano, di Nettuno, delle Ninfe, 
e mostri marini. 



JLj Oceano fonte padre di tutte le acque, il quale cir- 
conda tutta l'universa terra , dalla velocità ha pigliato 
cotal nome. Però i gentili gli diedero il carro, per 

fantasia. Quando Zeusi si accorse, che solamente la novità del con- 
cetto rapiva i riguardanti , e non lasciava loro contemplare la fi- 
nezza dell' arie, in guisa che niente stimassero l'esattissima espres- 
sione delle cose, rivoltatosi al suo scolare , disse : orsù Miccione , 
leva la pittura > rin volgila , e portala a casa , perchè costoro lo* 
dano il fango e la feccia dell'arte nostra, né si degnano di con- 
siderare la leggiadria di quelle cose che la rendono adorna, e che 
sono condotte da maestro .* talmente che appresso di loro l'eccel- 
lenza di quest' opera è superata dalla singolarità del pensiero. Cosi 
parlò egli non senza ragione , ma per avventura troppo risentita- 
mente. Questa pittura fu conservala lungo tempo e con grande 
stima in Atene. Siila , lasciandovene la copia , insieme qon molt' 
altre cose di gran valore mandò a Roma l'originale , il quale in- 
sieme con tutto il rimanente andò male , avendo la nave da ca- 
rico fatto naufragio a capo Malio, promontorio della Morea „. Le 
pitture onde Zeusi abbellì il palazzo d'Archelao re macedone at- 
tiravano i stranieri a visitarlo : il palazzo , intendasi , non il re. 
Straricchito , Zeusi stimò bassezza vendere i quadri : li donava. E' 
regalò Archelao del quadro di Pane ; la città di Agrigento di quel- 
lo di Alcmena. Invanì: sé stimò non da meno che i re e i popoli 
cui regalò. Entrava ne' giuochi olimpici vestito d'un manto su cui, 
tessuto in oro ; Zeusi eracleota. Sotto all' Elena scrisse que' versi 
di Omero : " Non ti maravigliare se Priamo e i trojani tanti mali 
incontrino per costei , in bellezza pari alle dive „. Sotto air atle- 
ta scrisse : " Facile invidiarlo, imitarlo no „. Pure ricordasi di lui 
savia una risposta ad Agatarco che si diceva presto a dipingere: 
" Io lento dipingo e per età lenta „. Moti circa l'anno foo P 1 **- 
ma di Cristo. 



124 LIBRO SETTIMO 

mostrarci appunto eh' egli va intorno alla terra, la cui 
rotondità è significata dalle ruote, e finsero che lo ti- 
rassero le balene, perchè elle scorrono così tutto il ma- 
re , come le acque dei mare scorrono intorno tutta la 
terra , e sparse per entro lei ne occupano la maggior 
parte. Teodonzio aggiunge , che oltre al carro tirato 
dalle balene, gli andavano ionanzi i Tritoni con le buc- 
cine in mano per trombetti ed officiali, denotando che 
il ripercuotimento delle onde nel lito con più terribile 
strepito del solito , è certissimo messaggio di fortuna, 
perciocché il Tritone non è altro che percussore e smar- 
ritor della terra. Oltre di ciò lo fecero ricco di molti 
buoi marini , sotto la custodia di Proteo che n'era pa- 
store. E ciò perchè il mare Carpazio (1) ha gran nu- 
mero di foche , le quali hanno le parti davanti simili 
ai vitelli ; e di altri simili animali , dove Proteo fu 
finto essere signore. Gli aggiunsero poi per serve e com- 
pagne molte schiere di ninfe , attribuendogli grandis- 
sima moltitudine di figliuoli, i quali non denotano al- 
tro che le molte proprietà dell' acque. Il colore dell' 
abito e della carne era quale è il colore delle sue acque, 
cioè ceruleo, e talvolta nero, come io dimostra la sua 
profondità. 

Nettuno Dio del mare fu formato in diversi mo- 
di , ora tranquillo quieto e pacifico, ed ora tutto tur- 
bato, come si legge appresso Omero e Virgilio, im- 
perocché tale anco si vede il mare in diversi tempi. 
E si finse che sopra un carro andasse spaziando sopra 

(i) Così chiamato da Carpata, ora Scarpanto, isola situata fra 
quelle dì Rodi e di Creta. 



CAPITOLO XV. 125 

il mare , seguito da molti , come descrive Virgilio in 
questi versi x 

Ai superbi destrieri il carro aggiunge 
E i fren schiumosi pone , e dalle mani 
Lascia tutta cader la briglia , e vola 
Col nero carro sovra il mar leggiero. 
Stan salde Fonde } e sotto il grave peso 
V acque sue il mare parimente estende. 
Fuggon dalT ampio ciel gli oscuri nembi : 
Pengono in compagnia varie sembianze , 
Smisurate balene, e i cori antichi 
Di Glauco , Inoo , e Palemone , e i presti 
Tritoni j indi r esercito di Forco. 
Seguitan poi da man sinistra Teti , 
E Melita y e la vergin Panopea , 
Nisee r Spio , Tedia , e Cimodoce. 
Della quai forma non fu molto dissimile, secondo che 
scrive Plinio , la mirabile scultura di Scopa che fu già 
in Roma nel tempio di Cajo Domizio nel circo Fla- 
minio , dove era Nettuno , Teti, Achille, e le Nereidi 
sopra delfini , ceti , ippocampi , tritoni , ed il coro di 
Forco , e Pristi , e molti altri mostri marini. Ma Sta- 
zio diversamente lo figura in que' versi : 
Siccome fa Nettuno allora quando 
Dalla spelonca d'Eolo uscir fa fuori 
I fieri venti) e sopra il mare Egeo 
Accompagnato vien da rei ministri : 
Stanno d'intorno lui i nembi , e i verni , 
I nuvoli profondi atri ed oscuri. 
Oltre di ciò. fu rappresentato nudo col tridente in ma- 
no , dritto in pie in una gran conca marina invece di 



126 LIBRO SETTIMO 

carro , tirata da cavalli che dal mezzo in dietro erano 
pesci , come sono descritti dal medesimo Stazio in que' 
versi : 

Varcando il mare Egeo Nettuno , in porto 
Mena gli affaticati suoi destrieri , 
Chel capo , il collo , il petto , e Pugne prime 
Han di cavallo che obedisce al freno , 
E son nel resto poi guizzanti pesci. 
E di questa forma fu espresso il mirabile Nettuno col 
tridente in mano ignudo sopra il mare , co* venti at- 
torno che soffiano , dalla felice mano di Raffaello , il 
quale viene fuori in istampa con alcune istoriette intorno. 
Scrive Fornuto, che alle volte ancora gli fu posto inforno 
un panno di color celeste, che rappresenta il color del 
mare; e Luciauo nei suoi sacrificj lo finge avere i capelli 
celesti e neri 5 benché Servio dica, che appresso gli antichi 
tutti i Dei del mare erano fatti co* capelli canuti e bian- 
chi , e per lo più vecchi, conciosiachè i capi loro bian- 
cheggiano per la spuma del mare. Ma Filostrato in altro 
modo descrive questo Dio , dicendo che va per il mare 
tranquillo e quieto sopra una gran conca tirata da balene, 
e da cavalli marini , ed ha in mano oltre la buccina, 
che è quella conca sonora che portano i tritoni, il tri- 
dente , il quale dicono significare i tre golfi del mare 
mediterraneo , che vengono dall' oceano; ovvero le tre 
nature dell' acque, perchè quelle dei fonti e fiumi sono 
dolci , le marine sono salse ed amare , e quelle dei 
laghi ni amare , né grate al gusto. Altri, come il Boc- 
caccio , han detto , che il tridente è dato a Nettuno 
in vece di scettro, che denota la triplice proprietà del- 
l'acqua , perciocché è corrente navigabile, e buona da 



CAPITOLO XV. 127 

bere. Platone aggiunge alla compagnia di Nettuno cen- 
to Nereidi 7 che sedevano sopra altrettanti delfini, là 
dove disegna il miracoloso tempio che fu già appres- 
so gli atlantici a lui consecrato , dove dice , eh 9 egli 
stava sopra un carro , tenendo con mani le briglie dei 
cavalli alati $ ed era cosi grande, che col capo tocca- 
va il tetto del tempio. Leggesi ancora , che i delfini 
furono molto cari a Nettuno , onde Igino scrive, che 
a tutte le sue statue ne mettevano uno in mano , ov- 
vero sotto un .piede; e non senza ragione , per essere 
il delfino così tra i pesci 'principale , come è il leone 
tra gli animali , e 1 aquila tra gli uccelli. Nelle nozze 
di Filogia , Marziano introducendovi anco Nettuno, lo 
descrive nudo tutto verdeggiante come l'acqua del ma- 
re , con una corona bianca in capo , che rappresenta 
la spuma che fanno Tonde agitate. Filostrato dipingen- 
do due isolette , le quali avevano una piazza sola tra 
loro commune , ove l'una portava quello che coglieva 
dai coltivati campi , e l' altra quello che depredando 
andava per il mare, dice, che quivi fu drizzata una 
statua a Nettuno, con 1 aratro e col carro come a col- 
tivatore di terra, per dimostrare che le genti di quelle 
isole riconoscevano da lui eziandio ciò che dalla terra 
viene $ ma perchè non paresse che lo avesse fatto so- 
lamente terrestre, aggiunse ali 9 aratro una prora di na- 
ve, sicché sembrava che egli navigando arasse la terra. 
Nella contenzione che fu tra lui e Pallade, per la città 
di Atene, al cospetto degli altri Dei, Ovidio 
Fa che Nettuno nel sembiante altiero , 
Col tridente percuote un duro sasso , 



128 LIBRO SETTIMO 

Onde un destrier vien fuor superbo e fiero: (i) 
Ora lasciando molte altre figure di lui , che fu- 
rou fatte cosi dagli elei, gente della Grecia , come di 
altri popoli , ed in rovesci di medaglie, come ài vede 
in molte 7 e massime nelle medaglie di Adriano , con 
la sferza in mano di tre correggie , e col tridente in 
alto nella sinistra , passerò a dire, degli altri Dei ma- 
rini , come di Anfitrite principal Dea del mare e mo- 
glie di Nettuno , dluo detta Leucotoe, di Tetide Dee 
marine $ di Glauco , Nereo ,• Forco , Melicerta , Pale- 
mone, e degli altri, e dopo delle Ninfe. £ prima Glau- 
co già pescatore , in Antedona città dell' Eubea , se- 
condo .Filostrato, si rappresentava con la barba bianca 
tutta bagnata e molle , con le chiome medesimamente 
bagnate che si spargono sopra gli omeri, con le ciglia 
spesse, folte, e raggiunte insieme, che alzando il brac- 
cio taglia le onde per aver più facile il nuoto, col 
petto tutto carico di verde, di ruggine, e di alga ma- 
rina , e col veutre che a poco a poco si va mutando, 
si che il resto del corpo , cioè le coscie e le gambe 
si fanno di pesce , il quale si mostra con la coda al- 

(i) I romani aveano tanta venerazione per questo nume, che, 
oltre le Net t urtali da' loro celebrate in ouoré di lui nel mese di 
luglio , gli aveano altresì consacrato tutto il mese di febhrajo , 
onde pregarlo anticipatamente di essere propizio ai navigatori , i 
quali , all' aprirsi della primavera, disponevansi ad intraprendere 
i viaggi di mare. Ciò che era vi di particolare ai è , che siccome 
credevano aver Nettuno formatp il primo cavallo , nel -giorno di 
siffatta solennità lasciavano tanto i cavalli, quanto i muli iu-riposo* 

Le vittime che d'ordinario immotavansi -a questa divinità, erano 
il cavallo, il toro, ed il tonno; gli aruspici le offrivano il fiele 
delle vittime, per la ragione che l'amarezza di quel viscere con* 
veniva ali 1 acqua del mare. 



CAPITOLO XV. 429 

zata fuor dell 9 acqua. E di questa maniera tutti gli al- 
tri Dei marini formare si possono, benché in qualche 
parte diversamente , secondo il giudizio e disegno che 
ha il pittore. 

I Tritoni , araldi ossia trombetti di Nettuno, de* 
quali Stazio fa che due stanno ai freni de* suoi caval- 
li , dicendo : 

Viensene il re del mar alto e sublime , 
Tratto da ferocissimi destrieri, 
A gli spumosi fren dei quali vanno 
I Tritoni nuotando , e fanno segno 
Alt onde che si debbano acquetare * 
portano in mano una conca marina in sé ritorta, con 
la quale fanno un terribil suono , per cui dice Igino, 
che i giganti combattendo con i Dei fuggirono. Sono, 
secondo Virgilio , dal mezzo in su uomini, e dal mez- 
zo in giù pesci ; la qual doppia forma alcuni vogliono 
che dimostri la doppia virtù deli' acqua , che talora 
giova , e talora nuoce. Questi propriamente stanno nel 
mare , e suonano , come dice Plinio , tanto forte, che 
ne fu udito uno suonare nei liti di Lisbona di Por- 
togallo al tempo di Tiberio imperatore. Alessandro Na- 
politano riferisce, che dalle ultime parti dell' Affrica 
fu già mandato in Ispagna, condito nel mele, un mo- 
stro marino, il quale da tutti fu tenuto un Tritone; 
ed aveva la faccia di uomo vecchio, i capelli e la bar- 
ba orridi ed aspri , il colore celeste, di statura gran- 
de e maggiore d'uomo , con alcune ale come hanno i 
pesci , ed era coperto di un cuojo tutto lucido, e co- 
me trasparente. Però dice, che i Tritoni hanno le chio- 
me simili all' appio palustre, sì che non si discerne 

Lomazzo Tr. FoL l //. 9 



130 LIBRO SETTIMO 

l'un capello dall' altro, ma tutti sono contenuti insie- 
me a guisa delle foglie del petrosello $ il corpo tutto 
coperto di minuta scaglia aspra e dura, le branche sot- 
to le orecchie , il naso di uomo , la bocca più larga 
assai dell 9 ordinario, i denti come quelli delle pantere, 
gli ocelli di color verdeggiante , le dita delle mani e 
l'ugne come il guscio di sopra delle gongole , e nel 
petto e nel ventre a guisa di delfini, alcune alette in 
vece di piedi. 

Proteo pastore e Dio marino, famoso indovino, 
che secondo Esiodo fu figliuolo dell'Oceano e di Teti, 
è così descritto da Virgilio nella Georgicaz 
Sta nel Carpatio gorgo di Nettuno 
Il ceruleo Proteo che intorno al mare 
Va discorrendo sopra una carretta 
Guidata da cavalli , cK han due piedi : 
e poco dopo continuando dice ; 
Tutte le cose tindovin conosce 
Oie furono , che sono , e che saranno i 
Così ha voluto il gran Nettuno , a cui 
Pasce gli armenti, e i sozzi* buoi marini. 
Omero dice , che egli essendo sforzato a rispondere 
alle interrogazioni, si cangia in varie forme, per scher- 
mirsi dal rispondere , il che dimostra eziandio Virgi- 
lio là dove dice : 

Subito fassi un orrido cignale 

Pieno di squame , ed or fulvo leone , 

E talor viene in così liquidi acque <, 

Una tigre crudele , ed un dragone , 

Or fuoco che fuor manda ardenti fiamme y 

Che par che uscito sia fuor de legami. 



CAPITOLO XV. 431 

Le Ninfe manne, il quale è nome generale di tutte 
le umidità figliuole di Nereo Dio marino, e di Dori 
sua sorella , onde alcune si nomano Nereidij e di loro 
Omero nella Iliade ne ricorda trentatre , delle quali 
tre dice che vennero a condolersi con Teti afflitta per 
la morte di Achille suo figliuolo , Attea, Agave, Ar- 
ma tia 7 A nfinome , Anfitoe, Apsaiides, Alia, Callianas- 
sa, Cimodoce, Cimotoe, Olimene, Dexamene, Dori, Do- 
to, Dittamene, Ferusa , Galatea, Glauce, Iera, Ianassa, 
Janira , Limnoria , Mera 7 Melite , Nemerte , Nesea , 
Oritia, Panope, Proto, Spio, Talia, e Toa (1): e vuo- 
le di più che ve ne siano delle altre assai , le quali 
però altro non vengono a significare che le proprietà 
dell* acque del mare , o accidenti intorno a quelle, le 
quali dall' etimologia del nome dato a ciascuno , age- 
volmente si' possono intendere. Quanto alla forma loro, 
dice Alessandro, che un certo Teodoro Gaza afferma- 
va di averne veduta una nel Peloponneso , gittata sul 
lito del mare per gran fortuna , di faccia umana assai 

(i) Apollodoro ne nomina quarantacinque, vale a dire: Al- 
tea, Agave, Anfitrite, Antonoe, Alia, Alimede , Calipso, Ceto, 
Cranio , Cimo , Cimotoe , Dejanìra, Dero , Dione, Dato , Dina- 
mene , Erato, Eucrate , Eudora , Eulimene , Eumolpe, Eunice , 
Èva gora , Ferusa, Gala tea, Glaucotoe , Ipponoe, Ippotoe, Ione , 
Isea , Limnorea, Li s ianassa, Melie, Nausitoe, Neomeris, Pano- 
pe, Pione, Plesauro , Poline , Proto , Protomedusa , Psamate , 
Suo, Spelo, e Tetide. — Igino ne dà i quarantauove nomi seguen- 
ti: Attea , Agave, Amateti, Armatia, Anfinome , Anftto, Apseu- 
de , Aretusa, Asia, Beroe, Callianassa, Cielo, CU mene, Crenis, 
Cidippe , Cimodoce, Cimotoe, Deiopea, De x amene, Dori, Doto , 
Drima, Dr inamene, Efire, Euridice, Ferusa , Fillodoce , Gala* 
tea, Glauce, Jera, Janassa, Janira, Leucotoe, Li gè a, Limnoria, 
Licorias, Mera, Melite , Nasea, Nimerti, Opi, Oritia, Panope, 
Panopea, Proto, Spio, Talia, Toe, e Xanto. 

9* 



132 LIBRO SETTIMO 

bella , coperta dal collo in giù di dure squarti me in- 
sino alle coscie , le quali raggiunte insieme terminava- 
no in pesce. Non però abbiamo da immaginarci che 
tutte siano d'un istessa forma , ma di diversa secon- 
do i varj nomi loro. Ma io lasciando nondimeno le al- 
tre , dirò solamente di Galatea , così chiamata dalla 
bianchezza che rappresenta in lei forse la spuma dell' 
acqua. E però, secondo Esiodo, ha d avere le chiome 
bianche , e la facck simile al latte. Così Polifemo in- 
namorato di lei , lodandola , appresso di Ovidio , la 
chiama più bianca dei bianchissimi ligustri; e Filostra- 
to in una favola che finge del ciclope, introduce Ga- 
latea che se ne va per lo mar quieto sopra un carro 
tirato da' delfini governati e retti da alcune figliuole di 
Tritone, che stanno intorno alla bella Ninfa presti sem- 
pre a servirla ; ed ella alzando le belle braccia, stende 
alla dolce aura di Zeffiro un panno purpureo, per fare 
coperta al carro , ed a sé ombra. Le chiome non si 
gli hanno da fare sparse al vento, ma come bagnate 
hanno da stare distese parte sopra la candida faccia, 
e parte sopra i bianchi omeri. E di lei ne fu già fatta 
una sopra una conchiglia con Polifemo , e diversi Dei 
marini che furavano le sue ninfe in varj atti, da Raf- 
faello in Roma in casa del Ghigi (1) con alcuni amori 
per l'aria saettanti intorno , e lei tirata da delfini so- 
pra il mare. 

Oltre le Nereidi , vi furono anco altre Ninfe ma- 
rine , come Eurinome, die s'interpreta pastore de' ven- 
ti, ovver della fortuna marina ; Persa che nacque dai 

(i) Ora detta la Farnesina io via della Luagara. 



CAPITOLO XV. 133 

reflussi del mare 5 Plejone eh' è il medesimo che piog- 
gia , la quale vien causata dagli umidi vapori che iu 
alto dall' oceano si levano $ Olimene che è interpreta- 
ta umidità , figliuola di Oceano e di Te ti; Melanto fi- 
gliuola di Proteo , che è interpretata per la bianchezza 
che nasce dalla spuma del mare; Etra figliuola dell' 
Oceano ; Idotea sua sorella , che significa bella Dea , 
e perciò è intesa per la tranquillità del mare ; Scilla 
figliuola di Forco , e Corteide ninfa , la quale Ovidio 
quando finge che Glauco innamorato di lei la vede dall' 
alto monte, dice che era maravigliosamente bella, con 
lunghissima chioma , con una coda di pesce che fra le 
gambe gli pendeva, e così se ne giva per lo mare fug- 
gendo Glauco , per cui fu da Circe in dispregio con- 
versa in mostro* marmo. Ma qual forma ella si piglias- 
se discordano alquanto tra sé. Imperocché Omero dice, 
che ella si ricoverò in un' antro oscuro e spaventevole, 
e con terribile latrare faceva risuonare il mare , ed 
aveva dodici piedi, e sei colli con altrettanti capi; e 
ciascheduna bocca aveva tre ordini di denti, da 9 quali 
pareva che stillasse del continuo mortifero veleno ,* e 
fuori della spelonca porgeva spesso in mare le spaven- 
tevoli teste guardando se nave alcuna passasse, per far- 
ne miserabile preda , come già fece dei compagni di k 
Ulisse. Virgilio altrimenti la descrive : 
f^è una spelonca che nasconde Scilla , 
Che trae le navi hi sassi, e duri scogli : 
È dorma neW aspetto , ed il suo petto 
Par di bella donzella 5 ma Favanzo 
Del corpo è (ter delfln , ed ha la coda 



\M LIBRO SETTIMO 

Di lupo j e appresso del Pachin (1) dimora. 
Ed Ovidio altrimenti dice , che entrando Scilla nelf 
acqua , come era suo solito , ed essendovi dentro sino 
a mezzo il corpo , subito i peli si gli conversero in 
bocche di cani , che fuggendo ella abbacavano ; onde 
restò piene le coscie , le gambe , i piedi , e l'angui- 
naglia di bocche di cani, e da mezzo insù rimase co- 
me prima. 

Molti altri mostri marini si potrebbono descrivere, 
dei quali fa menzione il Mattioli, il Sai vi a no, Guglielmo 
Rondeleti , e massime di alcuni di strane forme , così di 
uccelli, come di quadrupedi, che per brevità tralascierò. 
Non voglio però tacere alcuni mostri , che si trovano 
nelle parti di Aquilone , fra i quali è uno chiamato Fi- 
siteri , che drizzandosi in piedi sommerge le navi get- 
tando T acqua e nebbia sorbita per due forami lunghi 
che ha nella fronte ; ed un altro detto Tifio , che in- 
ghiotte il bue marino , ed ha la testa simile a quella 
della civetta , ma fuor di modo grande $ un altro no- 
mato Spinguale , che ha li piedi come Y orso , ed un'al- 
tissima gobba che in fine si aguzza sopra la schiena , 
e la testa di porco cignale; ed uno simile al Rinoceronte, 
che ha le narici cornute e taglienti , e piglia a traverso 
il granchio marino , che con una tanca stringendo am- 
mazza T uomo ; un altro che ha i denti rabbiosi , con 
le corna e l'aspetto di fuoco terribile, V occhio di cir- 
cuito di venti piedi , con la testa quadra, e la barba 
lunga e grande $ ed uno che assomiglia di testa e di 

(i) Pachino, presentemente Passato, promontorio della Sici- 
lia , situato alla punta orientale dell' isola ; s'avanza pel tratto di 
due miglia in mare, a forma dì penisola* 



CAPITOLO XV. 135 

denti al porco , tutto coperto di scaglie , col resto a 
guisa di pesce 7 e due alette sotto pungenti , e le corna 
ritorte in dietro , ma grandissime in capo. Ma parrai 
cosa piuttosto curiosa che necessaria il far menzione 
di tutti i mostri marini, atteso che in ciò può il pit- 
tore a guisa di poeta fingerne da se stesso ? secondo 
che gli detta il capriccio , o veramente leggere ciò che 
ne scrivono i naturali. 

Restano le Sirene figliuole di Acleloo, e della musa 
Calliope , secondo Fulgenzio , e Servio , le quali fu- 
rono tre , F una cantava a voce , V altra con la cetra , 
e la terza col flauto. Ma Leonzio vuole che fossero quat- 
tro , chiamate Aglaosi , Telsipia , Pisinoe , ed Ilige , e 
fossero figliuole di Àcheloo e di Tersicore , aggiungendo 
die la quarta canta nel timpano. Aristotile dove tratta 
delle cose maravigliose d' udire, dice, che nell'ultimo 
dell' Italia dove il Peloro dà adito al mare Tirreno nel- 
T Adriatico sono le isole Sireneche , delle Sirene , dove 
gli è edificato un tempio , e sono con sacrificj molto 
solenni adorate. Furono tenute tre, Partenope, Leu- 
cosia , e Ligea , benché alcuni greci le domandino Tel- 
siope , Molfe , ed Agleofenia. Ma qualunque si sia il 
nome , la forma loro è tale : hanno il viso e mezzo 
il corpo di donzella , ma dal mezzo in giù sono pe- 
sci. Alcuni le danno anco le ali , come Alberico , ed 
i piedi di gallina ; Servio , non pesce , ma uccello le 
fa in quella parte che non è di donna; e così Ovidio, 
quando racconta che elleno erano compagne di Proser- 
pina ; e dopo che ella fu rapita da Plutone si muta- 
rono in mostri marini , che avevano il viso e 1 petto 
di donna , ed il rimanente di uccello. £ perchè furono, 



f 36 LIBRO SETTIMO 

come dice Palefate (1) 7 meretrici, che lungo il fiume 
di Etolia tenuto suo padre 7 avevano prostituito a molti 
la vita loro , vengono a significare la lascivia , e gli 
allettamenti meretrici. Onde si fingono , che col dolce 
canto addormentati i naviganti gli uccidevano , siccome 
avviene ai poveri forsennati, che vinti dalle lusinghe 
delle femmine di mondo , si fanno predai loro 7 ed al 
fine rimangono divorati. Per il che gli antichi alcuna 
volta le dipinsero in verdi prati sparsi di ossa di morti , 
mostrando la ruina e morte che seguita dai lascivi pia- 
ceri , e massime di meretrici, che in viso e gesti sem- 
brano vergini come Partenope, in apparenza sono bene 
ornate , ma impudiche come Leucosia (2), e nelle pa- 
role sono dolci e lusinghiere come ligia (3). 

(i) Antico filosofo greco , che , da quanto credest, visse fra il 
secolo di Aristotile , e quello di Augusto. £i compose un 9 opera 
intitolata .• De incredibilibus , nella quale tentava di spiegare la 
favola coli 1 istoria. Queir opera era divisa in cinque libri, dei 
quali ci è pervenuto soltanto il primo. 

(a) Una delle Sirene , diede il suo nome ad un' isola del mar 
Tirreno , sulla costa occidentale d' Italia, ove fu dessa gittata dai 
flutti , allorquando le Sirene- si precipitarono in mare. Altri pre- 
tendono che quest' isola abbia avuto il nome da uno dei compa- 
gni di Enea ohe vi approdò a nuoto. 

(3) Altra Sirena , da Ligus , dolce , argentino* Ella si gittò in 
mare colle sue compagne , ed il suo corpo fu portato presso Ter ma, 
presentemente Nòcera. 



CAPITOLO XVI. 

Della forma dei Fiumi, e delle Najadi ninfe loro. 



JL erchò i fiumi eziandio furono dagli antichi in di- 
verse maniere figurati , ed anco posti in cielo per or- 
namento , come fecero gli egizj del Po , figurandolo 
con due corna , anderò qui brevemente notando alcune 
forme più segnalate che gli furono attribuite , e poi 
soggiungerò alcuna cosa della forma delle loro ninfe. 
Primieramente adunque i Fiumi per lo più furono 
rappresentati in forma e sembiante di uomo, con barba 
. e con capelli lunghi , alcuni giacenti 7 ed alcuni appog- 
giati sopra T un braccio , come dice Filostrato quando 
dipinge la Tessaglia (perciocché non mai i Fiumi si 
levano dritti in alto ) ; ed alcuni 7 anzi i più , appog- 
giati sopra una grand 9 urna che versa acqua. Onde Sta- 
zio parlando d' Inaco fiume grandissimo dell' Acaja , 
dice : 

Inaco , ornato il capo di due corna , 
Sedendo appoggia la sinistra alt urna , 
Che prona largamente V acque versa. 
Di cui scrivendo altresì Ovidio dice , che stava rin- 
chiuso in una grandissima spelonca , e piangendo au- 
mentava con le lacrime Y acque. Oltre di ciò si face- 
vano con le corna , come dice Servio, ovvero perchè 
il mormorio dell' onde rappresenta il muggire de'buoi , 
ovvero perchè veggiamo spesso le ripe dei fiumi in- 
curvate a guisa di corna. Per il che Virgilio «, dove 
chiama il Tebro re dei fiumi dell' Italia , lo chiama 
ancora cornuto , e così lo dipinge. 



138 LIBRO SETTIMO 

Tra le populee f rondi par mostrarsi 
Già vecchio , cinto gV omeri ed il petto 
Di verdeggiante velo , e ombrosa canna 
Cuopre e circonda le bagnate chiome. 
Ed il Sannazzaro non senza ragione chiamandolo trion- 
fante , lo corona , non come gli altri , di salci o di 
canne , ma di verdissimi lauri , per le continue yittorie 
de 9 suoi figliuoli» Così del Po , altrimenti detto Eridano 
per la favola del giovane Fetonte , dice in altro luogo 
Virgilio , che ha la faccia di toro, con ambe le corna 
dorate $ ed ivi un interprete espone , che si finge con 
faccia di toro perchè il suono che nasce dal suo corso 
è simile al muggito dei tori ^ e le sue ripe sono torte 
come corna. Eliano parimenti scrive , che le statue dei 
Fiumi , che da prima si facevano senza alcuna forma, 
furono poscia fatte in forma di bue. Però s' io avessi 
a formare il Po siccome re dei fiumi , come lo chia- 
mano molti poeti , e massime il Petrarca , dove dice 

Re degt altri superbo altero fiume , 
lo farei vecchio robusto , di aspetto grave e venerando, 
con le berre grosse ne' capelli , e nella barba , sì che 
non tirassero allo squallido, siccome ad altri fiumetti 
fare si potrebbono ; lo farei ia atto poi tutto fiero , 
con le braccia e tutte le membra del corpo ben fatte 
e robuste , col corno dell' abbondanza nella destra de- 
notando la fertilità che porta , e sotto il braccio manco 
sopra il quale lo facessi posare gli aggiungerei un gran- 
dissimo vaso di cinque bocche , dalle quali impetuo- 
samente ne uscisse acqua , per dinotare l' entrata ch'egli 
fa con cinque bocche nel mare Adriatico ; e lo cin- 
gerei di corona fatta di tutte le frondi , delle quali si 



CAPITOLO XVL 139 

coronano gli altri $ ed assai acconciamente vi si po- 
trebbe porre appresso lo scettro , ovvero nella destra 
appresso al corno. E per dar luogo alla favola , ac- 
ciocché meglio fosse espresso , farei nelle paludi intorno 
di quegli arbori che fanno l' ombra , ne' quali si con- 
versero le sorelle di Fetonte per il lungo pianto. 

Ma uscendo ormai da questo fiume, abbiamo da 
sapere che tutti per 1' ordinario si solevano coronar di 
canne , per nascere e crescere questi virgulti molto mi- 
gliori nei luoghi acquosi che altrove , donde Virgilio 
coperse il capo al Tebro di canne. Ed Ovidio raccon- 
tando la favola di Àci già mutato in fiume, poscia che 
Polifemo l'ebbe schiacciato col sasso, induce a così 
dire di lui: 

Subito sopra l'acque tutto apparve 
II giovanetto sino alla cintura , 
Ed in altro mutato non mi parve , 
Se non eh 9 era (T assai maggior statura 9 
Ed il color di prima anco disparve , 
Onde la faccia già lucida e pura 
' Verdeggia : e ornato è d? uno e cC altro corno 
Il capo , cui va verde canna intorno. 
Quando appresso Ovidio , Acheloo racconta a Teseo 
la pugna che fece con Ercole per Dejanira , sta ap- 
poggiato sopra T uno delle braccia , col capo cinto di 
verde canna 7 ed un manto verde intorno, e non come 
gli altri con due corna , ma con un solo , perchè l'altro 
gli fu rotto da Ercole , e pieno di diversi fiori e frutti 
fu donato agli etolj , che poi lo chiamarono corno di 
dovizia. Con la qual favola non vollero significare al- 
tro , secondo che recita Diodorò , se non che Ercole 



UO LIBRO SETTIMO 

con grandissima fatica torse un ramo di quel fiume dal 
suo primo corso , e lo rivoltò in altra parte , la quale 
per le acque che alle volte vi spargeva sopra il fiume 
col nuovo ramo , divenne soprammodo fruttifera. E 
mentre che finsero che combattendo con Ercole pi- 
gliasse forma di serpente , vollero accennare il suo corso 
obliquo a guisa dello sdrucciolar del serpe ; siccome 
col fingere che si cangiasse poi in toro ci significarono, 
che rivolto da quel suo corso torto , fece di sé due 
rami a guisa di due corna , delle quali finsero che uno 
gli fosse fiaccato da Ercole , perciocché solamente con 
una foce entrava in mare ; e che fosse donato alla Dea 
Copia 7 perciocché con quel ramo veniva ad aver fatto 
fertile il paese. E per questo , non senza proposito , 
un saggio scultore non riguardando a ciò che dalla forma 
dei fiumi ne avessero detto i poeti antichi , fece quel 
Tebro di marmo , che ora si trova in Roma , non con 
le corna , o cinto il capo di canne , ma ornato di di- 
verse foglie e di frutti: volendo mostrare in quel modo 
la fertilità e l'abbondanza che egli genera nel paese 
che è dalle sue acque inaffiato. E dall' altro canto non 
volendo scostarsi affatto, dall' opinione dei poeti , gli 
pose in mano una canna , la quale per nascere in luo- 
ghi acquosi non si può con ragione lasciare , se non 
rappresentando par avventura fiume che non ne par- 
torisca , che allora gli disdirebbe come cosa non sua 
propria. Onde è mestieri bene avvertirvi , essendo i 
fiumi diversamente descritti dai poeti , ora secondo la 
qualità delle acque , ora secondo il corso , e talora 
secondo la natura del paese per il quale passano. Onde 
è che ragionando Pausania dell' Arcadia scrive , che in 



CAPITOLO XVI. U« 

certa parte di quel paese sono alcune statue de' più no* 
bili , e più celebrati fiumi degli antichi , tutte di bian- 
chissimo marmo , se non del Nilo che è di pietra ne- 
gra , soggiungendo poi che ragionevolmente ciò fu fatto, 
perchè egli correndo al mare passa per gli etiopi gente 
negra. Di cui scrivendo anco Luciano , dice , che gli 
etiopi lo mettevano a sedere sopra un cavallo fluvia- 
tile 7 v il quale è certo pesce che ha il capo quasi di 
cavallo , con alcuni fanciullini intorno tutti lieti e seller* 
zanti. 

Ma lasciando da una parte gli avvertimenti e le 
regole che in universale circa il modo del dipingere 
o scolpire i fiumi si potrebbero dare , per essere co- 
tante che piuttosto apporta rebbero confusione che chia- 
rezza , e venendo agli esempj $ qual' è colui che non 
rappresentasse il fiume Peneo dolente per la trasforma- 
zione della figliuola in lauro nella selva Tempe di Tes- 
saglia , dove egli nasce a pie del monte Pindo , col 
vaso accomodato sotto Y uno delle hraccia , che versi 
largamente le acque , e d' intorno numerosa copia di 
laure tti. che in grandissima abbondanza nascono in quei 
paesi , onde n' ebbe origine la favola della figliuola ? 
E appresso non lo rappresentasse vecchione languido 
tristo e pieno di doglia, con labbra pendenti ed occhi 
concavi , con la testa china , coronato di lauro , ed in- 
torno altri fiumi che lo confortino , come Sperchio , 
Giseo, Apidano, e Ninfe alle quali suole in quel luogo 
rendere ragione , e dare gli officj delle acque ? Ed avendo 
a dipingere il Ticino fiume dell' Italia , limpidissimo 
si che dal maggior fondo scuopre le più minute pie- 
tre, ciascuno che avesse note le nature e qualità sue, 



U2 LIBRO SETTIMO 

senza dubbio lo formerebbe giovane robusto , ma bello 
e ben fatto , in atto baldo , e di ciefra non come gli 
altri fiumi melancolici , ma allegra , co 9 capelli e la 
barba non così pendenti, ma alquanto crespi per la 
robustezza delle berre. £ per denotare la sua limpi- 
dezza gli farebbe scherzare attorno un panno traspa- 
rente come vetro , coronandolo non solamente di sa- 
liei che nelle sue ripe nascono in grandissima copia, 
ma ancora alludendo all' amenità dei luoghi dove tra- 
scorre , di frutti e fiori. Oltre di ciò per l' abbondanza 
dei pesci che nudrisce converrebbe fargliene alcuni ap- 
presso di quelli che produce in maggior copia , sic- 
come gli egizj facevano al Nilo : e per le arene auree 
che mena il sottil Pattolo , starebbe bene sementato 
di verghette , e di gocciole d'oro. U freddo Tanai fiume 
nel Settentrione , non è dubbio che non debba figu- 
rarsi vecchio , secco , magro , ritorto , e ristretto in- 
sieme , con le chiome e la barba congelata per dimo- 
strare la frigidità sua nascendo dai monti Rifei. Al Ti- 
gri , perciocché dal suo rapidissimo e velocissimo corso 
è così chiamato , che vuol dire in altra lingua saetta, 
assai acconciamente si porrebbe nella destra un dardo , 
rappresentandolo nel resto magro e lungo, col vaso da 
cui n* esca V acqua del medesimo andare. L' Eufrate, che 
significa in ebraico fertilità, così detto dall' abbondanza 
che apporta , ad ogni modo ha da tenere il corno della 
copia , ed una tazza in mano in atto da porgere da 
bere , denotando la bontà delle acque. Al Giordano per 
la memoria del battesimo di Cristo nostro Signore, 
che vi apportò V eterna pace , porrei in mano un ramo 
di olivo , che usavano di portare gli antichi ambascia- 



CAPITOLO XVI. 143 

tori di pace. £ di questi , come più famosi , basterà 
aver ragionato per esempio , che ci serva per saper for- 
mare gii altri. Ricorderò solamente questo , che è ne- 
cessario così ne*, fiumi , come in tutte le altre cose che 
si vogliono formare, eleggere sempre ed esprìmere la prin- 
cipal parte e qualità loro. Perciocché in questo modo 
le opere ci riusciranno felicemente , scorgendovisi quella 
diversità fra le cose, onde ne risulta la principale bel- 
lezza ed eccellenza loro , come per esempio ne* fiumi 
le onde negre di Acheronte; il nascondimento di Al- 
feo ; la fama di Ànfriso $ la privazione dell' aria e della 
nebbia di Anauro ; la sterilità dell' Arno , benché per 
altro famoso ; l' impeto di Asopo $ i cavalli fluviali e 
coccodrilli di Bamboro fiume di Etiopia $ il corso del 
Dauubio verso oriente contraria al corso degli altri fiumi; 
i ravvolgimenti e l'abbondanza che apporta ai campi 
irgaleti il Neandro ; V oro e i porti del Prigeo in Ir- 
cania; le arene dorate del Pattolo fiume di Lidia , e 
parimenti del Tago $ la salsedine delle acque , e V im- 
peto del Timavo (1); le sette foci ond' entra nell'Oceano 
il Gange, fiume grandissimo e famosissimo dell' India ; 
gli oracoli del Gefiso , appresso il quale fu già il tem- 
pio di Temi Dea dei responsi avanti che vi fossero 
gli oracoli di Apolline , o di altri. Onde tennero gli an- 
tichi che quelle acque fossero fatidiche. Oltre di ciò si 

(1) Fiume d' Italia, che ha la sua sorgente in un monte > e 
mette foce nell* Adriatico per mezzo di sette bocche , presso le 
quali trova nsi delle piccole isole ove s' incontrano delle sorgenti 
di acqua calda. Stratone dice che in quel luogo eravi un tempio di 
Diomede , un porto > ed un piacevolissimo bosco. Il fiume Timavo 
usciva dal lago dello stesso nome , e scorrea fra Targeste e Con- 
cordia. 



144 LIBRO SETTIMO 

debbono esprìmere alcune qualità notabili e meravigliose 
che la natura ha posto in alcuni di loro , come in que' 
due fiumi di A Land ria 7 1' uno dei quali fa le pecore 
negre 7 e V altro bianche , gustando delle sue acque ; 
neir Astace fiume di Ponto , che con le acque fa fare 
il latte negro alle pecore ; nel Fitero che, secondo Ari- 
stotile , fa generare gli agnelli neri ; nel Silare, il quale 
converte in pietra ciò che vi si sommerge dentro ; in 
un fiume di Egitto che fa cadere i peli della testa ; 
ed in un altro in Etiopia , che fa divenir pazza la gente. 
Ma per venire alle Ninfe ormai , che si finsero abi- 
tar nei fiumi , in generale si possono formare in guisa 
di donne ignude , con ciera languida e molle , con le 
membra che pajano ricadenti , e le grassezze in certo 
modo spiegate dal suo luogo , siccome appunto si veg- 
gono quelle delle donne. E siccome per lo più i Fiumi 
ed i Dei del mare si fanno vecchi , così queste deb- 
bono rappresentarsi meri vecchie , rispetto alla grandezza 
del fiume verso il mare , ma però vaghe e belle, mas- 
sime se sono Ninfe di. fiume ameno e dilettevole, come 
il Ticino; e debbono essere collocate in modo che mo- 
strino la lor grandezza. Ma volendole ornare e vestire, 
si gli accomoderanno abiti conformi al color dell' acqua 
e della spuma del fiume $ ed ornamenti di pietre , frondi, 
ed altre cose tali , corrispondenti alla natura e qualità 
del fiume loro. Però alcune mostrerannosi allegre , al- 
tre meste , altre vecchie , altre giovani , altre magre , 
altre grasse, altre grandi , ^altre picciole, altre belle, 
altre brutte, altre bianche, altre negre , altre vestite, 
altre ignude, altre ornate, ed altre inculte, seguendo 
sempre la noran data del formare i Fiumi. 



capitolo xvn. 

Della forma dette Muse. 



JLie nove Muse, tenute Dee 'delle scienze dai gentili , 
sono descritte da Luciano-con volto pudico e riverendo, 
e sempre a' studj ed a 9 canti intente. Per la scambie- 
vole benevolenza che è fra loro sono riputate sorelle, 
e perchè , secondo Mario Equicola, le scienze sono col- 
legate insieme come in un vincolo, sempre si fingono 
accompagnate ; per il che Plutarco vuole che siano dette 
Muse. Si formavano alate, giovani, belle, e vaghe come 
Ninfe, e coronate di diverse frondi, e massime di pal- 
ma , con una penna in capo per alludere alla vittoria 
che ebbero delle piche (4), come racconta fra gli' altri 
Ovidio 5 e delle Sirene, secondo Pausania, che per isti- 
gazione di Giunone le provocarono a tenzone , e vi per- 
dettero le penne. Ed in questa forma se ne veggono 
in Roma alcune statue antiche. Si coronavano di pal- 
ma , perchè quest' arbore è delizioso e sempre verde,, 
di difficile ascesa , e di dolce frutto. Pindaro le attri- 
ti) Piero re di' Macedonia ebbe nove figlie ; , epcellenti nella 
musica, e nella poesia. Superbe del loro numero e dei loro talenti, 
osarono di sfidare le Muse sul monte Parnaso. La sfida fu accet- 
tata, e le Ninfe di quelle contrade furono scelte come arbitre. Queste 
ultime , dopo di avere inteso il canto delle due parti , tutte con- 
cordemente pronunciarono a favore delle Muse. Le Pierie irritate 
per siffatto giudizio, proruppero in invettive, e tentarono per- 
sino di percuotere le Muse , ina Apollo le trasformò in piche, la* 
sciando loro per sempre la brama medesima di parlare. Questa 
favola sembra fondata sull'avere le Pierie y insuperbite per la loro 
abilità nel canto , osato di prendere il nome di Muse. 
Lomazzo Tr. Fot. III. io 



U6 LIBRO SETTIMO 

buisce le chiome nere $ il che quantunque si possa ri- 
ferire a bellezza , nondimeno abbiamo anzi da inten- 
dere che significhi i sensi reconditi ed oscuri dei poeti. 
Se le dà eziandio il lauro perchè , secondo il Giraldi , 
quest' arbore conferisce alla ispirazione , o perchè gli 
antichi credettero che solo col gusto di quello si acqui* 
stasse la facoltà poetica-, come dice Iicofrone; o piut- 
tosto perchè si conservai sempre verde, siccome di- 
ciamo che altresì i versi dei buoni poeti verdeggiano 
perpetuamente nelle bocche degli uomini. 

Bla quanto alla forma particolare di ciascuna, Cal- 
liope si dipingeva con un volume in mano, siccome 
inventrice della poesia ; Clio con la cetra , per essere 
stata ritrovatrice di questo suono; Erato in atto fle- 
bile con capelli sparsi , siccome inventrice dell' elegia j 
Urania con un coro di stelle, ed un bastone in mano, 
con cui tocca un triangolò che in cima ha uoa palla 
die non molto si discerné; Euterpe, come inventrice 
della tragedia , col capo coronato $ Talia con faccia ri- 
dente , e con la clava di Ercole presa con amendue 
le mani , siccome inventrice della commedia $ Melpo- 
mene con la lira , la quale da Orazio è data, anco a 
Polihnia ; Tersicore con la fistola , o vogliam dir sam- 
pogna ; e Polinnia con la tibia , o trombone , o flauto 
eh* egli si sia. Di più , si fanno cantare , suonando la 
lira Apolline, il quale perciò è detto Musagete, cioè 
condottiere delle Muse. Oltre lui si gli dà per compa- 
gna Pito Dea della persuasione, che d' un limpidissimo 
liquore cavato dal fonte Orcomenio dalle Grazie dà a 
bere ad alcuna di loro* Golumella le dà per compa- 
gne le Sirene. Alcuni le dipingevano insieme con nove 



CAPITOLO XVII. 147 

Bacchi variati di nome , ed altri gli aggiunsero ancora 
Ercole. Onde Fulvio Orsino racconta di aver veduta 
una medaglia in argento di Ercole , con la clava ai 
piedi , con le spoglie del leone sul tergo , ed una cetra 
in mano , con le Ore , le Parche , e le Grazie , le quali 
tutte figliuole di Giove, a tre a tre costituiscono il 
sacro coro delle Muse nel numero novenario. Si fin- 
sero presidenti dei cori, e furono onorate con que' voti 
e quelle cerimonie con che si onorava Cerere. Ma Vir- 
gilio altrimenti parla di loro, e vuole che Clio fosse 
inventiice dell 9 istoria , Melpomene della tragedia , Ta- 
lia della commedia ,. Euterpe della tibia o cornamusa, 
Tersicore del salterio , Erato della geometria , Calliope 
delle lettere , Urania dell' astrologia , e Polinnia della 
retorica. Giovanni Grammatico vuole che la poesia fosse 
trovata da Calliope , l' istoria da Clio , 1' arte del pian- 
tare da Talia , le tibie da Euterpe, il canto da Mel- 
pomene , i balli da Tersicore, le nozze e le feste da 
Erato , la coltivazione dà Polinnia , e F astrologia da 
Urania. Leggesi eh* ebbero una volta contrasto con le 
Pieridij il che non significa altro che la guerra che 
hanno talvolta gli scienziati con gì* ignoranti , i quali 
all' ultimo non riportano altro dell' ardire e temerità 
sua se non confusione e scorno , siccome le piche, nelle 
quali per ciò finsero i poeti che furono trasformate le 
Pie ridi. Alcuni altri hanno voluto* che Polinnia rap- 
presenti la stella di Saturno per la contemplazione , 
Tersicore quella di Giove per la dilettazione , Clio quella 
di Marte per V ardore della gloria , Melpomene quella 
del Sole per il concento , Erato quella di Venere per 
T amore , Euterpe quella di Mercurio per la voluttà , 

10* 



U8 LIBRO SETTIMO 

e Talia quella della Luna , per l' umore della quale la 
terra verdeggia. Gli uccelli a loro sacri , oltre i cigni, 
sono le api ; il fonte è il Castalio; ed i monti Olimpo 
ed Elicona. Racconta il Giraldi di avere veduto la Poe- 
sia dipinta con l'uria mano tenente un globo, con una 
gonna succinta , ed una sopravveste ampia ed ondeg- 
giante , ricamata e dipinta, col piede destro nudo, ed 
il sinistro calzato in vaga maniera , e con varie ghir- 
lande sparse innanzi di lauro , d' edera , di mirto , e di 
altre frondi inserte. Ma affine che oltre le regole ed i 
precetti dati , abbia ancora il pittore alcun esempio che 
gli sottoponga agli occhi esse regole e precetti , onde 
più chiaramente venga ad intenderle, ed apparar più 
facilmente il modo di metterle in opera con vero giu- 
dizio , e quanto alla forma loro , e quanto ai colorì, 
ed in somma quanto a tutte le altre circostanze , po- 
trà vedere e minutamente considerare le Muse che sono 
dipinte nelle stanze papali in Roma di mano di Raf- 
faello , dov f elle si veggono in bel coro* circondare Àpol- 
line, il quale assiso in mezzo con la cetra in mano 
suona con loro appresso il fonte del monte Parnaso, 
standovi attenti intorno ad udire i più celebri poeti an- 
tichi e moderni ritratti al naturale con alcuni fanciulli 
che per T aria volano, in atto di coronarli di ghirlande 
di lauro , del quale se ne vede ripieno tutto il monte. 
Potrà osservare anco , massime quanto ai coloriti , le 
Muse dipinte da Calisto Lodigiano (1) in Milano nel 

(i) Calisto Piatta nato a Lodi verso la fine del secolo XV, 
fu uno de 1 più illustri discepoli di Tiziano. Le vicende di questo 
artista sono ignorate , perchè venne tardi la giustizia per lui , 
alcuni storici dimenticandolo , altri diminuendo il suo merito. Egli 



CAPITOLO XVII. U9 

giardino della casa che già fu del presidente Sacco , 
appresso la chiesa de Servi , dove con molte altre fi- 
gure si vede il ritratto di esso presidente , e di sua 
moglie. Della qual pittura posso senza nota di teme- 
rità dire , che non sia possibile quanto alla bellezza dei 
coloriti farne altra più leggiadra e vaga a fresco* 

comparisco nella storia eoo un quadro operato nel i5?4 ; arerà 
girata tutta l' Italia settentrionale , lasciando qua e là prora del 
molto suo ingegno ; nella collegiale di Codogno fece un* Assun- 
zione 4 e due ritratti dei marchesi Trivulù, non indegni dello stesso 
Tiziano, Nella chiesa dell' Incorouata a Lodi , ornò tre cappelle, 
e ciascuna con quattro. bei quadri; rappresentò nell* una le storie 
della Passione; nella seconda le azioni di S. Giovanni Battista ; 
nella terza storie della Vergine* Corre tradizione che Tiziano pas- 
sando per di là facesse qualche testa ; ferola forse nata dalla sor- 
prendente bellezza di alcune. Gli piacque anche la maniera gior- 
gionesca » e con tal gusto dipinse a S. Francesco di Brescia , e rap- 
presentò la Madonna attorniata da varj santi • tenuto per uno de' 
più bei dipinti della città. Vantano di possedere sue opere Crema, 
la cattedrale d*' Alessandria , e Lodi , ove più che ad olio valse 
a fresco. Nel 1 545 dipingeva a Milano la sua sorprendente com- 
posizione delle nozze di Cana ; nei i556 dipinse nel refettorio 
del convento superiore delle religiose in S. Maurizio, due quadri 
in tela , e tre freschi nella chiesa inferiore ; poi entro un cortile 
del palazzo Sacco il coro delle Muse , ricordato da Lontano f e 
alcuni ritratti con portentosa vaghezza di colorito. Oltre facilità di 
pennello , lo distinguono disegno grandioso e forme assai scelte, 
il che unito al colorire veueziano ne fa un raro pittore. Dodo 
il i556 non si sa altro di lui. 



CAPITOLO XVIII. 

Della forma della Fama* 



jfVnzi che io venga alla terra, ragione è che tratti al- 
cuna cosa della Fama , la quale da 9 poeti fu tenuta e 
buona e mala Dea , e si finge essere stata partorita 
dalla Terra in dispregio degli Dei , acciocché ella fosse 
relatrice delie scelerità loro , per vendetta della ucci- 
sione fatta de* suoi figliuoli da Giove , e dagli altri Dei. 
La stanza di questa Dea vien descritta minutamente da 
Ovidio nel duodecimo libro delle Metamorfosi in questi 
versi : 

JFhi terra , e mare , ed il celeste clima 
Picino a mezzo il mondo è un ampio loco , 
Da cui si vede quanto in quello è posto , 
Benché lontani, sian tutti i .paesi j 
Dove ogni voce penetra le cave , 
Per sino al cielo , ivi la Fama tiene 
Il seggio suo , e in quella rocca elesse 
Entrate innumerabili , ed aggiunse 
Mille forami ai tetti , e non rinchiuse 
& alcuna porta i muri j anzi di notte 
Sta sempre aperta $ e tutta è fabbricata 
Di bocche risonanti , e tutta freme 
E riporta le voci , e ognor palesa 
Quello che V ode ; entro non v è riposo j 
Né alcun silenzio da nessuna parte ; 
Non solo v è gridar , ma un mormorare 
Bugiardo e temerario. Ivi la vana 



CAPITOLO XVni. 151 

Letizia , ed ivi le abbattute teme ,. 
La nova sedizion 9 senza sapersi 
Di bassa voce , come proprio quello 
Che dall' onde del mar suole esser fatto , 
Se di lontano alcun fremer lo sente $ 
Ovvero quale è il suono allor che Giove 
Fende le oscure nubi , onde si fanno 
Gli estremi tuoni : ed occupa i teatri 
La turba , e il leggier volgo 7 vassi , e viene 
Insieme seminando varie cose 
E vere e false $ é van volando insieme 
Mille parole di rumor- confuse , 
Di quali empiane questi coi parlari 
Le orecchie vuote , riferiscon queste 
Le cose udite ad altri , e cresce appresso 
La misura del finto , e il nuovo autore 
Sempre ne aggiunge alcune alt altre intèse. 
Ivi sta la, credenza ? ivi T errore 
Chi delt invenzion ne sia T autore. 
Ella ciò che si faccia in cielo , e in mare , 
E in terra vede , e tutto V mondo cerca. 
Ma la Fama dipinsero gli antichi in forma di donna 
talor vestita d' un panno sottile , e tutta succinta , che 
mostri correre velocemente ? con una stridevole tromba 
alla bocca. E per mostrare più vivamente la sua ve- 
locità , gli aggiunsero le ali, e mille occhi , come leg- 
giamo in Virgilio nel IV dell' Eneide. 

La Fama è un mal di ch'altro più veloce 
Non si ritrova , e di volubilezza 
Sol vive i e camminando acquista forze. 
Piccola al timor primo ? e poi s* innalza 



152 LIBRO SETTIMO 

Sin alle stelle , ed entra nella terra , 
E tra i nuvoli ancora estende il capo : 
e poco dopo soggiunge .* 

È veloce di piedi , e leggier cf ale ^ 

Un mostro orrendo e grande 7 al quale quante 
Sono nel corpo piume , san tan£ occhi 
Di sotto vigilanti, e tante lingue 
( Maraviglia da> dire ) e tante bocche 
Sonano in lei , e tante orecchie innalza. 
Vola di notte in mezzo 7 del stridendo , 
E per V ombra terrena ; ne mai china 
Gli occhi per dolce sonno i e siede il giorno 
Alla guardia del colmo <J? alcun tetto , 
E sopra et alte ed eminenti torri 
La gran città smarrendo ; e sì del falso 
Come del vero è messaggier tenace. 
E perchè si apportano cosi buone come ree novelle, 
tennero gli antichi che fossero due Fame ; Y una era 
chiamata buona Dea che annunziava il bene, e Y altra 
mala che apportava il male , a cui per differenza del- 
l' altra si attribuivano le ali negre: onde Claudiano 
scrivendo contro Alarico dice 7 die la Fama stese : le 
ali negre : e da alcuni si gli attribuivano di pipistrello. 
In compagnia della buona Fama si dipingevano 
il Grido 7 con gli occhi gonfi ed infiammati per il gri- 
dar violento ; il Rumore veloce e strepitoso , in atto 
di scioperato j la Gloria trionfante e colma di piacere , 
pallida in faccia , e che a guisa di regina siede in alto 
seggio j tenendo le Virtù sotto i piedi $ il Vanto con 
le mani verso il cielo , come che giubili j Y Onore 
pieno di maestà : sicché ciascuno sembri di portargli 



CAPITOLO XVIII. 153 

riverenza j e la Lande tutta felice , odi pregio ricchis- 
simo così di abito , come di ornamenti. Ma della mala 
si fingono compagni l' Esaltazione , con faccia fraudo- 
lenta $ T Infamia ben vestita , ma di membra e faccia 
Irutta e deforme $ la Calunnia , quale la dipinge Amel- 
ie $ il Rimprovero , di gesto insolente e minaccioso , 
^ di volto terribile ; e l' Obbrobrio discacciato e scher- 
mito. Le quali cose si possono facilmente cavare da 
quello che hanno scritto gli storici degli uomini famosi 
«osi per fatti gloriosi , come per scelerati { gli uni chia- 
mati dagli antichi , eroi e semidei j e gli altri 7 famosi 
ladroni , e tiranni nimici di Dio e del mondo , poiché 
dovendo in terra essere immagini di Dio siccome Dei 
terreni , si fecero spettacoli del diavolo confidatisi nella 
lor. mala fortuna ; che air ultimo per giustizia di Dio 
li condusse nel fuoco eterno : ovvero di quelli savj che 
co* suoi felici studj hanno giovato al mondo col mezzo 
degli esempj e delle leggi ; ed ali 9 incontrò di quegli 
uomini ignoranti ed inutili , che vestiti delle fatiche al- 
trui , si pensano di esser riputati gloriosi , dove ali 9 ul- 
timo sono ridotti ad affogare nel fiume della oblivione. 



CAPITOLO XIX. 

Delle forme dei Venti. 



Xerchè io non dubito che la terra non stia così fer- 
ma , che io non la possa al luogo suo aggiungere , ho 
pensato frattanto di trattare della forma dei venti , i 
quali , secondo Lattanzio e Servio , furono figliuoli di 
Astreo , di Tifeo , e dell 1 Aurora. Questi da prima sta- 
vano «quieti e liberi , ma dopo essendo stati incitati da 
Giunone contro Giove per il nascimento di Epafo , fu- 
rono da Giove rinchiusi nelle caverne, e confinati sotto 
T imperio di Eolo : ancora che altri dicano , che non 
Giunone , ma le Furie dell' inferno a 9 prieghi del Liti- 
gio gì* incitarono , che dal cielo scacciar lo volessero. 
Dice Isidoro cristianissimo nel libro delle origini (1), 
che i venti sono dodici $ il primo che dal principio del 
verno tende verso occidente detto subsolano, percioc- 
ché nasce sotto V apparir del sole , a cui aggiunge due 
compagni alati , cioè Euro dalla sinistra , così chia- 
mato perchè spira dall' occidente di estate, e dalla de- 
stra Volturno, così detto perchè in alto tuona : il quarto 
che soffia da mezzo giorno detto Austro perchè getta fuori 
le acque, e dai greci vien chiamato Noto, a cui pone 
dal lato destro Euroaustro così chiamato per essere 
tra Euro ed Austro, e dal lato sinistro Austroafro, per- 
ii) Questo Isidoro è S. Isidoro di Siviglia , cosi chiamato , 
perchè fu arci vescovo di questa città ; fioriva nel VII secolo , e 
fu detto ancora il giovane per distinguerlo da 5. Isidoro di Cor- 
dova. 



CAPITOLO XIX. 155 

che è tra Àustro ed Afro , ed è anco detto Libonoto, 
perciocché quinci ha Libio e quindi Noto ; il settimo 
«he soffia da occidente nomato Zeffiro, perchè col suo 
spirare avviva i fiori e F erbe, altrimenti da 1 latini chia- 
mato Favonio , perchè favorisce alle cose che nascono; 
dalla cui parte destra mette Affrico ovvero Libio, così 
nomato dal paese onde soffia 7 e dalla sinistra Coro , 
detto perchè chiùde il circolo de venti , e fa quasi un 
coro | ancorché altri lo chiamino anco Cauro, ed altri 
Agresto ; il nono che spira da Settentrione, e ritiene 
il medesimo nome perchè si leva dal cerchio di sette 
stelle 7 dal cui lato destro colloca Circo così detto dalla 
vicinità di Coro , e dal sinistro Aquilone così nomato, 
perchè dissolve le nubi , e disperde le acque , ovvero 
Borea perchè pare che esca dai monti Iperborei. Ma 
per non riportar qui tutto ciò che Isidoro più diffu- 
samente va discorrendo di questi dodici Venti , e di. 
alcuni altri che vi aggiunge , verrò alla bella invenzione 
descritta da Vitruvio nella sua architettura , trovata da 
Andronico Cirreste per dimostrare come i Venti erano 
solamente otto. Questi edificò in Atene una torre con 
otto cantoni, ed in ciascuno fece scolpire V immagine 
di quel Vento , a cui detta faccia era rivolta ; ed ul- 
timamente fatto un capitello di marmo sopra la torre, 
vi mise sopra una statua di bronzo , che nella mano 
dritta teneva una bacchetta , la quale essendo girata 
d* intorno dallo spirare dei venti , disegnava con quella 
verga qual fosse il vento che soffiasse. E così fu os- 
servato che tra Solano ed Austro , v* era Euro j tra 
Austro e Favonio , Africo j tra Favonio e Settentrione, 
Cauro ovvero Coro $ e tra Settentrione e Solano, Aqui- 



156 LIBRO SETTIMO 

Ione. La qual descrizione , secondo il Boccaccio, è buona 
e vera. £ però non discorrendo più lungamente intorno 
alle diverse opinioni che sono del .numero e dei nomi 
dei venti , e massime di Vitruvio che nel 111° libro 
Vuole che siano ventiquattro (1), dirò delle forme loro 
per quanto se ne trova appresso i scrittori. £ da quelle 
facilmente appararemo a formar le altre , considerando 
la natura del Vento che vorremo dipingere» 

Noto ovver Austro è descritto da Ovidio in tal 
maniera : 

E con V ali bagnate il Noto vola , 
Portando il volto orribile coperto 
Di caligine oscura , indi la barba 
Ha tutta intorta ,. ed esce T acqua fuori 
Dai canuti capelli , e nella fronte 
Porta i nuvoli , e tutto umido ha il petto. 
Di Zeffiro ovvero Favonio , Filostrato ne fa un disegno 
tale, ch'egli sia giovane, di faccia molle e delicata, 
con T ali agli omeri , una ghirlanda di belli e vaghi 
fiori in capo $ poi eh 9 egli è quello che alla primavera 
veste la terra di verdi erbe , e fa fiorire i verdeggianti 
prati. £ di qui fu finto marito di Flora -, adorata da- 
gli antichi come Dea dei fiori, con veste intorno tutta 
dipinta a fiori di colori diversi. Aquilone ovvero Bo- 
rea , scrive Pausania , eh 1 era scolpito da un lato del- 



(i) I romani contarono i seguenti : Seplentrio > Gallìcus , Su- 
perna* , Aquilo , Boreas , Carbas , Solanus, Caesias, Eurus, fol- 
turnus , Euronotus , Austen , Alsanus , Libonotus , A/ricus , Sub- 
vesper , Argestes , Favonius , Etesiae , Circius , Caurus , Còrus, 
Thrascias. 



CAPITOLO XIX. 157 

r&rca di Cipselo (1) nel tempio di Giunone appresso 
degli elei in Grecia , che rapiva Orizia, come fingono 
le favole ; ma non dice come ei fosse fatto , se non 
che in vece di piedi aveva code di serpenti, stimando 
forse che dalle opere e forze sue agevolmente ciascuno 
lo poteva formare (2). Imperocché, appresso di Ovi- 
dio , in persona di sé stesso egli dice : 
Sta in mio poter cacciar le triste nubi 7 
Turbare i mari, e C alte guercie ancora 



fi) Lab da , figliuola di Antione della famiglia dei Bacchiai o 
Bacchi adi , zoppa , e per questa ragione spregiata dalle sue com- 
pagne , le abbandonò per isposaro Aetione figliuolo di Ececratc. 
L' oracolo aveva predetto cbe un figliuolo di Labda sarebbe un 
giorno divenuto tiranno di Corinto, quindi furono spediti dieci uo- 
mini presso Labda per uccidere il fanciullo ; ina all'isantc cbe 
1' un d* essi stava per immergergli nel cuore il pugnale , Cipselo 
gli stese sorridendo le braccia , la qual cosa tolse all' omicida il 
coraggio di ucciderlo. Questi diede il' bambino al suo compagno 
cbe si vide pur 'esso disarmalo come il primo ; così Cipselo passò 
da una mano all' altra sino all' ultimo , cbe lo rendette alla propria 
madre. Essendo poscia tutti usciti dalla casa di lei, tira prò veraronsi 
a vicenda la loro debolezza ; e siccome eglino già rientravano per 
trucidarlo , Labda cbe tutto aveva inteso , celò il figlio in una mi- 
sura .dì frumento , che i greci appellano cipselo, e in tal guisa 1* in- 
volò al furore de' nemici* Questa misura di frumento o cassa in cui 
venne nascosto Cipselo e dalla quale ebbe il nome , fu dai Cipse- 
lidi t discendendi di lui, consacrata nel tempio di Giunoue in Olim- 
pia. Era déssa adorna di bassirilievi rappresentanti diversi fatti del- 
l' eroica storia. Il mentovato autore ne ba data la descrizione , la 
quale ba sommiuistrato al sig. Heine il soggetto di una erudita dis- 
sertazione. 

(a) Nella torre o tempio ottagono di Andronico era rappresen- 
tato sotto la figura di fanciullo alato, coperto il capo da un manto, 
e con sandali ai piedi. Ed in un' autica pittura di vaso , è figurato 
con ampie ali al dorso , ed ali più piccole alle gambe , e in atto 
di rapire Orizia. 



158 LIBRO SETTIMO 

fiottar sossopra , ed indurar le nevi., 
E sopra terra far venir tempeste. 
Nacqui ancor io nel cielo aperto quando 
Nacquero gV altri miei fratelli , e tengo 
Gli uomini miei nelle profonde cave ; 
E un campo in mia balìa , dove trascorro 
Con tanto variar , che mezzo il cielo 
Trema per nostri corsi , e dalie cave 
Escono fuochi e nuvolosa polve : 
Ed io quandi entro nei forami torti 
Della terra , e feroce sottometto , 
Con tremor sveglio V alme , e tutto il mondo. 
E seguendo questa maniera , facilmente si potranno 
formare tutti gli altri Venti , senza che io mi affati- 
chi a descrivere la forma di ciascuno; e dovrà bastare 
T avere accennata la via per la quale si formano , ed 
avere avvertito che sopra tutto conviene aver riguardo 
alle qualità e forze di ciascuno particolare , dal che 
ne nascerà la diversità ; imperocché Subsolano , come 
dice Beda, è vento calido e secco i ma temperatamente; 
Vulturno disecca il tutto; Euro ristringe, e genera le 
nubi; Settentrione, perchè nasce in luoghi acquosi e ge- 
lati , ed in alti monti , fa Y aere sereno; Euro ovvero 
Noto è freddo e secco ; Circio causa neve e tempesta ; 
Africo tutto tempestoso , genera folgori e tuoni ; e Coro 7 
neir oriente fa F aere nuvoloso , e nelF occidente sereno. 
Del nascimento e stanza loro 7 perciocché occorre tal- 
volta il rappresentarli insieme con Eolo loro re, cosi 
scrive Ovidio : 

Venne in Eolia a la città de* venti 
Ove con gran furor son colmi i luoghi 



CAPITOLO XIX- 159 

D % Austri irati, quinci in la gran cava 
Eolo preme i faticosi venti 
Le risonanti tempe , e come rege 
Pon lor legami , e gli raffrena chiusi , 
Ov essi disdegnosi (t ogrì intorno 
Fremono , ed alto ne rimbomba il monte. 
Questo luogo è nell' isole Eolie , altrimenti chiamate 
Tulcanie , vicino alla Sicilia , e tutte gettano fuoco. 



CAPITOLO XX- 

Della forma della Terra. 



J_ja Terra figliuola e sede anco di Demogorgone y da' 
popoli antichi per la diversità de 9 nomi impostigli, sotto 
diverse immagini fu adorata. Onde talvolta fu chiamata 
moglie di Titano , per cui s'intende il Sole $ percioc- 
ché il Sole opera in lei come in materia atta a pro- 
durre ogni sorta di cose , e fu chiamata Terra a ter- 
rendo , perciocché cuopre quello che si appartiene alla 
superficie sola : e dagli egizj , riferente Macrobio, era 
formata tra le sacre immagini , in guisa di un bue ov- 
vero vacca 7 non per altro che per Futile che si cava 
da questo animale. Fu tal volta nomata Tellure, per- 
chè da quella togliamo i frutti, come dice Rabano (1)} 
Tellumene per quella parte la quale non si cuopre ; 

(i) Rabano Mauro Magnenzio nacque l'anno 788 a Fulda; fu 
arcivescovo di Mago a za, e scrìsse fra molte altre opere quella che 
ha per titolo De universo libri XXII, sive etymologiarum opus. 



160 LIBRO SETTIMO 

Humo , secondo il medesimo, per quella parte che ha 
molta umidità come propinqua a paludi ed a fiumi; 
Àrida perchè si ara ; Bona, per testimonio di Macro- 
bio ne 9 Saturnali , perchè è causa a noi di tutti i be- 
ni necessarj al vivere, poiché nutrisce le cose che pro- 
ducono l'erba e i frutti, e somministra Fesche agli uc- 
celli , ed i paschi ai bruti , de quali anco noi siamo 
nutriti. Ed allora era rappresentata che porgeva con 
mano alcune verdi piante quasi pur ora germogliate; 
alle volte con uno scettro nella sinistra mano, per il 
che ci diedero a credere , eh* ella di potere fosse pari 
a Giunone ; con un ramo di vite sopra il capo , ed a 
lato un serpente con una verga di mirto, per quello 
che si favoleggiava di suo padre innamorato di lei. Inol- 
tre fu chiamata Gran-Madre come creatrice del tutto, 
siccome afferma Stazio nella Tebaide, in quel luogo: 
O eterna madre d'uomini e di Dei, 
Che generi le selve , e i fumi , e tutti 
Del mondo i semi , d'animali , e fiere. 
Di questa Gran-Madre , Isidoro scrive , che fu talora 
formata con la .chiave in mano, per mostrare chela 
terra al tempo dell' inverno si serra , ed in sé ristrin- 
ge il seme sopra lei sparso , il quale germogliando , 
viene poi fuori al tempo della primavera , quando 
è* detta poi aprirsi. Si coronava di diverse ghirlande , 
talora di quercia perchè come delle ghiande prodotte 
dalle quercie vivevano già i mortali, così vivono oggi- 
cU del grano e degli altri frutti prodotti dalla terra; e 
talora di pino , perchè cjuesto arbore era a lei con- 
sacrato. 

Leggesi in Cornelio Tacito, che alcuni popoli del* 



" CAPITOLO XX; 161 

la Germania adoravano la madre Terra , come quella 
che pensavano che intervenisse in tutte le cose degli uo- 
mini; ma perchè non avevano nò templi né simulacri, 
facevano le lorp cerimonie in un bosco, ov' era un car- 
ro coperto tutto con panni, cui non poteva toccare al- 
tri che il sacerdote , come che esso solo sapesse che 
la Dea fosse quivi ; e perciò lo seguitava dietro con 
molta riverenza , facendolo tirare da due vacche : al- 
lora erano giorni allegri e giocondi, né si poteva guer- 
reggiare , ma tutti i ferri stavano serrati ; il paese era 
pieno di pace, ed i luoghi dove andava erano guar- 
dati con rispetto grande ; e saziata eh' ella era di an- 
dare attorno, né più voleva conversare tra mortali, il 
carro era subito lavato in certo lago con le vesti che 
la coprivano ; ed ella parimenti, ed i servi che ciò fa- 
cevano erano inghiottiti dal lago, sicché più non si .ve- 
devano. In altro luogo della Germania, come soggiun- 
ge il medesimo Cornelio, alcuni popoli non avendo tem- 
pli o simulacri, adorandola portavano attorno l'imma- 
gine di un cignale , ed in questo modo si tenevano si- 
curi da tutti i pericoli de' nemici. Vedesi in una me- 
daglia antica di Faustina, l'immagine sua come di Gran- 
Madre, la quale ha il capo cinto di torri, e siede, col 
braccio destro appoggiato alla sedia, e con la sinistra 
mano sostiene uno scudo fermato sopra il ginocchio', 
e da ciascuno dei lati ha un leone. Né lascierò di dire 
che talvolta la chiamarono Fauna , imperocché, come 
dice Macrobio, favorisce ad ogni uso degli animali; Far- 
va a fando, che significa parlare; e Cibele, come scri- 
ve Festo Pompeo, da certa figura geometrica fatta co- 
me un dado , chiamata cubo , la quale dagli antichi 
Lomazzj Tr. Poi. IH. ' ti 



162 LIBRO SETTIMO 

fu pure a lei consacrata , come scrivono i platonici , 
per mostrare la fermezza della Terra. Conciosiaehé get- 
tato un dado, cada in qual lato si voglia, vi ci si fer- 
ma sempre. : e sotto questo nome si rappresentava pa- 
rimenti col capo cinto di torri, secondo Lucrezio, do- 
ve dice : 

Valla testa gli cinsero , ed ornare 
Di corona di mirto , per mostrare 
CK ella sostien città, ville, e castella* 
E si gli dava il carro medesimamente tirato da leoni, 
per mostrare che non vi è fierezza alcuna così grande 
che non sia vinta dalla pietà materna , siccome tiene 
Ovidio , ancora che Diodoro voglia che ciò fosse per* 
cliè da leoni fu nudrita ed allevata nel monte Cibelo 
in Frigia , dal quale alcuni vogliono che ella avesse tal 
nome. Fornuto vuole che la Terra ancora si dimandi 
Rea, quasi che ella sia cagione che la pioggia scenda, 
e dice che gli furono dati i timpani, i cimba li, le fa- 
celle, e le lampadi , per segno dei tuoni , dei folgori, 
e dei baleni che sogliono andare innanzi alle pioggie; 
sebbene altri vogliono che i timpani significhino che la 
Terra in sé contiene tutti i venti. Ma il più particolar 
nome che dagli antichi gli sia stato dato è il nome Ope, 
la quale si finse essere moglie di Saturno, perciocché 
questa voce significa ajuto $ e non é chi più ajuti la 
vita dei mortali che la Terra (1): onde Omero la chia«* 

{i) La Dea Ops dei romani era nippresentata sotto le forme 
di una donna di venerando aspetto che stendea la destra mano, 
come in atto di offrire a tutti i soccorsi > e colla sinistra dava del 
pane ai poveri. T. Tazio, re dei sabini , fu il primo ad innalza- 
re , e dedicare un tempio a questa divinità in Roma , nel luogo 



* CAPITOLO XX. 163 

ma donatrice dalla vita , perchè ella ci dà ove pos- 
siamo abitare , e ci porge onde abbiamo da nutrirci , 
ed in altri modi ci giova a guisa di pietosa madre ; 
sicché Marciano descrivendola dice, che ella è di mol- 
ta età , ed ha un gran corpo, e benché partorisca spes- 
so 7 e abbia d'intorno molti figliuoli , nondimeno ha 
pur anco intorno una veste tutta dipinta a fiori di co- 
lori diversi , ed un manto tessuto di verdi erbe , nel 
cjuale pajono esser tutte quelle cose che più sono ap- 
prezzate aw mortali, come le gemme ed i metalli tutti; 
e vi si vedeva ancora una copia grande di tutti i frutti, 
ed un' abbondanza mirabile di tutte le cose. Nel qual 
ritratto ciliarissimamente può riconoscere ognuno la 
Terra. 

Varrone , secondo che riferisce S. Agostino nella 
Città di Dio , vuole che fosse chiamata Ope, perché 
pei* F opera umana diventa migliore , e quanto più è 
coltivata , tanto divien più fertile. Altre volte fu chia- 
mata Proserpina , perchè uscendo le biade dalla Terra 
vanno come serpendo ; e Vesta , perchè di verdi erbe 
si veste. Sotto nome di Ope la descrive con una co- 
rona fatta a torri in capo, perchè il circuito della Ter- 
ra a guisa di corona è tutto pieno di città, di castel- 
la , di villaggi, e di altri edificj $ con la veste tessuta 
di verdi erbe , e circondata da fronzuti vanni, che si- 
gnificano gli arbori , le piante , e l'erbe che cuoprono 
la Terra ; con lo scettro in mano , che accenna che 
in Terra sono i regni tutti , e tutte le ricchezze uma- 

ot' era depositato il pubblico tesoro; e Tulio .Ostilio le oe edi- 
ficò un altro insieme a Saturno. Filocoro fu il primo che in Afri- 
ca erette uu' ara a Saturno e ad Opi. 



464 LIBRO SETTIMO 

ne , e la potenza dei signori terreni ; con i timpani , 
per i quali s'intende la rotondità della Terra partita in 
due mezze sfere , delle quali l'una è chiamata emispe* 
ro superiore, e l'altra inferiore $ con un carro da quat» 
tro ruote , perchè sebbene ella sta ferma ed è immo- 
bile , le opere nondimeno che in quella si fanno sono 
con certo /ordine variate per le quattro stagioni dell'an* 
no, che ne vanno succedendo l'una all'altra ; con man- 
sueti leoni che lo tirano, per alludere a quello che fan- 
no i contadini seminando il grano , perctfF subito lo 
coprono , acciocché gli avidi uccelli non ne facciano 
preda, come fanno i leoni quando camminano per luo- 
ghi polverosi , i quali levano via con la coda le peda- 
te ^ acciocché per quelle non possano i cacciatori inve- 
stigare dove vadino. Le sedi che gli si fingono intorno 
dimostrano , che sebbene le altre cose tutte si muo- 
vono 7 ella sta però sempre ferma. I sacerdoti chia- 
mati Coribanti (1) che la circondano, stando dritti ed 

(i) Frigj di nascila, e per la maggior parte mutilati. Solen- 
nizzavano le feste di questa Dea cou un gran tumulto, facendo un 
alto strepito coi loro tamburi, percuotendo i loro scudi con lance, 
ballando ed agitando le loro teste con gesti frenetici , e mesco- 
landovi grida ed urli per piagnere la morte di Ali , di cui que- 
ste vittime del fanatismo soffrivano volontariamente il supplizio. 
Essi si astenevano dui mangiar pane, perchè Cibcle (ossia la Terra) 
aveva osservato un lungo digiuno , per dimostrar meglio la sua 
afflizione; onqravano il pino presso del quale era stato mutilato 
Ali, e coronavano i suoi rami. Neil' udire il suono del flauto ca- 
devano in delirio ; dal che deriva il verbo Korybantizein dei gre- 
ci , per significare fanatico o ispirato. Diodoro di Sicilia (/, 5) lo 
fa derivare da Coribante figlio di Cibele e di Iasione, il quale pas- 
sando in Frigia cou suo zio Darà ano , vi recò il culto di Cibe- 
le , e diede il suo nome ai sacerdoti che lo ajutarono a celebrare 
i misteri di sua madre. Essi avevano una specie di superiorità sulle 



» CAPITOLO XX, 165 

irmati , sono argomento che non solamente i coltiva- 
tori della Terra , ma quelli ancora , i quali hanno il 
;o verno delle città e dei regni non hanno da sedere, 
ìè da starsi in ozio ; ma che deve ciascuno dar di pi- 
glio alle sue armi , chi per coltivare , e chi per difen- 
lere la patria, esponendosi per quella ad ogni pericolo. 
Brevemente adunque raccogliendo quel che ho det- 
o , questa Dea , secondo Varrone , si ha da collocare 
opra un carro tirato da leoni, col capo cinto di torri 
i guisa di corona ^ con lo scettro in mano, vestita di 
in manto tutto carico di rami, d'erbe, e di fiori, con 
ilcuni seggi vuoti d'intorno , accompagnati da s^cer- 
loti castrati, i quali armati percuotano con le mani 
timpani. Oltre di ciò , perche la Terra non è atta a 
>rodurre 4n ogni luogo , quella che è fertile e perciò 
; coltivata fu detta Cerere $ e la sua statua era fatta 
n forma di matrona con ghirlande di spiche in capo, 
»n un mazzetto di papavero in mano , il quale è se- 
[oo di fertilità, tirata in carro da due fieri draghi. On- 
le Claudiano quando la fa ritornare in Sicilia , ov'ella 
iveva riposta la figliuola , così dice : 
Ascende il carro alle materne case , 
Drizza de* draghi il volo , a cui le membra 
Spesso percuote , ed etti per le nubi , 
Ondeggian torti suffolando , e 7 freno 
Placidamente leccano , che molle 
Dell 9 amico velen la schiuma rendeè 
Questi coperta la superba fronte 
Tengon <T altiere creste , ed hanno il tergo 

lire divisioni di quest'ordine fanatico, note sollo il nome di Cu- 
«</, di Dattili, di Galli e te. Strab. I. io, Ovid. Fast. /. 4. 



166 LIBRO SETTIMO 

Di nodi tutto , e di rotelle asperso , 
E le lor squamine lunghe risplendendo 
Pajon (Toro gettar faville e fuoco. 
Furongli dati i serpi per dimostrare i torti solchi che 
fanno i buoi mentre che arano la terra , ed anco per- 
chè le biade molto non s'innalzano , ma pare che va- 
dano quasi serpendo per la terra $ e secondo Esiodo, 
per memoria di quel serpente che fuggito dall'isola Sa- 
lamoia, per salvarsi entrò nel tempio di Cerere in Eleu- 
si , dove poi si stette sempre dentro come ministro e 
servo. Ma che Cerere significhi la Terra piana, e larga 
produttrice di grano, lo mostra, come dice Eusebio, 
l'immagine sua coronata di spiche, con alcune piante 
di papavero intorno , che mostra la fertilità. Gli die- 
dero di più le facelle in mano per la favola die di lei 
si racconta, quando andò cercando la figliuola, Proser- 
pina rapita da Plutone ; come ne fece già una statua 
Prassitele : e nell' Arcadia ve ne fu un'altra, la quale 
assisa teneva nella destra mano una facella , ed acco- 
stava la sinistra ad un' altra statua di certa altra Dea 
chiamata Era (1). Neil 9 Arcadia, appresso un antro con- 
sacrato a lei , fu chiamata Negra , perchè era vestita 
di negro, parte per il dolore della rapita figlia, e parte 
per lo sdegno eh' ella ebbe della violenza fattagli da 
Nettuno in forma di cavallo, laddove nascosta in queir 
antro, e non volendo più vedere la luce del cielo, la 
terra più non produceva frutto alcuno , onde ne se- 
guì una pestilenza grande , che perseverò sin che da 
Pane a sorte fu trovata, il quale poi accusatala a Gio- 
ii) Nome greco di Giunone. 



CAPITOLO XX. 167 

ve, fu per pietà del mondo mandata a pregare dalle 
Parche ; per il che deposta ogni mestizia uscì placata 
dall' antro , e di subito cessò la pestilenza, e la terra 
produsse i soliti frutti. Ed acciocché restasse la me- 
moria di questo fatto, le genti del paese gli consacra- 
rono quell 9 antro con una statua dì legno che stava a 
sedere sopra un sasso, in figura di donna, fuorché ave- 
va il capo di cavallo con i crini , intorno al quale an- 
davano scherzando serpenti , ed altre fiere, con la ve- 
ste che la copriva tutta sino ai piedi , ed un delfino 
neir una mano , ed una colomba nell' altra. Fu anco- 
ra , come dissi di sopra, chiamata Vesta, ma non quel- 
la eh 9 era Dea del fuoco, cioè di quel vivo calore ch'è 
sparso per le viscere della terra, il qual dà vita a tutte 
le cose che di lei nascono $ ma quella che denota la 
rotondità della terra, ed il suo vestirsi , la quale da- 
gli antichi era rappresentata donna di virginale aspetto, 
quale dice Plinio che la fece Scopa scultore eccellente, 
con un timpano in mano. Fornuto dice di più , che 
si soleva fare ancora quasi rotonda tutta, tanto gli fa- 
cevano gli omeri ristretti; e la corona di bianchi fiori, 
perchè la terra è rotonda , e circondata tutta dal più 
bianco elemento che sia, che è 1 aria. Oltre di ciò, dal- 
la magnitudine della terra fu chiamata Maia, da cui il 
mese di Maggio fu nomato , come dice Ovidio nel li- 
bro dei Fasti , nel qual tempo gli antichi romani sa- 
crificavano una porca pregna. Gii egizj, dal coltivar la 
terra la chiamarono Iside, e la figuravano come ho 
detto in figura di vacca, per l'utile che si trae da que- 
sto animale ; o perchè , quando ella navigò in Egitto, 
aveva per insegna della sua barca una vacca. Ma per- 



168 LIBRO SETTIMO 

che troppo lungo sarebbe l'annoverare , e render ragio- 
ne di tutti i nomi attribuitigli , che ancora ci restano, 
come di Berecinzia (1), di Proserpina, di Giunone, di 
Era , di Media , di Erinne (2) , con le lor forme di- 
stinte ed appartate , metterò fine a questo capitolo. 



CAPITOLO XXI. 

Della forma di Pane, di Eco, dei Satiri, Fauni, 
e Silvani. 



JL Satiri, ovvero Onoscelidi (3), Fauni, Silvani, In- 
cubi (4), e Pani, furono tenuti, come scrive Teodon- 
zio , figliuoli di Fauno ; e da altri, come da Leonzio, 

(i) Il cullo di Berecinzia era molto celebre nelle Gallie ; e si 
vede in Gregorio di Tours 9 che sussisteva ancora nel IV secolo. 
Si traeva la Dea pei campi e per le vigne , sopra un carro tiralo 
ci.» buoi, per la conservazione dei prodotti della lena, ed era 
seguita da immensa calca di popolo che cantava e ballava dinan- 
zi -la sua statua. 

(7) Soprannome di Cerere , preso dal furore che le cagionò 
l'insulto di Nettuno , il quale, cangiatosi iu cavallo, giunse a sor- 
prenderla dopo che anch' essa ebbe preso le forme di una caval- 
la onde sottrarsi alle sue sollecitazioni. Aveva essa sotto questo 
nome un tempio a Talpusa città di Arcadia. L* sua statua, dell* 
altezza di nove piedi, aveva nella destra mano una fiaccola, e nel- 
la sinistra portava un canestro. 

(3) Questa parola vuol dire colui che ha le cosate d'asino. Lu- 
ciano parla di questo popolo immaginario. Essendosi un diacono 
di Milano vantato d'averne veduto uno , fu da 5. Ambrogio so- 
speso dalle sacerdotali funzioni. 

(4) Spiriti malefici, che supponevasi venissero in tempo di not- 
te a comprimere , col peso dei loro corpi , gli uomini e le don- 



CAPITOLO XXI. 169 

di Saturno : ma i Fauni, ed i Satiri orano riputati Dei 
dei boschi , i quali , come dice Rabano 7 con la voce 
predicevano le cose avvenire $ i Pani erano tenuti Dei 
dei campi, ed i Silvani delle selve. Dice Pomponio Me- 
la , che oltre l'Atlante monte di Mauritania spesse vol- 
te si sono veduti di notte lumi , ed uditi strepiti di 
cembali e fistole, né di giorno essersi ritrovata cosa al- 
cuna , e per ciò fermamente tenersi che questi siano i 
Fauni e Satiri. E Rabano dice, che i Fauni ovvero uo- 
micelli hanno le nari torte , le corna in fronte , ed 1 
piedi di capra ; e che, uno di questi fu già veduto dal 
Beato Antonio nelle solitudini della Tebaide , mentre 
andava per visitar S. Paolo primo eremita (1). E così 
S. Agostino scrive di averne molti per isperienza ve- 
duti, che sono di natura molto lascivi, ed amatori del- 
le donne. Tutti questi si fingono quasi d'una medesi- 
ma forma , siccome per ordine s'intenderà. 

Pane capo dei Pani e Dio de' pastori , che cosi 
era adorato nel monte Liceo , Menalo di Arcadia , e 
neir Aventino a Roma da Evandro, avea le corna con 
le orecchie di capra, ed una picciola coda, le tempie 
circondate di pino, la barba lunga, ed una verga in 

ne , e a soffocare. Siffatta soffocazione non era altro che l'effetto 
d'un accidente chiamato dai francesi il cochemar , e da noi , op~ 
pressione. Questo nóme davasi eziandio ai "Fauni ed ai Satiri a mo- 
tivo della loro lubricità. Ne' tempi dell' ignoranza, i Demonografi 
"hanno immaginato dei demonj incubi i quali , con oscene imma- 
gini ed anche con atti reali , tormentassero le persone che ave- 
vano fatto voto di castità, v 

(1) Ciò lo narra S. Girolamo nella vita di S. Paolo eremita, 
aggiungendo, che avendolo S. Antonio interrogalo, gli rispose che 
era esso una di quelle creature che il cieco paganesimo chiamava 
Fauni o Satiri. 



170 LIBRO SETTIMO 

mano pastorale torta in cima , la faccia rossa ed in- 
fuocata , e d'intorno una pelle di pardo, e talvolta di 
pantera , con una fistola in mano di sette canne , per 
amore di Siringa, ovvero di Eco, secondo Macrohio, 
della cui forma così ne canta Ausonio Gallo in un epi- 
gramma : 

A che cerchi tu pur sciocco pittore 
Di far di me pittura , che son tale , 
Che non mi vide mai occhio mortale, 
E non ho forma , corpo r né colore ? 

Deir aria e della lingua a tutte Fore 
Nasco , e son madre poi di cosa , quale 
Nulla vuol dir, perocché nulla vale 
La voce che gridando i mando fore. 

Quando son per perir gli ultimi accenti 
Rinnovo , e con le mie l'altrui parole 
Segno , che van per Paria poi co* venti. 

Sto nelle vostre orecchie, e come suole 
Chi quel che far non può pur sempre tenti , 
Dipinga il suon chi me dipinger vuole. 
Ma come favoleggiano i poeti, le sue parti di sotto era- 
no pelose ed aspre, coi piedi, gambe, e cosce di ca- 
pra , da cui non dissimile molto lo descrive Babano, 
che in altro non varia che nella pelje , la qual dice , 
che tutta era distinta a macchie ; ma Silio Italico di 
questo così ne canta : 

Lieto delle sue feste Pan dimena 
La picchi coda , ed ha d'acuto pino 
Le tempie cinte , e dalla rubiconda 
Fronte escono due brevi corna , e sono 
Le orecchie qual di capra lunglw ed irte. 



CAPITOLO XXI. «71 

Vispida barba scende sopra 7 petto 
Dal duro mento ; e porta questo Dio 
Sempre una verga pastorale in mano , 
Cui cinge i fianchi di timida damma 
La macidosa pelle , e 7 petto 9 e 7 dorso. 
Ma Virgilio vuole che fosse di faccia tra rosso e ne- 
gro. Era dagli antichi chiamato anco Nebride (1) 7 e 
tenutos per il Sole , e la Natura naturata, e per Giove 
Liceo adorato alle radici del monte Palatino. 

La forma di Silvano brevemente ci vien descrit- 
ta da Virgilio in questi versi : 

Penne Silvano ornato il capo agreste. 
Con onore squassando i ben fioriti 
Piccioli rami j ed i gran gigli appresso. 

I Satiri particolarmente hanno una picciola e bre- 
ve coda $ e Luciano scrive che hanno le orecchie acu- 
te come quelle delle capre, e sono calvi, con due cor- 
nette in capo; ed aggiunge Filostrato, che hanno la 
faccia rossa di effigie umana , con i piedi di capra ; 
dei quali molti se ne sono veduti nei monti dell'In- 
dia (2). Solevano gli antichi pittori e scultori mesco- 

(i) Nebride è il nome dì quella pelle di giovane cerbiatto» 
di pa alerà, o di altro animale , della quale rivestivansi Bacco» i 
Fauni » le Baccanti etc. 

(l) I Mitologi e i Naturalisti molto hanno discusso sovra que- 
sti esseri favolosi. Plinio il naturalista fra gli altri (lib. 7,2.) pren- 
de i Satiri dei poeti per una specie di bertucci, ed assicura che» 
in una montagna delle Indie , si trovano dei Satiri a quattro pie- 
di, che da lungi si prenderebbero per uomini. Queste scimmie han- 
no spaventato soventi volte i pastori, e perseguitato le pastorelle. 
La qual cosa ha forse fatto nascere tante iavole sulT indole loro 
portata alla libidine ; di modo che si sparse l'opinione che i ho* 
sebi erano pieni di queste malefiche Divinità : le pastorelle tre* 



m lìbro Settimo 

larli fra gli Dei , come che partecipassero della deità, 
facendoli però sempre con la faccia sgrignata tutta ru- 
biconda , siccome ne dipinse Parrasio nelF isola di Ro- 
di con grand* arte. Onde si legge in Plinio dei quat- 
tro Satiri d'incerto artefice, eh 1 erano nella scuola della 
diva Ottavia 1 dei quali uno mostrava a Venere Bacco 
bambino, ed un altro Libera (1) pure bambina, il ter- 
zo voleva racchetarlo che piangeva , ed il quarto con 
una tazza gli porgeva da bere, e le due Ninfe le quali 
con un velo pareva che volessero coprirlo. E volendo 
Filosseno Eretrio (2) accennar per loro la lascivia, ne 

marono pel loro onore , e i pastori pei loro armenti ; e si cercò 
di pacificarli con dei saòri(izj , e colle offerte dei primi frutti , e 
delle primizie degli armenti. P ausonia riferisce che un cerio Eu- 
Jetno , essendo stato gettato dalla tempesta* col suo vascello, sulle 
.coste di un' isola deserta , vide venire a sé una specie di .uomini 
selvaggi tutti vellosi , e colla coda , i quali vollero rapire le loro 
donne , e gittarousi sovra esse con tanto furore* che si ebbe mol- 
ta pena a difenderle dalia loro brutalità, ciò che fece chiamare 
quel luogo l'isola dei Satiri. Giulio Cesare essendo colla sua ar- 
mata sulle sponde del Rubicone , e parendo ancora irresoluto se 
avrebbe passato quel fiume o do , comparve ti uà specie di Sati- 
ro alla testa dell' armata , suonando la zampogna , e passò il fiu- 
me alla vista dell' armata , come per invitarlo a seguirlo. Cesa- 
re ordinò allora alle sue truppe di avanzarsi, dicendo: Seguiamo 
gli Dei che ci chiamano. Certamente non era difficile a quel ca- 
pitano di trovare simili indizj della volontà degli Dei* 

(i) Dea, che Cicerone [de nat. deor. ì ) fa figliuola di Giove 
e di Cerere. Ovidio dice che Bacco diede questo nome ad Arian- 
na* Alcune medaglie offrono i ritratti di Libero, e di Libera, co- 
ronati di foglie di vite, vale a dire! secondo alcuni antiquari, di 
Bacco maschio» e di Bacco femmina* 

(a) Pittore di Rocco in Negroponte, allievo di Nicomaco, si 
rese celebre con una tavola dipinta pel re Cassandro 9 rappresen- 
tante la battaglia di Alessandro contro Darioi opera , per testi- 
monianza di Plinio , a verun' altra seconda. Dipinse altri celebri 



CAPITOLO XXI. 173 

pinse tre 7 i quali con vasi in mano bevevano larga* 
niente , e parevano invitarsi a bere l'un con V altro ; 
oltre la tanto famosa turma , che di loro fece Lisippo 
in Atene. Scrivesi che un Satiro fu già condotto a Siila 
quando dalla guerra tornava contro a Mitridate. E la 
testa di uno di loro, che si dicono morire con le Nin- 
fe , secondo il testimonio di Aristotile, dopo mill'anni 
col naso scemo e con le narici larghe e sottili, ho ve- 
duto io in casa di monsignor Archinto qua in Milano, 
la quale ha le ossa ed il cranio come quello dell'uo- 
mo, ma la carne e la pelle col sangue che gli uscì dalla 
ferita è divenuta dura come il marmo., 

Né molto dissimili da loro e dai Silvani si han- 
no da rappresentare i Fauni Dei parimenti boscarecci, 
e tutti si potranno coronare , come facevano gli anti- 
chi , di gigli, di pioppo, di finocchi, e di canna, nella 
quale si converse Siringa innamorata di Pane , sicco- 
me canta nelle Metamorfosi Ovidio, 



CAPITOLO XXIL 

Della forma delle Ninfe, 



Lje Ninfe hanno avuto dai poeti diversi nomi, secon- 
do i luoghi diversi dove finsero eh* elle abitavano. Con- 
ciosiachè le abitatrici dei monti sono chiamate Oreadi; 

quadri 9 tra questi la Lascivia, da Lomazzo ricordato. A guisa del 
maestro dipingeva con grande celerilà , e possedeva pratiche più 
spedite che non le comuni a dipingere. 



174 LIBRO SETTIMO 

le Ninfe degli arbori boscarecci Amadriadi) quelle dei 

prati Imnidi ; delle selve Driadi ; dei fiori Agapete; dei 

pascoli Palee e Femilie; degli arbori più domestici, 

come sono le ghiande , e le noci , Dodonidi ; e cosi 

altre Tespiadi, ed Atlantide e aecondo i luoghi da loro 

abitati. 

. Or ripigliando le prime chiamate Oreadi, il San- 
nazzaro fa che siano cacciataci, del qual genere son 
quelle che si fingono compagne di Diana Dea della cac- 
cia 9 per le pendici e rupi de 9 monti : e fu A tal anta che 
accompagnò Meleagro nella caccia del porco di Gali- 
dò ni a. E quanto alla forma loro , scrive Claudiano in 
questo modo : 

Le braccia han nude, e gli omeri , dai quali 

Pendon faretre di saette piene ; 

Le man di lievi dardi sono armate , 

E non hanno ornamento alcuno intorno 

Eatto con arte , né però men belle 

jippajon mentre che van seguitando 

Le faticose caccie , e di sudore 

Bagnati talor le colorite guancie , 

Dalle quali a fatica si conosce 

Selle sian verginelle ardite e vaghe , 

O pur feroci giovani ; le chiome 

Sono annodate senza ordine , e sciolte 

Ritengon le sottil sresti duo cinti 

Si che van sol fin sotto le ginocchia. 
E di queste ne ho veduta io una statua in Roma di 
marmo nero , eccetto che la testa, le mani 7 e i piedi, 
che sono di marmo bianco, la quale è coperta da capo 
a piedi da una sottil veste , ma sopra cinta con bel- 



CAPITOLO XXII. 175 

lissimo modo di una pelle di leone, con una corona 
di fiori in mano , la quale forse doveva esser premio . 
di chi era più valorosa cacciatrice. £ che Claudiano in 
questo loco accenni le Ninfe dei monti, si raccoglie po- 
co avanti , dove parlando di Diana , dice : 
Scende la Dea , che della caccia ha cura , 
Dagli alti monti , e col veloce carro 
Subito passa il mar , duo bianchi cervi 
Traeva quel con le dorate corna ; 
la quale però aneli* ella fu dagli antichi fatta in abito 
di Ninfa tutta succinta , con l'arco in mano, e con la 
faretra piena di saette al fianco, o dopo il tergo 7 tutte 
dorate , con cani alati , e con la compagnia delle sue 
Ninfe cacciatici , armate anch' elle di saette di corno, 
con le braccia ignude ma candidissime, co* capelli sciol- 
ti e sparsi senz' ordine, co 9 panni svelti e sottili, e col 
corno a lato. 

Le Amadriadi si rappresentano in vaga forma di 
giovanette , parte ignude, e parte vestite in quella gui- 
sa che più possano dilettare. Imperocché altro non è 
Foffizio loro che scendere dagli arbori , e saltargli in- 
torno cantando al mormorio delle frondi percosse da* 
venticelli. 

Le Driadi die albergano nelle selve ed in boschi, 
dal Sannazzaro sono chiamate formosissime, e si fin- 
gono per lo più in cerchio attorno a qualche arbore 
danzando , come quelle che si dilettano di suoni e di 
canti. Claudiano , dove tratta delle lodi di Stilicone , 
ne ricorda sette , cioè Leon tadorne, Neuopene, Tero, 
Britomarte , Liscate , Agapete, ed Opi, le quali in ge- 
nerale tengono il nome delle selve che abitano, come 
di Nemeadi, di Ercinidi, e di Dodonidi. 



176 LIMO SETTIMO 

Le Imnidi Ninfe dei prati si dipingono vaglie, lie- 
te , ed adorne sì di bellezza come di ornamenti ver- 
deggianti e leggieri; ma non tanto come le Àgapete Ninfe 
dei fiori, le quali hanno da essere più vagamente ador- 
nate , e massime intorno alla testa, braccia, mani, ed 
abiti di diversi colori, come sono i fiori, dai quali ora 
si chiamano Amarantidi , ora Acantidi , ed ora altri- 
menti , dai nomi e forme dei gigli, ligustri, ciparissi, 
ed altri fiori. Tutte loro , come Dee della leggerezza 
e vaghezza, si hanno da mostrare spensierate^ ed or- 
nate di tutto ciò che si può desiderare quanto a* ve- 
lami e fiori. 

Le Palee e Femilie , di cui si leggono essere Fe- 
iusa e Salimpetia figliuole del Sole , l'una delle quali 
concede le ombre, e l'altra il vivere, e però sono chia- 
mate Niufe Siciliane, che custodiscono il gregge del So- 
le , si possono formare diversamente , siccome abbia- 
mo detto delle Àgapete. E così dico delle Dodonidi, 
così chiamate dalla selva Dodonia della Caonia, le qua- 
li fingono i poeti che si conversero in due colombe, che 
parevano spesso volar dal cielo , e dopo che d'indi si 
partirono, dove era il tempio di Giove Dodoneo, e dove 
elle stavauo ascose nelle quercie, e davano responsi co- 
me oracoli. E poi si partirono , ed, uùa parve che vo- 
lasse in Delfo città di Beozia a dar lume all'oracolo 
di Apollo Delfico , e l'altra in Affrica nei tempio di 
Giove Aminone , dove era T immagine dell' inubilì- 
co. Ma perchè non vi è loco dove i poeti non abbino 
ritrovate Ninfe, lascierò che il lettore da se stesso le va- 
da investigando, senza che io occupi più carte in addi- 
targliene ciascuna. 



CAPITOLO XXIII. 

Della forma del corpo umano, e dei suoi artefici. 

Il corpo umano, fabbrica mirabile e principale fra 
tutte le altra , contenendo in sé ogni perfezione, è pro- 
prio come un esemplare compito di tutte le cose, sic- 
come ho detto altra volta nei precedenti libri. Questo 
esemplare adunque universale di tutte le cose , che 
così a ragione si può chiamare 7 risplendendo in lui 
tutte le perfezioni che si possono trovare e desiderare 
in quanto al corpo , secondo che affermano i più ap- 
provati anatomici , è fondamento e per così dire ar- 
matura , sopra la quale tutte le altre parti si armano 
e stabiliscono : ed è formato ( lasciando, da parte le 
giunte 7 le cartilagini , e gli ossicelli simili al seme di 
sesamo , che sono , così nelle mani come nei piedi r 
al più quarantotto) secondo alcuni di duecento venti- 
quattro ossi, e secondo altri di duecento quindici. Dei 
quali ancora che non sia necessario al pittore averne 
esatta cognizione , appartenendo ciò più tosto air ana- 
tomista ; tuttavia non si può negare che ad ogni modo 
non gli convenga, siccome eziandio allo scultore, sa- 
pere minutamente il numero loro , e T arte con che 
sono composti e congiunti insieme ; ed insieme non gli 
sia necessario sapere la quantità dei muscoli, che sono 
circa quattrocento nove, ed i luoghi , e le convenien- 
ze loro. Onde cominciando dall' ossa, abbiamo da sa- 
pere che due muovono la fronte ; tre ciascuna delle 
palpebre degli occhi; cinque ciaschedun occhio; quat- 
Lo mazzo Ti\ Voi. HI. 12 



178 LIBRO SETTIMO 

tro il naso; altrettante le labbra, e parimenti le guan- 
ce i otto la mascella inferiore , ed altrettante T osso 
iorde $ dieci la lingua j diciotto il gargallozzo; quat- 
tordici la testa j sedici la schiena; quattordici le brac- 
cia $ otto le ossa delle spalle ; ottantanove il petto , 
dei quali otto servono al ventre, e dieci muovono i 
gomiti ; otto i minori fuselli del braccio $ altrettanti i 
bracciali $ cinquantasei le dita della mano $ quattro il 
membro virile ; due i testicoli $ uno il collo della ves- 
sica ; tre il fondamento ; venti la coscia , altrettanti le 
gambe ;• diciotto i piedi $ e quarantaquattro le dita del 
piede. Ora lasciando la tela che infascia Tosso per la 
parte di fuori , perciò dai greci detta perìostion , ed 
altre simili cose che si leggono appresso gli anatomi- 
ci , e delle parti di fuori avendone trattato nel primo 
libro i acciocché in questa parte, nella quale giudico 
che consista il ristretto di quest' arte , si sappia quale 
abbiamo da proporsi ad imitare , verrò nominando i 
più eccellenti moderni che hanno saputo dimostrare que- 
st* arte , e farla visibile agli occhi nostri, gareggiando 
con gli antichi greci. I quali per dimostrare quanto in 
essa valessero , solevano fare per lo più le figure ignu- 
de, siccome solevano anco gli antichissimi arabi, in- 
dj , babilonj , ed egizj. Dopo i quali i romani comin- 
ciarono a fare le figure vestite , forse per non poter 
conseguire quest* arte con quella facilità e felicità, con 
che la conseguivano quegli antichi. E principale anzi sin- 
golare fra tutti è stato a comune giudizio il divino Mi- 
chelangelo , di cui dopo gli antichi non è stato e non 
sarà chi abbia più vivamente espressi i nudi , e posto 
sotto gli occhi tutta l'arte dell 9 anatomia. Dopo lui ec- 



CAPITOLO XXIII. 179 

celienti sono stati Leonardo Vinci , del quale si ritro- 
vano diversi disegni in più mani , e principalmente in 
casa di Francesco Melzi gentiluomo milanese suo di- 
scepolo , oltre l'anatomia dei cavalli , che egli ha fat- 
to ; Baccio Bandinelli , nelle cui opere tutte si vede 
espressa con singolare eccellenza tutta l'arte dell' ana- 
tomia , oltre alla carta veramente divina , dov' egli ha 
rappresentato essa arte dell' anatomia, intagliata da Ago- 
stino Veneziano (1), ed altri diversi nudi che si ve- 
dono nella carta di S. Lorenzo, e degli ucciditori de- 
gì' innocenti , la prima delle quali fu intagliata da Mar- 
cantonio , e l'altra da Marco da Ravenna (2) f Gau- 

(i) Nacque circa il 1490, apprese l'intaglio da Marcantonio Rai' 
mondi, che a Venezia maestrevolmente contraffaceva Durerò, .e lo 
segui poi a Roma. Nel t5?7 anno del sacco romano , fuggì con 
Marco da Ravenna suo condiscepolo a Firenze, dove intagliò un 
Cristo òì Andrea del Sarto, al quale non piacque. Dal i535 al i55o 
lo si trova sempre a Roma con Marco da Ravenna, col quale in- 
tagliò quasi tutte le opere di Raffaello disegni ed invenzioni , co- 
me pur molte di Giulio Romano, varii disegni di Bandinelli, e nel 
martirio di S. Lorenzo ha lode di averlo anzi che no miglioralo. 
Egli non copiò sempre , e ne' soggetti di sua invenzione s'avvici- 
na al fare del Raimondi, benché non sia corretto come Raimon- 
di. Usava segnare le proprie incisioni con un A ed un V posti 
sopra una tavoletta » o nudamente sull' intaglio. 

(a) Marco Dente nacque circa il i4<j6 a Ravenna, e quindi fu 
detto Marco da Ravenna o il Ravignano ; a motivo della sua si- 
gla » cioè uu S intrecciato con un R, che significa Ravignanus 
iculpsit , venne confuso da tulli gli oltramontani scrittori con un 
Silvestro da Ravenna, che vide la luce soltanto nella loro immagi- 
nazione. Venuto a Roma entrò nella floridissima scuola di Marcan- 
tonio Raimondi insieme ad Agostino Veneziano , col quale e col 
maestro intagliò più opere da Raffaello , cui egli debitamente ve- 
nerava. Morto il Raimondi, i due incisori si divisero, e comin- 
ciarono ad operare da sé. Le stampe di Marco sono pregiate per 
grazia # facilità di esecuzione; ma sono mcu corrette di quelle di 

12* 



180 LIBRO SETTIMO 

deozio Ferrari , e Daniel Ricciarelli volterrano, che fu- 
rori pittori e scultori insieme. Dei pittori soli sono stati 
eccellenti Raffaello d'Urbino , Perino del Vaga, il Ros- 
so fiorentino, Marco da Siena (1), il Salviati , Pelle- 

Agostino , specialmente nei contorni Riusciva nell' imitare e co- 
piare le opere del maestro ; la strage, per esempio, degli innocen- 
ti, giunge ad ingannare i più esperti conoscitori. Egli mori a Ro- 
ma verso il i55o. La sua raccolta è di ottanta stampe circa, om- 
messe quelle eseguite con Marcantonio e con Agostino ; le più ca- 
pitali sono la Trasfigurazione , da Raffaello; una Battaglia , da 
Giulio Romano. 

(i) Marco da Pino, chiamato altresì Marco da Siena, nato 
circa il i5ao, fu creduto scolare del Becca/umi, e forse anche del 
Sodoma. Uno de* più luminosi artisti, riesci in tutto ; operò mol- 
to a Roma dietro i cartoni di Perino del yoga e del Ricciarelli 
nelle loggie vaticane; e quando questi cessarono, egli fu uno di 
quelli , ai quali venne commesso di compiere le opere rimaste 
imperfette, o di far le mancanti. Difatti alcuni suoi quadri sono 
veramente degni della scuola romana. 11 suo fare fu grande, scel- 
to e pieno di decoro; conobbe assai la prospettiva. Veneratore 
del Botiamoti , si mise sotto le insegne di questo uuico uomo , 
e quanto da lui approfittasse lo dimostrano le sentenze de* dotti, 
che lo affermano tra i michelangioleschi il meno caricato, il co* 
loritore più forte. Non molto lasciò in patria, moltissimo a Na- 
poli , dove si recò circa il i56o. Per le sue virtù nell' arte, e pel 
carattere suo affabile, rispettoso, e sincero, guadaguossi non l'in- 
vidia , bensì la stima de' napoletani ; onde godette tra essi ripu- 
tazione di primo; ebbe in merito delle sue fatiche la cittadinan- 
za , e venne impiegato in lavori di grande rilievo. Fra le princi- 
pali opere eseguite in Napoli non ricorderò che il Deposito di 
croce , già fatto una volta a Roma ; al Gesù vecchio la Circon- 
cisione , in cui ritrasse sé stesso e la moglie ; a S. Severino, l'ado- 
razione dei magi. In Napoli apriva scuola di pittura , che fu fe- 
conda di valenti artisti , fra i quali il più illustre Giovan Angelo 
Crisaiolo, Professò anche l'architettura; ricorderemo la chiesa della 
Trinità di Palazzo ; la chiesa e il collegio del Gesù vecchio è la 
principale sua opera , mole grandiosa dove è ora 1'uuiversità, Die- 
de inoltre alla luce un' opera sulP architettura , e raccolse le vite 
di alcuni artisti napoletani. Morì circa il 1587. 



CAPITOLO XXIII. 181 

grino Pellegrini, Giovanni Fiammingo che disegnò l'ana- 
tomia .al Vesal , ed Aurelio Luino ; e degli scultori 
Bartolomeo e Giacomo francesi , /ed Alfonso Lombar- 
do y i quali seguita Annibal Fontana così felicemente, 
che Milano sua e mia patria a ragione può ben glo- 
riarsi non meno di quello che si glorii di Caradosso 
Foppa , e di Paolo della Mano famosi statuarj , dell' 
Amadeo (1), di Cristoforo Gobbo, d'Agosto Zaraba- 
glia, di Biagio Vairono , di Andrea Serono, con il Fu- 
sina (2), e di Guglielmo della Porta (3), e Francesco 

(i) Giovanni Antonio valente scultore del secolo XV, che fu 
a lungo sconosciuto. Scolpì i gentili ornamenti che sono intorno 
alla porta del chiostro dell* Certosa in Pavia. Eseguì in Cremo- 
na i bassi rilievi dell* urna dei SS. Mario e Marta , puri di stile e 
belli di esecuzione. Bartolommèo Colleoni lo chiamò a Bergamo, 
e volle da lui un monumento che gli servisse di tomba , ricco 
di ba ssiri lievi e di fregj , finito un anno dopo la morte del Col- 
leoni, Amadeo vinse alfine sé stesso nel monumento a Medea 
figlia di Bartolommèo, nel quale la figura della giovinetta, le al- 
tre statuette, e i fregj sono d'una squisita eleganza. È ignoto Tan- 
no della sua morte. 

(?) Questo esimio artista , che fioriva nel i495, condusse mol- 
te lodevoli opere nella certosa di Pavia , nel duomo di Milano , 
e altrove. Disse di lui Canori, parlando del monumento in mar- 
mo del prelato Daniele Birago:"Se questo nobile monumento fos- 
se stato in Roma, avrebbe potuto richiamare a più nobile e mo- 
desto stile quanti dal 1800 in poi eseguirono lavori di tal genere,,. 

(3) Nacque a Porlizza sul Comasco circa il i5t2. Imparò l'ar- 
te dallo zio Jacopo , disegnò qualche tempo le cose di Lionardo 
da Vinci, e nel i55i condotto a Genova da Jacopo, continuò 
a perfezionarsi sotto Per ino del Vaga , il quale concepì pel suo 
allievo molta stima ed amicizia , e desiderava anzi di fargli spo- 
sare una sua figlia; ma Guglielmo avendo risoluto di abbracciare 
la vita ecclesiastica, rifiutò la profferta, ed andò a Roma dopo 
avere compiuta a Genova la cappella di S. Giovanni Battista nel 
duomo , e diverse altre sculture. A Roma essendo raccomandato 



182 LIBRO SETTIMO 

Brambilla (1), tutti valenti scultori ; ricevendo ogni 
giorno nuovi ornamenti dalle opere della sua felice ma- 
no, come si vede nella facciata della chiesa di S. Ma- 
ria di S. Gelso , dove ha fatto con singolare arti&cio 
alcuni profeti , e due sibille di tondo rilievo, sedenti, 
e maggiori della naturale. Nelle quali, come che tutte 
le parti siano eccellenti , nondimeno i nudi , i capelli, 
i giri , e le pieghe dei panni sono così maravigliosi , 
e con tanta felicità espressi, che si stima che altri dif- 
ficilmente possa agguagliarlo. Ed oltre questi vi ha fatto 
la natività , e la presentazione di Cristo al tempio, il 

a Fra Sebastiano del Piombo , questi lo presentò a Michelange- 
lo , il quale cominciò a porgli molta affezione e lo appoggiò dan- 
dogli a ristaurare alcune cose antiche ; né deesi dimenticare il 
restauro delle gambe del famoso ercole Farnese , ora a Napoli , 
condotto con tale eccellenza che le gambe antiche essendo poscia 
scoperte , Michelangelo volle che si lasciassero quelle da Gugliel- 
mo scolpile. Fra Sebastiano essendo morto nel 1 547* ^ Della Por- 
ta ottenne la carica di sigillatore col carico di fare il mausoleo a 
Paolo tll da porsi in S. Pietro. Egli si era formato uno Stile della 
grazia del Ferino e della robustezza michelangiolesca, e con tale 
maniera condusse il suo monumento, uno de' più insigni di quel- 
la basilica. La sua Giustizia è bellissima, ma la nudità di essa trop- 
po sconvenendo col tempio , venne coperta d'un panneggiamen- 
to di bronzo; la figura del papa atteggiata a maestosa bontà , è 
uno dei più bei getti in bronzò di S. Pietro. Egli condusse in 
molti anni quattordici storie di Cristo per farle in bronzo , ma 
non esegui mai il suo progetto. La tranquillità dell' animo, e l'agia- 
tezza lo resero infingardo, onde poche altre opere possiamo an- 
noverare di lui , nessuna a Milano sua patria , le Sibille che sono 
a Loreto , e alcuni busti che fece a Genova* Nel 1567 viveva an- 
cora a Roma. 

(1) Le più insigni opere di questo artista sono i quattro dot- 
tori della Chiesa, che sostengono uno de' pergami della cattedra- 
le di Milano , fusi in bronzo , e condotti cou somma diligenza e 
squisitezza di lavoro. Ciò faceva nel i55o. 



CAPITOLO XXÌH. *83 

miracolo dell' acqua in vino di basso rilievo , ed ora 
va facendo la Vergine che ascende in cielo , da esser 
collocata in cima della facciata di tondo rilievo, con 
molte altre cose dell' uno e dell 9 altro rilievo , a vir- 
tuosa concorrenza dell' Adamo e dell' Eva di Astoido 
Lorenzi scultore fiorentino (1); e di alcune altre cose 
da lui fatte e collocate nelF istessa facciata del sud- 
detto tempio. 



capitolo xxiv. 

Della forma delle ossa nel corpo umano. 



Ìl ra tutte le parti del corpo umano non è chi non 
sappia che principal parte sono le ossa. Conciosiachè 
sono il proprio sostegno e termini delle membra , e 
la vera e salda catena loro. Onde è necessario che ve- 
diamo in qual modo fra loro si compongano, accioc- 
ché sapendo il fondamento del corpo , facilmente si gli 
possano le altre parti aggiungere , secondo quel pre- 
cetto che già Leonardo lasciò scritto nella sua Anato- 
mia del corpo umano , là dove parlando dell' ossa ed 
incatenatura loro, dice, non essere possibile che! pit- 
tore faccia con ragione un corpo senza sapere come stia- 

(i) Stoldo di Gino Lorenzi lodato dal Vasari > benché fosse 
in giovanile età. Scolpì a Pisa una graziosa Annunziata , un' altra 
bella statua che fu posta da D. Garda di Toledo nel suo giar- 
dino di Chiaja. Nel giardino de' 'Pitti fece uua foutana che raf- 
figura il trionfo di Nettuno. 



*84 LIBRO SETTIMO 

no le ossa principalmente sotto. Perciocché sono la vera 
lunghezza delle membra , ed il giusto termine ; onde 
può di leggieri avvenire* che una figura si storpi, non 
avvertendo per esempia che Tosso non si può torcere né 
spezzare , né più che tanto alzare o volgersi nei giunti. 
E così ne segue, che molte figure si veggono fare atti 
sforzati , e rotti per le membra. Ài che sopra tutti dili- 
gentemente avvertì sempre Michelangelo, ed alcuni alfri, 
come chiaramente si vede nelle opere loro. 

Ma dovendo io in questo loco parlare di ta? cosa 
"piò brevemente , e più chiaro che sarà possibile, tra- 
scorrerò per il campo dell 9 anatomia , cercando sola- 
mente quello che si aspetta air arte nostra circa air os- 
sa del corpo umano : e cominciando dalla testa che è 
quella parte che vien coperta da' capelli, ella è coper- 
ta da un osso detto cranio , che si compone di otto 
ossa , de' quali il primo occupa il fronte , e da lui pi- 
glia il nome $ il secondo e terzo fanno la coronella; il 
quarto e quinto occupano le tempie, ne 9 quali vengo- 
no ad essere i buchi delle orecchie; il sesto pigliala 
collottola , e la metà d il ibrido del cranio $ il settimo 
s'incassa nel mezzo del fondo del cranio, come cuneo, 
e còsi ne prende il nome , e fa il centro del concavo 
degli occhi $ l'ottavo ed .ultimo empie tutto il buco del 
fondo dell' osso della fronte che risponde a' forami del 
naso. Le commissure del cranio composte insieme, ven- 
gono a fare un H, e sono tre, l'una coronale, l'altra 
lamboide , e la terza sagittale si chiama. Dalle ciglia 
alla bocca si forma la mascella superiore , che ha do- 
dici ossa, sei da ogni banda , dei quali non è neces- 
sario il dire come si compongano e facciano le nove 



GAPITOLO XXIV. 185 

loro commissure. La mascella inferiore, e tutto il men- 
to , i denti mascellari , e le ganasse , si fanno di due 
ossa che si congiungono nella punta del mento, il qua- 
le da una parte si va restringendo sin* alle punte delle 
ganasse , e quivi di nuovo si dilata, ma più sottilmente 
montando verso le orecchie , e finendo come in due 
corna , de* quali il primo termina sotto Tosso giogaie, 
e l'altro nelT angolo tra questo e l'orecchia. I denti sono 
trentadue, sedici per mascella : i quattro dinanzi si chia- 
mano tomis, dopo i quali ne seguono due canini uno 
per parte, e poi cinque da ogni lato detti molari; e 
finalmente due di tre radici , che con quelli sono in-* 
cassati nel presepio di esse mascelle. Ora lasciando l'ioi- 
de , ovvero ipsiloide , che è nella radice della lingua, 
composto di undici ossicelli, verrò air osso della schie- 
na , che a guisa d'un acquedotto di mólti canali , di- 
scende dalle cervella sin 9 al codione , e si compone di 
trenta ossa dette nodi, che tutti sono larghi dalla parte 
dinanzi , eccetto il primo che è quasi tondo, ed è per- 
tugiato senz* ordine , dove entrano rami di vene ed ar- 
terie a nutrir quest' ossa. Nelle altre parti ogni nodo 
ha d'intorno molti processi come spini, che tutti sono 
chiamati schiena, che parte in su, e parte in giù, altri 
dai canti, ed altri indietro vanno, con intermezzo di car- 
tilagini, dei quali non occorre farne più esatta menzione- 
Basta sapere che la schiena si divide in quattro parti $ 
collo, spalle, lombi, ed osso grande : il collo si chiama 
dal fin della collottola agli omeri; ed ha sette nodi, de' 
quali i due primi si congiungono da ogni parte l'uno 
all' altro , e nel resto si attaccano solo la parte dinan- 
zi dimandata il corpo del nodo. Tutti hanno i prò- 



186 LIBRO SETTIMO 

cessi di dietro biforcati , eccetto il primo , a cui si 
congiungono i nodi delle spalle che sono dodici, di so- 
pra minori , e di sotto maggiori , che hanno da tutti 
due i lati un fosso , nel quale s'inseriscono i capi delle 
coste; ed hanno i suoi sette processi, due alti, due 
bassi , due dai lati , ed uno di dietro , collegati nel 
modo che mostra il Vesal de 9 lombi. I nodi sono cin- 
que , che hanno i medesimi sette processi che gli al- 
tri , disposti in modo , che niuno monta in su , • ec- 
cetto quelli deir ultimo per fuggire Tossa de 9 galloni, 
I processi posteriori di quest' ossa sono forti, grossi, 
e corti , e finiscono in una parte molto aspra* L'osso 
sacro , che è il maggiore della schiena , è gobho di 
dietro e concavo dinanzi , ed ha sei nodi , dei quali 
i superiori sono maggiori , e gì' inferiori minori* Il co- 
dione consiste di quattro nodi $ il primo ha di sopra 
un fossetto, nel quale s'incassa l'ultimo nodo dell'osso 
sacro o grande che si voglia dire $ e cosi viene a con-* 
giungersi il secondo al primo , e dipoi gli altri che 
tralascio. 

Il petto che è quella parte, dinanzi la quale è dal- 
le clavicole sino alla bocca dello stomaco, ha nel mez- 
zo un osso largo che occupa dalla fontanella della gola 
fra le due clavicole sino alla forcella dello stomaco, 
ed ha ventiquattro coste dodici da ogni lato, delle qua- 
li le più alte sono intiere, e si compongono all'osso 
del p^tto ; e le altre sono mezze, si che non arrivano 
al petto , per cui sono dette bastarde, e sagliono al- 
lumbilìco in su , attaccandosi ogn una di loro a quella 
di sopra che gli è più vicina , ed al diaframma, ec- 
cetto l'ultima. Tutte quante per la parte di dietrp del 



CAPITOLO XXIV. m 

vóto del petto sono liscie, ed hanno nella parte di sot- 
to un canaletto per tutto il loco di ogu' una , il quale 
meglio appare dove si congiungono con Tossa delle spal- 
le fino alla metà. Ed essendo il petto ovato, quelle 
di sopra e di sotto vengono ad essere minori, e quelle 
di mezzo maggiori. Le palette delle spalle sono queir 
ossa in cui s'incassano le braccia, che sono situate fra 
la prima e quinta costa ; e si legano ognuna di loro 
dal suo lato con Tosso della collottola , e con li nodi 
della schiena , e con le coste mediante certi muscoli. 
Di più , ciascuna è fra sé differente $ perchè oltre alT 
avere molti processi , e concavita, e giunte, e grom- 
mi, è di figura triangolare ineguale. Gonciosiachè il lato 
di dietro alT orlo grosso si distende secondo il lungo 
delle spalle , essendo nel mezzo alquanto incavato $ e 
quel dinanzi dal fin di questo cammina in obliquo ver- 
so la banda dinanzi $ e quel di sopra cala alquanto ver- 
so innanzi, finché finisce in un piccolo seno appresso 
il collo della paletta , accostandosi a quel dinanzi. Le 
clavicole s'incassano poi nel seno più alto del processo 
di queste palette , chiamato punta dell' omero ; ed in 
quelli due seni che si fanno nella parte più alta dei 
lati del primo osso del petto , e le teste loro , sono 
simili ai suoi seni , cioè inarcate, e vanno dalla ban- 
da dinanzi verso quella di dietro, dove sono men lar- 
ghe , ma più rilevate. L'ossa delT omero , il quale è 
quello che si distende dalla paletta sino al gomito alla 
sua parte più alta , e si congiunge alle palette, hanno 
gran giunta , che fa una gran testa leggiermente di- 
visa ; e la parte di dietro che è maggiore come mezza 
palla, s'incassa nel seno della paletta, e quella di fuo- 



\ 



188 LIBRO SETTIMO 

ri alquanto disuguale? esce in fuori, e si divide in du e 

teste. La parte di sotto di quesf osso, che si congiun 

gè alli due fuselli del braccio nella sua parte di sot 

to, ha un seno e due grommi che fanno la figura di Jsi 
una girella $ ed ha la testa di dentro più rilevata eh <* - -— » 
quella di fuori. Sopra della girella sono due seni filli ai 
in guisa , che quel di dietro è maggiore j e di sopra j^b 

lor giuocano i processi del maggior fusello del brac 

ciò* I fuselli si stendono dal gomito al bracciale , « - -i 

sono due , l'uno maggiore che fa il giuoco del gomi 

to, e l'altro minore: il maggiore chiamato ulna, ch e - i 
s'incassa nella girella verso il bracciale , si fa sottile, .^^ 
ed al fine si fa in una testa , al cui fine è una giunta ~am 

tonda j il minore detto radio si congiunge col maggio 

re di sotto , di sopra torcendosi per tanto in mezzo, ^^ 
che non lo tocca in parte alcuna di sotto appresso al 
bracciale, dove si ingrossa finisce in una giunta nel lato -^* 
di dentro , e di fuori è alquanto tondo e gobbo. Il -^ 
bracciale , al quale si congiungono i fuselli , è quello - 
sopra il quale giuoca la mano , ed ha otto ossa , le 
quali tutte incassate insieme per la parte di dentro , 
fanno» una figura di un O incavata : il primo è gobbo 
di fuori e depresso di dentro , e si congiunge ai mi- 
nore fusello , al secondo, quinto, sesto, e settimo os- 
so del bracciale; il secondo è tondo alquanto per tutto, 
eccetto che di sotto, e si congiunge al primo, setti- 
mo , e terzo per l'artrodia congiuntura , ed al fusello 
minore ; il terzo alquanto tondo , eccetto clie di so- 
pra, si congiunge dai lati al secondo, ed al quarto, e 
di sotto s'incassa in un seno dell' ottavo $ il quarto si 
congiunge al terzo ; il quinto è in certo modo quadro, 



CAPITOLO XXIV. 189 

ed ha di sopra un seno ,, nel quale s'incassa una testa 
del primo , e nella parte esteriore ha un altro seno, 
nel quale riceve una testa del sesto, e di sotto un al- 
tro , nel quale s'incassa una testicola del primo osso 
del pollice ; il sesto , che è quasi triangolare di den- 
tro , si congiunge al quinto, di fuori al settimo, e di 
sotto al quinto , oltre la parte in cui s'incassa il se- 
condo osso della palma , ed il primo che sostiene l'in- 
dice; il settimo si congiunge al primo, secondo, sesto, 
ed ottavo^ ed a quello della palma che sostiene il me- 
dio ; Fottavo ed ùltimo entra come cuneo tra il set- 
timo ed il terzo , e si congiunge a quello della palma 
che sostiene l'anulare e l'auriculare. La palma è quello 
spazio che è dal bracciale ai primi articoli delle dila, 
die si chiama pettine, ed è composto di quattro ossa 
quasi tonde , de 9 quali il più lungo sostiene il dito di 
mezzo , e si attacca insieme con le altre tre ossa, che 
le altre tre dita sostengono , insieme col pollice che 
nel pettine non si numera. Ogni dito della mano, me- 
diante gli articoli , si compone di tre ossa , ed ognu- 
no è più largo nel principio che nel fine j e così se- 
guono , conoscendosi per questo la loro grandezza $ i 
capi sono grossi più che nel mezzo, di fuora sono ton- 
di , e di dentro incavati , il che non è nei pollice; di 
più Tosso primo si attacca ad esso , ed il secondo si 
congiunge col primo, ed il terzo col secondo. Le an- 
che , che si congiungono ai processi dell' osso grande, 
si compongono di tre ossa ; il primo fa la parte più 
alta die risponde al fianco , detta punta del gallone 
ovvero anca ; il secondo fa quello di sotto, dove s'in- 
cassa la testa dell' osso della coscia detta anca j ed il 



190 LIBRO SETTIMO 

terzo fa la parte dinanzi , qd è detto osso dèi petti- 
gnone. L'osso della coscia è il più lungo degli altri del 
corpo , ed ha dai capi una giunta , che dalla banda 
di sopra si congiunge all' osso dell' anca , e di sotto 
al maggiore stinco della gamba. Stinchi sono quelli due 
che sono dal ginocchio al collo del piede, l'uno chia- 
mato tibia che è il maggiore , e sta nel lato dentro 
delle gambe , ed è più grosso che l'altro stinco mino- 
re , il quale sta fuora, detto da alcuni scira. Tutti due 
hanno le sue giunte di sopra , come di sotto ; ma la 
parte superiore del maggiore è più larga e grossa dell' 
altro , ed ha nel più alto due seni , nei quali s'incas- 
sano le due teste dell' osso della coscia. Il minore non 
monta tanto insù che si possa congiungere a quest' os- 
so della coscia ; ma di sotto al maggiore nella parte 
dinanzi del ginocchio ha un osso tondo alquanto giano 
di dietro e dinanzi , e nel mezzo ha una costa che s'in- 
cassa nel seno , il qual si fa nelle due teste dell' osso 
della coscia j e di più ha nella parte bassa una punta 
che risponde alla parte alta del maggiore stinco. Il pie- 
de si divide in tallone, calcagno, osso , navicola, col- 
lo , pettine 7 pianta , e dita. Il tallone è doppio , il 
primo è quello nella cui parte più alta s'incassano i 
due stinchi della gamba che perciò in questa parte è 
tonda , e rilevata dai lati : nel lato di fuori è più cu- 
po e quadro , ed ivi s'incassa il processo dello stinco 
minore che è più a basso del maggiore secondo. Il cal- 
cagno che è l'osso secondo del piede dalla parte di sot- 
to, è tondo di dentro , e cupo nel mezzo e rilevato; 
il terzo osso detto navicolare perciocché rassomiglia una 
navicella , ha nella parte di dentro un cupo e lungo se- 



CAPITOLO XXIV. 491 

no , nel quale s'incassa la testa dell' osso del tallone; 
nella parte dinanzi ha tre lati , ne 9 quali s'incassano le 
tre ossa del collo del piede ; e nella parte di sopra è 
alquanto tondo, e di sotto ajuta a fare il vóto del pie- 
de essendo scavato. Il collo del piede ha quattro ossa, 
de* quali tre si congiungono al navicolare , ed il quarto 
è simile a un dado. Il pettine del piede si chiama la 
parte di sopra fra il collo, le dita , e la parte di sotto 
della pianta. Ha cinque ossa simili a quelle quattro del- 
la mano , che si congiungono a quelli del collo per or- 
dine , con testicciuole che quasi sono piene : quel che 
sostiene il pollice , s'incassa nel primo del collo; il se- 
condo che sostiene l'indice, nel secondo ; il terzo che 
sostiene il medio, nel terzo; e li due ultimi s'incassano 
nelT osso simile al dado già detto. Le dita si fanno cia- 
scuno di tre ossa come quelli della mano , eccetto il 
pollice che ne tiene se non due , de' quali il primo fa 
il primo osso del pettine , e nel resto sono simili a 
quelle della mano. 

Questo è ch'io, quanto più brevemente ho po- 
tuto, ho voluto raccorre qui della composizione del- 
l'ossa , perchè de' muscoli , e degli ufficj loro , e delle 
altre cose ho ragionato a bastanza altrove. Ma per dir- 
ne liberamente quel eh' io sento , per intenderli per- 
fettamente ad ogni modo è necessario vederli dal vero, 
siccome hanno fatto mille volte i buoni pittori e scul- 
tori. 



CAPITOLO XXV. 

Della forma degli Eroi, dei Santi, e dei Filoso/i 
tanto antichi quanto moderni. 



darebbe di certo mancamento grandissimo 7 che es- 
sendomi steso cosi lungamente in cercare della formi 
dei Sa tiri 7 delie Ninfe, ed altre genti favolose, ed a vendi 
poco innanzi trattato della forma del corpo umano 
non toccassi alcuna cosa della, forma degli Eroi, ed alti 
uomini e donne famose , par quanto ne ho potuto os- 
servare nelle sacre e profane istorie , così di ebrei, com? 
di greci , di assiri , di romani , e di altre nazioni an- 
tiche , dei quali la' maggior parte degli autori ne fanno 
menzione , citati nel primo e secondo prontuario delis 
medaglie antiche e moderne , con le vite loro ; ed in- 
sieme dei Santi , dei Filosofi , e degl' Imperatori , cosi 
barbari come italiani ; ed anco de' suoi Generali , ac- 
ciocché il pittore possa essere in tutte le opere sue av- 
vertito , rappresentando le istorie con ragione, e non. 
mostrando , come molti , una cosa per un 9 altra $ corner 
un Nerone che assomigli a Carlo Magno ; ed un S. Paolo 
vecchio , per il giovane che cade da cavallo j o un uomo 
crudele per un clemente: le quali pitture non possono 
essere di alcun pregio , ancora che fossero fatte dal— 
F istesso Àpelle. £ però ricercandosi nel pittore , che 
oltre la forma e disposizione dei corpi , rappresenti anca 
nelle figure le qualità dell' animo , le quali assai chia- 
ramente si dimostrano per le figure antiche così di prin- 
cipi , quanto di savj , e Dei della città di Roma , rac~ 



CAPITOLO XXV. 193 

colti minutamente con i luoghi dove sono , nel libro 
chiamato Lucio Mauro , dove . si potrà vedere quante 
fossero le grandezze e meraviglie dei greci , e dopo dei 
romani, in cotal facoltà; anderò notando in questo luogo 
tutto ciò che ho potuto leggendo osservare, così della 
forma e disposizione del corpo, come della qualità del- 
l'animo , e eli certi portamenti peculiari di alcuni uo- 
mini più segnalati che sono stati dal principio del mondo 
sino a' giorni nostri, i quali occorre spesse volte ai 
pittori di rappresentare nelle istorie. Il che a mio giu- 
dizio sarà cosa utilissima , e onde si potranno cavare 
molte avvertenze per operare con giudizio e prudenza. 
E cominciando da Adamo ed Eva, non ho dubbio 
che la forma d'amendue non fosse bellissima, e sopra 
tutte le altre leggiadra , per essere stati fattura della 
propria mano di Dio , il quale si sa che creò tutte le 
cose nel più bello , e più perfetto modo che potesse 
essere , siccome dimostrò con la maggiore eccellenza 
che possa conseguire uomo mortale il divino Raffaello, 
che poi è stato dato in istampa da Marcantonio bolo- 
gnese (1). Dopo questi lasciando la gravità di Noè T e 

(i) Marc Antonio Raimondi , celebre incisore , nacque a Bo- 
logna nel i486. Destinato dapprima all' oreficeria , studiò il dise- 
gno nella scuola di Francesco Francia , e per essere stato molti 
anni con esso , e da lui molto amato , acquistassi il cognome di 
Marcantonio del Francia. Cominciò subito a maneggiare il bu- 
lino con facilità e grazia , e incise fino d'allora alcuni nielli che 
furono giudicati eccellenti. Ma desideroso di andare pel mondo, 
recossi a Venezia , ove s'innamorò in modo delle stampe di AU 
berto Durerò , che per comperarle gettò quanto danaro egli aveva, 
e diessi ad imitarle con tale studio e felicità che le sue copie fu- 
rono credute originali , per cui Alberto , offeso da un procedere 
sì poco delicato , e più pel daunò che poteva cadere sulla sua 

Lomazzo Tr. Voi, III. iS 



\ 



194 LIBRO SETTIMO 

la maestà di Abramo, Melchisedech re e sommo sa- 



.\ 



fiima che pel pregiudizio pecuniario , ài querelò ai magistrati di 
Venezia i quali proibirono a Marcantonio di non più segnare le 
stampe col nome e la cifra di Alberto : fatto che alcuni asseriscono 
favoloso» Lasciando tal controversia , ed anche se con Ira (Tacesse h n ^. Je 
17 stampe della vita di Nostra Donna, diremo che Marcantonio ^zz^^o 
si recò a Roma , dove una Lucrezia Romana , incisa da Raffaello,^. ^z*o, 
lo fece a questi conoscere , contrasse ben presto dimestichezza con mrm «n 
esso, e sotto la sua direzione intagliò molte storie , come la strage^» "jg* 
degli Innocenti , la S. Cecilia , ed altre ancora che lo misero iosx So 
altissima fama. Sostenuto dalla grand' ombra di' Raffaello aperse^» ^ssc 
una fiorita scuola , dove si educarono all'intaglio Agostino Vene — ^»* 
ziano , e Marco da Ravenna. Nel i5?7 , durante il sacco di Roma*, ms- *a 
salvò la vita abbandonando ai soldati ogni cosa ; era incorso iramv «riti 
non minor perìcolo poco prima incidendo sui disegni di Giulic^^'^^ic 
Romano le stampe oscene che accompagnavano i sonetti dell' Art— -=?*■'*' 
tino. Clemente Vii lo fece prigione e non gli accordò grazia chea» .ariie 
per i suoi rari talenti» Sbrigatosi di tale infortunio , incìse pecv ^^ ei 
Baccio Bandinelli il martirio di S. Lorenzo, opera lo da ti ss ima— ««. a« 
Credesi che fosse assassinato nel i546, a Bologna , da un cava- .ns^a 
liere romano per cui intagliato aveva il primo rame della strage^ ^9f>* 
degl'. Innocenti , sdegnatosi che , contro la promessa , incìso ne^ mz*m 
avesse un secondo. L' ultima sua opera fu la battaglia dei Lapiti— « *''« 
La fama di Raffaello , le fauste circostanze che gli ottennero d' in — ««- 
tagliare i due capila v ori , la purezza dei contorni e la bellezz&a*^ ^ sa 
della composizione, tutto contribuì ad immortalar Marcantonio~^zrr?4 
Dicesi che lo stesso Raffaello ritoccasse le sue figure j è sempr eaJi^ ' e 
fermo nel taglio , accorato nelle estremità , graziosissimo nelle sue^ 
fisionomie femminili, risentito nelle macchie. Perciò le sue stampe 
salirono ad eccessivi prezzi. Berghem pagò sessanta fiorini la sua 
strage degli Innocenti j la S. Cecilia fu pagala seicento diciannove 
franchi* Ma se egli fu grande pel secolo nel quale visse , non può 
essere riguardato come modello da imitare ; é monotono e freddo, 
senni intendimento di chiaroscuro e morbidezza di taglio* Mal- 
grado ciò sarà sempre primo nel suo genere per la precisione del 
tratto e la correzione del disegno. Furono di lui allievi oltre Marco 
da Ravenna ed Agostino Veneziano , Giulio Buonasone , Enea 
Vico , Nicolò Beatrice tto, Barthel Beham ì Jacopo Binck, Giorgio 
Pecnz ecc 




CAPITOLO XXV. 195 

ceniate fu vecchissimo oltra modo al tempo di Àbramo, 
siccome quello che fu tenuto il medesimo che Sem fi- 
gliuolo di Noè. Giacobbe dopo la contenzione con 1* an- 
gelo in Canaan andò zoppo sempre. Esaù era peloso 
dal capo ai piedi fuor di misura , e quindi ebbe il nome 
Edon di pelo rosso , e perciò fu così nomato (1)* Gio- 
seffo fu bellissimo ed onestissimo , per il che la regina 
di Egitto se ne innamorò (2). Mosè dipoi che discese 
dal monte Sinai con le tavole della legge 1 aveva raggi 
di luce intorno alla testa così risplendenti 1 che niuno 
poteva mirargli il viso , ma era necessario parlargli con 
la faccia velata. Giosuè fu fortissimo e robusto di corpo; 
siccome furono dopo lui Otoniello , Jefte, e Sansone, 
cosi detto per la forza che aveva nei capelli * i quali 
tutti furono giudici del popolo d' Israello. 

Fra i re degli ebrei David fu il secondo , perchè 
il primo fu indemoniato 1 e fu di pelo rosso i di faccia 
bellissima 7 di corpo robusto e forte , in modo che egli 
uccise con le mani orsi e leoni , e con la fromba es- 
sendo pastore atterrò Golìa gigante filisteo, il quale 
scolpì in tale atto ignudo il Bonarroti sopra un pie- 
distallo innanzi il palazzo del gran duca, dove è an- 
cora un Ercole che uccide Gaco del Bandinella II re 
Salomone suo figliuolo fu di aspetto amabile e gra- 
zioso, per cui fu fatto re avanti il tempo da suo^>a- 
dre , e fu amato e riverito da tutti , sino dalla regina 
d«i sabei* Assalonne suo fratello fu bellissimo sopra 

(i) Gol nome di Edon chi n mossi la terra che abitavano i di- 
scendenti di Esaù, conosci a ta meglio col nome d* Idumea. 

(i) Non la regina, ma la moglie di Putifar capitano delle guar- 
die di Faraone. 

13* 



196 LIBRO SETTIMO 

tutti gli altri del suo tempo <, e portava la zazzera lunga, 
p?r la quale fuggendo restò appeso ad un arbore. Ro- 
boamo successore di Salomone fu stolto e pusillanime. 
Eia fu goloso e sporco j Amri malvaggio e vano $ Acabbo 
cattivo e pazzo $ Joacas forte magnanimo e crudele $ 
Ozia lebbroso , dopo che involò nel tempio il turri- 
bolo sacro $ Ezechia buono, robusto , ben fatto di corpo, 
e pieno di maestà ; Josia decimottavo re de' giudei , 
come scrive Gioseffo , fu modesto negl* atti , prudente, 
grave , continente , religioso , clemente , robusto , e ben 
proporzionato di corpo. Giuda Maccabeo fu di corpo 
robustissimo e forte , e totalmente dato alle armi ; e 
Ma namae regina degli ebrei fu di tal bellezza , che Erode 
suo marito essendone sopra modo divenuto geloso , la 
fece decapitare , ad una falsa relazione fattagli che ella 
aveva mandato il suo ritratto dipinto a Roma ad Otta- 
vio Augusto per farlo di sé innamorare. 

E per venire ai Santi , Maria Vergine fu di sin- 
goiar bellezza , tale che non cedeva alla bellezza del* 
F animo , ma Y una all' altra benissimo corrispondeva. 
Per il che non si trovò mai alcuno che di lei s' inna- 
morasse lascivamente ; tanta luce e splendore di one- 
stà, di maestà, di umiltà, e di carità risplendeva nella 
sua bellezza corporale : leggesi però che fu alquanto 
bruna , di grandezza di corpo fu mediocre , confor- 
me alla statura di Cristo. S. Giovanni Battista ve- 
stivasi di pelli di cammello , a modo di cilicio, ed 
era poco delicato di carni , per Pasprezza della vita 
che menava. S. Stefano primo martire , mentre che 
disputava con gli ebrei , pareva che avesse una faccia 
d'angelo quando lo miravano in volto. S. Giacomo primo 



CAPITOLO XXV. 197 

vescovo di Gerusalemme rassomigliava Cristo nella faccia 
.e nel resto del corpo come gli fosse stato fratello , ed 
usava di portare solamente vestimenti di lino. S. Pietro 
vicario di Cristo aveva la faccia dalle lagrime adusta, 
le quali spargeva tutta volta che sentiva, o si ricor- 
dava della voce dei gallo , onde soleva portare sempre 
un pannicello seco per rasciugarle. S. Marco evangeli* 
sta aveva il naso lungo , le ciglia alte , gli occhi belli , 
la fronte alta , la barba lunga , era di mediocre statura 7 
aveva il dito grosso mozzo, e quando morì aveva i capelli 
alquanto canuti. S. Maria Maddalena fu bellissima fra 
tutte le altre donne di quei tempi , ed in ogni sua parte 
lasciva , sin che si converse per Cristo $ e dopo si vide 
sempre tutta contrita e piena di fervore, e con le treccie 
lunghe , con le quali asciugava i piedi del suo Signore. 
S. Bartolommeo apostolo ebbe i capelli neri e crespi 7 
la carne candida , gli occhi grandi , il naso dritto, la 
barba lunga 9 e fu di mezzana statura , portava il manto 
bianco 9 e la veste di sotto di porpora ornata di gemme 
purpuree , ed i calzari. S. Andrea fu il più vecchio de- 
gli apostoli. S. Giovanni fu il più giovine , ma bellis- 
simo , con un volto in cui visibilmente risplendeva la 
santità con 1* onestà insieme. E nei più vecchio si pos- 
sono dare la maestà e la gravità, siccome espresse nel- 
V ultima cena di Cristo Gaudenzio in una tavola nella 
chiesa della Passione di Milano , la quale è architet- 
tura di Cristoforo Gobbo , dove con stupor grande dei 
pittori ha rappresentato nella faccia di Cristo la me- 
raviglia che prende dall' udire quel che da altro gli è 
detto , e per sé stesso comprende e vede , facendolo 
con la barba lunga e bianca , co 1 suoi avvolgimenti gravi 



198 LIBRO SETTIMO 

e pastosi , ed in vista che tiene anco del severo , con 
la fronte alta , e naso lungo, e co' suoi muscoli tanto 
simili al vero , che non giudico che da altri potesse 
esser meglio fatta , nò meglio intesa che dall' istesso 
maestro. S. Cecilia fu bella , d' animo generoso ed in- 
vitto , quali furono molte altre vergini e martiri , delle 
quali non si trova precisamente come fossero , benché 
diversamente si dipingano ; come ancora si fa di molti 
santi ed eremiti. S f Lorenzo fu bellissimo come un aiv» 
gelo, onde una fiata il diavolo per disperare il padre 
e la madre sua , gli apparve in cambio suo in forma 
bruttissima, S, Cristoforo fu grande sopra tutti gli altri 
del suo tempo , perciocché era alto dodici cubiti (1); 
e S, Rocco soleva vestirsi di vilissimi panni , col cup-> 
pello in capo , la taschetta al fianco , ed il bordone 
in ispulla, nel quale abito venne dal monte Pesulano 
in Italia , siccome io dipinse Cesare da" Sesto sopra una 
tavola nella òhiesa di S. Rocco in Milano , con gesto 
umile , significando il suo affetto air angelo. 

Or passando agli assirj , Nembroth figliuolo di 
Chus , che fece edificare la torre di Babele , fu di sta- 
tura 7 secondo che si legge, simile ai giganti , e fu forte 
oltre misura , superbo , e splendido, Semiramide re- 
gina degli assirj , che circondò Babilonia di mura, an- 
dava coi capo scoperto , vestita da maschio pubblica- 
mente, Sardanapalo , ultimo re di quella nazione 7 era di 
faccia molle , e di animo effeminato , onde fu trovato 
da Arsace , che trasportò la monarchia nei medi , in 

(i) Questa misura par tanto esagerata, che fa supporre uVori- 
giue favolosa. 



CAPITOLO XXV. 199 

mezzo delle meretrici vestito di porpora , con la col- 
lana al collo, in abito di donna col fuso e la conoc- 
chia. Fra i persj , Artaserse settimo re di Persia fu di 
corpo bellissimo , ed aveva le braccia così lunghe, che 
con le mani toccava quasi le ginocchia , per il che si 
chiamò Longimano. Ester fu di maniera bella di corpo, 
che fu pigliata per moglie da Artaserse, altrimenti chia- 
mato Meninone , e tal volta Assuero. Zopiro , uomo 
famoso nei tempi di Dario re , era tutto deformato , 
perciocché da sé stesso fuggendo si aveva tagliato il 
naso , le labbra , e le orecchie , e così fece guerra a 
Dario. 

Fra i greci, lasciando Cielo, Saturno, Giove, e 
gli altri Dei , dei quali he abbiamo a bastanza ragio- 
nato , Ercole fu largo nelle spalle , di membra grosse 
e rilevate , corto di collo e grosso , di poca barba , 
siccome principalmente fu espresso in statua da Euti- 
crate figliuolo di Lisippo ; portava di continuo la pelle 
di leone , la mazza , F arco, e le freccie. Questi , ben- 
ché dai greci fosse tenuto figliuolo di Giove , nondi- 
meno fu veramente figliuolo di Osiride re di Egilto j 
siccome i primi eroi furono figliuoli , e discendenti di 
Noè : per il che Nino vien chiamato il Giove dei J>a- 
bilonj. Bacco fu di corpo delicato , sì che era accetto 
fra le muse ; ebbe chioma bionda , e con tutto ciò tra- 
scorse tutto il mondo tre volte ; j distruggendo i tiranni. 
Fu principalmente scolpito in Gnido di mano di Brias- ^ 
side , e di Scopa con tanta maestria , che concorreva 
con la Venere di Prassitele ; e dal moderno Bonarroti 
in Roma per Jacopo Galli romano. Teseo non portava 
capelli davanti, seguendo l'uso degli abanti, i quali, 



200 LIBRO SETTIMO 

come dice Omero , ne furono inventori , affine che ve- 
nendo alle prese co 9 nemici, non potessero essere con 
quelli rattenuti. Per il che Alessandro Magno commise 
poi, che i suoi capitani facessero tagliar le barbe ai 
macedoni , secondo che riferisce Plutarco nella vita di 
Teseo , ove dice anco che fu così chiamato per cotaL 
tonsura. Zete e Calai avevano le ali , con le quali vo- 
lando cacciarono le Arpie d' arcadia , ed andarono in 
Coleo con Giasone , e con gli altri argonauti ali 9 acqui— -* 
sto del vello d' oro. Erittonio aveva i piedi di ser- 
pente , e perciò fu primo inventore della carretta, come 
dice Virgilio. Priamo famosissimo re di Troja fu bel- 
lissimo , se non che ebbe gli occhi loschi, fu grande, 
e di lunga barba , fu robusto e forte. Elena rapita da 
Paride fu , come è noto a ciascuno , un esempio di bel- 
lezza , ma ebbe il collo alquanto lungo , come dice Lu- 
ciano. Ettore trojano fu bello , ben complesso di mem- 
bra , grande , forte , e prudente. Achille era nelP aspetto 
altiero , andava con la testa alta, portava i capelli so- 
pra la fronte tagliati come Teseo , aveva il naso che 
denotava fierezza di animo , le nari che spiravano fiato 
in gran copia , l'occhio di colore che traeva più al ce- 
leste che al nero , la guardatura superba , ma non però 
spiacevole. Onde dice Omero che egli combattè sulle 
rive di Scamandro con grave ed orrevole aspetto , come 
era suo solito , in modo che a tutti era maraviglioso 
spettacolo. Enea fu bellissimo e grande si che sopra- 
vanzava gli altri dalle spalle in su. Pailante figliuolo di 
Evandro fu trovato non lontano da Roma 7 al tempo 
di Arrigo III imperatore , tutto intiero da un villano 
che cavava la terra , ed avanzava di grandezza ed al- 



CAPITOLO XXV. 201 

tazza le mura di Roma , e si vedeva ancora in lui il 
buco della ferita fattagli dalla lancia di Turno, che tra- 
passava la lunghezza di quattro piedi. Agamennone ebbe 
le chiome , la faccia , e Ju barba , come dice Achille 
Tazio , simili a quelle di Giove ; tanto era bello e pieno 
di maestà. Edipo re di Tebe aveva i piedi forati , e 
fatto re si cavò gli occhi. Medusa , prima che si con- 
giungesse con Nettuno nel tempio di Minerva , aveva 
i capelli simili all'oro, ed era del resto bellissima , ma 
dopo si gli conversero in serpi. Oto ed Efialte finti fi- 
gliuoli di Nettuno , i quali presero Marte re di Tracia, 
e lo incatenarono , non avevano nove anni , che erano 
di grossezza di nove braccia , e di lunghezza di nove 
passi. Dionisio siracusano fu di pelo rosso, e lentiginoso, 
per il che fu riconosciuto da Imera di Siracusa. Pirro 
re degli epiroti fu sì grande e forte, che non potè da 
alcuno da solo a solo essere superato j e portava la 
barba tonda , f e folta di borre , come Filippo re di Ma- 
cedonia $ né aveva più che un dente in bocca di so- 
pra , cioè un osso che occupava tutta la parte supe- 
riore , distinto con linee a guisa di denti. Alessandro 
Magno mentre era giovane sbarbato fu così bello , che 
quando passato il fiume Straga andò nell'esercito di Dario 
a vedere V ordine che tenevano i soldati persiani , fu 
creduto in quello abito vile essere un Dio ; portava i 
capelli lunghi inanellati , e quella sua bellezza era però 
fiera e piena di maestà , sì che metteva terrore ed amore 
a chiunque lo mirava : per il che leggesi che Cassa ndro 
suo capitano contemplando solamente il suo simulacro 
soleva impaurirsi. Oltre di ciò s'infiammava in modo 
nel! 9 animo , che alcuno non ardiva stargli appresso ; 



202 LIBRO SETTIMO 

anzi leggesi , eh' essendo una volta oppresso in Indi;* 
da un gran pericolo , si accese talmente , che parve m. 
qné barbari che gettasse d' intorno lume nel luogo dov** 
egli dormiva , e pure non v'era altro che la sua spada*, 
sotto il capezzale accanto il letto. Antigono suo sue — 
cessore , ritratto da Apelle , aveva se non un occhio* 
Lisimaco fu di forze cosi smisurate che ammazzò il leone» 
che lo doveva divorare per comandamento di Alessan- 
dro in sua presenza. Agesilao re de' lacedemoni , che 
nelle medaglie antiche dette Lisimache si vede con le 
corna , fu di aspetto come di animo modesto , tem- 
perato , e benigno , ancora che fosse bruttissimo di fac- 
cia , per il che non volle che alcuno scultore o pittore 
lo ritraesse* 

Fra i filosofi ed altri savj leggesi, che Omero an- 
tichissimo di tutti i poeti, fu così chiamato perchè era 
cieco , essendo nominato Melesigene. Pittagora fu di 
corpo bellissimo, e di aspetto venusto. Ippocrate fu pie* 
ciolo di corpo ma bello , ebbe grande il capo , ed un 
andar posato , quando stava fermo guardava la terra. 
Teunone stoico fu di corpo piccolissimo. Cleobolo di 
Caria fu bello e forte. Socrate padre di tutta la filo- 
sofia morale , fu bruttissimo ; conciosiachè ebbe il naso 
simo , la testa calva , il collo e le spalle pelose , i ca- 
pelli incolti, le gambe ed i piedi storti , le braccia corte: 
fu di natura tale-, che mai non si cangiava in faccia, 
come se ne vede una scolpita in Roma, insieme con 
quella di Zoroastro , dei Catoni , ed altri savj 7 le quali 
tutte , secondo le lezioni dei Mauro , si potranno tro- 
vare e vedere minutamente. Democrito era cieco perchè 
si cavò gli occhi in Atene , per poter meglio attenderò 



CAPITOLO XXV. ' 203 

alle speculazioni. Diogene di verno andava involto stretto 
in un panno , e portava una tasca , ed un bastone, di- 
scalzo , né mai si cangiava in volto. Platone fu robusto 
di corpo , e largo nel petto, e però fu chiamato Pla- 
tone da Aristone $ in vecchiezza si cavò gli occhi per- 
chè non si gli turbasse l'animo, Alcibiade duca di Atene 
fu bellissimo , ed esperto in ogni cosa ; Senofonte chia- 
mato Musa fu anch' egli bellissimo oltre misura , ma 
fu lentiginoso , fu costumato , grazioso , ed esperto nelle 
armi. Demostene era di aspetto terribile negli occhi 7 
come dice Eschine , di volto venerabile , e di andar 
grave e modesto. Elico inventor delle tragedie ebbe la 
testa tutta calva y onde gli fu cagione della morte , per- 
chè un 9 aquila pensando che fosse un sasso glie la schiac- 
ciò. Aristotile fu bello di faccia , ebbe la barba lunga , 
e gli occhi con certe lunette dentro , fu picciolo di 
corpo , gobbo , mal formato , e balbuziente. Esopo fa- 
bulatore fu sopra tutti gli uomini deforme e sparuto, 
perciocché ebbe il capo lungo in guisa di zucca , di- 
stinto quasi a fette come un mellone 9 il naso largo e 
schiacciato , il collo corto e torto , le labbra grosse 
rovesciate e pendenti ; fu di colore negro 9 onde fu 
chiamato Esopo , ebbe gran ventre 7 le gambe torte 7 
e contrafatte in modo che avevano le polpe nel luogo 
degli stinchi ; e finalmente fu gobbo , e mostruosamente 
picciolo di statura. Saffo , che fu inventrice dei versi 
lirici , fu bellissima. Virgilio fu grande di corpo 7 di 
naso aquilino 7 e di volto rustico e magro , perchè era 
mal sano. 

Dei poeti moderni 7 come di Alberto , di Dante , 
del Petrarca , delF Ariosto , e degli altri , non dirò al- 



.204 LIBRO SETTIMO 

cuna cosa , perchè la forma loro è assai nota per le 
molte medaglie che continuamente di loro s' intagliano. 

Delle Sibille , la frigia portava i capelli sparsi per 
le spalle , e vestivasi di rosso ; la libica portava una 
ghirlanda verde ; la persica vestiva abiti d* oro , e co- 
privasi di velo bianco j e così la europea , della quale 
si legge che fu bellissima di faccia : delle altre non se 
ne trova fatta alcuna menzione , se non che se ne veg- 
gono dipinte molte , principalmente da Raffaello nella 
chiesa della Pace in Roma , e da Michelangelo nella 
cappella del suo Giudizio. 

Fra gli antichissimi italiani , Erice re dei trapa- 
nesi fu gigante grandissimo , e portava in mano un ba- 
stone come un arbore pieno di piombo. Senta moglie 
di Fauno secondo re d'Italia non fu mai veduta in 
faccia , tanto era onesta. Turno re dei ruteli , quanto 
fosse grande e forte , ne è assai chiaro argomento la 
ferita lunga quattro piedi , con la quale uccise Pallante 
nel fronte. Costui, contro a quello che ne ha scritto 
Virgilio , secondo approvati istorici , uccise Enea tro- 
jano appresso il fonte Numico , avendogli prima lan- 
ciato un sasso con una mano posto ivi per termine dei 
campi , il quale non avrebbono sostenuto sei paja d* uo- 
mini con le spalle , come riferisce anco Virgilio. Aga- 
tocle tiranno di Sicilia fu bello , forte , e pronto , ma 
lussurioso e crudele. Romolo fondatore di Roma , men- 
tre visse camminava con un' asta chiamata quiris, laonde 
dai romani fu chiamato Quirino. Fra i romani Tulio 
Ostilio fu il primo che si vestisse di porpora 7 ed usasse 
certe insegne. Coriolano fu veloce nel correre , e forte 
al combattere , di corpo robusto , e nei trionii usava 



CAPITOLO XXV. 205 

«li coronarsi di foglie di quercia. Torquato fu fortis- 
simo , e di corpo robusto. Fabio Massimo era picciolo 
di corpo , ma forte , e di gran nervo. Marcello fu così 
gagliardo 7 ed esperto nelle armi , che uccise Britoraare 
capo dei galli insubri , tutto armato , il quale era quasi 
gigante. £ lasciando molti altri romani di segnalato 
valore , per non trovarsi scritto della forma loro al- 
cuna cosa particolare , come Valerio Corvino , Lucio 
Dentato^, Livio Salinatore , Sulpizio , Manilio 7 Publio, 
Papirio 7 Volumnio , Fabrizio , Camillo , e Curio , si 
legge di Mario eh' ebbe tanta terribilità negli occhi , e 
maestà nell'aspetto, che metteva paura a chiunque il 
mirava ; onde con lo sguardo solo atterrò colui che gli 
andò in camera per ammazzarlo , in tal modo che non 
ardì toccarlo. Scrive Sallustio , che di Siila si poteva 
dubitare s'egli era più forte di corpo che di animo. 
Non fu alcun corpo giammai più atto alle armi , e più 
invitto nei pericoli , di quello di Sertorio romano. E 
finalmente di Scipione Africano è scritto , che fu di 
corpo bellissimo , di aspetto benigno , e che portava gli 
abiti ed i capelli lunghi. 

Fra i barbari antichi , cominciando da Anteo re 
delle ultime parti di Mauritania , dove dice Pomponio 
Mela essere il suo scudo di grandezza smisurata , fatto 
d' osso di elefante ; egli fu gigante largo nelle spalle , 
ben quadrato , forte , e fiero sì che giuoco alle braccia 
con Ercole. Mida re fu pusillanime e freddo , e si fa- 
voleggia che ebbs le orecchie d' asino. Nabucodònosor 
re dei caldei fu tenuto così gagliardo , che di forze su- 
perasse Ercole. Poro magno re degV indiani della stirpe 
d' Ercole , èra d' altezza di quattro cubiti e un palmo , 



206 LIBRO SETTIMO 

onde usava di sedere sopra un elefante. Mitridate re 
di Ponto fu di grande statura, ma magro per la so- 
brietà e lascivia ; fu d' aspetto venerabile , e tremendo* 
Annibale fu bellissimo, ma fiero sopra modo, fu senza 
r occhio destro , il quale perdette in passando il monte 
Apennino. Giugurta re di Numidia fu bellissimo di cor- 
po , ma robusto , grave , e severo* Cleopatra non fu 
bella d' altro che di viso , il quale era laschissimo , 
benché avesse del grande , e del magnanimo. Ultima- 
mente Zenobia regina dei palmireni fu di corpo bel- 
lissimo , benché fosse losca ; abitava, nelle selve «, por- 
tando cinta la faretra con le saette e V arco , ed era 
sì forte ed animosa , che uccise leoni e leopardi , e f u 
velocissima nel corso. Ed in questi che ho ricordati , 
e generalmente in tutti che ci > occorra dipingere , si ha 
da porre una squisita diligenza , acciocché l' uno dal- 
l' altro si possa distintamente riconoscere nei paragoni : 
perchè molti giganti smisurati sono stati , come Tifeo, 
Briareo , Polifemo , e Golìa j molti giovani belli , come 
Adone , Ciparisso , Giacinto , Narciso , Gauno , Pa- 
ride, e Ganimede $ molte donzelle bellissime, come 
Danae , Polissena , Garamantide , Europa , Ifigenia j e 
fra le ebree Sara , e Rachele. 

Ora venendo agi' imperatori romani , si trova che 
Giulio Cesare primo , fu calvo, di ciera grave, di fronte 
eminente e rilevata , d 1 occhi incassati ma pieni di mae- 
stà , di corpo asciutto e forte* Ottavio Augusto fu di 
mezzana statura , di onesta e bella proporzione di mem- 
bra , bello di volto , ma d' una bellezza onesta e grave, 
ed ebbe gli ocelli oltra modo chiari e risplendenti. Ti- 
berio fu di gran corpo e robusto , ebbe il petto e gli 



CAPITOLO XXV. 207 

omeri larghi, a cui si conformavano tutte le altre mem- 
ora del corpo ; fu bello di volto , ebbe gli occhi grandi, 
^ così chiari , che svegliandosi la notte al bujo , per 
un certo, spazio di tempo vedeva chiara la stanza , e 
ciò che vi era dentro ; fu di grandissima forza , ed ebbe 
un cavallo , di cui si dice che gettò fiamme dalla bocca. 
Caligola fu così' chiamato , perchè portava le calze piene 
di ricami e di gioje ; fu di corpo lungo , gagliardo , 
e ben formato , ebbe le gambe ed il collo sottili , e 
molto differenti dal resto , fu di volto orribile , onde 
si compiaceva di mettere spavento altrui con la vista, 
in modo che stava allo specchio investigando qual sorta 
di vista fosse più fiera ; ebbe gli occhi e tempie molto 
affondate , il fronte largo, il colore pallido , ed in quella 
parte della testa dove aveva capelli li aveva molto 
chiari , e nel resto del corpo era oltra modo peloso. 
Claudio fu alto di corpo , di mezzana carne , bellis- 
simo di volto , e sempre mostrò in sé una certa gra- 
vità ed autorità $ ebbe i capelli bianchi , e fu debole 
di gambe , e quando si adirava gli venivano le lacrime 
dagli occhi. Nerone fu di statura mediocre né grande 
né picciolo, ebbe il volto più bello e grazioso che one- 
sto , gli occhi azzurri , ed alquanto grossi , ma d' in- 
certa vista , i capelli biondi , il collo grosso , il ventre 
grande , e le gambe sottili. Galba fu di buon, corpo , 
di ocelli azzurri , di naso aquilino , fu calvo , e per la 
gotta ebbe storpiate e torte le dita dei piedi e delle 
mani, Ottone assimigliava nel volto a Tiberio, fu pic- 
ciolo di corpo e delicato , ebbe i piedi storti , vestì pu- 
lito , portò i capelli lunghi , né si lasciò mai crescere 
la barba , anzi la radeva ogni giorno. Vitellio fu di così 



208 LIBRO SETTIMO 

gran corpo eh' era deforme , aveva la faccia molto rossa 
per il vino che beveva , era molto panciuto , e zop- 
picava da una banda per un colpo. che ebbe. Vespa-* 
siano fu di mezzana statura , gagliardo , e di ben fatte 
e composte membra. Tito fu leggiadro cavalvatore, ebbo 
ciera clemente ed uraaua sì, che ognuno il riveriva. 
Domiziano fu di grande statura , e in gioventù di gen- 
tile e proporzionata disposizione, modesto nel volto, e 
pieno di rossore ; aveva gli occhi grandi , tua la vista 
corta , e venuto nelF età adulta perde molto della pri- 
miera sua bellezza per una infermità , sicché le gambe 
gli divennero sottili , la pancia grossa , e la testa calva. 
Adriano fu di gran corpo, di bella ed aggraziata di- 
sposizione , ebbe il volto bello , fu gagliardo , usò di 
portare la barba ed i capelli lunghi , e di ciò molto 
si dilettava. Antonino Pio fu bello di volto , grande , 
di gentil disposizione di corpo , e di aspetto umano. 
Commodo ebbe gentilissima disposizione , bel volto , 
occhi leggiadri e capelli biondi , e di bellezza singolare 
al mondo. Pertinace ebbe bellissimo volto , onorata 
e venerabile presenza $ fu di statura che bene rappre- 
sentava il suo stato e dignità, portò la barba lunga, 
ed i capelli rivoltati a guisa di fungo , fu carnoso, di 
stomaco alto , e di aspetto benigno. Settimio Severo 
fu bellissimo di volto T e pieno di maestà , grande di 
corpo , di barba lunga e bianca , di capelli ricci e ca- 
nuti. Eliogabalo giovanetto fu bellissimo e delicato , ve- 
s ti vasi di panni d' oro e di porpora con perle e pietre, 
portava scarpe ornate di gemme , e non calcava mai 
la terra coi piedi , ma vi faceva spargere sopra polvere 
d' oro. Massimino fu di corpo così procero , che quasi 



CAPITOLO XXV- 209 

4?ra gigante , perciocché la sua statura fu di otto piedi 
geometrici e mezzo ( come dice Giulio Capitolino ), che 
sarebbero otto piedi e mezzo grandi di un uomo cora- 
mune ben fatto ; e siccome era di gran corpo , cosi 
«ra di gran membri , di bel volto e bianco, di grandi 
« bellissimi occhi , ed era maravigliosamente forte , ma 
superbo e dispiacevole. Gordiano fu studioso ed alle- 
gro 7 fu hello di volto e di nobilissima natura. Filippo 
fu cosi melancolico di natura , che non fu giammai 
veduto ridere. Claudio H ebbe gran corpo , occhi lu- 
centi , volto grande e pieno , ed oltre di ciò fu forte 
e grave. Aureliano fu di gran forza , di corpo alto , 
aggraziato , di bel volto , ma però grave. Caro fu gran- 
dissimo e forte. Diocleziano fu superbo , ed usava di 
portare le scarpe ricamate di perle e pietre di gran 
prezzo. Costanzo fu benigno e valoroso. Galcrio Severo 
bello di volto , e di aggraziata disposizione. Giuliano 
apostata fortissimo oltra misura , ma piccioli di corpo, 
e di delicate e sottili membra. Gioviano di gran corpo 
e ben proporzionato 7 di presenza venerabile, aggraziato 
e valoroso. Valentiniano di grande e gentil persona , va- 
loroso , magnanimo , e pieno di grazia. Teodosio fu si- 
mile di corpo a Trajano , e parimenti di faccia , di 
grazia , e di virtù. Leone II fu oltra modo bruito di 
volto e di statura , e sovente era ubriaco. Giustino fu 
rustico di vita , siccome quello che da prima fu pa- 
store , ma era destro e valoroso. Carlo Magno fu di 
statura grande , largo nel petto , e nelle spalle , ebbe 
occhi grandi , il naso corrispondente alla faccia ; ed in 
tutto il resto del corpo era tanto ben formato, che non 
fu mai visto imperatore di maggior maestà , ed oltre 

Lontano Tr* Voi* IH 14 



210 LIBRO SETTIMO 

di ciò aveva la barba lunga % era grave , cortese , e 

grazioso. 

E quivi omettendo alcuni imperatori di Costanti- 
nopoli , per avere trasportato Carlo l' imperio in Ger- 
mania , verrò a Ottone I imperatore fra tedeschi , il 
quale fu imperatore non men forte che clemente. Fe- 
derico fu di gran valore , di statura più che mezzana , 
di gran forza e leggierezza r di buon garbo , e buona 
proporzion di membra , di bellissimo ed allegro volto , 
accompagnato da una maestà e gravità reale ; aveva la 
barba ed i capelli rossi 7 per il che fu chiamato Eno- 
barbo , e da' volgari Barba rossa. Enrico VI fu aflabile, 
bello di viso , di statura mezzana , debole di membra 
e delicato , ma di animo crudele. Filippo II fu beni- 
gno , valoroso , delicato di persona , di mediocre sta- 
tura , «di bellissimo e grazioso volto , bianco, e biondo. 
Sigismondo fu valoroso di corpo , grazioso, grande, e 
ben proporzionato , gentile di volto e piacevole. Fede- 
rico III fu di gentile ed aggraziata persona , valoroso 9 
e pacifico. Di Massimiliano non occorre farne memoria, 
poiché non solamente se ne trova una figura scritta, 
ma se ne veggono ritratti al naturale in cento luoghi 
nella porta deli' onore di Alberto Durerò , co' suoi fatti 
che T istesso imperatore compose in versi eroici j oltre 
un' operai di Sebordanet, nella quale si raccontano i pe- 
ricoli eh' egli in tutto il corso della sua vita passò , 
dove parimenti si vede in molti luoghi ritratto. Ma in 
cambio suo dirò di Bianca Maria Visconti sua moglie , 
quale fu dolcissima di ciera, di statura di corpo lunga, 
di viso ben formata e bella , negl' altri lineamenti del 
corpo graziosissima , e ben proporzionata , ma gracile. 



CAPITOLO XXV. 211 

Di Carlo V altresì pare che sia superfluo il volerne 
fare alcuna descrizione. Imperocché oltre molte buone 
medaglie di manosi Giacomo da Trezzo , che di lui 
in molti luoghi si^rovano , e le statue di bronzo fatte 
da Leone Aretino , che saranno un eterno simulacro, 
non solamente della sua statura , ma anco del colore, 
del pelo , dei lineamenti , e quasi dell' istesso spirito, 
abbiamo i ritratti di mano del mirabile Tiziano , fatto 
per testimonio del suo valore cavaliere da Carlo V , 
siccome anco esso Leone ; e non solamente di Carlo 7 
ma anco di Filippo suo figliuolo , di Ferdinando suo 
fratello 9 e di Massimiliano II. Nei quali tutti si veggono 
così vivamente , ed al naturale espressi dall' uno e dal- 
l' altro , che da altri , non che con scalpello , o pen- 
nello , o stile , ma con penna non possono esser me- 
glio descritti , ancora che nuovamente tutti quelli della 
casa d' Austria si veggono in stampa ritratti e disegnati 
in piedi, con le imprese e significati suoi, per mano 
di Francesco Terzi bergamasco (1). 

(i) Nacque circa il i5ao, ed apprese la pittura in patria, allora 
ricca di buoni maestri. In età giovaoile passato in Germania fu ac- 
colto onorevolmente in corte di Massimiliano li , e ciò gli valse la 
nobiltà per sé e pei suoi discendenti. Sotto V arciduca Ferdinando 
ebbe splendido trattamento. Lasciò molte pillare in Boemia, in Au- 
stria , ed in Carintia. Più che al dipingere attese al disegno ed al 
bulino, e quello cbe gli diede fama perenne furono i ritratti rie'prin-j 
cipi della casa d' Austria, dati alle stampe in Venezia nel i55g. Nel 
i58i erasi restituito in patria , ed in quel tempo dipinse molle cose 
assai lodate* Nel 1.589 in Firenze dipingeva una tavola a S. Loreuzo 
e varie altre opere. Alcuni anni prima / a Ferrara erasi recato a ri* 
trarre 1' illustre suo concittadino Torquato Tasso rilegato all'ospe- 
dale di S. Anna. Chiamato a Roma teneva corrispondenza co' primi 
letterati dell' età sua , e quivi carico d' anni e di meriti , terminò 
P operosissima vita nel 1600. 



212 LIBRO SETTIMO 

Fra i re di Francia Clodoveo Vfu forte e valoroso 
nell'armi; Teodoro fu di corpo robusto sopra tutti gli 
altri eh* erano stati prima di lui. Carlo Calvo fu calvo, 
e perciò ne fu così chiamato ; siccome il Grasso ebbe 
cotal nome per essere stato grasso e grosso. Carlo Vili, 
grandissimo guerriero , ebbe lunga faccia , ma lieta e 
gioconda , e le gambe sottili. Francesco Valesio fu gran- 
dissimo di corpo, largo nel petto, ed ebbe grandissimo 
naso , come dimostra il suo ritratto di mano di Ti- 
ziano: ed al tempo di questo gran re fu ritrovato 1* in- 
tagliar nel ferro da Filippo Negroli (1) , che gì' inta- 
gliò le armi. Enrico suo figliuolo era bellissimo e ben 
fatto , e di corpo assimigliava molto al padre, siccome 
si può comprendere dai ritratti che di loro si vedono , 
così dipinti, come di rilievo, e massime da quella statua 
di bronzo a cavallo, fatta da Daniello Ricciarelli, ad 
imitazion di quella del Campidoglio, la quale si ritrova 
in Roma , restata imperfetta per la morte di esso re. 

Fra i re d' Inghilterra , Arturo famosissimo , e va- 
lorosissimo nell 9 armi , soleva portare una corazza ed un 
elmo d'oro , nel quale era scolpito un drago , e farsi 
portare innanzi uno scudo d' oro , nel quale era scol- 
pita la Vergine Maria ; ed in battaglia soleva usare una 
lancia armata di ferro. Odoardo fu nel mestiero della 
guerra eccellente e gagliardo sì, che occupò quasi tutta 
la Francia , e la Scozia. Enrico Vili fu di gran sta- 
tura e forte , di testa grossa e rotonda , di barba rossa, 
ma alquanto flava , e di occhi piccioli ed azzurri. 

(i) Questo Negroli ed i suoi fratelli stanno tra i più eccellenti 
artisti ebe nel XVI secolo lavorassero di bassirilievi in ferro con sor- 
prendente eleganza, onde eseguirono varie armature pel re di Fran- 
cia, e per P imperatore Carlo V. Eppure non altro sappiamo di essi. 



CAPITOLO XXV. 213 

Genserico re dei vandali, e Teodorico re dei go- 
ti , del padre di cui si legge che gettò scintille da tut- 
to il corpo , furono superbi, feroci, e crudeli, ma più 
di tutti Unerico figliuolo di Genserico* Attila sopran- 
nominato flagello di Dio, re degli unni, fu picciolo di 
corpo , largo nel petto , grande di capo, d'occhi pic- 
cioli , di poca barba, canuto sul capo, e nel color fe- 
roce. Fra i re longobardi, Pafone II fu robusto, bel- 
licoso , ma crudele. Agilulfo fu di bellissimo corpo , 
per il che meritò di esser preso per marito da Teo- 
dolinda regina dotata d'ogni bellezza d animo e di cor- 
po , la quale fece costruire la chiesa di S. Giovanni in 
Monza. Grimoaldo fu di mediocre statura , prudente, 
ed esperto , come dice Paolo istorico. Partaro 7 Cle- 
mente, e Juniperto furono fortissimi guerrieri, e pie- 
tosi ; ma niuno fu mai che di fortezza pareggiasse Liut- 
prando , il quale era di statura quasi di gigante , poi- 
ché alcuno non osò mai di combatter seco. 

Dei nostri antichi Visconti , Eliprando signor di 
Milano, emulando le virtù dell' avolo suo conte d'An- 
giera , fu capitano fortissimo , talché col suo invitto 
valore liberò la patria da Corrado imperatore. Ottone 
fu parimenti fortissimo , onde acquistò nelF impresa di 
Gerusalemme l'insegna della biscia col fanciullo in boc- 
ca. Azzo con la fortezza ebbe congiunta insieme la pru- 
denza. Luchino fu umano e benigno. Giovanni arcivé- 
scovo fu grazioso , clemente , e liberale. Giovanni Ga- 
leazzo fu bello di corpo , e di aspetto grazioso. Filip- 
po Maria ultimo fu grandissimo di persona , e di fac- 
cia terribile. Francesco Sforza primo fu fortissimo, ave- 
va la fronte alta, ed usava di portare la zazzera, e di 



214 LIBRO SETTIMO 

andar raso. Galeazzo Maria fu grandissimo e largo nel- 
le spalle , portava similmente la zazzera, ed andava ra- 
so. Giovanni Galeazzo suo figliuolo fu di bellissimo pro- 
filo di faccia , e di corpo non men bello , ed ebbe la 
zazzera bionda, siccome dimostra il suo ritratto di ma- 
no del Foppa, intagliato in una medaglia, con quello 
di suo padre , e di suo zio Ludovico , il quale fu di 
color bruno , e però ebbe il soprannome di Moro, e 
portava la zazzera lunga , sì che quasi gli cuopriva le 
ciglia ; siccome dimostra il suo ritratto di mano del 
Vinci nel refettorio delle Grazie di Milano $ dove si 
vede anco il ritratto di Beatrice sua moglie , tutti due 
in ginocchioni con i figli avanti , ed un Cristo in cro- 
ce dall f altra mano. Massimiliano ebbe ciera semplice; 
e Francesco ultimo fu gobbo , ma di faccia venerabi- 
le , con carne bianca , e barba nera , come dimostra 
il suo ritratto dipinto dal Vecellio. 

E per fare un tragitto ai barbari di levante, Mi- 
chele Paleologo greco fu crudelissimo imperatore in- 
sieme con tutti i suoi discendenti , ed in particolare 
suo figliuolo. Ottomano imperatore dei turchi, ed Or- 
cano furono terribili di aspetto ; e così Àmurat , ma 
più terribile, sicché spaventava chiunque aveva ardire 
di guardarlo in faccia. Maometto II undicesimo impe- 
ratore dei turchi , signore quasi di tutto l'oriente , fu 
sì bene di faccia umana , ma di aspetto rozzissimo ; 
ebbe gli occhi biechi e riflessi negli angoli , massima- 
mente quando riguardava altrui ; ebbe la fronte alta , 
e la parte posteriore del capo eminente , il naso en- 
fiato in mezzo , e sopra il labbro alquanto piegato ed 
aquilino , la faccia magra e pallidissima , e tra le ma- 



CAPITOLO XXV. 245 

scelle cavata, il corpo robusto che trapassava la com- 
raune grandezza , ed oltre di ciò molto inclinato alle 
fatiche. Selim figliuolo di Bajazette fu grande di cor- 
pò 7 feroce di aspetto , ebbe gli occhi rouani, il naso 
aquilino, la bocca picciola, le labbra grosse, il mento 
sottile , la coppa grossa , e grosso parimenti il corpo, 
ma disposto e forte , ed usava d'andare raso. Solima- 
no finalmente re dei turchi fu di gran corpo, ma roz- 
zo , di magnanimo aspetto , e soleva portare i mostac- 
chi della barba lunghi fin sopra le spalle , ma le gote 
ed il mento portava rasi. Fra i tartari Tamerlano fu 
grande di corpo, e forte oltre misura, di persona rozza 
ed aspra ; ed alcuni dicono eh' egli era simile di pre- 
senza ad Annibale cartaginese , e che aveva gli occhi 
ardenti, e pieni di furore, onde era anco crudelissi- 
mo. Fra gli armeni Usumcassano fu terribile, forte, 
e spaventoso a tutti fuor di misura, onde era chiama- 
to padre delle vittorie. Gregorio di Servia , ancorché 
fosse di pessima natura , avq?a però maestà grandis- 
sima neir aspetto, talché da ciascuno era riverito. Gio- 
vanni Vaivoda Magno fu grande di corpo , e nelle ar- 
mi eccellente , degno padre del famoso' Mattia re degli 
ungari , che fu simile in tutte le azioni a Giulio Ce- 
sare , e ad Alessandro. Finalmente fra i moderni bar- 
bari Ariadeno Barbarossa re di Algeri , per lasciar da 
canto le altre nazioni più barbari , come sciti, mori, 
persj , e frigj , ebbe gran pancia, ocelli acuti oscuri e 
terribili , molto sottili ciglia , carne bruna , ma rossa 
ed infiammata , barba corta e grigia , ebbe corpo di 
proporzione virile , e fu forte oltre misura, ma di co- 
stumi rustici , e fu intendentissimo dell' arte marina- 



216 LIBRO SETTIMO 

Resta ora che per compimento di questo breve 
compendio della forma e costumi d'uomini famosi sog- 
giunga di alcuni famosi generali capitani italiani, e pa- 
rimenti delle loro proporzioni , lasciando da una parte 
Gotofredo dal gran dente, così detto per un dente che 
gli usciva di bocca grandissimo , figliuolo di Melusina 
signor di Melle , che fu mezza serpe , il quale fu for- 
tissimo , e seguì in Gerusalemme Goffredo Buglione ; 
Mastino Scaligero figliuolo di Cane signore di Verona, 
neir armi valoroso ed invitto , talmente che pose ter- 
rore a tutta Italia , e massime a Ludovico imperato- 
re; Antonio da Leva, e Gonzalo Fernando tutti due 
generali di Carlo V ritratti da Tiziano. Filiberto otta- 
vo duca di Savoja religiosissimo , fu buono , magna- 
nimo , e di eccellente bellezza di corpo, di volto così 
bello , e di vista così allegra che pareva che negli oc- 
chi gli lampeggiasse un non so che splendore. Giacomo 
Magno Trivulzj milanese fu picciolo di corpo, ma ben 
fatto , era di fronte spaziosa, di naso rilevato , con al- 
quanto di zazzera, andava raso, come si vede in una 
medaglia di mano di Caradosso Foppa , ed in un suo 
ritratto dipinto da Leonardo , e fu nelle armi di sin- 
goiar valore. Bartolomeo Coglione bergamasco fu ben 
fatto di cotyo, ma lungo, di leggiadra ed insieme gra- 
ve bellezza ; in ogni sua età usò d'andar raso , fu di 
grandissima fortezza, e di tal velocita nel corso, che 
superò cavalli , in modo che fu tenuto un altro Asael 
ebreo; e così fatta vediamo la sua statua di bronzo 
a cavallo in Vinegia sopra la piazza di S. Giovanni e 
Paolo , fatta da Andrea Verocchio maggior del natu- 
rale. Nicolao Fortebraccio detto il Piccinino fu piccio- 



CAPITOLO XXV. 217 

lo di corpo e zoppo , ma valoroso sì che per lo più 
superò il nemico. Galeazzo Gonzaga fu parimenti pic- 
ciolo di corpo , ma di tal fortezza e nerbo che superò 
luccicale francese da corpo a corpo , il quale aveva 
statura di gigante, ed era di forze smisurate. Carlo fra- 
tello di Lodovico Gonzaga secondo duca di Mantova, 
«bbs forma di gigante , e fu di estrema gagliardia. E 
Lutti agguagliò così di forze di corpo , come di valo- 
re , e di virtù Alvigi Gonzaga cognominato Rodomon- 
te , e soprannaturale per la sua forza insuperabile. 11 
quale di più fu anche dotato di tal bellezza di corpo, 
che non ebbe a 9 suoi tempi alcuno superiore : ma lo 
Parche invidiose lo tolsero di vita anzi tempo , ben- 
ché la fama delle virtù sue mal grado loro in eterno 
vivrà. Ma certo che io ad una ad una annoverare le 
stelle, e 'n picciol vetro chiuder tutte le acque credetti 
da principio , come dice il poeta , quando pensai di 
raccogliere in questo capitolo tutti i capitani famosi ita- 
liani $ essendovi state tante famiglie, delle quali alcune 
anco ognora più fioriscono, onde sono usciti infiniti uo- 
mini illustri , come la Aragonese di Napoli, la Medici 
di Fiorenza, l'Estense di Ferrara, la Manfredi di Faen- 
za , la Bentivoglio di Bologna , la Carrarese di Pado- 
va 7 l'Appiani di Piombino, la Polentana di Ravenna, 
la Varano di Camerino, la Malatesta , la Baglioni, la 
Doria , massime per Andrea il vecchio capitano di ma- 
re famosissimo, che si vede scolpito in marmo eli ma- 
no di frale Angelo da Montorso nella piazza maggiore 
del consiglio di Genova , alto da sei braccia , armato 
all' antica , con un bastone in mano, e con alcuni tur- 
chi sotto ai piedi, sopra un gran piedistallo ; ed è stato 



218 LIBRO SETTIMO 

anco ritratto da Tiziano insieme col Castaldo napoli- 
tano. Ed a Milano quella dei Medici, fra molte altre 
illustre per Giacomo marchese di Marignano, degno di 
essere paragonato agli antichi per valore , per fortuna, 
per costanza , e per ogni altra virtù* militare , il qual 
si vede ritratto in metallo" dal naturale in piedi da Leo- 
ne Aretino, armato alla romana , con due statue dalle 
parti sedenti e meste, la Pace e la Virtù militare, con 
di sopra la Providenza e la Fama, nella chiesa mag- 
gior di Milano sopra la sua sepoltura. £ finalmente la 
Davila , onde sono usciti quei tre lumi di questa età, 
e tre folgori di guerra , il marchese vecchio di Pesca- 
ra , ed Alfonso marchese del Vasto , di presenza e di 
maestà di volto , non che di valore , degnissimo di 
scettro e di corona , come si può vedere nel suo ri- 
tratto di mano di Tiziano , in atto che ragiona con 
l'esercito : e Francesco Ferrante marchese di Pescara, 
in ogni virtù eroica ben degno figliuolo di tanto pa- 
dre , e nipote di tanto avolo ; ed in bellezza di corpo, 
in disposizione di membra, e garbatezza, di gran lun- 
ga al padre superiore , il quale io ho ritratto armato; 
ed il Fontana Tha intagliato in una medaglia, col ro- 
vescio di un Ercole che fura le poma d'oro nel giar- 
dino delle Esperidi. 



CAPITOLO XXVI. 

Della forma degli uomini mostruosi. 

J_N on essendo possibile assegnare certa regola e legge 
di formare i mostri 7 in cui formare la natura anch' 
ella non osserva alcuna legge o regola, altro non veg- 
gio che si possa dire in questo proposito , se già non 
andiamo raccogliendo alcuni esempj , con li quali il 
pittore possa conformarsi, occorrendogli, o per neces- 
sità dell' istorie , o per abbellimento d'averne a rap- 
presentare. 

Nel tempo di Maurizio imperatore, Tanno 583 si 
legge, essere nato un mostro senza braccia, che dal 
mezzo insù era di forma umana senz' occhi, e dal mez- 
zo ingiù era come la coda d'un pesce. In Guascogna 
l'anno 945 nacque un altro mostro, che era dall'um- 
bilìco in giù perfetto come una fanciulla , e d'indi in 
su si partiva in due corpi perfetti , sicché aveva quat- 
tro braccia, e due teste. Nell'anno 1 1 27, imperando 
Lotario III imperatore di Germania , nacque in Ispa- 
gna un corpo d'un fanciullo perfetto, ma che dalla par- 
te di dietro aveva attaccato un cane tutto intiero in 
piedi. Ài tempi di Gelasio papa , nell' anno 1 1 1 8, si 
racconta d'un altro che era tutto porco, eccetto la fac- 
cia che era umana. Nel 1495 nacquero in Alemagna 
due creature che erano attaccate insieme per le fronti. 
In Roma nell' anno 1496 narrasi essere nato un mo- 
stro con la testa d'asino , ed il ventre , le mammel- 
le , la natura , la mano , il braccio destro , il collo, 



220 LIBRO SETTIMO 

e le gambe , che avevano contorno naturale ; ma nel 
resto fatte a scaglie , col piede destro di aquila, e l'al- 
tro di bue , ed in loco di culo con una faccia umana, 
ed una coda sotto che aveva forma di collo di serpe, 
con una testa di serpente in cima, ed il braccio man- 
co in guisa d'un mozzicone. In Fiorenza l'anno 1507 
nacque un fanciullo senza braccia, con la faccia di leo- 
ne , ed un corno nel mezzo della fronte , col corpo 
e la gamba destra umana , salvo che nel mezzo del 
ginocchio v'era un occhio, ed aveva due ale di pipi- 
strello ? le mammelle di donna , la verga ritorta ed 
acuta in cima, la gamba manca coperta di piume d'aqui- 
la , ed il piede quasi come di oca. In Pavia nel 1505 
nacquero due creature benissimo distinte, eccetto che 
avevano una sola testa. In Cracovia Tanno 1543 di- 
cesi che nacque un fanciullo che subito parlò , e rion 
visse più che tre ore, il quale aveva naso di elefante, 
orecchie d'asino , due teste di scimmia in loco delle 
mammelle , e due di cane nelle piegature delle brac- 
cia , le mani e i piedi d'oca, e due altre teste* di cane 
ai ginocchi, con una lunghissima coda biforcuta. E ben* 
cliè molti altri mostri si potessero ricordare, e dipin- 
gere, e fra tutti quelli che ritrasse Leonardo Vinci in 
Milano , uno dei quali era bellissimo fanciullo, con un 
membro in fronte, e senza naso, e con un'altra fac- 
cia di dietro alla testa, col membro virile sotto il men- 
to , e le orecchie attaccate ai testicoli , le quali due 
teste avevano le orecchie di fauno ; e l' altro mostro 
aveva in cima del naso il membro, e nei lati del naso 
gli occhi , e nel resto era parimenti bellissimo fanciul- 
lo; die tutti due si trovano in disegno di sua mano 



CAPITOLO XXVI. 221 

ippresso di Francesco Borella scultore: nondimeno par- 
ili piuttosto doversi far menzione di quelli che quasi 
>rdinariamente in alcune parti del mondo, per suo scher- 
mo e ghiribizzo produce la natura, secondo che si leg- 
ge appresso diversi storici, ed altri scrittori celebrati. 
£ prima in Abarimoa provincia di Scizia, si dice 
ìascere uomini , che con le fiere vanno correndo, con 
a pianta dei piedi al contrario. In Affrica sono alcuni 
popoli chiamati androgini , i quali essendo composti 
lell 9 una e dell' altra natura , usano in sé medesimi il 
soito , ed hanno la mammella destra virile , e l'altra 
femminile. In Scizia si racconta degli arimaspi i quali 
hanno nel mezzo della fronte un solo occhio , e coi 
grifoni fanno guerra per le pietre preziose. Nelle estre- 
me parti dell' India sono gli astromi, che secondo Pli- 
nio non hanno bocca , e vivono di alito , e si vesto- 
no con lana di frondi. Strani visi sono anco per il più 
in Etiopia, dei quali alcuni senza narici, altri hanno 
le bocche scongiunte , ed altri sono senza lingue. Dei 
fanefii , i quali Pomponio Mela chiama sarmati dell 9 
oceano settentrionale , è fama che hanno le orecchie 
così lunghe ed ampie , che gli cuoprono tutto il cor- 
po. Degli emipatopi di Libia, dice Solino , che hanno 
inchinati i visi con le gambe, sicché più presto si stra- 
scinano che vadano. Il medesimo afferma che gì' ip- 
popodi dell' oceano di Scizia hanno i piedi di cavallo, 
e nel resto sono uomini. Favolosa cosa si racconta dei 
nervi in Scizia, che l'estate si fanno in lupi, e dopo 
passato il caldo ritornano nella forma loro , ed ado- 
rano Marte in forma di spada. Dice Gellio, che i pig- 
mei che abitano nell' ultima parte dei monti d' India 



222 LIBRO SETTIMO 

ed in Arabia, sono alti due piedi, e cavalcano i mon- 
toni e le capre con freccie in mano , e di continuò 
fanno guerra con le gru. Gli sciriti in fra gli omadi 
indiani hanno , secondo Plinio , in loco di narici due 
forami , ed hanno le gambe torte come serpenti. I tro- 
gloditi in Etiopia , secondo il medesimo, abitano nelle 
caverne , e vivono di serpi. Il monocero in India ha 
il corpo di cavallo ? e capo di cervo , con un corno 
in mezzo la fronte, che ha splendore maraviglioso. In 
India si trova eziandio il menticora che ha tre ordi- 
ni di denti con la faccia d'uomo, ed il corpo leonino. 
Abitarono già in Sicilia appresso il monte Etna i 
ciclopi giganti , i quali avevano se non un occhio nel 
mezzo della fronte , come riferisce Virgilio. Neil' inti- 
ma parte di oriente, scrive Plinio, esservi uomini sen- 
za naso, e con la faccia piana; altri senza il labbro 
di sopra ; ed altri senza orecchie. I nomadi si pascono 
di elefanti; i pochi ed imnidi nellt' Affrica sempre van- 
no ignudi $ gì' iperborei sono neri, ma si tingono tutto 
il corpo di rosso. I sirboti sono alti otto cubiti , ed 
i cinamolgi hanno il capo di cane. Scrive Plinio , che 
in Albania furono già certi uomini con la pupilla de- 
gli occhi verde, che da fanciullezza sono canuti $ e che 
i tribadi , e gì' illirj hanno due pupille per occhiò. In 
Ponto sono uomini detti tibii, che nell' un occhio han- 
no due pupille , e nell' altro hanno un' effigie di ca- 
vallo ; ed altri in India che sono cinque cubiti di al- 
tezza. Dicesi che nel. monte Mila sono uomini co'piedi 
volti al contrario , che hanno otto dita per ciascuno. 
In molti monti dell' India , scrive Plinio, essere cer- 
ti che hanno il capo di cane , e vestono pelli di fie- 



CAPITOLO XXVI. 223 

re , e si armano cF ugne di animali. Non molto lon- 
tano i trogloditi sono i monosceli , di cui si dice che 
non hanno se non una gamba , ma tuttavia 7 sono ve- 
loci , e saltano $ e quando sono arsi dal sole ? pro- 
stesi in terra si fanno ombra col piede di quella gam- 
ba. Dopo questi verso occidente sono genti senza col- 
lo , che hanno gli occhi nelle spalle, ed altri chiamati 
coromadri selvatici , che hanno gli occhi verdi , ed i 
denti canini. Nelle parti meridionali in India trovansi 
uomini che hanno le piante lunghe un cubito ; e don- 
ne che le hanno sì picciole che pajono di passere. Ap- 
presso il fiume del. Gange sono gli astermi , dei quali 
è opinione che siano senza bocca, ed abbino il corpo 
tutto setoso; ed in altra parte d'India si racconta d'uo- 
mini che hanno la coda pelosa. Ma molti più sono i 
mostri e più deformi , che nelle altre parti dell* Af- 
frica T ingegnosa natura suol produrre ? per mostrare 
agli uomini ciò eh* ella sa, e può fare. E dice S. Ago- 
stino nella Città di Dio, che ancor che Iddio sapesse di 
qual parte con similitudine, e con diversità la bellezza 
dell' universo componesse , nondimeno volle eziandio 
produrre molti uomini mostruosi nel mondo. Né più 
lungamente mi stenderò in questo proposito, perchè a 
ragionare minutamente della diversità di tutte le genti, 
sarebbe opera non che lunga ma superflua, atteso che 
facile è sapere che gli etiopi per il soverchio caldo sono 
neri , e di pelo aspro e riccio j a che i popoli setten- 
trionali sono bianchi, e di pelo biondo ; e che a questi 
Tumore va al basso, ed a quelli si tira in alto, sì che 
ne restano più stringati dal piede , e più robusti e lar- 
ghi nelle anche, e nelle spalle j e finalmente che i pò- 



224 LIBRO SETTIMO 

poli che abitano nel mezzo ira questi sono più tem- 
perati , ancora che però si trovino d'ogni sorta d'uo- 
mini in ciascuna nazione. 



CAPITOLO XXVII. 

Della forma degli abiti, e delle armi. 

V^lra passando alle invenzioni trovate da diversi per 
commodo , utile , ed ornamento del genere umano in 
diversi tempi, non è dubbio, per cominciare. dagli abi- 
ti e vestimenti , che tosto che Adamo ebbe peccato 
insieme con la compagna , si coprì le parti pudende 
di frasche per vergogna j e così perseverarono gli uo- 
mini sin tanto che cominciandosi a sacrificar le pe- 
core , delle pelli loro , e di altri animali si coprirono 
le carni. 11 che fu prima che Caino ammazzasse il fra- 
tello* E perciò errano quelli, con pace di Raffaello, 
che di panno ovver tela li vestono, essendo cosa certa 
che dopo la fuga di esso Caino in India , dove edi- 
ficò una città , sua figliuola Neoma trovando le frondi 
che producevano la lana , fu la prima che al mondo 
cominciò a filarla , ed allora diedesi eziandio princi- 
pio a portar perle ed altre gioje , delle quali l'In- 
dia ne è copiosa. E benché questa sia la verità, non 
restano però altri di dire , che Pallade fu prima inven- 
trice del filare , e del tessere , e che Àracne inventrice 
delle reti , avendo apparato Y arte la provocò. Plinio 
aneli 9 egli scrive , che gli egizj furono i primi a tesse- 



CAPITOLO XXVtl. 225 

Te } e Servio vuole che i tappeti con che si ornano le 
sale fossero veduti nella sala regia di Attalo re d'Asia 
la prima volta. Così Diodoro tiene elle l'uso delle ve- 
sti fosse trovato da Minerva, come che voglia per ciò 
inferire , che Cielo , Saturno , è gli altri prima di lei 
andassero ignudi , il che non è vero. Ben è credibile 
che i caldei , gli egizj * ed altri popoli di quelle parti 
pigliassero esempio di vestirsi delle vesti di pelle, che 
usarono non solamente i figliuoli del primo padre, ma 
egli medesimo; e dopo il diluvio usò Ercole egizio figliuò- 
lo di Osiri, nato da Cam 9 secondo Diodor/) 7 il quale 
Vestiva per armi una pelle di leone, e portava un ba- 
stone in mano , laddove Ercole greco vesti vasi di fer- 
ro. E però bisogna avvertire come si dipingono e si 
Vestono questi Ercoli, acciocché non si ponga l'uno per 
l'altro, come è stato fatto da alcuni* Dei baleari non 
è dubbio che furono ritrovatori di queir abito chia- 
mato il laticlave, il quale Giulio Cesare, secondo Tran- 
quillo, usò con Torlo sino alle mani(1). Del far broc- 

(t) // Laticlave era un ornamento di porpora, che portavano i 
senatori romani sopra la tunica per contrasegno della loro digni- 
tà* Questo distintivo era concesso eziandio ad alcuni altri magi- 
strati * i quali come i senatori , presero il soprannome di Latici a* 
vi. Tutti convengono che il latus da vai o la tunica clàvala, fosse 
nn contrasegno di dignità, Laticlavio, dignità* (Cassiodorol. VI, i4) 
l'attributo di certe magistrature* ma non v'è niente * in fatto di 
abiti 9 su cui i dotti siano più discordi come sopra la forma del 
Laticlave e dell' Angusticlave. Gli uni hanno immaginato che il 
laticlave fosse una benda di porpora affatto staccata dagli àbiti , 
che si passava intorno al collo , e lascia vasi pendere pel lungo 
dinanzi e di dietro , come lo scapolare dei mortaci* Altri hanno 
pensato che fosse un manto di porpora, il quale coprisse soltan- 
to le spalle; ma queste due opinioni sono egualmente itìsostéoibi- 

Lomazzo Tr. Voi ti!* i5 



226 LIBRO SETTIMO 

cato , cioè del tessere d'oro , scrive Plinio, che ne fu 
autore il re Attalo; perchè prima di lui non si trova 
che alcun re usasse vesti d'oro. £ così innanzi i frigj 

li. Ne indicheremo una terza che è più verisimile* Presso i roma- 
ni dislinguevansi più sorte di tuniche, e specialmente quella chia- 
mata tunica clavata. Era dessa una tunica cou bende di porpora, 
applicate a guisa di gallone sul davanti in mezzo della tunica e in 
tutta la sua lunghezza. Se la benda era larga, la tunica chiama vasi 
laticlave, lalus clavus, tunica laticlavio; se era stretta, allora pren- 
deva il nome di angusticlave % angustus clavus, tunica angusti- 
clavia. Queste due sorte di tuniche che servivano per distingue- 
re gì' impieghi fra le persone di qualità , erano opposte a quella 
che era liscia , senza bende , cui da vasi il nome di tunica recta, 
e Puso della quale era destinato per tutte le persone che non 
avevano parte veruna nelP amministrazione degli affari. Da ciò ri- 
sulta , che il laticlave era un orlo largo di porpora , cucito pel 
lungo sulla parte d'avanti di una tunica ; la qual cosa la distin- 
gueva da quella dei cavalieri , che era a dir vero un orlo dello 
stesso colore , e della stessa maniera , ma molto più stretto, d'on- 
de venne che fosse appellata angusticlave. Molti dotti si sono per- 
suasi che le bende o galloni di queste tuniche fossero come in- 
trecciate di teste di chiodi , quasi clavis intertextae. Nulladimeno 
Dacier , che non è della stessa opinione, per confutarla, osserva 
che. gli antichi chiamarono clavus, chiodo, tutto ciò che era fatto 
per essere applicato sopra qualche cosa. Ciò che avvi di più certo 
si è, che è stato confuso a torto il laticlave colla pretesta , forse 
perchè quest'ultima aveva una piecola bordura di porpora, ma ol- 
tre che questa bordura regnava tutta all' intorno, egli è certo che 
ambidue èrano differenti per altri rapporti , e che anzi la prete* 
sta ponevasi sopra il laticlave; d'altronde ognun sa che, allor- 
quando il pretore pronunciava un decreto di morte , lasciava la 
pretesta, e prendeva la veste laticlave. Questa portavasi senza cin- 
tura , ed era alquanto più lunga dell' ordinaria tunica; quindi 
Svetonio riferisce come una cosa strana che Cesare si vestisse del 
suo laticlave. " Era, dice questo storico, molto singolare nei suoi 
„ abiti , il laticlave avea lunghe maniche con bordure: egli si cin- 
„ geva ognora, e la sua cintura era sempre allentata; la qual cosa 
„ diede luogo a quel motto di Siila, che avvertiva i grandi di 



CAPITOLO XXVH. 227 

non furono appresso d'alcuni in uso i ricami , né altra 
qualsivoglia maniera di fogliami e fregj , essendo stata 
questa invenzione loro, onde anco n'ebbero il nome di 



„ guardarsi bene da un giovine mal cinto „. Siccome i senatori 
avevano il diritto di portare il laticlave, lo stesso Svetonio osser- 
va che erano chiamati con un sol nome Laticlavio I consoli, i se- 
natori , gli edili, i pretori, e quelli che trionfavano, godevano essi 
pure di questo distintivo. Isidoro rapporta che , sotto la repub- 
blica, i figli dei senatori non ne erano decorati che all' età di ven- 
ticinque anni. Cesare fu il primo, il quale avendo concepito gran- 
di speranze sopra Ottavio nipote di lui , e volendo al più presto 
possibile innalzarlo al timone dello stato , gli diede il privilegio 
del laticlave prima del tempo dalle leggi stabilito. Essendo Otta* 
vio pervenuto al supremo potere, credette egli pure di dover am- 
mettere di buon 9 ora i figliuoli dei senatori all' amministrazione dei 
pubblici affari , pel quale oggetto accordò loro liberamente quel 
favore istesso che aveva egli dallo zio ricevuto. Con questo mez- 
zo, il laticlave sotto di lui divenne l'ordine dell' imperatore. Egli 
ne insigniva a piacere le persone a lui care , i magistrati , i go- 
vernatori delle provincie, e gli stessi pontefici. Sembra che sotto 
i successori di lui sia stata la grazia medesima conceduta ezian- 
dio ai primi magistrati delle colonie e alle città municipali. In se- 
guito i Cesari ne furono prodighi verso tutte le loro creature 
favorite j e verso un'immensa quantità di cavalieri. Finalmente 
anche le matrone si videro onorate di questo distintivo, che pas- 
sò poscia fino agli stranieri. Flavio Sopisco ci riferisce che Au- 
reliano fece sposare a Borioso, l'uno de' suoi capitani, la bella 
ed amabile principessa H untila. Era dessa prigioniera , e di una 
delle più illustri famiglie dei goti, le spese delle nozze furono pre- 
se sul pubblico risparmio. Il principe volle avere egli stesso la 
cura di regolare gli abbigliamenti ; fra le tante tuniche di ogni 
speeie , ordinò egli a questa signora quella del laticlave, tunicam 
auro clavatam. I dubbj intorno a questo segno distintivo dei se- 
natori , sembrano tolti alla vista di un busto di marmo di Filippo 
il padre, pubblicato dal Guattani ne' suoi Monumenti antichi l'an- 
no 1784* Questo busto era vestito di una toga, non già simile a 
quella dei primi Cesari, o degli ultimi repubblicani , ma quale 
si vede sul terzo secolo. Ella offre un oggetto che sporge in fuo- 

15* 



228 LIBRO SETTIMO 

fregi oni. Quel vestito, che volgarmente chiamiamo tu- 
nica (1), fu ritrovato da Tanaquilla. Il mantello mi- 
litare dei greci, e quel manto che cuopre la vita, quai* 

ri , degno dì essere osservato ; desso consiste in una larghissima 
piega assai folta che l'aura versa dalla spalla sinistra fin sotto il 
diritto braccio. Con molta verisimiglianza si è creduto di ravvi- 
sare in queir enorme piega il laticlave che era cucito alla tunica 
e non alla toga. Il busto di Filippo il giovane, che trovasi al Cam- 
pidoglio , offre la medesima piega , la quale , essendo piti fina- 
mente lavorata , fa conoscere che quella gran piega appartiene alla 
tunica , e si confonde colle altre di cotesto abbigliamento* 

(i) La tunica portavasi immediatamente sul corpo, ed era co- 
mune ad ambo i sessi. Quasi tutti gli antichi popoli ne hanno fat- 
to uso , ma gli uni la portavano colle maniche , gli altri senza. 
Ne' primi , era essa molto larga ; era più stretta in questi ultimi. 
La tunica d'ordinario era composta di due pezzi che a un dipres- 
so offrivano la forma di un quadrilungo. Uno copriva il petto, l'al- 
tro scendea sul dorso , ed ambidue uu iva usi sulle spalle agli an- 
goli superiori , lasciando nel mezzo un' apertura per la quale pas- 
sava la testa* Quei due pezzi si avvicinavano sotto le ascelle, sem- 
pre allargandosi al basso, con una ben marcata differenza per gli 
uomini e per le doune* La tunica assoggetta vasi ad una cintura, 
e con tal mezzo lasciavasi alle membra la libertà e la facilita de' 
movimenti. Da principio era essa di lana , e gli uomini l'hanno 
lunga pezza conservata di quella stoffa. Sembra che per Is donne, 
il lino fosse in uso quasi ne' primi tempi. Il lino e la lana erano 
difatti le sole materie impiegate per formare i vestimenti » tran- 
ne alcune spoglie di selvaggi e feroci animali , che si portavano- 
sulle spalle , e servivano come di manti. Le tuniche erano d'ordi- 
nario cucite dagli orli inferiori sino alle anche* Alcune antiche 
figure ci lasciano persino distinguere le cuciture* Le tuniche de- 
gli uomini e delle donne opulenti di Roma, erano per lo più 
bianche; nulladimeno se ne portavano di colore, senza rendersi 
ridicoli ; imperciocché Ovidio nella scelta delle tuniche non rac- 
comanda se non se la convenienza colla tinta della pelle. La ne- 
ra , dice egli , sta bene alle bianche , e la bianca 411e brune ben 
si conviene* I cittadini di poca fortuna , i soldati , e gli schiavi 
portavano delle tuniche tinte di rosso, divenute tali in forza del- 



CAPITOLO XXVII. 229 

era quello che portava Gioseffo, e gii altri ebrei, fu 
invenzione di essi ebrei. Il tessere abiti di varj colorì 
come cangianti e simili , nacque dai babilonj. L'uso 
della seta fu ritrovato dai popoli seri; e la veste chia- 

l'uso. Trebellio Politone fa menzione della tunica rossa de' sol- 
dati. Presso i romani , la tunica stretta , dalla cintura scendeva 
alle ginocchia per gli uomini in abito civile, sino alte calcagna per 
le donne ; ed andava sì giusta al colio , e scendea si basso nelle 
donne , le quali aveano della verecondia , che non si vedea loro 
fuorché il sembiante. Allorché il lusso ebbe introdotto l'uso dei- 
Toro e dei giojelli , s'incominciò a impunemente mostrare la par- 
te superiore della gola; la vanità acquistò terreno, e le tuniche s'inca- 
vavano maggiormente ; spesse fiate le maniche al riferire di Eliano, 
non erano punto cucite, e dall'alto della spalla sino all'imboccatura 
della mano, erano attaccate con fermagli d'oro e di argento, dimo- 
doché una parte della tunica, passando a piacere sulla sinistra spal- 
la, l'altra parte cadea negligentemente sulla parte superiore del 
destro braccio. Il portare una tunica che scendesse sioo alle pian- 
1 te , era per gli uomini un indizio di mollezza, e di dissoluzione» 
ed é il rimprovero che Orazio , nella Satira q5 del lib. i/, fa a 
un dissoluto. Lo stesso avveniva delie tuniche a lunghe maniche» 
che si appellavano chirodatae, o manuleatae , le quali non con* 
veoivano se non se ai barbari; ed un greco , come pure un roma- 
no avrebbe arrossito di portarle. Ma essendo i costumi cambia- 
ti còlla repubblica , venne stabilito un uso affatto contrario ver- 
so il declinar dell' impero , ed il portar le tuniche senza maniche 
fu allora ignominia. Siccome la tunica , posta sotto alla toga, era 
molto ampia % così i romani "faceau uso di un cinto per fermarla, 
e per ripiegarla quand' era d'uopo. Quel cinto formava parte dei 
pubblici costumi , e il non averne, o il portarla troppo allentata, 
era un indizio di dissoluzione, «come nota Persio. A Roma il solo 
basso popolo che non aveva mezzi per comperare una toga, cam- 
minava per le strade con la semplice tunica, per la qual cosa tro- 
viamo in alcuni autori , tunicatus populus, tunicata ptebs. Ma nel- 
le municipali città e alla campagna, tanto il ricco , come il po- 
vero in tunica indifferentemente passeggiavano. Tranne i ferma- 
gli sulle spalle che le donne di Egina e d'Argo portavano di una 
considerabile larghezza [Erodoto /. 5, e. 6), nel tempo stesso e Uè 



230 LIBRO SETTIMO 

mata bassarea (1) , che secondo alcuni si estende sino 
a] ginocchio , da Bacco. Ma essendo infinite maniere 
degli abiti , moltiplicandosi tuttavia più di giorno in 
giorno, non tanto per utilità, quanto per diletto e pom- 
pa , io le passerò sotto silenzio, ricordando solo, che 
così negli abiti come nelle armi, s'ha d'avere nelle isto- 
rie che si rappresentano diligentissima avvertenza. Im- 
perocché questi distinguono il turco dall' indo , ed il 
tedesco dall' italiano. Nel che hanno errato alle volte 
anco i pittori eccellenti , discordando fra sé in questa 
parte del rappresentare un' istessa cosa, solamente per 
non avere avuto cognizione dell'istoria. Il che non com- 
misero giammai gli antichi , che espressero sempre le 
cose simili al vero , ed air istoria j onde nelle opere 
loro si vedevano le figure, benché peraltro variate con 
diversi ornamenti e bizzarrìe, nelle armi e ne 9 porta- 
menti fra loro sempre conformi. Testimonj ne sono i 
loro Ercoli , le Minerve, i Giovi, le Amazzoni*, le Ve- 
neri , ed altre famose statue, le quali per questa con- 
formità d'abiti e d'armi, sebben diverse di maniera, 
erano di subito riconosciute l'una dall' altra , e perciò 
riputate di tanto pregio : come ne fanno fede molte 
reliquie antiche , e massime per rispetto degli abiti la 
colonna Trajana , e molti archi. Ma a' nostri tempi é 

uè fu totalmente proibito l'uso io Atene alcun tempo dopo l'espul- 
sione dei Pisistratidì , tranne quei fermagli ed i bottoni lungo le 
maniche, ben di rado scorgesi ni la tunica alcun altro ornamento, 
meno però una benda o due agli orli inferiori, come all' antica 
pittura, conosciuta sotto il nome di Nozze A|dobrandine. Se bra- 
mi su ciò maggiori notizie, vedi Vinckelmann , Storia dell'ar- 
te 4, 5. 

(i) Vedi noterrpag. 3ot del Voi. II. 



CAPITOLO XXVII. 231 

pur vero che in una battaglia si vedranno alle volte 
soldati armati alla romana per tedeschi e barbari , o 
moderni per antichi , con simili altre metamorfosi d'uo- 
mini e di nazioni. E per non inciampare in così fatte 
sconvenevolezze bisogna avvertire non solamente di qual 
gente sono quelli che si hanno a dipingere , e dargli 
L'abito loro conveniente ; ma anco di qual tempo suc- 
cesse Tistoria o favola che si vuol rappresentare, es- 
sendosi sempre ito variando al mondo , e variandosi 
tuttavia i costumi e le maniere: imperocché egli è certo 
che i romani antichi andarono vestiti d'altro abito di 
quello die usano i moderni; e diversamente gli spa- 
gnuoli del tempo nostro da quelli antichi, che vestiti 
di scorze si giacevano sopra i sassi , mangiando radici 
al mormorio dell' acque. Inoltre si ha d'aver riguardo 
alla varietà degli stati e gradi, e delle religioni di cia- 
scuna nazione. Imperocché se i sacerdoti d'una stessa 
nazione sono diversi fra loro di abito, quanto più de- 
ve rappresentarsi diverso Aronne ebreo dai gimnosofi- 
sti di Meroe , e dai sacerdoti salj che armati saltavano 
intorno alla Dea Rea, ed ora dal papa ? E cosi l'abi- 
to imperiale moderno non è conforme all' antico ; né 
quello della Lamagna a quello di Costantinopoli. E per- 
ciò ho voluto quivi notare alcune cose intorno alla for- 
ma degli abiti e delle armi, cominciando dai romani, 
e prima dai veliti , sotto il cui nome s'intendevano i 
jaculatori , e gli arcieri 9 i quali ad ogni picciol mo- 
vimento facevano scorrerle e scaramuccie contro i ne- 
mici , offendendoli di lontano con dardi , e con sassi 
scagliati con la frombola. Questi, secondo Polibio, per 
la più parte avevano armata la testa d'un celatone al- 



232 LIBRO SETTIMO 

lqcciato , ed al braccio sinistro per coprirsi e difender- 
si una rotella larga , con un' arma detta pilo lunga tre 
piedi e me^zo, simile a un dardo , e al lato destro una 
daga lunga un braccio. Ma nei tempo di Trajano, di 
Adriano, e di Antonino Pio, si armavano parte di sem- 
plici corsaletti 7 dei quali alcuni erano fatti a scaglie 
simili a quelli degli arcieri, e parte, cioè i frombolieri 
erano semplicemente coperti delle loro vestimento , co' 
mantelli sopra , con cui portavano le pietre clic sca- 
gliavano contra i nemici. Gli areici a piedi portavano 
h medesima celata , con la faretra di dietro sospésa 
a una cinta che gli giva dalla spalla manca sotto il 
destro braccio , ed un corsaletto 3 scaglie , in fondo 
del quale sino ai ginocchi avevano un semplice manto, 
con l'arco e la saetta in mano. Quelli che seguitavano 
gli arcieri per eth eraqo robustissimi, e coperti , d'ar-* 
rqe gravi ? cioè la testa di un celatone che dinanzi gli 
cuopriva sino agli occhi , e di dietro sino alle spalle; 
il petto d'una lunga corazzina, che sino ai ginocchi con 
le sue falde pendeva $ le braccia dei bracciali , e le 
gambe degli stivaletti ; con uno scudo quattro piedi 
alto , e la metà terga Q poco più, cerchiato di ferro* 
Di più avevano cinta una spanda al fianco sinistro, ed 
al destro un pugnale $ ed in mano tenevano dardi e 
spiedi , con due ali lunghe cirqa a cinque piedi, tutti 
ferrati. Quale fosse il legionario si può vedere a Ma- 
gonza in un marmo antico , ed in un altro il quale si 
trova in Narbona, ritratti da Guglielmo Choul. Gii al- 
fieri portavano le insegne differenti, perciocché alcuni 
vi avevano ritratta l'immagine del principe, e questi 
erano chiamati dai latini immaginiferi ; altri un basto- 



CAPITOLO XXVII. 233 

ie con una mano in cima in segno di concordia ; ai- 
ri un* aquila di argento sopra un altro bastone , che 
ì chiamavano aquiliferi ; ed altri un drago col capo 
li argento, che similmente erano dimandati dragoni- 
eri , o dragonarii $ e tutto il resto era di zendale (1). 
[1 labaro , che si portava quando l'imperatore si tro- 
vava in campo , era un 9 insegna di color purpureo or- 
w$a intorno di frangia d'oro, e di pietre preziose (2). 
31i uomini d arme a cavallo erano armati di un lan- 
ciono nella destra , e d'uno scudo grande nella sini- 
stra v e coperti d'una camicia di maglia sino alle gi- 
nocchia 9 con bracciali , guanti di ferro , schinieri , e 
celatoni allacciati con un grande pennacchio. I cavalli 
erano armati di lame di ferro conteste insieme,* ovver 
di maglie , come erano le corazze ed i giachi del tem- 
po passato. Dei cavalli leggieri alcuni portavano un' 
astetta , e nel braccio manco un gran scudo ; ed al- 
cuni altri tre dardi con lo scudo , ed un sol dardo 
nella destra, con un oelatone in testa; ed una corazza 
indosso simile a quella dei pedoni. Gli arcieri a ca- 
vallo 7 i quali erano armati alla leggiera 7 portavano 
dietro le spalle un turcasso pieno di frecoie, ed un ar- 

(i) Lo stendardo delle legioni vario sovente. Da principio era. 
l'immagine di una lupa, in onore di Romolo ; dappoi quella di 
un^porco, animale ohe immolava» dopo la conclusione di un trat- 
tato , e che per conseguenza indicava farsi la guerra pel solo og* 
getto di ottenere la pace. Lo stendardo portò qualche volta un ca^ 
vallo, o un cignale, e talvolta un minotauro, simbolo del segre- 
to che nelle loro operazioni dovevano i generali gelosamente cu- 
stodire. Mario , a tutti questi segni , sostituì un' aquila di argen* 
to che portava la folgore. 

(a) Vi era nel mezzo dipinta un 9 aquila, che sotto il regno di 
Costantino fu sostituita da una croce. 



u 



234 LIBRO SETTIMO 

co nella sinistra con una freccia nella destra , ed una 
spada pendente al lato manco, con le celate, e le gam- 
biere , ed un pugnale al lato dritto, benché, secondo 
i tempi , in certe cose erano diversi. L'alfiere loro te- 
neva un' aquila ferma su la punta appianata di un'asta, 
e legata poco sotto ai piedi dell' aquila da una fascia 
di zeiulale , ed egli portava in testa in cambio di ce- 
lata la pelle d'una testa di leone , o d'orso , o di si- 
mile animale, per mostrarsi più fiero ai nemici; e tale 
era anco l'abito degli alfieri dei soldati a piedi. I trom- 
betti erano vestiti di corazze , e portavano il pugnale 
sul destro lato , ed in cambio di morione una pelle 
di leone, o d'altra bestia feroce sopra le celate di fer- 
ro ; avevano le gambe armate di schinieri , e di loro 
alcuni portavano le trombe lunghe e dritte ; altri le 
portavano torte, ed altri portavan corni. I soldati a 
piedi andavano armati di corsaletti e morioni, col pu- 
gnale e la spada ; e quelli che circondavano il gene- 
rale , parte portavano la picca e la targa, e parte ala- 
barde con brocchieri lunghi , insieme con una sega , 
una scure , un paniere da portar terra , una pala da 
far fosse , un' ascia per tagliar legna, ed una falce per 
tagliar erba. Ma gli uomini d'arme a cavallo avevano 
la lancia, la mazza, il brocchiere» che pendeva all'ar- 
cione della sella cdn tre dardi , il morione , la co- 
razza; e nelle altre armi erano simili, o poco diffe- 
renti dai cavalieri eletti. Potrei dire degli ornamenti 
diversi dell'armi, come animali, fogliami, maschere, 
e simili , li quali furono principalmente espressi con 
tutte le altre parti da Polidoro da Caravaggio , e de- 
gli abiti dei tribuni, consoli, centurioni, ed altri, dei 



CAPITOLO XXVII. 235 

quali alcuni portavano la veste militare legata alle spal- 
le , altri in mezzo al petto, ed altri sopra una spalla, 
con maschere e gioje ; ma brevemente me ne vengo 
ai consoli della città , i quali erano coperti da capo a 
piedi di un grandissimo manto che s'involgevano at- 
torno , legandone parte alla cintura con una fascia. 

Le donne romane portavano una veste scollata , 
che discendeva sino ai piedi , minuta di falde , e cinta 
sotto le mammelle , con un manto di sopra che si rac- 
coglievano attorno , secondo che più le tornava in ac- 
concio : e di questa maniera si vede la statua in Roma 
di Agrippina figlia di Marco Agrippa j e parimenti della 
diva Giulia , e di molte altre. Il qual uso 9 per quanto 
si vede nelle statue antiche 9 fu tolto dalle sabine j an- 
cora che elleno portassero parte del mantello appresso 
alla parte posteriore del capo , ed alcune se lo cinges- 
sero con fascie , ed altre legassero una sottil veste sotto 
le mammelle , che aggiungeva sino ai piedi , e poi co- 
prissero il petto con un altro panno cinto al collo , 
che gli cadeva sino all'umbilìco. 

Né altrimenti i greci avevano le particolari sue 
maniere e foggie di vesti e d' armi , perciocché , come 
si può raccogliere da infiniti luoghi dell'Iliade di Omero, 
i soldati usavano di armarsi colle corazze , cogli schi- 
nieri , con le spade, con gli scudi, col celatone ornato 
di pennacchi grandissimi , e con V aste. E questa ma- 
niera di pennacchi rossi e negri , ed altri sopra i ce- 
latemi un piede e mezzo, usarono eziandio gli antichi ro- 
mani , perciocché rappresentavano il soldato più grande, 
e di più onorata apparenza , e più orribile al nimico. 
Oltre di ciò , hanno scritto alcuni, che i greci , e mas- 



236 LIBRO SETTIMO 

siine i macedoni , portavano nelle falangi 1 palvesi, cioè 
certi sgudi grandi semicircuati , usati poi ancora dai 
romani , per raccorvi dentro le bagaglie mentre che 
passavano qualche fiume a guazzo ; e di più certe lan- 
cio lunghe diciotto piedi. Gli uomini d' arme a cavallo 
non usavano corazze , ma combattevano in saglio 7 con 
pili , dardi , e scudi di cuojo di buoi. Dione nella vita 
di Caracolla scrive, che ne' tempi di Alessandro Magno 
la falange era di sedicimila uomini , i quali usavano 
celatoni di cuojo crudo di bue, corazzine a .tre doppj 
fatte di lino , scudi di ottone , picche lunghe , la chia- 
verina , e la spada corta. Eliodoro dipingendo i com- 
pagni di Teagene di Tessaglia, così li formò, con le 
scarpe legate con alcune ckiturette purpuree, ed allac- 
ciate sopra i talloni $ con una bianca sopravveste in- 
dosso , cinta al petto con una cintola d' oro , fregiata 
negli estremi lembi da una benda nera : ed ai cavalli 
pose le barde , la testiera , e gli altri ornamenti di ar- 
gento e d' oro a livrea con esso loro , che parimenti 
avevano le vestimenta così divisate. E dipingendo poi 
Teagene , lo rappresenta a cavallo bene armato , che 
vibrava un 9 asta di frassino , con una sopravveste di co- 
lore purpureo , ed una cintola dove si vedeva Pallade, 
che si aveva fatto scudo al petto del capo di Medusa. 
Poco dipoi, lo stesso Eliodoro seguendo, descrive Ca- 
richia sacerdotessa di Diana , che era sopra un seggio 
da ogni parte scoperto collocato sopra una bianca car- 
retta tirata da due buoi, vestita d'una veste di por- 
pora che si stendeva insino a 9 piedi , tutta fregiata di 
liste d' oro , con una cintola fatta in forma di due ser- 
penti che avevano le code avviticchiate, e le teste che 



CAPITOLO XXVII. 237 

venivano fin sotto le poppe , legate insieme con un lac- 
cio attorno 9 e cadenti in guisa , che quello che della 
legatura avanzava pendeva d' ambedue i lati , e tutti 
erano fatti d'oro, ma coperti d'un celeste oscuro sino 
alla testa, acciocché sopra il giallo mostrassero V asprez- 
za i e mutazione della scaglia loro. Le treccie dice che 
non erano uè raccolte tutte, né tutte sciolte; ma la 
maggior parte , cioè quella che pende dietro nella col- 
lottola , giva errando sopra le orecchie e le spalle , e 
quella che pende verso la fronte era cinta di teneri ra- 
moscelli di alloro. Nella mano sinistra le pone un arco 
dorato, e sopra la destra spalla sospesa la faretra, e 
nella destra mano una lampada accesa. Quelli che ce- 
lebravano i sacrificj , e massime de 9 buoi , portavano 
sopra una bianca camicia una giuba cinta, ma lascia- 
vano la mano insieme con la spalla e la poppa de- 
stra ignuda , ed andavano schermendo con una scure 
da due tagli in mano. 

Degli abiti de 9 persj , il medesimo Eliodoro dopo 
che ha descritto la corte coi magi> dipinge Arsace re- 
gina assisa in alto seggio , ornata d' una veste di por- 
pora e d' oro , con una vista altiera e superba per le 
ricche collane che le cingevano il collo , e per il valor 
del cappello sontuosissimo che gli copriva il capo , il 
quale senza alcuna difficoltà si poteva levare , al con- 
trario di quello che usano ora le femmine degl* impe- 
ratori persiani , i quali carichi di cartocci e di gemme, 
con mille involgimenti di capelli, non si possono senza 
svolgerli levare di testa. Piacemi bene in queste per- 
siane moderne quella prima veste che gli circonda con 
bel garbo le membra ignude, così vagamente adornate 



238 LIBRO SETTIMO 

di gioje, e di pietre preziose. Ma tornando agli an- 
tichi , recita Quinto Curzio , che gli uomini d' arme di 
Persia avevano i cavalli bardati di lame di ferro, e 
nelle istorie etiopiche si legge , che ciascuno di loro 
si metteva dinanzi una celata fatta con un sasso solo 9 
in guisa che rassomigliava la faccia dell' uomo , e con 
quella dal sommo della testa infino sulla collottola tutto, 
eccetto gli occhi, si copriva. Nella destra mano poi 
portava una gran lancia , reggendo con l'altra il freno 
e la spada al fianco , armato nel resto di corazza , 
non solamente le spalle, ma eziandio tutto il corpo; 
la corazza era fabbricata in questa guisa, che si tro- 
vano alcune lame di rame o di ferro in forma qua- 
dra di un palmo per ogni verso , ed una a lato all' 
altra insino al fine delle coste si componevano 1 in mo- 
do , che quella di sopra col piede e col fianco si so* 
prapponeva a quella di sotto, ed a quella da lato; e 
così sempre di mano in mano dove le giunture si af- 
frontavano erano cuciti intorno alcuni uncinetti a guisa 
di lame , co' quali si attaccava una veste coperta di 
scaglie di pesce, la quale circondava e cingeva tutto 
il corpo. Questa veste aveva le maniche , e dàlia col- 
lottola si fermava in su le ginocchia , aperta di neces- 
sità nel loco delle coscie verso quella parte che veniva 
sopra le spalle del cavallo. Gli schinieri tirati dalla som- 
mità dei piedi insino alle ginocchia si congiungevano 
con la corazza , e con quelli legavano le scarpe di fer- 
ro. In simile maniera armavano anco il cavallo, co- 
prendogli il capo tutto con testiera ferrata , ed attac- 
candogli dalle spalle al ventre d amendue i lati , una 
coperta di ferro intessuta. Gli egizj antichissimi usava- 



CAPITOLO XXVII. 239 

no per arma certe corazze di corde di lino, come già 
se ne mostrò una in Rodi nel tempio di Minerva, che 
fu dell 9 antichissimo re Amasi. Gli etiopi esperti nelF 
arte del saettare e scagliar sassi , solevano portare nelle 
loro battaglie alcuni invogli attorti intorno al capo, ed 
intorno a quelli cacciare le Treccie, sicché la parte acu- 
ta spuntava in fuori in guisa di tanti raggi , e d'indi 
come d una faretra agevolmente le cavavano, saltando 
in maniera satirica coronati di freccie, co 9 corpi ignudi 
contro gì' inimici. Le saette erano dell' ossa di schiena 
di draghi fatte acute da una parte. £ questi modi usa- 
vano eziandio i trogloditi, i blemmi, gli eseri, ed in 
somma quasi tutta la Scizia, onde si legge che le amaz- 
zoni in altro non si esercitavano che in scoccar di ba- 
lestre e d'archi , in lanciar dardi e pietre $ ma vesti- 
vansi di sottil veste , lasciando scoperta la poppa de- 
stra ; ed in battaglia usavano corazze di cuojo, ed an- 
co certe coperte di scaglie di pesci ; né si trova che 
adoperassero mai spada né lancia. I parti portavano le 
calze piene di falde fino al collo dei piedi , e quivi le 
stringevano come una borsa, con le scarpe allacciate 
in diversi modi al lungo , ed a traverso il pettine: por- 
tavano poi un sajone lungo sino alle ginocchia , e di 
sopra uqa veste militare con diverse frangie ai lombi 
legata sopra la destra o sinistra spalla ad un laccio ov- 
ver medaglia $ ed andavano cinti del corpo e delle gam- 
be sotto le ginocchia , con un cappuccio picciolo in te- 
sta. Non dissimili da questi erano gli abiti degli arme- 
ni, e massime dei re. 

I goti antichi in loco di corazze e corsaletti si ar- 
mavano di vesti di bambagia e lana trapuntate , che 



240 LIBRO SETTIMO 

chiamavano taiacomache , le quali usarono parimenti i 
romani dopo la perdita dell' imperio , e tutti gì' ita- 
liani ; accompagnate Con balestre grandissime di ferro 
finché fu tiovato l'archibugio. Gli unni al tempo di At- 
tila , che per insegna portava l'aquila, ed anco l'astore 
coronato , si armavano di corsaletto, di corazza, d'ar- 
co , e di faretra $ altri portavano lo scudo , la lancia, 
e la scimitarra $ altri si coprivano di cuojo *. ed altri 
di ferro, cingendosi una spada lunga ed un pugnale. 
Appresso si vestivano di pelle , e portavano le barbe 
ed i capelli lunghi, che gli accrescevano fierezza ed or" 
rore neir aspetto , sì che con quello solo mettevano 
spavento ai suoi nemici. Per insegna particolare ave- 
Vano l'aquila coronata. I svevi, uomini grandissimi di 
corpo , non portavano altre vesti che certe pelli tanto 
picciole , che buona parte del nudo mostravano. Gli 
antichi germani pochi anni dopo Cristo adoperavano 
poco la spada in battaglia , ma assai si valevano di al- 
cune aste alquanto lunghe dette fiamme con un piccio- 
lo ferro. Il soldato a cavallo si armava di scudo, ed 
il fante gettava dardi, de' quali ciascuno ne portava 
seco gran numero; e combatteva- ignudo, ovvero co- 
perto di breve giacchetta. I scudi erano distinti secon- 
do i colori che sceglievano a lor modo , e pochi usa-* 
vano corazze , ed appena uno o due , elmetto ovvero 
celata* Fra gli antichi galli , quando si adorava Mer- 
curio , il vulgo si vestiva di gonnelle , ed in vece di 
tonica di un vestimento corto , il quale appena copri" 
va loro mezze le natiche , di lana rozza ma con peli 
lunghi , onde tessevano bianchette pelose* Questi po- 
poli avevano corpi lunghi e bianchi , e tutti gli arma- 



CAPITOLO XXVII. 241 

vano ad una foggia, portando al fianco una lunga spa- 
da , ed uno scudo parimenti lungo, ed un'asta. Usa- 
vano ancora archi , e talvolta frombe e mazzafrusti $ 
e tornando dalla guerra erano soliti appiccare al collo 
dei cavalli le teste degli uccisi. I scoti vecchi, nel ve- 
stire non erano diversi dagV iberni ; imperocché ambi 
portavano una bianchetto di sopra, e di sotto una gon- 
nella, tutte due tinte in color di zafferano, ed anda- 
vano con le gambe ignude sino ai ginocchi, non usan- 
do altre armi che l'arco , e le saette , una spada as- 
sai lunga e larga , ed un pugnale che da un lato solo 
aveva il taglio. I turchi , così femmine come maschi, 
portano le vesti larghe e lunghe insino ai piedi , ac- 
ciocché in niun atto che occorra loro di fare scuopra- 
no le parti disoneste. 

Ma chi desidera compitamente sapere gli abiti e 
le foggie delle armi di altri popoli , come dei cimbri, 
dei goti, degli alani, e di simili barbare nazioni, legga 
il libro intitolato De gentium aliquot migrationibus, 
nel quale si vedranno designate le bizzarre armi, e ve- 
stimenti suoi 5 e rivolga le istorie che resterà appieno 
sodisfatto. Io non mi stenderò più oltre in questo pro- 
posito se non in descrivere l'abito sacerdotale di Aron- 
ne fatto da Beselel , il quale per essere cosa notabi- 
lissima, parmi che non debba in verun modo essere 
tralasciato. Ora il primo vestimento di cotal abito era 
prima tutto di color turchino , di porpora, e di bissa 
ritorto. Il superumerale era simile di forma al piviale 
dei papi, tessuto d'oro, di turchino, di porpora, di 
cremisino , e di bisso ritorto ad opera di ricamo, con 
fogliami d'oro ; e dalle bande aveva due pietre oni- 

Lomazzo Tr. Voi. Ili 16 



242 LIBRO SETTIMO 

chine legate in oro , nelle quali erano scolpiti i nomi 
ilei figliuoli d'Israello. Il razionale era ricamato quasi 
' simile d'opera al superumerale , quadro alla misura di 
due palmi , nel quale erano quattro ordini di pietre 
preziose ; nel primo sardo , topazio , e smeraldo ; nel 
secondo carbonchio, zaffiro, e diaspro,* nel terzo lin- 
curio, agata, ed ametista; e nel quarto crisolito , oni- 
chino, e berillo, circondati e legati in anella d'oro, 
con un nome della tribù d'Israello ( come nell' altro 
dissi) scolpito in ciascuno (1), ed alcune catenelle d'oro 
die s'aggiugnevano insieme, e due ancinelli, con altret- 
tante anella da un lato e dall' altro , dai quali pende- 
vano due catenelle d'oro legate con gli ancinelli che 
erano nei cantoni del superumerale dinanzi e di die- 
tro, sicché legavano il superumerale col razionale stret- 
to stretto al cingolo fatto dei medesimi colori, e s'in- 
serravano con la cuffia che teneva in capo il sacerdo- 
te. La tonica del superumerale era tutta turchina, ed 
il capezzo nella parte di sopra, nel mezzo, e negli orli 
era tessuto di turchino , di jacinto , di porpora, e di 
bisso ritorto , con alcuni pomi granati ai piedi ; ma 
l'estrema parte inferiore aveva appese alcune campa- 
nelle d'oro fra i pomi granati. Le toniche erano di tela 
sottilissima tessute $ le mitre avevano le sue coronettc; 
e le calze , ed il cingolo erano di bisso ritorto , di 
jacinto , di porpora , e di vermiglio distinto con ri- 
camo. La lamina di sacra venerazione era d'oro, ed 
aveva scritto sopra il nome di Dio. Eran bene stretti 
con la mitra, e la mitra con la cuffia, dimandata an- 

(i) Vedi Voi IL pag 43i. 



CAPITOLO XXVII. 243 

cora vita jacintina. Questo fu l'abito antico comandato 
da Dio che si facesse, ad esempio del quale poi tutti 
i sacerdoti degli ebrei si vestirono; a cui simile in gran 
parte fu da principio quello dei sacerdoti egizj, i quali 
nei sacrificj andavano vestiti di bianca tela di lino , 
sebbene quelli d'Iside si vestivano di turchino. E tanto 
sia detto degli abiti antichi. Dei moderni, così dei pa- 
pi , come degl' imperatori , e di altri di qualunque na- 
zione , giudico che poco necessario sia il ragionare , 
poiché facilmente ognuno può per sé stesso osservarli; 
oltre che non mancano anco chi ne hanno copiosamen- 
te scritto e dimostrato in disegno , dove si vedono le 
diversità principali dei popoli del mondo, posti in istam- 
pa da molti pittori , e massimamente fatte da Giulio 
Romano, che tutta questa via ha grandemente osservato. 



CAPITOLO XXVIII. 

Della forma dei tempj , ed altri ediflcj. 



x\. vendo il pittore a rappresentare le istorie di tutte 
le parti del mondo , e di tutte le età , chi non vede 
eh* egli ha da procedere con infinito riguardo, per rap- 
presentarle decentemente , con le circostanze che gli 
si convengono rispetto alle maniere e costumi di quel 
paese e di queir età in cui successe l'istoria che rap- 
presenta ? ed a fine che non scorra , come hanno fatto 
molti , in cotali errori di fingere edificj in tempi che 
non si edificava ancora , o edificj alla romana in luo- 

16* 



244 LIBRO SETTIMO 

glii bàrbari , e simili sconvenevolezze : perciò ho pen- 
sato di volere in questo capitolo quasi come abboz- 
zare uno schizzo della maniera degli edificj , il quale 
ci aprirà l'intelletto per potere guardarsi da cotali er- 
rori. 

Nel che, per cominciare un poco più alto, ab- 
biamo da ridursi a memoria , che nei primi tempi le 
case abitate dagli uomini erano quelle della natura , 
cioè cave , burroni , spelonche, e boschi $ e dopo, co* 
me dice Vilruvio , trovandosi nel fuoco il commodo 
della vita , si cominciò per scacciare il freddo a far 
coperte di f rondi, cavar sotto i monti , e fare a mano 
spelonche , come fecero i trogloditi , ed alcuni popoli 
di Libia vicini agli etiopi , come riferisce Strabone. 
D'indi a poco cominciarono con vimini tessuti e fango a* 
far coperte e case, del che Plinio e Gellio ne fanno au- 
tore Tosio nono figliuolo del Cielo; togliendo 1 esempio 
dalle rondinelle nel far dei loro nidi. Successe poi il far 
dei pareti con forcine, fango, e verghe inframesse con 
coperti di canne e frasche, per difendersi dalle pioggie e 
dal caldo. E di questa maniera di stanze , ed altre 
simili , furono quelle delle genti innanzi al diluvio , 
parlando in generale. Dopo il diluvio i primi galli , 
avanti che Marcomiro abitasse quel paese, e parimenti 
i portoghesi ,' i frigj , ed i primi germani ritennero an- 
co il medesimo modo di edificare , ed è ritenuto an- 
cora da molti di loro, massime dai volgari svevi , e 
sassoni , sebben le case dei nobili si fabbricano d'assi 
e di mattoni con traverse di travi. Il che a Parigi mol- 
to è usato ; ed usavasi in Milano al tempo vecchio , 
anzi per tutta Lombardia , ed il resto dell' Italia, es- 



CAPITOLO XXVIII. 245 

sendo venuto cotal uso dai goti , e dagli altri barbari 
dopo che con l'imperio l'architettura si partì d'Italia. 
Onde ne nacque a quei tempi , che tutte le chiese, e 
le case si vedevano fatte senza disegno greco o roma- 
no 7 e senz' ordine alcuno architettonico descritto da 
Vitruvio , ed osservato dagli antichi. Ma per singolare 
benefizio poi di Dio 7 il quale voleva abbellire il mon- 
do , ed adornare i suoi templi 7 si sgombrò dagli oc- 
elli dei mortali ai tempi dei nostri avoli quella nebbia 
che non gli aveva lasciato veder la luce delle buone 
arti ; e nacque Bramante , il quale col suo mirabile 
intelletto suscitò rarchitettura, eccitato anco dalla ma- 
gnificenza e liberalità di Francesco Sforza primo duca 
di Milano. £ successivamente molti altri pittori, e par- 
ticolarmente Michelangelo , Filarino di mano in mano 
ampliata , e facilitata in modo , che ormai sino i ta- 
glia sassi si fanno architettori , sebbene la lode dell' 
invenzione e della bellezza dei capricci rimane però tut- 
tavia ai pittori e scultori ; essendo questa gente senza 
disegno e così ignoranti , che non vede un quadro se 
non guarda un mattone. Or tornando a loco , dico , 
che di quelle prime cose oltre alle nazioni nominate, 
ne usano ancora molte altre, e massime per i villaggi. 
Anzi trovasi eziandio gente che senza case allo sco- 
perto va vagando , come i sciti , i normandi , i sarà- 
cini in Affrica che si chiamano salvatici , ed i tartari 
i quali si vedono tutto dì errare per le campagne so- 
pra i carri ordinati a guisa di trabacche e padiglioni, 
per difendersi dal freddo e dal sole. Così crescendo , 
di tempo in tempo variandosi l'uso dell'edificare, nacque 
ed ebbe principio appresso gli antichi l'architettura, che 



246 LIBRO SETTIMO 

di fabbricar la via per ordine c'insegna, come può chia- 
ro vedersi nelT arbore di essa architettura 7 del quale 
più a basso si ragionerà. 

Quest' arte secondo alcuni , fra quali è Diodoro, 
fu prima trovata da Pallade ; ma Gioseffo vuole 7 ed 
è certo più verisimile , che fosse Caino primo figliuolo 
di Adamo 7 il quale istrutto di tutte le arti e scienze 
del mondo da suo padre 7 prima di tutti gli altri co- 
strusse in India Enochia città $ dopo il quale Tubai 
insieme col fratello figliuoli di Lamech fecero le co- 
lonne 7 nelle quali scrìssero le profezie udite 7 e le os- 
servazioni delle stelle. Né è da dire che cotali edificj 
non fossero edificati con arte ed architettura $ impe- 
rocché Adamo 7 siccome dotato perfettamente da Dio 
di tutte le scienze, le insegnò ai suoi figliuoli 7 ed eglino 
le mostrarono agli altri : ed è da conchiudere piuttosto 
che gli antichi meglio intendessero quest 9 arte che non 
hanno fatto i posteriori 7 siccome più lontani da quei 
primi maestri inslrutti e colmi d'ogni scienza. Succes- 
sivamente Nembroth edificò la prima torre in Babilo- 
nia, la quale fu poi circondata da altissime 7 e grossis- 
sime mura da Semiramide 7 con porte di metallo 7 seb- 
bene della lunghezza del circuito di esse mura non ve 
n'è certa e determinata opinione 7 avendone diversa- 
mente parlato il Siculo 7 Plinio, Paolo Orosio , ed al- 
tri scrittori ; e dopo lui Sostrato architetto n' edificò 
un altra in Egitto nelF isola di Faros , d'onde i re di 
Egitto solevano chiamarsi Faraoni (1). Joboal insegnò 

(i) Sostrato di Guido , figlio di Dessi fané , architetto greco , fu 
così caro a Tolomeo Filadelfia , eh' ebbe il soprannome di favorito 
ed amico dei re. Fra le diverse sue fabbriche sì noverano i magni- 



CAPITOLO XXVIII. 247 

a far le tende. Salomone appresso gli ebrei costruir fece 
il primo tempio, il quale superò i più antichi, e quan- 
ti se n'erano per fare di bellezza , di magnificenza, e 
spesa. Appresso gli altri popoli , scrive Vitruvio , che 
Pitio fu il primo che edificasse in Pirene tempio a Mi- 
nerva. I primi pozzi furono cavati in Argo dalle figliuo- 
le di Danao. Furono poi trovati i labirinti con dub- 
biose e fallaci vie , per le quali l'uomo entrato subito 
si smarriva. £ furono i primi quattro , uno in Egitto, 
che avanti gli altri edificò Titoes , secondo Plinio (1); 

6ci orli pensili di Gnido sua patria; inoltre il famoso fanale dell'isola 
di Faro, riguardato una delle maraviglie del mondo. Era una specie 
di torre innalzata sulla cima di un alto scoglio dell' isoletta chia- 
mata Faro, lungi un miglio da Alessandria. Alta 45o piedi, la torre 
si scopriva a cento miglia di distanza, e formavasi di piani decre- 
scenti T uno su F altro , e sui quali sorgeva una grande lanterna. 
La fabbrica che era tutta in pietra non serviva soltanto per com- 
modo dei naviganti , ina eziandio per fortezza del porto. Sostrato 
volendo che il suo nome giungesse alla più remota posterità , lo 
fece scolpire profondamente in pietra coprendolo di un intonaco 
o specie dì stucco , sul quale leggevasi il nome di Tolomeo. Così 
cadendo cogli anni 1* intonaco , restava nudo il suo nome. Secondo 
Luciano V iscrizione nascosta diceva : " Sostrato di Guido , figlio 
di Dessifune , e gli Iddii conservatori , per salvezza de' naviganti „. 
Secondo Strabone così : " Sostrato , V amico dei re , fece ,, . Altri 
asseriscono favoloso questo racconto, dicendo che Tolomeo lasciasse 
all' architetto la libertà dell' iscrizione , e ohe per i Dei conserva- 
tori s' intendevano il re e la regina ed i successori amantissimi del 
bel titolo di Sotero , vale a dire Conservatore* Ai tempi di Plinio 
vedevansi consimili torri a Pozzuolo ed a Ravenna. 

(i) Erodoto lo fa opera di dodici re. Questo edificio , da quanto 
riferisce Pomponio Mela couteneva tre mila appartamenti , metà 
dei quali erano sotto terra , e dodici palazzi in un solo ricinto , 
ed era fabbricato e coperto di marmo. Era vi una sola discesa, ma 
neir interno trovavausi infinite strade tortuose. Era opinione co- 
mune p a v tempi di Plinio , che fosse un monumento al sole. Alcuuì 



248 LIBRO SETTIMO 

l'altro fece Dedalo in Candia (1) j il terzo in Len- 
no, del quale furono architetti Zmilo, Rolo, e Teodo- 
ro di Lenno (2); ed il quarto fabbricò in Italia Por* 
senna re dei toscani con pietre lavorate per sua se- 
poltura (3). Delle piramidi per uso di sepolcri fu in* 



moderni viaggiatori lo hanno giudicato un Pantheon. Gli abitanti 
del paese danno ai resti di un edificio il nome di Palazzo di Ca- 
ronte , e sono persuasi che sia desso l' opera di quel Caronte , il 
quale , dopo d' aver guadagnato immense somme col tributo che 
egli esigeva pel tragitto degli estinti , abbia fatto costruire questo 
edifìcio per rinchiudervi i suoi tesori , che in forza di potenti ta- 
lismani t erano garantiti dai ladri* Da ciò deriva il loro timore che 
i viaggiatori non vengano a rapire quei tesori , come pure la ri- 
pugnanza che essi palesano di condurveli* Ma questo preteso ca- 
stello di Caronte , dèi quale vi sono differenti piani, sembra essere 
slato una cappella di Serapi » che non ha uè piramide , uè alcuna 
apparenza di andirivieni» e neppure ìoo piedi di lunghezza, mentre 
Stradone ci assicura che coloro i quali salivano sul terrazzo del 
labirinto vedevano intorno ad essi , per così dire f una campagna 
di pietre scalpellale , la quale terminava in edificio dì piramidale 
figura. 

(i) Fu presso la città di Gnosso , ed edificato sul modello di 
quello di Egitto , per rinchiudervi il minotauro. Egli era scoperto, 
mentre quello di Egitto era coperto ed oscuro. — Un altro labi- 
rinto uell* isola di Greta trovasi descritto da Tournefqrt nelle Me- 
morie dell* accademia delle scienze. Egli consiste in un sotterraneo 
condotto a guisa di strada , il quale con mille irregolari avvolgi* 
menti percorre tutta la parte interna di una collina situata alle 
falde del monte Ida verso il mezzogiorno , e distante tre miglia 
dall'antica citta di Gortina. 

(qJ Era ragguardevole per i5o colonne , che * mentre si face- 
vano girare , erano con tanta eguaglianza poste ed accomodate sui 
cardini , che un fanciullo bastava a muoverle. A' tempi di Plinio 
se ne vedevano ancora degli avanzi. 

(3) Il labirinto d' Italia fu edificato al disotto della città di 
Chiusi da Porsenna re di Etruria , il quale , innalzando a se stesso 
un magnifico sepolcro , volle assicurare all' Italia la gloria di aver 



CAPITOLO XXVIII. 249 

vcntore Chemni re di Egitto , il quale ne fece fabbri- 
care una tra Memfi e Delfo di così smisurata grandez- 
za , che 360,000 uomini non la poterono condurre a 
fine più tosto che in venti anni. Dopo la quale suo 
fratello Cabreo ne fece un 9 altra j e la terza fece Mi- 
cerino. £ di qui nacque il costume di fare i sepolcri, 
fra i quali fu il tanto celebrato in Caria di Mausolo 
fatto costruire da sua moglie sopra a 36 colonne, da 
quattro principali scultori, di cui ciascuno ne posse- 
deva una parte , chiamati Scopa , Briasside, Timoteo, 
e Leocare ; e dal quinto chiamato Piteo gli fu fatta 
una piramide con un carro e quattro cavalli sopra (1). 
Ed appresso i romani la superba mole di Adriano sul 
Tevere , che ora chiamasi Castel S. Angelo. Egli è ben 
vero , che quest' uso dei sepolcri non fu universale ap- 
presso tutti i popoli , perciocché si legge che i massa- 
geli mangiavano i morti , e i tibarini gli appiccavano, 
ed altri gli ardevano , e riponevano le ceneri nell'ur- 
ne , le quali collocavano ora alto come erano le cene- 
sorpassato la magnificenza e la vanità dei re stranieri. — Plinio 
parla di un altro labirinto fallo a Samo da Teodoro. 

(i) Piteo e Satiro disegnarono ed edi Bearono il famoso mau- 
soleo che Artemisia regina di Caria dedicò all'estinto marito. Com- 
piuta V opera, questi due artisti , secondo 1' uso del tempo , ne 
diedero la descrizione dietro le regole che li avevano guidati. La 
tomba fu edificata in mezzo alla sua città , luogo scelto da Mau- 
solo , sovra una piazza ricca di memorie e di monumenti ; avea 
4 it^ piedi di circuito» adorua e sostenuta da molte colonne , con 
basslrilievi , con statue» e fregj di sorprendente lavoro. Inoltre 
innalzò Piteo una piramide di a4 gradini, ebe aveva alla sommità 
un carro tirato da quattro cavalli di fronte. L' altezza totale del 
monumento era di i4o piedi. Oltre a questa grande opera Piteo di- 
segnò ed eresse il tempio di Minerva in Priene d' ordiue jonico, 
che perfettamente concorda con quello descritto da Vitruvìo. 



250 LIBRO SETTIMO 

ri di Cesare sopra la guglia di S. Pietro , ed ora sotto 

terra. 

Ma per venire alle parti dell' architettura, accioc- 
ché più facilmente venga ad essere inteso ciò che di 
lei sparsamente in molti luoghi di quest'opera ho toc* 
cato , egli si ha da considerare che gli antichi cava- 
rono quest' arte da due cose , dalla fabbrica e dal di- 
scorso : e queste due trassero da undici scienze , let- 
tere , disegno , geometria, prospettiva, aritmetica, isto- 
ria, filosofia, musica, medicina, leggi, ed astrologia, 
delle quali Vitruvio ampiamente parla. Poi la divise- 
ro in due parti , cioè , in parti accidentali , e sostan- 
ziali. Le accidentali sono sei, delle quali alcune si dif- 
fondono in altre parti , come si vede chiaramente nel- 
l'arbore. Le sostanziali sono tre, cioè gnomonica, ma- 
clonazione, ed edificazione. Nella prima si contiene l'ar- 
te del fare gli orologi , e simili cose , le quali perfet- 
tamente possedette Janello Tòrriano cremonese, come 
bene lo dimostrò nello stupendo orologio che donò al- 
l'imperatore Carlo V. Nella seconda si contiene la le- 
vàtoria , la trattoria , la spiritale , e tutte le machine 
cosi di levar acqua , come di offendere e difendere. 
Nelle quali furono tra gli antichi grandissimi Archi- 
mede , Filone , Dinocrate , Polibio, il sopraddetto Ja- 
nello , Galeazzo Alessio, Pellegrino de' Pellegrini, Gio. 
Battista Clariccio , e Giovan Domenico Lonati ; e dei 
scrittori come il Vinci, il Cardano, l'Agricola , e FOr- 
di. La terza contiene gli organi idraulici; le macchine 
mosse dal fuoco; le fontane; gli organi aerei $ le mac- 
chine che per forza d'aria si cacciano, come quelle di 
Tesibio ; e le altre senz' aria , come coclee , e troni- 



CAPITOLO XXVIII. 251 

be ; e finalmente gì' istromenti militari^ come appresso 
gli antichi catapulte , scorpioni, testuggini, arieti, ba- 
liste , e simili ; ed appresso i moderni le artiglierie , 
e gli archibugi. La terza parte sostanziale detta edifi- 
cazione ; una si dice privata , e l'altra pubblica. La 
privata è di due sorte , una urbana che contiene, per 
esempio , stanze , librarie , e cubiculi ; e l'altra rusti- 
ca , che contiene torchi , presepi , molini , e simili 7 
dei quali Leonardo ne disegnò trenta carte di chiaro 
e scuro , che sono pervenuti nelle mani di Ambrogio 
Figino ; dove si veggono alcuni molini che macinano 
con acqua 7 ed altri senza , tutti fra sé diversi : ed ol- 
tre lui ne disegnarono il Civerchio, ed il Buttinone, i 
quali furono da Gaudenzio donati a Cesare Cesariani 
commentator di Vitruvio. La pubblica consiste in tre, 
in difensione, in opportunità, ed in religione. La pri- 
ma c'insegna a far le torri , le mura , le fortezze , i 
cavalieri , e simili , nella qual parte sono degni di me- 
moria Alberto Durerò, Giovan Maria Olgiato , il ca- 
pitano Giacopo Fusti detto lo Scariotto , il Sanmar- 
tino , Baldassare Lanzi , il Vitelli da Citta di Castello, 
il cavalier Paciotto, Rocco Guerrini, il fratino da Mor- 
cò , il Soldati , e Gabrio Busca. La seconda contiene 
le piazze , i portici , i bagni , o vogliam dir terme , 
delle quali molte ne furono in Roma denominate da 
quelli che l'avevano fatte fare , come agrippine , do- 
miziane , antoniane , alessandrine , gordiane , severia- 
ne, diocleziane, aureliane, costernine, novaziane, con 
quelle di Tito Vespasiano. Oltre di ciò contiene i porti 
di mare , i fóri , i xisti , le palestre , le curie , gli 
erarj , le basiliche , le prigioni, le scene, la comica, 



252 LIBRO SETTIMO 

tragica , e satirica , i teatri , e gli anfiteatri , come è 
quello di Verona detto l'Arena di opera rustica; e queir 
altro , che è in mezzo a Roma cominciato da Vespa- 
siano , e finito da Tito suo figliuolo , che si chiama 
il Colisèo j e quello che è in Pola città di Dalmazia. 
Finalmente per la terza ed ultima ha insegnato 1 ar- 
chitettura , ed insegna a tutto il mondo a fare i tempj 
sacri agli Dei, gli aspetti dei quali furono dagli an- 
tichi , come dice Vitruvio , nominati parte dalle co- 
lonne , e parte dagl' intercolutinj. Quelli che furono 
chiamati dalle colonne sono sette ; il primo è detto 
antis , che nelle pilastrate si forma 7 quale fu quello 
delle tre Fortune , una delle quali fu vicina alla porta 
Collina. Il secondo è detto prostilo , che fu osservato 
neir isola tiberina , nel tempio di Giove 7 e di Fauno. 
Il terzo è chiamato ampsiprostilo ; ed il quarto pe- 
riptero , di cui ne diedero esempio gli antichi nel por- 
tico di Metello , di Giove Statore , ed alla Mariana 
dell' Onore , e della Virtù. Il quinto è nominato pseu- 
dodiptero , come fu a Magnesia il tempio di Diana , 
fatto da Ermogene alabandeo , ed il tempio di Apol- 
line edificato da Meneste. Il sesto è detto dipterq, che 
seguì Ctesifonte nel tempio jonico di Diana efesia 5 ed 
i romani nel tempio dorico di Quirino. Il settimo è 
chiamato hipetros , il quale fu osservato in Atene nel 
tempio di Giove Olimpicow Gli aspetti ovvero manie- 
re che le vogliam dire , nominati dagl' intercolonnj , 
sono cinque, come recita Vitruvio nel 111° libro, pie- 
nostilo , sistilo , diastilo , areostilo 7 ed eustilo. Della 
prima maniera fu il tempio del divo Giulio, ed il tempio 
di Venere nel fóro di Cesare. Della seconda il tempio 



CAPITOLO XXVIII. 253 

della Fortuna equestre. Della terza il tempio di Apolline 
e di Diana. Della quarta il tempio di Cerere, e di Ercole 
nel Circo Massimo; e del Campidoglio Pompejano. E del- 
la quinta il tempio del padre Bacco in Teo d'Asia; della 
qual maniera più ragionevole delle altre, e dell' aspetto 
pseudodipteros ne fu inventore Ermogene. Ora tutte que- 
ste maniere di templi si fanno ciascuna con li suoi de* 
biti ordini , co 9 quali generalmente tutte le approvate 
fabbriche e palazzi si fanno con ragione : e sono cin- 
que , nominati toscano, dorico, jonico , corintio /e 
composito. Ciascuno di loro consiste particolarmente 
di piedistallo , di base , di colonne , di capitelli , di 
architravi , di fregj , e cornicioni , con varie diversi- 
tà di membra e di ornamenti , come si è detto nel 
libro della proporzione ; dove sebbene ho fatto men- 
zione se non di alcuni , i quali sono stati a' tempi mo- 
derni eccellenti in quest' ultima parte d'architettura , 
che appartiene alla fabbrica , non è però che non ne 
siano stati molti altri degni di essere celebrati da più 
sonora tromba che non è la mia. Ma perchè questo 
non è mio proponimento di andare discorrendo per gli 
artefici illustri , e cantar le lodi loro , gli ho passati 
con silenzio j tanto più che ciò è già stato fatto fe- 
licemente da Giorgio Vasari nelle Vite dei pittori , 
scultori , ed architetti , il quale in mia vece sodisfarà 
cumulatamente in questa parte ai curiosi. 

Questi ordini è da sapere che furono tratti dalla 
misura del corpo umano , come afferma Vitruvio nel 
primo del 111°,- onde si legge che Doro figliuolo di El- 
leno e di Alope il quale regnava in Acaja e nel Pelo- 
ponneso , del primo ordine che da lui fu chiamato do- 



254 LIBRO- SETTIMO 

rico, fece in Argo il tempio di Giunone; e che a si- 
militudine di quello d'indi a molto tempo i johii fe- 
cero il tempio di Apolline Pannionio. Ma venuti alle 
colonne, non trovando in quelle fatte da Doro sim- 
metria alcuna , e cercando con che ragioni far le po- 
tessero, acciocché a sostenere il peso fossero atte, ed 
avessero bellezza nelF aspetto, misurarono la pianta del 
piede virile, e di quella grossezza di che fecero la base 
del tronco inferiore , sei volte tanto levarono la co- 
lonna in altezza col capitello ; e così ebbe principio la 
colonna dorica , e proporzione appresso ai greci dal 
corpo umano. Ma ancora che così tengano molti, non- 
dimeno Fuso di questo ordine fu molto prima dei greci 
ritrovato; perciocché scrive Leon Battista Alberti nel VII 
della sua Architettura , che i capitelli dai greci poi 
detti dorici , erano stati in uso fra gli antichissimi gran 
tempo prima ; e soggiunge che i medesimi furono in- 
ventori delle statue. Medesimamente i jonii, fabbrican- 
do un tempio a Diana, dagl' istessi vestigj trassero una 

nuova forma e maniera di colonna di sveltezza femi- 

/ 

nile ; e così la fecero di grossezza la ottava parte del- 
l'altezza , e dopo Tornarono di molte qualità conformi 
alla femmina , la quale dal nome loro fu chiamata jo- 
nica da quelli, che dopo molto tempo con sottilità fe- 
cero l'altezza della dorica di sette diametri , e la jo- 
nica di otto e mezzo. L'ultimo ordine trovato dai greci 
detto corintio fu formato ad imitazione della gracilità 
virginale, ed ancora dalla leggiadrìa e gentilezza sua. 
Dell' invenzione del suo capitello si narra ; che essen- 
do morta una vergine di Corinto , la nutrice sua rac- 
colto che ebbe i vasi , ^dei quali la vergine si diletta- 



CAPITOLO XXVIIT. 255 

va , li pose in un cesto , e lo pose da capo al luogo 
dove ella fu sepolta con una tegola sopra j e che es- 
sendo per caso il cesto posto sopra una radice di acanto, 
egli per il peso mandò fuori alla primavera i ritorti cauli, 
quali crescendo lungo ai lati del cesto, e negli angoli della 
tegola, per la gravezza del peso spinti in fuora, costretti 
furono nelle ultime parti delle volute a piegarsi. Al- 
lora Callimaco sottilissimo architetto vedendo quel ce- 
sto con le tenere foglie nascenti intorno r e dilettatosi 
della maniera e novità della forma , fece a quella so- 
miglianzà appresso i corintj le colonne con le sue con- 
venienti misure. Ma l'ordine toscano per molte opere 
che di lui si videro antichissime , fu tenuto invenzione 
e ritrovato d'essi toscani , onde ha avuto il nome. La 
colonna quadra dimandata ottica fu immaginata dagli 
ateniesi. I romani poi dopo molto tempo conoscendo 
di non potere aggiungere o superare l'invenzione de'gre- 
ci in quei primi tre ordini , se ne immaginarono uno 
composto del jonico, e del corintio, mettendo la vo- 
luta jonica coli' uovolo nel capitello corintio. £ di que- 
sto si servivano negli archi trionfali, volendo mostrare 
che eglino erano padroni di quelle nazioni che erano 
state inventrici di quei tre ordini , mettendo l'uno so- 
pra l'altro , come si vede nel Colisèo, e dopo il com- 
posito sopra il corintio , siccome corona e signor loro. 
La forma dei templi altresì fu tratta dagli atti del cor- 
po umano , così la tonda come la quadra, e così quella 
di croce come le altre tutte : così dalla composizione 
delle membra umane furono tolti gli ornamenti, i fo- 
gliami , gli uovoli , e le altre circostanze degli ordini. 
Appresso si legge nel 1° di Vitruvio , che usarono gli 



256 LIBRO SETTIMO 

antichi di porre in vece di colonne di quella natura 
figure in guisa di schiavi , come appresso i greci, ca- 
riatidi e persi ; e prima in vece di questi usarono i 
trofei. 11 qual uso è stato poi cangiato in termini, cioè 
figure dal mezzo insù , e dal mezzo ingiù ciocchi, co- 
lonne , tronchi , e simili. Usarono anco in quei tgmpi 
di porre in vece di capitello teste naturali, ornate se- 
condo la maniera della colonna più o manco , per- 
ciocché ogni cosa facevano con grandissima proporzio- 
ne. E perciò attribuirono Fordine toscano a* fortezze, 
e fra i Dei ad Ercole , mischiandolo con altri ordini, 
siccome più forte di tutti e più rozzo ; lordine dori- 
co a Marte, ed ancora ad Ercole ; il più svelto a Gio- 
ve; il jonico ad Apolline, Diana, e Bacco; ed il co- 
rintio alla Dea Vesta, ed a Venere. Ma tutto che siano 
così limitati e prescritti i precetti dell' architettura, ella 
noi* è però da tutti in un medesimo modo intesa. Im- 
perocché d'una maniera la pratticano gli alemanni, co- 
me si vede negli edificj e templi loro levati dal Lom- 
bardo , da Giacus Bergamengan , e dagli altri archi- 
tetti , e nei libri già dati in luce da Alberto Durerò, 
ove chiaramente appare quanto siano le regole loro lon- 
tane dalle suddette che noi italiani da Bramante iti qua 
usiamo; e d'un' altra l'intendono i francesi, e gli spa- 
gnuoli», e le altre nazioni. Il che dal pittore ha da 
essere diligentemente avvertito , acciocché nelle sue 
istorie si veda quella corrispondenza , e quel concerto 
delle cose che si ricerca. 



CAPITOLO XXIX. 

Della forma di alcuni Dei immaginati dagli antichi* 



i\ffine che non si possa desiderare cosa alcuna 7 che a 
compita cognizione di quest' arte appartenga , ho vo- 
luto soggiungere in questo loco della forma di alcuni 
Dei , che gli anticlù per sé stessi s'immaginarono che 
fossero , o ragionevolmente essere dovesse. £ prima 
formarono la Providenza , siccome madre che avesse 
cura dell' universo , donna vecchia in abito di grave 
matrona 7 con le braccia alquanto aperte. Finsero De- 
mogorgone siccome padre di tutti i pensieri umani e 
bassi , pallido , e circondato d oscurissima nebbia , e 
coperto di certa umidità lanuginosa, e che abitasse nel 
mezzo della terra. L'Eternità che in sé contiene tutte 
le età , ritta in piedi , in forma di donna , vestita di 
verde , con una palla nella destra , e un largo velo 
disteso sopra il capo , che la copriva dall' uno ali al- 
tro omero, benché Claudiano in altro modo la forma, 
come si può vedere anco nella traduzione che di lui 
ha fatto il Cartari ; e da questa ne formavano un* 
altra vestita di verde perché non invecchia mai. Di- 
pinsero il Caos quasi come una massa senza forma e 
sembianza , come dice Esiodo 7 con la Discordia pri- 
ma figliuola di Demogorgone a cavallo dietro alle cose 
confuse ; e perciò fu dai filosofi riputata conservatrice 
del mondo. La Fraude, che da Apelle appresso la Ca- 
lunnia fu dipinta in forma di donna , da Dante é figu- 

Lomazzo Tr. Voi. III. 17 



258 LIBRO SETTIMO 

rata in forma di mostro con la faccia d'uomo dab- 
bene e giusto , dove dice : 

E quella sozza immagine di Froda 

Seri venne , ed arrivò la testa e V busto $ 

Ma in su la riva non trasse la còda* 
La faccia sua era faccia (Tuoni giusto 7 

Tanto benignai avea di fuor la pelle j 

E étun serpente tutto f altro fusto. 

Duo branche avea pilose infin F ascelle $ 

Lo dosso , e 7 petto , ed ambedue le coste 

Dipinte avea di nodi e di rotelle. 

Con più color sommesse e soprapposte 

Non fér ma in drappo tartari , né turchi 7 

Né fur mai tele per Àragne imposte (1). 
Il giovane Apolline rappresentavano vestito di turchi- 
no , con lina palla in mano , ed un vaso pieno di car- 
boni con molte faville intorno sparse. Pitone dipinge- 
vano tutto giallo , con una massa affocata in mano* 
La Pertinacia tutta nera con brache di ellera abbar- 
bicata. L'Ignoranza con un dado di piombo in testa. 
La Querela coperta con un drappo taneto , e con una 
passera solitaria , che nelT acconciatura della sua testa 
aveva fatto il nido. L'Idra e la Sfinge figliuole di Tar- 
taro 7 formavano tutte nude e spogliate, con una ghir- 
landa di panno in testa , e con la bocca aperta. La 
Licenza vestita di panni di varj colorì , dove era in* 
yolta una gazza. Il Pensiero vecchio in viso 7 vestito 
di nero, con una stravagante acconciatura di nocciole 
in testa , scuoprendo sotto le vestimenti , che talora 

(1) Divina Commedia, Inferno Canto XVII. 



CAPITOLO XXIX- 259 

sventolando s'aprivano , il petto e tutta la persona da 
mille acutissime spine graffiata e trafitta» U Dio Momo, 
Dio , secondo loro , del biasimo e della maldicenza , 
figuravano in forma di un vecchio curvo e loquace. 
Il fanciullo Tagete figliuolo di Genio tutto risplenden- 
te 5 e perchè fu primo inventore dell' arte dell* aru- 
spicio , con un agnello sospeso al collo che dimostrava 
buona parte degl' intestini. Il gigante Anteo ornato di 
vesti barbare i con un dardo nella destra, con cui pa- 
reva che della sua fierezza volesse dare in quel giorno 
manifesti segni* Il Giorno fu formato un risplendente 
e lieto giovane , tutto di bianchi drappi adornato, ed 
ipcoronato* La Fatica dipingevano vestita di pelle d'asi- 
no, con la testa e con le gambe coperte parimenti della 
medesima pelle. U Giuramento in guisa di vecchio sa- 
cerdote tutto spaventato. L*Anno in forma d'un ser- 
pente che si mordeva la coda , appresso gli egizjj ed 
appresso i romani , essendone autore Numa Pompilio^ 
in forma di un Giano con due faccie , e, con le dita 
delle mani acconcie in modo che mostravano di essere 
tanti quanti sono i giorni neiT anno. E le Preghiere , 
femmine 7 e zoppe , con faccia mesta ed ocelli storti. 
I fenicj t per il Mondo fecero un serpente che in sé 
stesso rivolgendosi si mordeva la coda. Le quattro Sta- 
gioni dell' anno sono brevemente descritte da Ovidio 
in que* versi % 

Coronata di fior la Primavera , 
La nuda Està cinta di spiche il crine , 
I? Autunno tinto i pie etuve spremute , 
E V Inverno agghiacciato , orrido , e tristo* 
Orfeo in altro modo rappresenta l'Està in forma di ma- 
li* 



260 LIBRO SETTIMO 

trona con ghirlanda di spiche in capo, ed un mazzet- 
to di papavero in mano in segno di fertilità , sopra 
un carro tirato da due draghi ; e con ciascuna di loro 
si suol dipingere il Dio , che dagli antichi gli è stato 
attribuito , cioè alla Primavera , Venere ; ali 9 Estate , 
Cerere 9 all' Autunno , Bacco j ed al Verno , Vulcano 
ovvero Eolo coi Venti. E con la Primavera si accom- 
pagna anco Flora moglie di Zeffiro, coronata di fiori, con 
una veste intorno tutta dipinta a fiorì di colori diversi. 
La Gioventù , di cui fu Dea Ebe , si fece bellis- 
sima giovine , con una veste di diversi colori , e con 
una ghirlanda di fiori in capo : ed in tal modo sole- 
va dipingersi anco Bacco , se crediamo a Tibullo. Per 
il Buono-Evento si faceva un uomo in abito di pove- 
ro , con una tazza nella destra , ovvero uno specchio, 
e nella sinistra una spica, come ne intaglia già una bel- 
lissima statua Prassitele , che fu posta in Campidoglio. 
Per il Padrè-della-sanità fu fatto un uomo con barba 
lunga , con una veste intomo in foggia di camicia, e 
con un* altra vesticciola di sopra succinta , che tene- 
va nella sinistra alcuni frutti involti nel lembo della 
veste, e nella destra due galli con un serpente appres- 
so , massime in Epidauro : ma i filiasi gli ponevano 
in mano una verga annodata da un serpente , e lo di- 
mandavano Esculapio. Per la Salute formavano una 
donna assisa in alto seggio con una tazza in mano ap- 
presso un altare , sopra il quale era un serpe in sé 
ravvolto che alzava il capo. Per il primo rosseggiare del 
sole in oriente , finse Omero V Aurora , con chiome 
bionde e dorate , sopra un seggio dorato , con la ve- 
ste del medesimo colore. Altri gli posero in mano un 



CAPITOLO XXIX. 26< 

ccesa facella , sopra un carro tirato dal cavallo Pe- 
aso , con le ali j ed altri gli diedero due cavalli lu- 
idi 7 mostrandola che al suo apparire tutta colorita 
pargesse per Paria fiori, e rose gialle e vermiglie. Ap- 
resso gli egizj , per il Mondo si figurava un uomo 
oi piedi insieme ritorti ed annodati , e con una veste 
itorno che tutto lo copriva fatta di colori diversi, il 
naie sosteneva col capo una palla dorata. I medesi- 
ni solevano rappresentare F Universo con due circoli 
uno sopra l'altro , attraversati con un serpente che 
veva il capo di sparviero. Quelli che ministrano la 
;iustizia facevano i tebani senza mani, e la Giustizia 
uaschio e femmina. La Fortezza maschio , e la Tem- 
peranza femmina. U Matrimonio figuravano col collo nel 
;iogo , e con i piedi nei ceppi. Il Dio delle nozze chia- 
oato Imeneo facevano giovane , coronato di fiori e di 
rerde persa, con una facella nella destra mano, e nelT 
iltra quel velo rosso o giallo con che coprivano la 
accia delle spose, e due socchi gialli ai piedi, sic- 
come lo descrive Catullo , dicendo : 
Di vaghi fiori adorna 

Di verde persa i crini 

Vago Imeneo, e col bel velo in mano 

A noi lieto ritorna, 

Fa cK a noi s'avvicini 

Il tuo felice nume , perchè in vano 

Segli ci sta lontano 

JOuom cerca di esser lieto 

Di nuova prole e bella. 

Vìen dunque a noi con quella 

Beata face , ond 9 è contento e queto 



262 LIBRO SETTIMO 

L'animo umano : or viene 
Col pie , che a noi apporta dolce bene. 
E Seneca di lui parlando, dice: 

Tu che la notte con felice auspicio 
Scacci , portando nella destra mano 
La lieta e santa face 7 or vieni a noi 
Tatto languido , ed ebbro ; ma pria cingi 
Di be fiori e di rose ambe le tempie. 
Claudiano ancora in un suo Epitalamio lo descrive in 
questo modo: 

Dagli occhi un soavissimo splendore 
Esce , che a rimirarlo altrui contenta , 
E i caldi rai del sole , e quel rossore , 
Che ogni animo pudico tocca e tenta , 
Spargon di bel purpureo colore 
Le bianche gote alle qua s'appr esenta 
La lanugine prima accompagnata 
Da bella chioma crespa ed indorata, 
Pomona Dea dei frutti e fiori vestivano di veste dipin- 
ta a frutti e fiori, con una corona in capo tessuta pa- 
rimenti di fiori e frutti, e massime di pomi, Vertun- 
no , il quale fu finto amante suo , perciocché pigliava 
diverse forme , secondo le varie stagioni dell'anno, ed 
era tenuto che porgesse l'occasione agli uomini di far 
qualunque cosa secondo il tempo , da Properzio è de- 
scritto con una corona incapo d'uve e di spiche, e 
nel resto in varie forme , secondo le occasioni ohe ci 
porge; onde lo induce a dire « io sarò uomo se la 
toga mi sarà datali e giovane se sarò in veste fem« 
minile , e mietitore se averò la falce e la fronte or~ 
nata di fieno » j onde vediamo che può ricevere tutte 



CAPITOLO XXIX. 268 

te forme 7 siccome egli canta in molti venti. La Ric- 
chezza fu figurata nella maniera che Aristofane dipin- 
ge Pluto , cieca 7 zoppa , e che appena si muove : e 
la altri fu dipinta con acuta vista , pronta , e gagliar- 
la in andare. La Pace in Atene fu fatta in forma di 
sella donna , che teneva in mano un fanciullo zoppo, 
3d un ramo di olivo : ed altri, come Tibullo, gli che- 
terò una spica in mano , ed il seno colmo di frutti, 
iov' egli dice : 

Viene alma Pace con la spica in mano , 
E di bei frutti colma il bianco seno. 
Alcuni anco la coronavano talora di lauro con ghir- 
lande di rose , siccome a quella che prima aggiunse i 
buoi sotto il giogo; d'onde ne nacquero il grano, e tutto 
quello che dalla terra si raccoglie. La Concordia, ol- 
tre le altre forme che le furono date, fu figurata don- 
na bellissima , che con la destra mano teneva uba taz- 
za , e nell 9 altra teneva il corno della copia , come si 
legge in Seneca : 

Ed a colei che può del fero Marte 
Stringer le sanguinose man , porgendo 
Tregua e riposo alle no/ose guerre , 
E seco porta il corno della copia , 
Faccisi sacrificio .... 
Fu ancora fatta con uno scettro in mano , dal quale 
parevano nascere alcuni frutti $ ed alle volte con le 
mani insieme aggiunte , in abito di vaga e bella ma- 
trona. La Speranza fecesi giovane, bella, con alcune 
spiche nella destra , e mirante con gli occhi alzati una 
luce che discende dal cielo. La Fede coperta d'un velo 
bianco , con due mani insieme giunte, ed un cane ap- 



264 LIBRO SETTIMO 

presso , Ovvero con due figurette che si davano la ma- 
no l'una l'altra. La Palestra , o vogliam dire il giuoco 
delia lotta , era formata in modo che non si poteva 
giudicare se era fanciulla o fanciullo , tanto facevasi 
vaga con bionde chiome alquanto lunghe , col petto 
rilevato , e le braccia colorite , con un ramo di olivo 
in seno : e così la dipinse Filostrato, chiamandola fi- 
gliuola di Mercurio. La Notte fu formata come donna 
di color fosco , con due grandi ali alle spalle nere , 
e spiegate in atto di volare , con una veste intomo 
dipinta a stelle , sopra un carro da quattro ruote ti- 
rato da destrieri neri, siccome leggiamo in Tibullo in 
que' versi : 

Datevi pur piacer , eh* ormai la Notte 
I suoi destrieri ha giunto insieme , e viene 
Correndo a noi dalle Cimmerie grotte. 

E le Stelle di vaga luce piene 
Seguono il carro della madre , quali 
In cielo in bel drappel raccolte tiene. 

Ed il Sonno spiegando le nere ali 
Va lor dietro , e vi van Vincerti Sogni 
Con pie non fermi , e passi disuguali. 
Ed in altro modo fu dormendo scolpita in marmo ignu- 
da maggior del naturale , .insieme con l' Aurora , da 
Michelangelo , insieme con altre figure nella sacristia 
ducale di Fiorenza. La Sapienza 7 così di guerra come 
di pace 7 si faceva di faccia quasi virile , ed assai se- 
rena neir aspetto , con occhi di color celeste , arma- 
ta , secondo Omero , con un 9 asta lunga in mano, con 
uno scudo di cristallo al braccio 9 ed un elmo in testa 
coronato - alle volte di olivo ; secondo Apulejo , col ci- 



CAPITOLO XXK. 265 

miero d'una serpe , e le chiome alquanto lunghe, collo 
Spavento appresso , ed il Timore. E questa già fu fatta 
sotto • nome di Minerva in Atene da Fidia , d'oro e di 
avorio , di altezza di ventisei cubiti , la forma della 
quale chiaramente si esprime nella naturale istoria da 
Plinio Secondo. 

Della Dea della guerra detta Bellona, così ne par- 
la Silio Italico : 

Scuote raccesa face , e 7 biondo crine 
Sparso di molto sangue, e va scorrendo 
La gran Bellona per le armate squadre. 
Altri la fecero simile e nelT abito e nell' armi a Mi- 
nerva , ma più fiera , con lo scudo di ferro , e le ar- 
mi più terse e minacciose, aggiungendogli Marte per 
auriga. Per il Terrore che spaventa e sforza gli uo- 
mini a ciò che si vuole , si dipingeva un uomo ter- 
ribile col capo di leone ; e cotale fu quello che era 
intagliato nello scudo di Agamennone. Ma i corintii ne 
dedicarono uno alli figliuoli di Medea con abito e con 
faccia di femmina , in atto spaventevole ed orribile. 
La Verità fu fatta donna bella e grande , onestamente 
ornata, tutta lucida e risplendente, con gli occhi chiari 
come due stelle. L'Opinione fu fatta donna non bella 
uè brutta, ma tutta audace e presta a tutto ciò che 
si gli rappresenta. La Virtù era una antica 7 ed una 
moderna : l'antica si adorava davanti al tempio dell' 
Onore , ed aveva Tale , e sedeva come matrona so- 
pra un sasso quadro , appoggiata ad una colonna col 
manco braccio , col destro un serpe : la moderna si 
dipingeva donna magra , mesta , addolorata , vestita 
con certi pochi stracci intórno, e battuta dalla For- 



266 LIBRO SETTIMO 

tuna. La Volontà fu fatta giovane bella, tutta lasciva 
e vaga per gli artificiosi ornamenti che d'intorno ave- 
va. L'Onore si rappresentava fanciullo , vestito di pan- 
no purpureo , con ghirlanda di lauro in capo, cui dava 
mano il Dio Cupido per menarlo alla Virtù , secondo 
l'Alciati. La Dea dei piaceri, appellata Voluttà, si rap- 
presentava in forma di donna pallida in faccia , che 
in sembiante di regina sedeva in un alto seggio, e te- 
neva sotto i piedi le Virtù. La Dea del silenzio, detta 
Angerona, si faceva, come dice Solino, colla bocca 
legata e suggellata. Il Silenzio chiamato Arpocrate dai 
greci , e Sigalione dagli egizj , era figurato in forma 
di giovane che teneva il dito in bocca ; ed anco si 
faceva senza faccia con un cappelletto in capo, ed in- 
torno una pelle di lupo coperta d'occhi e di orecchie. 
H Furore era dipinto terribile nel viso, in atto di fre- 
mere , e si poneva a sedere sopra corazze, elmi, scudi, 
spade , ed altre armi , con le mani legate alle spalle 
con catene : ed in tale forma lo pose Virgilio nel tem- 
pio di Giano. Aristide descrive la Discordia col capo 
alto , con le labbra livide e smorte , con gli occhi 
biechi , guasti, e colmi di lagrime che di continuo ri- 
gano le gote pallide , che mai non tiene a sé le ma- 
ni, ma sempre è pronta a muoverle, con le gambe 
e co 9 piedi sottili e torti , e con un coltello cacciato 
nel petto. Virgilio di lei parlando , dice ; 

Annoda e stringe alla Discordia pazza 

Il crin vipereo sanguinosa benda* 
Pausania dice , che ella era una donna di faccia brut- 
tissima , e tale fu rappresentata da Callifone samio nel 
tempio di Diana Efesia. La Calunnia che dipinse Àpel- 



CAPITOLO XXIX. 267 

le , secondo che ci racconta Luciano, era uno che stava 
sedendo a guisa di giudice , con le orecchie lunghe si- 
mili a quelle dell 9 asino , cui due donne, una per la- 
to , mostravano di dir non so che pian piano : era una 
di queste l'Ignoranza , 1 altra la Sospizione , e porge- 
va la mano alla Calunnia , che veniva a lui in forma 
di donna bella ed ornata , ma che nell' aspetto mo- 
strava di essere tutta piena d'ira e di sdegno; ed ave- 
va nella sinistra mano una facella accesa , e con la 
destra si tirava dietro per i capelli un giovane nudo, 
quale miserabilmente si doleva alzando le giunte mani 
al cielo. Andava innanzi a costei il Livore, cioè l'In- 
vidia , che era un uomo vecchio magro e pallido, co- 
me che sia stato lungamente infermo; e dietro le ve- 
nivano due donne , le quali parevano lusingarla , fa- 
cendo festa della bellezza sua , ed adornandola tutta- 
via il più che potevano , e dimanda vasi l'una Fraude, 
ed il nome dell' altra era Insidia. Dietro a queste se- 
guitava poi un 9 altra donna chiamata Penitenza, con 
certi pochi panni intorno tutti rotti e squarciati , che 
largamente piangendo si affliggeva oltra modo ; e pa- 
reva volersene morire dalla vergogna , perchè vedeva 
venire la Verità. E qualunque vuole vederne una si- 
mile formata , vegga la stampa del moderno Federico 
Zuccaro , con grandissima arguzia e diligenza espressa* 
La Vittoria si faceva in forma di bella vergine con le 
ali , che con l'una mano porgeva una corona di lau- 
ro, e nell' altra teneva un ramo di palma. Per la Ebrie- 
tà facevasi un vecchio calvo e tutto raso , grasso e 
nudo, cinto di ghirlande di uva e di viti , con due 



268 LIBRO SETTIMO 

cornette che dalle tempie gli spuntavano. Altri lo fe- 
cero ancora giovane, tutto giocondo e nudo come Bacco. 
Il Dio dei conviti si dipingeva giovane tutto bello 
in piedi che pareva dormire , con la guancia che gli 
fcadeva sul petto, e la sinistra mano che gli cadeva 
sopra uri asta , alla quale stava appoggiata , ed una 
facella ardente nella destra , che ricadendo pareva 
che volesse ardergli una gamba , ed una ghirlanda di 
fiori in capo con molti altri fiori sparsi sotto i piedi. 
Priapo Dio degli orti, fu fatto per Dio della genera- 
zione in forma di uomo , con barba e chioma rab- 
buffata tutto ignudo , con una falce torta niella destra, 
e col membro dritto a guisa di fanciullo. I custodi 
dei luoghi , come i Dei Penati, si formavano in guisa 
di giovani , con abito ed ornamento militare , assisi 
con un pilo in mano. La Buona-Fortuna che dà i be- 
ni e le felicità , era rappresentata in abito di matro- 
na col corno della dovizia in mano, e secondo Pau- 
sarla, il quale afferma che tra le figure antiche non 
si trova la più principale di quella statua che fece Bu- 
palo architetto e scultore agli smirnei , in forma di 
donna che sul capo aveva un polo, e con l'una delle 
mani teneva, il corno della copia , con che si veniva 
a mostrare qual fosse l'uffizio della Fortuna, che è dare 
e tórre le ricchezze rappresentate per lo corno di do- 
vizia , le quali così si aggirano del continuo , come si 
aggira il cielo intorno ai due poli. £ Lattanzio scri- 
ve , che ella teneva il corno della copia , e si gli po- 
neva accanto un timone di nave. Nei marmi antichi si 
vede che sta a sedere come donna onestamente vesti- 
ta in abito di matrona, mesta in vista e sconsolata, 



CAPITOLO XXIX. 269 

alla quale è davanti una giovane bella e vaga nell'a- 
spetto , che le dà la destra mano 7 e di dietro è una 
fanciulla che sta con una mano appoggiata alla sede 
della matrona , la quale mostra la Passata-Fortuna, e 
perciò sta mesta. La giovane che le dà la mano è la 
Fortuna-Presente, e la fanciulla che è di dietro è quel- 
la che viene. Gli antichi ancora la fecero pelata dopo 
la nuca 7 con lunghissimi capelli, e velocissima al cor- 
rere , come la scolpì Callistrato ; altri la fecero sen- 
za piedi ; altri di vetro ; ed altri con due corna di 
copia rivoltati tra loro intorno al cadùcèo di Mercu- 
. rio , con due ali di sopra al cappello in cima , per 
farci noto come la Buona-Fortuna non viene mai a noi 
se non col mezzo della Sapienza e Dottrina. La Ma- 
la-Fortuna , che dà le disavventure e travagli , sì fa 
giovine spensierata , con le chiome sparse al vento , 
sopra una palla rotonda in atto di non sapere dove 
girsi , con un timone in mano. Ma altri gli ponevano 
una vela sopra una ruota fra le onde del mare j ed 
altri la involgevano in un panno sottile, n%l quale ave- 
va raccolto tutti gli ornamenti del mondo ; ed altri 
la finsero cieca , pazza , incostante , volubile , e con 
le ali ; siccome fu dipinta da Apelle, al quale essen- 
do da un certo detto perchè non laveva fatta sedere, 
rispose , perchè ella non sapeva sedere. Nemesi che 
mostrava a ciascuno ciò che avesse a fare , fu fatta 
con le ali, con un timone accanto, ed una ruota sotto 
i piedi , che teneva un freno nelT una mano , e nell' 
altra un legno con che si misura , chiamato volgar- 
mente braccio. La Giustizia era bella giovane, terri- 
bile nell' aspetto, né superba né umile, con occhi da- 



270 LIBRO SETTIMO 

cuta vista , tutta ignuda , assisa sopra un sasso qua- 
dro , che con l'una mano teneva una bilancia , e con 
1 altra una spada ignuda ; sebbene altri le posero an- 
cora quel fascio di verghe legate con k scure , che 
portavano i littori avanti ai consoli romani. Fidia scol- 
pì rOccasione ignuda, coi piedi sopra una ruota, e con 
i capelli lunghi tutti raccolti sopra la fronte sì che la 
nuca restava scoperta , e le ali ai piedi come Mercu- 
rio 7 con una donna vestita di panni logori che dirot- 
tamente piangeva , chiamata la Penitenza. I greci chia- 
marono l'Occasione per tempo opportuno, e così chia- 
mossi Gero , il quale si formava giovane nella sua più 
fiorita età , bello e vago , coi capelli al vento sparsi, 
e le mani e le braccia in atto di dar di piglio. Il Fa- 
vore, si formava giovane , con le ali, ma cieco, e con 
i piedi sopra una ruota. La Felicità- rappresentarono i 
romani in guisa di donna sopra un bel seggio, col ca- 
dùcèo nella destra, ed un gran corno di dovizia nella 
sinistra. Per la oblivione dell' amor portatoci fecero il 
Dio d'amore , che spargeva acqua del fiume Lete so- 
pra le bragie ardenti; e per l'amor diverso fecero put- 
tini ignudi con Tali , dei quali alcuni avevano in ma* 
no saette, altri lacci, ed altri facelle. Le Ore che stan- 
no alla porta del cielo con Giano , e levano le briglie 
ai destrieri del Sole , stando ivi ad onorar Giove e le 
Parche , per lasciar di dire in che modo le abbiano 
descritte i poeti, dice Filostrato, che elle scese in terra 
vanno rivolgendo l'Anno , il quale è in forma di certa 
còsa rotonda , con le mani ; dal quale rivolgimento 
viene che la terra produce poi di anno in anno tutto 
quello che nasce, e sono bionde vestite di veli sot«? 



CAPITOLO XXIX. 271 

tilissimi , e camminano sopra le aride spiche tanto leg- 
giermente, che non ne rompono o torcono pur una. 
Sono di aspetto soave e giocondo 7 cantano dolcissi- 
mamente , e nel rivolgere queir orbe, palla, o circolo 
che sia, pare che porgano mirabile diletto ai riguar- 
danti ; e vanno come saltando quasi sempre, levando 
spesso in alto le belle braccia. Hanno i biondi crini 
sparsi alle spalle , le guancie colorite , come chi dal 
corso già si sente riscaldato , e gli occhi lucenti , ed 
al moversi presti. E perchè queste sono tenute una 
stessa cosa con le Grazie , dico , che elle da alcuni 
si facevano quattro per le quattro stagioni dell' anno > 
perchè tante erano le ore, coronandole con ghirlan- 
de , l'una di fiori , l'altra di spiche , la terza di uve 
e pampani , l'ultima di olivo ; e finsero che Apollo le 
avesse nella man destra , perchè dal Sole viene le av- 
versità delle stagioni. Altri antichi hanno voluto che 
le Grazie fossero due , ed altri tre , nel qual parere 
concorrono quasi tutti , e massime Esiodo , il quale 
fa che le tre Grazie siano compagne di Venere , sic- 
come sue figliuole e di Bacco , e le nomina Eufrosi- 
ne, Aglaja, e Talia, significando per la prima alle- 
grezza e giocondità , per la seconda maestà e venustà, 
e per la terza piacevolezza. Queste furono da prima 
rappresentate vestite, e dopo nude verginelle liete e 
ridenti, con le mani insieme aggiunte, per mostrare 
che dove nasce il servizio , colà conviene che torni. 
Imperocché si finge che una di loro faccia il servizio, 
l'altra lo riceve , e la terza ne rende il cambio. E tali 
furono già vedute grandi più del naturale nel portico 
di Atene scolpite di mano dell' uno dei due Socrati, 



272 LIBRO SETTIMO 

o dello scultore e pittore, o dello scultore. Basta, che 
queste non cedeano per bellezza ad alcun 9 altra che in 
quel luogo fosse posta; ed ancora si vedono in Ro- 
ma di marmo antico. Si veggono anco dipinte in Ro- 
ma di mano di Raffaello insieme con altri Dei , della 
qual pittura ne vengono fuori in istampa i disegni con 
le sette Virtù tagliate da Marcantonio , che tutti sono 
eccellentemente fatti ; e del Rosso ne vengono fuori da 
circa a venti Dei diligentemente formati. Di molte al- 
tre forme potrei recare quivi le descrizioni, comedi 
Seia, così chiamata dal seminare ; di Segesta ; di Pan- 
dora, e del suo vaso; della Dea Carnap di Libitina 
Dea dei morti ; del Crepuscolo scolpito da Michelan- 
gelo in Fiorenza* col Giorno e la Natura , e di molte 
altre cose che si possono in gran parte studiare per 
gli autori citati nella genealogia dei Dei degli antichi, 
e nella sposizione dell' immagine loro che v' ha fatto 
Vincenzo Cartari , le quali io per brevità lascierò per 
esser troppo lunga faccenda , potendo con gli esempj 
allegati il pittore studioso facilmente da sé stesso ri- 
trovarle, pur vedendo ed immaginando le figure an- 
tiche già scolpite , così in Roma descritta dal Mauro, 
come negli altri luoghi. £ perciò lascierò anco di ri- 
ferire la forma dei dodici Mesi , quattro dei quali fan- 
no per le Stagioni , ed i loro istromenti ed abiti , i 
quali si veggono tuttavia in istampa disegnati da fiam- 
minghi ed italiani. Ed avendoli a colorare , ci ha da 
servire la composizione dei colori, i quali si sono nar- 
rati nel capitolo delle pietre preziose , e nelT ultimo 
della teorica dei colori. 



CAPITOLO XX£ 



Della forma di alcuni mostri infernali, e di Minosse, 
Eacoj e Radamanto. 



Ne 



[ elle foci del lago Àverno , onde secondo Dante * 
il -quale in ciò ha conseguito le favolose invenzioni dei 
poeti antichi , scendendo al basso si entra in una sel- 
va paludosa 7 ripiena di acque putride e nere, intri- 
cata da molti arbori carchi di spine , dove non è al- 
tra luce che quella che riflette dall' acque in guisa di 
specchio , e dagli occhi di molti animalacci che ivi 
stanno nel fango appiattati. Dei quali alcuni si chia- 
mano Strigi che, secondo Ovidio, nacquero dalle Ar- 
pìe, ed erano certi uccellacci grandi spaventevoli, che 
si pascono del sangue umano , i quali così egli de- 
scrive : 

Han grande il capo, e gli occhi suono fuore . 
Del commun uso , grossi ed eminenti , 
Pieni di brutto e di crudele orrore , 
Gli artigli incurvi , ed alla preda intenti , 
Adunco 7 rostro , e di bruno colore 
Le penne , e par che ognun di lor paventi. 
Alcuni altri vi si fingono che mangiano la carne viva, 
i quali si dicono essere nati in Acheronte , e conce- 
puti dalle Furie infernali , e con faccia di donna, dei 
quali parlando Stazio , dice s 

Mostro crudel che nel basso Acheronte 
Fu conceputo , tra le Furie è nato i 
Ed ha di donna il petto , collo , e fronte 

Lomazzo Tr. Voi. IH 18 



274 LIBRO SETTIMO 

Da stridevole serpe separato , 
Qua! par che dalla cima s'alzi, e monte 
Del capo , ed alla faccia sia piegato : 
Va questa peste la notte , e si pasce 
De* fanciulli che trova in culla e in fascie. 
Sonovi altri chiamati Lamie, secondo Dione, le quali 
hanno il viso ed il petto di donna bellissimo , ed il 
resto del corpo coperto di durissime scaglie, percioc- 
ché va cangiandosi in serpente, e finisce in un capo 
spaventevole di cotal animale. Le Sfingi sono descrit- 
te da Plinio , che hanno il petto folto di peli , con 
due poppe e la faccia mostruosa ; ed alcune altre han- 
no la faccia ed il petto di donna, con Tali , ed il re- 
sto di leone, secondo Ausonio. L'immagine di queste 
usarono gli egizj di porre sotto il braccio del Nilo ; 
e Giulio Cesare un tempo l'usò per sigillo : e di que- 
ste se ne ritrovano molte di antiche scolpite in Ro- 
ma. La Chimera, che da Virgilio è collocata nella pri- 
ma entrata dell' inferno , ha il capo di leone , il ven- 
tre di capra, e la coda di drago, e getta fiamma dalla 
bocca. Di un' altra anco si favoleggia, la quale è com- 
posta di membra d'uomo, di leone, di cavallo, e di 
capra. Oltre di ciò vi si pongono barbagianni, con la 
pelle sotto la pancia bianca , e con aspetto umano , 
che sono di pessimo augurio. £ quivi bubulano con 
gufi e con pipistrelli sacrati a Proserpina, i quali stri- 
dono , e con cucchi che cuccoveggiano, e lasciuoli che 
fischiano, con alocchi, civette, e simili uccelli not- 
turni e melancolici. 

Da questo luogo s'arriva sopra una costa , dove 
è la principal porta dell' inferno , sopra la quale Dan- 
te finge essere scritto di color nero : 



CAPITOLO XXX. 275 

Lasciate ogni speranza , voi che 'ntrate. 
Quivi stanno tra gli altri il Pianto tutto languido che 
si dibatte, e squarciasi i panni; i Pensieri che rodo- 
no coi denti i cuori per li suoi errori ; le Infermità 
pallide , aride , e di spaventevole aspetto $ la Vec- 
chiezza mesta ed afflitta , col capo inchinato a terra; 
il Timore spaventato , con la punta del coltello volta 
in verso a sé j e la Fame , come la descrive l'Anguil- 
lara nella traduzione delle Metamorfosi di Ovidio: 
Ogni occhio infermo suo si sta sepolto 
In una occulta e cavernosa fossa : 
Raro ha V incolto crin, ruvido e sciolto, 
E di sangue ogni vena ignuda e scossa : 
Pallido e crespo , magro e oscuro ha il volto , 
E della pelle sol vestite tossa : 
E delt ossa congiunte in varj modi 
Traspajon varie forme e varj nodi. 

Delle ginocchia il nodo in fuor si stende 
E per le secche coscie par gonfiato j 
La poppa cK alla coscia appesa pende , 
Sembra una palla a vento senza fiato : 
Fentre nel ventre suo non si comprende, 
Ma il loco u par che sia già ventre stato : 
Eassembra in somma V affamata rabbia 
D'ossa una notomia che V anima abbia: 
nella qual forma , secondo Ovidio 7 fu veduta da Ce- 
rere. Non lungi da lei è la Mala-Fama mostro orri- 
bilissimo, che tanti occhi , orecchie, e lingue ha quan- 
te penne ha nelle ali, le quali Virgilio finge esser ne- 
re ; è la Povertà di color giallo , con panni logori , 
storpiata , ed assisa in terra , con gli occhi dolenti che 

18* 



276 LIBRO SETTIMO 

guardano per traverso j la Perpetua-Morte che d'ogni 
ora si ringiovanisce; la Fatica carca di pesi, tutta san- 
guinosa $ il Sonno insième con Morfeo, e gli altri Son- 
ni falsi intorno ad un olmo tutto coperto di strani mo- 
stri. Egli ha le ali nere ,. ed i piedi storti 7 con un 
dente di elefante in mano, ed una veste nera intor- 
no. Altri sono di diverse forme , secondo che appor- 
tano sogni , ora di precipizio , ora di naufragio , ed 
ora d'altre morti violente. Fra questi trovasi anco l'À- 
nimo-Cattivo , con le Cure-Nojose, che a guisa di la- 
dro se lo tengono in mezzo ben serrato. Trovasi la 
Discordia , la quale si può rappresentare nel modo che 
la descrive FAriosto : 

La conobbe al vestir di color cento , 
Fatto a liste ineguali ed infinite , 
CK or la coprono or no j che i passi e 7 vento , 
Le giano aprendo , che erano sdrucite. 
I crini avea qual d'oro e qual <T argento , 
E neri e bigi j e aver pareano lite : 
Altri in treccia , altri in nastro eran raccolti , 
Molti alle spalle , alcuni al petto sciolti (1). 
L'Ostinazione 7 la Miseria , la Querela , il Morbo , la 
Pallidezza , il gigante Briareo figliuolo della Terra con 
cento braccia , l'Idra verde che sempre stride , e da 
ogni parte avventa fiamme, ed infiniti altri mostri. 

Più oltre sono quelli che visserp senza fama , i 
quali stanno battendo le mani 9 e più avanti si scorge 
un' insegna che sventola e gira più veloce che '1 Vento, 
seguita da gente ignuda che sempre fu nemica a Dio, 

(1) Orlando furioso , Canto XIV, st. 83. 



CAPITOLO XXX. 277 

tutta sanguinosa per gli acuti morsi delle mosche e 
vespe. Non molto dopo si scuopre la riva del fiume 
Acheronte , che non è altro che privazione di allegrez- 
za 7 ripiena sempre d una schièra infinita di anime do- 
lenti , dove sta Caronte con una barchetta picciola , 
sdruscita , con due ali grandissime una per ciascun la- 
to , il quale Dante descrive in questo modo : 
Ed ecco verso noi venir per nave 
Un vecchio bianco per ' antico pelo , 
Gridando : Guai a voi , anime prave : 
e poco di sotto : 

Caron dimonio , con occhi di bragia 
Loro accennando 7 tutte le raccoglie j 
Batte col remo qualunque s'adagia (1). 
Ma prima di lui lo descrive Seneca in forma d'un vec- 
chio orrido , di aspetto osculo , con le guancie cava- 
te e squallido , la barba rabbuffata , gli occhi simili 
a due fiamme , con un panno intorno raccolto da un 
nodo senz' arte , che in parte gli cuopra le membra, 
ed un palo lungo col quale regge la navicella con che 
tragitta l'anime nella valle d abisso , tutta ingombrata 
d'oscurissimi nuvoli , nel cui profondo in un grandis- 
simo loco soao riposti quelli che mai non adorarono 
Iddio , insieme con quelli che noi conobbero. La pena 
di questi è piangere continuamente, mordersi , e bat- 
tersi. Quindi sorge un grandissimo castello circondato 
sette volte d'alte mura , intorno a cui corre un fiu- 
micello col fondo di minuta sabbia 7 il quale si var- 
ca sopra un ponte che conduce in un prato oltre le 

(i) Divina Commedia > Inferno , Canto 11L 



278 LIBRO SETTIMO 

mura) (Aperto di verdura, chiamato il campo della 
verità , per il quale vanno errando gente d'autorità ; 
e si parte in due vie , una delle quali conduce a Plu- 
tone , e l'altra alle isole dei beati. Andando a Pluto- 
ne , si giunge in un luogo dove nelT entrata sta Mi- 
nosse dietro ad Eaco e Radamanto , giudici nel cam- 
po della verità , luno dei morti di Europa , e l'altro 
d'Asia : dei quali stabilisce poi Minosse dove abbiano 
a gire , conoscendo in ciascuno r tosto che egli vede 
le sue azioni, le quali sono in loro segnate. Eaco e 
Radamanto tengono giudicando una verga in mano; ma 
Minosse separato da loro siede solo , e tiene uno scet- 
tro dorato in mano , sebben Dante altrimenti lo di- 
pinge , e vuole che abbia forma di bestia , dove dice : 
Stawi Minos orribilmente 7 e ringhiai 

Esamina le colpe nelT entrata j 

Giudica e manda , secondo eli avvinghia. 
Dico y che quando t anima mal nata 

Gli vien dinanzi , tutta si confessa ; 

E quel conoscitor delle peccata 

Vede qual luogo d'inferno è da essa : 

Cignesi colla coda tante volte , 

Quantunque gradi vuol che giù sia messa (1). 
In questa forma fu dipinto dal Bonarroti nel suo giu- 
dizio in Vaticano. 

(i) Divina Commedia, Inferno, Canto V. 



CAPITOLO XXXI. 

Della forma di Plutone , di Proserpina , 
e delle Parche. 



Uopo il luogo destinato Come tribunale dei giudici 
delle anime, seguono sette luoghi, dove sono puniti 
i sette peccati mortali. Il primo è della lussuria, dove 
le anime ora sono percosse da freddissimi ghiacci, che 
da alto cadono , ed ora fra sé stessi insieme con fla- 
gelli si percuotono. Quivi vola d'intorno la Lussuria 
con ale grandissime di aquila , con la testa di becco, 
ed il corpo di porco , le gambe di cammello, le bran- 
che di grifone , e la coda di toro* Evvi anco Sisifo 
die volge il suo sasso sopra il monte ; ed Issione gi- 
rato intorno dalla ruota. Nel secondo luogo della go- 
la sono grandini grosse, pioggie fredde e calde d'acqua 
nera , e neve che per la valle si riversa sopra i go- 
losi. Fra loro finsero gli antichi che stasse Cerbero mo- 
stro crudele e fiero, che orribilmente latra sopra i dan- 
nati , uscendogli dalla bocca fiamme ardenti , di cui 
dice Seneca : 

// terribile cane n che alla guardia 
Sta del perduto regno , e con tre bocche 
Lo fa dtorribil voce risuonare, 
Porgendo grave tema alle tris? ombre , 
// capo , e 7 collo ha cinto di serpenti , 
Ed è la coda un fero drago , il quale 
Fischia , s'aggira , e tutto si dibatte. 
E Dante: 



280 LIBRO SETTIMO 

Cerbero , fera crudele , e diversa , 
Con tre gole caninamente latra 
Sovra la gente che quivi è sommersa. 

Gli occhi ha vermigli , e la barba unta e atra y 
E il ventre largo , e unghiate le mani j 
Graffia gli spirti , gli scuoja ed isquatra (1). 
E di tali forme se ne veggono eccellentemente rap- 
presentate nelle forze di Ercole , che vengono fuori in 
istarapa di mano del mirabile Rosso fiorentino , e di 
Aldo Grave tedesco. 

Quindi si passa sopra un ponte dove siede Plu- 
tone re , secondo i gentili , della terra , dell' inferno, 
e dei morti , con molti diavoli intorno , ed accanto 
Proserpina , le tre Parche , e la Notte che lo servo- 
no. Siede egli, come dice Seneca, come re, pur con 
aspetto che ben lo mostra fratello di Giove e di Net- 
tuno , sopra un alto seggio tutto intagliato a mostri 
spaventevoli , tutto orrido in vista , col capo cinto di 
atra nebbia $ e secondo Glaudiano , con uno scettro 
ruginoso in mano. Ma Marciano vuole eh 9 egli sia di 
color fosco, ed abbia in capo una corona di nero ebano 
tinta dell' oscurezza della notte, e tenga in mano un 
picciolo scettro nero j o secondo Pindaro , una verga, 
E perchè egli non lascia ritornar mai alcuno che una 
volta ponga il piede nel suo regno , Tistesso poeta gli 
dà in mano la chiave. Alcuni altri l'hanno alle Volte 
coronato di ghirlande tessute ora di cipresso albero fu- 
nerale , ed ora di adianto e di narciso grato ai morti. 
Ma' tutti lo rappresentano orribile e fiero in vista con 

(1) Divina Commedia, Inferno, Canto VI, 



CAPITOLO XXXI. 281 

certa gravità , ma dispiacevple ed odiosa ; e gli danno 
un carro tirato da quattro ferocissimi cavalli neri clic . 
spirano fuoco , cliiamuti Orfne, Aetone, Nitteo, e Aba- 
stro j e secondo il Boccaccio da tre solamente, i quali 
egli chiama Amateo, Astro , e Novio : dove vuole clic 
anco il carro abbia se non tre ruote. Proserpina sua 
moglie si finge con un elmo in capo , e col Cerbero 
a' piedi , secondo Fulgenzio : ma di certo essendo ani* 
male voracissimo , con più ragione ò collocato da al- 
tri fra i golosi , come lo colloca Dante nel suo In- 
ferno. 

Quanto alle tre Parche, che sempre si fingono in- 
sieme.' reggendo le fila della vita nostra , la prima che 
è più giovane tiene la conocchia , e tira il filo ; la se- 
conda di maggiore età l'avvolge intorno al fuso j e la 
terza già vecchia lo taglia. Tutte tre , secondo Catul- 
lo , hanno veste bianca intorno fregiata di porpora, co- 
me vogliono alcuni , con la quale si cuoprono le mem- 
bra tremanti, ed hanno il capo cinto d'una benda bian- 
ca ; e secondo Platone , coronate d'una ghirlanda di 
narciso. Omero le descrive con le ali, e col capo spar- 
so di bianchissima farina. Alcuni le fanno figliuole dell' 
Èrebo e della Notte, e chiamano la prima Cloto , la 
seconda Lachesi , e la terza Atropo (1). Ed altri han- 
no voluto che fossero figliuole di * Demogorgone , eie 



(i) Cfoto difetti viene eh KA«/$ìw , filare ; Lachesi da À^awi 
trarre a sorte , Atropo è formato dalla lettera a privativa unita a 
Tpsnv , Io cangio. La prima prepara i destini , la seconda li di- 
stiibuisce , e l'inflessibilità della terza impedisce loro di variare. 



282 LIBRO SETTIMO 

hanno chiamate Nona , Decima (1) , e Morta (2). £ 
queste furono dipinte e mandate fuori in istampa nel 
principio della grande istoria di Cupido e Psiche dalla 
felice mano di Raffaello, 

Nel terzo luogo dell avarizia sono rilegati i tiranni, 
e gli usaraj, soffrendo diverse pene e cruciati. I tiranni 
sono saettati dal fuoco , e da infiniti centauri , stando 
nel mezzo d'un lago di sangue bollente t serrati intor- 
no da freddissimo ghiaccio ; e gli avari sono condan- 
nati a muovere sempre pesi grandissimi, i quali sem- 
pre ricadono da alto a basso ; ed alcuni giacciono su- 
pini , e dopo si convertono in arbori. Fra i quali sono 
dei più conosciuti , Aglaura che si converte in sasso, 
Enfile moglie di Ànfiarao che si precipita , M. Crasso 
supino , e Tantalo padre di Pelope immerso in un 
acqua limpidissima infino al labbro inferiore, con varj 
pomi die gli pendono di sopra insino all' altro labbro, 
e quando s' inchina per bere Tacque si abbassano , e 
quando s'erge per mangiar dei pomi i rami s'alzano : 
sopra i quali volano e fanno nidi le Arpie figliuole di 
Taumafnte , abitatrici, secondo Virgilio, delle isole Stro- 
fadi , la cui forma in questo modo descrive l'Ariosto : 
Erano sette in una schiera , e tutte 
t'aito di donne avean , pallide e smorte , 
Per lunga fame attenuate e asciutte , 
Orribili a veder più che la morte. 

(i) I nomi di Nona e Decinia sono fondali sulP opinione dei 
romani , i quali ponevano il partorire nel nono e decimo mese 
della gravidanza. 

(2) Presso i primi romani , la Morte era la terza Parca : auzi 
non portava altro nome , tranne quello di Morta* 



CAPITOLO XXXI. 283 

L'alacce grandi avean, deformi e brutte ; 
Le man rapaci , e ragne incurve e tórte $ 
Gramie e fetido il ventre , e lunga coda f 
Come di serpe che s'aggira e snoda (1). 
E Dante imitando Virgilio , così ne parla nel suo In- 
ferno : 

Quivi le brutte Arpìe lor nidi fanno , 
Che cacciar delle Strofade i trojani 9 
Con tristo armando di futuro danno. 

Ali hanno late, e colli e visi umani. 
Pie con artigli , e pennuto 7 gran ventre ; 
Fanno lamenti in su gli alberi strani (2), 
Dopo scendendo si trova una porta con una piazza in- 
nanzi, dove sono rilegati gli accidiosi e gli eretici, l'ani- 
me dei quali hanno alcuni coperchi sopra, che getta- 
no fiamme , per le quali tutte avvampano. Quindi v'è 
uu sentiero che termina nell'estremità d'una altissima 
ripa tutta dirupata e scoscesa, dalla quale rotolano giù 
al basso pietre che da lei si spiccano ; ed ivi si sente 
un grandissimo lezzo che ammorba molti altri eretici, 
i quali ivi fra que 1 sassi ardono. In fondo della ripa 
vi si vedono ^sparsi a terra molti rami dell' accidia dal 
vento agitati sotto sopra, con alcuni Minotauro intor- 
no , dei quali è capo il figliuolo di Pasifae ; e quivi 
passa il fiume Flegetonte , che denota ardore e fuoco, 
il quale nasce da Oocito. Quivi anco piovono sopra 
una pianura saette , folgori, e brage di fiamme di fuo- 
co , che percuotono i rubelli di Dio , i quali giaccio- 

(i) Orlando furioso, Canto XXXIII, st. no. 
(a) Divina Commedia, Inferno, Canio XIII* 



284 LIBRO SETTIMO 

no ivi tutti ignudi in terra, con Capaneo in mezzo sprez- 
za tor di Giove, che orrendamente mugghia; e non mol- 
to lungi Tizio gigante disteso e legato in terra con un 
avoltojo che gli straccia il fegato e gì' intestini 7 che 
divorati sempre rinascono, co' quali Dante pone ezian- 
dio Arante toscano , il figliuolo di Olideo 7 Asdente , 
Calcante , Tiresia tebano , e gli altri indovini. Oltre di 
ciò intorno al medesimo fiume si veggono ancora altri 
accidiosi , che a modo d' una rtota da capo a piedi 
raggirati si fiaccano tutte le ossa. Ma Flegetonte con 
spaventevole strepito cade giù in certo profondo d'una 
ripa dove stanno i fraudolenti con Gerione in forma di 
mostruosa figura. Perciocché egli ha la faccia umana, 
e tutto il resto di serpente sino alle ascelle , con le 
branche pelose , ed ha il dosso , il petto , e le coste 
dipinte di nodi , e di rotelle di colori diversi. Vi si 
pone eziandio la nera Frode, piacevole in viso, d'abito 
onesto , umile nel volgere degli occhi , e grave nelf 
andare , ma con tutto il resto sozzo e deforme , co- 
perto da un lungo e largo panno , sotto cui nasconde 
un coltello avvelenato. L'anime dannate in questo luo- 
go alcune sono tagliate in più pezzi , altre stanno nei 
ghiacci e nelle fiamme, altre sono involte fra i vermi, 
e trangugiate dai serpenti , ed altre sono dai diavoli 
in forma di Frode flagellate e strascinate. 

Di qui si perviene nel quinto luogo dell' Ira più 
al basso , dove è una fossa, nella quale per certi sco- 
gli scende un' acqua puzzolente ; e nel fosso ripieno di 
pantano nero e puzzolente che si chiama palude stigia, 
cioè tristizia, e nasce d'Acheronte, sono immersi gli 
iracondi ignudi con sembianti fieri e sdegnosi , che l'un 



CAPITOLO XXXI. 285 

l'altro §>} percuotono con le mani , con i piedi, con la 
testa , e col petto 7 e si squarciano le membra ; oltre 
un grandissimo numero d'orsi spaventevoli , che cru- 
delmente gli sbranano co* denti , essendo tuttavia af- 
fogati dal fango che entra loro nella gola. Sopra la pa- 
lude è un grandissimo arco , dopo il quale si arriva 
ad un 9 altissima torre , che nella cima tutta arde ed 
avvampa di fiamme j ed al piede ha un 9 acqua , per 
la quale sono condotte in una barca le anime alla città 
di Dite , che sopra la porta , la quale è tutta avval- 
lata d'intorno , ha infiniti diavoli di strane forme, tutti 
con le ali di vespertilioni , e di serpi : della qual for- 
ma ne dipinse assai intorno a S. Antonio il buon Mar- 
tino maestro di Alberto Durerò; ed ha la muraglia tutta 
di color d'acciajo infuocato , e dentro è tutta buja , 
ed ingombrata di nebbia. È circondata da altissime tor- 
ri , e par cinta da una putrida palude; e quivi stanno 
le tre Furie figliuole di Caronte e della Notte. 



CAPITOLO XXXII. 

Della forma delle tre Furie infernali. 

» 

JL isifone , Aletto , e Megera furie infernali , lascian- 
do Dante , che anch' egli le descrive , sono a lungo 
descritte da Stazio in questi versi : 

Cadendo già fami ombra alt empio viso 
I minor serpi del vipereo crine , 
E gli occlù son sotto la trista fronte 



286 LIBRO SETTIMO 

Cacciati in due gran cave; onde una luce 

Spaventevole vien , simile a quella , 

Che talor vinta è da cantati versi. 

Quasi piena di sdegno e di vergogna 

Mostra la vaga luna , di veleno 

La pelle è sparsa , ed un color di fuoco 

Tìnge la scura faccia , dalla quale 

V arida sete , la vorace fame , 

/ tristi mali , e la spietata morte 

Sopra i mortali cade , e dalle spalle 

Scende un orribil panno , che nel petto 

Si stringe con cerulei nodi , e questo 

Àbito alla crudel Furia rinnova 

Spesso la terza delle tre sorelle, 

Che la vita mortai coi lievi stami 

Misurano, e Proserpina con lei ; 

Ed ella ambe le man scotendo , in questa 

La face porta con funeree fiamme , 

In quella ha un fero serpe , onde percuote 

Varia attristando ovunque volge il piede. 

Ed Ovidio parlando di Tisifone , quando Giunone la 

manda a levare il senno ad Atamante, così la descrive: 
Tisifone con viso empio e inumano 
Si veste la squarciata gonna aspersa 
Di brutto sangue , e con furore insano 
Torce serpi , dei quali si attraversa 
E adorna , ed arma poi la destra mano 
Della face , che fuoco e sangue versa : 
La Tema , e lo Spavento V accompagna , 
E 7 mesto Duol , qual par che sempre piagna. 

Alcuni le coronano di narcisi , cipressi, e capelvenere, 



CAPITOLO XXXII. 28T 

sacrandogli le tortore. Altri gli aggiungono la quarta, 
che denota rabbia , e chiamasi Lissa , di cui fa men- 
zione Euripide quando finge che Iride per commanda- 
mento di Giunone la mena ad Ercole per farlo diven- 
tar furioso. Questa ha il capo cinto di serpenti, e por- 
ta uno stimolo in mano. Evvi con loro Medusa con 
lo scudo , e molte altre mostruose figure , che condu- 
cono le anime raggirate ed involte da furiosi venti fra 
polve e sassi intorno alla palude. Quindi si precipita 
giù in un grandissimo profondo, per il quale passa Oo- 
cito fiume nero e caliginoso , che significa pianto , il 
quale nasce dalla palude Stigia. In questo fiume gl'in- 
vidiosi sono percossi d'aere corrotto , e stracciati da 
spaventosi diavoli , e dall' Invidia , che quivi va er- 
rando d'intorno , come di lei canta Ovidio : 

Pallido ha il volto, il corpo magro e asciutto, 
Gli occhi son biechi, e rugginoso il dente, 
Il petto arde (Tamaro fele , e brutto 
Velen colma la lingua , né mai sente 
Piacere alcun se non delT altrui lutto j 
Attor ride T Invidia , che altrimente 
Si mostra ognora addolorata e mesta , 
E sempre è air altrui mal vigile e desta. 
Ed appresso si finge che abbia due lingue, e le pop- 
pe a guisa di due bozzacchie crespe cadenti dal petto, 
e tutto il resto del corpo arido sì che tutte Tossa si 
scuoprano , con le gambe ed i piedi torti e macchiati 
di mille colori pestiferi, e le mani lorde piene di nib- 
bj , cjie lascia volare sopra le anime e beccar gli oc- 
chi, e graffiargli con gli artigli. 

Nel profondo dell' inferno , dove non si scorge 



288 LIBRO SETTIMO 

mai luce alcuna , sta l'antico nemico dell' umau ge- 
nere Lucifero con gli altri superbi suoi seguaci , che 
ivi da tutte le parti di sopra cadono per diversi sco- 
gli , e sono per giudizio di Dio percossi dall' aere cor- 
rotto , e dall' acqua putrida» Esso Lucifero siccome 
quello che non più angelo bello è chiamato dalla Scrit- 
tura , ma antico serpente * dragone velenoso , bestia 
crudele , leone , diavolo , e basilisco, con sommo giu- 
dizio è dipinto da Dante bruttissimo in questo modo: 
Lo % mperador del doloroso regno 
Da mezzo 7 petto uscio, fuor della ghiaccia ; 
E pia con un gigante i mi convegno , 

Che i giganti non fan con le sue braccia. 
Fedi oggimai quani esser dee quel tutto 
CK a così fatta parte si confaccia. 

Sei fu sì bel , com egli è ora brutto , 
E contra 7 suo Fattore alzò le ciglia , 
Ben dee da lui procedere ogni lutto. 

O quanto parve a me gran meraviglia j 
Quando vidi tre f accie alla sua testa ! 
Luna dinanzi , e quella era vermiglia $ 

V altre eran due 7 che saggiungieno a questa 
Sovresso 7 mezzo di ciascuna spalla , 
E si giungieno al luogo della cresta : 

E la destra parca tra bianca e gialla ; 
La sinistra a vedere era tal, quali 
Vèngon di là ove 7 Nilo s'avvalla. 

Sotto ciascuna uscivan due grand? ali , 
Quanto si conveniva a tan£ uccello : 
Vele di mar non vicT io mai cotali. 
Non avean penne , ma di pipistrello 



CAPITOLO XXXII. 289 

Era lor malo ; e quelle svolazzava 

Sì , che tre venti si movean da elio : 
Quindi Oocito tutto s'aggelava. 

Con sei occhi piangeva , e per tre menti 

Gocciava il pianto e sanguinosa bava. 
Da ogni bocca dirompea co denti 

Un peccatore , a guisa di maciulla ; 

Sì die tre ne facea così dolenti. 

A quel dinanzi il mordere era nulla 

Verso 7 graffar $ che talvolta la schiena 

Rimanea della pelle tutta brulla t 
intendendo Giuda Scariotto per il primo col capo in- 
nanzi in quella di mezzo , e Bruto e Cassio in quelle 
dalle parti col capo in fuori. Tutto il corpo è coper- 
to di pelle , che a scaglie di ferro si assimigliano ; e 
tali sono le coscie e le gambe che verso l'altro emi- 
spero , cioè quella parte che non è abitata ha rivolta, 
restando Tumbilìco nel proprio centro universale del 
mondo. £ viene ad esser grande, secondo Cristoforo 
Landino interprete di Dante , 1 980 braccia. £ perchè 
tutti i luoghi dell' inferno dove sono puniti i sette pec- 
cati mortali hanno sotto di loro tanti altri luoghi, co- 
me tanti rami sono che derivano da ciascuno dei set- 
te peccati , dove parimenti sono tormentate le anime, 
ne segue , che in questo ultimo della superbia dove è 
Lucifero , si ritrova raccolta ogni sorta di pena e di 
cruciato , per essere la superbia fondamento e radice 
di tutti gli altri peccati. 

Questa descrizione dell' inferno , che io ho som- 
mariamente cavato da Dante , ha seguitato il Bonar- 
roti ? ed in disegno il fratello di Taddeo Zuccaro, sic- 

Ijhimzzo Tr. FoL Iff. io 



290 LIBRO SETTIMO 

come dissi nelF altro libro; ed oltre loro Tiziano, rap- 
presentando le cose maggiori del naturale, e divina- 
mente coloritele ; come con Prometeo legato al monte 
Caucaso lacerato dall' aquila ; Sisifo che porta un sasso 
grandissimo $ Tizio stracciato dall' avoltojo; e Tantalo, 
eh' egli dipinse alla regina Maria sorella di Carlo V: e 
1 unico Leonardo Vinci, il quale dimostrò le forme de- 
gli animali e serpi viventi in mostri mirabili, dipin- 
gendo fra le altre cose sopra una rotella la orrìbile e 
spaventevole faccia di luna delle Furie infernali, la qua- 
le fu mandata a Ludovico Sforza duca di Milano $ do- 
po la quale ne fece poi un 9 altra che ora si ritrova in 
Fiorenza. Resterebbero l'isole beate , le quali furono 
collocate aneli 9 elle nel centro della terra $ ma per es- 
sere cosa del tutto favolosa , le lascieremo godere ai 
gentili die ne furono inventori. Lascierò anco di dire 
degli spiriti di Satanasso, che da varj pittori sono stati 
formati convenienti ai mali effetti loro , ma con forza 
di disegno in forme diverse con teste , ale, giunte di 
satiri , draghi , leoni , cignali, e simili ; con gli orec- 
chi grandi ; con le poppe e gambe di satiri , d'asini, 
leoni, aquile , e grifi ; con code ed ali spaventevoli : 
e similmente in aria con code di mostri e di arpìe, 
con corna raggirate in diversi modi , con membri for- 
mati parte a squamme, parte a giri, a piastre , dossi, 
pallottole , rotelle , lastre , e simili ; con i peli ru- 
vidi , aspri , lordi , irsuti , e rabbuffati ; con che' si 
viene a dimostrare agli occhi nostri più chiaramente 
quanto essi siano pronti ed arditi in spaventare i pa- 
zienti, e con loro morsi ed insidie avvelenare ed ingan- 
nare il mondo * e di cotali mostri ne espresse molti * 



CAPITOLO XXXn. 291 

bizzarri e fantastici intorno, stracciandogli i pannila 
S. Antonio in aria, il sopraddetto Hupse Martin in car- 
ta , che vien fuori in istampa; ed Alberto Durerò* nella 
carta del Senso armato a cavallo , con j cani , con la 
Morte parimenti a cavallo appresso , che tiene un oro- 
logio in mano , e quello gli mostra, dove ne ha, sic- 
come tentatore diabolico , dopo le spalle del Senso , 
con la faccia di porco, con le corna ravvoltate in atto 
bizzarro , e tutto il resto tanto fantastico , che non è 
possibile a vedersi meglio. E quando Cristo va al lim- 
bo a liberare i SS. Padri , ve se ne possono fingere 
diversi di colali mostri spaventevoli , con le trombe e 
buccine in bocca che suonino strepitosamente , come 
si vede in una carta in istampa di mano di Andrea Man- 
tegna. Così se ne possono rappresentare nel giudizio tre- 
mendo di Cristo , come in diversi altri gesti molto ha 
osservato nel suo il Bonarroti, e formo, facendo in lo- 
ro , secondo i suoi atti , il corpo con faccie sdegnose 
e fiere, delle quali molte se ne possono immaginare, 
siccome l'una dopo le spalle, e l'altra in faccia , ed 
altre alle ginocchia , facendole di colore di ebano , e 
con le ali di tigniuola ; ed altri con le corna , e denti 
fuora di bocca; e con le ugne sporte in fuori a' piedi, 
ed alle mani , fatti in diverse forme di animali , e di 
diversi colori , come di ferro , di giallo , di rosso, di 
bigio , e simili mischie , tutte tra loro sconformi. A 
che fare gioveranno assai li membri dei mostri soprad- 
detti nel principio dell' inferno , 'ed ancora altri ani- 
mali terribili , fieri , rapaci , melancolici , ed aquatici, 
perchè si verranno meglio a dimostrare i loro malvagi 
gi e perversi effetti : e con tali forme si possono fare 

49* 



292 LIBRO SETTIMO 

il crudelissimo mostro die tenta Cristo , come lo ha 
dimostrato Luca d'Olanda , ed Hisibil Peum ; e l'al- 
tro che flagella Giobbe , che si vede disegnato nel li- 
bro di Damiano Marassio, ed in molte pitture. Ma quelli 
che furono principali pittori di queste bizzarrìe) furo- 
no i sopraddetti nel capitolo dei paesi, dei mostri, e 
chimere. E questo serpente antico con sette facete d'a- 
nimali diversi coronati , e tanti colli congiunti al cor- 
po mostruoso per dimostrare le malvaggie e pestifere 
nature sue , fu rappresentato , come si vede ueìY apo- 
calisse di S. Giovanni , per Alberto Durerò j e questo 
basta a superare le bizzarre forme dell' idra d'Ercole, 
dello smisurato animalaccio rappresentato nello stre- 
gozzo dal Bonarroti, te qual carta viene fuori in istam- 
pa tagliata da Marcantonio bolognese , e di altri mo- 
stri descritti dagli antichi , e dal moderno Bojardo , 
Ariosto , ed altri , i quali in ciò hanno levato tutto il 
meglio che si potesse circa tali mostri e serpenti im- 
maginare. 



CAPITOLO XXXIII. 

Conclusione. 

J? inalmente , mercè di Dio, abbiamo secondo l'ordi- 
ne proposto nel principio di questo Trattato, discorso 
per tutte quelle parti , nelle quali a mio giudicio con- 
siste questa nobilissima , ed al pari di ciascun' altra li- 
berale arte della pittura , ancora che con assai più de- 



CAPITOLO XXXIII. 293 

boli forze d'ingegno e di arte di quello che a così al- 
ta impresa si richiedeva , nondimeno con tanta indu- 
stria , diligenza , e fatica che io mi penserò d'avere in 
qualche parte supplito al mancamento dell'ingegno. Per- 
ciocché quanto a quelle parti che non sono così pro- 
prie della pittura , che non siano anco communi ad 
altre arti, come la prospettiva e l'istoria, ho volto e 
rivolto , impiegandovi anco buona parte del tempo che 
nella pratica della pittura con mio grandissimo pro- 
fitto avrei collocato, tutti que' libri onde sperava rac- 
cogliere alcuna cosa che potesse illustrare quest* arte; 
e quanto alle altre non sono rimaso per disagio o spesa 
d'ir vedendo in molte parti d'Italia, e massime iu Ro- 
ma e Firenze , illustri e ricche di colali ornamenti so- 
pra l'altre , tutte le opere così di pittura come di scul- 
tura dei più famosi ed eccellenti artefici, tanto anti- 
chi quanto moderni , dalle quali come da tanti cano- 
ni di Folicleto io ho osservato quale sia la vera nor- 
ma, e regola del dipingere ( in quanto ho potuto col 
mio debole giudicio conseguire) la quale mi sono sfor- 
zato d'esplicare in questi libri con quella maggior fa- 
cilità e chiarezza che è stata possibile in materia così 
difficile e sottile , non trattata innanzi da altri , alme- 
no così esattamente, come può vedere ognuno che ho 
trattato io. Ed ancorché in alcuni luoghi paja che si 
possa desiderare questa esattezza, nondimeno olio fatto 
a studio, accennando alle volte solamente alcune cose, 
ed alle volte anco tralasciandole. Conciosiachè quelle, 
come assai chiare e facili per so , non avevano biso- 
gno di più lungo discorso ; e queste senza ingombra- 
re le carte invano y potevano facilmente essere avvei- 



294 LIBRO SETTIMO 

tite e penetrate dagli stessi lettori anco di meno che 
mediocre ingegno. Oltre di ciò quando per illustrare 
più le cose e sottoporle in certo modo agli occhi dei 
lettori trattando ciascuna parte di questa scienza , ho 
sempre per esempio fatto menzione di alcuni che in 
quella parte erano stati eccellenti, acciocché eglino sa- 
pessero quale avessero ad imitare ; so ben io che mol- 
ti altri vi erano degni di essere celebrati , e proposti 
per esempio ed imitazione, come Lorenzetto (1), il 
Passerotti (2) , il Somachino bolognesi, Andrea Schia- 

(i) Lorenzo di Lodovico Campanajo soprannominato Loren- 
zetto 9 scultore ed architetto fiorentino, nato nel tfa% 9 meritò l*a« 
micizia di Raffaello , che se ne valse in diversi lavori , e gli fece 
sposare una sorella di Giulio Romano suo discepolo. Lorenzetto 
compiè il mausoleo del cardinal Forteguerri, da Andrea del Ver* 
rocchio lasciato imperfetto , ov' egli cominciò a sviluppare tutto 
il suo ingegno. Si trasferì poscia a Jloma , ove malgrado la sua 
valentia , non ebbe che opere di poca importanza ; ma stretta 
amicizia con Raffaello , questi gli fece commettere il sepolcro che 
il cardinal Chigi voleva erigere a sé medesimo nella chiesa di S. 
Maria del Popolo. Lorenzetto condusse per esso le due belle sta- 
tue di Giona e di Elia , degne dello scalpello greco; se non che, 
morti Raffaello ed il Chigi, gli eredi di questo ricusarono di pa- 
gargli le statue , e nel suo studio stettero per molti anui. Tutta- 
via furono più tardi collocate nel luogo destinato. Come archi- 
tetto, costrusse in Roma molte case; il palazzo Caffarelli, la fac- 
ciata interna ed i giardini del palazzo del cardinal Della. Valle , 
ove veggonsi di lui due magnifici bassi rilievi in marmo. Dopo 
l'assedio di Roma , pel papa Clemente VII scolpì una statua di S. 
Pietro che è ali* ingresso del ponte S. Angelo. Malgrado ciò, egli 
era povero e negletto , ciuque figli ne accrescevano i bisogni ; e 
fu allora che Sangallo y architetto di S. Pietro , lo incaricò di una 
parte dei lavori in quella basilica , coi quali s'arricchì in breve. 
Appena tranquillo, fu colto dalla morte nel i54*> di quarantaset- 
te anni. 

(a) Bàrtolommeo fu il suo nome, nacque a Bologna circa il i5ao, 



CAPITOLO XXXIII. 295 

vone (1) , Giambattista Simoleo, Simon Petarzano (2), 

e fu pittore ed intagliatore. Compose un libro sulle proporzioni 
e l'anatomia del corpo umano. Fu eccellente ritrattista, e tale che 
riguardavalo Guido come il migliore dopo Tiziano. Morì circa il i$g? 
lasciando quattro Cigli tutti pittori. 

(i) Di cognome Medula , detto Schiavona perchè nacque a 
Sebenico nel i5aa. Fanciullo ancora , fu dal padre marinajo con- 
dotto a Venezia, ove girando per la ciltù desiderò farsi pittore , e 
acconsentendo il padre, entrò in una officina come fattorino. Sprov- 
veduto di beni , dovendosi guadagnare di che vivere , incominciò 
dal dipingere senza cognizione di disegno, e gli furono per va- 
rio tempo mecenati alcuni muratori , pei quali impiastricciava fac- 
ciate 9 o casse» o panche, e simili oggetti, studiando in frattanto lo 
Stampe del Parmigiani/io. Lacero uel vestito e miserabile alla men- 
dicità , egli naturalmente non poteva essere un gran pittore; fin- 
ché Tiziano , proponendolo per le pitture della biblioteca di S. 
Marco v le quali Schiavona condusse cou più correzione di qua- 
lunque altro , lo fece conoscere. Tintoretto parimenti gli rese giu- 
stizia ; uè arrossiva d'operare ne' suoi lavori per istudiare l'arte 
con cui dipingeva. Tiziano teneva sempre un quadro di Schiavone 
nella sua officina , ripetendo sovente, che tutti i pittori avrebbe- 
ro dovuto fare egualmente ; confessando però , che avrebbero 
latto male a non disegnare meglio di lui. Non ostante il suo 
gran merito, dovea per vivere dipingere quadri per botteghe, ed 
in alcuni componimenti allegorici di uomini e bestie significò le 
sofferenze dell' animo suo. Egli trascinò la miseria per sessanta an- 
ni, operando molto e guadagnando poco, benché non fosse invidio- 
so né malevolo , ma semplice e schietto così nel vestito come nel 
cuore. Finalmente morì uel 1682, e fu sepolto senza pompa dalla 
pietà di alcuni muratori suoi amici. 11 mondo che lo calcò vivo , 
lo applaudì morto , e la sua fama crebbe ogni giorno. Tranne il 
diseguo, possedeva in grado eminente le qualità del pittore. Le sue 
composizioni sono belle , animate le sue figure , nel colorito ri- 
corda la soavità di Andrea del Sarto , e il tocco del suo pennello 
è quello di uu grande artista. Fece alcune stampe, sì ad acqua for- 
te che a chiaroscuro nel genere del Parmigiano, di bellissimo lavoro. 

(?) Fu allievo di Tiziano, poiché si sottoscrisse Titiani disci- 
pulus in una pala della Pietà a S. Fedele in Milano, ove ecccKer te- 
mente lo imita. Pare che abbia voluto innestare al colorito, l'espi es- 



^vV 



296 LIBRO skrriMo 

il Palmetta veneziani, Raffael da Reggio (1), Romolo 
fiorentino (2) , Bonifacio (3), e Battista veronesi, Lat- 

sione gli scorti e la prospettivi! lombarda , come uei fatti di S. Pau- 
lo a S. Barnaba , grandi opere se l'autore fosse stato buon frescan- 
te come era pittore ad olio. 

(i) Raffaello Motta , noto comunemente col nome di Raffael* 
lino da Reggio, nacque nel i55o in un villaggio poco lontano da 
Reggio , da Pietro, muratore di professione. Allogato nella scuola 
di Lelio Orsi da Novellare, questi scoperse in lui un genio nascen- 
te. Ma il povero padre non polendo sopportare le spese del man- 
tenimento , dovette richiamarlo in patria, dove lo esercitò in varj 
lavori, finché D. Cesare Gonzaga volle che dipingesse alcune fac- 
ciate in Guastalla. In questa citta conobbe Francesco da Volter* 
ra f il quale se lo condusse a Roma, e lo fece entrare nella scuo- 
la dello ZuccarL Ma egli era dotato di troppo ingegno per chiu- 
dersi uei limiti dell' imitazione , e infiammato alla vista delle ope- 
re de* sommi maestri volle crearsi uno stile suo proprio, e farsi ca- 
po d'una scuola che ebbe di poi ammiratori e seguaci ; ed egli vi 
fu il principe, giacché ha bella distribuzione nelle figure, morbi- 
dezza nel colorire , grazia negli atteggiamenti, rilievo e spirito, 
né gli manca se non studio maggiore di disegno. I suoi quadri ad 
olio nelle gallerie sono rari ; a Roma abbondano i suoi freschi, i 
quali sono bellissimi, se di figurine. Nel palazzo di Caprarola pel 
cardinal Farnese opero di competenza con gli Zuccari, e Gio- 
vanni De 9 Vecchi $ e con tale diversità che le sue figure pajono 
vive , le altrui dipinte, 11 De 1 Vecchi ingelosì di quel giovane al- 
tamente , e inSultollo , onde Rajffaellino dovette partirsene e tornò 
a Roma, ove non conducendo troppo regolata vita, l'anno seguen- 
te nel mese di maggio 1578, morte immatura rapivalo di soli 37 an- 
ni. Egli fu compianto da tutti, e Roma rinnovò quasi le lagrime che 
sparse per Raffaello, 

(a) Romolo Cincinnato nacque a Firenze nel 1 5oa , fu allievo 
del Sahiati uno de* pittori di Filippo //, al quale sottentrò , e 
stette parecchi anni in Ispagna, e fece molte opere particolarmen- 
te a fresco nell' Escuriale , a Guadalaxara, e nel palazzo del duca 
dell' Infantado. Eseguì molle pale ad olio , e la più celebre è una 
Circoncisione a Cuenca per l'effetto ammirabile dello scorcio d'una 
delle figure, ed egli ne conosceva sì bene il merito , che dichia- 
rò di pregiare piò una gamba di quella figura, che tutte le pitture 
dell' Escuriale. Morì a Madrid nel i5g3. 

(5) Nato in Verona, e secondo altri a Venezia verso l'anno 1491* 



CAPITOLO XXXIII. 297 

tanzio bresciano, Ambrogio Borgognone (1) , e Pietro 
Rizzo milanesi, i Campi (2) cremonesi, Bernardo Soia- 
Fu allievo di Palma, di cui imitò la delicatezza; poi di Giorgione, 
di cui amava la forza ; e finalmente di Tiziano , a cui tolse il co- 
lorito, e di cui fu compagno indivisibile finché visse. A Venezia , 
ove abbondano i suoi quadri , talvolta lo si confonde coli' amico, 
tanto bene imitollo. Ma pure imitando conservò sempre un genio 
creatore, sveltezza , e grandiosità soltanto a lui proprie. Uno de' 
suoi quadri migliori raffigura, i venditori scacciati dal tempio; è 
molto lodata la risurrezioue di Lazzaro eh' è ora a Parigi. Cono- 
sceva il Bonifazio la prospettiva lineare , come lo provano i suoi 
trionfi , fatti dietro le poesie del Petrarca, che furono portati in 
Inghilterra. Morì nel i553. 

(i) Celebre pittore milanese, che fioriva circa il i5oo, e di- 
pingeva ancora nel i535. Si ignora qual maestro s'avesse. La sua 
pittura più grande e meno danneggiata è quella che conservasi nel- 
la chiesa di Cremenó in Valsassina. Il piegare delle vesji ornale 
di ricami d'oro, qualche secchezza di contorni e l'esilità delle ma- 
ni ricordano l'antica mauiera , ma i volti sono tali che fecero ri- 
guardare questo quadro qual' opera di Bernardino Luini. 

(2) Galeazzo Campi nato in Cremona nel »47^> P» u c ^ e P er 
le sue pitture, che souo perdute, è celebre per essere stato lo sti- 
pite di una grande famiglia pittoresca. — Giulio Campi primoge- 
nito di Galeazzo nacque il i5oo; apprese l'arte dal padre, il quale 
non vedendosi capace a sviluppare il gagliardo talento del figlio, 
lo rivolse a Giulio Romano a Mantova , dal quale trasse grandio- 
sità di disegno, magnificenza d'architettura, ed universalità di ta- 
lento, ludi studiò il Solari, Tiziano, Pordenone, Raffaello, ed 
altri; colse il migliore di tutti, e formò uno stile che sa della ma- 
niera di tutti ! edè tuttavia originale. S. Margherita di Mantova 
e chiesa quasi intieramente da lui dipinta, ove operò e grandi pit- 
ture, e cammei « e stucchi, e grotteschi eie. Le prodezze di Er- 
cole a Soragna mostrano tutta la sua intelligenza nel nudo ; uua 
sua Famiglia nel leggiadro stile correggesco ; i SS. Pietro e Mar- 
cellino quadro tizianesco ; un S. Girolamo a Montano , robusto 
come i quadri del suo maestro; un arcangelo S. Michele, gran- 
dioso e robusto , sono i capilavori di Giulio. Operò molto , e ab- 
bondano le sue cose a Mantova, e nel Cremonese* Egli amoroso 
de' suoi fratelli, come Lodovico Caracci, fu loro di padre e mae- 



298 LIBRO SETTIMO 

ro (1), con i due fratelli dei Maini pavesi 7 e molti 

altri così forestieri , come italiani , facendo io men- 

stro. Mori a Cremona nel 1579. — Antonio Campi fratello ed al- 
lievo di Giulio , ajutava il fratello ne' compartimenti delle gran- 
di opere , ed era grande nello scorciò , e nella prospettiva. Segui 
piuttosto Correggio che altri ; spiritoso e risoluto in dipingere, era 
nondimeno ineguale, e dimandava freno. Inoltre fu storico, e scris- 
se l'opera seguente: Cremona, fedelissima città e nobilissima co- 
lonia de' Romani 9 rappresentata in disegno col suo contado , ed illu- 
strata d'una breve istoria delle cose più notabili appartenenti ad 
essa, e di ritratti naturali de 9 duchi e duchesse di Milano e com- 
pendio delle lor vite , con molti intagli a bulino, disegnati da lui, 
ed eseguiti da Agostino Carocci, Ebbe da Gregorio XIII l'inse- 
gna di cavaliere, per servigi prestati come architetto. Mori poco 
dopo il \5q\.~- Vincenzo Campi altro fratello ed allievo di Giu- 
lio , fu inferiore nel disegnare , ma non nel colorire, ai fratelli. 
Fece buoni ritratti, ma poche tavole d'altari. Mori quasi alla stes- 
sa epoca del fratello Antonio, Era anche intagliatore , e siccome 
tale incise in rame la pianta della città di Cremona, nel i584.— 
Finalmente Cremona vide nascere nel i5?a un altro Campi di no- 
me Bernardino » da un Pietro orefice , il quale gli apprendeva il 
diseguo e voleva che seguisse la sua professione. Ma veduta una 
tela di Giulio Campi, s'accese di amore della pittura, e costrinse 
il padre ad allogarlo sotto Giulio Campi , indi a Mantova sotto il 
Costa , ove molto dopo per le nozze del duca Guglielmo Aggiun- 
se il dodicesimo Cesare agli undici di Tiziano, e quello fu non 
indegno di questi. I suoi freschi in S. Sigismondo, fatti di fronte 
ai capilavori del Baccaccino e degli altri Campi, furono lodati dal- 
lo stesso Giulio e da Solari; la cupola di S. Giacomo è una delle 
più maravigliose d'Italia, dove si mostrava, è vero , meno origi- 
nale ed ardito degli altri Campi, ma più corretto. Insegnò il di- 
segno all' illustre pittrice Sofonisba Anguisciola, non ultima glo- 
ria di questo maestro. Oltre essere stato un valente pittore , fu 
anche molto dotto nelP arte, come lo mostra un suo Trattato di 
pittura con grandissima cura eseguito. Fu anche bravo intaglia- 
tore in rame. È ignota l'epoca della sua morte, ma si sa che nel t584 
viveva ancora. 

(1) Bernardino Gatti, chiamato il Soiaro pel suo faceto tem- 
peramento , e per la professione paterna , nacque nel principio 



CAPITOLO XXXIU. 299 

zione in questo trattato dei pittori , non per scriver 
le vite loro , ma per cagion d'esempio, bastava che io 
iie nominassi alcuni , e massime di quelli che essen- 
do di già morti 7 si potevano senza invidia ricordare. 
Oltra clie molte volte il numero grande che si nomi- 
na degli autori , è cagione che si scema in certo modo 
non pur la riputazione dell' arte , che per darsi pve- 
gio a molti che in lei siano divenuti eccellenti, è te- 
nuta di minore stima , poiché da tanti così facilmente 
se ne conseguisce l'eccellenza ; ma anco di quei po- 
chi artefici che veramente sono eccellenti , dei quali 
soli dovrebbe essere propria la lode, ed il vanto, e 
non communicarsi a tanti altri. 

Io ho poi in tutta quest' opera, quando ho trat- 

del XVI secolo probabilmente a. Pavia , benché Vercelli e Cre- 
mona le contendano tale onore ; ebbe i principi dell'arte da Cor- 
reggio, al quale nelle sue massime fu sempre aderente; niuno me- 
glio di lui emulando il maestro nella delicatezza de' volli > nelle 
verginali sembianze, nei lucidi fondi,, nella soavità in fine che 
spira per entro ogni quadro di Bernardino» In Piacenza fu ajuto 
e compagno al Pordenone nelle pitture della chiesa della Madon- 
na , che lasciate da quegli imperfette , furono da lui compiu- 
te , né vi si ravvisa diversità di -stile. Cominciò a dipingere in 
fresca gioventù» né depose il pennello che in decrepila vecebiaja, 
dipingendo colla sinistra , quando da paralisia ebbe colpita la de- 
stra; in tale stato, e ottuagenario esegui per la 'cattedrale di Cre- 
mona il gran^quadro dell' Assunta , opera maravigliosissima. Pu- 
rè di tanto pittore , che fiorì tra i migliori del miglior secolo , è 
incerta ogni memoria, perfino la patria. Ben ci compensano di tale 
mancanza le sue opere in Piacenza a canto a quelle del Porde- 
none; in Parma il suo quadro della moltiplicazione dei pani; l'al- 
tro veramente correggesco rappresentante il presepio in S. Pietro, 
e moltissime altre pitture , molte delle quali in Inghilterra ed in 
Ispagna. Terminato il quadro dell' Assunta , moriva Bernardino 
nel 1575. 



300 LIBRO SETTIMO 

tato di quelle parti che sono più proprie di quest' ar- 
te , come dei lumi , e dei colori , usato un modo di 
dire ordinario e familiare senz' alcuno ornato , fram- 
mettendovi anco molte parole meno approvate, e che 
non si trovano usate dai toscani. Conciosiachè ho pro- 
curato principalmente di essere inteso, giudicando che 
da chiunque insegna alcun 9 arte , si ricerchi piuttosto 
facilità e chiarezza, che ornamento ed eleganza di stile. 
Onde ben disse colui che « ornari res ipsa negai con- 
tenta doceri ». E se alcun* arte è che non ammetta or- 
namenti di parole, e che sia malagevole ad essere espli- 
cata , senza dubbio è la pittura , in modo che io du- 
bito che in molti luoghi, tutto che mi sia grandemen- 
te affaticato di agevolar le cose , non sarò facilmente 
inteso. Ma quanto alle parole meno approvate , elle 
sono così proprie di quest'arte, e per conseguenza così 
significanti appresso i pittori , che non si potevano in 
alcun modo tralasciare volendo essere inteso , poiché 
con un 9 altra parola sola non era possibile significare 
il medesimo ; e volendo circoscriverla con molte , si 
veniva anzi ad intricar le cose che ad esplicarle. Ma 
quando anco quest 9 arte fosse stata più capace di or- 
namenti , io non poteva in verun modo soddisfare agli 
orecchi di questi delicati. Perchè in così poco tempo 
che mi è stato concesso da Dio di potere operare, es- 
sendo come ognun sa nel fiore degli anni fatto poco 
meno che inutile , per la perdita della vista neir an- 
no trentesimo della mia età , non è stato possibile che 
io abbia dipinto tanto quanto si sa , e speculato ed 
osservato tanto in questa professione , come si vede 
raccolto in cotesti libri j e che abbia potuto anco ba- 



CAPITOLO XXXIII. 301 

dare a far conserva delle più scelte parole del Can- 
zoniere del Petrarca , o del Decamerone del Boccac- 
cio. Gli studiosi adunque pregiando più la sodezza dèlie 
cose , che un dolce suono che gli lusinghi le orecchie, 
non restino d'impiegare alle volte qualche ora che gli 
avanzi in leggere questo trattato, che senza dubbio ne 
riporteranno utile ed onore, osservando quei precetti 
che quivi avranno apparato, e loderanno me , se non 
dell 9 ingegno almeno della diligenza ; e di questo one- 
stissimo desiderio che ho avuto di giovare al mondo, 
e dello sforzo che ho fatto per conseguirlo. Il che io 
riputerò onorarissima e compitissima mercè di tante 
mie vigilie e fatiche. 



FINE DEL LIBRO SETTIMO ED ULTIMO. 



INDICE 

DEI CAPITOLI 

CONTENUTI NBL VOLUME TERZO 

LIBRO SETTIMO 



DELL* ISTORIA DI PITTURA. 



Cap. I. Della virtù e necessità dell 9 istoria 7 e 

forma die vogliam dire della pittura . . T 
Cap. II. Della forma di Dio Padre Figliuolo 

e Spirito Santo ......... 8 

Cap. III. Della forma delle jerarphie , e nove 

cori degli Angeli, secondo i loro ufflcj . 15 
Cap. IV. Della forma della milizia del cielo . 25 
Cap. V. Della forma delle anime beate . . 28 
Cap. VI. Della forma di Saturno y primo pia- 
neta secondo gli antichi 34 

Cap. VII. Della forma di Giove . . ' , . . 38 

Cap. Vili. Della forma di Marte 55 

Cap. IX. Della forma del Sole 61 

Cap. X. Della forma di genere ..... 79 

Cap. XI. Della forma di Mercurio .... 96 
Cap. XII. Della forma della Luna . . . .401 
Cap. XIII. Della forma di Vulcano Dio del 

fuoco 110 

Cap. XIV. Della forma di Giunone Dea delfa- 

ria 7 e delle sue Ninfe 113 

Cap. XV. Della forma delV Oceano, di Nettu- 
no, delle ninfe e mostri marini. . . .123 



-303 
Gap. XVI. Della forma dei fiumi, e delle Na- 

jadi ninfe loro 137 

Cap. XVII. Della forma delle Muse . . . .145 
Gap. XVIII. Della forma della Fama . . .150 

Cap. XIX. Della forma dei Venti 154 

Cap. XX. Della forma della Terra . . . .159 
Cap. XXI. Della forma di Pane , di Eco, dei 

Satiri , Fauni , e Silvani 1 68 

Cap. XXII. Della forma delle Ninfe. . . .473 
Cap. XXIII. Della forma del corpo umano , e 

dei suoi artefici^ 477 

Cap. XVIV. Della forma delle ossa nel corpo 

umano 183 

Cap. XXV. Della forma degli Eroi, dei San- 
ti , e dei Filosofi, tanto anticJii quanto mo- 
derni 192 

Cap. XXVI. Della forma degli uomini mostruosi 219 
Cap. XXVII. Della forma degli abiti e delle 

armi 224 

Cap. XXVIII. Della forma dei tempj , ed altri 

edificj . . . 243 

Cap. XXIX. Della forma di alcuni Dei imma- 
ginati dagli antichi 257 

Cap. XXX. Della forma di alcuni mostri infer- 
nali , e di Minos, Eaco , e Radamanto . 273 
Cap. XXXI. Della forma di Plutone , di Pro- 

serpina 7 e delle Parche 279 

Cap. XXXII. Della forma delle tre Furie in- 
fernali 285 

Cap. XXXIII, ed ultimo. Conclusione • . . 292 



FINE DELL* INDICE DEL VOLUME TERZO ED ULTIMO. 



INDICE GENERALE 

DELLE MATERIE 

CONTENUTE NELLA PRESENTE OPERA 



' N. B. Il numero romano indica il volume 7 t arabo 
la pagina, la lettera u la nota. 



Abastro cavallo di Plutone III 28 1 

Abate (dell'i Niccolò II 3 a 7 n. 

Abbracciamento e suoi moti I 2^8. 

Abele I 267. II iS3. 

Aben-Sina V* Avicenna. 

Abeyk Giovanni pittore I i83/i«- 
iuvcntò o si risovvenne della 
pittura ad olio 184 «• 

Abido e Sesto I 236. 

Abimelech uccisore di settanta fra- 
telli I 229.- ucciso da una fem- 
mina II 339. 

Abiron 18. 

Abitatori delle isole baleari chiu- 
devano le loro vesti con bottoni 
d'oro I 357. 

Abitazioni primitive degli uomi- 
ni III 244. 

Abiti cangianti da chi inventati 

III 22£. 

Abito bianco convenirsi a Dio I 
347. 

Abitò sacerdotale di Aronne co- 
me era formato III 241* 

Abiu bruciato I 377 II 187. 

Abramo I 214* 919* 220. 222. II 
i83. - assale i cinque re che me- 
navano prigione Loth I 236.- in 
atto di sacrificare Isacco 238. - 
dà a mangiare ai poveri 245.- 
riporta una gran vittoria contro 
cinque re 272.- ed Agar ; Il 217. 

Abramo da Mantova musico II 196. 
Lorna zzo Tr. VoL IIJ. 



Abuso che si fa nella pittura dei 
colori trasparenti I 336. 

— che suol farsi nel formare i tro- 
fei II 3 16. 

Acca Laurenzia nutrice di Romo- 
lo II 284 n. 

Accademia di Cicerone II 198. 

—di S. Luca II 201 «.-da chi fon- 
data 445 n. 

Accademia ed ospizio per poveri 
studiosi di belle arti fondata 
nella propria casa da Federico 
Zuccari lì 201 n. 

Accorgimento e suoi moti I 260. 

Accusa ridicola contro Fidia fu 

. scintilla che accese la guerra del 
Peloponneso III 52 n. - prover- 
bio nato da ciò ivi. 

Aclieloo fiume come descritto da 
Ovidio IH i3 9 . 

Achemene pittore III 92. 

Acheronte ti urne dell' inferno III 
i43. 277. 

Achitofele I 287. II 188. 

Achille I 2i9.-stando fra le figlie 
di Licomede vieue scoperto da 
Ulisse 2 56. 

Achille Tazio I 24** 37^* 298. II 
2i4- 216. 

Acì mutato in fiume come descrit- 
to da Ovidio HI 139. 

Acidalio fonte sacrato a Venere 
H 19». 



906 

Acqua forte (maniera d'incìdere 
all') scoperta da Parmigianino 
li /ign. -contrastala dai tede- 
schi che l'attribuiscono a Du- 
rerò ivi. 

Acrone re vinto da Romolo II3o2. 

Adad I 2o3. 

Adamo I 267 II 75. 

— ed Eva I 8. 2 i4«- scacciati dal 
paradiso terrestre 369. -ignudi 
nel paradiso terrestre II 23 1. 

Aderbale ucciso da Giugurta in 
Cirta II 339 11. 

Adone II 997 n. 

Adrasto I 228. 

Adulazione e suoi moti I 246» 

Aetone uno dei cavalli del Sole 
III 65.- di Plutone 281. 

Aezione pittore greco espose ai 
giuochi olimpici il quadro delle 
nozze di Alessandro con Rossa - 
ne II 220 n.- premio che ne ot- 
tenne ivi. 

Affetti umani descritti dai poeti 
II 468. 

Affreschi dei Zucca ri alla Trinità 
de* Monti in Ruma II 200 n. 

Affresco del Sodoma rappresen- 
tante le nozze di Alessandro e 
Rossano II 220 n. 

—di Raffaello rappresentante il 
medesimo soggetto ivi. 

Afrodite nome di Venere I 204 
n. III 81. 

Agapete ninfe III 176. 

Agar I 2i4»- vede il figlio presso 

a mancare per la sete 243. 
Agasia di Efeso scultore II 267 n. 
Agata reo pittore greco primo de- 
coratore teatrale II a3 ti.- scris- 
se su ciò un trattato ivi. 
Agave figlia di Cadmo II 284 ». 
Agelada scultore greco II 90. Ili 

49 n. 75 n. 
Agelasto I 225* 

Agesandro scultore greco uno 
dei tre autori del Laocoonte I 
277. 



Agesilao re di Sparta I 243.* sue 
virtù ivi n. 

Aglaofone pittore greco III 74 n. 

Aglaura figlia di Cecrope sacrifi- 
ca la sua vita per la salute pub- 
blica II 278 n. 

Aglauro convertito in sasso 1 2t6* 

Agnelle nere sacrificavansi alle 
tempeste I 344* 

Agoracrìto allievo di Fidia III 
5o n. 

Agostino (S.) I i5. 

Agostino Milanese II 47* 

Agostino Veneziano incisore II 
102 n. Ili 179.- sue notizie ivin. 

Agricoltura quanto onorata dai 
romani II 285 n. 

Ajace I 219. 

Alabanda città I i53 it. 

Alamanni poeta II 487. 4{)8* 5i3. 

521. 

Alberi e loro moti I 3i3. 

Alberti Cherubino intagliatore II 
274 n. 

Alberti Leon Battista II 17/1. 141. 

Albertino da Lodi pittore II 522. 

Alberto Magno I 175. 206. III l4* 

Albino I 238. ^ 

Alcamene scultore greco allievo 
di Fidia III 5o n. io5.-sue no- 
tizie ivi n. 

Alchindo medico arabo II 26 tu 

Alcibiade suonando un piflaro , 
vedendo Socrate che toltolo a 
suonare gonfiava le mascelle, 
indispettito lo gittò via I *53. 

Aldegrever incisore II 4^4* 

Aldo Grave V. Aldegrever. 

Alessandria di Egitto , ne fu ar- 
chitetto Oinocrate II 38c it. - sua 
vantaggiosa situazione iW-quan- 
do fondata ivi. 

Alessandro Magno II 189. 359. - 
sorpreso dai nemici, fu veduto 
gitlar fuoco dal corpo 1 190. 
228.- rappresentato con volto di 
Paride 21 i.- ucci sor di Catasta- 
ne 228. 239.- al suqoo di un cer» 



lo istruraento accendevasi alla 
battaglia, e ad altre cose a5a. - 
col folgore in mano dipìnto da 
A pelle 33b. -si leva di testa il 
diadema per medicar la ferita di 
Seleuco 546.- decreta che il so- 
lo Lisippo potesse eseguire la 
sua immagine in bronzo, Apel- 
le dipingerla , e Pirgotele scol- 
pirla su pietre preziose II 74 
n. 371. 

Alessandro Napolitano III 43* 70. 
86. iti* 116. 199 

Alessandro pittore antico di ani- 
mali II 4?4* 

Alessandro Severo II 378. 

Alessi Galeazzo architetto li i^on. 

Aletto una delle Furie rappresen* 
tavasi nera I 345. 

A le tloria sorta di pietra II 435 n. 

Aìexicacon I 3o3. 

Alfeo fiume III 143. 

Alfieri romani come erano vestiti 
III a3a. o34- 

Alfonso da Ferrara musico II 196. 

Alfonso Lombardo scultore III 
181. 

Algardi rifece il destro braccio 
alla statua del gladiator Borghe- 
se II 367 ri. 

Aliloco discepolo di A pelle dipin- 
se Giove partoriente III 44* 

Allegrezza e suoi moti I 2-4» • 2 55. 

Allegri Antonio V. Correggio. 

Allori F, Bronzino* 

Allumare una figura di uomo col- 
lerico Il io5. -di sanguigno ivi* 
di flemmatico 106.- di melanco- 
lico 107- -del collerico sangui- 
gno ivi - altri di qualità mezza- 
na 108. 

Alosto I 3go. 

Altari diversi degli antichi II 288. 

Altea I 228. II 187. 

Amadeo Gio. Antonio scultore III 
1 81. - sue notizie ivi n. 

Amadriadi ninfe III 175. 

Amanno II 187. 



307 

Amasi I 166. II 368. 

Amicizia ed inimicizia de' colori 
naturali I 339. ] 

Amicizia ed inimicizia dei moti 
I394. 

Amilcare Barcas I 234. 

Ammiano Marcellino II 38 r n. 

Amnon ucciso nel convito li 188. 
perchè 34 '• 

Amorevolezza e suoi moti I 947. . 

Amori diversi come vadano com- 
posti II 31 5. 

Ampsìprostilo I i5a. 

Amri re «l'Israel Io I 377 ». 

Anacarsi ovvero degli esercii/ dia- 
logo di Luciano li 969 n. 

Anadiomène nome di Venere III 

9». 

Anagli plica II 32. 

Anasarco filosofo I 334* -sua co- 
stanza ivi» 

Anassagora filosofo I 395*. II s3. 

Anatomia del corpo umano fatta 
da Leonardo IH i83. 

Anatomia fondamento e base del- 
le invenzioni N 466.- vantaggi 
che da ciò ne derivano ivi. 

Anauro fiume 111 i43« 

Anchise padre di Enea I 391. II 
240. 356. - nel fare i sacrifici 
aveva il capo coperto di rosso 

I 35o. 

Alleili scudi sacri dati in custo- 
dia ai sacerdoti salii II 28?* 

Andrea del Sarto, sua pittura del- 
la Carità I 975. 

And rino di Edesia pittore I 54* 

II 331. 

Androcide 11 4 f 5/t. 

Andromaca sacrificando ad Etto- 
re cuopriva il sepolcro di ver- 
di cespugli I 353. 

Andromeda legata al sasso I 973.- 
liberata da Perseo II 192. 

Andronico Cirreste e sua torre dei 
venti III i55. 

Anelli dati dal bramino Jarca ad 
Apollonio Tianeo 11 364 »• 



308 

Anfìarao inghiottito dalla terra 

IH 99 
An fi 011 e II 195. 
Anfiteatro di Vespasiano detto il 

Colisèo I »58. Ili 252. 
—di Pola III i5a. 
— di Verona detto l'Arena I i58. 

III o5a. 
A n friso fiume III i.{3 
Angeli che suonano trombe nel 
giudizio di Michelangelo I 253. 
Angeli dipinti da Gaudenzio inS. 
Maria di Sarono I 34 ■ -in S. Ma- 
ria delle Grazie in Milano ivi - a 
Traona in Valtellina iW-a Mor- 
begno ivi. 

Angeli loro natura I 384- - che co- 
sa sono III 1 5. - loro jerarchie e 
loro nomi 16. -come" debbano 
rappresentarsi i Serafini 1V1-1 
Cherubini 1 7.- i Troni ici-le Do- 
minazioni 19.- le Potestà ivi - le 
Virtù 20.-Ì Principati zW-gli Ar- 
cangeli ai.- gli Angeli 23. -loro 
numero secondo Daniele ^.-se- 
condo-Alberto Magno ivi. 

Angeli apparsi ad Abramo III 22. 

Angelica I 2i5. 218. 

Angelico (B.) II 178 n. 

Angelione scultore greco III 108». 

Angelo' Gabriello III 22. 

Angelo Raffaello II 76. 

Angelo che apparve a Cristo nelP 
orto, quadro di Correggio 1 3^4* 

Angelo c^e percuote nel campo 
degli assirj I 375. - che uccide i 
primogeniti di Egitto ivi- appar- 
so ad Hermes III 22. 

Angelo (Fra) pittore II 371. 

Angelo (Fra) scultore II 364* 

Anguisciola Sofonisba pittrice II 
375. sue notizie ivi n. HI «298 n. 

Angusticlave cosa fosse HI 22 5 n. 

Aniene fiume I 157. 

Animali fuggono il rosso I 35?.- 
adoperati dagli antichi. in rap- 
presentare le passioni ed altro 
II 4(6.- dedicati al Dio Marte 



III 60. - consacrati al Sole 71. 

Anime beale e loro seggi secondo 
l'opinione di Dante III 29 -co- 
me devono formarsi 32. -segni 
che sono necessari per far di- 
scernere una dall'altra animai. 

Anista corriere dei lacedemoni lì 
272. 

Anito di Tegea poetessa HI 48 ». 

Anna I 378. 

Anna (d') Martino II 45 «. 

Annibale I 234* ^9. II 189. 256. 

Annibale Padovano musico 11 196. 

Anottica prima vista I 4>4 U 4 ( * 

Ansietà e suoi moti I 218» 

Anteo I 226.- ucciso da Ercole 248. 

Antermo scultore greco III 76. • 
sue notizie ivi n 

Antero o il Contro-Amore figliuo- 
lo di Venere HI 80 n. 

Antichi nelle feste solenni di cia- 
scun mese usavano distinti ve- 
stimenti I 357. -come educava- 
no alle arti il gusto del popo- 
lo II 92 11. -solevano con anima- 
li rappresentare le passioni ed 
altre cose 4 16. - perchè divano 
una chiave a Plutone 438. 

Antidoto pittore greco II 82 n. 

Antigone tragedia di Sofocle I 
189 n. 

Antioco II 208. 

Antolio figlio di Mercurio I 261. 

Antologia greca III 92 n. 

Antonello da Messina partecipò 1 
all' Europa il segreto di dipin- 
gere ad olio I i84 n. 

Antonino Pio I 243 III 43. 

Antro consacrato a Cerere in Ar- 
cadia III 166. 

Anubi idolo egiziano lo stesso che 

Mercurio II 20$ III 98 
Anversa (di) Gioacchino II 447. 
Anversa (di) Giovanni II 448* 
Aod uccide Eglon I 236 II 187. 
Aone II 191. 

Apellell 77.78 rt. 8 t. 83. 168. 37 t. 
4oi. 4^4* 443* 4^9* 466. - perle- 



zionò la pittura I 16. - dietro il 
giudizio del pubblico riforma- 
va le sue pitture 32.- stupendo 
ned' arte , puro e semplice di 
natura 276. -dipinse un cavallo 
che faceva nitrire i cavalli che 
lo vedevano 3ao.- dipinse Ales- 
sandro col folgore in mano ivi- 
comprò un dipinto di Protoge- 
ne II 78 n.- conseguenze di ciò 
iW- dipinse la favola di Mida 
186. - ritraendo Antigono gli 
ascose l'occhio difettoso 371. 

Api vedute volare in bocca di 
S. Ambrogio , e di Platone II 
«57. 

apocalisse di S. Giovanni I 356. 
375. II 43a. Ili Si. 

—intagli in legno di Alberto Du- 
rerò 11 248. in 99?* 

Apoforeti II 266* 

Apollo si cangiò in corvo, e per- 
chè I 226 n. -perchè fatto dagli 
antichi di proporzione di nove 
teste II 78. -s6dato da Mar sia 
1 92.- perchè detto Musagete III 
146. 

Apollodoro ateniese primo a di- 
pingere con pennello I i5.-suo 
merito nelP arte III 1 19 ». 

Apollonio II 24* 

Apollonio ateniese scultore II 4»4- 
àutore del torso di Belvedere 
38 1.- come anche del gruppo 
detto il toro Farnese 4*4 "• 

Apollonio rodio II 38 1 n. 

Apollonio tianeo li 264 "• 

Apostoli come usarono portare i 
capelli I 3o6. 

Apoxiomenes statua di Lisippo II 
75 11. 

Apparati delle scene come si fan- 
no col quadro geometrico II 1S7 

Appiani famiglia HI 217. 

Appiano II 265 

Appio Claudio II 218. 

Apulejo II i85. Ili 98. 1 17.- come 
descrive Venere 79. 



309 

Aquila di Giove rapisce Ganime- 
de II 214. 

Aquilone vento V. Borea. 

Arabi sacrificavano ogni anno un 
fanciullo II 279. 

Aragonese famiglia III 217. 

Arato II 228 n. - liberatore di Si- 
done III 93. 

Arbori convenienti a ciascun Dio 
II 288. 

Arca di Cipselo II i85.III io3. 167 

Arca di Noè I i55. 

Arcesilao scultore HI 92.- sue no- 
tizie ivi n. 

Archelao re di Macedonia e sue 
crudeltà I q3o. 

Archi trionfali H3o8.-di Roma 
329. 

Archimede II 36. - ucciso dai sol- 
dati di Marcello mentre dise- 
gnava in terra figure geometri- 
che 196. 243. 

Archita tarantino matematico I 
175. -inventore del cubo geo- 
metrico ù>iw.-sua colomba vo- 
lante di legno ivi • libera Plato- 
ne dalla morte ivi. 

Architetti antichi cavarono le pro- 

J>orzioni dei fregj da quella del- 
'uomo II 348. 
— del tempio di Diana in Efeso III 

109 n. 
Architettura e sue parti III o5o. 
Architetture di Pellegrino Ti bal- 
di II 327 n. 
Arcieri romani come erano vesti- 
ti III 232. 

a cavallo come armati III 

233. 

Arcifrone architetto del tempio di 
Diana in Efeso HI 108 -sue no- 
tizie ivi n, 

Arcimboldi Giuseppe II 199. 375 - 
sue capricciose pitture 199. 

Arco di Pola II 33 1. 

Arco di Settimio Severo in Roma 
a S. Giorgio in Velabro II 
33o. 



310 

Arco trionfale di Costantino 1 i58. 
II 53o. 

— — di Settimio Severo 1 1 58. II 
33o. 

— — di Tito I i58. TI 3og. 

— — di Trajano in Ancona 1 158. 
II 33t. 

— — in Verona I i34« 
Arcuato giocatore II 973. 
Ardea città antichissima V- Lu- 

dio ed Elotta. 

Ardente Alessandro II 376. -sue 
notizie ivi n. 

Ardice corintio primo autore del 
dipingere a chiaroscurò I i5. 

Ardire e suoi moti I a 36. 

Arellio pittore romano antico II 
370. - condannato dal Senato 
perchè dipingendo Dee ritrae- 
va meretrici da lui amate ivi n. 

Aretino II 169 n. 

Are t usa II 191. 

Argia T 220. 

Argo pastore addormentato da 
Mercurio II ipa. 

Argo nave fabbricata dai greci I 
i56. 

Arianna II 3oo. 

A rione II iq5. 

Ariosto Ludovico I a 14. 21 5 3*8. 
922. 274* 983. 084. 299. 3o3. II 
371.484- 4*9- 496. 5ot. 5o2.5o4. 
5o6. 507. 5o8.5oq.5io. 5t 4» 5 17* 
52ò.- descrizioni di alcuni ani- 
mali tolte dall' Orlando I 3o3. 
3o4.-sno ritrattò fatto da Ti- 
ziano II 371* 

Aqstandro sacerdote greco I 346. 

Aristide pittore di Tebe 16 5?. 
924* - fu maestro ad Eufrano- 
re 311 n. -sua celebre tavo- 
la rappresentante la presa di 
una città qi3 fi. -sua battaglia 
di Alessandro contro i persiani 
ivi. 

Aristide pittore fratello ed allie- 
vo di Nicomaco II 214 *• 

Aristobolo II 307.- disse pazzi gli 



egizi perchè li vide vestiti di 
nero 1344* 

Aristocle pittore figlio ed allievo 
di Nicomaco II 214 n. 

Aristoclide pittore greco III 74* 

Aristossene 1 225 it. 

Aristosseno » suo trattato musica- 
le II 196* 

Aristotile I 20. 21. 33. 174* ^71. 
396. II 7. 8. 10. 14. 79. Ili 69. 
94- i44* ~ 8ua opinione rappor- 
to alla luce I 071 • II 26. 

Aristrato tiranno di Sicione II 214 
#1. HI 9 3. 

Aritmetica necessaria al pittore I 
53. 

Armi nel tempio di Ercole inLa- 
cedemope udite suonare da lo- 
ro stesse II 956. 

Armilustrium festa , quando ce* 
I ebravasi II 200 n. 

Armodice II 4*6. 

Arno fiume III §43. 

Aron I 375. II i83. - cangia in ser- 
pe la verga 1 284- sue vesti 348.- 
adora il vitello d'oro 377. 

Arpete V. Piragmone 

Arpocrate K Silenzio. 

Arrigo imp. II 4?6. 

Arroganza di Parrasio HI 79. 

Arselide di Milasa III 4?* 

Arsinoe lì 368. 

Arte (1') ammaestra con precetti 
generali II 108. 

— -del fare le figure di tutto e di 
mezzo rilievo II t58. 

—del musaico perfezionata dal 
Muziano II 445 n. 

— di allungare la vista quanto si 
vuole II i,54* 

Arte poetica di Orazio I 173 ». 

Arti belle venute meno per le 
inondazioni dei barbari II 460* 

Artisti greci sommi perchè filo- 
sofi I 28t n, 

Arturo re d'Inghilterra II i8g. 

Arvali fratelli chi fossero II 283.- 
loro insegna 284. 



Asaph II 195. 

A$cauio I 221. II 187. 256. 

Ascenio soldato il 272. 

Ascensione di N.S. pittura di Cor- 
reggio II 47. »■ „ 

Ascona Antonio II 33g. 

Asdrubale rinuncia l' impero al 
fratello Amilcare II 3o2. 

Asinìo Pollione III 84 n. 

Asino d'oro di Apulejo III 94. 

Asino sacrifica vasi a Bacco II 281,- 
a Pria pò ivi. 

Asopo fiume III i43. 

Aspasia protettrice di Fidia III 
5o n. 

Asprezza e suoi moti I 232. 

Assalonne I q 1 5. -molesto ad A mari- 
no 288.- fugge dal padre 3o6.- 
fa in un convito uccidere il fra- 
tello Amnon per l'incesto com- 
messo con la sorella Thamar 
II a4i. - appeso perle chiome 
188. 

Assiri percossi dall'angelo I 375.- 
assaliti in Samaria da leoni ar- 
rabbiati II 245. -primi ad intro- 
durre il culto di Venere HI 94. 

Assuero pregato da Ester per la 
vita di Mardocheo I 273. • per- 
chè aveva tutte le camere adob- 
bate di turchino 355.- nel con- 
vito dato ai principi di qual co- 
lore fossero le tende 357. 

Assunzione della Vergine, pittu- 
ra di Correggio II 97. 

A stace fiume III i44- 

Astaco 1 029. 

Astarte Dea dei fenicj III 35. 

Astiage re de' medj I q34* 

Astuzia e suoi moti I 359. 

Atalanta II 19?. 

Atamante I 228. 

Atanasio (S.) III a5. 



311 

Alenalo sua forza straordinaria II 

9 7 a * 
Ateneo istorico greco II 26,1 n 

Ateuiesi in tempo di qualche scia- 
gura vestivansi di colore oscu- 
ro I 344- ~ bH* solennità del 
quinquerzio vestivansi di bian- 
co 548. - perchè chiamarono 
l'aurora speranza 35?. 

Atenodoro uno dei tre autori del 
Laocoonte I 977* 

Atropo una delle Parche III 98 1. 

Aitalo re IH 76 n. - comperò una 
tavola di Aristide per cento ta- 
lenti I 6. 

Atteone III 1 io. 

Atti degli Apostoli III ioT.-noa 
dicono che S. Luca Evangeli- 
sta fosse pittore II 378 fi'. 

Attila la 18. ?3o. II 908. 

Attilio Hegolo I 220. 224* 

Attonito (r) pittore II 201. 

Audacia e suoi moti I 225. 

Augea re di Elide II 258. 

Augure II «277. -come vesti vasi 285. 

Augusto ripose in vigore i giuo- 
chi lupercali II 265 n. 

Aulanio Evandro III 110. 

Aulo Gellio II 284 »• Hi 4«- 

Aurora boreale I 3g5 /i. 

Ausonio poeta I 388. III 87. 101. 
170. 

Austro vento» eome descritto da 
Ovidio III i56. 

Avarizia e suoi moti I 216. 

Avicenna medico arabo I 386. 

Avvertenze da aversi nel dipin- 
gere, ordinariamente dai pitto- y 
ri trascurate II 1 76. 

— nel porre le pietre preziose uè- 
gli ornamenti II 4* 2 - 

Avvertimenti ai pittori I 199.- cir- 
ca il comporre i ritratti li 371* 



Baccanali V. Orgie. 
Baccanarie di And. Man legnai 2 53 



Baccio della Porta V. Bartolo ro- 
meo (Fra) di S. Marco. 



312 

Bacco cangiato in caprone, e per- 
chè I 226 n. 

— perchè fatto dagli antichi di 
proporzione di nove teste II 

7 8 - 
Bacio e suoi moti I a5o. 

Bastioni famiglia III 217, 

Baldassa re re dLBabilonia II 225. 
Baldovinetti Alessandro pittore II 
457 ». 

Bamboro fiume HI t43. 

Banchetti dati dagli antichi nelle 
Solennità Parentali II 292 n. 

Bandiuelli Baccio I 3o8. II 102 n. 
i57« 247 *• M !79« 

Barbarci li Giorgio f. Giorgione. 

Barbaro Daniele II 35 1.- sua pra- 
tica di prospettiva 56. 

Barba rossa I a 18. 2.3 o. 

Barberino Francesco III g5. 

Barbieri (del) Domenico allievo 
del Rosso II 169/1. 

Bargone Giacomo pittore II 3og 
n -avvelenato da Lazzaro Cal- 
vi ivi. 

Barnaba (S.) apostolo III ioi. -ado- 
rato in Licaonia col .nome di 
Giove ivi. 

Barozzi Federico I 370. 

BarozzoJacomo da Vignolal i?5«- 
suo metodo in misurar l'archi- 
tettura 126. i38. 140. i45. 148. 

Bartoli Pietro Sante incisore II 
274 n. 291 n. 

Bartolommeo (S.) I 279. II 236. - 
come usava vestire 122. 

Bartolommeo (Fraj di S. Marco II 
233. -insieme a Lorenzo di Cre- 
di brucia i suoi studj sul nudo 
ivi n. -sue notizie ivi. 

Bassa ni (i) pittori I 370. II 4?5. 

Bassano pittore II 201 n. 445.- 
sue notizie ivi n. 

Bassarea sorta di veste II 3oi- da 
chi inventata III 23o. 

Bassi Martino architetto II 327 ».- 
sue notizie 24 «• 

Bassirilievi di Annibale Fontana 



nella porta della Madonna di 
S. Celso io Milano II 157 n. 

— di Prassi tei e per l'ara del tem- 
pio di Efeso III 85 ». 

Bato gladiatore II 267 ». 
Battaglia dei Lapiti coi Centauri 
scolpita da A Ica mene III io5 tu 
Battaglia di Canne II 396 n. 

«—di Lepanto II 196 ». 

— di Mantinea I 211 ». 

—di Platea II 338. 
Battaglie come si devono dipin- 
gere II 204. 
—'navali come vadano composte 
II aio» 

Beatricetto Niccolò incisore allie- 
vo di Marcantonio III 194». 

Becco perchè sacrificato a Bacco 
II 294 ». 

Beda scultore greco II j5 ». Ili 
75 ». 

Beham Barthel incisore allievo di 
Marcantonio III .194 ». 

Bellezza e maestà ne* corpi di 
quanta importanza I 5i» 

Bellino Ferrante lavoratore in li- 
ma II 364. 

Bellino Gentile II 299* 

Bellino Giovanni V Giambellino. 

Bellona sorella di Marte III 57. 

Belo detto Nembroth I 166. 

Beltramo destro nelle armi II 273.- 
fu anche pittore ivi. 

Bembo II 475.- suo ritratto fatto 
da Tiziano 372. 

Bembo Bonifacio II 3 21. -sue no- 
tizie ivi n. 

Benckelaer Gioacchino II i4'«- 
sue notizie ivi tu 

Benedetto Pavese scultore II 164* 

Benignità e suoi moti I 240» 

Ben-Sina V. Avicenna. 

Benti voglio famiglia III 217. 

Berecinzia, culto celebre di que- 
sta Dea nelle Gallie III 168 ». 

Bergamo Gio. Battista F. Castello 
G. B. 

Berillo cosa rappresenta II 4&1. 



Bernardi Oomen. notajo II 3^5 n. 

Bernardo (S.) Ili i4> ?4- 

Beroazzano pittore li 4*5. 444* " 
eccellente tn far paesi I 3ao.- 
dipinse il paese in Un quadro 
di Cesare da Sesto ivi - sue no- 
tizie II 4^5 n. 

Bernin I 281. 

Bersabea I 909. - slacciata e sco- 
perta veduta da David II a3'i. 

Bertano pittore lì 373.- sue noti- 
zie ivi n. 

Bertucci II 327 n. 

Bevilacqua Ambrogio II 32 1. -sue 
notizie ivi tu 

Bevilacqua Filippo II 32 1.- sue 
notizie ivi n. 

Bianca era la veste dei sacerdoti 

I 345.- dei buoni poeti iW-degli 
uomini d'ingegno ivi- della pa- 
tria difensori ivi. 

Bianco significa semplicità , puri- 
tà etc. I 345. 
—tenuto da alcuni popoli per se- 

fno tristissimo I 349* 
bia Sacra I 344* 

Bibli II 191. 

Bicollo pugnatore IH 76. 

Binck Jacopo incisore allievo di 
Marcantonio IH 194 n. 

Birago Daniele , suo monumen- 
to fatto dal Fusina, e lodato da 
Canova III 181 n. 

Bisdiapason I 67. 

Blandizie e suoi moti I 246. 

Bles (de) Enrico II 447* -sue no- 
tizie ivi n. 

Flessi o Enrico V. Bles (de). 

Boccaccino pittore I 3o8 338.390. 

II 4>t*~sue opere in Cremo- 
na I 338. 

Boccaccio Giovanni III 126. i56. 
Boccalero Gioacchino II 4?5. 
Bochar città I 386 n. 
Boettiger III 53 n. 
Bologna Giovanni I 309. II 3o8. 
Boltrafóo Gio. Antonio pittore II 
38a. - sue notizie ivi n. 

Lomazzo Tr. Voi. III. 



3*3 

Bolzani Pierio Valeriano II 384 *• 

Bona Dea II 384. 

Bonarroti Michelangelo V. Miche- 
langelo. 

Bonifacio pittore II 445 *• IH *96« 
sue notizie M n. 

Bonvicino Alessandro I 38q. ». 

Bordone Paris II 373. 445. - sue 
notizie 373 ». 

Borea rapisce Ori li a II 2 14. -co- 
me descritto da Pausania III 
1 56.- come rappresentato .da An- 
dronico nelfà torre dei venti 
i5? ». -come descritto da Ovi- 
dio ivi. 

Borella Francesco scultore III 32 1. 

Borghese principe II 220 ». 

Borgognone Ambrogio III i47>* 
sue notizie ivi ». 

Borri (dei) Gentile eccellente nel- 
le armi II- 374. 

Borri (dei) Ottaviano destro nelle 
armi II 274. 

Bosch Girolamo V. Boss. 

Boss Girolamo singolare in rap- 
presentare strane apparenze II 
001.- sua pittura dell'inferno in 
Venezia 1V1 ». 

Bottai-i Mons. II 69 ». 

Bramante I i65. 3 12. 387. II 140. 
328.33r.33a. 366. 4 1 3. -sua pit- 
tura del poeta Ausonio I 388. - 
suoi Evangelisti in S. Maria del- 
la Scala II 46. -suoi ritratti in 
Milano in casa Panigaroli 275.- 
sua pittura Eraclito e Democri- 
to ivi. 

Bramantino sua pittura del fami- 
glio presso la porta Yercellina 
in Milano I 320. - soe pitture in 
Milano II 48. -sua deposizione 
di croce 5o.- dipinse le ante di 
un organo i33. 

Brain bilia Francesco . scultore JII 
182.- sue opere in Milano ivi- 
opere più insigni di questo ar- 
tista ivi n. 

Brandimarte I 23 1. 

21 



314 

Brescia (da) Vincenzo II 35o. 
Bresciano Girolamo f.SavoIdoG. 
Breughel Pietro pittore I 537.390 

11 447. 

Briareo I 935. 

Briasside scultore greco. Ili 47» 

77. - sue notizie 47 n. 
Briasside altro scultore condotto 

io Egitto dal re Sesostri III 

47 *• 
Bri tornare ucciso da Marcello III 

*o5^ 
Broccato chi primo nsollo nelle 

vesti III 996. 
Bronte fabbro di Vulcano III uà. 
Bronzino Angelo II 69 11. - notizie 

della sua vita ivi -tu poeta ed 

accademico della crusca ivi. 
Brugges (da) Giovanni V. Abeyk. 
Brugges (da) Marcp II 4a5. 
Brunellesco II 177 fi. 



Brusselles (da) Bernardo II fain. 

Bruto I 920. 939. 

Bucefalo di Alessandro I 3o9. 

Budeo III 74. 

Bularco pittore greco I 6* 

Buonasone Giulio allievo di Mar- 
cantonio III 194 n, 

Bupalo scultore greco III 76 -sue 
notizie tW n. 

Burati Antonio II 3o6 n. • 

Busso Aurelio pittore II 353. -fu 
scolaro di Polidoro ivi n. 

Busto di Filippo il padre adorno 
del laticlave pubblicato dal 
Guattani III 397.. 

— di Filippo il giovane adorno 
del laticlave esistente al Cam- 
pidoglio III 998 n. 

Buttinone Bernardo pittore II 49- 
sua cappella a S. Pietro in Ges- 
sate «Vi -sue notizie M n. 



Gabus visir di Georgia I 586 n. 

Caccia di Meleagro lì 199. 

Caco famoso ladro I 961. 

Cadenaruolo musico II 197. 

Cadùcèo III 96. 

Caifa I 9i5. 

Caimo Giuseppe musico II 196. 

Caino 1 9 1 7. -molesto adAbele 988. 

Cajo Caligola F. Caligola. 

Cala mi de pittore greco primo a 
dipingere i cavalli II 4*4* 

Calamide scultore ed orefice gre- 
co III 77.- suo notizie II i56 fi. 

Calepino II 55. 

Caliari Paolo detto Paolo Vero- 
nese I 370* II 901 n. 

Caligola I i56. 939. 936. II 996.- 
studiava allo specchio di formar 
terribile il volto I 9 3^.- perchè 
cosi chiamato III 907. 

Calistano Giulio antiquario I 337. 

Calmierate architetto del Partèno- 

- ne III 5o tu 

Callimaco architetto primo a for- 



mare il capitello corintio III, 
955-il caso glie ne dette Pidea 
ivi. 
Callislene ucciso da Alessandro 

I 998. 

Callisto col figliuolo cangiati in 

orsi I 3o9. 
Callistrato III 59 n. 
Calvi Lazzaro pittore II 3o8* 35o. 

sue notizie 3o8 n. 
Calvi Pantaleo H,55o. 
Cambiaso Luca pittore I 370. 38g. 

II 140. 909. 975* 3o8. 5°9» n. - 
sue notizie 140 fi. 

Cambise re I 9?4- II 38o. 

Camillo romano II 996.- usò nel 
trionfo la carretta e la corona 
d'oro di molto valore I 357* 

Camillo Giulio III 19. 

Campanajo Lorenzo di Ludovico 
scultore ed architetto III 994.- 
sue notizie hi tu 

Campaspe cortigiana di Alessan- 
dro amata da Apelle HI 91. 



Campi Antonio ITI 298. 

Campi Bernardino I Sap.III 298 n. 

Campi Galeazzo III 397. 

Campi Giulio III 997 n. 

Campi Vincenzo III *g8 n. 

Campidoglio I an n. 

Canaco scultore greco III 75. - 
sue notizie ivi n. 

Candaule re di Lidia III ^•-com- 
però una tavola di Bularco per 
cento talenti I 6. 

Candelabro di Salomoue lì 363. 

Candelieri e loro diverse forme 
li 36i. 

Candidati perchè chiana a vati si i 
nuovi ed inesperti soldati 1 349. 

Cane di Esopo II 97. 

—nero, di pessimo augurio secon- 
do Terenzio I 344* 

«•perché sacrificatasi nei giuochi 
lupercali II 264 tu 

Cangianti come si formino I 358.* 
quali di questi siano slati usali 
da Raffaello 34i. 

Cani custodi dei tempj di Vulca- 
no III 111. 

Canova Antonio II *68 n. Ili 53. 
n. - sue lodi del monumento di 
Birago fatto dal Fusina 181 n. 

Canto e suoi moti I ?5q. 

Canzone di Orazio alla Fortuna 
I 346. 

Cananèo I aio n. 

Capelli nel colorarli si deve aver 
riguardo alle carni II 199. 

Capila vori di Polignoto a Delfo 
III 7 4 n. 

Capitani valorosi scrivevano nel- 
lo scudo le loro gloriose azio- 
ni I 349. -portavano sopra la co- 
razza un vestimento rosso 35o. 

Capitano romano nel trionfo ve- 
stivasi di rosso I 35o. 

Capitello avente un cavallo con 
ali a fogliami in loco del cau- 
licolo I 146 

—composto di diversi ordini I 
j4& 



315 

—corintio, sua invenzione I 354* 
III q54. 

Capolavoro di A (camene scultore 
greco III io5 n. 

Cappella a S. Maria del Carmi- 
ne in Milano dipinta da Zona- 
le II 4 7 . 

-aS. Pietro in Gessate dipinta 
da Zonale e Buttinone II 49- 

— Brancani dipinta da Masolino e 
Masaccio II 177 «.-fu di scuo- 
la ai fiorentini sino a Leonar- 
do ivi. 

— -Cardano III 98. 

—Centurioni II 5oo ». 

— de' Vespucci II 457 «• 

—della Natività in Brescia dipin- 
ta da. Enrico de Bless II 447 " a 

—dipinta da Francesco Vicentino 
I 388. 

— di S. Caterina in S. Clemente 
a Roma dipinta da Masaccio II 

177. n - 
— —in S.Nazzaro di Milanodipin- 

ta da Bernardino Lanini II itfi. 

—di S. Corona nelle Grazie di Mi- , 
lano dipinta nel vòlto da Gau- 
denzio I i85. 

—in S. Francesco a Milano dipin- 
ta da Zenale II 49- 

— nel cimitero dello Spedale di 
S. Maria nuova in Firenze di- 
pinta da Fra Bartolommeo di 
S. Marco II a33 ». 

— nella chiesa della Pace di Mila- 
no dipinta da Gaudenzio li 85. 

—Paolina al Vaticano II 5o.?oo ». 

*-* Sistina al Valicano II 4*3. * 

Capra sacrificavasi a Minerva II 
q8i. 

Capro sacrificavasi a Bacco Ha8i. 

Càracalla II 267 n. 

Caracci Annibale credette vero un 
libro dipinto dal Bassanol 1446". 

Caracci (i) quanta stima facevano 
di Pellegrino Tibaldi 11 3a6 ». 

Carbonchio cosa rappresenta li 
43a. 



316 

Carcere Tulliano I i34- II 399. 

Cardano II 96 n. 

Cardinali percbè vestono di rosso 
1 35o.- a certi tempi usano man- 
ti paonazzi 35 1. . 

Carote scultore greco II 75 n. HI 
75. -sue notizie ivi n. 

Cariatidi II 337.- origine dell'uso 
di porre queste figure negli edi- 
6cj 338 n. 

Carichia 1 998. II ?86. 

Cariale I 998. II 986. 

Carissano castello II 956. 

Carlo V. imp. II 77 *. 189. 333»- 
x ordinò cavaliere il Pordenone 

Carlo Vili. II 189. 

Carlo da Crema pittore II 900. 

Carlo Emanuello duca di Savoja 
II 376. -diletta vasi della pittu- 
ra I 98. 

Carlo Lotaringo I 939. 

Carlo Magno II 189. 

Cameade filosofo lì 943 n. 

Cameade pittore greco II 909 n. 

Carnefici di S. Caterina uccisi dal- 
l'angelo 11*45. 

Carnevale Bartolo in meo Corradi* 
no II 394-- sue notizie ivi n. 

Caro Annibale II 947 n. 

Caronda perchè si uccise II i84- 

Caronte I 907. II iq3. - nella sua 
barca aveva le vefe gialle I 359. 

Carpazio mare III 194. 

Carrarese famiglia III 917. 

Carri degli Dei II 4*3. 

Carro- del Sole descritto da Ovi- 
dio III 64. 

—della Luna III 101. 

—della Terra III 169. 

—dell' Oceano III i'i3. 

—di Giunone nella guerra di Tro- 
ja descritto da Omero III 1 14« 

—di Nettuno descritto da Virgi- 
lio III 195.- da Stazio ivi* 

—di Perseo II 3o6. 

—di Plutone III 981. 

-di Venere HI 84. 



Carta ti ota' perchè per disegnare 
sia preferibile alla bianca II 462. 

Cartagine città I 994* II ai 9. 

Cartari Vincenzo 'IH 979. 

Cartoccio nel capitello jonico co- 
me si forma I i36. - 

Cartone del S. Francesco di Mi- 
chelangelo IH 17. 

—della S. Anna di Leonardo I 
990. 

— di Pisa di Michelangelo II roi/i. 

Casa (della) Giovanni I 936. 

Casa del Sole descritta da Ovidio 
III 69. 

-di Marioli 335. 

Casina di Raffaello II 990 n* 

Cassettina di cristallo di rocca pa- 
gata scimila scudi lì 157 n. 

Cassiodoro I 175. 

Castalio fonte -li 191. Ili 148. 

Castello Gio. Battista architetto II 
35o 11. - sue notizie 3à5 n. 

Castiglione Baldassare II 353 it. 

Castore e Polluce II 964* IH 117. 

Catafalco di Efestione fatto da Di- 
nocrate II 38 1 fi. 

Caterina (S.) I 968. U ?3a. - suo 
martirio 936* 

Catone I 939. 934- 987. II 371.- 
usava chiudere le sue vesti con 
bottoni d'oro I 35*. - fanciullo 
occupava in Roma il primo ran- 
go tra i fanciulli dell' et* sua 
li 969 w. ^ 

Catottrica terza vista I 4 16. II 43- 

Catullo II 98 1. 5og. HI 65. 

Cattilo Lutazio I 911 n. 

Cavaliere Tommaso scultore II 3y5 

Cavalli bianchi usati dai romani 
nel carro trionfale I 357. 

«—dai romani come arraavansi in 
guerra III 933* 

—di bronzo in S. Marco di Vene- 
zia II 75 n. 

Cavallo Giacopo destro nelle ar- 
mi II 374* 

Cavallo dipinto da Apelle faceva 
nitrire i cavalli I 3ao. 



—di Troja JI 240. 

— suoi membri, e nomi loro I 1 io. 

Cecchino del Salviati V. Salviati 
Francesco. 

Cecilia (S.) Il 194. a3a.- quadro 
di Raffaello I agi. 

Cecrope re li 278. 

Cefalo II ig3. 

Cefi» Game III i43. 

Cefisodoro scultore greco III 48. 
77 n. 100. «sue notizie /\8.n. 

Censodoto figlio ed allievo diPras- 
sitele IH 84 n. 

Celeno arpia rappresen lavasi ne- 
ra I 345, 

Celio II 24. 

Cellini Benvenuto II 69 n. 164 n. 

Cena di Cristo dipinta da Leo- 
nardo nel refettorio di S. Ma- 
ria delle Grazie in Milano 1 80.- 
rovinata fin dai tempi di Lomaz- 
zo ivi - meravigliosa opera di 
pittura 1 83. -dimostrò l'autore 
in questa quanto perfettamente 
intendesse i moti i84« H ^84 

Ceueda città ha opere del Porde- 
none II 45 n - 

Centurione prega Gesù ad entra- 
re in di lui casa I 970. 

Cerabalia Gio. Battista scultore in 
ferro II 354- 

Cerasti ardevano i pellegrini a 
Giove I 377. - perchè cangiati 
in tori da Venere II 279 n. 

Cerauno dente fossile lì 433 n. 

Cerebaglio Agosto scultore II 209. 

Cerere II 187. 

Ceri (da) Renzo capitano della Re- 
pubblica Veneta 11 3o8 n. 

-Cerva (della) Gio. Battista mae- 
stro di Lomazzo II a 46. 

Cerva sacrifica vasi a Diana II 280. 

Cesare I 23*. II 189. 279. 371.- 
u sa va chiudere le sue vesti con 
bottoni d'oro I 358.- suggellava 
con l'immagine di Alessandro II 
367. -pretendeva discendere da 
Venere per parte di Julu 11191. 



3n 

Cesare dà Sesto I 177.- assai caro 
a Raffaello ivi. 

Cesari dipinti da Tiziano II 370. 

Cesariani Cesare commentator di 
Vitruvio III 25 1. 

Cesi cardinale II 336* 

Cesila sorta di pietra II 435 n. 

Cham maledetto da Noè I 229.- 
ruba la preda di Gerico 261.- 
molesto ai fratelli 288. 

Chersifrone architetto V. Arci- 
frone 

Chiavi di S. Pietro perché sono 

w una d'oro e l'altra di argento 
II 458. 

Chiesa della Passione in Milano 
architettura di Cristoforo Gob- 
bo III 197. 

— di S. Domenico in Napoli II 76. 
—di S. Giovanni in Monza co- 
struita da Teodolinda III 2i3. 

— di S. Maria della Pace in Mi- 
lano I 242* 

— di S. Matteo in Genova archi- 
tettata da Gio. Battista Castel- 
lo Il 325 n. 

— di S. Pietro in Roma I i58. 
—di S. Satiro in Milano I i58. 
Chiesa sposa del Salvatore per- 
chè veslesi di oro I 352. 

Chiese sotterranee quali pitture 
vi si adattino 11 181. 

Choul Guglielmo III 232. 

Chronos nome di Saturno 111 35. 

Cibele Dea I 223» 

Cicerone II 226. 263 «.- usò tal- 
volta vestirsi di turchino 1 355.- 
sua opinione circa il corpo dei 
Luperci II 265 n. 

Cielo udito risuonare di strepici 
d'armi II 256. 

Cillenio V. Mercurio* 

Ci Hi cosa fossero II 337* 

Cimabue li 177 n. 32 1. 328. 460. 

Cimiteli quali pitture vi si adat- 
tino Il 180. 

Ciraone III 5o. n. - trovò gli scor- 
ci nelle figure, nei panni i ere- 



318 

spi, nei corpi i muscoli e le ve- 
ne, e nei volti il riguardare in 
tutte le parti I i6.< 

Cincinnato I ai 8. 

Cincinnato Romolo pittore III 
2p/3.-sue notizie hi n. 

Cinegiro capitano greco I i6.a3r.- 
suo coraggio hi - combatte con 
una nave di persiani II 311. 

Ciocca Girolamo II 376. 

Cipro isola I 224. 577* 

Cipseìo di Corinto III 49* *57« - 
sue notizie hi tu 

Cipselo misura greca di frumen- 
to III 167. 

Circoncisione comandata da Dio 
ad Abramo I 222. 

Circumlitio intonacatura cono- 
sciuta da Nicla II 83 n. 

Ciro I ?3o. i34. 

Cirta città capitale del regno di 

. Numidia II 238 n. 

Citerea perchè cosi cbiamavasi 
Venere III 91. 

Cittadella Alfonso scultore II 374* 
sue notizie" hi n. 

Città di Dio opera di S. Agostino 
III i63. 223. 

CiVerchio Vincenzo li 49 "• 3ai.- 
sue notizie i54- 

Civetta soprannome di Enrico de 
Bles II 447 ». 

CI a riccio II 24* 

Claudia moglie di Francesco I re 
.di Francia I.275 rt. 

Claudiano III 85. 99. ioi.i52.i65. 

Claudio da Correggio musico II 
196. 

Cleaote I 221. 

Clemente (S.) papa III 22 n. 

Clemente VII. II 117 n. . 

Cleofanto corintio introdusse nel- 
la pittura l'uso dei colori I i5. 

Cleopatra I i56.'a5o. II 226. - si 
avvelena col serpe I 287» 

Clinia I 198. 
. Clitennestra II 198. 

Cloto una delle Parche III 281. 



Clovio D. Giulio miniatore II 38a. 

Clusio nome di Giano II 438. 

Cnemone I 228. 

Cneo Domizio HI 59 n. 

Cocco Girolamo P. Cock Giro- 
lamo. 

Cocco Mattia V. Kock Matteo. 

Cocito fiume d'averno IH 287. 

Cock Girolamo , sue notizie II 
3 7 4 n< 

Cocolla, impedimento a* Fra Bar- 
tolommeo di S. Marco ad esser 
emulo di Raffaello II a34 ». 

ColiseoI 125. II 335* 

Colleoni Bar tolommeo III 181 re. 

Colleoni Medea , suo monumen- 
to III 18.1 n 

Colombo Cristoforo II 406* 

Colonna composita come va mi- 
nti ita I 147* -licenza ohe si ha 
in questa colonna 148. 

—corintia sacrata a Venere, Flo- 
ra , Proserpina , alle Muse , e 
Ninfe I 128. -come va minui- 
ta 147. 

—di fuoco guida degli ebrei 1 375. 

II 187. 

—dorica come fu inventata I 127. 
consacrata ad Ercole , ed anco 
a Marte e Minerva , e perchè 
hi. 

— ionica consacrata a Giunone , 
Diana , e a Libero , e perchè 
I 127. -come va minuita 147- 

Colonna Prospero II 117 «.- suo 
ritratto di Sebastiano del Piom- 
bo I 3 9 4. 

Colonna quadra da chi inveqtata 

III 255. 

Colonna toscana I 137. 

Colonna trajana I 45. II 1 5. i35. 
157 III i3o.-perchè ha le figu- 
re più lunghe all' alto che al 
basso I 123. 

Colonne come generalmente in 
tutti gli ordini vanno minuite I 
1 46. -opinioni diverse di Pe- 
ruzzi e Vignola su ciò 147* 



Colonne torte del tempio di Salo* 

mone I i4& 
Color bianco I 545. 

— giallo cosa denota I S5a.- per- 
chè vuol denotar signoria iW- 

— nero I 344 -simbolo d'infelici- 
tà seeondo la Bibbia ivi. 

— paonazzo cosa significa 1 35 1. 
— rosso cosa denota I 34p* 

— turchino cosa significa 1 1 555.- 
usato dalla B. Vergine iVi- lo 
usò gran parte degli apostoli ivi. 

— verde cosa significa I 3S5.- per- 
ché significa speranza 354* 

Colore argentino perchè attribuì* 
to a Venere I 358. 

Colore cosa sia I 5a5. - opinione 
di Aristotile ivi - specie del co- 
lore ivi - d'onde si cagionino i 
colori ivi - rn quali materie si 
trovino 3s6. -quali colori a cia- 
scuna specie di dipingere si con- 
facciano 398. -amicizie ed ini- 
micizie dei colori naturali 3 ac- 
quali colori e meschie faccino 
l'un colore col l'altro 33o.- con- 
venienza che hanno fra loro i co- 
lori chiari ed oscuri 534* - colori 
trasparenti come sj adoperano 
335. abuso che di questi si fa 336. 

Colore dei corpi umani della zoua 
torrida 1 1400. -delle zone tempe- 
rate 407.- delle zone frigide 4o8. 

Colore (di qual) siano i corpi Sa- 
turnini II 104.- i Gioviali ivi- 
i Marziali ivi» i Lunari ivi-i 
Venerei 135.- i Mercuriali ivi 

Colori quali efletti causino I 349.- 
nelle istorie come si compar- 
tano II 114. -loro numero se- 
condo Aristotile 1 15. - loro ar- 
monia iVi-a quali sorte di gen- 
ti particolarmente convenga- 
no iai.- nel distribuirli bisogna 
avvertire non solo alle costitu- 
zioni particolari de' corpi , ma 
anco alle età 13 5. -loro signi- 
ficati 4-7* 



319 

— dei quattro umori , e come di 
loro si compongono le carni nel 
corpo umano II t?3. 

Colossi come si formino I 166. 

—di Montecavallo II 98. i65. 

Colosso di Apollo fatto da Cala- 
mide trasportato sul Campido- 
glio II i56 n. 

—di Giove a Taranto scolpito da 
Lisippo III 48. 

— —eretto da Claudio III 48. 

— di Mercurio nelT Alvernia fuso 
da Zenodoro HI 100. 

—di Minerva Polliade in Atene 
di Fidia III 49 *• - descrizione 
di questo colosso 5i fu 

—di JNabuccodonosor I 169. 

— di Nerone I 168 II i65. -scol- 
pito da Zenodoro III 100. 

-di Rodi 1 .1*4. II i65. Ili ;3. 
Col ole te discepolo di Fidia III 

4q.- sue notizie 55 *• 
Columella III 146. 
Comandamento e suoi moti I 937. 
Commentarj di Cesare II 379 /?. 
Compagni di Diomede cangiati 

in uccelli marini II 953. 
Composizione degli animaliI14t5. 
—degli edificj in generale li 317. 
— degli edificj in particolare li 

3a4. 
— dei colori II 4<>5. 4?6. 
—dei colori delle pietre preziose 

Il 43o. 

— dei costumi dei popoli e paesi 
del mondo II 4°5. 

—dei fiori e ghirlande II 456. 

— dei fregj II 343. 

—dei frutti II 456. 

— dei membri del corpo umano 

II 393. 
— dei panni e delle pieghe II 410. 
—dei sacrificj II 975. 

— dei stilobati II 364* 

— dei termini II 356. 

— dei varj istromenti li 436. 
—-del pingere e fere i paesi diver- 
si II 44?* 



320 

—del ritrarre dal naturale II 366 
—dell' onestà ne' tempj II a3i. 
— della purità e sincerità dei fan- 
ciulli II 449* 
-dell' erbe II 4*4- 

— delle figure fra di loro II 4<>i* 
—delle fontane II 364. 

— delle forme nella idea II 459- 
—delle grottesche II 35 1. 
—delle meraviglie II 355. 

— dei gesti ed atti delle membra 
nel corpo umano II 397. 

—dei ritratti naturali per arte II 
383. 

—di candelieri II 36o. 

—di epitaffi II 364. 

Composizione una delle più ira* 
portanti parti della pittura II 
63. 

Composizioni di allegrezza e riso 
come devono farsi II 331. 

—di amori diversi II 3i5. 

—di arbori II 453. 

— di assalti li 337. 

—di battaglie navali II 310. 

—di conviti li 934* 

—di giuochi H 357. 

—di guerre e battaglie II 304. 

—di lucerne II 559* 

—di mestizia II 337. - esenopj in 
proposito 338. 

««-di naufragi di mare II 349» - de- 
scrizioni di Ariosto in propo- 
sito s5o. 35 1. 353. , 

— di rapimenti II 313. 

— di spaventi II 343. 

— di trionfi II 399. 

-*-di trofei II 3i3. 

Conformità della poesia colla pit- 
tura lì 468. 

— * fra pittori e poeti II 69. -esem- 
pi in proposito ivi. 

Conso Dio del consiglio II 390 n. 

Consoli romàni come erano vesti- 
ti III 335. 

Consonanza delle parti fra sé stes- 
se, da Vitruvio è chiamata con>- 
modulaztone I 53. 



Conti Natale II 389 n. 

Continenza di Tobia I 368. 

Convenienza che hanno fra loro 
i colori chiari ed oscuri I 554- 

Conversione di 5 Paolo di Mi- 
chelangelo li 5o. 

Convito di Baldassare II 335. 

—di Cleopatra II 336. 

—di Lucullo II 336. 

—dì Semiramide II 335. 

Coribanti sacerdoti di Cibele I 
333. II 363. Ili 164. - loro ori- 
gine ivi n. 

Corila pittore greco allievo di Ni- 
comaco II 3i4 n. 

Coriolano II 3o4. 

Corna di cervi si appendevano ai 
tempj di Diana III io3. 

Cornelio Nipote I 1 89 n. 343 11. 

Corno di dovizia III 139. 

Corona di Febo descritta da Mar- 
ciano III 64. 

Corona castrense a chi davasi II 
3o3. 

—civica a chi era conceduta II 
3o4* - era di quercia ivi. 

— d'appio premio ai vincitori ne 1 
giuochi neroei II 3.^9 « -ai vin- 
citori nei giuochi istmici ivi 

— di gramigna dai romani a chi 
con feri vasi III 60. 

—di lauro cingeva la testa dei 
trionfanti II 3o3. 

— di mirto cingeva la testa degli 
ovanti II 3o3. 

—di olivo premio dei vincitori 
ai giuochi olimpici II 358. 

—di pino premio al vincitore net 
giuochi istmici li 359* 

—di quercia perchè data dai ro- 
mani a chi aveva in guerra dife- 
so da morte un cittadino III 54* 

—navale a chi davasi II 5o5. - vi 
era di due specie ivi n. - erano 
di oro ivi. 

— — rostrata II 3o3. 

— ossidionale a chi davasi II 3o4»- 
era di gramigna ivi. 



Corone degli antichi re erano di 

una fascia bianca I 546. 
—dei vincitori nei giuochi con- 
serva va nsi nei tempj li 971. 
Corone d'oro date dalle citta di 
Grecia a Paolo Emilio li 3o6. 
Corpi geometrici come si posso- 
no crescere e moltiplicare 1 167. 
Corpi in che modo ricevono il 

lume I 38i. 
Corpo umano di dieci faccio 163. 
— — giovine di nove teste I 74* 
—•virile di dieci faccio I 68. 
__ — di otto teste I 79. 

di sette teste I 83. 

Corpo vuole avere se non un lu- 
me principale agli altri I 4o5.- 
Michelangelo ha ciò sempre os- 
servato ivi* 
Corradi Domenico F. Ghirlan- 
daio D. 
Corradi Tommaso V. Ghirlanda- 
io T, 
Correggio I 3o8. 338. II 84* no. 
117/1 179. 35o. 4 12. 460. Ili 
1 1. 95. - eccellente nell' osser- 
vare gli efletti che fa la luce 
col colore I 4p« - sua pittura di 
Cristo orante nell'orto 201.374* 
insuperabile nei lumi 363. - sua 
tavola della natività di Cristo 
574*-coloritor singolare 38p - 
sua pittura dell'assunzione del- 
la Vergine II 47» 
Corsini archeologo II ?5q n. 
Cortesia e suoi moti I a /(è. 
Cortile in casa Borromeo dipin- 
to da Michelino II 222 n. 
Cosa bella viene gustata maggior- 
mente da chi ha cognizione 
della bellezza I 121. 
«—fabbricata non può dare il co- 
modo né l'utile » se non vi è 
proporzione I taf. 
Cosa s'intende per proporzione 

I 5o. 
Cosimo granduca di Toscana II 
83 w. 177 ». a47 *• 
Lomazzo Tr. Voi ìli. 



321 

Cosimo (di) Pietro II 44& 
Costantana città V f Cirta. 
Costantino Magno I 54 • 
Costantinopoli JI jS 11. 
Costanza e suoi moti I 2?3. 
Costume della gente del paese di 

Sebastria I 356. 
Costume di alcuni popoli di Si- 
ria di tingersi la faccia di di- 
versi colori I 357*- sono tra loro 
piò nobili tenuti quelli che me- 
glio sanno divisare i colori ivi. 
Costumi dei romani opera di Ni- 

ewport II 2 65 #1. 
Crasso I 2 16. II 27 1. - non fu ve- 
duto mai ridere I 225.- si vestì 
dì bruno per la morte di un 
pésce 344- 
Credi (di) Lorenzo pittore II 233. 

suoi studj sul nudo ivi n. 
Credulità e suoi moti I 267* 
Credulità perfetta di quanto pre- 
gio sia I 269. 
Cremona fedelissima città etc. 
opera di Antonio Campi HI 
298 n. 
Creonte I 23o. 

Cresifonte architetto V. Arcifrone. 
Cretesi sacrificavano uomini a Sa- 
turno II 279. 
Creusa II 266. 
Cribro perchè sacrato a Bacco 

II 437. 
Criscuolo Gio. Angelo pittore III 

180 n. 
Cristiani debbooo avere in loro 
casa quadri sacri dipinti da dot- 
ta mano II 182. 
Crocicchieri (Frati) vestivano di 

turchino I 355* 
Crudeltà e suoi moti I 229. 
Ctesifonte architetto f. Arcifrone. 
Ctesilao scultore greco II 266 n. 
Culto delle SS. Immagini appro- 
vato dai Concilj I 6. 7. 
Cumano ateniese cominciò nella 
pittura a distinguere il maschio 
dalla femmina I i5. 
22 



322 

Cupido come deve avere i ca- 
pelli I 307. 

Cupola di S. Maria del Fiore in 
Fireuze dipinta da Federico 
Zuccari II 200 n. 



—-di S. Maria di Sarouo dipiota 
da Gaudenzio I i85. 

Cureti II 960 h. 

Curticello f. Pordenone. 

Curzio I 5.* si precipita nella vo- 
ragine II 187. 



DaTae s'invola dà Apollo I 3o6. 

Damea scultore greco li 75 n. 

Da min ere Luca detto Luca d'O- 
landa I 3og n. 

Daniello profeta II t83. 236. III 
2 r. 25.- chiuso nel lago dar leo- 
ni- II q48. 

Daniello (da S .) Pellegrino II 45 n. 

Dante II 371. 474* 49& 5oi. 5o3. 
5oG* 5o7. 5o8. 5 10. 519 -suo ri- 
tratto fatto da Giotto 37 1. 

Danubio fiume III i43. 

Danza acquista grazia dal suono 
I 070. 

—Ormo II 299W - come eseguiva- 
si ivi n. 

— pirrica da chi inventata II 260 
«•• da chi esegui vasi, ed a qua- 
le scopo ivi - descritta da Ome- 
ro ivi. 

Danzare e suoi moti I 253. 

Danze di diversi popoli I 253. 

Dathau 18. / 

David I 009. a34. II i83. III 10.- 
attcrra lo filisteo I a 36.- calma- 
va col suono Saul 270. - con 
Bersahea II 217. 

David Emerico III 53 n. 82 n. 

Davila famiglia III 218. 

Decima nome dato ad una delie 
Parche III 282r 

Decio pittore II 376. 

Decj morti per la salate della pa- 
tria I 5. ' 

Dedalo I 174. 

Dei infernali avevano in sacrifi- 
cio vittime nere I 345. 

Deifilo re di Cipro abolì i sacri- 



fici delle amane "vittime II 

278 n. 
Dejatrira rapita dal centauro Nes- 
so II 214. 
Dettinone Scipione rica malore II 

344* -s ue notizie ivi n. 
Delle origini libro di S. Isidoro 

di Siviglia IH 154. 
Demabuse Giovanni pittore 1 390. 

II 76 - sue notizie ivi ru 
Demetrio architetto greco ìli 

109 iv. 
Demetrio Falereo fece innalzare 

in Atene 36o statue II 378. 
Demetrio Poliorcete II 79 n. 
Demetrio scultore greco II 371 

n - sue notizie ivi. 
Democrito filosofo ir 23.a73.-per- 

chè si privò da sé stesso degli 

occhi II $62. 
Demofilo pittore greco III 1 1.9 «. 
Dente Marco incisore III 179. -sue 

notizie ivi n. 
Dentici Fabricio musico II 196. 
Deposizione di croce capodopera 

di Demabuse II 77 n. 
Descrizione dei vezzi fanciulle- 
schi II 509. 
— del desio II 507. 
— dell' attenzione II 507. 
«—della bellezza II 5ì5. 
«—della cortesia II 5i3. 
— della divozione II 5o8. 
— della gelosia II 4&9' - 
— dell' infingardaggine II 5o6. 
—dell' invidia II 49°- 
—della meraviglia II 5o6. 
— della morte II 5oa. 



«—della pietà o tenerezza II 5o4» 

—della prodezza II 5oo. 

•«della sollecitudine II 509. 

— della vergogna II 509. 

«-.dell'amore II 5 18. 

— dello sdegno II 49 1. 

—di battaglie II 5?4. 

— di un pittare antico del ratto 
di Europa II ai 8 

Descrizioni di dolore II 47 1 - 

—di gaudio tratte da diversi poe- 
ti II 47°* 

Detto di Gaudenzio intorno alP 
arte dei moti I i85. 

De universo > sive etjrmologiarum 
opus libro di Rabano Mauro 
Magnenzio III 169 n. 

De' Vecchi Giovanni pittore III 
qq6 *• 

Dianone Pompeo saltatore III 373. 

Diagli 6ca II aa. 

Diagonda re dì Tebe abolì le or- 
gie II 294 «. 

Diamante donato a Sofonisba An- 
guisciola II 376 «• 

Diana I ao5. -si cangiò in gatta e 
perchè a 26.- come deve avere i 
capelli 3o8.- usava stivaletti ros- 
si 35o. - perchè fatta dagli an- 
tichi di proporzione di nove 
teste II 85. -perchè 'chiamata 
Noctiluca 091 n. - perchè chia- 
mata Ta urica 009 n. -come de- 
scritta da Apulejo III 106. -do ve 
adorata sotto^ sesso mascolino 
ito.- in quanta riverenza tenu- 
ta dagli etiopi ivi. 

Diapason I 64* 66.67. '^9* 

Diapente I 64. 66. 67. 

Diatesseron I 66. 

Diavolo perchè dai pittori si di- 
pinge nero I 345. 

Didone I q?o. aai. II 187.- per la 
fuga di Enea si brucia nellapro- 
pria reggia I 387. II ifi. 

Differenza fra la pittura e scultu- 
ra I tòt. II 164. 

Diletto e suoi moti I ?56. 



323 

Diluvio universale II ?54* 

Dinocrate architetto greco II 38o.- 
sue notizie ivin.- ristaurò il tem- 
pio di Diana in Efeso III 109 n. 

Diocleziano III 43 

Diodoro Siculo I ifó n. II 3oo. 
3o-i. 379. Ili 139. 164 n. aa5. 

Diogene cinico I aa5. 

Diomede di bronzo suonante una 
tromba I 175. 

Dionatense I 3oo. li 374* 

Dione Cassio HI 9?. 936» 

Dionisio (6.) III 1 5. %£- 

Dionisio di Alicarnasso I ao3.a3o. 

II 189* 960. a64- DI 47* -coma 
dhiama il Sole fòt. 

Dionisio tiranno di Siracusa 1 175 
n.- opinioni diverse circa la sua 
morte 189 n. ' 

Dipeno e Scillide scultori greci 

III 108.- loro notizie ivi n. 
Dipingere sopra le facciate in mu- 
ro, travato al tempo di Augu- 
sto II i33. 

Discrezione e suoi moti I 94 °* 

Disegnare , metodo che tenevano 
Leonardo e Michelangelo II 
463. 

Disegni di Baccio Bandinella della 
strage degl' innocenti I q83. 

— di battaglie navali fatti da Gio- 
vanni Battista Mantovano II 
an. 

—di Federico Zuccari sul!' infer- 
no di Dante 11 900. 

—di Leonardo posseduti da Au- 
relio Luini II ??3. 

— di Luca Cambiaso abbruciati 
dalla sua fantesca li 140 n. 

—di Raffaello della strage degl' 
innocenti I aS3. 

— di uomini e cavalli fatti da Leo- 
nardo a Gentile dei Borri I! 
974. 

— portentosi di Cesare da Sesto I 
177. 

Disegno a penna del Rosso forse 
fatto per l'Aretino li 169 n. 



324 

— del peccato di Adamo di Rat* 
faello inciso da Marcantonio II 
76. 

—di Hupse Martin la tentazione 
di S. Antonio III 991. 

Disegno fondamento e base delle 
invenzioni II 466*- vantaggi che 
da ciò ne derivano ivi. 

Disinteresse del pittore Poligno- 
to III 74 »• 

Disonestà e suoi moti I ?5i« 

Disperazione e suoi moti I 987. 

Disputa del Sagramento , pittura 
celebre di Raffaello II 70. 

Dispute di Benedetto Varchi II 
»65. 

Distanze (delle) II 37**parere di 
Raffaello intorno a ciò 58.- si- 
mile di Baldassar Peruzzi ivi. 

Distruzione de' magnesi ì , dipin- 
to di Bularco I 6. 

Divina Commedia di Dante 1 999. 
II 4/4* 496* 5oi. 5e3. 5o6. 507. 
5o8. 5io. 519. IH i4- 

Divozione e suoi moti I 991 . 

Dodona città di Epiro celebre pel 
suo oracolo Ili 45 it* 

Dodonidi ninfe III 176. 

Dolcezza e suoi moti I a 57. 

Dolore e suoi moti I 276. 279.180* 

Domiziano II 998 n. III 9» fi. 

Donatello I 3o8. II 164. 177 n. 

Donato II 4*6. 

Donne per divenir feconde si of- 



frivano ad esser battute colle 
sferze dei Lnperci II 965. 

Donne romane come erano vesti- 
te III s35. 

Donne stuprate in Alessandria dai 
sacerdoti di Saturno II 980. 

Doria Andrea II 35o *. Ili 917. 

Doria Antonio II 309 iz. 

Doria famiglia III 917. 

Doriclide scultore greco IH 108 *. 

Doriforo statua di Policleto II 73 
n. 91 ».• dagli antichi tenuta per 
canone dell' arte ivi. 

Dossi Dosso 11 336. 

Dossi Fratelli I! 445. 

Draconite sorta di pietra II 434 n. 

Drago dipinto in Roma, sua sin- 
golarità I 3 10. • 

Driadi ninfe III 175.- quante ne 
nomina Claudiana ivi. 

Dubreuil Luisi dipinse a Fontai- 
nebleau sui cartoni del Rosso 
II if3p n. 

Duca di Sassonia ritratto da Ti* 
ziano I 3i5. 

Duomo di Orvieto II 83'is. 

Durerò Alberto I 71. i46* i65. 
309. 3n 3 19. II 59. 76* 119 n. 

i4w 510.319.374. 4 1 ?* 4*4-448 

46o HI 991 «artista laboriosis- 
simo II 20. -viaggiò apposita- 
mente a Middelburgo per ve- 
dere uua deposizione ai croce 
di Demabuse 77 n. 



E 



Ebn«Sina V. Avicenna. 

Ebrei adoravano il vitello d'oro I 

967. - schiavi di Faraone in E- 

gitto ivi. 
Ebreo da Mantova musico II ic 
Ecate nome di Diana Iao5 Iti iob 

come descritta da Ovidio ivi- 

suo simulacro con tre teste io5. 
Ecateo autore di un libro delle 

genealogie III 45 n. 



Ecatombe lì 990.- quale fu là più 
celebre ivi ri. 

Eccellenza e suoi moti I 940. 

Edificj devono essere ornati di den- 
tro conformi alla facciata I i5i* 

Edon f. Idumea. 

Èrebi stranieri onorati da Nerone 
col titolo di cittadini romani per 
essersi esercitati nella danza pir- 
rica II 961 fi. 



Effetti che causano i colori I 342. 

—del hi me nei corpi terrei I 586.- 
nei corpi acquei 392. - nei cor- 
pi acrei 395. -nei corpi ignei 

^97- 
— —nei colori I 399. 

in qualunque superficie I402 

Effigie di Cristo nel velo della Ve- 
ronica II 377. 

Efod I 356. 

Egeone lo stesso cbe Briaieo III 
62 n. 

Egeria ninfa II 191. 283. 

Kgineta plastico greco III 93. 

Egizj con la pittura di animali e 
di altre cose, dichiaravano tutta 
, le -scienze e segreti loro I 4* • 
• involgevano i lor morti in man- 
li bianchi 346- sacrificavano al 
Sole vittime umane li 279.- 
quaole sorte di sacrificj aves- 
sero 990. 

Eglon ucciso da Aod I a 36. Il 187. 

Eia re de' giudei I 399. 377 n. 

Elada scultore greco III 49 *• 

Elegie di Properzio II 963 n. 

Elgin fiord) toglie al Partenone 
di Atene le rimanenti sculture 
HI 53 n. 

Elia I 992. 

Eliadi cangiate in arbori II 199. 

Eliano II 3o5 #t. 4*7* IH ut. n5 
i38. 

Elico inventor delle tragedie III 
9o3. 

Elicona monte III 148. 

Eligio (S.) I 974* 

Eliodoro scrittore I 998. II 985. 
III fio.- descrizione delle vesti 
di Teagene III 936. - di quelle 
dei suoi conipagui ivi • di Cari- 
chia ivi. 

Eliodoro calpestato dal cavallo 
dell' apgelo I 961.- fura i tesori 
del tempio di Salomone II 914* 

Eliodoro scultore greco III 93.- 
suo gruppo bellissimo nei por- 
tici di Ottavia 94 /*. 



325 

Eliogabalo II 996. 37 f. - fa con- 
vitare le meretrici , e dar lo- 
ro denari del pubblico I 238. 

Eliseo profeta risuscita un fan- 
ciullo I 943. 

Elotta di Etolia pittore e sculto- 
re II 904 n. 

Elpinice figlia di Milziade servì 
di modello a Poi ignoto III 74 *• 

Empietà e suoi moti I 934* 

Emskerken Martino pittore I 
33 7 . 

Encausto, antichità di questa ma- 
niera di dipingere II 204 ». 

Encelado I 935. 

Enea I 91 5. 921. II 64* 189. 256. 
999 n. - uccide Turno I 285. • 
sacrificando coprivasi di un 



manto rosso 35o.- fugge da Tro- 

J*a col vecchio padre Ancbise 
I 240. - travagliato dalla tem- 



pesta in andare all' oracolo di 
Apolline 25o. 

Eneide di Virgilio I 221.985. 544* 
II 470* 479*49 l * IH t5i. 

EnghelbrectJten maestro di Luca 
d'Olanda I 309 n. 

Eniani popoli di Tessaglia II 263. 

Enimma di Bramante II 67. 

Enore ninfe II 4$4» 

Enos primo formatore d'immagi- 
ni I 14. 

Enrico Vili re d'Inghilterra li 
77 ». 344 »• 

Entaustica II 22. 

Eolie isole III i59# 

Eolo re dei Veuti III t58. 

Eoo uno dei cavalli del Sole III 
64. 

Epaminonda II 189. -morendo 
scrisse nello scudo le sue vit- 
torie I 349. 

Epigramma di Ausonio III 170. 

Epistola di Lentu lo officiale di 
Erode , colla quale descrive le 
forme di Gesù Cristo HI i3. 

Epistole di Cicerone I 344* 

Epuloni loro privilegi II 283. 



326 

Equi col a Mario II 4*6» 

Era nome greco di Giunone III 
166. * 

Eraclide pittore greco II 202.- sue 

• notizie ivi n. 

Eraclito filosofo I 225. II 273. - 
come chiama il Sole III 6f. 

Ercole I &5. 219. 226. II 208.- uc- 
cide Anteo I 248.- come deve 
avere i capelli 3o^.- muore nel 
fuoco 578.- perchè fatto dagli 
antichi di proporzione di set- 
te teste II 80. 

Ercole Egizio III 2*5. 

Ercole Farnese I 164 n. 

Ercole Greco III 225. 

Ercole II duca di Ferrara chiamò 
in sua corte il Pordenone II 
45/i. 

Ercole Rusticello II 272. 

Ercoli del palazzo di Campo di 
Fiore I 164. 

Eridano fiume V. Po. 

Erinne soprannome di Cerere III 
168 n. 

Erisittotie II igZ. Ili 74. 

Ermafrodito II 191. 

Ermatene figura che rappresen- 
tava Mercurio e Minerva, per- 
chè gli antichi la ponevano nei 
ginnasj II 198.- cosa intendeva- 
no con questa figura ivi. 

Ermete I 2o5. II 191. 

Ermia re I 354. 

Ermogene architetto greco inven- 
tore dell' aspetto pseudodipte- 
ros I i53 /t. Ili 253.- scrittore 
di cose architettoniche I i53 n. 

Erode I a3o. 378. 

Erodoto II 258. 280 n. 281. Ili 
45 ». 58. 70. 

Erostrato incendiò il tempio di 
Diana in Efeso III 109 n. 

Errori non avvertiti dai pittori I 
273. 

Esa u I 234*- molesto a Giacobbe 
288. 

Eschemesi I 203. 



Eschilo suggerì ad Agatarco la 
decorazione teatrale II 23. 

Esculapio II 367. 

Esercito di Faraone affogato nel 
mar rosso II 254. 

— di Sennacherib percosso dall' 
angelo li 245. 

— di soldati sanniti perchè vesti' 
to' di bianco I 548* 

Esercizio e suoi moti I 263. 

Esiodo III 112. 116. i3o. i32. r66. 

Eso il Marte dei galli III 279 n. 

Esone II 187. 

Esopo deforme di corpo II 222. 

Estense famiglia III 217. 

Ester I 245.- supplica Assuero per 
la vita di Mardocheo 273. 

Ettore I 2iq# 

Eubulo scultore figlio ed allievo 
«di Prassitele III 84 *• 

Euclide II 26.27 3 1,33. 36. II 
198. 

Eudossia II 378 n. 

Eufranore pittore famosissimo I 
79.- dipinse in Atene i dodici 
Dei maggiori ivi e 9ii ». -fece 
la figura di Nettuno più bella 
delle altre 1«- di chi fu disce- 
polo 211 «.-sue più belle ope- 
re iW- compose libri d'arte iW- 
suoi allievi ivi. 

Eufrate fiume come doversi rap- 
presentare III 142. 

Eufronide scultore greco II 73 tu 

Eupompo sicionio pittore I 52. II 
198. 4 « 5.- sue notizie ivi n 

Eupompo scultore greco II 73 tu 

Euripide II 284 n. III 287. 

Eurithmia I 5o. 5i. 

Europa rapita da Giove II 214. 

Eusebio IH 9, 22» 38. 166» 

Eussenida pittore greco I 52. II 
4'5 n. 

Eulichide scultore greco II 75 fi- 
lli 77.- sue notizie ivi n. 

Euticrate scultore greco II 75 n. 
Ili 77 n. 

Eva II 74* 



Evandro II aga ti. - istituì in Ita- 
lia i giuochi lupercali II a65* 

Evangelisti dipinti da Bramante 
II 46. 



327 

Evenore padre diParrasio I aia n. 
Ezechia I 221. 222. II i83. *£ 
EzechielloI 347. 'Ili 11. 



Fabbro non doversi chiamare il 
pittore I 5i. 

Fabiola I 547.- sua storia ivi n. 

Fabricio romano II 226. 

Facciate si dipingono in molti mo- 
di II i33. 

Falangi greche come erano arma- 
te III 236. ; 

Falaride ré di Agrigento I ?3o. 

Falcone II $26. 

Fallo immagino scandalosa di Pria- 
po II 296 n. 

Fama, sua abitazione descritta da 
Ovidio III i5o. -come dipinta 
•dagli antichi 1 5 1.- da Virgilio 
ivi - gli antichi fecero due Fame 
i5a.- compagnia che le davano 
ivi. 
-Familiari di Gregorio XIII offen- 
dono Federico Zuccari II 900/t. 

Fanale dell' isola di Faro una del- 
le meraviglie del mondo III 

q47 "• ' • " 

Fanciulli (tre) nella fornace di Ba- 
bilonia I 968. 378. 
Fanciullo di proporzione di sei 
teste I tot. 

— — di cinque teste I 104. 

— —di quattro teste I 107. 
—di nove anni corse in un gior- 
no 75 miglia II ^77. 

— sacri Scavasi a Saturno II 28». 
Faraone re di Egitto I 233. II a44'~ 
. vede cangiata in serpe la verga 

di Aron I 284. 

Fa ma ce rè di Ponto II 307. 

Farnesina (della) palazzo 1 320. U 
220 n. 

Faro isoletta prossima ad Alessan- 
dria III 2q7 ». * 

Fasti di Ovidio lì 280» 



Fattore Francesco I 3oo. II 35o. 
352. 

Fauno veduto da S. Antonio Aba- 
te nella Tebaide III 169. - S. A* 
gostino scrive averne veduti 
molti ivi. 

Favola della nascita di Diana III 
102. . 

•—delle Pierie trasformate in pi- 
che III i45« 

—di Acheloo III 139. 

—di Niobe II 248. 

—di Tereo e Filomena li 216. 

Favole di Esopo intagliate da Mar- 
co da Brugges II 425. 

Favonio vento come disegnato da 
Filostrato HI i56. 

Febbrajo (mese) dai romani con- 
sacrato a Nettuno III 128 n. 

Febea I 2o5* 

Febo con Leucotoe I 25o. 

Fede velata di bianco I 346. 

Fedellà e suoi moti I 219. 

Fedra con Ippolito I 25o. 

Femilie ninfe III 176. 

Femmina di proporzione di die- 
ci faccie I 86. 

— —di dieci teste I 90. 

— —di nove faccie I 92. 

— — di nove teste I 96. 

di sette teste I 99. 

Fenice scultore greco 11 75 n. 
Fenicj immolavano i suoi amici 

a Saturno II 279. * 

Ferdinando re dei romani I 394. 
Ferie Latine V. Feste Laziari. 
Ferocità e suoi moti I 226. 
Ferrarese Alfonso V. Cittadella. 
Ferrari Gaudenzio V. Gaudenzio. 
Ferro veduto piovere in forma di 

spugne II 256. 



328 

Festa di' Testacei© II 269. 
— Eleusinia II 096 n. 
— Tèsmoforia II 296 n. 
Festa e suoi moti I 25 1. 
Feste Adonie II 997. Ili 89.- co- 
me celebra vansi II 197. 
— Amba r valie II 2g3 n. 
— Amburbie II 293.- cosa fossero 

ivi fi. 
—Cereali lì 096.- da chi institui- 

te, quando* e come celebravate 

si ivi n. 
— Cocitie II 299. -cosa fossero 

ivi n. 

— Consuali II 792.- da chi Sosti- 
tuite t e quando celebravate 
ivi n, 

— Diasie II 098.- scapo di queste 
feste, e dove celebravaasi ivi n. 

— Equirie II 967*- da chi istitui- 
te, e quando celebravansi ivi n. 

— Fontina)! II 999.- in onore di 
chi, e quando celebravansi ivi tu 

— -Larapterie II oq3« - dovf» e co- 
me celebravansi ivi n. 

— Laziari II «295.- da chi, e per- 
chè instituite ivi n. 

— Liberali II «96. -cosa fossero 
ivi n. 

—Lucali II 091.- quando e dove 
celebravansi ivin. 

— Orgie II 293. • loro orìgine ivi 
«•• quando celebravansi ivi- co- 
sa fossero 294 n. - quando abo- 
lite in Róma ivi. 

— Oinee II 293.-dove celebravan- 
si con maggior magnificenza 
ivi n. 

— Palìlie II 298. - quando e come 
celebravansi ivi n. 

— Pamilie II 095.-10 onore di chi 
instituite ivi n. 

— Quinquatrie II 297. -quando, 
come , e da chi celebravansi 
ivi ÌU 

«-Quirinali II 299. -da chi insti- 
tuite y e quando celebravansi 
ivi n. 



— Robigalie II 09? . - dove cele, 
brava osi ivi n. 

< — Tesmoforie II 997. 

— Trieteriche II 296.- quando ce- 
lebravansi ivi ti. 
' — Vinali II 204.- quando e come 
celebravansi 995 n. 

Festo Pompeo II 999 tu III tot. 
118. 161. 

Fetonte li 187. Ili i38. 

Fiamma che circondò la testa di 
Ascanio II 256. 

Fichi cagione di morte a Fra Bar- 
tolommeo di S. Marco II «34 *• 

Ficino Marsilio I 366. 371. 

Fidia II 73 n 92 n. 98* i65. 4*<- 
45<). Ili 4p- autore di uno dei 
colossi di Mòntecavallo I 45* II 
1 5.- sue nptizie III 49 *• 

Figino Ambrogio I 3 7 a. II 376.* 
suo quadro nella pinacoteca di 
Milano I 5?o i .-noti zi e di lui ivi 

Figino Girolamo scolare di Lo- 
ntano II 175 n. 

Figli di Perseo II 3o6. 

Figura avente forma piramidale 
è bellissima 1 34** QOn «" grazio- 
sa se non ha forma serpentina- 
ta II 97. 

—del Sole come descritta dà Mar- 
ciano III 63. 

Figure come collocarle con rego- 
la ed arte II 179. 

— di tutto e di mezzo rilievo mo- 
do di farle II t58. 

•«•modo di trasferirle in profilo 
II i5a. 

—poste in alto » se la loro prò- 
porzione naturale non è accom- 
pagnata da quella delle prospet- 
tiva , riescono nane e storpie I 
ia4« 

-—quantunque pìcciole in dise- 
gno, nondimeno paiono gran- 
di I ,64. 

Filidi , famiglia ateniese in seno 
della quale sceglie vasi una sa. 
cerdotessa II 281. 



Filìppide corse In due giorni 1160 
stad) II 972. 

Filippo re di Macedonia I 53. 

Filippo II re di Spagna II 344 *• 
375 n, - chiamò a lavorare Gia- 
como da Trezzo I 3og. - Lnca 
Cambiasi» per continuare i fre- 
schi deiP Escuria Je II 140 1». • 
fece ornare da Francesco Fat- 
torino il santuario dell' Escu- -■ 
riale 199 n - chiamò in ìspagna 
il Tibaldi II 317 n< 

Filocoro III 53 n. i63 n. 

Filomena con Tereo I ?5a 

^Filone istorico II 980. 

Filonide corriere di Alessandro 
Magno II 972. 

Filosofi come hanno d'avere i ca- x 
pelli I 307. 

Fi lo sseno E retrio pittore greco al- 
lievo di Nicomaco II 214 n* III 
170;- sue notizie ivi n. 

Filostrato II 3oo.III 126. 128.137. 

Filoitete di Sofocle I 280 ti. 

Fineo II ?4i. 

Fiori , loro significati li 458. 

Fitero fiume IH i44- 

Flamine Diale li 995 n. 

Flamini da chi instituiti II 282.- 

. perchè cosi chiamati ivi. 

Flegetonte fiume d' Averno III 
283. 

Flegone uno dei cavalli del So- 
le III 65. 

Flegra I *35. 

Flessioni cosa siano II 59. 

Flora perché fatta dagli antichi 
di proporzione di nove teste 
II 85. 

Floris Francesco pittore ì 337. 
390. 

Fon tainebleau, galleria dipinta dal 
Rosso II 168. 

Fontana Annibale I 309. Il i5i 
n. Ili 181. 

Fontana di Dodona IH 45 n. -fe- 
nomeni singolari che presenta- 
va 46 n - 

Lomazzo Tr. Voi. ///• 



329 

Foppa Caradosso scultore II 164. 
Ili 181. -su e notizie II 164 n. 

Foppa Vincenzo 1 165. 387. II 3g. 
1S9. 32i. -sua opera di prospet- 
tiva II 55.- sue notizie ivi n. 

Forastieri dai tauri sacrificati a 
Diana II 2784 

Forma degli abiti III 29 4* 

—degli Dèi Penati ni 268. 

—degli eroi, santi, e filosofi HI 
1924 

—degli Onoscelidi V. Satiri. 

—degli uomini mostruosi III 219. 

—dei Fauni IH 168. 

— dei Fiumi III i$7# 

— dei Pensieri III 275* 

— dei Satiri IH 168.- come descrit- 
ta da Luciano 171.- da Filostra- 
to tifi. 

— dei Silvani IH 168. 

«-dei tefnpj ed altri edifiej IH 245* 

—dei Tritoni III 129; 

—dei Venti III i54- 

—del Buono-Evento HI 260* 

—del Caos III 257. 

— del corpo umano, e dei suoi 
artefici IH i?6. 

—del Dio dei conviti III 268. 

— del Dio Momo HI 25o- 

—del fanciullo Tagefe inventore 
dell' aruspicio III 259. ' 

— del Favore III 970. 

—del Furore IH 265. 

—del Giorno III 25q. 

— del Giuramento HI 2(9. 

—del Matrimonio III 961. 

—-del Mondo secondo gli egizj 
III 061. 

— del Padre-della-Sanitì V. Escn- 
lapiorf 

— del Pensiero III 9:58. 

—del Pianto III 975. 

—del Silenzio III 266. 

—del Sole III 6t< 

—del Sodino HI 276. 

—del Terrore III 265.- Come era- 
intagliato nello scudo di Aga- 
mennone ivi* 

*5 



330 / 

—del Timore 175. 

— dell* Aurora 111 960. 

— della Buona-Fortuoa secondo 
Pausatila 111 968. -secondo Lat- 
tanzio ivi - come vedesi rappre- 
sentata nei marmi antichi iW- 
coroe scolpita daCallistratoa6c). 

— della Calunnia come dipinta da 
A pelle III 966. - come espressa 
da Federico Zuccari 967. 

— della Chimera III 97^ 

— della Concordia III 963. -come 
descritta da Seneca ivi» 

— della Discordia secondo Aristi- 
de IH 966.- secondo Virgilio ivi- 
Pausania in* -come fu rappre- 
sentata da Callifone iW- come 
descritta da Ariosto 976. 

—•della Ebrietà Ili 967. 

—della Eternità HI a £7. 

—della Fama HI i5ò. 

—della Fame descritta da Ovidio 
IH 975. 

—della Fatica HI 959. 976. 

—della Fede III 963. 

—della Felicità HI 070, 

—della Fraude HI 967. a 84. -co me 
descritta da Dante 958. 

—della Gioventù HI 960. 

— della Giustizia HI 90i. 969. 

—dell* Ignoranza III 958. 

—dell' Invidia HI 967.- come de- 
scritta da Ovidio 987. 

—della Licenza IH 958. 

— della Luna HI 10 r. 

—della Lussuria IH 979. 

— della Mala -Fama III 975. 

--della MMa Fortuna IH 969.-CO- 
me dipinta da A pelle ivi. 

— della Milizia del cielo IH 95. 

— della Notte IH 964. -come de- 
scritta da Tibullo ivi - come 
scolpita da Michelangelo ivi. 

—dell' Occasione come scolpita 
da Fidia III 970. 

—dell' Opinione III 9&5. 

—della Pace III 963»-come de- 
scritta da Tibullo ivi. 



— della Palestra HI 964- -come 
dipinta da Filostrato ivi. 

— della Penitenza 967. ' 

•—della Perpetua-Morte HI 976. 

—della Pertinacia III »58. 

—della Povertà HI 975. 

— della Previdenza HI 9S7. 

«-della Querela HI 958. 

—della Ricchezza III 963. 

—della Salute IH 960. 

— della Sapienza HI 964- 

— della Speranza HI 963. 

-della Terra III i5o. 

«-della Vecchiezza HI 975. 

—della Verità 965. 

—della Virtù IH 965. 

—della Vittoria IH 967. 

-della Volontà HI 966. 

— delle anime beate III 98. 

—delle armi HI 9?4« 

—delle Arpie descritta da Ario* 
stolli 989»* da Dante 983. 

—delle Grazie III 97 1.- come scol- 
pite da uno dei due Secreti ivi» 

— delle Infermità IH 975. 

— delle Jcrarchie, e nove cori de- 
gli Angeli IH i5. 

— delle Muse III i45. 

— delle Ninfe IH 173. -di quelle 
che erano serve di Giunone 1 14. 

—delle Ninfe dei Fiumi IIJ 144. 

—delle Ninfe marine III i3i.- loro 
nomi e numero secondo Ome- 
ro ivi- secondo Apollodoro ivi 
n. - secondo Igino ivL- 

— delle Ore III 970. 

— delle ossa nel corpo umano IH 
i83. 

— delle Parche III 981. 

— delle Preghiere IH 959. 

—delle Sfingi secondo Ausonio III 
974. 

—delle Sibille III 904. 

— delle Sirene III i33. 

— delle Stagioni HI 95$ - come de- 
scritta da Ovidio ivi. 

— delle tre Furie infernali descrit- 
ta da Stazio IH 985. 



— dell'Anno TU ?5g* 
—dell' Oceano III iq3. 
—dell' Onore III 366. 

— del? Universo secondo ^i*gi- 
zj III 36». ><-* *■ • 

-—dì alcuni Dei immaginali degli 
antichi III 357. 

—di alcuni mostri infernali III 
373.- come descritti da Stazio 
fai 

— di diversi mostri marini III i54* 

—di Acabbo III 196. 

—di Achille III 300. 

— di Adamo ed Eva III ig3. 

— di Adriano III 3o8* 

—di Agamennone III 301. 

— dì Agatocle III 3o4« 

—di Agesilao III «03. \ 

—di Agilulfo III 3i3. 

—di Alcibiade III 3o3. 

—di Alessandro Magno HI adi. 

—di Amore secondo la teologia 
di Mercurio Trismegisto III 94** 
secondo Apulejo nell'asino d'o- 
ro fai -secondo Francesco Bar- 
berino o5*-seoondo Petrarca fai» 

—di Amn III 196. t 

—di Amurat III 3i4* 

—di Angerona , secondo Solino 
III 366. 

—di Annibale III 306. 

— di Anteo III 9o5. 359. 

— di Antigono III aoa. 

— di Antonino Pio III 308. 

—di Apolline III 358. 

— di Ariadeno Barbarossa III 3.1 5. 

—di Aristotile III 3o3. 

— di Artaserse Longiraano IH 199* 

—di Arturo Hi 313. 

— di Assalonne III 195* 
—di Attila III 3i3. 

— dì Aureliano III 309. 
«-di Azzo Visconti III 3i3. 
— di Bacco IH 199. 
—di Bellona III 365. 
— di Bianca Maria Visconti mo- 
glie di Massimiliano imper. III 

310. 



331 

— di Buccicale 917. 

— di Caligola IH 307. 

—di Carlo Magno Ili 309* 

—di Carlo il Calvo* HI 319. 

—di Carlo Vili. Ili ai3. 

— di Cariò Vi mp* IH 3-13. 

—di Caro IH' 309;' 

«~di Carónte descritta da Dante 
■IH 977 -da Seneca fai. 

—di Cerbero descritta da Seneca 
III 379 -da Dabte 380. 

—di Claudio IH 907. 

—di Claudio IL IH 309. 

—di Clemente III 31 3. 

—di C teobolo III 303. 

—di Cleopatra' III 306. 

— di Clodoveo V. Ili 313. 

— di Coglione Bartolommeo HI 
316. 

— di Commoda III 908. 

— di Cori ol ano IH 304. l '» >, 

—di Costanzo III 309* - ' 

—di David ìli 195. 

—di Democrito 111 101. 

— di Demogorgone HI 357. 

— di Demostene III 3u3* 

—di Dio Padre, Figliuòlo» e Spi- 
rito Santo III 8. 

—di Diocleziano IH 309. 

—di Diogene Hi 9o3. 

— di Dionisio siracusano IH 301. 

—di Domiziano III se8* 

—di Edipo HI 301. 

—di Eia III 196. 

-«di Elena III 300. 

—di Elico III 3o3. 

—di Eliogabalo HI 308. 

— di Eliprando signor di Milano- 
Ili 3l3. . 

—di Enea III 300. ... 

— di Enrico II figlio di Francesco 

I. IH 313, • •.. - 

— di Enrico VI. IH 3 io. 
—di Enrico Vili. Ili 3i3. 
—di Ercole III 199. 
— di EricelII 204. . < 

— di Erittonio IH 300. 
—di Esaù. Ili J95. 



332 

—di Esculapio III a6o. 

—di Esopo III ao3. 

—di Estar III 199. 

—di Ettore IH ano, 

«.di Ezechia III 96. 

—di Fabio Massimo III 9o5» 

—di Federico fiarbarossa III sto. 

-«di di Federico III. Ili aio. 

—di Filiberto duca di Saroja HI 

9l6 f 

—di Filippo III 009. 

— di Filippo IL IH aio* 

—di Filippo Marie Visconti III 
aio. 

—di Fort ebraccio Niccolò III a 1 6. 

—di Francesco I re di Francia III 
aia. 

—di Francesca Sforma III ai 3. 

—di Francesco Sforza ultimo du- 
ca di Milano IH ai4* 

— di Gala tea IH i3j* 

—di Galba III 107. 

—di Galeazzo Maria Sforza Illa l4t 

-«di Galerio Severo HI a©g f 

—di Genserico III ai3. 

—ai Gerione III a84? 

—di G«5U Cristo HI l5» 

-—di Giacobbe III fg5. 

-«di Giosuè III 19S, 

—di Giovanoi Visconti arcivesco- 
vo III ai3. 

—di Giovanni Galeazzo Visconti 
III ai3. / 

--di Giovanni Vaivoda III ai 5. 

—di Giove IH 38. 

-r-di Giuda Maccabeo in 196, 

—di Giiigurta III 306, 

—di Gi ubano apostata III 009. 

—di Giulio Cesare III ao6. 

—di Giunone HI 11 3, -descritte 
da Marciano 1 16. 

-—di Giuseppe figlio di Giacobbe 
III i 9 5. " 

•*-di Giustino IH 009. 

— di Glauco Dio marino HI ta8 f 

—di Gonzaga Aivigi'III a 17. 

—di Gonzaga Carlo IH 217. 

—di Gonzaga Galeazzo JJJ 217. 



—di Gordiano Iiraog* . 

-«•di Gotofredo dal gran dente III 
ai6. 

^di Gregorio di Servta IH ai& 

— rli Griinoiibii. Ili ai5. *:.* 

— d" Imeneo 1 1 1 a6 u -. nome de- 
scritta da Catullo i*f- da Sene- 
ca afo.-da Claudiana ivi. >. 

— d'Ippocrate HI aot* •:• ■ « 

—di Jefte III 195. 

—di Joacas HI 196. 

— di Josia IH 196. • - J 

-r-di Juniperto HI at3.- 

—di Leone II. II aog* 

—di Lisimaco III aoa. 

—i-di Liutpraudo HI ai5. • 

-^-di Luchino Visconti III ai3v 

-^di Lucifero descritta da Dante 
HI a88. 

—di Ludovico Sforza detto il 
Moro IH ai 4» 

—di Marceli» IH aoS. 

—di Maometto IL HIai4- 

—di Maria Vergine III 196. 

—di Mariamne regina degli ebrei 
HI 196. 

t— di Mario III ao5. 

—di Marte III 55. 

—di Massimiliano imp. IH aio. 

— di Massimiliano Sforza IH ai4« 

—di Massimi uo HI 208. 

— di Mastino Scaligero III 216. 

— di Medusa HI aoi. 

— di Mekhìsedech IH 194. 

—di Mercurio III 96. 

—di Mi eli e le PaleoTogo III ai4* 

—di Mia. Ili ao5. 

— di Minosse descritta da Danto 
HI 378. 

—di Mitridate III ao6. 

—di Mosè IH 195. 

-—di Nabucodònosor HJ ao5. 

—di NltiiIh-oHi III 198. 

— di Nemesi HI 269. 

— di Nerone III ao7« 

— di Nettuno IH ia4~ 

—di Odoardo III aia.. 

—di Orcano IH ai 4% 



\ 



—di Oto ed Efiatte HI aoi. 

—dì Otoniello III 195. 

— di Ottavio . Augusto III ao6\ 

— di Ottomano IH a 14. 

— di Ottone III 207. 

—di Ottone I. Ili aio. 

—di Ottone Visconti III ai3. 

— di Ozia III 106. 

—di Palone II. Ili 21 3, 

— di Pallante III a#o. 
t —di Pane Dio dei pastori III 169.- 
come adorato in Roma M - co- 
me descritto dagli antichi poe- 



ti 170. -i 
lio Italie 



lio Italico ivi - da Virgilio 171. 
—di Parlerò III ai 3. 

— di Pertinace III a 08. 

— di Piccinino Niccolò V. Forte- 
braccio. 

— di Pirro II aoi. 

— di Pitone III a 58. 
—di Pittagora IH 203. 
— di Platone HI ao3. 
—di Plotone III 080. 
— di Poraona III a6a. 
«»^di Poro III qo5. 

— di Priamo III aoo. 
—di Priapo IH a68. 
—di Proserpina III a8i* 
—di Proteo III i3o. 
—di Roboarao HI 196» 

— di Rodomonte F, Gonzaga Al- 

vigi. 
—di Romolo IH ao4- 

— di S. Andrea III 197. 
—-di S. Btrtolommeo ili 197. 
—di S. Cecilia III 198. 

— di S, Cristoforo IH 198. 
««-di S. Giacomo III 196. 
—di S. Giovanni apostolo III 197. 
— di S. Giovanni Battista III 196. 
— di S. Lorenzo III 198. 

— di S. Marco IH 197, 

— di S. Maria Maddalena IH 197. 
—di S. Pietro III 197. 
—di S. Rocco IH 198. 
—di S, Stefano III 196, 
—di Saffo ao3. 



333 

—di Salomone III ip5. 

—di Sansone IM 19$. 

—di Sardanapalo IH 198* 

— di Saturno primo pianeta se- 
condo gli antichi III 34* 

—di Scilla ninfa conversa da Cir- 
ce in mostro marino III l33»-se- 
condo Omero iW- secondo Vir- 
gilio ivi* secondo Ovidio i34* 

—di Scipione africano HI ao5. 

—di Sehm figlio di Bajazette HI 
ai4. 

—di Semiramide HI 108. 

—di Senofonte IH ao3. 

—di Senta HI ao4» 

—di Sertorio HI ao5. 

—di Settimio Severo HI ao8. 

—di Sigismondo irop. HI aio. • 

—di Siila III ao5. 

—di Silvano come descritta da 
Virgilio III 171. 

—di Socrate HI aoa. 

—di Solimano IH ai 5. 

—di Tamerlano III ai 5. 

— di Teodolinda III ai 3. 
—di Teodorico IH 21 3. 
— di Teodosio IH 309. 
—di Teseo III 199. 

— di Teunone IH aoa. 

—di Tiberio III ao6. 

—di Tito III ao8. 

—di Torquato III ao5. 

-«-di Trivulzi Giacomo HI a 16. 

,-di Tulio Ostilio ìli ao4- 

—di Turno III ao4- 

—di D nerico HI ai 3. 

— di Usura cassa no III ai 5. 

—di Valentiniano. IH 209, 

— di Venere HI 79. 

— di Vertunno IH 362. -come de- 



— d 
— d 

-di 
— d 
-d 



-di 



scritta da Properzio iuL 



Vespasiano HI ao8. 
Virgilio III ao3, 
Vitellio IH 307. 
Vulcano III 110. 
Zeuobia .regina di Palmira 



III 206. 



Zete e Calai HI 200. 



334 

—dì Zopiro III 199. 

Forma esteriore eH ciascuna cosa, 
non pur utile, ma necessaria 
conoscersi dal pittore III 8. 

Fornuto III 196. 169. 

Foro Boario I t34- *5j* 

Foro Transitorio I 149. II 339. 

Fortezza e suoi moti-I 319. 

Forza dei moti I 173. 

Fragole dipinte dal Bernazzano I 
Sao, 

Francesco I re di Francia I 975* 
3o4« II 1 89* -dilettairasf di -di- 
pingere I 98.- mecenate del Ros- 
so II 168. li* 

Francesco di Pellegrino pittore ac- 
cusato di furto dal Rosso II 168 
ti.- riconosciuto innocente 160 n, 

Franklin, sua opinione circa 1 au- 
rora boreale I 396 /*. 

Frata (della) Marco II 4*6. 

Fredi Felice ritrovatore del grup- 
po di Lao cetonie I 989 n. 

Fregio cosa è,' è d'onde sia deri- 
vato II 344» 



Fregio dorico II 345* 346.- ionico 
iVì - corintio M - composito fri. 

Frigj usarono stringhe fatte di di- 
versi colori I 358. 

Fri ne famosa cortigiana II 63 n.- 
amata da Pressitele III 89 n. 

Frisia (di) Giovanni V* Frvsius 
Gio. Fredemanno. 

Frysius Gio. Fredemanno archi- 
tetto, sue notizie II 14» n.-sue 
stampe all' acquaforte ivi. 

Fucino lago II 970 n* 

Fulgenzio III i35. 

Fulvio Orsioo III 147. 

Fuoco infernale cosa sia I 385* 

Furia e suoi moti I 997. 

Furie infernali rappresenta vanii 
nere I 34 5. 

Furio Camillo TI 3o9. 

Furor di Apollo! 179. 

Furto e suoi moti I 961* 

Fusiua scultore III i8i.-#ue no- 
tizie ÌVÌ firn 

Fusio Salvia di fona straordina- 
ria II 979» 



Gaddi Giovanni II 947 n. 

Gaetano Scipione II 3^5. 

Galateo di Mons. della Casa 1 937. 

Galb» I 916. 

Galeno III 97 -sua opinione cir- 
ca la luce II 95. 

Galli Jacopo fece a Michelangelo 
scolpire una statua di Bacco III 

Galli antichi come vestivano III 
940.- loro barbara superstizione 
verso il Dio Eso 970 n. 

Gallo sacri fica vasi alfa Notte li 
981.- ad Esculapio ivi. 

Gange fiume III i43. 

Ganimede II 74- rapito dall'aqui- 
la di Giove 91 4* 

Gargano fonte della Beozia II 101. 
Ili no. 

Gassel Luca I 390. 



Gatti Bernardino III 998 #1. 

Gaudenzio Ferrari I 949* 3o8.3f 1 
338. 391. 4o5. II 76. 84. 1 17.133 
i4ó. 175. 35o. 363. 41 1.495.435 
443* 466. Ili il. 179.- eccellen- 
te nel dar. la furia alle figure I 
47 -eccellente in dipingere i ca- 
valli 1 i5.-migliore degli altri nel 
formare i corpi gioviali i65.- 
uno de,i primi a dar convenien- 
ti moti ad angeli e santi i85.- 
fu filosofo e matematico ivi- di- 
pinse in Vercelli le storie di S. 
Rocco ivi • dipinse una cappel- 
la nella chiesa della Pace in 
Milano ice- dipinse cavalli mi- 
rabili ivi- uè formò di plastica 
iW- dipinse i misteri della pas- 
sione di Cristo a Varallo iW-di- 
pinse il vólto della cappella di 



S. Corona, nelle Grazie di Mi- 
lano ivi -là grandissima cupola 
di S. Maria di Sarono iW-trala- 
aciato nelle vite di Giorgio Va- 
sari 1 86.- sua tavola di un Cri- 
sto colta croce a Canobbio gua- 
stata da un cane 319. -princi- 
pale nel dipingere i cangianti 
34i. -sua tavola della venuta 
dello Spirito Santo 3^4* -eccel- 
lente nelle pieghe dei panni II 
19.- suo quadro del ratto di Pro- 
serpina ai 3. 

Gedeone II a3g n.- uccide Zeb ed 
Oreb I a36. 

Gédoyn III 53 11. 

Gellio II 284. 3oo. III lai. 344. 

Gemino matematico II 21. 36. 

Genga Girolamo II 3a4«- sue no- 
tizie ivi «• 

Genserico I 218. < 

Gentile da Fabriano II 177 «• 

Gentilezza e suoi moti I a 45. 

Geometria necessaria al pittore I 
53. 

Georgica di Virgilio III i3o. 

Geremia I 356 HI 10. 

Gerione II 280. 

Germani antichi come usarono ar- 
marsi III a 40. 

Germanico II 157 n. 

Gerusalemme liberata di T. Tasso 
II 47 *• 48i. 4 8 8. 49<>' 49^ 498 
Soi* 5o3. 5o5.5o6. 507. 5o8. 5 12 
5i4»5i7. 521. 

Gesù Cristo I ai 4.21 5. II 1 8 3.1 83.- 
flagellato I 7. - sdegnato contro 
i scelerati 3o.- sazia migliaja di 
persone con tre pani e quattro 
pesci 239- lava i piedi agli apo- 
stoli iW- e 3o6.- ascende in cielo 
242. - lava i piedi agli apostoli 
269. - battezzato nel Giordano 
ivi e 374*- pregato dal Centurio- 
ne ad entrare in di lui casa 270.- 
orante nell'orto, pittura di Cor- 
reggio 291. 374** come usò por- 
tare i capelli 3o6. - e III 199*- 



335 

tepellito involto in un manto 
bianco I 346. -perchè fu dagli 
ebrei vestito di bianco 34$. -si 
trasformò mostrandosi in veste 
candidissima ivi- usò il manto 
di color turchino 355* - risorge 
da morte a vita 3^4*- ù trasfor- 
ma sul Tabor hi - discende al 
limbo ivi - apparve due. volte 
alla madre 375*- flagellato 3*78.- 
tolto di croce dipinto da Bra- 
mantino II 5o.- appare nel ma- 
re ai discepoli iQ2.-eome debba 
rappresentarsi III 12. 

Gherminella e suoi moti I s6o. 

Ghiberti Lorenzo II 177 ». 

Ghirlanda erculea II a85« 

Ghirlande da chi inventate II 
45^ ». 

Ghirlandajo Benedetto II 458 ». 

Ghirlandaio Davide bastonò un 
frate II 457 ». 

Ghirlandajo Domenico II 457.-aue 
notizie ivi ». - fu maestro di Mi* 
ehelangelo 458 ». 

Ghirlandaio Tommaso orafo II 
457. -perchè fu detto Ghirlan- 
daio ivi. 

Giacinto pittura di Micia II 83 ». 

Giacobbe I 210. 234* II i83.-man- 
da i figliuoli in Egitto a com- 
perar grano I 238*- andando coi 
figli in Egitto fa sacrificio 267.- 
gli viene presentato il man- 
tello insanguinato ài Giuseppe 
I 281. 

Giacomo (S.) I 3?4* 

Gialiso pittura di Prolegene II 78 
*.- fu la salvezza di Rodi 79 ».- 
trasportata a Roma ivi. 

Gianbellino II 55* hi n. 254 n * 

'.444 n. 

Giano, perchè chiamalo Patulejo 
e Ciusio li 438. 

Giardini di Semiramide II 2,2$. 

Giganti fulminati da Giove II 249* 

Gige lidio ritrovator della pittu- 
ra presso gli egiz| 1 i5» 



336 

Gioab II i88.-fa uccidere il prò* 
feta Zaccaria 24*- 

Gfoas ucciso dai suoi servi II 188. 

Giobbe I oo3. ifà II 74* 

Giooa profeta II 236. 

Giorgio (S.) cbe uccide il serpe , 
dipinto da Raffaello a S. Vitto- 
re in Milano I 75.- dipinto dal 
medesimo sopra un tavoliere 
76. 

Giorgione I 3o8. 389. II 373. 4*5. 
443— notizie della sua vita ed 
opere 110 it. -mori a 34 anni 
111 n. 

Giordano fiume I 374- -come do- 
versi rappresentare III i4^« 

Gioseffb Flavio I 54j. II 238. 

Giosuè I 219. II i83. 

Giotto I 54* II 177 n. 222 n. 3qi. 

Giovanni Battista (SO battezza Ge- 
sù Cristo I 269 374*- nel de- 
serto 285. 

Giovanni (S.) Evangelista 1 30.262 
3 7 4. II 18a.40a.III 14. 

Giovanni Battista bergamasco f. 
Castello G. B. 

Giovanui Battista mantovano di- 
segna tor di battaglie navali II 
211. 

Giovanni fiammingo III 181. 

Giove scolpito da Fidia in Elide 
I 3 r. - secondo governatore del 
mondo 20 1.'* suoi nomi iVi-suoi 
influssi ipi - si cangia in ariete e 
perché 226 ».'- come vada rap- 
presentato in compagnia della 
figlia d'Inaco 297.- cangiato in 
toro *3o2. II 218. -come deve 
avere i capelli I 307. -fatto da- 
gli antichi di proporzione di 
cjieci faccie lì 77. - rapisce Eu- 
ropa 2i4*-con Giunone 217.* 
come rappresentalo dagli anti- 
chi III 38.- nomi diversi che gir 
davano ^o.-sue diverse forme 
44- -cangiato in cuculo 116. 

Giove Feretri* II 3o2» 



— -Labrandeo III 4?« 
— Melichio II 2918 ». 
—Olimpico II 85 n*> y '' 
— Ospitale II *7Q ri. 

— Partoriente dipinto da Aliloco 
III 44. 

Giove pianeta perché simbolo del- 
l'aria I 382. 

Giovio Paolo II 378. 

GiraWi III ,46. 

Girolamo (S#) III 12 n. 169 n. • 

' spiegava la S. Scrittura a Fabio- 
la I 347 n. 

Girone il Cortese dell'Alamanni 
II 487.41)8. 5 1 3. 5ii. 

Giuda ordina di bruciar Tamar 
vedova I 377. 

Giuda «canotto I 216. II i88.-si 
appicca I 287. 

Giuditta uccide Oloferne I 230. 

II 188. 

Giudizio universale dipinto da 
Gaudenzio I 221. 

— —da Michelangelo nella cap- 
pella Sistina al Vaticano I 3o< 
51.207. 221. II 5o. 71. 179. 206 
232. III 34. 

da Pietro Perugino F221. 

Giugurta uccide Aderbale in Cir- 
ta II 239 /i. 

Giuliano apostata III 47 *# 

Giulio Capitolino 111 209. 

Giulio Cesare I 32. 239. II 9. -pri- 
mo a dare ai romani il diver- 
timento di una naumachia II 
269 n. 

Giulio H. I 282 n. II 164 n. 

Giulio Romano I 390. II 71. 3o8. 
35o« 352. 573 n. 425. 

Giunone si cangia in giovenca e 

- perché I 226 fu - perchè fatta 

dagli antichi di proporzione di 

nove faccie II <*4- - sotto nome 

di Sospita adorata in La n ti vi o 

III 118. -sua statua 119. -sotto 
nome di Gurite adorata dai fa- 
lisci 122. 

Giuochi Apollinare H 269.- 



— Circensi II ?65. 

— Consuali II 269. 
— del cesto II 368. 

— dei fanciulli romani II a6i ». 

— —non indifferenti per cono- 
scere lo spirito delle nazioni II 
261 ». 

— diversi I 255. 

— Funerali li 263. 271. 

— -Gimnici II 262* 

— Gladiatori II 266.- quando ce- 
lebra vansi ivi. 

— lslmici perchè così chiamati II 
259. -da chi instituiti ivi ».-in 
onore di chi celebrayansi ivi. 

— Lupercali II 264.- quando cele- 
brayansi ivi /1. «da chi istituiti 
in Italia 265. 

-Mega lesi II 269. 

— Missilj lì 269. 

—Navali II 268. 

— Nemei in memoria di chi insti- 

^ tuili II 259 ». 

— Olimpici II 258. -loro origine 
ivi n,- quando venivano celebra- 
ti ivi- perche detti olimpici ivi, 

— Palatini da chi instituiti li 291 ». 

— Pitii loro origine II 258. - per- 
chè così chiamati ivi, 

— Saturnali quando celebrayansi 
II 265. 

—Scenici II 270. -quando in Ro- 
ma introdotti ivi tu 

— Taluri II 269. 

Giuoco e suoi moti I 254. 

Giuseppe ebreo I 234* a43. 262. 
II i83. -si dà a conoscere ai 
fratelli I 247.- con la moglie di 
Putifar 25o. ( - fugge da essa II 
216. -pregato dai fratelli a re- 
stituir Beniamino I 273. 

Giustino istori co I 189 ». II 266. 

302. 

Giustizia rappresentata senza o- 
recchie I 220. - con quattro 
orecchie ivi- col naso di cera 
ivi. 

Giustizia e suoi moti I 220. 

Lomazto Tr. Voi. IH. 



337 

Giuturna per la morte del fratel- 
lo avvolse il capo di verde ben- 
da I 354. 

Glicera in venir ice delle ghirlan- 
de li 457. 

Gli co ne scultore greco autore del- 
l'Ercole Farnese II 80 n. 

Gloria di Dio mostratasi sopra il 
Tabernacolo I 375. 

Gobbo Cristoforo scultore III 181 
390. 

Gogavino de Grave voltò in lati- 
no i trattati musicali di Aristos- 
seno e Tolomeo II 196/1. 

Gonzaga Alyigi di forza straor- 
dinaria II 273. 

Gonzaga D. Cesare III 296 tu 

Gonzaga Isabella d'Este 1 354* 

Gordiano III 43* 

Goti come erano armati III 239. 

Governatori del mondo I 200* 

Gracco Sempronio 1 a34 

Gramaglia usata a' nostri tempi 

I 344. 

Granico fiume II 74 »• 

Gransignore I 2a3. 

Gran vela cardi fiale II 375. 

Grappi d'uva dipinti da Zeusi I 
319. 

Grazia e suoi moti I 244* 

Grazie compagne di Venere I 244* 

Greci ordinarono gli edificj in set- 
te aspetti principali I i5a.-loro 
foggie di vesti ed armi III 235. 

Greco Alessandro incisore in ca- 
vo II 3 7 4. 

Gregorio (S.) III 16. 24. 

Gregorio XIII. Il 375, 

Grifone I 248. 

G ri mani cardinale II 201 ». 

Grimani patriarca II 247 »• 

Grimmer Giacomo pittore I 337* 

II 447** sue notizie 44& *• 
Grisolito cosa rappresenta II 432. 
G risoni I n3. 

Grottesche d'onde derivato que- 
sto nome II 355. 
Gruppo dei due pugili II 268 ». 

*4 



338 

—del leone combattente col ca- 
vallo opera di Apollonio esi- 
stente in Campidoglio, II 4?4* 

—della Pietà scolpito da Miche- 
langelo I 986. - esistente nella 
basilica Vaticana ivi. 

— delle Grazie III 373. 

adatto il toro farnese , opera di - 
Apollonio e Taurisco li 4^4» 

—famoso del Laocoonte 1 277.308.- 
pregj di questo capodopera di 
scultura greca 280 «.- è il pen- 
siero più tragico della scultura 
081 *. - esisteva nel palazzo di 
Tito ivi • è il più prezioso mo- 
numento del secolo di Alessan- 
dro lY**- errare del Nardini e di 
altri nel crederlo situato nelle 
Sette Sale 282 /*. -scoperto da 



Felice Fredi lotto il pontifica- 
to di Giulio II /W. gli stessi an- 
tichi riguardavano questo grup- 
po come la più compita produ- 
zione dell' arte ivi- i moderni 
nulla ancora produssero che a 
questo possa paragonarsi ivi. 

Guattani G. A ut archeologo III 
327 n. 

Guerra giudaica storia di Giu- 
seppe Flavio I 347* 

Guglielmo duca di Baviera fa la- 
vorare ad Annibale Fontana in 
cri stai lo. di rocca una cassettioa 
e ne rimunera l'artista con sei- 
mila scudi II 157 n. 

Guidi V. Masaccio. 

Gusti (dai) ancora nascono i suoi 
moti I Q93. 



H 



Haropton-Gourt II 70 n. 
Hermas antico autore dell'opera 

intitolata il Pastore IH 33 TI. 
Hers Sebastiano^ 364» 
Heyne III 53 m Ut 
Hìpetros I i53. 
Holfmano IH 53 n. 



Horeb monte I 375. 

Hosteo II 34. 

Humila principessa gota fatta da 

Aureliano sposare a Bonoso HI 

337 n. 
Hupse Martin III 991. 



Iddio Padre fu il primo plastica- 
tore I 1 4* -apparve a Mosè nel 
rovo 187.375.- comanda ad Ada- 
mo di non gustare il frutto vie- 
tato 23$.- perchè va rappresen- 
tato con abito turchino 355* - 
apparve a Mosè nel monte Ho* 
reo 375.- parlò ad Aronne ivi* 
come debba dipingersi 384* 

Idea del teatro opera di Giulio 
Camillo III 13. 

Idumea terra abitata dai discen- 
denti di Esaù III 195 ti. 

Ifigenia II 38 1. 

Igino III 137* 199. 



Iliade di Omero I 35o. Ili i3i. 
235. 

Ilion I 2o3, 

Immagine della Vergine in S. Ma- 
ria Maggiore II 377. 

—della Madonna del monte Liba- 
no II 578 p. 

Immagini del Sole III 65. 

—della Vergine col bambino in 
braccio furono dipinte alla me- 
tà del V secolo II 377 n. - co- 
me dipingevansi prima di quc- 
St' epoca ivi. 

— sacre commuovono al timor di 
Dio I 7. 8. 



Imnidi ninfe III 176. 

Impeto e suoi moti I 23o. 

Importanza e forza della propor- 
zione I 5o. 

Inaco fiume dell' Acaja HI 137. 

Incisione lo stregozzo di Michelan- 
gelo fatta da M arcani. Ili 292. 

Incisioni di Aldegrever le forze 
di Ercole III 280. 

— in legno di Virgilio Solis le Me- 
tamorfosi di Ovidio II 4^4 "• ' 

Incubi spiriti malefici III 168 tu - 
opinioni che di costoro avevasi 
in tempi ignoranti ivi 

Indaco (dall') Jacopo pittore II 
458 n. 

Infiogardagine e suoi moti I 087. 

Ingiuria e suoi moti I o34- 

Ingratitudine come si dipinge li 
4o3. 

Inimicizia ed amicizia dei moti I 

Inimicizie ed amicizie de' colori 
naturali I 3ag. 

Intaglio di Girolamo Cock 1 pe- 
sci grossi mangiano i piccoli II 

374 *• 

Intercolunni distinti in specie da 

Vitruvio I 148. 
Intercolunnio chiamato areostilo 

I 149. 

— —diastilo I i49- 

— — eustilo I 149* 
— - — pienistilo I 148. 

— — sistilo I i4q* 
Intonacatura data alle statue da 

Nicla II 83*. 
Invenzione di Demabuse II 77 n. 
Invidia e suoi moti I 217.- come 

si dipinge II 4<>3. 
Io cangiata in vacca I 3o2. 
Ipermestra I a 30. 



339 

Ipotenusa ritrovata da Pittagora 

II ?go n. 

Ipparco, sua opinione circa la lu- 
ce II 26. 

Ippia scultore greco IH 49 «• 

Ippocrate I 289. 

Ippolita regina delle amazzoni HI 
43. 

Ippolito con Fedra I q5o. -fugge 
da Fedra II a 16. 

Ippomene II 192. 

Ipponacc bruttissimo poeta greco 

III 76/1 

Ira. e suoi moti I 228. 

Iride messaggieradiGiunonelI^Ó. 

Isabella I 219. 

Isacco I 234* H i83. 

Isaia III 10. 27. 

Iside lo stesso che Diana , come 
rappresentata dagli egizj IH 
• 106.- come descritta da Valerio 
Fiacco e da Ovidio hi. 

Isidoro (S») di Siviglia , suo libro 
delle origini III i54» 

Isidoro II 290. 

Ismaele I 214. 234* -molesto ad 
Isacco 288. 

Isocrate I 346. 

Isola dei satiri III 172 n. 

Isole consacrale al Sole III 74* 

Issione 111 279. 

Istinto umano 1 209. 

Istituzioni armoniche libro di pro- 
fondo sapere scritto da Giusep- 
pe Zarlino II 196 n* 

Istru menti musicali quali pitture 
richiedono li 194* 

Italiani conoscevano la prospetti- 
va due secoli prima dei -francesi 
II 17 n. 

lttino architetto del Partenone HI 
5o «. 



Jahtl uccide Sisara I o36. II 188. Janthino ossia paonazzo I 355. 
Jamblico Ili 16.- come chiama il Januali feste di Giano II Qpo.-quan- 
Sole 61. do e come? celebravansi ivi n. 



340 

Jarba gimnosofista I 174. 22 !• 
Jarca bramino II'a64* 
Jaspide cosa rappresenta II 432. 
Jerofante supremo sacerdote di 
Cerere II 281 n. 



Jerogli fi ci egiziani II 383. 
Jerone tiranno II 9* 
Jone scultore greco II 73 n, 
Juba re di Numidia II 238 n. 
Judicia ludere II 261 n. 



K 

Kock Matteo pittore paesista II 447 n - 



Labaro cosa fosse III ?33 n. 

Labda madre di Cipselo III 157. 

Labirinto di Dedalo in Candia III 
o48 n. 

—di Egitto da cbi edificato III 
a47» - sua grandezza secondo 
Pomponio Mela ivi fi. 

— d'Italia III ?48- dove e da cbi 
edificato ivi n. 

—di Lenno III 248. - ragguarde- 
vole per le sue colonne ivi n. 

—di Samo III 2^9 ru 

—di Creta descritto da Tourne- 
fort III o48. n. 

Lacedemoni perché vestivano di 
rosso i loro soldati tironi I 35o.- 
più di tutti gli altri popoli eser- 
citavano la loro gioventù nella 
danza pirrica II 261 *.- sacrifi- 
cavano a Marte l'uomo 279. 

Lachesi una delle Parche III 281. 

Ladro in presenza delle genti fa 
moti di lealtà I 210. 

Laippo scultore greco II 7 5 n. 

Lala corriere di Alessandro IH 
75 «• 

Lana veduta piovere II 256* 

Landino Cristoforo I 274* HI 29 
289. 

Lanini Bernardino pittore II 246.- 
sue notizie ivi n. 

Lanuvio città antichissima d'Ita- 
lia II 2o3 ». 

Laocoonte gruppo antico famo- 
sissimo V, Gruppo famoso. 



Laodicei sacrificavano a Pallade 

una vergine II 270. 
Laodicia pittore II 3ai* 
Lascivia e suoi moti I 25 f. 
Laliclave cosa fosse III 225 n 
Lattanzio Firmiano II 367. Ili 66. 
Lattanzio pittore bresciano III 

a 97- 

Latte caduto in forma di pioggia 
II 256. 

Lauro perchè dato alle Muse III 
i46. 

Lautrech suo sepolcro in S. Mar- 
ta in Milano II 209. 

Lazzaro risuscitalo da Cristo I 
285. II 235. 

Learco scultore greco III 108 ru 

Leda col cigno in grembo I 27^ 

Leggiadrìa e suoi moti I 245 

Legionario romano coinè era ve- 
stito III 232. 

Leidano I 390. 

Leonardo da Vinci I i65.qo7.3o8 
3 1 1. 338. 363. 387. 39 1 . 4o5. 408 
II 39. 55* 71. 84. 101. i33. i5o 
175* 177 n. 209. 274. 366. 373 
4 1 1. 4*5» 444 n * IH l *• ' 79 * &*•- 
eccellente nelP osservare gli ef- 
fetti che fa la luce col colore 
1 ,4°«- nel dar la furia «ile figu- 
re 47*- in plasticare e pingere 
i cavalli 11 5.- nel formare i cor- 
pi solari i65. - fa un convito di 
contadini per poi dipingerlo I 
176. -diletta vasi di vedere i gè- 



stMei condannati per suo stu- 
dio iW- nel dare il moto alle 
figure non errò mai f 83. - fece 
di terra una bella testa di Cri- 
sto ai 3. -scrìsse un libro ad istan- 
za di Ludovico Sforza a63.-fu 
filosofo , architetto , pittore, e 
scultore 366. - dipinse Leda col 
cigno 374» -suo cartone della 
S.Anna 390. -altra sua tavola 
in S. Francesco in Milano 39 im- 
primo fra i moderni nel dise- 
gnar cavalli 3 00. - suo cavallo 
di plastica 3oi.- dipinse la zuf- 
fa di un drago con un leone 
3oa.- suoi lavori perfetti 3 14. - 
suo sonetto II 68. - fu musico 
196. 

Leonardo Gio. detto dall' arpa 
musico II 196. 

Leo e a rete scultore greco III 47«- 
sue notizie ivi n. 

•Leone Aretino statuario 1 3 o 1.363 

II 333. 

Leone X. II 164 «• 

Leone fatto da Leonardo con mi- 
rabile artificio I 175. -fatto 
camminare d'innanzi a France- 
sco I. ivi. 

Leone ucciso da Lisimaco III 201. 

Leontio scultore antico III 75.1 35. 

Lepre perchè posta dai primi ro- 
mani nelle loro monete II 4 18. 

Lestrigoni I 333. 

Lettera di Federico Zuccari ai 
principi e signori, in cui li esor- 
ta a favoreggiar le arti II 301 n. 

Lettere pittoriche raccolte dal 
Bottari II 69.1t. 

Leucosia una delle Sirene III i36. 

•—isola del mar tirreno III i36 w* 

Leucotoe con Febo I a5o. 

Legazione de' corpi sopra la li- 
nea piana II 53. 

Levesque III 53 n. 

Libera nome di Bacco femmina 

III 173 n. 

Liberalità e suoi moti I a4o. 



341 

Libero nome di Bacco I 138 n. 

Libetra li igr. 

libro dei cantici III 9. 

~-dei Maccabei I 378. 

~dei Numeri II 376. 

—dei Re III io. 

~dei Salmi III io* 

—del Deuteronomio III 11. 

—della Genesi II 396. Ili 9. 

—di Giob III 36. 

Libro di animali dipinti da Mi- 
chelino II 333 a. 

Lrcaone I 378. 

Licinio Gio. Ant. V. Pordenone. 

Licj in tempo di lutto vestivano 
una nera veste di donna I 344* 

Licofrone III 146. 

Licone inventore dei giuochi gin- 
nici II 363. 

Licurgo II 3oo. 

Ligia una delle Sirene III i36. 

Livi fiume II 370 n. 

Lisia scultore greto III 77. 

Lisimaco capitano di Alessandro 
I 336. 

Lisippo scultore greco II i4c. i56 
371. 4*4* 4^9 HI 76 - noti- 
zie della sua vita , e delle sue 
opere II 73 /r.- numero prodi- 
gioso di queste 74 "• 

Lisistrato scultore greco II 73 n. 

Lissa quarta Furia secondo Eu- 
ripide III 387. 

Lomazzo , suoi lavori di plastica 
I 365. - divenne cieco a tren- 
tadue anni II 103. -suoi fonda- 
menti circa la pratica del colo- 
rare ivi- maniera di colorare al- 
cune cose 104. -sue pitture in 
S. Marco a Milano 147.- sua 
pittura la caduta di Simon Ma- 
go nella stessa chiesa ivi - suo 
errore nel credere che Dome* 
nico Corradi avesse il sopran- 
nome di Ghirlandajo dal dipin- 
ger che faceva i fiori II 4$7 "• 

Lombard Lamberto II 319. • snt 
notizie ivi n. 



342 

Lombardi Alfonso V. Cittadella 
Alf. 

Lombardia piena delle opere di 
Gaudenzio I i85 

Lombardi no Cristoforo li 325. 

Lomellini Orazio II 5?6 n. 

Lorenzetlo V. Campanajo Loreu- 
zo di Lodovico. 

Lorenzi Stoldo scultore III i83.- 

* sue opere ivi n. 

Lorenzo (S.) I 279. II 336. -qua- 
dro di Tiziano I 376. 

Lorenzo il Magnifico II 4^7 "• 

Loth I a 1 5.- condotto prigione col- 
la famiglia q36. 378.- inebriato 
con le figlie s5o. II 317. a3i. 

Lotto Lorenzo li 444* ~ sue nol >~ 
zie ivi n. 

Luca d'Olanda I 309. 3 13. II 76. 
Ili 393. 

Luca (Fra) del Borgo II i5o. 

Luca eremita pittore II 378 n. 

Luca (S.) evangelista I 6. III i4« 
38.- apparve a S. Maria di Tripo- 
li in veste bianca I 346*- non fu 
mai pittore II 377 /*.- perchè 
si dipinge col bue 433. 

Luca Santo pittore fiorentino II 
377 ».- immagini della Vergine 
da lui dipinte ivi. 

Lucano I so5. II 379. 

Luce non ba colore I 393. 

Lucerna preziosa offerta da Ales- 
sandro in un tempio del Sole 
III 75. 

Lueerne e loro diverse forme II 
359. 

Luciani V* Piombo (del) Seba- 
stiano. 

Luciano I 347* 348. II 320. ivi «. 
363 t?.38i rc. III 43. 61.98. 117 
136. i4*. >45* 

Lucifero I 317. 

Lucina I 3o5. 

Lucina nome dato alla Luna III 
101. 

Lucio Bruto perchè fece uccidere 
i proprj figli II i85. 



Lucrezia romana II 3i8.-c6ajTar- 
quiuio I 35o. - si uccide 387. 

Lucrezio II 4*6. III 163. 

Lucullo I 338. II 190. 336. Ili 92. 

Ludio pittore antichissimo fìoriva 
in Etruria assai prima della fon* 
dazione di Roma II ao3 n. 

Ludio Marco antico pittore roma* 
no II 3o3.- sue notizie ivi n» 

Ludovico (S.j re di Francia I oft* 

Luigi XII re di Francia I 376 n, 

Luini Aurelio I 290. II 333. 446. 
III 181. -sue opere I 389.- sue 
notizie ivi n. 

—Bernardino I 16. 4 «6. II 69.413 
46o. - sua pittura della Miseri- 
cordia I 375. 

— Evangelista II 35o. 

Lullo Raimondo I 306. 

Lume di quanta virtù sia nella 
pittura I 36 1.- che cosa sia 365.- 
è qualità senza corpo 371.- co- 
me dividesi 3^2. -lume primario 
che cosa sia iw-lume diretto 
qual sia 379. - lume secondario 
qual sia iW-lume riflesso qual 
sia 38o. -lume rifatto qualsia 
iVi-lume come debba disporsi 
385. - suoi effetti nei corpi in 
generale iW - suoi effetti nei cor- 
pi terrei 386.- nei marmi 587. • 
nei metalli ivi* nella carne fVi- 
nei corpi acquei 393. -nei. cor- 
pi aerei 39$. -nei corpi ignei 
§97. -nei colori 399. -in qua- 
lunque superficie 403* - Lume . 
come si dia ai corpi 407. - non 
sia perpendicolare sopra la te- 
sta loro 409. - regola per bene 
eseguirlo 4»o. - esempio che di 
ciò si ha nel Pantheon 4 1 !•- Lu- 
me deve essere un solo in tutta 
Tistoria che si dipinge II i3o., 

Luna settimo governatore del mon- 
do I 2o5.- suoi nomi ivi- suoi in* 
flussi 306.- sotto nome di Diana 
era adorata come Dea caccia tri- 
ce III ioa. - come descritta da 



X 



Claudiano io3. -diverse forme 
che le davano gli egizj 107. 
Luperci perchè correvano per le 
strade di Roma ignudi II 364 * 



343 

Lupo perchè sacrificavasi al Sole 

III 71. 
Lusinghe e suoi moti I v%6. 
Lusto I 390. 
Luzzo Pietro V. Morto da Feltre. 



M 



Mabuse Giovanni V. Demabtise. 

Mabusio Gio. V. De mabuse. 

Macchine da guerra da chi inven- 
tate III 47 "• 

Macedo II 208. 

Macedonia I a3o. 

Macone I 333. 
a Macrobio III 37. 55. 65. 73. 11 3. 
159. 170. 

Maddalena convertita non deve 
vestirsi di abiti ricchi e pompo- 
si II 335. 

Madonna con angeli dipinta inPar- 
ma da Mazzolino I 74* - 

Maestà e suoi moti I 333. 

Maggiore Ambrogio tornitore II 
364. 

Magi andati ad adorare Gesù I 
342- «73. 

Magnanimità e suoi moti I rfg. 

Mainardi Bastiano pittore II 4 58 n. 

Maio I 390. 

Majano (da) Benedetto II 333 n. 

Mala scultore greco III 76 n. 

Malatesta famiglia III 217* 

Malignità e suoi moti I ai 5. 
' Malizia e suoi moti I 359. 

Mal-Pensiero come si dipinge II 
4o3. 

Mandricardo I 127. 

Mandjn Giovanni pittore II 447». 

Manfredi famiglia III a 17. 

Mano (della) Paolo scultore III 
181. 

Mansueti Giovanni II 9 54 n. 

Mantegna Andrea I i83. 3 12. II 
3o. §4. 4 1 5» 4^5.- fu migliore de- 
gù altri nel formare i corpi mer- 
curiali I 1 65.- dipinse una mo- 
sca e c'ingannò il suo maestro 



3so«-suo trionfo di Cesare II 43* 

Alan tei lo militare da chi inventa- 
to II 398. 

Marassio Damiano III 299. 

Marcantonio il triumviro I a34* 
287. II 396.- e Cleopatra I s5o. 
sua viltà in corteggiare l'ambi- 
zione di Cesare II 365 n. 

Marcantonio Raimondi I 309. II 
103 n. 35o. III iq3.- incise il S. 
Paolo in Atene da Raffaello II 
70.- sue notizie III 193 n. 

Marcello II 426. 

Marco (S.) evangelista perchè si 
dipinge col leone II 433* 

Marco Agrippa I 157. 

Marco da Ravenna V. Dente Marco. 

Marco da Siena f. Pino (da) Marco* 

Marco Marcello I 5. 

Mardocheo I 331. 

Margherita (S.) martire I 268. II 
3J3. 336. 

Maria Vergine aununeiata dall' 
angelo I 34 (.-partorisce Gesù 
343.- ritrova il figliuolo a dispu- 
tare nel tempio 1V1- ascende in 
cielo iW-da pittori goffi effigiata 
con abirfe gesti lascivi 363.- sa- 
lutata dall' angelo come va rap- 
presentata 274.-non deve vestir- 
si con abiti ricchi e pomposi 
II o35. 

Maria (S.) Egiziaca I 7. 

Maria (S.) Maddalena I 7.- ai pie- 
di di Gesù 370. 3o6.-nel deser- 
to 385. II 233. 

Maria sorella di Mosè I s6c II 
86. i83. 

Mariamne decapitata per ordine 
di suo marito Erode III 196* 



344 

Mario I 227. 232. 234. II 371. 

Mario Equtcola III i45. 

Mariotto terminò di dipingere il 
giudizio finale di Fra Bartolom- 
meo da S. Marco II 233 n. 

Marmo chi primo adoperollo nelle 
statue III 108 n, 

Marsia sfida al suono Apollo I1 192. 

Marta sua carità verso gì' infermi 
e storpiati I 374* 

Marte Dio delle battaglie I 68. - 
come deve avere i capelli 307. 

Marte pianeta terzo governatore 
del mondo 1 202.- suoi nomi ivi- 
suoi influssi ao3. -perchè sim- 
bolo del fuoco 582* 

Martino (S.) I 7. 

Martiri perchè si vestono di rosso 

I ^9- . , 

Martirio di S. Pietro di Michelan- 
gelo II 5o. 

Marziale III 65. 

darziano Capella poeta II 266. 
433. HI 1 16.- come dipinge Sa- 
turno 35. 40. 

Marzio primo pontefice massimo 

II 282. 

Masaccio II 177.- perchè così chia- 
mato ivi n.- sue notizie ivi - mo- 
rì di soli 41 anni 178 n. 

Mascherino Ottaviano II 3q6 ri. 

Masolino da Paoicale II 177 fi. 

Massimiliano IL II 199. 

Massi n issa re di Numidia II 238 n. 

Massurio Sabino II 3o3. 

Materie nelle quali si trovano i 
colori I 3q6 

Matrone romane perchè si pone- 
vano una benda bianca in ca- 
po I 346. - coprivano di color 
verde le loro carrette 354* 

Matteo (S.) evangelista IH im- 
perché si dipinge con l'angelo 
li 422. 

Maturino II 274.289.300.3 15.352.- 
sue notizie 274 n. 

Mausoleo del cardiual Fortiguer- 
ri IH 294 n. 



Mausolo, suo monumento III 47 
it. 1 io n. - da chi scolpito 47 «• 

Mazzarino Cardinale JI 196 n. 

Mazzola Francesco V. Parmigia- 
nino. 

Mazzolino Francesco I 46* 3o8. 
390. II 78. 84. 95. 167 373. 411 
46o.- eccellente in rappresentar 
figure gracili I 74* - diligeotis- 
simo nel dipingere i cangianti 
342.- suo quadretto a due lumi 
3}3.-piogeudo la Vergine le po- 
se imprudentemente . in capo 
gioje e perle II 4» 2. 

Mazzuoli Francesco V. Parmigia-' 
nino. 

Mazzuoli Girolamo II 117 #1. 

Mecheln (di) Israele II 4?4 n - 

Meda Carlo allievo di Bernardi- 
no Campi II 195 n 

Meda Giuseppe li 24 «.-sua pit- 
tura dell' organo della chiesa 
maggiore di Milano 195. 

Medaglia del marchese di Pescara 
intagliata da Fontana IH 216. 

— di Giacomo Trivulzi latta da 
Caradosso Foppa III 216. 

-—d'Ippolita Gonzaga fatta da Gia- 
como da Trezzo lì 574- 

— d'Isabella Gonzaga di Giacomo 
da Trezzo II 574. 

— di Paolo III di Alessandro Gre- 
co II 374» 

— motteggiata da un fanciullo I 

3.4. 

Medaglie incise da Caradosso Fop- 
pa II 164 n. 

Medea I 23o. II 187. 

Medici famiglia III 217. 

Medone scultore greco III 10S ». 

Medula Andrea HI 294. -sue no- 
tizie 995 n. 

Megabizi sacerdoti eunuchi di 
Diana Efesina III 109 n. 

Megera una delle Furie HI 285. 

Melancolia e suoi moti I 2f4« 

Melanto pittore greco IH 93. 

Melchisedecco II i83. 



Mcfeagro I 228* 578. 

Melesigene nome di Omero III 
202. 

Melicerla II 269. 

Melone Autooio di gran forza II 
073 

Melzi Fraocesco miniatore I 174 
11. II 175.- segna in Francia il 
suo maestro Leonardo I* 174 n.- 
ereditò dal medesimo i libri 9 
strumenti , e disegni iV*. 

Membri del corpo umano I 55. 

Memmio edile , primo ad intro- 
durre in Roma le feste Cereali 
li 996 ». 

Meninone I 378. Il 379» 

Menalippo I 228. 

Menecmo scultore greco II 4 9 4*" 
tue notizie hi il- 

Meneste architetto greco I i53 n.- 
da Vitruvio chiamato Amneste 
ivi. 

Meraviglia e suoi moti I 283. 

Mercurio I 174. 216.- si cangiò in 
cigno e perchè 226. - perchè si 
finge dai poeti messaggiero de- 
gli Dei 263. -addormenta Argo 
II 199»- perchè chiamato Cil- 
lenio 337* 

Mercurio pianeta sesto governa- 
tore del mondo I ?o5»- suoi no» 
mi 1V1- suoi influssi iW. 

Mercurio Trismegisto I 200. II 
368. 

Meretrici simulano modestialaio. 

Meroe I 223. 

Mestizia e suoi moti I 218. 

Metagenete architetto greco III 
100 n. 

Metalli e loro significati II 438* 

Metamorfosi di Ovidio II 2 58. III 
i5o. 173. 275. 

— — «dipinte da Luca Gambiaso II 
i4o n. 

Metro Israel V. Mecheln (di) 
Israele. 

Metrodoro pittore e filosofo gre- 
co li 242. 

Lomazzo Tr. Voi. ///. 



345 

Meursio III 53 n. / 

Mezenzio I a3o. 

Micciade scultore greco III 76 n. 

Miccio ne pittore greco scolare di 
Zeusi III i?3 ri. 

Michelangelo I 3o. 33. 34- 35. i65 
3o8. 389.4o5. II 1 8. 56. 69. 101 
n. 157. t63. 167 n. 179.328. 4" 
46o. 466. Ili 78. 178. 184.- per- 
fetto conoscitore ai- anatomie I 
4i* -misurò i colossi di Monte- 
cavallo 45. * eccellente nel dar 
la furia alle figure 4 7«- nelle sue 
pitture si veggono espressi i mo- 
ti più difficili 184. -scolpi H 
Cristo morto in grembo alla Ma- 
dre 286. • eccellente nei lumi 
363.- dicesi colorisse una figura 
nel Curzio del Pordenone II 
45.- sua pittura del Giudizio 5o. 
7 1. -conversione di S. Paolo 5o- 
S Pietro tirato in croce iW- per- 
chè ricusò di fare la mano alla 
statua dell'Adone 81. -sua re- 
gola circa iinoti delle figure 97- 
eosa diceva circa l'arte del fare 
i colossi i65. 

Michele (S.) dipinto da Raffaello 
I 7 5. 76. 

Michelino pittore II 222. 32 r.- sue 
notizie- 222 iti v 

Micipsa re di Numidia*II 239 n. 

M icone pittore greco III 74 h. 

Mida I 216. II 186. 

Milesiadi libro di Apulejoll 161 n. 

Milizia del cielo III 25. - divisa 
insetto ordioi hi~ come deve 
rappresentarsi il prim' ordine 

• de v tto Dottrinale hi - il secondo 
detto Protettore 26. - il terzo 
Procuratorio ivi- il quarto Mi* 

• nisteriale 27.- il quinto Ausilia- 
re hi- il sesto Ricettivo 28. - il 
settimo Assistente. hL 

Millin II 298 n. 

Milone crotonìate I 226. II 74- 

272. •• : '.! : 

Milziade I 16. II 189. HI 5o /... 

25 



346 

Mina quanto valesse I li3 /r. 

Minerva I zig n. - vedendosi le 
mascelle gonfie nel suonare una 
cornetta» vergognatasene la get- 
tò via I 253. -perchè fetta dagli 
antichi di proporzione di nove 
teste II 85. -fu istitutrice delle 
dance 960 «. 

Miniati Bartolo m meo allievo del 
Rosso II 169 ». 

Miracolo di SÌ Caterina III £8. 

Miro di Bisanzio poetessa III 48 n. 

Mhrone scultore greco II 92 n. Ili 
75.* sue notizie ivi fu 

Mirra col padre I ?5o. 

Mirtea nome di Venere III gì. 

Misericordia e suoi moti I qj4* 

Misteri della passione di Cristo 
dipinti da Gaudenzio I iS5. 

Misure del cavallo I 1 16. 

—di navi tratte dal corpo urna- 
. no I i55. 

—di ogni cosa tratte dal corpo 
umano li 54* • 

Mitridate re di Ponto I a3o. o3a. 
II 307. -fa trucidare ottantami- 
la romani 1 a3o.- si uccide 387. 

Mnasone principe degli elatresì I 
qi3 ». 

Modello a suste adoperato la pri- 
* ma volta da Fra Bartolommeo 
di S. Marco II 334 n. 

Modestia e suoi moti I 961* 

Modi diversi adoperati dagli an- 
tichi per consultare l'oracolo di 
Dodona III {fi n- 

Modo di fare la prospettiva in- 
versa II 174. 

-—di tirare i colossi alla vista II 
i65. 

Modulo cosa sia I 53. 

Moglie di P 11 tifar in atto lascivo 
col mantello di Giuseppe in ma- 
no II 939. 

Mojetta Vincenzo II 35r.- lodato 
dal Minozzi ivi n. 

Mole Adriana III 249» 

Molestia e suoi moti I 288* 



Moncada (di) Fabrizio II 376 n. 

Monte (di) Giovaoni II 375. 

Montelupo (da) Raffaello II 83 n. 

Monti (de) Antonio nasci meglio 
degli altri in fare il ritratto di 
Gregorio XIII. II 375 n. 

Monti consacrati al Sole III 74. 

Montorso (da) frate Angelo scul- 
tore HI 917. 

Monumento di Giacomo marchese 
di Marignano in Milano di Leo- 
ne Aretino HI 218. 

-«di Bagolo romeo Colleoni dell' 
Aroadeo III 181 n. 

—di Medea Colleoni del medesi- 
mo III 18 1 n. 

•—di Paolo III scolpito da Gugliel- 
mo della Porta III 182 n. 

Monzino Francesco musico II 196. 

Moor Antonio II 376 n. 

Morari Antonio musico II 196. 

Morato Fulvio II 426. 

Moreri abate I 175 n. Ili 53 ». 

Moretti Cristoforo pittore II 32 1. 
sue notizie ivi n. 

Moretto Alessandro V. Bpnvicino 
Alessandro. 

Morfo nome che davano i lacede- 
moni a Venere III 88. 

Moriggia II 175 n. 

Moro (del) Antonio V* Moor. 

Moro Giorgio destro nelle armi II 
373. 

Morta nome dato dai romani alla 
terza Parca III 282. 

Morte è sii òr moti I 284-- chiama- 
ta, dai poeti oscura 345* 

Morte della B. Verrine II ?35. 

Morto da Feltre allievo di G4or- 
gione II 1 1 1 «. 352 11. 

Mosca Simone II 83 n. 

Mosca dipinta da Mantegna I 32 o. 

Moscatèllo milanese musico II 196. 

Moschi no Francesco sue notizie 
II 83 ». -sue statue mi Orvieto 
iW- Marte e Venere ivi • Adamo 
ed Eva ivi. 

Mosco poeta greco III 93. 



Mosè I 2 19. II i83. Ili ai.- dipin- 
to dal Mazzolino in Parma I 
^4*" perchè ruppe le tavole del- 
la legge 11S, aSi comanda In 
distruzione del vitello d'oro i58 
urli 1 Hureb 3^5.- nel Sinai ivi- 
suo soverchio splendore dopo 
la discesa dal Sinai ivi- conver- 
te in sangue le acque del Nilo 
Il ?45. 

ftlostraert Egidio II 44? "• 

Mostra eri Francesco II 447* * 8Ue 
notizie ivi n. 

Moslraert Gill I 33^. 

Mostro marino creduto un tritone 
HI 139. 

Moti capricciosi quali sono I q98. 

— degli animali in generale I 3oi. 

— degli arbori I Si 3. 
•—dei capelli I 3o5. 

—.dei cavalli I 398. ^ esempj in 
proposito ivi. 

-~dei lunatici come vanno espres- 
si I 289. 

— dei panni I 309. 

— del bascio 1 a5o. 

— del canto I a5x- esempi in pro- 
posito ivi. 

—del coma oda mento I a37«-esem» 
p) m proposito '>5tl. 

—del danzare I 353. 

— del diletto I 350. 

•«-del dolore I ^76. - esempj in 
proposito ivi. 

—del furto I 261.- esempj in prò* 
posilo ivi» 

—del giuoco I a54« 

— del mare I ?t5. 

—del solazzo I 256. - esempj in 
proposi lo 357. 

— dell' adulazione I 3 46*- esempi 
in proposito 94?" 

— dell'allegrezza 1 1 \ 1.355.- esem- 
pj mi proposito 3,{t. 

— lied 1 amorevolezza I 347.- «Sera- 
pi in proposito ivi, 

— dell' ansietà I 218. -suoi effetti 
1V1. 



347 

— dell' asprezza I 232.- esempj in 

proposito iW. t 

—de 11 9 astuzia I 359* 
—dell' audacia I 335. -esempj in 

proposito 336. 
— dell' avarizia 216* -esempj in 

pm posi lo ivi. 

— i 1 *-:! : benignità I 340. 
— della cortesia I 346. 

— della costanza I 333.* esempj in 
proposito ivi* 

— della credulità 1 367. -esempj in 
prò posi lo ivi. 

— della crudeltà I 339. -esempj 
in proposito hi. 

— della discrezione I 34o. 

— della disonestà I 35 1. 

— della disperazione I3&7.- esem- 
pj in proposito ivi. 

— della divozione I 331. -esempj 
in proposito ivi. 

— della dolcezza I ti5j. 
— della eccellenza I 340. 

— dell' empietà I 354 ^esempj « n 
proposito ivi* ' 

— della fede) Là I 319.- esempj in 
proposito 330. 

— della ferocità I 336.- esempj in 
proposito ivi. 

— della festa 1 a5i. - esempj in 
proposito ivi. 

— della fortezza I 3 19.- esempj in 
proposito ivi. 

— della furia 1 337. -esempj in 

proposito 22& 
— della gentilezza I 345. 
—della gherminella I 360. 
—della giustizia I 230. -esempj 

in proposito ivi. 
—delia grazia I ^44* i : 

— dell' infingardaggine I 28W * 
— dell' ingiuria I 334.- esemjj in 

proposito ivi, 

— dell 1 invidia 317.- esempj in 
proposito ivi. 

— dell' ira I 22$. -esempj io pro- 
posito iW. 

-—della lascivia I aia. 



348 

—della leggiadria I s45. 
—della liberalità I ?4°* 
— della maestà I a*3. 
.«—della magnanimità I a5g.- esem- 
pi in proposito fai. 
.•ideila malignità I ai5«- esempj 

in proposito iV*. 
•—della malizia I a5g. 
«ideila melane olia I ai 4* -esempj 

io proposi toNw*. 
— della meraviglia I a83.- esempj 

in proposito a 84* 
-—delia mestizia I ai 8.- esempj in 

proposito fai. 
-—della misericordia I 374*- esera- 

pj in proposito fai. 
—del In modestia I a6a« 
—della molestia I «87.* esempj in 

proposito fat\ 
—-della morte! a 8 5* -esempj in 

proposito ivi. 
—della nobiltà I aSg. 
•—dell'onestà I a6i.- esempj in 

proposito ivi. 
—•dell ostinazione I a33.- esempj 

in proposito fai. 
—della paura I %6g. • esempio in 

proposito ivi. 
— della pazienza I a88. 
—della, pazzia I a86. 
-—della pietà I a4?> - esempj in 

proposito a43. 
—della pompa I a5a. 
—della prudenza I a57«- esempj 

in proposito a58. 
— della quiete I a6a. 
—della rabbia I a3o. - esempj in 

proposito fai. 
—della riverenza 1373* -esempj 

in proposito fai. 
— (Spila robustezza I 126.- esempj 

in proposito fai. 
—della rozzezza I 317.- esempj in 

proposito a 18. 
—della semplicità I 275. -avver- 
tenze in proposito fai» 
—della servitù t 37?. -esempj in 

proposito fai' errori in ciò da 



fuggirsi fai. 
—della superbia I a35.- esempj in 

proposito fai* 
«-della tardità I 317. -suoi effetti 

fai, 
—della terribilità 1 a3a.- esempj 

in proposito ivi. 
—della timidità I ai 5. -esempj in 

proposito fai» 
— della tranquillità I a 55. 
—dell' umiltà I 269* * esempj in 

proposito fai. 
—della vaghezza I «44* 
—della vanità I a35.- esempj io 

Sroposito fai, 
ella venustà I a45. • 
-«-della vergogna I 273. -esempj 



in proposito fai. 
—della volubilità 



1 370. - esempj 
in proposito fai. 

—delle acque che cadono d'alto 
I3i5. 

—delle blandizie I a4& 

—delle lusinghe I a46. 

—delle navi I 3i5. 

— delle nubi I 3i5. 

—del l'abbracci a mento I a48. esem- 
pj in proposito fai. 

—dell' accorgimento I a6o. 

—dell' ardire I a36. - esempj in 
proposito fai* 

—dell esercizio I a63. 

—dell'impeto I a3o.-<chi a questi 
inclina fai. ' • • 

— dell'odio I a34>- esempj in pro- 
posito 'fai. 

— dell'onore I 237.- suoi effetti /w. 

—dell' orrore I aaj. - esempj in 
proposito fai. 

—dello sdegno I a33. - di chi è 
proprio tal vizio fai. 

— interni dell'animo nostro quali 
colori partoriscono II 128. 

Moto da darsi alle figure secon- 
darie in rispetto alla primaria I 
196. • esempj in proposito 197. 

—della figura cosa sia l 178. -co- 
gnizione di questo moto 179. 



Motta Raffaello III agS.»sue no- 
tizie hi n. 

Motto curioso di una dama bolo- 
gnese II 375 n- 

Mulcibero nome di Vulcano III 

113. 

Musco Kircheriano I 175. 



349 

— Pio dementino II 81 #t. 

—Vaticano II 268 n. 

Musooio III 90. 

Muziano Girolamo II 444* ' sue 
notizie ivi n. 

Muzio Scevola I 224* ** 187*- ar- 
de la propria mano I 284* 



N 



Nabucodònosor I 235. - fece fare 
un colosso di oro 169. - fa ucci- 
dere ì figli di Sedecia 399. - fa 
cacciar gli occhi a Sedecia Uri* 

Nadab II 187. «bruciato I 377. 

Napoli » sua origine HI 71 n. 

Narciso II 74. tot. 

popoli dell' affrica 



II 



Nasamoni 
080 a. 

Naucide scultore greco II 92 n* 

Naumachie dei romani II 296 n. 

Nausichia I 228. 

Nave di avorio ed oro di Caligola 
Ii56. 

—dorata di Cleopatra t i56. 

— rotta e senza vele cou entro 
Lazzaro e Marta con altri cri- 
stiani approdata miracolosamen- 
te in Marsiglia II 253* 

Navi antiche come intagliate I 
i56. 

— Di Enea converse in Ninfe II 
253. 

Nealcete pittore greco III 93. - sue 
notizie hin. 

Neandro fiume III i43. 

Nealze pittore antico, unico nel 
rappresentare cavalli 1 3oo. x 

Nebbia Cesare pittore II 445 n. 

Nebride nome dato al Dio Pane 
III 171. 

— nome di una pelle III 171 n* 

Necessità del colorire 1 322. 

—del lume I 364. 

—della pratica II 66. # 

Negroli Filippo intagliatore in fer- 
ro III 2 1 2.- sue notizie ivi n. 

Negruolo Cesare II 182. 



Nembroth chiamato Dio Saturno 
Ii5. 

Neoma figlia di Caino invenlrice 
del filare III 224. 

Neottolemo ucciso da Oreste II 
263. 

Nereidi ninfe III i3t. 

Nero» segno di furia e pazzìa I 
344* -appartiene alla natura del 
male secondo Pittagora, Ovidio, 
Orazio, Cicerone , ed Apulejo 
345. - significa stabilità ed osti- 
nazione hi. 

Nerone I 23o. II 226. 371. 378. - 
fa incendiare Roma I 238..- fa 
morir S. Pietro e S. Paolo hi - 
pòrta sulle proprie spalle la ter- 
ra dell* istmo 2^0. - si uccide 
287. - fece sciocca mente indo- 
rare una statua di Alessandro 
Il 74 n. - cantava la distruzio- 
ne di Troja nel momento che le 
fiamme divoravano Roma per 
suo comando 242. - amava mol- 
to la danza pirrica 261 n»- per- 
chè ordinò di \ gettare in mare 
Rufino Crispino figliuolo di 
Poppea hi* 

Nesso centauro rapisce Deianira 
II 214. 

Nestore II 74* 

Nettuno figura meravigliosa 1 211 
/?. . perchè fatto dagli antichi 
della proporzione di otto teste 
II 80. - come disegnato da Raf- 
faello III 126. - come dipinto 
da Filostrato 117. -co me descrit- 
to da Marziano hi. 



350 

Ni carco pittore greco III 92. - suoi 

capodopera ivin. 
Niccola (ti,) vicentino musico II 

196. 
Nicia allievo di Eufranore I aia n. 

sue notizie II 8 a n. 
Nicocr eonte tiranno di Cipro I 

??4* m 9* 

Nicomaco pittore greco II 2i3. - 
scrisse un libro sugli antichi 
pittori , e sui principi e citta 
mecenati delle arti ivi n. - usava 
di soli quattro colori 214 n. - 
dipinse un quadro per Aristrato 
ivi- entusiasta di Zeusi, e suo 
motto in proposito ivi- primo 
a dipingere Ulisse col pileo ivi- 
sue principali opere ivi - suo? 
allievi ivi, 

Niliaco Apollonio II 453. 

Nilo fiume come Io figuravano gli 
etiopi III 141. 

Nino re degli assirj fece scolpire 
rimmagioe di Belo suo padre I 
i4- 



Ninne II 2$8. 

Nisea III 1 19 n. 

Nitteo cavallo di Plutone III 281. 

Nobiltà e suoi moti I a5<). 

Noè I 220. II i83. -> maledice 
Chain I 329 -fa sacrificio dopo 
uscito dall' area 267. 377. 

Noel III 46 ». 

Nomi che davansi al Sole III 73. 

— — a Venere III 91. 

Nona nome dato ad una delie 
Parche III 282. 

Norandino I 248. 

Noto vento V* Austro. . . 

Nozze come si festeggiano da dì- 
versi popoli I 45 1. 

— -Aldobrandine III ?5on. 

—di Alessandro e R ossane dipinte 
da Raffaello II 45 1. 

—di Peleo e Teti poesia di Catul- 
lo II 3oi. 

Nuberto 1 390. 

Numa Pompilio II 282» 292. n. - 
nacque con la barba bianca I 
346.- 



o 



Obelisco di Giulio Cesare I 34. - 
ora nella piazza di S. Pietro in 
Roma 161. - vi erano riposte le 
ceneri di Cesare ivi. 

Oca sacrìficavasi ad Iside II 281. 

Occhio istro mento del vedere i 
raggi II 33* 

Odio e suoi moti I ?34* 

Odissea di Omero II 470. 

Oggetto cosa sia II 3g* 

Ogfio bollente gettato contro i ro- 
mani che assediavano Gerusa- 
lemme II 239. 

Olanda (di) Giovanni II 447* 

Olanda (di) Luca II 44&* 4&o. 

Olimpo monte I 226 #1. Ili f 4^. 

Olocausto II 275. 

Oloferne ucciso da Giuditta I 
236. Hi 88. 

Ornai do II 279. 



Ombre secondo la veduta anodi- 
ca I 4t4- -secondo la veduta 
ottica 4 1 5. -secondo la veduta ca- 
tottrica 4 16.- come debbono se- 
guire il colore delle carni II 126. 

Omero 1 174. II 64- #3* 469. 4p3. 
5o4- III 63.^2.96.1 i7.i3o. im- 
perché si privò da se stesso de- 
gli occhi II 462.-prime che fos- 
se cieco chiamossi Melesigene 
III 202. 

Onestà e suoi mòti I 261. 

OnfaleIII43. 

Onice cosa rappresenta II 432. 

Onore e suoi moti 1 237. 

Opi \ r. Ops. 

Opinione di Alberto Magno sull' 
influenza degli astri I 199* - di 
Tolomeo ivi. 

—di Platone circa la luce II a5. - 



di Galepo ivi - di Euclide 36. - 
di Ipparco ivi • di Aristotile ivi 
di Porfirio ivi- di S. Agostinoie/* 

Qpiniòoi diverse circa la morte di 
Fidia III 5* n. 

Ops Dea dei romani III 163 w. 

Oracolo di Oodona III 45 n. 

«—di Giove Animo oe III 45 «• 

—di Serapide III 8. 

Orazio Coclite I 5* 

Orazio Fiacco I sa. 3i. 173. ». II 
5oo. 5i8. Ili 85. 101. 

Orazio Romano musico II 196. 

Ordine composito e sue propor- 

. zioni I i45. - da chi trovato ivi 
e III 3 55. - perchè si chiama 
composito 14& • quali membri 
richiede II 334* 

— corintio • sua proporzione I 
i4i'-può variarsi a seconda 
della situazione i45*-quali mem- 
bri richiede II 333 - sua ori- 
gine III 354* 

— dorico e sua proporzione I i3 1 .- 
quali membri richiede II 332. - 

. sua origine III 353. 

— jonico e sua proporzione 1 i35.- 
quali membri richiede li 333* - 
sua origine 254* 

-—toscano dove si adopera I 139.- 
sua proporzione iW- quali mem- 
bri richiede II 33a. • sua inven- 
. zione III a55. 

Ordine con l'altro come vada 
composto II 334* 

Ordine da tenersi in fare i can- 
gianti I 338. 

Oreadi ninfe III 174* - come de- 
scritte da Glaudiano ivi. 

Oreb ucciso da Gedeone. I 336. 

Orebbe monte li 187. 

Oreste uccisore di Neottolemo li 
963. 



351 

Orfeo II 197* iq5. III. 9. 61. 

Orfeo Milanese musico li 197. 

Orfeo opera in musica di Giusep- 
pe Zarlino II 196 *. 

Orfne cavallo di Plutone III 18 u 

Organo dipinto da Bramantiuo II 
i33. 

Orgie V. Feste. 

Origene III asn. 

Oritia rapita da Borea II 314. 

Orlando Furioso di Ariosto I a 14. 



3i5. 318. 933. q?6. s3i. 947. 
484* 489. 496.501. 5o3.5o4.5o6. 



348. 386. II s5o. 35 1. 470. 470 



507. 5o8.5oo. 5 io. 5i4«5>7*530. 
Oro Apolline II 4 X 7* 436* 
Orosio Paolo III 346. 
Orrore e suoi moli I 337. 
Orsi Lelio III 196 n. 
Orti pensili di Guido architettati 

da bostrato III 347 »• 
Osiride II 3.08. 395 #1. 
Osservazioni alcune su . i punii 

oscuri di Vitruvio opera del 

Bertano II 570 n. 
Ostia Sacra I 339. 
Ostie cosa fossero II 390 a. 
Ostinazione e suoi moti I 333. 
Otriade morendo scrisse nello scu- 
do la sua vittoria I 349* 
Ottavio I 334. II 336. $71. 
Ottica 1 41 5. II 371 .-seconda vista 

4-i. 
Ottone di Dodona proverbio III 

45/i. 
Ovazione II 3o3. 
Ovidio li 364 n. 365. 379. 393 n. 

473. 483. 49°* 495. 5oo. 5o3. 

5o4. 5o6. 5ÒO. 5 18. Ili 75 n. 

81. 8 r >. 197. i33 137. 1 5 8. -sua 

opinione circa la fondazione di 

Roma II 398 n. 



Pachino promontorio della Sicilia 

III i34 n. 
Paese vaghissimo dipìnto da Ti- 



ziano 11 446. 
Paesi quanto sia difficile il ben di- 
pingerli II 44a* 



352 

Palatino monte uno dei colli di 
Roma II a64« 

Palazzo di Archelao re di Mace- 
donia abbellito dal pennello di 
Zetlsi Ili ia3. 

— di Capmrola III 996 n. 

—di Caronte HI ?48. 

— Doria II i4o n, 309 n. 

— ducale a Ferrara dipinto dal 
Dossi II 336. 

— Farnese 1 164 *• 
— Grimaldi II 3og n. 

— Pallavicini li 509 n. 

Pale Dea dei pastori ,11 998 #1. 

Palee ninfe III 176. 

Palette filosofo III i36. - sua ope- 
ra de incredibilibus ivi /t. 

Palestra cosa fosse II 969 n -de- 
scritta da Vitruvio ?63 n. - da 
Properzio in u uà delle sue e/e- 
gie al libro ///. iV*- da Cicero- 
ne nelle tusculane iW* 

Palladio II 39711. 

Pattante ucciso da Turno I 285. 

Palma Giacomo il vecchio I 38 9. 
II. ?54. 373. 444 n ' ~ 5ue notizie 
*54*. 

Palma Giacomo il giovine II 901 n. 

Palma Violante figlia di Palma il 
vecchio amata da Tiziano II 
064 w» 

Palvese specie di scudo dei greci 
III 936. 

Paini la nutrice di Osiride IlsgSff. 

Pan celli I 390. 

Pane Dio II 264 n. 

Panfilo maestro di Apelle I 16. 59* 
II 36. «98.41 5/i. HI 47. 

Panneggiar bene di quanta impor- 
tanza sia per il pittore 1 3 49. 

Panneggiare dei veneziani deve 
osservarsi soltanto neVi tratti I 
5n. 

Panni bianchi come esprimerli II 
n3. 

— di colori diversi come vadano 
allumati, fi 1 ri. 

Pantheon di Agrippa I 157. 4 11 * 



lì 398* 39g. -dedicato a Giove 
Vendicatore III 48. 

Paolo (S.) II i83.- adorato in Li- 
eaonia col nome di Mercurio III 
ìot. 

Paolo Diacono III ai 5. 

PaoIoEmilio vinte Perseo re di Ma- 
cedonia II *4* *•- richiedendo 
agli ateniesi due nomini , ano 
per educare 1 suoi figli, l'altro 
' per dipingere il suo trionfo , 
questi gli mandarono Metrodo- 
ro 943 n.-come tra vestito quan- 
do trionfò di Perseo 3o6. 

Paolo Veronese V. Galiari Paolo. 

Papirio dittatore 15. 

Paradigramroatica II 9)9. 

Parche II 180. 

Parentali V* Solennità. 

Paride aveva i pennacchi rossi so- 
pra Telmo I 35o. - rapisce file* 
nall9i3. 

Parmigianino II 71. 117. i33. 
55o. 46& * sue notizie ivi n. - 
morì a 37 anni 1 19 n. - scoprì la 
maniera d • incidere all' acqua 
forte, e fu in ciò valentissimo ivi 

Par naso, affresco di Raffaello II 70. 

Parocchianino Gio. Maria musi* 
co li 196. 

Parrasio 1 16. 3 19. II 77. 990. 4*5 
n. - sue notizie 1 9 1 9 «. -pingen- 
do un velo ingannò Zeusi 319.- 
con corse con Eufranore li 91 1 
«. - suo motto arrogante nel- 
l'essere stato vinto da Timante 
998 w. 

Partenone di Atene diretto da Fi- 
dia III 5o w.* spogliato da Lord 
Elgirì delle sculture che ancora 
vi rimanevano 53 ». 

Partenope una delle Sirene III 79 

' n. i36. 

Parti come usavano vestirsi III 

a3 9- 
Parti untuose ricevono maggior 

luce che le altre II f3?* 

Pasia pittore greco III 90. 



Passerotti Bartolommeo III 294.- 
sue notizie ivi n. 

Passione di Cristo intagli di Al- 
berto Durerò II 348* 

Passioni dell' animo cosa sono I 
186.- di che numero 187.- qua- 
li effetti producono nel corpo 
188.- in quali corpi abbiano più 
forza 190. - mutano ancora il 
corpo 196. - distinzioni da farsi 
in proposito 198. 

Pastore (il) opera scritta da Her- 
mas III 22 n. . 

Patraos isola ove s. Giovanni scris- 
se l'Apocalisse II 407. 

Patroclo risuscitato da S. Paolo I 
968. 

Pattolo fiume come doversi dipin- 
gere III 14?. i45. 

Patulèjo nome di Giano II 438. 

Paura e suoi diversi moti 1 269. 

Pausania II 80 i85 III 4?« 5o '*• 
67.70.7a.80 n. 87.97 99.14.0.068. 

Pavese Benedetto scultore II 209. 

Pavone paragone dei ricebi III 
n5. 

Pazienza e suoi moli I 288. - co- 
me questa va espressa nella pas- 
sione di Gesù Cristo 289. 

Pazzi* e suoi moti I 286. 

Pazzo può rappresentarsi coll'atto 
del danzare I 970. 

Pecchio Giacomo musico II 196. 

Pecns Giorgio allievo di Marcan- 
tonio II 4?4* 44 8 * IH «49 n - * 
sue notizie II 4?4* 

Pellegrini Pellegrino V. Tibaldi. 

Pellegrini sacrificati a Giove dai 
Cerasti I 377. II 278 

Pel lizzo ne Francesco II 449* 

Pelope I 216. 

Peneno fratello di Fidia III 54 "• 

Penèo trovò la via di ritrarre dal 
naturale i volti I 16. 

Peneo fiume come debba rappre- 
sentarsi III 14 ». 

Penni Luca allievo del Rosso II 
169/1. 

* Lomazzo Tr. Voi. III. 



353 

Pens Giorgio V. Pecns Giorgio. 

Penteo li 3oo. - fatto a brani dalle 
baccanti 284 e n. 

Peonio architetto greco III 109 n. 

Periboete % cosi chiamata la statua 
in bronzo del Fauno di Prassi- 
tele III 83 li. 

Pericle III 5o n. - perchè ritratto 
coir elmo in capo li 370. 

Per ilio cacciato net toro di bronzo 

II 187. 
Peripteros I i5a. 

Pernice dipinta da Parrasio I 

319. 
Perseo re di Macedonia II 202 n. 

a4i- 

Perseo libera Andromeda I 273. 
11192. 

Persiani vestivano di nero i loro 
giocolar! perchè fossero schifali 
1 345. 

Persio I 355. 

Peruzzi Baldassare 1 125. 140 *43» 
i58. 320. II 38. i33.274 it. S3t. 
332. 35i. - dipinse dei puttini 
alla Farnesina creduti di stucco 
da Tiziano I 3 10 n. 

Poscia (da) Pietro Maria intaglia- 
tore II 353 n. - 

Petarzano Simone allievo di Ti- 
ziano III 295. • sue notizie 
ivi n. 

Petrarca I 328. 284. II 371* 4<fy 
509. 520. Ili 95. i38. - suo ri- 
tratto fatto da Simon Sanese II 
371. 

Piacere e dispiacere come si di- 
pingono li 4oi. 

Piaghe di Egitto II 2^4* 

Piatita della chiesa di S. Pietro 
fatta da Bramante I i58. 

Piazza Calisto pittore III 148. - 
sue notizie ivi n. 

Piccinino Niccolò II 35o. 

Piccòiomini Alessandro astronomo 

III 34. 

Piccòiomini Enea Silvio, poi Pio 
IL JI 363. 

26 



354 

Pieghe come vanno formate 1 3og. 
loro diversità 3 io. - quali mo- 
delli debba fuggirsi II ao» 

Pierio Valeriaoo V. Bolzani. 

Pietà e suoi moti I a4a. 

Pietra di S. Paolo V. Cerauno. 

Pietra rossa delta apisso usitatissi- 
ma da Leonardo I 397. 

Pietre preziose, loro significati II 
43o. 

Pietre preziose che ornavano il 
razionale di Aron, e loro signi- 
ficato II 43. 

Pietro (S.) 1 ai 4- ai 5. 374*- croci* 
fisso 078. 

Pietro di Cosimo V. Rosselli. 

Pietro Francesco pittore II 3aa. 

Pigmalione II 193. 

Pilato I ai 5. 378* 

Pindaro II 1 59 n. III 1 45. 

Pino (da) Marco III 180. • sue no- 
tizie ìei 11. 

Pio I. papa III aa. 

Pio IV. pana II ?47 "• 

Piombo (dal) Guglielmo II 574* 

Piombo (dal) Sebastiano I 389. II 
373. « fece SI ritratto a Prospe- 
ro Colonna 1 394. - fu allievo di 
Giorgione II iti n. 

Pippi Giulio ' V. Giulio Romano. 

Piragmone fabbro di Vulcano III 
119. 

Piramidi da chi inventate III i48* 

Piramo e Tisbe II a3o. -si uccide 
sul corpo di Tisbe I 387. 

Pirgotele li 371. 

Piritoo II ^4 ! « 

Piromaco scultore greco III 77 n. 

Piroo uno dei cavalli del Sole III 
64. 

Pirro di Cidone primo ad insegna- 
re ai cretesi la danza armata, e 
perciò detta pirrica II ?6o *. 

Pirro figliuolo di Achille primo a 
danzare armato avanti la tom- 
ba del proprio padre II a6o n. 

Pirro re di Epiro I 5. 

Pirro riti o valor della pittura pres- 



so i greci I i5. 

Pirrone I aa5. 

Pisanello Vettor II 177 n. 

Pisicrate scultore greco III 58. 
100. 

Piteo architetto greco III a49« 

Pito Dea della persuasione figliuo- 
la di Venere III 86 n. 146. 

Pitagora I 4. 83. II a& 36. 367. 
rZn 1. • dice appartenere il nero 
alla natura del male I 345 - in- 
ventore dell'angolo retto II 198. 

Pittore deve essere uomo libero I 
17. • deve conoscere cose sacre 
e profane ivi • deve sapere la 
proporzione di tutte le «ose na- 
turali ed artificiali 3a. - deve 
procurar di essere valente colo- 
ritore , poiché in questo consi- 
ste l'ultima perfezione dell'arte 
36. - se non na disegno, non ha 
I» parte sostanziale della pittu- 
ra, benché sia eccellente colori- 
tore ivi - se vuol' essere eccel- 
lente coloritore sia peritissimo 
e sagacissimo investigatore de- 

Sli effetti che fa il lume quan- 
o alluma il colore 39. - se vuol 
divenire eccellente e famoso , 
deve osservare i precetti dell'ar- 
te 4a. - ignaro della geometria e 
dell' aritmetica, non può cono- 
scere le proporzioni 53. - igna- 
ro della proporzione, non é de- 
gno del nome di pittore 54* - 
non deve adoperare una sola 
proporzione 75. - ha da osser- 
vare lotte, risse, vezzi ecc. 176.- 
deve aver cognizione e forza di 
esprimere i moti 179. - guidato 
dalla ragioue può giungere a 
maggior grado di perfezione, 
che chi é nato con la furia e mo- 
to ma privo di studio e pazien- 
za 181. - oltre le passioni abi- 
tuate dell'animo, é tenuto rap- 
presentar quelle che vengono 
per aecideule 211. -come deve 



fare Giacobbe quando gli vien 
presentato il mantello di Giu- 
seppe insanguinato 98 1. - come 
deve rappresentare Maria Ver* 
gine presso il figlio suo Croci- 
fisso ivi - cproe deve rappresen- 
tare le madri nella strage degli 
innocenti 98 9. - deve avvertire 
alle stagioni 999. - per bene in- 
vestigare la natura degli animali 
deve leggere i poeti 3o2. -nel 
dipingere animali , incoerenze 
che ha da fuggire 3o5 - per co- 
noscere la natura degli animali, 
non solo giova leggere i poeti , 
ma anche gl'istorici ed altri scrit- 
tori ivi - deve avvertire di far 
benissimo i capelli alle figure , 
e perchè 3o8.- quanto debba av- 
vertire nel rappresentar fuochi 
377. - deve mostrare il lume 
conveniente all' età della figura 
dipinta 4°5- - perchè deve se- 
guire non la proporzione natu- 
rale delle cose, ma la proporzio- 
ne visuale li 9. - come debba ciò 
mettere in opera 14. - Pittore è 
eguale al poeta 67. - perchè nel- 
la composizione deve fuggire la 
soprabbondanza delle parti, ed 
ancora la povertà ivi -cosa deve 
fuggire nel comporre cose lasci- 
ve 71. - come deve procedere 
in fare una figura vestita che sia 
proporzionata 73. - nell' istorie 
e composizioni di molte figure 
deve esser vario nella propor- 
zione 76. - deve considerare la 
qualità di ciascun membro 86.- 
non deve esprimere moti estremi 
se non èsforzato da gran necessi- 
tà 101.- sua prudenza in mettere 
in atto i precetti dell'arte 108. 
109. - deve colorire più di rosso 
le parti ne' corpi che sono con- 
tinuamente scoperte ia8. - av- 
vertenze necessarie trascurate 
dalla maggior parte delittori 



355 

176. • deve applicar le pitture 
alla convenienza dei luoghi 190.- 
considerazioni che deve avere 
in voler dipingere una battaglia 
ao4«- avvertenze che deve ave- 
re in dipiogere edifici 3 18. - 
quali considerazioni deve avere 
in eseguire i ritratti 369, - se- 
guendo Torma di altro, non può 
mai giungere ad agguagliarlo 
non che superare 38 1. - eseinpj 
in proposito ivi - considerazio* 
ni che deve 6vece in dipingere 
i panni 4«°- - Pittore o sculto- 
re non deve dar di piglio al pa- 
nello o scalpella* se .prima ne* 
vede beuissimo colla immagina- 
zione la storia che vuol dipin- 
gere o scolpire 4^o. - i sommi 
pittori e scultòri tennero questo 
sistema ivi - Pittore non deve 
dar di piglio al pennello se non 
quando sente eccitarsi da un na- 
turai furore 4^4* * cne ^ ev * di 
peso le figure dalle carte ed 
opere altrui, non merita il nome 
di pittore , ma di distruttor del- 
l'arte ivi - senza cognizione di 
prospettiva è come un dottore 
che non sappia grammatica 465. 
è sempre più degno di lode co- 
lui che fa le cose sue più accu- 
ratamente sebbene con maggior 
tempo, che chi le fa con pre- 
stezza e male 466- - dilige ti ris- 
sima avvertenza che deve avere 
nel dipingere abiti III a3o.- esat- 
tezza in ciò degli antichi ivi. 
Pittori eccellenti erano tenuti co- 
me Dei fra gli uomini I 5i. - 
Pittori goffi ed ignoranti 54* - 
Pittori di grande invenzione , 
furono sottilissimi investigatori 
degli effetti naturali 177 - eccel- 
lenti in proporzionare e colori- 
re una figura , censurati per 
mancanza di moti in proposi- 
to .179.- Pittori che hanno l'in- 



356 

■ venzione, non banno la pazien- 
za dell' operare 180. - quali sia- 

- no che ottengono- la palma in 

- questa professione 181 • - opiuio- 

• ne dell autore a questo propo- 
sito ivi - come hanno da esprì- 
mere la pazienza nella passiono 
di Cristo 280. - nei santi marti* 

• ri iVi-in qualche parte della pit- 
tura eccellenti, perchè sono re- 
stati oscuri UT 7. 

Pittura ajuto dell intelletto 13.- 
è istrumento sotto il quale è 
rinchiuso il tesoro della memo* 
ria 4* 8> - immaginata dagli uo- 

«vmini per rappresentare Iddio 8. 
per rappresentare tutte le cose 
naturati ed artificiali 8. 9. im- 
perché è la più antica e nobile 
arte del mondo i4»-non può 
' esercitarsi con lode che da uo- 
mini liberi iti.- è quasi compen- 
dio della maggior parte delle ar- 
ti liberali ivi - cosa sia 27. 28. - 
non ha nulla di servile e di mec- 
canico 28.- dividesi in teorica e 
pratica 42*- la teorica in quan- 
te parti si divide ivi- Pittura o 
scoltura deve .esser proporzio- 
nata al loco dove ha da esser 
posta, ed all' occhio dal quale 
ha da essere veduta 44* - Pittu- 
ra quanto diletto arrechi a chi 
la coltiva 266. - di quanta ec- 
cellenza sia ivi - giova alla reli- 
gione 32i.- quale sia il suo fine 
immediato II 8. - è una poesia 
mutola 67. - alcune regole uni- 
versali 175. • non può bene or- 
dinarsi senza la cognizione del- 
l'edificio ove dee farsi 3 1 7. - n on 
può farsi pittura lodevole a di- 
spetto delle muse 465. - 

Pittura e scultura come siano un' 
arte medesima I 11 12. i3. 

Pittura antica conosciuta col no- 
me di Nozze Aldobrandine III 
a3o n» 



—antica criticata da un villano I 
3i3. 

—bizzarra di Michelino II 222. 

—colossale di un S. Marco di Fra 
Bartoloinmeo II 234 "• 

—del battesimo di Cristo di Ales- 
sandro Ardente li 37611. 

— del battesimo di Cristo del Par- 
migianino li 117 n. 

—del Cristo paziente in s. Ambro- 
gio a Milano di Bernardino La- 
nini II 246 n. 

—del Famiglio di Bramantino I 

320. 

— del Furio Camillo di Salviati 
li 209 n. 

•—del Giove che fulmina i Gigan- 
ti nel palazzo Doria in Genova 
di Pelino del Vaga li 249* 

—del Giove in trono di Zelisi III 
120 n. 

—del giudizio finale di Fra Bar- 
tolommeo da San Marco II 
233 1». 

—del martirio di S. Pietro di Ti- 
ziano II 447* 

—del merciajuolo addormentato 
di Enrico de Bles II 447 "• 

— del Parmigiauino attribuita al 
Correggio II 118 n. . 

—del Parnaso di R afta elio III 148'. 

—del pescatore di Paris Bordone 
II 373 n. 

— del ratto di Proserpina di Nico- 
maco posta nel Campidoglio nel 
tempio della Minerva II 2i4 *• 

—del S. Francesco di Parmigiani- 
no II 117 n. 

—del S. Romualdo ai Camaldole- 
si di Volterra capolavoro del 
Ghirlandaio II45S>t. 

—del transito della Vergine in S. 
Maria della Pace in Milano di 
Marco Uglon II 18 1. * 

—del trionfo della Fede di Tizia- 
no II 3io. 

—del trionfo di Cesare di Andrea 
Mantegna II 299. 



—dell'adorazione de'Magi capo- 
lavoro del Ghirlaodajo II 4^7* 

— dell* Andromeda di Pietro Ros- 
selli II 5n n. 

— dell'Annunziata a Milano capo* 
lavoro del Ghirlanda jo II 458/c. 

—dell' Assunzione della Vergine 
in S. Maria di Sarono di Gau- 
denzio III a3. 

—dell' Assunzione della Vergine 
in Firenze del Rosso II 167. 

—•della battaglia di Alessandro 
contro i persiani I 3i5 n. 

—della burrasca di mare nel pa- 
lazzo Dona in Genova di Pe- 
ri no del Vaga II ?49* 

— della caduta di S. Paolo di Ales- 
sandro Ardente II 376 n. 

—della caduta di S. Paolo del 
Salviati II *48. 

— della caduta di Simon mago in 
S. Marco di Milano di Lomazzo 

II 346. 

—della Carità di Andrea del Sarto 
Ia 7 5. 

—della Gena di Cristo di Gauden- 
zio III 197. 

— della Cena di Cristo in S. Ma- 
ria Mater Domini in Vicenza 
di Palma il vecchio II 354 *• 

— della deposizione di Croce di 
Daniello Ricciarelli I 385. 

—della deposizione di Croce di 
Simon Sanese II $71 n. 

— dell' Elena di Zeusi li ai 4 "• 

III 130 n.- copia voluta dagli 
ateniesi ivi - perchè dagli atenie- 
si ebbe il nome di Elena mere- 
tricia ivi - orgoglioso scritto che 
sotto vi pose l'autore is3 n. 

—della favola di Ni òhe fetta a 
chiaroscuro da Polidoro II 348. 

— della Gala tea di Filostrato III 
i3*. 

—della Galatea di Raffaello III i3? 

—dell' incoronazione della Vergi- 
ne in Traona di Gaudenzio III 
a3. 



357 

— della Madonna della Neve in S. 
Maria Maggiore di Masaccio II 
177 n. 

—della Misericordia di Bernardi- 
no Luini I 375. 

—della Pitonessa di Nicia II 83 
n. - per la quale Tolomeo offri 
60 talenti M - ma da Nicia re- 
galata ad Atene ivi. 

—della Psiche di Francesco Sal- 
viati II 347 n» 

-* della risurrezione di Cristo nel 
convento delle Grazie in Mila- 
no di Bernardo Zenale I 363. 

—della risurrezione di Lazzaro di 
Girolamo Muziano II 444 *• 

—della Sacra Famiglia di Paris 
Bordone II 3?4 n. 

— della strage di una citta I 31 3. 

—della tentazione di S. Antonio 
di Hupse Martin III 385. 

—della Venere nei portici di Ot- 
tavia in Roma di Eliodoro III 
q3. 

—della Venere Anadiomène con- 
sacrata da Augusto nel tempio 
di Cesare di Apelle III 91* 

— della Vittoria che fende il cielo 
in una quadriga di Nicomaco 
II 314 w. 

— delle nozze di Alessandro e Ros- 
sana di Aezione II 330 n. 

— delle nozze di Alessandro e Ros- 
sane di Raffaello II 330. 

—delle nozze di Alessandro e Ros- 
sa ne del Sodoma II 330 w. 

— dell' Ajace che disputa ad Ulis- 
se le armi di Achille I 313 n. 

— dell' Ercole fanciullo descritta 
da Filostrato III 130 n. 

—dell' inferno di Enrico de Blcs 
II 447 n. 

— —di Girolamo Boss II 301 n. 

—dello sposalizio di S. Caterina 
del Parmigianino II 117 11. 

—di Alessandro nei portici di 
Pompeo in Roma di Nicia II 
83 tu 



358 

— di Apelle pagata dagli efesini 
venti talenti d'oro III 109 n. 

— di Aristide quanto pagata I 
ai3n. t 

—di Ausonio fatta da Bramante I 
388. 

*-éi Bacco nel tempio della Con- 
cordia II 83 A. 

— —di Daniel Ricciarelli II 199. 
•—di Bacco e Sileno di Tiziano II 

— di Coriolano I a8a n. 
—di Ercole a Lindo I aia tu 
—di Giunone in Agrigento III 

119. 

— di M elea grò II 8a. 

—di Quinto Curzio del Pordeno- 
ne II ioa. 

—di Scilla che si vedeva nel tem- 
pio della Pace di Nicomaco II 
ai4 n - 

—di Ulisse finto pazzo I ai3. 

—di uua cena di Lombard II 
3iq n. 

—bellissima di una famiglia di 
Centauri fatta da Zeusi , e de- 
scritta da Luciano III 191 /».- 
motto di Zeusi relativamente a 
questa pittura ia3 n.- pei ila in 
mare nel trasportarla a Roma 
ivi. 

—in S. Maria della Steccata di 
Parmigianino II 118 a. 

—in S. Sepolcro in Milauo di Bra- 
ma u tino mirabile per uno scor- 
cio li 467. 

—mirabile di Romolo fiorentino 
a Cuenca III 396 n. 

—nel cortile del palazzo Sacco in 
Milano di Calisto Piazza III 
149 R. 

•«portentosa del Pordenone in Ve- 
nezia rappresentante Curzio II 
45 #1. 

—-presso i Domenicani di Casale 
di Giorgio Solari II 376 n. 

—singolare del teatro di Claudio 
I3i 9 . 



Pitture capricciosissime di Giù* 
seppe A rei ni b oidi II 199* 

—celebri di Elotta nel tempio di 
Ardea II ao4 n. 

— ebe si richiedono ne'sepolcri II 
180.- nei cimiterj ivi- nelle chie- 
se sotterranee i8i.->nei tempj 
i85 - <juali non convengono ai 
medesimi 184. -che sì richiedo- 
no ne'concistori hi -che devono 
porsi nei luoghi da fuoco 186.- 

• nei patiboli 187.- nei palazzi 
reali 188.- avvertenze in pro- 
posito 189. -che devono porsi 
ne' teatri 190. - negli areni di 
trionfo ivi- intorno ai fonti 19 !.. 
ai giardini ivi - alle mura fri -si 
portici aperti ivi* 

Pitture degli antichi mancavano 
di prospettiva II 17 n. 

Pitture del Ghirlandajo nella cap- 

Jella Yespucci in Firenze II 
57 n. - a S. Croce, e S. Trini- 
tà ivi - nel coro di S. Maria No- 
vella ivi - nella cappella Sistina 
a Roma ivi" in S. Martino a Luc- 
ca iW-nel Duomo di Pisa «Pi- 
nella Badia a Passi g nano ivi. 

«—del Piazza in Codogno III ifo 
n. -in Lodi iVi-a Brescia iW-in 
Milano ivi. 

— del Salviati a Roma II ?47 *»»-nel 
palazzo vecchio di Firenze ivi. 

—del sepolcro di Simandio re di 
Egitto II 3™. 

—del Sojaro ITI 099 n. 

— delTibaldi alTEscuriale II 3^7/1. 

— della sala dei Pontefici in Roma 
di Parmigianino, cominciata da 
Giovanni da Odine II 117 n 

— dello Sehiavone nella bibliote- 
ca di S. Marco in Venezia III 
a 9 5 n. 

—di Bernardino Campi III 098 *• 
—di Bonifacio veronese HI 997 *. 
—di Carlo Urbini in una sala del 

pubblico palazzo di Crema H 

3o8 «• 



— di Civercbio nella chiesa di S. 
Eustorgio in Milano II i34*- 
coperte di bianco per dar luce 
alla cappella ove sono dipìnte 
ivi n. 

—di Federico Zuccari nella sala 
del maggior consiglio in Vene- 
zia II 101 II. 

-—di Giorgione in Castelfranco II 
ni n. - io Venezia nel fondaco 
dei tedeschi ivi. 

— »di Girolamo Romanino uella 
Cattedrale di Cremona II Zia n. 

— di Giulio Campi in S. Marghe- 
rita di Mantova HI 907 n. 

—di Lazzaro Calvi in Genova II 
3o8. 

-»-di Leonardo nella sala del con- 
siglio in Firenze lì 101. 

— di Lorna zzo a S. Marco in Mi- 
lano Il 147 

— di Lotto in Venezia II 444 n - 

— di Marco Ludio pittore aulico 
romano II 2o3 n* 

—di Michelangelo nel vòlto della 
cappella Sistina II 4 1 *• 45°* 

—di Pellegrino Tibaldi in Bolo- 
gna II 3a6 11. • intagliate per 
cura di Antonio fìurati iVi-in 
Loreto iVì- in Ancona ivi- in Ma- 
cerata ivi. 

—di Raffaeli i 00 da Reggio nel 
palazzo dijCaprarola III 296 n. 

—di Raffaello nella chiesa della 
Pace in Roma II 45o. • nella 
Farnesina la favola di Psiche III 
282. 

v-di Tiziano latte per la regina 
Maria sorella di Carlo V. III 
290. 

—diverse in Roma di Polidoro e 
Maturino II 274 «• 

—due l'Ajace e la Medea di Ti- 
rootnaco pagate da Cesare ot- 
tanta talenti III gì. 

—fatte eseguire da Semiramide II 



—nel duomo di Novara di Ber- 



359 

nardino Lanini li ?46 »• 

—quali convengono alle scuole e 
ginnàsj II 197.- negli alberghi 
ed osterie ivi- nelle facciate 209. 

—quali s'adattano agi' istru menti 
musicali II 194. 

Pitture eccellenti compera vansi 
dai greci a qualunque prezzo 
16. 

— molte ed eccellenti prese inGre- 
cia dai romani , dimostrano in 
quanto pregio avevano i greci 
questa arte I 6. 

—eccellenti si donavano dai gre- 
ci ai ternpj, perchè non si po- 
tevano stimare con prezzo 1 5i. 

Plastica madre della scultura I 
365. II 22.- sorella della pittura 
ivi- più antica della scoltura 168. 

Platone I 4 344* 355. II 94. 36. 
i85 198. 394. 4i5. Ili i97.-sua 
opinione circa la luce a5.- per- 
chè si privò da sé stesso degli 
occhi 46a.- come chiama il Sole 
III 61. 

Plauto III 91. 

Plinio I 189 11. 224. 396. II 78 11. 
91 n. 157 n. 203.260. 266/1.271. 
295 n. 3oo. 3o7« 38 1 n. 426. Ili 
591»- 92. 93.112.120 n. 129.171 
11. 221. 244* - ( Iìm aver veduto 
il gruppo del Laocoonte nel pa- 
lazzo di Tito I 281. 

Plutarco I 243 !?. 35o. 357. II 259 

• 283. 292 n.3o2. 3o4* 3o7. Ili 40 
4a. 45 ru 86. - dice che le vedo- 
ve greche vestivano di bianco ' 
1346. 

Plutone perchè chiamato Agela- 
sto I 225 n. -rapisce Proserpina 
249. II 2l3. 

Po fiume come figurato dagli egi- 
zi IN 137. -come descritto da 
Virgilio 1 38.- come doversi rap- 
prese «tare i38. 

Poesia è una pittura parlante II 
67. - è come ombra della pittu- 
ra 469. 



360 

Poggioreale I 187. 

Polentaoa famiglia III 217. 

Polibio III 95 1. 

Policleto scultore ed architetto 
igieco II 90. -sua Ma tua chia- 
mata il Doriforo ?3 n. - sue no- 
tizie ice - sua prudenza nell'arte 
99 ii* -il Doriforo era tenuta 
come canone dell'arte 159. 

Polide primo inventore di mac- 
chine da fuerrs III 47 n. 

Polidoro figlio di Priamo I 9 16. 

Polidoro uno dei tre autori del 
Laocoonte I 977. 

Polidoro da Caravaggio I 3o8. II 
19. 76. 78. 134. »4°- '78- ao 9- 
a74.a89.999. 3i5. 359. 4t 1.4^* 
raro nel dar la fùria alle figure 
I 47- 4** " migliore nel formare 
i corpi marziali i65. -eccellen- 
te nel dar la furia alle figure 
1 83.- sua pittura della favola di 
Niobe II ?4& n - m trucidato a 
Messina 9?4 fi. 

Polifemo I a3a. III i3a. 139. 

Po) ignoto ateniese ritrovator del- 
la pittura presso i corinti I i5. 
Ili 74. -sue notizie ivi n. 

Pulì m nestore re di Tracia, I a 16. 

Polinice I 990. 998. 

Polissena sacrificata per placar 
l'ombra di Achille II 981. 

Polluce II 964. 

Pompa e suoi moti I a5a. 

Pompeo I 939. II 189. 996. -suo 
mirabile specchio 04. 

Pomponio Mela III 9 o5. 9 1 1.938 ri. 

Pontano lì 484. 5 16. Sao. 

Ponte (da) Jacopo F. Bassano. 

Ponte Milvio II 980. 

Pontefice Massimo, e sue attribu- 
zioni II 989. 

Ponlormo II 69 n. 

Popolo ebreo liberato dalla schia- 
vitù di Egitto I 941. -ballava 
intorno «il vitello d'oro I 95 1. 

Poppea II 261 n. 

Porea gravida sacrificavasi a Ma- 



ja II 981 . - a Cerere ivi. 

Pordenone I 389 II. 84. 35o.- ec- 
cellente in dipingere i cangian- 
ti I 343. -sue pitture a Ceneda 
II 45 n. -a Piacenza 4& -sua 
pittura del cavallo in Venezia 
109. - sue notizie 45 n. 

Porfirio III 38. 66.79. 80. 81. -sua 
opinione circa la luce li 96. 

Porseona re di Etruria I 994*984* 
II 187. 

Porto (della) Guglielmo III 181.- 
sue notizie ivi n. 

Porta del chiostro della Certosa 
di Pavia IH 181 n. 

Porta (Tortore di Alberto Durerò 
I 146. II3if. 334. Ili 910. 

Portai nsegue romane avevano la 
toga fatta di diversi colori 135;. 

Porte del paradiso fabbricale di 
zaffiro I 356. 

—del tempio di Ercole a Tebe ve- 
dute aprirsi da loro stesse II 
957. 

Portico di cento colonne I 157. 

— di Pompeo II 335. 

-«persiano fabbricato dai lacede- 
moni , perchè cosi chiamato II 
338. 

Porto di Ostia I i58. 

Poslumio aruspice II 978. 

Postumio dittatore I 5. 

Postumio Tubcrto console II 3o3.- 
riportò vittoria contro i sabini 
ivi n. 

Pozzo P. gesuita prospettico II 
17 n. 

Prassitele II 80. 98. i65. 4^9* IH 
48. 76. 89. -autore di uno dei 
colossi di Monlecavallo I 45* H 
i5. -sue notizie III 89 n> 

Pratica cosa sia II 66. 

Pratica di prospettiva opera di 
Daniele Barbaro II 56. 

Precetto di Michelangelo circa la 
pittura I 33. 

Premio riportato da Ti mante su 
Parrasio II 998 n» 



Priamo I a 16. 

Priapo Dio degli orti II 971. 993 n. 

P rigeo fiume III i43. 

Primaticcio II 397 n.- sua gelosia 
pel Rosso 168 n. - fa vilmente 
distruggere il più delle opere 
del Rosso 169 n. 

Primi pozzi da chi scavali III 247. 

Primo tempio a Minerva in Piro- 
ne da chi edificato 111 a47* 

Primogeniti di Egitto uccisi dal- 
l'angelo I 375. II !>45. Ili 98. 

Principe dei tenie j nei gravi pe- 
ricoli sacrificava il suo più caro 
figlio II 980. 

Procaccini Giulio Cesare II 35 1 ». 

Proclo II 198. 

Procruste I a3o. 

Profeti da Michelangelo dipinti 
nella cappella Sistina I 958. 

Progetto di Dinocrate di conver- 
tire il monte Atos in una statua 
di Alessandro II 58o. 

Prometeo I 378. II 186.- fu inven- 
tar della plastica I i5. - legato 
allo scoglio 976. 

Properzio II 963 n. 

Propilei di Atene III 59 n. 

Proporzione divi desi in due par- 
ti I 43* - ornamento principale 
di tutte le arti 5i.-che cosa sia 
53. - sue regole circa al corpo 
umano II 79. 

—del cavallo I n5. 

— dell' architettura in generale I 

191. 

— dell' obelisco presa dal corpo 
umano I 160. 

— di dieci faccie più bella di tut- 
te II 77. -a chi questa conven- 
ga ivi e 89. 

— di dieci teste stravagante 171* 
— di nove teste a chi deve adat- 
tarsi II 78. 85. 

—di nove faccie a chi deve adat- 
tarsi Il 84. 

— di otto teste a chi deve adat- 
tarsi II 80. 85. 

Loniazzo Tr. Voi. III. 



361 

—di sette teste a chi deve adat- 
tarsi II 80. 
— degP intercolonnj I 1 48. 
Proporzione di Alberto Durerò II 

159. 

Proporzioni d'onde nascaqo 1 169. 

—dell' ordine jonico determinate 
da Arcifrone HI 109 ti. 

—geometriche da trasferire alla 
vista II 147. 

—naturali tratte dagli antichi pit- 
tori dalla piramide II i3a.- abra- 
da di mostrarle secondo il ve- 
der dell' occhio i36. 

Prospettiva, sua virtù II ^.-quan- 
do si conobbe in Italia ivi it.- 
é vocabolo di origine italiana 
101-sua definizione 91. 

Prospettiva in generale secondo 
Bramantino II 55. 

— prima di Bramantino II 56. 

— secondo modo di Bramantino 
li 58. 

— terzo modo di Bramantino II 58. 

— inversa modo di farla II 174* 
Proserpina I 9o5. - rapita da Plu- 
tone 949* 

Proserpina nome dato a Diana III 
104. 

Prossenide perchè dette in isposa 
la propria figlia al pittore Ae- 
zione II 930 ìu 

Prostilo I i59. 

Proteo III 194. 

Protogene pittore greco II 77. 
459. -sue notizie 77 n. 

Prudenza e suoi moti I 937. 

Pseudodipteros I i59.- da chi in- 
ventato i53 n. 

Pugillatori II 968 n. 

Puglia (da) Niccolò scultore II 

3^4 n - 

Pulcheria II 378 n. 

Pusterla Pietro per la sua gran- 
dissima forza interdetto dalle 
giostre e tornei II 973* 

P uti far capitano delle guardie di 
Faraone III 19^ n* 

2 7 



362 

Putti quant* ornamento • gratta 
aggiungono alle pitture II 45o.- 
nelle istorie come vanno rap- 



presentati iVi-dove uon devo- 
no ommettersi 45 r. 



Quadretto a due lumi del Mazzo- 
lino I 3^3. 

Quadri di Marco da Siena in Na- 
poli III 180 n. 

—in Middelburgo di Egidio Mo- 
straert II 44$ ». 

— rigatati da Zeusi III iq3 n. 

Quadriga famosa di Apollo e Dia- 
na scolpita da Lisia III 77 tu 

Quadro allegorico del popolo 
di Atene dipinto da Parmsio I 
aia n. 

—del battesimo di Cristo di Paris 
Bordone II 374 n. 

— del Ciclope di Timante II **8 tu 

—del Crocefisso di Vincenzo Fop- 
pa II 55. 

«—del maestro di campo Foppa del 
Figi no I 571 tu 

—del martirio di S. Giorgio capo- 
lavoro di Luca Cambiaso II 
i4o 11. 

—del Palamede ucciso per sorpre- 
sa di Timante II ??8. 

—del ratto delle Sabine capolavo- 
ro di Luca Cambiaso II 1 4© n. 

«—del ratto di Proserpiua di Gau- 
denzio II ai 3. 

—del S. Ambrogio di Ambrogio 
Bevilacqua II 3oi n. 

—del S.Lorenzo di Tiziano I 576. 

—del S. Lorenzo Giustiniani ca- 
polavoro del Pordenone lì 45 n. 

—del S. Petronio di Parmigiani- 
no II 1 18 n. 

—del S. Rocco di Parmigianino 
II 118 n. 

—del S. Sebastiano di Fra Barto- 
lo in meo, per la sua bellezza ca- 
gione di peccato alle donne che 
il miravano II 233.234 w.- tolto 
perciò dalla chiesa , e venduto 



a Francesco I. hi. 

—del S. Sebastiano di Paris Bor- 
done III 374 n. 

— del S. Sebastiano di Vincenzo 
Foppa li 55. 

— dell' adorazione dei Magi di 
Gaudenzio I i/\i. 

—della circoncisione di Parmigia- 
nino II 118 n. 

— della dispula del Sagramento di 
Raffaello I 2 58. 

—della Divinità fatto da Tiziano 
a Carlo V. I 3 7 4« 

•—della Lucrezia romana di Par- 
migianino II 119 tu 

—della Madonna in S. Stefano di 
Vicenza di Palma il vecchio II 
aS4 » 

—della Madonna d<d collo lungo 
di Parmigianino II 118/1. 

— della Madonna a Casalmaggiore 
di Parmigianino II 1 19 11. 

—della Madonna e S. Elisabetta 
del Rosso II f 69 n. 

—della S. Margherita del Parmi- 
gianino II 119 n. -studio e me- 
raviglia dei Caiacci iW- antepo- 
sto da Guido alla S. Cecilia di 
Raffaello iW. 

—della trasfigurazione di Cristo 
di Raffaello I 3^. Ili 14. 

— della trasfigurazione di Cristo 
del Rosso II 167 ». 

— della trasfigurazione di Cristo 
del Savoldo I 390 n. 

•—della Venere ed Adone dì Ti- 
ziano li a 18. 

—dell' A j.ice di Timante H ??8 ir. 

—dell' Amore e Venere di Tizia- 
no III 96. 

—di Fra Bartolommeo terminato 
da Raffaello II 234 "• 



-di Giove e Danae di Correggio 
I 363. 

-dì Giove ed Io di Correggio I 
363. 

-di Simon Pelarzano a 8. Fede- 
le in Milano HI 993 n. 

-di Ti man te in Roma nel tem- 
pio della Pace II 228 n. 

-eccellentissimo di Nostra Don- 
na di Fra Bartolommeo II 234 n * 

-famoso della Calunnia di Fede- 
rico Zuccari II 201 w. 

-singolare dell' Ifigenia di Ti- 



363 

mante II 227. - esisteva in Ro- 
ma al tempo di Augusto ivi n. 

Quadro geometrico II i36. 164. 

Quatremére de Quincy II 83 n. 
Ili 53 n. 

Queburg Cristiano II 44# **. 

Quiete e suoi moti I 262. 

Quintiliano III 53. 

Quinto Curzio per amor della pa- 
tria si precipita nella voragine 
II 206. 

Quinto Fabio Ruliliano I 5* 

Quirino V* Romolo* 



R 



Rabano Magnenzio III i5q.-suo 

libro De universo e te. ivi n. 
Rabbia e suoi moti I ?3o. 
Raccolta di stampe di Parmigia- 

nino perchè cosa rarissima II 

119 fi. 
Raffaeli ino da Reggio K Motta 

Raffaello. 
Raffaello Sanzio I 3i. 4°. 47* 3o8. 

3u. 338.387.39i.4o5. II 16.18. 



io. 38.50.71.75 76. 78.84*»» 7. 
*33. 140. 167. 178 n. 209. 35s. 
373.411.495443. 466. ìli 11. 



34. 78. 95. «48» 180. 193 - eccel- 
lente nelT osservare gli effetti 
che fa la luce col colore I 4°.- 
raro nel dar la furia alle figure 
47. -lume dell' arte 75. -eccel- 
lente in dipingere i cavalli 1 1 5.- 
migliore nel formare i corpi ve- 
nerei i65.- motteggiava amiche» 
voi mente con Cesare da Sesto 
I 177*- formò le sue opere con 
somma maestria 1 83. -sua tavo- 
la della S. Cecilia 291. -quali 
colori cangianti ha usato 34 1 * 
eccellente uei lumi 363. - suo 
quadro della trasfigurazione374 
sua pittura del Parnaso II 70.- 
della disputa del Sagramente 
ivi' suo cartone del S. Paolo pre- 
dicante in Atetife 70 ».- inciso da 



Marcantonio ivi- modello ai pit- 
tori in rappresentare istorie 
amorose 220. * sua pittura delle 
nozze di Alessandro e Rossane 
320.- esistente nel palazzo Bor- 
ghese in Roma ivi n. -strinse 
amicizia con Fra Bartolommeo - 
di S. Marco 234 n. 

Raggi del vedere II 3 1. 

Ragioue del modo di conoscere e 
costituire le proporzioni nelle 
cose I 132. 

—del vedere in generale II 25. 

— del vedere in particolare II 07; 

Raimondi Marcantonio V. Mar- 
cantonio. 

Rapimenti come vadano compo- 
sti II 212. 

Ratto delle Sabine consigliato a 
Romolo dal Dio Con so II 992 ri. 

Razzi Giovanni Antonio V. So* 
doma. 

Re di Sodoma s'inginocchia ad 
Àbramo I 272. 

—di Troja usava vestirsi dei co- 
lori dei giorni che correvano I 
356. 

—Sacrifici! lo II 283. 

Regillo V. Pordenone. 

Regola del colorare II 102. 

Regole del moto del corpo uma- 
no II 89. 



364 

— dei moti del cavallo II 98. 

— del lume II i3o. 

— della prospettiva II i3a. 

Regole da osservarsi nel fare i ri- 
flessi dei lumi II 178. 

Reliquie SS. I 268. 

Remo II 264 n. 

Ricami da chi inventati IH 327. 

Ricciarelli Daniello HI 180. -di- 
pi use in Roma la deposizione di 
croce I 985. 
. Riflessi dei lumi, regole da osser- 
varsi II 178. 

Rime in vita di Madonna Laura 
del Petrarca II 509. 5'ìo. 

Rinaldo I 2i5. 

Riuieri II 49 1* 

Ripudiar la moglie quando ebbe 
origine fra i romani HI 47 n » 

Risposta savia di Zeusi ad Aga- 
ta reo HI 1 23 n. 

Ritratti a chi prima , ed a quale 
scopo furono fatti II 367. - di 
quanto onore era per colui che 
veniva ritratto ivi - chi poteva 
godere di quest'onore 368 .-abu- 
so che di ciò oggi si fa 369. 

Ritratti , errori grandissimi che 
vedonsi circa gli abiti II 372. 

—fatti da Bramante in Milano in 
casa Panigaroli II 273. 

—dì Carlo V. Ili 211. 

—di Ludovico il Moro, e Beatri- 
ce sua Moglie di Leonardo III 
214. 

Ritratti al naturale in forma di 
medaglie introdotti da Alfonso 
Cittadella II 375 n. 

Ritratto del duca Valentino II 
3n ». 

— del P. Panigarola di Ambrogio 
Figino II 376. 

—del Sole, che ne fa il poeta Mar- 
ziano II 433. 

—della Gioconda di Leonardo II 
373. 

—di Alfonso marchese del Vasto 
di Tiziano III 218. 



— di Andrea Doria dì Tiziano III 
218. 

«—di Ariosto del Bassano II 446 n. 

— di Carlo Emanuello di Savoja 
II 376. 

—di Carlo V. di Tiziano II 372. 

—di Ferdinando re dei romani di 
Tiziano I 394. 

—di Filippo 11 di Sofbnisba An- 

■ guisciola II 3^5. 

— di Francesco 1 di Tiziano 1 3g4« 

di Paris Bordone li 373. 

— di Francesco Ferrante marche- 
se di Pescara di Lomazzo HI 
218. 

— di Giacomo Trivulzj di Tizia- 
no IH 2 16. 

—di Gregorio XIII di Scipione 
Gaetano II 375. 

—di madama de Champe di Paris 
Bordone II 374 *• 

«—di Maria Vergine dipinto da S. 
Luca 16. 

—di Massimiliano imperatore di 
Giovanni di Monte II 375. 

— — di Giuseppe Arcimboldi II 
3 ? 5. 

—di Monna Lisa di Leonardo II 
3 7 3. 

—di Prospero Colonna di Seba- 
stiano del Piombo I 394. 

— di Torquato Tasso del Rassano 
II 446 n. 

— — di Francesco Terzi III 211». 
— di Sebastiano Vernerò del Bus- 
sano li 446 n. 

—in bronzo di Carlo V. di Leo- 
ne Aretino II 372* 

— in marmo di Giuliano de > Me- 
dici di Michelangelo II 372. 

— —di Lorenzo de 1 Medici di Mi- 
chelangelo II 372. 

Riverenza e suoi moti 1 272. 
Rizzo Pietro pittore III 797. 
Roberto re di Napoli II 371/1. 
Robigo Dea II 291 n. 
Roboaino I 235. 
Robustezza e situi moli I 226. 



Rodi isola I 3 ig. 

Rodolfo imperatore II 199. 

Rognone Riccardo musico II 196. 

Rolo architetto greco III 248* 

Roma rovinata dai barbari II 240. 

Romane nuovamente maritate per- 
chè usavano nel capo un velo 
giallo I 352. 

Romane dame portavano scolpita 
nei loro anelli l'immagine di A- 
Icssandro II 367. 

Romani dipingevano nei luoghi 
pubblici i fatti gloriosi degli uo- 
mini illustri per eccitar gli uo- 
mini all' emulazione I 5. - ave- 
vano nelle case loro i ritratti 
dei suoi maggiori 6* -inventori 
dell' ordine composito 1 4 5. -ra- 
pirono le sabine 249.- per rap- 
presentare la loro mestizia ve- 
stivansi di bruno 344* - ripren- 
devano coloro che agli allegri 
coti viti presenta va osi vestiti di 
bruno ivi - perchè vesti vansi di 
velo rosso trasparente 349 " USa ~ 
rono sopra l'elmo i pennacchi 
rossi 35o.- loro rispetto pe'tro- 
fei bellici II 317.- in quanta ve- 
nerazione avessero Nettuno III 
128 n. 

Romanino Girolamo II 322 ri. 444 
n. 445. 

Romolo II 264 n. 292 11. - trionfò 
di Acrone 3o2. - perchè detto 
Quirino III 204* 

Romolo fiorentino V, Cincinnato 



365 

Romolo. 

Rosselli Pietro di Cosimo II 233 
n, 3n.-sue notizie ivi tu 

Rossi Francesco F. Salviati Fran- 
cesco. 

Rossignolo Jacopo lì 353.-sue no- 
tizie 354 »• 




zie II 167 11. -studiò unicamen- 
te sui cartoni di Michelangelo- 
ivi' sua prima opera ivi' suo 
bizzarro quadro della Trasfigu- 
razione ivi- sua tavola in Pitti 
jV/ -sua pittura alla Pace io Ro- 
ma 168. - fatto prigione dai te» 
deschi ivi- fugge a Perugia «Vi- 
va in Francia ove è accollo da 
Francesco I. ivi- sua gelosia col 
Primaticcio ivi - accusa di fur- 
to Francesco di Pellegrino /di- 
lacerato dai rimorsi per l'accu- 
sa data a Francesco si avvelena 
169, 

Rosso proprio colore degl' impe- 
ratori e dei re I 35o. 

Rotonda K Pantheon. 

Rozzezza e suoi moti I 217. 

Rubens P. P. continuò i lavori di 
prospettiva di Yarin II 17. 

Rufino Crispino figlinolo di Pop- 
pea II 261 ti. 

Rufino istorico II 280. 

Ruggiero da Brusselles pittore II 
200. 



Sabine rapite dai romani lì 212. 

Sacco di Roma II 118 ». 168 n. 

Sacerdoti d'Iside perchè vestiva- 
no di turchino I 355. 

—e chierici cristiani andando al- 
l'altare vestono di bianco lino 
I 348. 

— egizj ed ebrei perchè vestivano 
di bianco I 347* 



—flamini II 281.- arciflamini /ri- 
salii ivi - feciali ivi. 

—sacrificando a Cerere vestivano 
di bianco I 346. 

— salj vestivano di rosso I 35o. 

Sacre immagini adorate dai cri- 
stiani fin dall'origine della Chie- 
sa Santa I 6. 

Sacrificatori greci come erano, ve- , 



36G 

sliti III 337. 

Sacri6cj a Dio da chi prima fatti 
II «75. 

—-agonali II 290. 

«-degli ebrei li 275. 

—dei gentili II 277. 

—detti In ferie II 292.- cosa fosse- 
ro , e come facevansi ivi n. 

—detti Noctiluci li 291. 

— Diinataurici II 299* -in onore 
di chi facevansi ivi n. 

—d'Iside II 281. 

—-Florali quando celebravansi II 
384. 

—in onore di Neottolemo II 285. 

—Novendiali da chi e perchè in- 
stalliti li 291 ». 

—ordinati a Cerere II 284. 

—San mali II 280. 

— Solitaurali II 291.- da chi insti- 
tuitt, quando , e come facevan- 
si 292 ru 

—umani dei popoli dell' isola di 
Chio II 279*- cleg] i egizj ivi - dei 
lacedemoni iW-dei fenici *W- 
/ dei cretesi ivi. 

Sacripante I 21 4» 

Sadofelo II 479* 

Saffo II 195. 

Saggio storico di architettura di 
Fischer II 270 n. 

Sala Girolamo di forza straordi- 
naria , e velocissimo al corso II 
273. 

Salai Andrea II. 382.- sue notizie 
ivi 71. 

Salii sacerdoti I 25 r. II 264. 

Sallustio II 239 n. Ili ao5. 

Salmace coti versa in fonte II 191. 

Salmista F. David. 

Salmo CXIL II 276. 

Salomone I 210. 235.- visitato dal- 
la regina dei sabei I 273. 

Salviati cardinale II 247 n. 

Salviati Francesco pittore II 247. 
Ili 1 80. - sue notizie II 247 *• 

Samaritana II 192. 

Saraj migliori pugillatori fra i gre- 



ci li 16& n. 

Sammìzio soldato II 272. 

Sanchio Alonso II 576. 

Sangiorgio cardinale HI 17. 

Sangue caduto in forma di pioggia 
Il 256. 

Sannazaro II 371.- suo ritratto fat- 
to da Frale Angelo ivL 

Sansone 1 219. II i83.- uccide mil- 
le armati 1 236. 

Sansovino Andrea I 5 08. 

Sau sovino Giacomo I 3 08. 

Santa Casa di Loreto II 444 ** 

Santuario dell' Esc urtale ornato di 
molti lavori da Francesco Tor- 
to ri no II 192 tu 

Sardanapalo li 226.- con la co- 
nocchia ed il fuso I 270. 

Sardonica eosa rappresenta II 43?. 

Sarissa lancia dei macedoni II 
3o5n. 

Sarissofori II 3o5 n. 

Parmenide primo scrittore sulla 
equitazione II 37 1 ru 

Sarto (del) Andrea I 3 08. 338. 38g. 
II 84- 1^8 n. 247 n. 3 n n. 370. 
4 1 2. 461/. 

Satira l di Persio I 355. 

Satiri cosa fossero secondo l'opi- 
nione di Plinio IH 171/1.- dipin- 
ti da Parrasio in Rodi 172. 

Satiro apparso a Giulio Cesare III 
172 n. 

Satiro architetto greco III 249 n. 

Saturnali di MacrohioIIl73. 160. 

Saturno come deve avere i capelli 
I 307. -come veniva rappresen- 
tato dagli antichi HI 35.- dagli 
egizj 36. 

Saturno pianeta primo governato- 
re del mondo I 200. - suoi nomi 
ivi - suoi influssi ivi' perchè sim- 
bolo dell' acqua I 582. 

Saul I u34. - calraavasi al suonare 
di David 270. -fa uccidere i suoi 
figli 287. - uccide sé stesso ivi - 
molesto a David 288. 

Savoldo Girolamo, sue notizie I 



389 "* " 8uo capolavoro 3qo n. - 
suo piccolo quadro della trasfi- 
gurazione di rara bellezza ivi. 

Savonarola (Fra) Girolamo II 235/*. 

Scanalature della colonna j unica 
come si formano I i38 

Scene come venivano dipinte da- 
gli antichi II 3 19* -errori che 
si commettono su ciò 3ao. 

Scenopegia festa dei tabernacoli II 
391 n. 

Schiavone Andrea V. Medula Au- 
drea. 

Schiavone Luca ricamatore II 344* 

Scblotzer 111 53 n. 

Schoorel Giovanui I 390. II 3*>6 n. 

Sci II id e e Dipeno scultori greci III 
108 - loro notizie ivi n. 

Sciografia seconda parte della pro- 
spettiva I 4>3. 

Sciografica prospettiva di che trat- 
ta II 23. 

Scipione africano I 378. II 189* 
212. 

Scirone I a3o. 

Sciti volendo adorar Marte ado- 
ravano una spada ignuda III 58. 

Scizia I ?3a. 

Scopa scultore ed architetto greco 
III 59. 76. - sue -noti zie 59 n. 

Scorti mirabili di Michelangelo II 
18. 

Scorto mirabile in una pittura di 
Rramantino in Milano II 467. 

Scolto Stefano II 35o. 

Scrìvere introdotto onde le scien- 
ze ed arti non si perdessero 1 3. 

Scultore perchè deve seguire non 
la proporzione naturale delle 
cose, ma Ja proporzione visua- 
le II 9.- come debba ciò mette- 
re in regola i4* 

Scultura quale sia il suo fine im- 
mediato II 8. 

Scultura mirabile tli Scopa rap- 
presentante Nettuno ec. un tem- 
po in Roma nel tempio di Cajo 
Doiuizio III 125* 



367 

Sculture di Prassitele nei frontoni 
del tempio di Ercole a Tebe III 
84 *. 

—fatte eseguire da Semiramide II 

379- 
Sdegno e suoi moti I 2 33. 

Sebastiano (S.) I 278. II a36. - co- 
me debba esser dipinto 234* 

Secondo lume primario qual sia 
I 373. 

Sedecia vede uccidere i proprj figli 

I 229. 

Sedia, una delle dodici insegne dei 
romani era di avorio I 346. 

Segesta Dea delle biade II 285. 

Segni del zodiaco I 383. 

Seja Dea del seminare II o85. 

Seleuco medicato col diadema di 
Alessandro Magno I 347. - per-' 
che lasciossi cavare un occhio 

II i85. 
Selim I 218. 20o. 

Semini Ottavio pittore II 309 h. 
35o. • sue notizie 35 1 n. 

Semiramide I 1 66. II 225. 379. - 
léce scolpire le immagini di Be- 
lo, Nino, e Nembroih 368. 

Semplicità e suoi moli I 275. 

Semplicità nobile , carattere di- 
stintivo dei greci capo-lavori I 
280 w. 

Sempronio bresciano musico II 196, 

Seneca I 396. IH 92* 

Sennacherib ucciso dai suoi fi- 
gliuoli 1 249.II 241. 

Senofonte I 2^3 n. 

Sensi del corpo 1 208, 

Sepolcri quali pitture vi si adat- 
tino II 180. 

Sepolcro di Giulio II in S. Pietro 
in vincula I 258. 

—•di Lautrech scolpito daBenedet* 
to Pavese II 209* 

—di Mausolo III 59 n. zfo* ~ sua 
magnificenza ivi n, ■ > 

—di Simandio II 379. - circonda- 
to da un cerchio di oro massic- 
cio 38o, 



368 

—di Taddeo Zuccari scolpito dal 
fratello Federico II aot ». 

Sepolture degli antichi oroavaosi 
di verde appio I 354* 

Sera pione pittore aotico II 55i. 

Sartie Sebastiano I ia5. Il 35 1. 
Serono Andrea scultore III iSi. 
Serpe rifugiatosi nel tempro di 

Cerare in Eleusi III 166. 
«-ucciso da S. Giorgio II 948. 
Serpente dì bronzo sibilante 1 175. 
Sarse I 336. II 189. 
Ser torio I 918. 
Servio 1 354. II 993 ». 496. Ili 66 

196. i35. 157. 
Servio Tullio II 3$6. - perchè fé- 

co scolpire il bue nelle monete 

4 9 ° 

Servitù e suoi moti I 97 1 • 

Sesostri I 166. III 47 ni 

Sesto (da) Cesare I 338. 390. 4°5. 
II 71. 181. 4t?*-sua mirabile 
pittura del S. Giorgio, e parti- 

, colarmente del cavallo I 3oi- 
suoi lavori perfetti 3t4* - eccel- 
lente nel dipingere i cangianti 
347. 

Sesto ed Abido I 956. 

Sesto nipote di Pompeo II 969 ». 

Seta dtt chi ritrovata III 999. 

Settanta fratelli uccisi da Abirae- 
lech I 999. 

Sferze dei Luperci di che formate 
II 964- 

Sfinge rappresentavasi nera 1 345- 
usata da Cesare per sigillo III 
974. 

Sforza Francesco duca di Milano 

II 399. 

Sibille dipinte da Michelangelo 
nella cappella Sistina III 904.- 
da Raffaello nella chiesa della 
Pace in Roma ivi. 

Siccìo Dentato I 918. 

Sichèo I 990. 

Sicilo Araldo II 4?8. 

Siena (da) Baldassare V. Pcruzzi. 



Siena (da) Marco 1 S70. 

Siface re di Numidia li 338 ». 

Sigalione V. Silenzio. 

Signorelli Luca II 3*4 n - 

Silanione scultore greco II 73 n. 

Silare fiume III 144* 

Silio Italico III 170. 

Siila I 998. q3o. 959. 334. II 189. 
969 ». 

Silvestro (S.) papa rifintò la mitra 
preziosa offertagli da Costanti- 
no I 347. 

Silvio Lucchese scultore II 354* 

4*5. 

Sìmandio re di Egitto II 368. 569. 

Simboli diversi II 384* 

Simmetria (della) opera di Alber- 
to Durerò II 59. 56. 166. 

Simoleo Giambattista IH 995. 

Simon Mago I 384* 

Simon Sanese II 371.- sue notizie 
foin. 

Si moni de filosofo III 9* 

Simulacri di Giunone Sposa, nel- 
la Beozia e nell'isola di Samo 
III 118. 

Simulacro di Diana fatto di leguo 
da Mirone III ìoj. 

—di Giunone in Argo III 118. 

— di Serapide in Alessandria IH 
68. 

Sinai monte I 999. 996. 375. 

Sincipite I 56. 

Sinibaldi Mauro musico II 196* 

Sirene quante fossero III i35. - 
loro nomi ivi - dove adorate ivi. 

Sisara ucciso da Jahel I 936. II 
188. 

Sisifo III 979. - istituì i giuochi 
istmici in onore di M elicerla II 
959 n. 

Sisto IV. 1386». II457». 

Smeraldi usati dagli antichi persj 
I 354. 

Smeraldo ponevasi nelle sepolture 
dagli antichi I 354- 

—trovato nella tomba della figliuo- 
la di Cicerone I 554- 



—cosa rappfcemt* II 43? . . l 
Socrate I aia n. 325, Il 74 n. 367. 

37I. < ! •:• I' 

Sociali Ti tii loro erigine li a85. - 

Sodoma (iJ) dipinse alla farnesi- 
na le nozze di Alessandro e 
Rossano II ??o zi. .m- 

Sodoma città I 377. 

Sofocle I 189. a8o fi.- mdri di gioja 
pel felice esito di «a suo dram* 
ma tSg tu 

Sojaro : Bernardo V* - Gatti Bernar- 
dino. 

Solari Cristoforo sue notizie II 
3*5 ». 

Solari Luigi 1 390. 

So lazzo e suoi moti 1 156^ 

Soldati egizi come erano. armati 
m a38. 

— etiopi come erano armati III 

a3 9- 
— persiani come erano armati III 

a38. 

—romani a piedi come erano ar- 
mati Illa&f. 

Sole quarto governatore del mon- 
do I ao3. - suoi nomi ivi - suoi 
influssi ivi - perchè simbolo del 
fuoco 38a. 

Solennità Parentali II 991. - da 
chi insti tuite, quando, e come 
celehravansi ivi n. 

Soleri Giorgio lì 376. -sue noti- 
zie ivi n. 

Solino II 3oo. Ili aai. 

Solis Virgilio II 4^4* -sue notizie 
win. 

Solitudine necessaria all' artista 

£er ben concepire le cose nel- 
1 propria, idea II 46a. 
Somachino IH 09/}. 
Soncino H3i5.35o» 
Sonetto ài Leonardo II 68. 
Sostrato scultore greco II 73 ». 
Sostrato architetto greco III a46. - 

sue notizie ivi ». 
Sparviero dato a Giunone III 
i.5. 

Lomazzo 77*. Voi III. 



369 

Specchio mirabile -di Pompeo, II 

*4- 
—triangolare di Venere I i6a. 

Specularla prospetti praueosa sia lì 
a3. 

Spirito Santo come va rappresen- 
tato III 14.- quante voi (e, sia 

... apparsos^condoS. Bernardo iw. 

Spirito Santo sceso su Maria e gli 

. apostoli I a4a. 

Spirito Santo (venuta dello) tavo- 
la di Gaudenzio I 374* 

Spurio Garvilio console, romano 

HT47- 
Spurio Carvilio figlio, primo fra 
i romani a ripudiar la moglie 

ni 47». 

Stadio avanti U tempio di Giove 
Olimpico I 83. - perchè . più 

ganoV degli altri stadj della 
veoia ivi. 

Stampa della deposizione di Cristo 
capolavoro del Parmigianino III 
119 H. 

r^Dio che parla a Mosè dal roveto 
primo intaglio del Parmigiani- 
nò II 119 71. 

Statua colossale della Grecia I 
aia ». 

r-della Virtù I aia ». 

di Minerva Area di Fidia III 

49 "• 
— — famosa di Giove Olimpico di 

Fidia III 5a ». 
— di Agrippina III a35. 
— di Alessandro I aia ». 
— di Amore nella curia di Ottavia 

III 9 5. 
scolpita da Michelangelo III 

96. 
—.di Antinoo II 368. 
— di Apollo detta di Belvedere , 

descritta da Winckelmann III 

77 »• 
—di Apollo Sauroctono una delle 

più belle statue di Prassi tele III 

84 ». 
—di Bacco in bronzo nel di lui 

q8 



Ò10 

tempio io Elide di Pressitele 
Ili 84 ». 

•——in Goido fatta da Briasside 
e Scopa III 199. 

— . —-di Michelangelo III 199. 

—della Buona Fortuna di Bupalo 
III 968. 

—del Buono-Evento di Prassi tele 
IH 060. 

—di Cerere di Prassitele III 166. 

—di Cesare in bronzo perchè fol- 
ta fare da Ottavio con una stel- 
la in capo IH 99 ». 

—del Cristo di Michelangelo nel- 
la chiesa della Minerva III i3. 

—di Cupido di Prassitele donata 
a Frine IH 82 ». - trasportata 
in Roma sotto i portici di Ot- 
tavia 83 ». 

— — —a Paro III 83 ». - ripeti- 
zioni di questa statua ìvù 

—di David di Michelangelo III 

195. 
—di Diomede in bronzo I 178. 
—di Diana in oro ed avorio fotta 

da Menecmo e Suida II 4?4 n - 
— — descritta da Pausania III 103. 

— —inoro con le ali agli omeri 
IH io3. 

— -—in Apollinopoli III io5. 

— —di Timoteo III 110. 

— dì Doria Andrea in Genova III 

918. 
— del Doriforo di Policleto II 91 ». 
—dell' Ercole Farnese II 75. 80.- 

restaurata da Guglielmo della 

Porta III 182 ». 
— dell' Ercole che uccide Caco di 

Bandinelli IH 195. 
—di Esculapio capolavoro di Co- 

lotete HI 53 ». 

— —in oro ed avorio di Calami- 
de II 157 ti. 

—della Fede di Luca Cambiaso 

II i4° "• 
—di Filippo I aia ». 
—della Fortuna di Bupalo IH 76 ». 
—di Giove Tonante di Leocarete 



III 47. - di Briasside wL 

— —in plastica jù tempi di Tar» 
quinio Prisco III 47* 

——in avorio fotta da Prassitele 

III 4«- 
—di Giulia III *35. 
—di Giunone di Alcamene III 

io5 ». 

— —di Policleto III 116. 

— —nei portici di Ottavia IH,* 1 9. 

— — in rame fatta da Beda, dai 
romani collocata nel tempio del- 
la Concordia III 120. 

—del Gladiator Borghese opera di 

Agasia di Efeso II «67 a. 
—del Gladiator moribondo del 

Campidoglio, creduta opera di 

Ctesilao II 966 ». 
—del Gladiatore della Villa Pan- 

filj II 367 fu 
— di Latonal 911 fi. 
*— dr Mercurio in rame di Cefisodo- 

ro IH 100. 

— —di Pisicrate , ed esistente in 
Roma ai tempi di Plinio nel 
tempio dellaConcordia IH 100». 

— —di Policleto IH ioo. 
—di Minerva Catulana I 911 ». 

a Pellene di Fidia III 49 "• 

— -—detta la Cantatrice H 371 ». 
—di Mosè di Michelangelo I 258. 

307. II 75. 4*3. 
—del Nilo perchè fatta di marmo 

nero IH i4i. 
— di Niobe IH 59 n. 
—di Paride I 211 ». 
— di Pito Dea fatta da Prassitele 

III 86», 
— di Saturno, perchè gli antichi 

la legavano con un filo di lana 

III 37. 
—della Terra fatta da ScopalIIiò;. 
—del Tevere III i4<>. 
—di un Tritone in argento II 

969». 
—di Venere Urania di Agoracnto, 

convertita in una Nemesi IH 

5on. 



in Elide attribuita a Fidia 

III52». 

detta de'Bf edici III 84** co- 
piata in bronzo' de Leone Areti* 
no ivi. 

detta di Belvedere II 83. 

- -r^di Pressitele nel tempio del- 
la Felicità in Roma III $4 n. 

- —popolare fatta da Scopa IH 
S6. 

fatta da Fidia III 86. 

di Fidia ed esistente un gior- 
no in Roma III 93. 

nel tempio della Pace in Ro- 
ma III 93. 

- —nel tempio di Bruto in Roma 
III 9 5. 

di Scopa III 93. 

- — di Cefisodoro HI 93. 

di Alca mene fatta a gara con 

Agoracrito II io5 ». 
- — Afrodite di Alcamene III 

io5 ». 
-della Vergine col bambino di 

Giacomo da Valsolda II 375. 
-della Vittoria di Calamide II 

167 11. 
-di Vulcano I aia ti. 

di Alcamene III io5 ». 

-equestre di Marco Aurelio II 

3 97* 

-famosa di Venere fetta da Pras- 
si tele IH 8i. -contaminata da 
un giovane 85. 

-in bronzo scioccamente fatta in- 
dorare da Nerone II 74 ». 

- —di Bartolommeo Coglione fat- 
ta da Andrea Veroccbio III 216. 

- — di Cupido fusa da Lisippo 
II 74 ». 

del Fauno di Prassitele III 

83/i. 

-intagliata in un sasso alta 17 
stadj II 379. 

-mutilata detta il torso di Bel- 
vedere II 38 1. - ammirata e di- 
segnata da Michelangelo ivin. 

-singolare di Diana III 76 ». 



374 

•—sublime di Minerva Lemma di 
. Fidia III 5o ». 

Statue celebri di Venere scolpite 
da Prassitele a Coo ed a Giu- 
do Ili 83 tu - celebrità di quest' 
ultima ivi- profferta del re Ni- 
comede a que' di Gnido per ot- 
tener questa statua ivi. 

— consacrate da Fidia in Delfo a 
nome degli ateniesi in memoria 
della battaglia di Maratona III 
5o n. 

— di Cupido in bronzo III 83 n. 

— diverse di Dipeno e Scillide IH 
108 n. 

di Prassitele esistenti antica- 
mente in Roma IH 84 ». 

— di Diana ed Apolline scolpite 
da Dipeno e Scillide III 108. * 

— dorale di Jarba servivano i con- 
vitati a tavola I 174. 

•» equestri fuse da Lisippo II 74». 

-» di Frine fatte da Prassitele III 
83 ». -una delle quali donata al 
tempio di Dello 84 ». - altra da 
que' di Tespia eretta nel tempio 
dell'Amore ivi. 

—di Lorenzetto in S. Maria del 
Popolo in Roma III 294 «• - 
nel ponte S. Angelo ivi. 

— di Mercurio parlanti I 174. 

— di Mirone IH 75 ». 

— nella porta della Madonna di 
S. Celso in Milano di Annibale 
Fontana II 157 ». 

—della Persuasione e della Conso- 
lazione di Prassitele HI 84 ». 

— dei Pugillatori di Canova nel 
museo Vaticano II 268 ». 

—scolpite da Canaco HI 76. 

—di Scopa una volta esistenti in 
Roma III 59 ». 

nel tempio di Venere Praxis 

III 5 9 ». 

-del Sole III 7 5. 

— di Venere a Coo e Gnido di 
Prassitele IH 93. 

Stazio II 3oi. 473*483. 4<)5* 5oo. 



' III 85. 99. 129. i5j. - sua descri- 
zione di Prometeo I 276. - còme 
descrive le armi dì Marte HI 55.- 
come il di lui paese 56. - come 
la sua abitazione e famiglia ivi* 

Stefano (S.) I 223. - lapidato 278. 

Stella apparsa ai re magi II 437* 

Stendardo delle legiooi romane HI 
a33it. 

—rosso sceso dal cielo I 35 r. 

Steriide scultore greco II t3 n. 

Stercuzio nome dato a Saturno 

in 34. 

Stèrope fabbro di Vulcano III 112. 
S tieni de scultore greco III 4 8 -" 

sue notizie ivi n. 
Stigia palude Ut 287. 
Stiruon I 2©5. 
Storia de IP Arte opera di Winckel- 

mann II 067 n. 
Storia Ecclesiastica di Eusebio II 

36 7 . 
Stòria di Meleto e Ti ma gora III 

80 n. 
StràboneII?58. 379 n. 3oo. Ili 4*- 



ioga. 1/ft. » 

Strana in che consisteva presto gli 
amichili! igf si' 

Strigfo Alessandro musico II 196. 

Strozzi Pietro II 3 1 1 ». 

Strozzi Roberto li 83 m 

Studio dot Vero meukarto calda- 
mente da Bu pompo ai auot al- 
lieti H4i5 «. 

Suardi Bartolommeo K Braman- 
ti no. 

Strbleyras Luigi traduttore di Ca- 
tullo II 3oi. 

SuldaIII58. 

Sulpizia I 261. 

Suola Pietro destro nelle armi II 
«73. 

Superbia e suoi moti 1 135. 

Superficie del corpo umano II 
88. 

Susanna ignuda alla fonte mirata 
dai vecchioni II i3i« 

Svetonio I 346. Il ?65 m 169 /:. 
770 n. 079 n. 34& 

Svevi come erano vestiti III 2%o. 



Tabernacolo degli ebrei I268. - di 
qua! colore erano le cortine del 
medesimo 357* 

Tabor monte I 374* 

Tacito II 160. 

Tago fiume III i43. 

Talento attico Iii3 n. 

Tamar I 245. - col suocero II 217- 
condannata ad esser bruciata I 
377. 

Tamerlano I a 18. a3o. i3a. 

Tanai fiume come devesi rappre- 
sentare HI '4 a - 

Tanaquilla predice il regno a Ser- 
vio Tullio 112*6. 

Tantalo I 216. HI 282. 

Tappa Francesco destro nelle ar- 
mi II 374* 

Tappéti ove furono veduti la pri- 
ma volta III aa5* 



Tarcbetta Paolo musico II 196. 

Tardità e suoi moti I 217. 

Tarquinio Prisco II 256. 

Tarquinio Sesto II 218. - con Lu- 
crezia I o5o. 

Tarquinio Superbo II 269* 295* n* 

Tartaro fiume padre di Tifone I 
226 ti. 

Tasso Bernardo I 3oo. 

Tasso Torquato II 480. 488. 49°- 
492. 49^* 5oi. 5o3. 5o5. 5o6. 
607. 5o8. 5i2. 5i4- 5^7- 52i. 

Taurisco fece insieme ad Apollo- 
nio il gruppo conosciuto col 
nome di Toro Farnese II 4^4 "• 

Ta varo ne Lazzaro pittore II 140 n. 

Taverna Giuliano II 102. 

Tavola del battesimo di Cristo di 
Cesare da Sesto I 3ao. 

— — —di Gaudenzio in S. Maria 



di S. Gelso in Milano III 14. 

—del miracolo dei cristiani appro- 
dati in Marsiglia di Gaudenzio 
li 355. 

—del Rosso rarissima pel chiaro- 
scuro II 167 n. 

— dell' Andunziazione della Ver- 
gine' di Tiziano IH 14* 

—della battaglia di Alessandro 
contro Dario di Filosseno III 
172 n. 

—della decollazione diS. Gio: Bat- 
tista di Cesare da Sesto II 18 1. 

—della Lascivia dipinta da Filos* 
seno III 173. 173 n. 

—della Madonna con due angio- 
letti di Lorenzo Lotto II 444 "• 

—della Natività di Cristo di Cor- 
reggio I 374. 

—della S. Cecilia di Raffaello I 
291. 

—della venuta dello Spirito Santo 
di Gaudenzio I 374- III i4* 

— della Vergine coi figliuolo di 
Figino II 383. 

— di Cristo all' orto di Correggio 
I3 7 4. 

— — colla croce di Gaudenzio I 
3ig. 

—di S. Antonino di Lorenzo Lot- 
to li 444 n. 

— di S. Giovanni Battista di Lo- 
renzo Lotto II 444 n ' 

— di S. Niccolò di Lorenzo Lotto 
lì 444 n. 

—famosa dell'Annunziata di Por- 
denone II 45 ru 

— — della linea di Apelle conser- 
vata a Roma II 78 n. 

-—in S. Angelo di Milano di Gau- 
denzio II 246. 

—in S« Giovanni e Paolo in Ve- 
nezia di Palma il vecchio II 
954 *•- lodata dal Vasari ivi. 

—mirabilissima della concezio- 
ne della Madonna in S. Fran- 
cesco in Milano di Leonardo I 
363. 



373 

— nella cappella della Concesio- 
ne in S. Francesco in Milano 
di Leonardo I 291. 

— nella chiesa di S* Rocco fin Mi- 
lano di Cesare da Sesto III 198. 

— nella pinacoteca milanese di 
Bartolommeo Corradino Car- 
nevale II 3?5 n* 

Teagene I 228. II a85. 

Teatro di Claudio dipinto mara« 
vigli osamente I 319. • - 

— di Marcello I i$4* «4°« H 3*o. 

-di Pola li 58. 

Teba figlia di Giove III 45 -*• 

Tebaide di Stazio III S6. 160. 

Tebe I 298. 

Tedeschi nel sacco di Roma coma 
maltrattarono il Rosso II 118 n. 
168 n. 

Telaro immaginata da Lo mazzo 
II i38. i43. 

Telefane sicionio primo autore del 
dipingere a chiaroscuro I t5. 

Telesto poeta li 214 "• 

Tempj tolti dalla forma dell'uomo 

I 157. 

— innalzati in Roma alla Dea Ops 
ni 162. 

Tempio di Apollo in Magnesia I 
i53 n. 

— di Arsinoe architettato da Dino- 
era te II 38o n. 

—di Bacco a Teo I i53 n. 

*— — in Roma I 157. 

—famoso di Diana in Efeso una 
delle sette meraviglie del Mon- 
do III 108. - pitture di Apelle 
che vi esistevano ivi - quanti an- 
ni impiegati in edificarlo 109 
/*. - quanto grande, e come ric- 
co 1V1 - incendialo da Erostrato 
ivi - ristaurato da Dinocrate ivi 
e II 38o ?t. 

— di Eleusi III 52 n. 

— di Giano in Roma I 157. 

—di Giunone Lacinia in Agrigen- 
to III 119. 

—di Minerva Alea architettura di 



374 

Scopa III 5g «. 

f— di Nettuno ocll' Atlantide se- 
condo Platone III 137* 

—della Pace in Roma I 157» II 

. »8 n. 

—della Pietà I i58. 

^»dt Salomone III afa • di qual 
colore erano le cortine di es- 
so tempio I 357* - derubato da 
Eliodoro II 31 4* 

—di Venere edificato da Marcel- 

. lo fuori di Roma III 85. 

— —Genitrice fatto innalzare in 
Roma da Cesare III 93. 

—della Dea Vesta in Tivoli I i57. 

Tende da chi inventate III 346. 

Tenedio re perchè fece uccidere 
il proprio figlio II 184. 

Teocrito II 47 »• 4 8 *- 

Teodoro di Lenno architetto III 
348. 

Teodoro Lettore II 378 n. 

Teodosio imp. III 76 n. 

Teofrasto III 74 n. 

Xeon pittore I 31 3. 

Terenzio dice di pessimo auguro 
il cane nero I 344* 

Tereo con Filomena I q5o. 

Terme di Agrippa II j5 n. 

—di Tito I 983 n. 

Termine Dio II 336. 

Termini cosa erano anticamente 

II 336. -come varia vansi 33 3. 
Termini figurati quali si adattino 

air ordine toscano II 33g. - all' 
ordine dorico iW- all'ordine jo- 
ntco 34o. - all' ordine corintio 
«m «all' ordine composito 34 u 
Terra madre di Tiione I 336 n. - 
come rappresentata dagli egizj 

III 1 59. -cerimonie del culto di 
questa Dea presso gli antichi 

t etmani 161.- come descritta da 
larziano 1 63.- da Vairone i65. 
Terribilità e suoi moti I 333. 
Tertulliano III 118. 
Terzi Francesco pittore III 311.- 
sut notizie ivi n. 



Terzo lume primario cosa sia l 
375. . 

Teseo I 311 a. II 189. -combatta 
coi centauri d4t«- perchè fece 
scolpire il bue nelle monete 430. 

Tesmofora , perchè Cerere aveva 
questo nome II 307 n. 

Testa colossale scolpila da Carete, 
a collocata in Campidoglio dal 
console Lentulo Hi 73 ir* 

—di bronzo di Alberto Magno 
parlante I 175. - creduta da S. 
Tommaso un diavolo ivi. 

—di Cristo fatta di terra cotta da 
Leonardo, cosa eccellente I 3 13. 

—di Menalippo ròsa da Tideo I 
338 n. 

Tetteo scultore greco III 108 /*. 

Teucro in Cipro sacrificò per pri- 
mo vittime umane II 37SV» que- 
sto barbaro sacrificio continuò 
fino al tempo di Adriano ivi o. 

Teutate il Mercurio dei galli II 
379/1. 

Tevere fiume come descritto da 
Virgilio III i38.-da Sannaza- 
ro ivi, 

Thamar violata dal fratello Amnon 
II 341. 

Thelesia II 4*6% 

Thersa città I 377. 

Theve nome di Saturno III 35* 

Thia prima sacerdotessa di Bacco 
II 393 it. 

Tiadi sacerdotesse di Bacco II 
393 TU 

Tibaldi Pellegrino II 383. Ili 18 1. 
sue notizie II 335 n. - quanto 
fosse stimato dai Caracci 036 n> 

Tiberio II 79 » - obbligato dal po- 
polo romano a restituirgli una 
statua di Lisippo 75 n. 

Ticino fiume come debba dipin- 
gersi III 14 1. 

Tideo rode la testa di Menalippo 
1 338 n. 

Tifone o Tifeo I 336. -dichiarò 
guerra agli Dei ivi tu 



Tigrane IT 307. 

Tigri fiume come doversi rappre- 
sentare III 143. 

Timantc pittore I 5a. aia n. II 
397. 4>5 n - 45g. -sue notizie 
«27 tu 

Timarco scultore greco III 77 n. 

Timavo fiume IH §43 »• 

Timeo dialogo di Platone 1344* 

Timidità e suoi moti 1 ai 5. 

Timomaco pittore greco III 92. - 
sue notizie iW. 

Timone I aa5. 

Timoteo scultore greco III no.- 
sue notizie ivi it. 

Tintoretto Jacopo I 370. II 201 

Tisaferne I 16. 

Tisbe I 227. a87. 

Tisifone una delle Furie III a85.- 
come descrìtta da Ovidio 386. 

Tito II aa8 n. 

Tito Livio I 348. 357. 

Tito Tazio II a83 n. Ili 16? n. 

Tiziano I 48. 3o8. 338. II 86. no 
in n. 009. 370. 37 1. 4b5. - ec- 
cellentissimo nell* osservare gli 
effetti che fa la luce col colore 
I 4°« 4 1 * 4^ " migliore nel for- 
mare i corpi lunari i65.-prin- 
cipalissimo pittore nel dipinge- 
re le difficoltà dei moti 184. - 
perciò fn detto che era amato 
dal mondo , ed odiato dalla 
natura i85. - ritrasse il duca di 
Sassonia 3i5. - credette di stuc- 
co alcuni puttini dipinti a chia- 
roscuro dal Peruzzi 3ao. - ec- 
cellente in dipingere i cangian- 
ti 342. - 500 quadro della divi- 
nità 374*- suo quadro del S. Lo- 
renzo 376.- suo ritratto di Fran- 
cesco I. 394. - di Ferdinando re 
dei romani (Vi -suo quadro di 
Venere e Adone II a 18.- ebbe 
timore del talento del suo allie- 
vo Paris Bordone 373 tu - som- 
mo nel dipingere i paesi 44 5. 



375 

Tobia il vecchio seppellisce i mor* 

ti I a43. 
Tobia il giovine , sua continenza 

I a68.- va in compagnia dell'an- 
gelo a trovar Gabello III a6. 

Toccagno I 390. 

Tolomeo , suo trattato musicmie 

II 196 ». 

Tolomeo Fi la d elfo II 38o tu ■ 

Tommaso (S*) d'Aquino 1 1 75*37 u 
sua opinione circa la luce ivi 

Topazio cosa rappresenta lì 43a. 

Torbido Francesco allievo di Gior- 
gione II 1 1 1 m 

Torneo di fanciulli a cavallo dato 
da Siila II a6a ». 

Toro sacrificavasi a Nettuno e ad 
Ercole II a8i. 

Toro di bronzo inventato da Pe- 
nilo II 187. 

Torquato I a3a. II aa6. 

Torre dei venti costruita in Ate- 
ne da Andronico III i55. 

Tortorino Francesco intagliator 
di cammei II 193 n.- adornò di 
molti lavori il santuario dell' 
Escuriale ivi. 

Tournefort HI a48. 

Tradizione che S. Luca evange- 
lista fosse pittore II 377 ». 

Tranquillità e suoi moti I a55. 

Trasfigurazione di Cristo di Raf- 
faello I 374. 

del Savoldo I 3go ». 

Trattati musicali di Aristossenó e 
di Tolomeo II 196 ». 

Trattato di Pittura opera di Ber- 
nardino Campi III 398/1. 

Trattato di Prospettiva opera di 
Zonale II 55. 

Trebellio Pollione II 339 ». 

Trento (da) Antonio intagliatore 
in legno II 118 ». 

Trezzo (da) Giacomo 1 3o8. Il 374 
lavorò il tabernacolo dell'Esco- 
riale I 3o8 n.- contrada ove abi- 
tò in Madrid porta il suo no- 
me ivi. 



876 

Tritacelo issopburo I <6fc. : 

Tribolo scultore I 5og* • • < 

Tribè di Dan II 45t*-di Ruben 
ìVf«~di Giuda ivi - di M aitasse ivi 
~ di Aser ivi- di* Simeon ivi» di Is- 
si eh ar ivi - di Beaiamm>ipi **. di' 
furiatali iw*di Gad ivi -di Z& 
bulon ivi - di Ephraim ivi. • : 

Triforme ndÉae di Diaria III in£ 

Trigemina nome di Diana-Ili io|l' 

Trinità descrìtta da Dante III i4- 

Trionfi loro forma II -3o4«' 

Trionfi degli Dei II 3oq. 

Trionfi diversi disegnati da Pie- 
tro Rosselli II 5u. : 

Trionfi di Cesare II 607. 

***di Ottavio II 5o8. 

Trionfo ordinato da fiacco II 3oo. 

Trionfo di' Cesare pittura di Man- 
tegna II 49* 

—della Fede pittura di Tiziano 
1I5io. 

—di -Massimiliano di Alberto Du- 
rerò II 3io. 

—della Morte fatto da Pietro Ros- 
selli II 5 11. 

Trionfo di Paolo Emilio II 3o4* - 
può servire di esempio alla com- 
posizione di altri trionfi 3oy. 

—di Pompeo II 307. 

—di Tarquinio II 3 07. 

Tripodi di Vulcano I 174* 



Trismegisto Mercurio V. Mcrcu- 

rio Trismegisto. 
Tritano gladiatore II 379* 
Trilerato Abate I 906. 
Trittolemo institutore . delle feste 

Cereali II 996 n. 
Triyta uomo di Diaria III ««3. . 
Trivulzio Giacomo 1 . 939. 
Trofei come, vanno composti II 

314. ...... 

—di Mario II 3i5. ■• • • • 

—diversi II 3ia. 

Troja città I 378. 

Troiani osavano vestimenti rossi 

I 35o. 
Trombetti dei romani come era- 
no armati III ?34« 
Tromboncino Ippolito: musico II 

196. 
Troni perchè si fanno di oro I 

353. 
Troso da Monza II 48. 354* - sue 

notizie ivi n. 
Tulliola figliuola ài Cicerone I 

354* 
Tulio Ostilio II 991 n. III i63 n. 
Tunica da chi inventata III 9*8. - 

sua forma e come usata ivin. 
Turiano plasticatore antico III 47* 
Turnebo II 384 n. 
Turno II 169. -uccide Pallante I 

985. - ucciso da Enea ivi. 
Tusculane di Cicerone II 963 n. 



u 



.Uccelli formati da Leonardo che 

per l'aria volavano I 175*' 
-*-»sacri alle Muse III \fò. 
— vivi che volarono ad alcuni di- 

J>inti dal Bernazzano II 4^5 n. 
ine (da) Giovanni allievo di 
Giorgione II in n. 35o. 559. 
4^5. - sue notizie ivi n. 
Uglon Marco dipinse la morte 
della Vergine in S. Maria della 
Pace in Milano II 18 f. 
Ulisse finto imbecille I a 1 1 zi. scuo- 



pre Achilie fra le figlie di Lieo- 
mede 956. - ebbe animo e volto 
sagace 959. 

Umiltà e suoi moti I 969. 

Umori o temperamenti dell'uomo 
I 191.- loro effetti nel corpo 
ivi* 

Unni come erano armati III 94°* 

Uomini d'arme romani come era- 
no armati III 933. 

—di costumi corrotti doversi fug- 
gire I 198. 



— mostruosi disegnati da Leonar- 
do III 220. 

Uomo sacrificato a Saturno dai ro- 
diani II Q78. • ad Ag laura da 
quei di Salamina ivi. 

Urbini Carlo pittore II 3o8« - sue 
notizie ivi n. 



3TÌ 

Urla 1009. 

Urna dei SS* Mario e Marta in Cre- 
mona III i8t ». 

Usi dei romani nei sacri6cjll28a> 

Uso comune a molti popoli d'in- 
volgere i lor morti in manti 
bianchi I 346. 



Vaga (del) Perino I 46. 3o8. 390. 
II 71. 78. 949. 3o8. 35o. 353. 
4?5. 448. 460. III 78. 180. - 
eccellente in dipingere i can- 
gianti I 34^. 

Vaghezza e suoi moti I 2 44* 

Vairone Biagio scultore III 181. 

Valentiniano irop. 1 229. 

Valeriano imp. Il 194. 378. 

Valerio Fiacco II 5 18. 

Valerio Massimo JI 38 1 n. 

Valesio Francesco V. Francesco I. 

Valle (da) Giovanni pittore Il3ai. 

Valsolda (da) Giacomo II 375. - 
sue notizie ivi n. 

Van-Dyck quanto stimasse il me- 
rito di Sofonisba Anguisciola 
II 376 n. 

Vangelo III io. 

Vanità e suoi moti I 235. 

Vaprio Costantino II 32 1. 

Varano famiglia III 217. 

Varchi Benedetto I 3oo. II i65. 
436. 

Varens ( marchese di) II 77 n. 

Varin Quintino adornò la galle- 
ria del Lussemburgo II 17 n. 

Varrone II 290. 293 ». Ili 92. 

Vasari Giorgio II 83 ru 234. 32? 
n. 328. 375 n. 466. - dimenticò 
nelle vite de' pittori quella di 
Gaudenzio Ferrari 1 186. -fece 
far la copia del cartone di Pisa 
II 102. -fu grande amico del 
Sai via ti 274 «. 

Vasi Antigonidi li 3 06. • Seleuci- 
di ivi- To ri elei ivi. 

Lomazzo Tr. Voi. IH. 



—di Febo descritti da Marziano 

III 69. 
— di oro del tempio di Salomone 

II 225. 

—preziosi lavorati da Caiani ide 
lliSnn. 

Vaso chiamato il giardino di Ado- 
ne II 297 ». 

Vaticano II no. 

Vedove greche perchè vestivano 
di bianco I 346. 

Vegezio scrittore di cose militari 
II 2o5. 

Vegiu Antonio , sue sculture sot- 
to Porgano di S. Maria di S. 
Celso in Milano II 337. 

Velabro II 33 o. 

Veliti soldati romani come erano 
vestili III 23 1. 

Vellutello Alessandro espositore 
di Dante III 29. 

Vendramin famiglia II 222 n. 

Venere I 245. - si cangiò in pesce 
e perchè 216 n. - come deve ave- 
re i capelli 307. - usava stivalet- 
ti rossi 55o. - perchè fatta dagli 
antichi della proporzione di die- 
ci faccie II 82. - con Adone a3o. 
perchè rappresentata armata dai 
lacedemoni 86 n. 

— Afrodite III 92. 

—Anadiomène perchè cosi chia- 
mata II 83 71. 

— Apostrefia III 85. 

— Barbata III 80. 

— Callipigia o dalle belle natiche 

hi 90. 

'9 



378 

—Calva , perchè così rappreseti* 

tata dai romani III 88. 
—Celeste III 85. 

— -Genitrice III 92* 
—Popolare III 85. 

— Yittrice come rappresentata dai 
romani III 87. 

Venere pianeta quinto governa- 
tore del mondo 1 104.- suoi nomi 
tW-suot influssi iVi- perchè sim- 
bolo dell'aria 382. 

Venti come chiamati dai romani 
III i56. 

Venustà e suoi moti I 245. 

Verga di Mosè convertita in serpe 
divorava quelle dei Magi con- 
vertite parimenti in simili ani- 
mali II 256. 

— di Priapo perchè rappresentata 
rossa I 358. 

Vergogna e suoi moti I 273. 

Verrc III 75 m 

Vesal anatomico III 18 f. 

Vespasiano imp. la 16. II 298 ft. 

Vespolato Ambrogio giuocatore II 
273. 

Vessillo imperiale dei romani era 
di color di porpora I 35o. 

Vesta Dea 1 99. - perchè fatta da- 
gli antichi di proporzione di ot- 
to teste II 85. 

Vestale veduta portar l'acqua in 
un crivello I 284* 

Vestali perchè conservavano con- 
tinuamente il fuoco acceso I 
35o. - loro attributi II 282* • 
onori che ricevevano ivi. 

Vesti da chi trovate III 225. 

—bianche segno di allegrezza I 
348. 

Velurio Mamurio II 283 n. 

Via lattea III 118. 

Vibio Avito prefetto dell' Alvernia 
fece fondere da Zenodoro un 
colosso di Mercurio III 1 00. 

Vicentino Francesco li 445* " di- 
pinse una cappella alle Grazie 



I 388. 

Vico Enea allievo di Marcantonio 
III 194». 

Vico Giugario nell'antica Roma, 
così chiamato da no tempio di 
Giunone III 1 19. 

Vidue Ettore musico II 197. 

Vigna del cardinal d'Este in Ti- 
voli II 445 n. 

Vignola V. Baro zzo Jacomo. 

Vinci (da) Leonardo f. Leonardo. 

Vinci (da) Piero scultore I 309. - 
suo gruppo colossale del San- 
sone hi tu 

Virgilio I 2i5. II 64. 265. 294 tu 

426. 47»- 479* 4&>- 4o«- 4s>3* 
5oo. 5o2. 5o4- 5o8 III 75 n. 8i. 
91. 92. 96. u4* 125.1129. 137. - 
suo racconto dell'avventura di 
Laocoonte 1 27711. 

Virginia romana I 261* Il 218. 

Virtù del colorire I 3ìg. 

—del lume I 36i. 

—della pratica II 63. 

—e necessità dell' istoria, o forma 
della pittura III 7. 

Visconte Prospero cavalier mila- 
nese 1 321. v 

Visconti Filippo Maria II 55- ' 

Visconti Matteo I 23p. 

Vista prima mentita ft 44* 

—seconda mentita II 46. 

—terza mentita II 48* 

—quarta mentita II 4c/. 

— quinta mentita li 5o. 

—sesta mentita II 5i. 

Vita di S, Paolo eremita scritta 
da S. Girolamo III 169 #*. 

Vita Timoteo I 090. 

Vite dei pittori^ scultori, ed archi- 
tetti di Giorgio Vasari III 253. 

Vite (della) Timoteo II 324 n - 

Vi teli io rrap. I 238. 270. II 24. 

Vitelliooe I 371. -sua opinione 
rapporto alla luce ìvL 

Vitello d'oro adorato da Aronne I 
3 77 . 



"Vitruvio I 5o. 5i. 128. 129. i3a. 
i35. i36. i^a. 143. i<9* i5i. 
i55. 354.II 93. 963 n.3ao. 3a8. 
335. Ili i56. a44. -perchè voi- 
le dedicare l'ordì ne jonico alla 
Dea Giunone 1 93. - distinse le 
specie degl' intercolunnj 148. 

Vìttime convenienti a ciascun Dio 
II 287. 

— nere sacri ficavansi agli Dei in- 



379 

fernali I 345. 

Volta della cappella Paolina di- 
pinta da Michelangelo e Fede- 
rico Zuccari II 300 n. 

Volterra (da) Daniello V. Riccia- 
relli. 

Volubilità e suoi moli I 970. 

Vopisco III 937 ». 

Vulcano II 187.- perchè dai poeti 
finto zoppo I 193. 



W 



Willaert Adriano fondatore della 
scuola veneziana di musica II 
196. 



Winckelmann li 966 iu - suo pa- 
rere sul Laocoonte I 991. 



Xantippo moglie di Socrate I 257. 



Zaccaria profeta III 25. 98.- folto 
uccidere da Gioab II 94 1* 

Zaffiro cosa rappresenta li 43 1. 

Zambri uccide Èia I 999* - usur- 
patore del trono d'israello 377 
/i*- si brucia vivo colla famiglia 
ivi. 

Zarabaglia Augusto scultore II 
181. 374. ' 

Zirlino Giuseppe maestro di cap- 
pella II iqd. - sue notizie ivi ik 

Zeb ucciso eia Gedeone I a36. 

Zeffiro vento V Favonio. 

Zenale Bernardo I i65* II 39. 47* 
54* 55. 909. - dimandato di con- 
siglio da Leonardo I 80. ~-sua 
risposta ivi • sua cappella dipin- 
ta a S. Maria del Carmine in Mi- 
lano II 47- -sue pitture in Mi- 
lano 49- - sua capella a S. Fran- 



cesco a Milano ivi - a S. Pietro 
in Gessate iV/. 

Zenobi Luigi musico II 196. 

Zenodoro scultore III ioo*,- au- 
tore del colosso di Nerone II i65. 

Zeto li 195. 

Zeusi I 79. II 82. 4i5 n. III 119- 
primo a trovar la maniera di 
ombrar le figure I 16. - sua pit- 
tura dei grappi d'uva 319. - in- 
gannato dal velo di Parrasio im- 
perché fece il ritratto di Peri- 
cle coli 9 elmo in usta 3^0* • suo 
notizie III 1 19 tu 

Zmilo architetto greco III 948. 

Zoroastro I 995. 

Zuccari Federico II 900. S97/1.- 
notizie della sua vita e delle sue 
opere 900. 

Zuccari Taddeo II 444 n - 445 n. 



FINE. 



imprimatur; 

Fr. Dom. Battami Ord. Pr. Sac. Pai. Ap. Mag. 

IMPRIMATUR 
Joseph Canali Archiep. Coloss. Vicesgcr. 



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